{"id":16483,"date":"2002-05-03T00:00:00","date_gmt":"2002-05-03T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/san-giovenale.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"san-giovenale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/san-giovenale.html","title":{"rendered":"San Giovenale"},"content":{"rendered":"<p><P>Care sorelle e fratelli,<\/P><br \/>\n<P>avete fatto bene a tornare a San Giovenale, difensore e protettore di questa nostra citt\u00e0. Forse avete intuito che allontanarsi da questa memoria significa rendere la vita di Narni pi\u00f9 banale e pi\u00f9 triste. Cosa vuol dire, infatti, riprendere la consegna dei ceri, come avete fatto ieri sera, e le antiche usanze dei secoli passati come i costumi e il corteo storico di oggi, se non il desiderio di ritornare alla fonte che ha dato vita a questa citt\u00e0? E voi sapete bene che non \u00e8 certo la ripetizione esteriore di una tradizione a renderla salda e ricca, ma il suo legarsi alla fonte. S\u00ec, Giovenale \u00e8 come la sorgente di quel fiume che \u00e8 Narni, un fiume che ha traversato secoli e che \u00e8 giunto sino ai nostri giorni, appunto perch\u00e9 ha saputo tenersi legato alla sua sorgente. Provate a seccare la sorgente: che ne succeder\u00e0 del fiume? Che ne sar\u00e0 di Narni se sempre meno ci alimentiamo a quella fonte che \u00e8 san Giovenale? <\/P><br \/>\n<P>Care sorelle e cari fratelli, mancherei al mio amore per voi, alla mia passione per Narni se non vi confidassi oggi, giorno della festa del santo patrono, la mia preoccupazione per questa nostra citt\u00e0, la mia angoscia per i nostri figli, per il futuro dei piccoli e dei pi\u00f9 giovani, la mia ansia per i nostri anziani e per gli anni che restano loro di vivere, la mia inquietudine per gli adulti, uomini e donne, e per la difficile vita di ogni giorno sia a casa che al lavoro. Voglio molto bene a Narni. Voi sapete quanto mi sia adoperato per il mondo del lavoro, per alleviare i danni del terremoto, arricchire il patrimonio culturale. Ma soprattutto sapete quanta energia ho speso perch\u00e9 il Vangelo fosse annunciato, perch\u00e9 i deboli e i malati fossero consolati. Per questo non posso tacere la mia preoccupazione per Narni: \u00e8 la citt\u00e0 della diocesi cha ha la pi\u00f9 bassa frequenza alla Messa domenicale. Solo una persona su dieci viene a Messa la domenica. Per me \u00e8 una grande sofferenza. Non tanto perch\u00e9 non si rispetta un precetto. No, non \u00e8 questione di precetti da rispettare. Il problema \u00e8 ben pi\u00f9 profondo. Se a Narni solo 10 persone su cento frequentano il Vangelo, se 90 persone su mille non sanno dare neppure un\u2019ora della loro settimana a Dio, \u00e8 inesorabile che cresca una citt\u00e0 egoista, indifferente, litigiosa, invidiosa, maldicente, divisa, che non sa guardare oltre il proprio piccolo o grande potere senza avere la capacit\u00e0 di pensare al bene comune di tutti. La vita di Narni \u2013 in queste condizioni \u2013 rischia di correre verso la tristezza e quindi la violenza. <\/P><br \/>\n<P>Care sorelle e cari fratelli, non posso tacere. Dice il salmista: &#8220;Per amore di Gerusalemme non tacer\u00f2!&#8221; Non posso tacere di fronte al rischio dell\u2019avanzare della tristezza, con tutte le conseguenze che questo comporta. Ieri a pochi chilometri di qui, due giovani, due fidanzati in cerca di emozioni forti, si sono sfracellati sulle pietre del fiume precipitando da settanta metri per un tragico gioco, che viene pure reclamizzato. Davvero, poveri giovani! Qualcuno potrebbe dire: se la son voluta! A me non basta. E mi viene da pensare che \u00e8 davvero crudele quella societ\u00e0 che fa scegliere &#8220;giochi&#8221; come questi, magari perch\u00e9 non sa offrire le emozioni vere della vita. S\u00ec, la felicit\u00e0 vera non sta nella soddisfazione personale, ma nel vedere sbocciare il sorriso anche sul volto degli altri, nel vedere crescere attorno a s\u00e9 fraternit\u00e0 e gioia. Quei due giovani, con la loro tragedia, ci dicono che non basta essere giovani e fidanzati per essere davvero felici. La felicit\u00e0 non sta nel soddisfare se stessi e i propri progetti. La felicit\u00e0 non sta nel far crescere i propri affari, e le proprie emozioni, fossero anche affari ed emozioni religiosi. Anche la nostra Chiesa sarebbe triste se lavorasse solo per se stessa. Lo ripeto: la nostra Chiesa non ha nulla da rivendicare e da pretendere. Nostro desiderio \u00e8 servire Narni e rendere la vita di tutti, nessuno escluso, pi\u00f9 felice. Sento forte l\u2019interrogativo anche per me e per i responsabili della pastorale, sacerdoti e laici, di questa situazione. E mi interrogo su cosa fare, su come rendere la vita di tutti pi\u00f9 felice.