{"id":16552,"date":"2003-09-20T00:00:00","date_gmt":"2003-09-20T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/ordinazione-di-andrea-piccioni.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:33","slug":"ordinazione-di-andrea-piccioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/ordinazione-di-andrea-piccioni.html","title":{"rendered":"Ordinazione di Andrea Piccioni"},"content":{"rendered":"<p><P>Carissimo Andrea, carissimi Mons. Gualdrini e Mons. Mennini, cari sacerdoti e diaconi, care sorelle e fratelli, <\/P><br \/>\n<P>il Vangelo che abbiamo ascoltato inizia dicendo che &#8220;Ges\u00f9 e i discepoli partirono di l\u00e0 e traversarono tutta la Galilea&#8221;. Stava per iniziare l&#8217;ultimo viaggio di Ges\u00f9, quello che lo avrebbe portato verso Gerusalemme. Non si trattava, ovviamente, di un itinerario solo spaziale, e neppure di uno dei tanti viaggi che le pagine evangeliche ricordano. Questo era l&#8217;ultimo, il definitivo e, per questo, simbolo di altri viaggi: di quello stesso della nostra vita, o della nostra crescita spirituale. Per te, caro Andrea, \u00e8 il paradigma del cammino che inizi da oggi come presbitero. Non si tratta di un semplice cambiamento di rotta; cos\u00ec come quel viaggio fu per Ges\u00f9. Egli si incamminava verso la Pasqua, verso il culmine della sua missione. Cos\u00ec \u00e8 per te. E&#8217; perci\u00f2 un momento santo e tremendo quello che stai vivendo, e noi con te. E&#8217; un mistero che ci sovrasta e ci avvolge. E tu lo manifesterai tra poco, quasi fisicamente, quando ti prostrerai a terra, come schiacciato da questo mistero grande. S\u00ec, la tua fragilit\u00e0 viene riempita del mistero stesso di Dio. Per questo, nulla pu\u00f2 essere pi\u00f9 come prima in te, anche se continuerai a frequentare gli stessi luoghi e a vivere negli stessi ambienti. <BR><BR>Non cambia l&#8217;aspetto esteriore. Cambia il tuo essere pi\u00f9 profondo. Da oggi, infatti, non ti apparterrai pi\u00f9. Sei di Cristo; e ancor pi\u00f9 esplicitamente dovrai dire: &#8220;Non sono pi\u00f9 io che vivo, ma \u00e8 Cristo che vive in me&#8221;(Gal 2,20). Sei della Chiesa, di questa nostra santa e amata Chiesa di Terni-Narni-Amelia in cui vieni incardinato e radicato. E&#8217; lei che ti presenta: &#8220;La santa Madre Chiesa chiede che questo nostro fratello sia ordinato presbitero&#8221;. S\u00ec, caro Andrea, questa Chiesa, che ti ha custodito, curato, aiutato, fatto crescere e accompagnato in tanti modi, e ringrazio tutti coloro che ti sono stati accanto, oggi ti presenta perch\u00e9 lo Spirito Santo, attraverso l&#8217;imposizione delle mani, scenda su di te perch\u00e9 diventi strumento della sua grazia. <BR><BR>Nel nome del Signore, infatti, dovrai predicare il Vangelo perch\u00e9 tocchi i cuori degli uomini e si convertano a Dio. Con la forza del suo Spirito dovrai presiederai la santa Liturgia della Chiesa spezzando il pane santo e porgendo il calice della salvezza. Ricolmo della misericordia di Dio dovrai con larghezza e generosit\u00e0 perdonare i peccati, consolare degli afflitti, ospitare coloro che soffrono, curare e difendere i poveri, allargare i cuori ristretti, sollecitare gli animi pigri, correggere gli spiriti smarriti. Sii padre misericordioso di tutti. Sii fratello di coloro che il Signore affida alle tue cure. Ma soprattutto resta figlio, s\u00ec, resta figlio del Padre che sta nei cieli e della santa Madre Chiesa. Non \u00e8 possibile essere padre se non resti figlio, non \u00e8 possibile comunicare il Vangelo se prima non o ascolti, non \u00e8 possibile spezzare il pane se prima non te ne nutri, non \u00e8 possibile amare se prima non sei tu stesso innamorati di Dio e dei fratelli.