{"id":16576,"date":"2004-04-07T00:00:00","date_gmt":"2004-04-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/messa-crismale-in-cattedrale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:33","slug":"messa-crismale-in-cattedrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/messa-crismale-in-cattedrale.html","title":{"rendered":"Messa crismale in cattedrale"},"content":{"rendered":"<p><P>Carissimi sacerdoti e diaconi, <BR>sorelle e fratelli tutti,<BR><BR>il Vangelo che ci \u00e8 stato annunciato ci porta a Nazareth, la citt\u00e0 dove Ges\u00f9 era stato allevato. Questa notazione evangelica suggerisce che questa cattedrale \u00e8 la nostra Nazareth, il luogo dove anche noi in certo modo siamo stati allevati; dove cio\u00e8 il nostro sacerdozio \u00e8 nato e cresciuto. Il Papa, nella sua lettera ai sacerdoti per il Gioved\u00ec Santo, ribadisce che il nostro sacerdozio &#8220;trae origine, vive, opera e porta frutto&#8221; dall&#8217;Eucarestia, dall&#8217;altare. Continuando le parole del Papa vorrei aggiungere che da questo altare tutti noi siamo amati, custoditi e fatti crescere. Se qualcuno ci chiedesse: dove sta il sacerdote? dove sta il diacono? Noi dovremmo rispondere che certo, lo si pu\u00f2 (e forse lo si deve) vedere in tanti luoghi del mondo e in tanti aspetti della vita della Chiesa, ma va anzitutto cercato sull&#8217;altare: siamo nati dall&#8217;altare e all&#8217;altare dobbiamo tornare. Vorrei che il pellegrinaggio in Terra santa che faremo a giugno con voi, cari sacerdoti, significasse questo tornare alle radici del nostro sacerdozio.<BR><BR>Il beato Papa Giovanni, parlando ai vescovi e ai preti, diceva: &#8220;E&#8217; dall&#8217;altare che dobbiamo guardare le cose terrene, giudicarle e servircene. Anche le questioni pi\u00f9 gravi in cui talora si dilania la umana convivenza, di l\u00e0 debbono prendere il principio di una giusta soluzione&#8221;. Il vescovo, il prete, il diacono debbono guardare la vita, con i suoi problemi e i suoi drammi, dall&#8217;altare: debbono cio\u00e8 avere uno sguardo liturgico. Guardare le cose dall&#8217;altare vuol dire vederle in maniera diversa che da casa propria o dalla strada. C&#8217;\u00e8 un&#8217;originalit\u00e0 dello sguardo dall&#8217;altare. E&#8217; a dire, cari sacerdoti, che dobbiamo guardare il mondo con gli occhi di Ges\u00f9 eucaristia. E questo \u00e8 possibile se noi stessi diventiamo eucaristici, ossia uomini che si lasciano trasformare gli occhi, la mente, il cuore, dai misteri che quotidianamente celebriamo. Da giovane mi facevano pensare le riflessioni di Chevrier quando paragonava il prete all&#8217;Eucarestia. Egli diceva: &#8220;il prete \u00e8 un uomo mangiato&#8221;. S\u00ec, la nostra vita consiste nell&#8217;essere divorati dalla gente, dai giovani, dagli anziani, dai malati. <BR><BR>C&#8217;\u00e8 bisogno di un eccesso di amore, come diceva Ges\u00f9: &#8220;Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gi\u00e0 acceso!