{"id":16508,"date":"2001-12-25T00:00:00","date_gmt":"2001-12-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/natale-2001-a-narni.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"natale-2001-a-narni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/natale-2001-a-narni.html","title":{"rendered":"Natale 2001 a Narni"},"content":{"rendered":"<p><P>Care sorelle e cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P>\u00e8 il primo Natale del nuovo secolo. Ed appare un Natale difficile. Il mondo attorno, infatti, non sembra parlare di pace, non sembra pervaso da uno spirito di solidariet\u00e0. E la serenit\u00e0 \u00e8 davvero lontana. Tutti abbiamo pi\u00f9 paura, tutti ci sentiamo pi\u00f9 insicuri. Ma il Natale torna. E torna perch\u00e9 la vita rinasca, perch\u00e9 la speranza non muoia. Ed ecco il canto degli angeli: &#8220;Gloria a Dio nel pi\u00f9 alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama&#8221;. S\u00ec, questo canto deve risuonare particolarmente forte in questo tempo. Tutti dobbiamo unirci alla moltitudine degli angeli e estenderlo nei cieli del mondo intero, a partire da quelli della Terra Santa, dove fu cantato per la prima volta. Questo canto non lascia indifferenti coloro che lo ascoltano. Il Vangelo che ci \u00e8 stato annunciato nota, infatti, che &#8220;appena gli angeli si furono allontanati, i pastori si dicevano fra loro: &#8220;Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere&#8221;. E l&#8217;evangelista aggiunge che i pastori &#8220;partirono senza indugio&#8221;. Era il Natale per quei pastori. E cos\u00ec deve essere anche per noi: muoversi per andare a vedere quel bambino. Lo stesso nuovo secolo deve ripartire da quella grotta di Betlemme, da quel bambino. In lui, infatti, \u00e8 nascosto tutto il mistero del Natale. Quel bambino \u00e8 il salvatore del mondo, \u00e8 il nostro salvatore, \u00e8 colui che ci libera dalla paura e dalla schiavit\u00f9 del male. Ripartire da Ges\u00f9, ripartire dal Vangelo, questo vuol celebrare il Natale; questo significa rinascere. &#8220;Nascesse Cristo mille volte a Betlemme, ma non nel tuo cuore, saresti perduto in eterno&#8221;, diceva un mistico del Seicento. Il messaggio del Natale \u00e8 fare spazio a Ges\u00f9 nel nostro cuore. La tradizione, per farcene comprendere l&#8217;importanza, ci invita ad allestire il presepe, e a commuoverci davanti a quel bambino adagiato su una mangiatoia. E&#8217; una bella e delicata tradizione. Ma non dobbiamo dimenticare che il presepe, da una parte significa inaccoglienza e freddezza. L&#8217;evangelista Luca, con amarezza, nota che &#8220;non c&#8217;era posto per loro nell&#8217;albergo&#8221;, e Ges\u00f9 dovette nascere in una stalla. E quante volte anche oggi dobbiamo con amarezza scrivere questa stessa frase! &#8220;Non c&#8217;\u00e8 posto per gli stranieri, per i poveri, per i soli, per i malati, per gli antipatici, per i deboli, per chi non conta, per chi \u00e8 lontano\u2026!&#8221; Il Natale, visto dalla parte degli uomini di Betlemme, ha i tratti dell&#8217;inaccoglienza, se non della crudelt\u00e0. Ges\u00f9 viene e noi non lo accogliamo. Pensate, siamo giunti al paradosso che molti non sanno neppure che il Natale ricorda la nascita di Ges\u00f9! E&#8217; una festa senza pi\u00f9 il festeggiato. Questo vuol dire che ciascuno mette se stesso al centro di questi giorni. Ed ecco come si rovina anche il Natale. Noi, care sorelle e fratelli siamo venuti qui non per vedere noi stessi, ma per guardare Ges\u00f9, per vedere il bambino ch&#8217;\u00e8 nato per noi. Egli ha lasciato i cieli ed \u00e8 sceso sino a noi. Ed \u00e8 tale il suo amore che, seppure rifiutato, si accontenta di una stalla pur di starci accanto. Dove trovare un amore pi\u00f9 grande di questo? Come allora non commuoversi? Il Natale \u00e8 ancora pi\u00f9 sconvolgente. E&#8217; incredibile che Dio venga sulla terra e accetti di nascere anche in una stalla; ma chi avrebbe mai pensato che si sarebbe fatto bambino? Eppure il Natale \u00e8 tutto qui: un Dio nelle sembianze di un fragile bambino. &#8220;Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia&#8221;, disse l&#8217;angelo ai pastori. Ed essi andarono in quella stalla e si strinsero attorno a quel bambino. Quei pastori, ritenuti tra la gente pi\u00f9 disprezzata del tempo, sono i primi ad accorrere. Essi, in certo modo, anticipavano un detto caro a Ges\u00f9: &#8220;i primi saranno gli ultimi e gli ultimi primi&#8221;. Quella piccola