{"id":16602,"date":"2004-12-31T00:00:00","date_gmt":"2004-12-31T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/te-deum.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:32","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:32","slug":"te-deum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/te-deum.html","title":{"rendered":"Te Deum"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Care sorelle e cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">il Vangelo che abbiamo ascoltato ci riporta alla grotta di Betlemme per rivivere il mistero del Natale del Signore, un evento che ha cambiato il corso stesso della storia. Vari secoli fa i cristiani e con essi la societ\u00e0 hanno iniziato a contare gli anni a partire proprio da quell\u2019evento; e la nascita di Ges\u00f9 ha diviso la storia degli uomini in \u201cprima\u201d e \u201cdopo Cristo\u201d. E se oggi termina il 2004 e inizia il nuovo anno 2005, il computo avviene appunto a partire da questo evento. Ebbene, se il Natale segna in questo modo la storia quanto pi\u00f9 dovrebbe segnare la nostra vita e i nostri cuori? Senza alcun dubbio, per i pastori di Betlemme quella notte fu una svolta: essi ascoltarono l\u2019annuncio dell\u2019angelo si diressero verso la grotta e videro quel bambino adagiato sulla mangiatoia; e dopo se ne tornarono glorificando e lodando Dio. Finalmente avevano visto che non erano pi\u00f9 abbandonati: Dio aveva scelto loro per primi come destinatari del suo messaggio di salvezza. Il Natale, anche per noi \u00e8 un annuncio di salvezza. \u00c8 a dire che anche noi dobbiamo ripartire da quel Bambino per entrare con una nuova speranza nel tempo che viene. Questa sera ci ritroviamo in cattedrale per la tradizionale celebrazione del Te Deum di fine anno. Sono presenti anche le autorit\u00e0 della citt\u00e0 che ringrazio per la loro partecipazione e per il significativo dono dell\u2019ostensorio che il Comune di Terni ha fatto alla Chiesa diocesana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Negli anni passati \u2013 per me \u00e8 il quinto anno \u2013 eravamo soliti tracciare un sommario bilancio dell\u2019anno trascorso per ringraziare il Signore del cammino che ci ha fatto compiere. E in effetti se, anche solo un poco, riflettiamo su quanto \u00e8 avvenuto nella nostra diocesi in questo anno, davvero dobbiamo rendere grazie a Dio per i doni abbondanti che ci ha inviato. Non sto qui ad elencarli, ma dobbiamo dire insieme: \u201cTe Deum laudamus\u201d, \u201cTi lodiamo o Dio\u201d per l\u2019amore con cui ci hai accompagnati giorno per giorno, ti lodiamo per averci accolti e protetti nella tua casa, ti lodiamo per il dono che ci fai dell\u2019Eucarestia e della tua Parola. Ma, mentre cantiamo la tua lode, sentiamo il canto ritornarci in gola. Come cantare il Te Deum mentre i nostri occhi sono ancora pieni delle scene apocalittiche di morte? Come ringraziare mentre pi\u00f9 di centomila persone sono morte travolte dall\u2019onda assassina e milioni di persone non hanno pi\u00f9 casa? Come ringraziare davanti alle drammatiche immagini di questa tragedia infinita che non sembra aver termine? Esattamente un mese fa ero in quei luoghi che sono divenuti ora un\u2019immenso inferno. Molti, vedendo quel che \u00e8 accaduto, richiamano la pagina biblica del diluvio universale. Certo, se si apre la Bibbia al capitolo 7 del libro della Genesi si resta impressionati dalla severit\u00e0 delle parole con cui inizia la narrazione del diluvio universale: \u201cIl Signore vide che la malvagit\u00e0 degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pent\u00ec di aver fatto l\u2019uomo\u201d. Sono parole terribili. E senza dubbio richiedono una riflessione attenta sul potere del Male e sulla sua presenza distruttrice nella storia e nella stessa creazione. Ma nello stesso tempo interrogano anche la responsabilit\u00e0 degli uomini i quali spesso diventano, con il loro peccato, servi sciocchi del Male e quindi suoi complici. Tutti dobbiamo riflettere su quel che accaduto. A molti di noi certamente salgono interrogativi drammatici: perch\u00e9 tutto questo? Perch\u00e9 a tanti bambini \u00e8 stata rubata la vita? E Dio dov\u2019\u00e8? E perch\u00e9 permette stragi come queste? <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Care sorelle e cari fratelli, non \u00e8 che noi credenti abbiamo parole che spiegano tutto con chiarezza. Sarebbe anzi una tentazione, anche perch\u00e9 una volta chiarito si volterebbe irresponsabilmente pagina. In verit\u00e0 c\u2019\u00e8 un mistero insondabile del Male che fa parte della nostra vita e che chiede una continua vigilanza. S\u00ec, se gli uomini