{"id":16571,"date":"2004-02-01T00:00:00","date_gmt":"2004-02-01T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/messa-con-i-lavoratori-delle-acciaierie.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:33","slug":"messa-con-i-lavoratori-delle-acciaierie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/messa-con-i-lavoratori-delle-acciaierie.html","title":{"rendered":"Messa con i lavoratori delle acciaierie"},"content":{"rendered":"<p><P>Il Vangelo di questa domenica (Luca 4,21-30) riporta le reazioni degli abitanti di Nazareth alla prima predica di Ges\u00f9. Scrive Luca: &#8220;all&#8217;udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della citt\u00e0 e lo condussero sul ciglio del monte sul quale la loro citt\u00e0 era situata, per gettarlo gi\u00f9 dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne and\u00f2&#8221;. <BR><BR>Da dove nasceva uno sdegno cos\u00ec violento tanto da spingere gli abitanti di Nazareth a gettare Ges\u00f9 dal precipizio? Aveva forse colpito qualcuno particolarmente potente o intoccabile? Si era scagliato contro interessi vitali della citt\u00e0? In realt\u00e0 una sola era la colpa di Ges\u00f9: aver osato presentarsi come il Salvatore, ossia come colui che libera i prigionieri, che guarisce i malati e che solleva i poveri dalla loro triste condizione. E tutti erano chiamati a coinvolgersi in questa azione. Non si poteva restare estranei al messaggio che Ges\u00f9 proponeva.<BR><BR>Di fronte a tale affermazioni, esigenti per lui e per tutti gli ascoltatori, i nazareni reagiscono violentemente: non vogliono che Ges\u00f9 entri nella loro vita, che dica loro come debbono comportarsi. Essi volevano miracoli, Ges\u00f9 invece li chiamava alla solidariet\u00e0; si aspettavano gesti spettacolari, Ges\u00f9 invece chiedeva che fossero meno egoisti e aprissero il loro cuore a chi aveva bisogno. C&#8217;\u00e8 da dire che queste reazioni le conosciamo anche noi quando non vogliamo essere disturbati nel nostro orgoglio, quando non vogliamo cambiare abitudini egoistiche. Ges\u00f9 non accetta questo modo di pensare che di fatto porta a difendere solo se stessi lasciando al loro destino i poveri e i deboli. E richiama la vicenda del profeta Elia, il quale, durante una dura carestia nel paese, fu mandato solo ad una povera vedova vicino Sidone. Questa donna, dopo l&#8217;iniziale paura, accolse il profeta e gli offr\u00ec tutto quello che aveva. E poi Ges\u00f9 ricorda anche l&#8217;episodio del profeta Eliseo mandato a guarire dalla lebbra solo a uno straniero, Naaman il Siro. Costui non era particolarmente credente; anzi, era uno straniero e per di pi\u00f9 orgoglioso. Ma sia lui che la vedova accolsero i profeti e furono premiati: si affidarono al profeta che parlava nel nome di Dio e furono salvati. Insomma, fecero esattamente il contrario della reazione degli abitanti di Nazareth. Qui, nella sua citt\u00e0, Ges\u00f9 non trov\u00f2 donne come quella vedova e uomini come quel siro pagano. Essi chiedevano aiuto al Signore e trovarono risposta. A Nazareth la gente che and\u00f2 ad ascoltare Ges\u00f9 era gente sazia: lo accolsero s\u00ec con curiosit\u00e0, vista la fama che si \u00e8 sparsa di lui, ma non vollero lasciarsi toccare il cuore dalla sua parola, non vollero ascoltare il suo Vangelo. Volevano sensazioni, mentre Ges\u00f9 chiedeva la conversione dei cuori; e rifiutarono di stare dalla parte di Ges\u00f9 e da quella dei deboli e dei poveri. Lo cacciarono da Nazareth e volevano ucciderlo. <BR><BR>Questa durezza di cuore, questa incredulit\u00e0 imped\u00ec al Signore di operare miracoli. Nel brano parallelo del Vangelo di Marco si nota, con amarezza, che Ges\u00f9 non pot\u00e9 (non dice: &#8220;non volle&#8221;) operare nessun miracolo a Nazareth a motivo della loro incredulit\u00e0 (Marco 6,8-9). L&#8217;incredulit\u00e0 \u00e8 fermarsi ad amare solo se stessi, \u00e8 stare attenti a conservare solo la propria tranquillit\u00e0 senza preoccuparsi della vita altrui. Ges\u00f9, al contrario, era venuto per salvare tutti, per aiutare tutti e particolarmente i pi\u00f9 deboli e poveri. Molte sono le considerazioni che sgorgano da questa pagina evangelica. E tutte toccano il cuore nostro e di chi lo ascolta. Oggi vorrei legare queste parole evangeliche a quanto sta accadendo in questi giorni nella nostra citt\u00e0. <BR><BR>A Terni, invece dei miracoli, sono a rischio centinaia e centinaia di posti di lavoro. E&#8217; un po&#8217; come vedere tagliato il futuro a tante famiglie; \u00e8 come cacciare via dalla citt\u00e0 la speranza e buttarla gi\u00f9 dal precipizio. Di fronte a tutto questo, come tacere? Come stare a guardare? Non possiamo comportarci come quegli abitanti di Nazareth chiusi nel loro egoismo. Noi ci stringiamo accanto a quei lavoratori, una cui rappresentanza \u00e8 qui tra noi e che volentieri salutiamo, che rischiano di perdere il posto di lavoro e che vedono la loro dignit\u00e0 calpestata e sacrificata sull&#8217;altare del dio-mercato. A tutti