{"id":16492,"date":"2002-03-29T00:00:00","date_gmt":"2002-03-29T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/la-via-crucis-venerdi-santo-2002.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"la-via-crucis-venerdi-santo-2002","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-via-crucis-venerdi-santo-2002.html","title":{"rendered":"La Via Crucis &#8211; Venerd\u00ec Santo 2002"},"content":{"rendered":"<p><P>Era difficile questa sera restare a casa per chi ha seguito quanto sta accadendo in questi giorni. S\u00ec, mi riferisco a quel che accade a Ges\u00f9. Certo \u00e8 facile pensare ad altro, ed \u00e8 normale interessarsi solo alle proprie cose. In fondo anche la Pasqua subisce lo stesso destino del Natale: il pensiero di fondo sono le vacanze! E se arriva un allarme da qualche parte si entra in fibrillazione perch\u00e9 salterebbero e con le vacanze anche gli affari. E\u2019 vero che quella volta, seppure qualcuno tent\u00f2 l\u2019affare, non fu eccezionale: appena trenta denari. Un nulla rispetto all\u2019ammontare delle migliaia di miliardi di quest\u2019anno. Noi siamo qui perch\u00e9 abbiamo capito, almeno un poco, che la felicit\u00e0 non vuol dire vacanze, e soprattutto siamo qui perch\u00e9 sappiamo bene che l\u2019amore non si compra, che i sentimenti forti che in questi giorni stiamo vivendo si possono solo ricevere in dono da Ges\u00f9. La statua di Ges\u00f9 morto, che questa sera traverser\u00e0 le strade di Terni, sta a significare che solo lui salva, solo la sua morte ci ha redenti. E la statua della Madonna Addolorata ci mostra come stare accanto a Ges\u00f9. Ges\u00f9 star\u00e0 davanti ai nostri occhi. Le parole della Passione, questa sera, saranno le nostra parole. Ascoltiamole con attenzione, lasciamoci toccare il cuore e comprenderemo cos\u2019\u00e8 l\u2019amore. <\/P><br \/>\n<P><BR>La lavanda dei piedi <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 questa la sala superiore ove abbiamo apparecchiata la Pasqua. Quest\u2019anno, per una singolare coincidenza, la Pasqua ebraica coincide con quella cristiana, quasi a voler sottolineare ancor pi\u00f9 la contemporaneit\u00e0 con Ges\u00f9 e il suo desiderio di celebrare la Pasqua con i suoi. E subito si apre davanti ai nostri occhi una scena a prima vista incomprensibile: Ges\u00f9 si alza, prende un catino d\u2019acqua e si mette a lavare i piedi dei discepoli. Il mondo educa a stare in piedi ed esorta tutti a restarci. E se manca lo spazio, giustifica le spinte per cacciare fuori chi \u00e8 di ostacola o di impedimento. Il Vangelo esorta a chinarsi e lavarsi i piedi gli uni gli altri. E\u2019 un comando nuovo. Non lo troviamo tra gli uomini. Non nasce dalle nostre tradizioni, tutte ben solidamente contrarie. Tale comando viene da Dio e da Lui per primo applicato. Beati noi se lo comprendiamo! La vita vera non \u00e8 restare fermi nel proprio orgogli, \u00e8 invece piegarsi verso i fratelli e le sorelle. E\u2019 una via che viene dal cielo, eppure \u00e8 la via pi\u00f9 umana che possiamo desiderare. Tutti abbiamo bisogno di amicizia, di affetto, di comprensione, di accoglienza, di aiuto. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si chini verso di noi, come anche noi di chinarci verso i fratelli e le sorelle. