{"id":16530,"date":"2002-12-25T00:00:00","date_gmt":"2002-12-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/omelia-di-natale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"omelia-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/omelia-di-natale.html","title":{"rendered":"Omelia di Natale"},"content":{"rendered":"<p>Non molti secoli fa, l\u2019Occidente cristiano, colpito dalla bellezza di questa festa e considerandola, a ragione, come il principio della rigenerazione del mondo, festeggiava il nuovo anno, appunto, alla Nativit\u00e0 del Signore. E sant\u2019Efrem, paragonando il Natale a Ges\u00f9, cantava: \u201cQuel giorno \u00e8 simile a te; \u00e8 amico degli uomini. Esso ritorna ogni anno attraverso i tempi; invecchia con i vecchi, e si rinnova con il bambino ch\u2019\u00e8 nato&#8230; Sa che la natura non potrebbe farne a meno; come te, esso viene in aiuto degli uomini in pericolo. Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della tua nascita&#8230; Sia dunque anche quest\u2019anno simile a te, porti la pace tra il cielo e la terra\u201d. <BR>Natale, dunque, \u201camico degli uomini\u201d. Non possiamo non tornare a quelle prime parole del Prologo di Giovanni (\u00e8 il Vangelo della Messa del giorno) che fissano la grandezza e la tenerezza del Natale: \u201cLa Parola si \u00e8 fatta carne ed \u00e8 venuta ad abitare in mezzo a noi\u201d. Quella Parola, che \u201cera presso Dio\u201d, scese sulla terra e pose la sua tenda in mezzo agli uomini. Divenne, appunto, amica degli uomini, come Ges\u00f9 disse ai suoi: \u201cVoi siete miei amici\u201d (Gv 15, 14). Questo avvenimento che ha cambiato la storia accadde mentre \u201cera governatore della Siria Quirino\u201d e \u201cCesare Augusto aveva ordinato il censimento di tutta la terra\u201d. Il Natale ci fa rivivere il momento in cui la Parola squarci\u00f2 i cieli e venne a illuminare la notte che avvolgeva la storia degli uomini. L\u2019umanit\u00e0 intera aveva bisogno di quella luce. Il profeta Isaia, gi\u00e0 alcuni secoli prima, aveva affermato: \u201cIl popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse\u201d, e, quasi pregustando la gioia della Notte di Natale, aveva aggiunto: \u201cHai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia&#8230;poich\u00e9 un bambino \u00e8 nato per noi, ci \u00e8 stato dato un figlio\u201d. Ha ragione nel dire: \u201cci \u00e8 stato dato un figlio\u201d. Quel \u201cfiglio\u201d, infatti, non viene dalla terra, non \u00e8 frutto della nostra storia. E\u2019 un dono che viene dall\u2019alto, \u00e8 il pi\u00f9 grande dono che Dio potesse fare agli uomini. Di pi\u00f9 non era n\u00e9 pensabile n\u00e9 possibile. Scriveva Gregorio di Nazanzio poteva perci\u00f2 esortare: \u201cCristo nasce; rendete gloria. Cristo discende dai cieli; andategli incontro. Cristo \u00e8 sulla terra; uomini, alzatevi. Tutta la terra canta il Signore!\u201d<br \/>\n<P>In verit\u00e0 &#8211; ed \u00e8 l\u2019altra faccia del mistero del Natale &#8211; gli uomini non hanno accolto questo dono e Ges\u00f9 \u00e8 dovuto nascere in una stalla, fuori Betlemme. E\u2019 senza dubbio molto bella e delicata la tradizione di allestire il presepe in ogni casa, ed \u00e8 bene intenerirsi al vederla. Ma non si deve dimenticare la triste realt\u00e0 ch\u2019essa pure esprime: una citt\u00e0, Betlemme, non sa accogliere Ges\u00f9. \u201cNon c\u2019era posto per loro nell\u2019albergo\u201d, scrive amaramente l\u2019evangelista. Quante volte anche oggi, purtroppo, si deve riscontrare con incredibile frequenza questa stessa amara realt\u00e0! Tante citt\u00e0 sono come Betlemme, incapaci di aprire le porte per accogliere coloro che hanno bisogno di aiuto, di sostegno, di consolazione. Senza dubbio, il Natale visto dalla parte degli uomini ha i tratti dell\u2019inaccoglienza e spesso della crudelt\u00e0. Basti pensare ai drammi che segnano l\u2019inizio di questo nuovo secolo, proprio a partire dalla Terra Santa, dalla stessa Betlemme che vede arrivare armi e soldati e non \u201cpastori\u201d. Ben diverso \u00e8 il messaggio del Natale. Quella notte i cieli di Betlemme furono solcati non da tristi bagliori ma da angeli che annunziavano l\u2019apparizione del grande amore di Dio per gli uomini. Un amore smisurato. Il Natale, visto cos\u00ec, \u00e8 davvero un Vangelo, una buona notizia assolutamente fuori qualsiasi misura: il Signore scende dal cielo e nasce in una stalla pur di starci accanto. Come non commuoversi?