&#8221;(Lc 12, 49). <BR><BR>Ma lasciate, cari sacerdoti, che questa sera esprima la mia gioia nel vedervi tutti e tutti assieme attorno all&#8217;altare. Mancano Mons. Marchetti, che sta poco bene, don Mirek, che sta in Polonia, don Edmund e don Sergio, che sono a Ntambue. Li sentiamo vicini a noi. Sento una profonda gioia nel vedervi assieme a me; e questo mi tocca profondamente. Quattro anni &#8211; ve l&#8217;ho gi\u00e0 detto &#8211; fa scelsi di entrare in Diocesi all&#8217;inizio della settimana santa proprio perch\u00e9 volevo incontrarvi subito tutti voi. E se gioisco nel sentirvi accanto a me, questa gioia \u00e8 ancor pi\u00f9 grande nel vedervi gli uni vicini agli altri. <BR><BR>Vi confesso che \u00e8 un pensiero che domina sempre pi\u00f9 il mio animo in questi ultimi tempi. E permettete perci\u00f2 che spenda almeno una parola sulla nostra fraternit\u00e0 sacerdotale. Sappiamo bene tutti per esperienza che non \u00e8 facile vivere la fraternit\u00e0, che non semplice vivere come fratelli e, soprattutto, non \u00e8 affatto scontato. S\u00ec, il carattere sacro ci conforma tutti a Cristo, Buon Pastore. Ma il carattere umano non sempre ci aiuta a vivere questa fraternit\u00e0 che pure ci \u00e8 stata donata. Ciascuno di noi ha la sua storia, la sua formazione, il suo paese di provenienza, il suo modo di vivere, le sue particolarit\u00e0, oltre che le sue imperfezioni e le sue debolezze, a partire da me. E chiedo perdono a Dio e a voi, cari sacerdoti, per tutte le volte che non sono stato di esempio e non sono stato capace di farvi sentire il mio amore. So di amarvi, uno ad uno. E tanto. <BR><BR>Anche se non sempre riesco a manifestarlo. E in questo: aiutatemi! <BR>Nello stesso tempo per\u00f2 vi chiedo di amarvi gli uni gli altri, di sostenervi a vicenda, di esortarvi, di correggervi, di confortarvi e di gareggiare nella santit\u00e0. E&#8217; facile lasciarci travolgere dagli impegni che abbiamo, anche perch\u00e9 sono tanti e talora impellenti. Ma vi chiedo di non dimenticate la fraternit\u00e0, di non pensare che essa viene dopo gli impegni. Tutte le volte che l&#8217;abbiamo vissuta e anche esercitata &#8211; e potrei citare non pochi esempi concreti &#8211; ne abbiamo toccato con mano i frutti. E voi sapete che la fraternit\u00e0 sacerdotale \u00e8 fatta di preghiera, di incontri comuni, di attenzione reciproca, di interesse l&#8217;uno per l&#8217;altro. La stessa divisione delle vicarie, oltre alle motivazioni di ordine pastorale, risponde anche all&#8217;aiuto che dobbiamo offrirci tra sacerdoti. Questa sera rinnoveremo insieme le promesse sacerdotali. Esse saranno certamente pi\u00f9 robuste se oltre a dirle assieme con una sola voce le viviamo anche assieme. <BR><BR>E voi carissimi fedeli rappresentanti dei Consigli Pastorali Parrocchiali stateci vicino. Abbiamo bisogno di voi per poter servire meglio le comunit\u00e0 che ci sono state affidate. Sento che \u00e8 necessario far crescere l&#8217;amore reciproco, che \u00e8 urgente sentirci pi\u00f9 vicini gli uni agli altri, che c&#8217;\u00e8 bisogno di vedersi e di incontrarsi. I tempi che viviamo non sono facili. La vita del mondo \u00e8 complessa e spesso drammatica. Anche in Italia si parla di Pasqua blindata. E&#8217; cresciuta in tutti la paura ed \u00e8 pi\u00f9 facile isolarsi gli uni dagli altri. La vita \u00e8 diventata pi\u00f9 dura per tutti, e la gente vive male, soprattutto i pi\u00f9 deboli. Lo vediamo qui nella nostra Diocesi e don Pierino potrebbe dirci quel che lui vede personalmente in Italia e in tante parti del mondo. L&#8217;individualismo si radica anche nella vita religiosa: Dio diviene sempre pi\u00f9 il &#8220;mio&#8221; Dio