{"id":16529,"date":"2003-02-23T00:00:00","date_gmt":"2003-02-23T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/giornata-del-malato.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:33","slug":"giornata-del-malato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/giornata-del-malato.html","title":{"rendered":"Giornata del Malato"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci porta a Cafarnao, nella casa di Pietro e di Andrea, che Ges\u00f9 aveva scelto come sua abitazione. C\u2019era una strana euforia in citt\u00e0: giovani e anziani, uomini e donne, sani e malati, in tanti si erano diretti verso quella casa. Nei loro volti si leggeva la voglia di star bene e di essere finalmente felici. Anche se solo un gruppo riesc\u00ec ad entrare, il clima era comunque di festa. La presenza di Ges\u00f9 allarga sempre il cuore alla speranza, crea serenit\u00e0 e gioia. Sembra che quelal gente comprendesse bene le parole del profeta: \u201cNon ricordate pi\u00f9 le cose passate!\u2026 Ecco faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?\u201d(Is 43, 18-19). Quelle persone si erano accorte che stava accadendo qualcosa di nuovo con quel giovane profeta. Per questo accorrevano a lui. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent>Care sorelle e cari fratelli, vorrei immaginare oggi questa cattedrale come quella casa di Cafarnao. Anche noi siamo accorsi qui. Vediamo infatti sorgere cose nuove. Non mi riferisco ovviamente ai lavori di risistemazione della cattedrale. Parlo del Vangelo che qui ci viene annunciato, offerto, spiegato. E\u2019 una parola forte che guarisce e che cambia. E\u2019 una parola che penetra nel profondo delle nostre persone e ci fa alzare anche dalla paralisi dell\u2019egocentrismo che ci tiene bloccati ciascuno nel proprio piccolo lettuccio. Oggi simo venuti qui. E, in certo modo, si realizza anche per noi quel che abbiamo ascoltato. Siamo venuti nella casa ove Ges\u00f9 si trova e troviamo quel paralitico, quel malato posto al centro della scena. Il Vangelo ci dice che quel paralitico dovette essere calato dal tetto, tanto era l\u2019affollamento. Cosa vuol dire queta scena? Quel paralitico non sarebbe potuto arrivare se non avesse avuto quegli amici premurosi. Insomma, i malati hanno bisogno di amici, di veri amici. Cos\u00ec erano quel gruppetto di persone. Non riuscendo ad entrare dalla porta si arrampicarono persino sul tetto da dove calarono quel paralitico al centro della casa e metterlo davanti a Ges\u00f9. L\u2019amore non conosce ostacoli; fa trovare strade anche le pi\u00f9 impensate; nulla ferma l\u2019amore! L\u2019amore \u00e8 irresistibile; \u00e8 pi\u00f9 forte della morte. Quante volte invece noi siamo rassegnati e lasciamo soli i malati, abbandonandoli al loro destino. Il verit\u00e0, non \u00e8 il destino ad essere freddo. Fredda \u00e8 solo la nostra pigrizia, il nostro egocentrismo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent>Diverso \u00e8 quando stiamo davanti al Signore. Quel malato divenne il centro di tutta la scena. Ges\u00f9, appena lo vide, infatti, lo accolse e gli disse: \u201cfigliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati\u201d. Sono parole di perdono, ossia di un\u2019accoglienza che tocca le radici della vita. L\u2019invidia, al contrario, acceca i realisti, gli egocentrici, i rassegnati, i pigri, come erano alcuni dei presenti. Tra loro c\u2019era chi pensava che quell\u2019uomo aveva bisogno di salute, non di perdono, di medicine non di parole, di tecnica non di amore. No, care sorelle e fratelli, quell\u2019uomo aveva bisogno anche di perdono; potremmo dire: anche lui ha un cuore, anche lui ha un\u2019anima. Cosa voglio dire? Che quel paralatico, quel malato, non \u00e8 solo caso sanitario da curare o un caso sociale da