non hanno le risposte a tutto, una cosa chiara per\u00f2 \u00e8 stata rivelata a noi credenti: Dio \u00e8 Padre buono che non permette al Male di inghiottirci nel nulla. Questo noi crediamo e questo dobbiamo annunciare al mondo. Se le onde del mare impazzito hanno sottratto i figli ai genitori, non li hanno per\u00f2 sottratti a Dio che \u00e8 stato pi\u00f9 forte e pi\u00f9 veloce dell\u2019onda. Essi sono nelle mani di Dio e nessun tormento pi\u00f9 li toccher\u00e0. In verit\u00e0, Dio, fin dalla creazione sta lottando contro quell\u2019alleanza tragica che l\u2019uomo ha stretto con il serpente, ossia con il principe della violenza e della divisione, il demonio. \u00c8 una lotta che si svolge dentro i cuori degli uomini e che coinvolge la stessa creazione. L\u2019apostolo Paolo, infatti, scrive che la creazione stessa geme e soffre le doglie del parto sino a giungere ai cieli nuovi e alla terra nuova di cui parla l\u2019Apocalisse. I terremoti e i disastri naturali, pertanto, non significano la punizione di Dio. No, non sono una punizione di Dio; sono semmai il risultato di un impasto terribile del male con la storia dell\u2019uomo e del creato. Siamo semmai chiamati a ricercare anche le responsabilit\u00e0 degli uomini per i disastri naturali che avvengono. Abbiamo ascoltato, per fare un solo esempio, chi parlava dell\u2019utilit\u00e0 della strumentazione tecnica per prevenire e comunque preavvertire gli eventuali disastri naturali. Purtroppo in quell\u2019area non c\u2019era nessuna strumentazione. C\u2019\u00e8 insomma un legame tra l\u2019uomo e il creato che va riconsiderato con attenzione. Quando infatti tale rapporto viene alterato o peggio avvelenato si preannunciano disastri terribili. Gli uomini e il mondo hanno bisogno di trovare un nuovo modo di rapportarsi. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Tra le molte riflessioni che sorgono da questa tragedia ce n\u2019\u00e8 una che vale la pena sottolineare, ed \u00e8 l\u2019indispensabile dimensione universale che ciascuno di noi \u00e8 chiamato a vivere. In questi ultimi anni \u00e8 stato facile guardare al proprio particolare, \u00e8 stato normale pensare ai propri interessi, a quelli della propria area, o a quelli del proprio gruppo o della propria civilt\u00e0. Oggi ci accorgiamo che questo non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Questa tragedia ci mostra che stiamo tutti sulla stessa terra, sulla stessa barca. Fino a ieri nessuno parlava dei 60 mila morti nello Sri Lanka. Oggi, la presenza di morti del mondo intero in quell\u2019area, ci apre gli occhi, il cuore e spero anche la mente. Questa immensa sciagura ci fa capire che l\u2019uomo \u00e8 chiamato ad un destino universale, che ogni situazione di ingiustizia, in qualsiasi parte del mondo avvenga, ci riguarda personalmente, ci appartiene. S\u00ec, fino a ieri avevamo la vista corta. Oggi possiamo avere una nuova coscienza, quella di appartenere al mondo intero.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">E questa coscienza sta nascendo. E la si deve in quella straordinaria solidariet\u00e0 universale che sta traversando i cuori di tutti, nessuno escluso. Ed \u00e8 ben pi\u00f9 larga di quella contro il terrorismo, ed \u00e8 ben pi\u00f9 profonda. Essa tocca il sorgere di un nuovo modo di vivere nel mondo, con una coscienza che fa emergere quella fraternit\u00e0 universale che ci avvicina di pi\u00f9 gli uni agli altri e che trova il suo fondamento nell\u2019unica paternit\u00e0 di Dio. S\u00ec, care sorelle e cari fratelli, questa tragedia immane ci fa comprendere che non siamo creatori, che non possiamo confidare solo in noi stessi. Siamo creature deboli che hanno bisogno di affidarsi al Signore e che debbono stringersi finalmente in una fraternit\u00e0 che non consoce confini. Nel dramma del diluvio che ha travolto innumerevoli fratelli e sorelle nei gorghi della morte emerge l\u2019arcobaleno della fraternit\u00e0. In questo cielo dell\u2019amore pu\u00f2 volare la colomba della pace con quel ramo di ulivo cos\u00ec caro alla nostra terra umbra. Possiamo allora cantare, anche con il dolore nel cuore, Te Deum laudalmus perch\u00e9 la morte \u00e8 vinta dall\u2019amore, perch\u00e9 il bene vince il male. Te Deum laudamus perch\u00e9 non ci lasci in balia del caso, ma ancora una volta ci vieni accanto per guidarci con la tua grazia nel nuovo anno. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, il Vangelo che abbiamo ascoltato ci riporta alla grotta di Betlemme per rivivere il mistero del Natale del Signore, un evento che ha cambiato il corso stesso della storia. 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