{"id":16557,"date":"2002-12-31T00:00:00","date_gmt":"2002-12-31T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/te-deum-2002.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"te-deum-2002","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/te-deum-2002.html","title":{"rendered":"Te Deum 2002"},"content":{"rendered":"<p><P>Care sorelle e cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P>ci ritroviamo assieme in questa liturgia che, mentre chiude l&#8217;anno 2002, ci consegna all&#8217;anno che viene. E vogliamo che questo passaggio avvenga cantando, questa sera, l&#8217;antico inno del Te Deum. E domani, 1 gennaio 2003, con il canto del Veni Creator Spiritus imploreremo da Dio la pace per il mondo. Questa cattedrale, lieta per il presbiterio rinnovato, si pone come luogo di ringraziamento e di pace. Di qui, ascoltiamo l&#8217;antica benedizione: &#8220;il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio&#8221;. Il Signore rivolga su di te il suo volto, Terni, Narni, Amelia, Vacone, Giove, Calvi, Penna, Guardea, Otricoli, Stroncone, Configni, Sangemini, Attigliano, Alviano, Lugnano e vi conceda pace. <BR>La presenza delle autorit\u00e0 della citt\u00e0, a partire dal Prefetto, e poi dei sindaci delle nostre citt\u00e0, rendono questo momento liturgico particolarmente significativo. Conosco bene la distinzione dei ruoli. Ma permettete, carissime autorit\u00e0, che questa sera vi esprima la mia gratitudine per aver accettato l&#8217;invito al Te Deum che la nostra chiesa rivolge a Dio per l&#8217;anno trascorso. La vostra presenza manifesta un&#8217;ideale partecipazione di tutte le comunit\u00e0 cittadine a questo momento di preghiera. Il dono del calice che il Comune di Terni ha fatto alla diocesi, all&#8217;inizio della santa liturgia, e che destiner\u00f2 ad una nostra parrocchia, mentre ricorda alle comunit\u00e0 civili il forte legame con la cattedrale, rammenta alle comunit\u00e0 ecclesiali l&#8217;obbligo di portare sull&#8217;altare di Dio le gioie e le ansie dell&#8217;intera citt\u00e0. S\u00ec, \u00e8 dovere di ogni comunit\u00e0 cristiana preghare per la propria citt\u00e0 e il proprio paese. L&#8217;anno scorso, proprio il 31 dicembre, decisi che la messa domenicale delle 12 in cattedrale si celebrasse per la citt\u00e0. E vorrei che nelle nostre chiese si riscoprisse l&#8217;obbligo di pregare il Signore per le autorit\u00e0 che ci governano, e per voi in particolare, perch\u00e9 possiate svolgere il vostro servizio nel modo migliore possibile per la crescita del bene di tutti, a partire da quello dei pi\u00f9 deboli. <BR>Questa mattina sono stato a visitare i carcerati. Per fortuna le carceri del Sabbione non sono nelle tristi condizioni di tante altre. Ma come non pensare alla richiesta del Papa al Parlamento Italiano di dare &#8220;un segno di clemenza verso i carcerati mediante una riduzione della pena&#8221;?&nbsp; Giovanni Paolo II premetteva che non voleva assolutamente &#8220;compromettere la necessaria tutela della pubblica sicurezza dei cittadini&#8221;. Eppure \u00e8 stata triste la lentezza della risposta e ancor pi\u00f9 triste la polemica che ancora ne segue. La giustizia non si pu\u00f2 applicare disgiunta dai dettati costituzionali e dall&#8217;attenzione alla qualit\u00e0 della vita della societ\u00e0 e di ogni singola persona. <BR>Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di pastori che si recano verso la grotta di Betlemme per guardare un bambino appena nato. Non andarono nei palazzi per incontrare i potenti, ma in una grotta per trovare un bambino. Questo \u00e8 il Natale e la santa liturgia di questa sera ce lo fa rivivere: noi siamo i pastori e questa cattedrale \u00e8 quella grotta. E il bambino? A me, come a tanti di noi, tornano le immagini del pranzo di Natale tenutosi qui in cattedrale. E&#8217; stato una sorta di presepe alla rovescia: Ges\u00f9, vedendo venire i poveri, non ha fatto come noi che lo abbiamo mandato in una stalla, lui ha aperto le porte della cattedrale perch\u00e9 fosse per loro una casa. Ma non \u00e8 stato solo un gesto: resta un insegnamento prezioso. Quel pranzo indica un orientamento per la vita, sia quella religiosa che quella civile. Insomma, tutti dobbiamo ripartire da Betlemme, da quel Bambino: \u00e8 Lui che dobbiamo rimettere al centro, sono i poveri, \u00e8 l&#8217;uomo, che deve essere posto al centro della nostra attenzione con un rispetto sacrale. Come vedete &#8211; per prendere un tragico fatto di questi giorni, ma che mostra fin dove si pu\u00f2 giungere quando si \u00e8 fuori di ogni prospettiva morale &#8211; siamo all&#8217;opposto di coloro che si mettono al posto di Dio per creare una creatura umana. Care sorelle e cari fratelli, la nostra cultura e i nostri comportamenti, anche quelli che ci appaiono pi\u00f9 innocui, sono interpellati da queste mostruosit\u00e0 che rischiano di portarci alla distruzione dell&#8217;umanit\u00e0. Tutto, vita religiosa e vita morale, vita spirituale e vita politica, tutto deve ripartire dal Bambino di Betlemme. <BR>Di qui deve ripartire anche la vita della nostra chiesa diocesana. E&#8217; bello, allora, rendere grazie al Signore per la crescita di attenzione al Bambino di Betlemme che c&#8217;\u00e8 stata nella nostra dicesi: penso all&#8217;apertura della mensa dei poveri anche di sabato, alla casa per bambini a Terni, all&#8217;ambulatorio medico nel convento di San Martino, al centro di accoglienza di sant&#8217;Antonio per i poveri. E vorrei ricordare anche il nuovo centro giovanile inaugurato all&#8217;inizio di dicembre ad Amelia. E come dimenticare la gioia dei bambini albanesi di Turovice quando abbiamo inaugurato il centro per loro? E si \u00e8 aggiunta anche quella dei bambini del Guatemala, o dei poveri del Per\u00f9, o delle famiglie del Kossovo, e quelli della nostra Missione a Ntambue e di tanti altri, penso a quelli aiutati dalle istituzioni pubbliche e private delle nostre citt\u00e0. Penso sarebbe opportuno trovare un momento per una riflessione complessiva su questa dimensione della vita della nostra terra. Il rispetto all&#8217;uomo e la crescita della stessa nostra societ\u00e0 passa per questa strada. Se ci lasciamo toccare il cuore, i Bambini delle tante Betlemme di oggi troveranno consolazione come la trov\u00f2 Ges\u00f9 per l&#8217;arrivo di quei pastori. Cos\u00ec il Natale \u00e8 vero anche quest&#8217;anno per noi. <BR>Certo, anche oggi, come allora, il Natale viene dall&#8217;alto, come quel bambino, appunto, che viene dal cielo e diviene uomo. Egli ci svela con pienezza la vera dignit\u00e0 dell&#8217;uomo. Dobbiamo tornare a Lui per comprendere chi \u00e8 l&#8217;uomo, qual \u00e8 la sua santit\u00e0: ossia essere figlio di Dio. Il rischio che la cultura dominante ci allontani da questa concezione per rendere l&#8217;uomo strumento della produzione, o del mercato o peggio servo di interessi di gruppi di potenti per i quali nulla conta la dignit\u00e0 umana, questo rischio purtroppo in alcuni ambiti \u00e8 gi\u00e0 divenuto realt\u00e0. Dobbiamo ripartire da quel Bambino. E&#8217; dall&#8217;attenzione a a Lui che sgorga la cura dei poveri e dei deboli, e