risolvere; \u00e8 un fratello, \u00e8 una sorella da accogliere e da amare fino in fondo. Parafrasando un\u2019affermazione evangelica si potrebbe dire: non di solo medicine vivono i malati, ma anche di amore. S\u00ec, i malati hanno bisogno di affetto e di compagnia. Gli scribi, quelli di ieri e quelli di oggi, attenti solo a se stessi senza alcuna preoccupazione per gli altri, si scandalizzano di una misericordia cos\u00ec larga. Essi accettano anche che si dia qualcosa a quel malato, persino la guarigione, ma non il perdono inteso in senso di guarigione profonda. Insomma, i poveri, i malati, vanno aiutati, ma non messi a tavola con noi, non concepiti e trattati come membri a pieno titolo della mia famiglia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent>I cuori gretti non riescono a concepire questa misericordia senza limiti. Ges\u00f9, invece, che ama senza confini, non getta una medicina a quel malato e poi va via; si commuove e lo guarisce nel cuore e nel corpo; e, al perdono, aggiunge la guarigione: \u201cti ordino \u2013 dice al paralitico \u2013 alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua\u201d. La parola di Ges\u00f9 compie il miracolo di donare la guarigione totale a quel malato reintegrandolo nella sua piena dignit\u00e0 di fratello. Quel povero aveva bisogno, come ciascuno di noi, di perdono e di guarigione. Insomma, non \u00e8 vero che \u201cquando c\u2019\u00e8 la salute, c\u2019\u00e8 tutto\u201d. No, abbiamo bisogno di amore, di fraternit\u00e0. Cari amici medici e operatori sanitari, questa pagina evangelica aiuta a scoprire la ricchezza dell\u2019amore e dell\u2019attenzione anche nel vostro lavoro quotidiano, sia in ospedale che altrove. E\u2019 significativo che Ges\u00f9, a differenza di altre situazione, questa volta compie il miracolo per la fede degli amici di quel malato, non per la fede del malato stesso. Cosa vuol dire? Che la vostra amicizia con il malato (ma anche la nostra, perch\u00e9 tutti in fondo siamo medici gli degli altri) \u00e8 importante quanto la cura medica. S\u00ec, l\u2019amicizia supplisce a quella settorializzazione della scienza che spesso costringe a fisssare lo sguardo solo un particolare aspetto della persona. L\u2019amicizia si ha con il malato non con una parte. E voi stessi sapete quanto sia decisivo il rapporto amicale e fiducioso tra il medico e il malato.<\/P>Il Vangelo ci insegna che la vita di tutti, la nostra e quella dei deboli, quella dei medici e quella dei malati, sar\u00e0 migliore se l\u2019amicizia guider\u00e0 le nostre azioni. Si tratta di guardare i malati, e i poveri, come nostri parenti. Questo \u00e8 il vero cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ges\u00f9 usa il termine \u201cfratello\u201d per indicare sia i discepoli che i poveri: \u00e8 a dire che c\u2019\u00e8 un legame inscindibile tra sua Chiesa e poveri, tra la Chiesa e i malati. E se poi malato e povero coincidono ci \u00e8 chiesto un supplemento di amore. Sono lieto dell\u2019ambulatorio medico che sta sorgendo nei locali della Caritas o degli aiuti che vengono dati per i paesi poveri. Quando sorgono cose come queste, anche noi come quella gente di Cafarnao, possiamo dire: \u201cnon abbiamo mai visto nulla di simile\u201d. Oggi, il mondo ha bisogno di vedere cose come queste, ha bisogno di vedere che i poveri e i malati sono messi al centro delle nostre preoccupazioni perch\u00e9 siano risanati nel cuore e nel corpo. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci porta a Cafarnao, nella casa di Pietro e di Andrea, che Ges\u00f9 aveva scelto come sua abitazione. C\u2019era una strana euforia in citt\u00e0: giovani e anziani, uomini e donne, sani e malati, in tanti si erano diretti verso quella casa. 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