famiglia nella grotta, circondata dai pastori, \u00e8 l&#8217;immagine della comunit\u00e0 cristiana, della Chiesa di Dio. Anche siamo qui come quei pastori. E il duomo di Narni \u00e8 una nuova Betlemme. Come in quella stalla di duemila anni fa, anche oggi il Bambino sta al centro. S\u00ec, non siamo noi al centro dell&#8217;attenzione, come di solito facciamo e imponiamo a chi ci sta intorno. E&#8217; il bambino che dobbiamo guardare, \u00e8 lui che dobbiamo contemplare. Come tutti i neonati non sa parlare, anche se \u00e8 la Parola fattasi carne. Forse si esprime solo con un pianto implorante: vuole toccare il cuore di ognuno di noi. Il Natale, che rischiamo di soffocare nel suo senso pi\u00f9 vero, chiede ad ognuno di noi di ascoltare questo pianto che implora aiuto e protezione. Assieme al Bambino di Betlemme lo chiedono i bambini poveri, quelli sfruttati e violentati in tante parti del mondo; lo chiedono gli anziani, anch&#8217;essi esclusi dalla vita. Non chiedono molto, implorano solo di far parte della famiglia umana. E lo domandano anche gli stranieri, quelli che hanno fame e sete, gli oppressi dalle guerre e dalle ingiustizie, i disperati e gli angosciati del nostro mondo, i malati di Aids in Africa che non possono curarsi perch\u00e9 le medicine costano troppo. In loro nome, implorando e piangendo, il Bambino di Betlemme chiede a tutti un po&#8217; d&#8217;amore. S\u00ec, Natale \u00e8 una domanda di amore per tutti, particolarmente per i deboli. Il Natale ci esorta ad uscire dalla cura delle nostre greggi, ad abbandonare cio\u00e8 l&#8217;orgoglio prepotente e capriccioso, a lasciare alle nostre spalle almeno per un poco il persistente egocentrismo, e avviarci verso quel bambino, appunto come fecero i pastori. Quel bambino, del resto, \u00e8 la persona decisiva per la nostra vita e per quella del mondo intero. Chi guarda il Signore e non se stesso o i tanti idoli di questo mondo, ritrova la felicit\u00e0 e il senso della vita. A Natale perci\u00f2 non importa come siamo, non contano i pesi che ci opprimono o i problemi che ci attanagliano. Quel che conta \u00e8 vedere Ges\u00f9; trovarsi attorno a quella mangiatoia, come noi questa mattina, e contemplare quel bambino. Questo per noi significa contemplare il Vangelo, quel piccolo libro che ogni domenica ci viene aperto e che noi circondiamo con l&#8217;incenso e il canto dell&#8217;alleluia. Oggi abbiamo aperto la prima pagina, quella della nascita di Ges\u00f9. Apriamolo ogni giorno, leggiamolo e mettiamolo in pratica. Non ci stanchiamo di questa lettura. E&#8217; il vero pane quotidiano. Man mano che lo leggiamo vedremo crescere in noi quel bambino, sentiremo scaldarci il cuore e irrobustirci le mani, sentiremo la commozione per i deboli e per i poveri, sentiremo la forza per combattere ogni tipo di male, saremo sostenuti dall&#8217;energia del Signore per cambiare il mondo e renderlo pi\u00f9 bello e pi\u00f9 felice per tutti. S\u00ec, chi riprende a leggere il Vangelo non solo ha capito il Natale, lo sta vivendo. Natale, allora, non \u00e8 una parentesi un po&#8217; menzognera che ti allontana per qualche momento dalla tristezza quotidiana, Natale \u00e8 una vera rinascita. Si riprende a vivere, a vedere, a gioire, ad amare. Natale \u00e8 allora pranzare con un gruppo di poveri come far\u00f2 tra poco nella mensa di San Valentino a Terni. Natale \u00e8 andare nel carcere, come ho fatto tre giorni fa o a trovare i malati come ho appena fatto all&#8217;ospedale di Narni e l&#8217;altro ieri a terni. Natale \u00e8 far sentire un po&#8217; di calore ai tanti piccoli, ai tanti poveri delle numerose Betlemme di questo mondo. Natale \u00e8 guardare l&#8217;altro con occhi diversi, pi\u00f9 benevoli e pronti al perdono; Natale \u00e8 avvicinarsi all&#8217;altro con un cuore diverso, pi\u00f9 compassionevole e misericordioso. Questo \u00e8 il Natale di cui tutti abbiamo bisogno. Questo \u00e8 il Natale di cui ha bisogno Narni. E questo Buon Natale auguro a ciascuno di voi e a tutta questa cara e amata citt\u00e0 di Narni. <BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e cari fratelli, \u00e8 il primo Natale del nuovo secolo. Ed appare un Natale difficile. Il mondo attorno, infatti, non sembra parlare di pace, non sembra pervaso da uno spirito di solidariet\u00e0. E la serenit\u00e0 \u00e8 davvero lontana. Tutti abbiamo pi\u00f9 paura, tutti ci sentiamo pi\u00f9 insicuri. Ma il Natale torna. 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