<BR><BR>Intuendo la grandezza e la bellezza del ministero che ti viene affidato, ci siamo raccolti accanto a te in tanti. Siamo vescovi, sacerdoti, diaconi, familiari, anche i tuoi compagni di liceo, quelli del Caprinica, i seminaristi, e questa parrocchia. Questa chiesa a te tanto cara, di qui tuo pap\u00e0 \u00e8 stato accompagnato in cielo, oggi vive una grande festa. Ho desiderato che il tuo sacerdozio, fin dal suo sorgere, si radicasse in una comunit\u00e0 ecclesiale. E&#8217; come ricordare a te, e a tutti noi, che non si diventa sacerdoti per se stessi o per realizzare un proprio sogno. No, non \u00e8 neppure concepibile un sacerdote che pensa a servire se stesso. Il sacerdote \u00e8 incardinato e ordinato al servizio del popolo di Dio. Tu sai bene, caro Andrea, che il sacerdote non si appartiene, cos\u00ec come Ges\u00f9 non si apparteneva. Egli, infatti, diede tutto se stesso per la salvezza degli altri. <BR><BR>Il Vangelo che abbiamo ascoltato ce lo mostra chiaramente. Ges\u00f9, mentre stava per intraprendere il suo viaggio verso Gerusalemme, sent\u00ec il bisogno di confidarsi con i discepoli. S\u00ec, aveva un problema di amicizia, eccome! Ma non di quella psicologica dello star bene o del non aver problemi. La preoccupazione di Ges\u00f9 era la sua missione, era la salvezza della gente, anche se questo avrebbe comportato la sua morte. E confida ai discepoli: &#8220;Il figlio dell&#8217;uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciter\u00e0&#8221;. E&#8217; la seconda volta che lo dice. La prima volta, Pietro, che aveva cercato di dissuadere Ges\u00f9 dal suo cammino, fu aspramente rimproverato. L&#8217;apostolo voleva che Ges\u00f9 salvasse se stesso e anche loro. Ma Ges\u00f9 non pensava cos\u00ec. E lo rimprover\u00f2. Ancora una volta i discepoli non capiscono. Eppure non era difficile ricordare qualche brano della Scrittura come quello che noi abbiamo ascoltato dal libro della Sapienza: &#8220;tendiamo insidie al giusto, perch\u00e9 ci \u00e8 d&#8217;imbarazzo e contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l&#8217;educazione da noi ricevuta&#8230;Condanniamolo ad una morte infame, perch\u00e9 secondo le sue parole, il soccorso gli verr\u00e0&#8221; (2,17-20). <BR><BR>Ma perch\u00e9 i discepoli non compresero le parole di Ges\u00f9 che pure erano chiarissime? La risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 erano preoccupati solo per s\u00e9 e per il loro posto. Ges\u00f9 era angosciato per la sua morte, loro per chi fosse il primo. E&#8217; davvero disarmante! Ma Ges\u00f9 continua a parlare con essi, come fa con noi di domenica in domenica, senza mai stancarsi. E per fortuna! Chiede loro: &#8220;Di cosa stavate discutendo?&#8221; Essi per\u00f2 tacevano. Finalmente, provavano almeno un po&#8217; di vergogna per quello di cui avevano discusso. Provare vergogna perch\u00e9 si pensa anzitutto a se stessi \u00e8 il primo passo della conversione. I discepoli compresero che il peccato \u00e8 essere distanti da Ges\u00f9, ossia pensare anzitutto a se stessi. Ma questo \u00e8 negare alla radice il sacerdozio. L&#8217;amore per s\u00e9, infatti, \u00e8 la fonte di ogni divisione, di ogni lite, di ogni conflitto, di ogni guerra, come dice Giacomo: &#8220;le guerre e le liti non vengono forse dalle vostre passioni?