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Eucarestia <\/P><br \/>\n<P>Ges\u00f9, non solo si china sino ai nostri piedi, si fa anche cibo. L\u2019Eucarestia manifesta fin dover giunge l\u2019amore del Signore per noi. Quel pane e quel vino sono Lui stesso che si fa cibo per noi. Credo fosse difficile inventare una cosa pi\u00f9 grande di questa per restare accanto i discepoli di ogni tempo! L\u2019Eucarestia \u00e8 un miracolo dell\u2019amore. Davvero Ges\u00f9 ha fatto l\u2019impossibile per starci vicino: questo amore non solo si avvicina a noi, entra dentro di noi, diventa carne della nostra carne. E ci insegna a vivere come Ges\u00f9, Egli che si \u00e8 spezzato per noi e che si \u00e8 lasciato trafiggere il cuore sulla croce per versa il suo sangue, sino all\u2019ultima goccia, per noi. Quanto siamo lontani dalla cura che abbiamo di noi e dalla preoccupazione per il nostro corpo! L\u2019eucarestia \u00e8 una energia nuova che allarga il cuore e lo rende saldo nell\u2019amore e senza confini nella generosit\u00e0. L\u2019eucarestia ci salva da una vita triste e ci trasforma in uomini e donne che sanno amare e che sanno inginocchiarsi davanti ai deboli e ai poveri rendendo cos\u00ec vero e reale l\u2019amore del Signore. Care sorelle cari fratelli, questa sera apprendiamo da Ges\u00f9 la grande lezione dell\u2019amore. Non crediamo di saper vivere, anche se siamo gi\u00e0 avanti negli anni; non crediamo di conoscere la vita, piuttosto facciamoci piccoli davanti a Ges\u00f9, nostro Maestro, e come bambini impariamo a ripetere i suoi gesti di umilt\u00e0, di servizio, di accoglienza, di bont\u00e0, di misericordia, di perdono, per avere il suo cuore. <\/P><br \/>\n<P>Dal Getsemani a Pilato <\/P><br \/>\n<P>Quella sera era particolarmente triste. E lo disse: \u201cL\u2019anima mia \u00e8 triste sino alla morte\u201d. E chiese ai tre pi\u00f9 amici di stare con lui. Ma essi si addormentarono, dimostrando che tanto amici non erano. E Ges\u00f9 rest\u00f2 solo. Capita ancora oggi a milioni e milioni di uomini e di donne che soffrono senza che nessuno se ne accorga o si avvicini. Purtroppo, siamo in molti a dormire o a fuggire, come fecero i discepoli. E poi c\u2019\u00e8 anche chi, come Giuda e i suoi seguaci, si avvicina per umiliare, violentare, ferire, ingiuriare. In questo panorama di tristezza solo Ges\u00f9 emerge come colui che ama, sino alla fine. E\u2019 l\u2019uomo dell\u2019amore e della non violenza, l\u2019uomo dell\u2019amicizia e della speranza. Lo portano davanti al Sinedrio e ai Sacerdoti i quali avevano gi\u00e0 deciso di ucciderlo: troppa gente lo seguiva, insidiando cos\u00ec il loro potere. Architettarono tutto per farlo tacere. La domanda cruciale, l\u2019abbiamo ascoltata anche noi. Il sommo sacerdote gli chiese se era il Figlio di Dio, il Messia. Era l\u2019unica domanda a cui Ges\u00f9 non poteva non rispondere. Era venuto per questo; s\u00ec, con lui si avvicinava il regno di Dio, ossia un mondo di pace, di amore, di fraternit\u00e0! La gente lo seguiva per questo, come poteva tacere? Se avesse taciuto si sarebbe salvato. Ma avrebbe tradito la speranza di tanti. E parl\u00f2. Fu ingenuo? Forse s\u00ec. Ma l\u2019amore lo divorava dentro, e rispose affermativamente alla domanda del sommo sacerdote. \u201cE\u2019 reo di morte!\u201d gridarono tutti immediatamente. E si misero a sputargli in faccia e a bastonarlo. Aveva sfamato, guarito e aiutato tanta gente, ed ora riceve sputi e colpi! Cos\u00ec ridotto lo portano da Pilato. Egli comprese subito che era tutta un\u2019impostura. Ma ebbe paura e se ne lav\u00f2 le mani. Cari amici, non basta lavarsi le mani per essere innocenti. Anche il silenzio diviene complicit\u00e0 con il male e con l\u2019ingiustizia. Persino Barabba gli fu preferito. Tutta la folla era compatta. C\u2019\u00e8 una forza del male che tutti possiamo contribuire a rafforzare, magari lavandoci anche noi le mani. Non basta pi\u00f9 essere solo onesti. E\u2019 necessario e urgente sporcarsi, almeno un poco, le mani con Ges\u00f9 e con i poveri come lui. E\u2019 questo il senso del nostro camminare per le vie di Terni, questa sera. <\/P><br \/>\n<P>La condanna <\/P><br \/>\n<P>Lo portarono nel cortile del palazzo del governatore. E i soldati si divertivano: lo spogliarono, gli misero addosso un manto rosso di burla, gli pigiarono sulla testa una corona di spine e nella mano destra gli diedero uno scettro di canna e con scherno gli urlavano davanti: \u201cSalve, re dei giudei!