e sempre meno il Padre Nostro, come invece Ges\u00f9 ce lo ha rivelato. C&#8217;\u00e8 bisogno di pi\u00f9 amore, di pi\u00f9 piet\u00e0, di pi\u00f9 compassione. Non il sangue deve scorrere ma la compassione; non la violenza, magari sacra, ma la misericordia. Accogliamo lo Spirito che questa sera ci viene donato. S\u00ec, anche la nostra Chiesa diocesana pu\u00f2 dire: &#8220;Lo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me&#8221;. E ripetere che siamo mandati &#8220;per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare la libert\u00e0 ai prigionieri e ai ciechi la vita&#8221;. E&#8217; questo il fuoco che ci brucia. Dobbiamo comunicarlo nelle nostre comunit\u00e0 per sconfiggere quell&#8217;individualismo che si addice bene ai tempi di paura e di chiusura che viviamo. Ci \u00e8 chiesto di ascoltare di pi\u00f9 l&#8217;ammonizione di sant&#8217;Ignazio di Antiochia ai suoi fedeli: &#8220;Cos\u00ec dunque se qualcuno non partecipa alle riunioni \u00e8 un superbo che si \u00e8 giudicato da se stesso, perch\u00e9 sta scritto: Dio si oppone ai superbi&#8221;. C&#8217;\u00e8 una sottile superbia nel fare a meno delle riunioni comuni e della preghiera comune, nel credere che il rapporto con il Signore si gioca sul piano individuale. <BR><BR>Questo deriva dalla superbia di chi pensa se stesso non nella comunione dello spirito ma solo sui suoi orizzonti, spesso davvero ristretti. E sant&#8217;Ignazio esortava anche il presbitero Policarpo a radunare i fedeli: &#8220;Le adunanze siano pi\u00f9 frequenti; invita tutti, uno ad uno&#8221;. E concludeva: &#8220;Faticate insieme, correte, soffrite, dormite, svegliatevi tutti insieme, come amministratori di Dio, suoi assistenti e servitori&#8221;. Il tesoro che questa sera stiamo vivendo non disperdiamolo; gustiamolo e continuiamo a nutrircene. Vivere dell&#8217;altare vuol dire diventare eucaristici. San Giovanni Crisostomo, a tale proposito, diceva: &#8220;Cos&#8217;\u00e8 il pane? E&#8217; il corpo di Cristo. Cosa diventano quelli che lo ricevono? Corpo di Cristo; ma non molti corpi, bens\u00ec un solo corpo. Infatti, come il pane \u00e8 tutt&#8217;uno, pur essendo costituito da molti grani, e questi, pur non vedendosi, comunque si trovano in esso, s\u00ec che la loro differenza scompare in ragione della loro reciproca e perfetta fusione, cos\u00ec anche noi siamo uniti reciprocamente fra noi e tutti insieme con Cristo&#8221;. <BR><BR>Cari sacerdoti, cari diaconi, carissimi tutti, il Signore ci conceda di vivere ancor pi\u00f9 una fraternit\u00e0 vera tra noi per poterla trasmettere alle nostre comunit\u00e0. Sappiamo infatti che &#8220;da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni gli altri&#8221;(Gv 13, 35). Gli olii santi che ora consacreremo e che porteremo nelle nostre parrocchie manifestino quell&#8217;amore e quella compassione che sono fonte di vita, di consolazione e di salvezza per le nostre comunit\u00e0. E il Signore vi sostenga vi protegga e vi faccia gustare fin da ora quel centuplo che ha promesso a chi segue il Vangelo. Amen.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi sacerdoti e diaconi, sorelle e fratelli tutti,il Vangelo che ci \u00e8 stato annunciato ci porta a Nazareth, la citt\u00e0 dove Ges\u00f9 era stato allevato. 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