&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>E non basta. Infatti, \u00e8 senza dubbio incredibile che Dio venga sulla terra e accetti anche di nascere in una stalla; ma quel che lascia ancor pi\u00f9 sconvolti \u00e8 che si presenti come un bambino, che tra tutte le creature \u00e8 la pi\u00f9 debole. Chi mai avrebbe potuto pensarlo? Eppure il Natale \u00e8 tutto qui: un Dio che si fa fragile bambino. \u201cTroverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia\u201d, dice l\u2019angelo ai pastori (dal Vangelo della Messa della notte). Ed essi, non induguarono nelle loro preoccupazioni e neppure si misero a discutere quanto avevano ascoltato. Accolsero l\u2019annuncio dell\u2019angelo e subito si dissero l\u2019un l\u2019altro: \u201cAndiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere\u201d (dal Vangelo della Messa dell\u2019aurora). Quei pastori, persone tra le pi\u00f9 disprezzate di quel tempo, sono i primi ad accorrere attorno a quel Bambino. Essi, in certo modo, anticipano un detto caro a Ges\u00f9: \u201ci primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi\u201d. In quel piccolo gruppo di pastori che circondano Ges\u00f9 potremmo vedere la prima immagine della Chiesa. Gli ultimi fanno parte della prima famiglia che Ges\u00f9 raduna. Essi, assieme a Maria e a Giuseppe, stanno con gli occhi fissi sul piccolo Ges\u00f9. E chiedono anche a noi di unirsi al loro pellegrinaggio per stringerci tutti attorno a quel Bambino. Chiss\u00e0! Forse l\u2019accorrere numeroso alla \u201cMessa di mezzanotte\u201d mostra il desiderio di tanti (un desiderio magari piccolo e forse un po\u2019 nascosto) di stare accanto a quel Bambino che nasce, di ritrovare in Lui un senso alla vita. Ogni chiesa, a Natale, diviene come una nuova Betlemme. E l\u2019usanza di mettere il \u201cBambinello\u201d davanti l\u2019altare perch\u00e9 lo si veda, mostra visibilmente che il Natale \u00e8 appunto un Bambino posto al centro. E\u2019 di qui che bisogna ripartire per incamminarci nel nuovo millennio. E\u2019 da quel Bambino che le comunit\u00e0 cristiane debbono trarre nuovo vigore per riprendere il cammino del nuovo secolo. Quel Bambino \u00e8 come tutti i neonati: non sa parlare, anche se \u00e8 la Parola fattasi carne, venuta per cambiare il cuore e la vita degli uomini. Forse si esprime solo con un pianto implorante: \u00e8 per toccare il cuore di ognuno. Il Natale chiede ad ognuno di ascoltare il pianto di questo Bambino che implora aiuto e protezione. <\/P><br \/>\n<P>Assieme a Lui lo chiedono i bambini della Betlemme di oggi e con essi i bambini poveri, sfruttati e violentati di ogni parte del mondo; lo chiedono gli anziani soli e abbandonati, anch\u2019essi esclusi dalla vita. Non chiedono molto, implorano solo di far parte anch\u2019essi della famiglia umana. E lo domandano anche i milioni di profughi e di stranieri lontani da casa come Maria e Giuseppe; lo chiedono quelli che hanno fame e sete di giustizia; lo invocano gli oppressi dalle violenze e dalle guerre; lo impetrano i disperati e gli angosciati del mondo. In loro nome, implorando e piangendo, il Bambino di Betlemme chiede a tutti un po\u2019 pi\u00f9 d\u2019amore. S\u00ec, il Natale&nbsp; \u00e8 una domanda di amore per i deboli, una domanda d\u2019amore per il mondo intero. Vissuto cos\u00ec, il Natale \u00e8 davvero \u201camico degli uomini\u201d. E con sant\u2019Efrem possiamo cantare: \u201cIl giorno della tua nascita, o Signore, \u00e8 un tesoro destinato a soddisfare il debito comune\u201d, il debito dell\u2019amore.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non molti secoli fa, l\u2019Occidente cristiano, colpito dalla bellezza di questa festa e considerandola, a ragione, come il principio della rigenerazione del mondo, festeggiava il nuovo anno, appunto, alla Nativit\u00e0 del Signore. E sant\u2019Efrem, paragonando il Natale a Ges\u00f9, cantava: \u201cQuel giorno \u00e8 simile a te; \u00e8 amico degli uomini. 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