<\/P><br \/>\n<P>Giovenale torna oggi ad indicarci la via della felicit\u00e0. Egli continua a dirci che \u00e8 felice chi ama il Signore e chi spende generosamente la propria vita per gli altri, per la crescita della comunit\u00e0 civile e religiosa. E per primo ce ne ha dato l\u2019esempio, spendendo tutta la sua vita per amare il Signore e per amare i suoi concittadini di Narni, nessuno escluso. Noi, invece, al Signore non sappiamo dare nemmeno un\u2019ora la settimana (la Messa la domenica), e agli altri neppure quell\u2019ora. E lo dico di coloro che pure si professano cristiani! Come possiamo pretendere di non avere una vita triste? Giovenale ha combattuto contro questa tristezza. Egli non cedette alle pressioni per rinnegare il suo Signore. E continua ancora oggi a lottare per liberarci dalla schiavit\u00f9 dei tanti idoli sui cui altari sacrifichiamo grande parte della nostra vita. I nostri idoli sono diversi da quelli del suo tempo, forse pi\u00f9 sofisticati, ma anche pi\u00f9 insidiosi. La felicit\u00e0 \u00e8 descritta nel comandamento che Ges\u00f9 ci ha donato: &#8220;Vi do un comandamento nuovo: di amarvi gli uni gli altri; come io ho amato voi, cos\u00ec voi amatevi gli uni gli altri&#8221;. Sono parole che se ascoltate cambierebbero la faccia di Narni. Facciamole nostre e, ne sono certo, Narni risplender\u00e0 di luce nuova, risplender\u00e0, appunto, della luce dell\u2019amore, della luce della misericordia, della luce di un cuore largo com\u2019\u00e8 largo il mondo. Il Signore ha un\u2019ambizione su questa nostra citt\u00e0: farla risplendere per l\u2019amore. Non mortifichiamola con la nostra superficialit\u00e0 e il nostro egocentrismo. A che servirebbe una Narni chiusa in se stessa, rinserrata nelle ristrette mura e lacerata dalle lotte intestine? Arroccarsi significa intristirsi, spegnersi e, alla fine, morire. Altro \u00e8 stato il senso della consegna dei ceri che ieri sera avete fatto. Abbiamo voluto far rivivere l\u2019antica tradizione di liberare un condannato in occasione della festa di San Giovenale: avete accettato che oggi questa tradizione significasse la liberazione di uno dei condannati a morte che giacciono in tante prigioni del mondo e il riscatto di alcuni schiavi, un commercio che ancora oggi avviene in Africa.<\/P><br \/>\n<P>Stamane le parrocchie consegnano il cero, il segno della luce dell\u2019amore che deve ardere ovunque, in ogni arte, in ogni castello. Questa \u00e8 la vocazione che auspico per Narni e per ogni parrocchia. Scrive l\u2019apostolo Paolo: &#8220;Vi esorto, dunque io, prigioniero nel Signore, a condurre una vita degna della vocazione a cui foste chiamati, in tutta umilt\u00e0, sopportandovi gli uni gli altri con amore e studiandovi di conservare l\u2019unit\u00e0 di spirito mediante il vincolo della pace&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>E la vocazione a cui siamo chiamati, fratelli e sorelle, \u00e8 quella di camminare in questo nuovo millennio con un cuore pi\u00f9 largo, con un cuore pi\u00f9 generoso, con la lampada dell\u2019amore accesa. E ricordiamoci, che nessuno ha l\u2019amore per carattere, da se stesso. Pu\u00f2 forse una candela accendersi da se stessa? C\u2019\u00e8 sempre bisogno che la fiamma venga da fuori. Quando e dove allora si accende la lampada dell\u2019amore? L\u2019amore si accende e si apprende la domenica a Messa. Tornate a Messa se volete che Narni splenda. Torniamo a Messa la domenica e rendiamola la festa comune della famiglia del Signore. Ogni domenica \u00e8 Pasqua; giorno in cui annunciamo la vittoria della vita sulla morte, dell\u2019amore sulla sull\u2019odio. S\u00ec, la Messa della domenica ci salver\u00e0 da una vita triste e ripiegata su noi stessi. La Messa della domenica \u00e8 il cantiere ove veniamo costruiti come una grande famiglia: qui ascoltiamo il Vangelo, qui ci uniamo al corpo stesso di Ges\u00f9, qui riceviamo i sentimenti buoni, qui siamo resi forti per contrastare il male. S\u00ec, la domenica salva la nostra vita, salva la vita delle nostre parrocchie, salva la vita stessa di Narni. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care sorelle e fratelli, avete fatto bene a tornare a San Giovenale, difensore e protettore di questa nostra citt\u00e0. Forse avete intuito che allontanarsi da questa memoria significa rendere la vita di Narni pi\u00f9 banale e pi\u00f9 triste. 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