\u201d E alle percosse aggiungevano sputi. Quanti sputi in faccia a Ges\u00f9, quel giorno! Comprendiamo meglio la tenerezza di quella donna che qualche sera prima gli aveva versato sul capo un vaso di olio profumato e preziosissimo! Ora, vestito da re da burla, riceveva solo insulti e sputi. Eppure Ges\u00f9 era davvero re. Lo aveva confermato anche a Pilato che glielo aveva chiesto. Certo, noi possiamo anche chiederci: come poteva essere re uno che resta solo, che rifiuta di chiedere aiuto persino al Padre, che non solo non combatte i nemici ma addirittura li ama e chiede di amarli? Certo, non \u00e8 re come lo sono quelli di questo mondo. Ges\u00f9, infatti, non \u00e8 venuto a comandare e tanto meno a difendere se stesso e il suo piccolo o grande potere. Egli \u00e8 venuto per servire, per amare, per dare speranza a chi non l\u2019ha, per dare pace a chi \u00e8 violentato e oppresso, per dare amore a chi \u00e8 solo e abbandonato. E noi sappiamo bene che questo tipo di regno non \u00e8 del mondo che noi oggi viviamo! Ma Ges\u00f9 \u00e8 venuto per realizzarlo fin da ora, anche a costo della morte. Cari amici stiamogli vicino, almeno questa sera, e non lasciamolo solo. Guardiamo Maria, la Mamma. Avviciniamoci a lei che quel figlio, amato, ridotto davvero come un \u201cEcce Homo!\u201d <\/P><br \/>\n<P>La morte di Ges\u00f9 <\/P><br \/>\n<P>Sta per terminare questo giorno. E\u2019 ancora buio su tutta la terra, come a prolungare il buio di quel lontano venerd\u00ec santo. Oggi, in tutti i modi, la Chiesa cerca di toccarci il cuore, di spingerci alle lacrime davanti a questa morte. Le nostre chiese sono senza fiori e senza immagini, i riti sono stati silenziosi e austeri, non abbiamo celebrato neppure la Santa Messa, e al vescovo \u00e8 chiesto persino di togliersi l\u2019anello, segno dello sposalizio con la diocesi, per fargli sentire quasi fisicamente la morte dello sposo. E\u2019 come dirci: non vi dimenticate di questa morte. Non vi dimenticate di questa croce che sta davanti ai vostri occhi. In genere, infatti, Ges\u00f9 muore nel disinteresse generale e nello smarrimento dei suoi. Forse c\u2019\u00e8 solo uno che piange: Dio Padre. Abbiamo ascoltato il Suo pianto: \u201cPopolo mio, che cosa ti ho fatto, perch\u00e9 tu mi mettessi in croce\u201d? Cos\u00ec piange Dio, davanti a noi, come nessuna donna ha pianto sopra il suo sposo o sopra i suoi figli. \u201cPopolo mio, che cosa ti ho fatto? In che ti ho contristato? Dammi una risposta!\u201d E, sgomento, il Signore continua a non darsi pace: \u201cIo davanti a te ho squarciato il mare, e tu con la lancia mi hai squarciato il petto. Io ti ho fatto strada con la nube, e tu mi hai trascinato al pretorio di Pilato. Io ti ho dissetato con acqua dalla rupe nel deserto, e tu mi hai dissetato con fiele e aceto. Io ti ho dato lo scettro regale, e tu mi hai dato sul capo una corona di spine\u201d. Non si d\u00e0 pace il Signore: \u201cche altro avrei dovuto fare e non l\u2019ho fatto?