si comrende l&#8217;altissima dignit\u00e0 di ogni persona. E&#8217; anche in questo orizzonte che va compresa l&#8217;attenzione della chiesa diocesana alla Domenica e in particolare alla Celebrazione Eucaristica. Molto triste \u00e8 stata la proposta di abolire la Domenica come giorno di festa. Le motivazioni di tale proposta, prima che la religione, minano la concezione stessa dell&#8217;uomo appunto ridotto a una macchina da produzione. Con soddisfazione e, permettetemi, anche con orgoglio, ho visto invece la nostra chiesa crescere nell&#8217;impegno a vivere il mistero dell&#8217;Eucarestia della Domenica come centro della vita spirituale di ciascuno. Ed \u00e8 non poco significativo che la nostra diocesi, forse la prima nella Chiesa latina, ha deciso di fare la comunione sotto le due specie eucaristiche in ogni celebrazione. <BR>Potremmo dire che \u00e8 l&#8217;alba di un nuovo tempo. E se gi\u00e0 siamo lieti per i primi albori, quanto grande sar\u00e0 la nostra gioia man mano che il sole della Liturgia Eucaristica illuminer\u00e0 e scalder\u00e0 la nostra vita! Quel pane e quel vino ci sostengono sempre, nei momenti lieti e in quelli tristi e difficili. Il Signore non ci lascia, non ci abbandona, ci ama a tal punto da diventare nostra carne e nostro sangue. E nella misura in cui la chiesa diventa eucaristica \u00e8 come costretta ad un rapporto pi\u00f9 forte con la stessa vita della citt\u00e0. S\u00ec, tra l&#8217;Eucarestia e la citt\u00e0 c&#8217;\u00e8 un legame diretto: mentre la vivifica e l&#8217;arricchisce di energia nuova ne contesta i ritardi e le manchevolezze. E&#8217; una riflessione questa che dovremo continuare con maggiore attenzione e pi\u00f9 attenta responsabilit\u00e0. Abbiamo sentito della qualit\u00e0 della vita della nostra terra. Come non porvi una maggiore attenzione? La Chiesa diocesana si sente legata fortemente alla citt\u00e0, a tutte le nostre citt\u00e0 e ai nostri paesi. Credo sia chiesta a tutti una vitalit\u00e0 nuova, o forse una nuova nascita: quel Bambino che oggi ci ha riuniti ci spinge a camminare uniti con maggiore decisione, con pi\u00f9 passione per creare un futuro comune per tutti. <BR>Tanti altri eventi, sia delle parrocchie che dei diversi uffici e commissioni, hanno segnato la vita della nostra Chiesa. Non \u00e8 possibile ricordarli tutti, ma permettetemi di ricordare almeno la consegna del Vangelo di Marco e immaginare che in ogni parte della diocesi ogni giorno scorra il sangue comune di quel vangelo. E poi di comunicarvi il valore del convegno fatto a Terni con la Chiesa Ortodossa Russa da cui nasce anche il viaggio di met\u00e0 gennaio a Mosca per la consegna al Patriarca Alessio II delle reliquie di San Valentino. E&#8217; un evento che sottolinea la dimensione universale che le chiese diocesane possono e debbono coltivare. Davvero rendiamo grazie al Signore per questo dono che fa bene all&#8217;intera chiesa cristiana. <BR>E con il salmista cantiamo: &#8220;Dio abbia piet\u00e0 di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perch\u00e9 si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza&#8221;. Amen <\/P><br \/>\n<P><BR>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, ci ritroviamo assieme in questa liturgia che, mentre chiude l&#8217;anno 2002, ci consegna all&#8217;anno che viene. E vogliamo che questo passaggio avvenga cantando, questa sera, l&#8217;antico inno del Te Deum. E domani, 1 gennaio 2003, con il canto del Veni Creator Spiritus imploreremo da Dio la pace per il mondo. 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