&#8221; <BR><BR>La via del sacerdote, come anche di ogni credente, \u00e8 quella del Maestro: &#8220;Se uno vuol essere il primo, sia l&#8217;ultimo di tutti e il servo di tutti&#8221;. Ges\u00f9 ha dato tutto se stesso. E questa \u00e8 la sua gioia. E questa \u00e8 la gioia del sacerdote: dare tutto se stesso. Ges\u00f9 continua: &#8220;Chi vuol essere grande tra di voi sia vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi sia il servo di tutti&#8221;. Ges\u00f9 non sta tracciando una linea di comportamento morale. No, Egli parla dell&#8217;essere stesso del discepolo, della sostanza stessa del sacerdote. E la sostanza \u00e8 l&#8217;Amore, solo l&#8217;Amore. L&#8217;Amore di Dio, quello senza confini. Senza questo Amore il sacerdote \u00e8 incomprensibile. Con questo Amore tutto in lui diventa chiaro. Il cardinale Suhard, arcivescovo nella Parigi degli anni Quaranta del secolo scorso, scriveva ai suoi sacerdoti, ed io lo dico a voi tutti, carissimi miei sacerdoti: &#8220;Altri nella societ\u00e0 moderna hanno scelto la gloria, il danaro, il piacere, altri consacrano e consumano la loro vita per la scienza, per il comando, per le conquiste. Il prete ha lasciato tutto, si \u00e8 distaccato da tutti e tutto ha dato; egli rinuncia a ogni bene, rinuncia a se stesso. Una sola cosa rivendica per s\u00e9, e non ceder\u00e0 a nessun costo, un solo bene vuole con una forza ostinata: nella citt\u00e0 umana &#8211; s\u00ec, a Terni &#8211; egli ha scelto l&#8217;Amore\u2026lo brama per i suoi fratelli che son divenuti il suo unico bene&#8221;. Caro Andrea \u00e8 questa la sostanza del mistero presbiterale: l&#8217;Amore.<BR><BR>Sii, allora, carissimo figlio mio, il primo nell&#8217;Amore, il primo nel dedicare tutta la tua vita a Dio e alla Chiesa. Lo sai bene: fu proprio Andrea il primo ad incontrare Ges\u00f9! E fu lui a chiamare suo fratello, Simone. E se debbo raccomandarti una preferenza, il tuo cuore sia sbilanciato verso i piccoli e i poveri. Ges\u00f9, questa sera a Borgo Rivo, come quella sera a Cafarnao, prende di nuovo un bambino e lo mette in mezzo. Non \u00e8 tanto una centralit\u00e0 fisica, ma del cuore, dell&#8217;attenzione. E, &#8220;abbracciandolo&#8221;, disse: &#8220;Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me&#8221;. Ges\u00f9 parla mentre tiene abbracciato quel bambino. La Chiesa, noi, non possiamo parlare senza tenere abbracciati i poveri e i deboli. Le nostre parole, le tue parole, caro Andrea, saranno vere se, parlando, terrai abbracciati i poveri. In essi \u00e8 presente Ges\u00f9, anzi il Padre stesso. Ecco perch\u00e9 il regno dei cieli inizia quando ai poveri \u00e8 annunciato il Vangelo e ai ciechi \u00e8 donata la vista. <BR><BR>Caro Andrea sii testimone dell&#8217;Amore con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze. Maria, Madre e Figlia dell&#8217;Amore, ti sia accanto per essere anche tu padre di tanti e figlio di Dio e della Chiesa. Amen.<BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimo Andrea, carissimi Mons. Gualdrini e Mons. Mennini, cari sacerdoti e diaconi, care sorelle e fratelli, il Vangelo che abbiamo ascoltato inizia dicendo che &#8220;Ges\u00f9 e i discepoli partirono di l\u00e0 e traversarono tutta la Galilea&#8221;. Stava per iniziare l&#8217;ultimo viaggio di Ges\u00f9, quello che lo avrebbe portato verso Gerusalemme. 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