\u201d Questo pianto, tante volte \u00e8 inascoltato. Noi, presi come siamo da noi stessi, non lo sentiamo pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 la nostra vita \u00e8 spesso cos\u00ec arida e triste, e le nostre citt\u00e0 sono cos\u00ec crudeli, soprattutto con i pi\u00f9 deboli. Ognuno sembra come rinchiuso nel versare le lacrime solo su s\u00e9 stesso, sui propri guai, sul proprio destino. Lacrime sterili, perch\u00e9 non scendono in un terreno che d\u00e0 frutti buoni, ma in quello dell\u2019amore per s\u00e9 che genera solo amarezza e violenza. Quel giorno, come oggi, Ges\u00f9, non guarda se stesso, non piange su se stesso e sui propri guai. Egli, dall\u2019alto della croce, guarda quel giovane discepolo e l\u2019anziana madre. Avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere aiuto e di pretendere consolazione per s\u00e9. Al contrario, Egli non si preoccup\u00f2 di se stesso ma della madre e del giovane discepolo. Che ne sarebbe stato di loro? E Ges\u00f9 disse alla madre: \u201cDonna, ecco tuo figlio\u201d, e al giovane discepolo: \u201cEcco tua madre\u201d. E da quel giorno Giovanni la prese con s\u00e9. Cos\u00ec inizia la risurrezione: quando prendi con te chi ha bisogno di amore. <\/P><br \/>\n<P>Deposizione <\/P><br \/>\n<P>C\u2019erano alcune donne, sotto la croce, e un uomo di nome Giuseppe. S\u00ec, c\u2019\u00e8 un altro Giuseppe alla fine della vita di Ges\u00f9. Non pu\u00f2 salvarlo da Erode, ma fa quel che pu\u00f2. Lo cala dalla croce e lo depone nella tomba nuova che forse si era preparata per s\u00e9. Sembra tutto finito. Quell\u2019uomo che una settimana prima era stato accolto con gli \u201cOsanna!\u201d mentre entrava in Gerusalemme, ora \u00e8 sigillato dentro una tomba: non pu\u00f2 pi\u00f9 parlare, non pu\u00f2 pi\u00f9 guarire, non pu\u00f2 pi\u00f9 amare. E\u2019 il sabato santo. Il giorno vuoto, il giorno della grande sconfitta. Anche nelle chiese non si fa nulla. E\u2019 tutto spoglio e, ovviamente, non si celebra nessuna Messa. Ma \u00e8 cos\u00ec solo agli occhi degli uomini. Nel credo diciamo che Ges\u00f9 discese agli inferi. Ges\u00f9, neppure da morto pensa a s\u00e9. Gi\u00e0 da vivo non ave una pietra dove posare il capo. Da morto non ha neppure la pietra del sepolcro per fermarsi. Egli in questo sabato scende negli inferni di questo mondo, scende l\u00e0 dove gli uomini e le donne continuano a morire; s\u00ec scende sotto le macerie delle due torri di New York a raccogliere la gente scomparsa, scende nelle tombe che continuano ad ingoiare senza sosta israeliani e palestinesi, scende nelle grotte dell\u2019Afganistan per raccogliere i morti della guerra e le migliaia di vittime del terremoto, scende negli inferni del mondo povero divenuto come una grande bocca che divora miglia e miglia di morti ogni giorno senza che nessuno se ne curi. S\u00ec, in questo sabato che sta per iniziare Ges\u00f9 non sta nella tomba ma nei tanti inferni di questo mondo. Scende in basso, nei fondali del Mediterraneo per raccogliere le vittime senza numero e sconosciute che non sono riuscite ad arrivare alle nostre sponde. S\u00ec, scende per non perdere nessuno. Care sorelle e cari fratelli, come Giuseppe e come quelle donne, restiamo accanto a Ges\u00f9, anche solo per dirgli che ci dispiace di averlo spesso lasciato solo, ma che gli vogliamo davvero bene. <BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era difficile questa sera restare a casa per chi ha seguito quanto sta accadendo in questi giorni. S\u00ec, mi riferisco a quel che accade a Ges\u00f9. Certo \u00e8 facile pensare ad altro, ed \u00e8 normale interessarsi solo alle proprie cose. 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