loro vorrei anzitutto porgere il saluto di Giovanni Paolo II. Sono stato incaricato di far sapere che il Papa sta seguendo con trepidazione gli avvenimenti che riguardano il loro futuro e dell&#8217;intera citt\u00e0 di Terni. In quel 19 marzo del 1981, mentre visitava la fabbrica, con voce forte disse: &#8220;Cari lavoratori, ho molto apprezzato la forte e indomita volont\u00e0 di continuare con determinazione e con saggezza, a difendere il vostro lavoro e la sua dignit\u00e0&#8221;. Queste parole &#8211; uscite da quel Papa che per la prima volta si metteva in testa l&#8217;elmetto di operaio &#8211; risuonano chiare ancora oggi in tutta la loro forza. S\u00ec, bisogna difendere &#8220;il lavoro e la sua dignit\u00e0&#8221;. Alla voce del Papa si \u00e8 unita anche quella dei vescovi umbri che esprimono la solidariet\u00e0 di tutte le Chiese alla nostra citt\u00e0. E&#8217; una voce che ci conforta per essere &#8220;forti come un muro di bronzo&#8221; &#8211; cos\u00ec dice il profeta Geremia &#8211; nel respingere l&#8217;umiliazione dell&#8217;annullamento del lavoro. Ho voluto che oggi in tutta la Diocesi, in ogni celebrazione eucaristica, si pregasse il Signore per sostenere la citt\u00e0 in questo difficile momento della sua storia, e perch\u00e9 i lavoratori interessati e le rispettive famiglie potessero vedere con maggiore speranza il futuro. Come non pensare che tante di queste famiglie degli operai del magnetico sono formate da giovani coppie? S\u00ec, ha ragione il Papa: dobbiamo difendere con determinazione il lavoro dei nostri fratelli! Sentiamo l&#8217;obbligo morale, cari lavoratori, di starvi accanto e di accompagnarvi in questa giusta difesa. Non \u00e8 accettabile, infatti, che si prendano decisioni in modo unilaterale senza tenere in nessun conto la vita e la dignit\u00e0 di migliaia di persone. Le leggi del mercato, anche quelle ferree della globalizzazione che conosciamo bene anche noi, non possono tuttavia prescindere dalla considerazione della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo e della famiglia. Se l&#8217;uomo \u00e8 ridotto solamente ad uno strumento sacrificato sull&#8217;altare del mercato, siamo ben pi\u00f9 oltre dell&#8217;atteggiamento degli abitanti di Nazareth. Cos\u00ec l&#8217;uomo \u00e8 stato gi\u00e0 ucciso. Ma in questo modo abbiamo cacciato tutto dalla vita, il mercato compreso.<BR><BR>Care sorelle e cari fratelli, noi tutti ci sentiamo davvero impegnati a difendere con decisione il lavoro di questi nostri fratelli, e lo facciamo con quello slancio di carit\u00e0 che l&#8217;apostolo Paolo chiedeva ai Corinzi. La carit\u00e0 \u00e8 davvero al di sopra di tutto. Per questo vogliamo esprimere in modo concreto la nostra solidariet\u00e0 ai lavoratori del magnetico assegnando loro il &#8220;Premio san Valentino&#8221; di questo anno. La rispettiva somma sar\u00e0 destinata al sostegno della loro lotta. E&#8217; un modo concreto di far sentire loro il nostro amore. C&#8217;\u00e8 poi anche una riflessione ulteriore da fare e che oggi accenno appena. Quanto sta accadendo ci richiama, purtroppo in modo drammatico, a immaginare con urgenza e con maggiore creativit\u00e0 il futuro di questa nostra citt\u00e0. Non possiamo assistere impotenti a vicende che sembrano sovrastarci. C&#8217;\u00e8 bisogno cio\u00e8 di trovare nuove strade e nuove prospettive per lo sviluppo della nostra citt\u00e0. Voglio dire che, mentre difendiamo con tenacia e determinazione il lavoro esistente, tutti dobbiamo impegnarci a immaginare nuove vie di impiego e di occupazione per i nostri giovani. La citt\u00e0 ha bisogno di trovare un nuovo futuro che renda serena la vita di chi \u00e8 ormai avanti negli anni, che renda stabile la vita delle famiglie, che dia ai piccoli una citt\u00e0 pi\u00f9 tranquilla e che ai nostri giovani offra la speranza di costruire con il lavoro delle loro mani il futuro dell&#8217;intera citt\u00e0. <BR><BR>Siamo in un momento particolarmente difficile per Terni. E tutti dobbiamo stringerci ancor pi\u00f9 chiaramente in una solidariet\u00e0 fattiva. E&#8217; particolarmente significativa la consonanza che ha mostrato l&#8217;intera citt\u00e0. Ed \u00e8 bello che anche in tutte le chiese oggi si elevi la preghiera a Dio perch\u00e9 aiuti tutti a trovare una adeguata soluzione alla attuale vicenda. Inizia oggi il mese dedicato a San Valentino. Chiediamo a lui di proteggere la sua e la nostra Terni perch\u00e9 possa superare questo drammatico momento. E chiediamo anche a Giunio Tinarelli, antico operaio delle acciaierie di assisterci in questa difficile congiuntura. La difesa della dignit\u00e0 dei lavoratori e del loro lavoro ci impegna a immaginare e costruire un futuro nuovo e forte per la nostra citt\u00e0. Il Signore ci aiuti e ci benedica. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vangelo di questa domenica (Luca 4,21-30) riporta le reazioni degli abitanti di Nazareth alla prima predica di Ges\u00f9. 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