{"id":16474,"date":"2002-09-21T00:00:00","date_gmt":"2002-09-21T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/xxv-domenica.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"xxv-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/xxv-domenica.html","title":{"rendered":"XXV domenica"},"content":{"rendered":"<p>Il Vangelo di questa domenica si colloca poco prima dell\u2019ingresso di Ges\u00f9 nella citt\u00e0 santa. Era ormai evidente che le sue parole suonavano in modo totalmente estraneo alla religiosit\u00e0 allora dominante, sino al punto da sconvolgerne l\u2019assetto. Il fronte dell\u2019opposizione si era allargato e per di pi\u00f9 aveva deciso di eliminare Ges\u00f9. E lui ne era cosciente: sapeva bene che se avesse continuato su quella via per lui sarebbe stata la fine. Ma non si ferm\u00f2. Non poteva smussare il Vangelo, n\u00e9 ridurne le esigenze. <BR><BR>Del resto gi\u00e0 i profeti avevano sottolineato la distanza che intercorreva tra il modo di pensare di Dio e quello degli uomini. Nel capitolo 55 del profeta Isaia si legge: \u201ci miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie \u2013 oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri\u201d. La distanza tra il cielo e la terra (ossia i modi di ragionare, di pensare, di comportarsi nei due mondi), era uno dei dogmi dell\u2019antico Israele. La parabola degli operai dell\u2019ultima ora si iscrive in questo contesto di alterit\u00e0. Le parole di Ges\u00f9 suonavano del tutto estranee alla comune giustizia salariale. Non si era mai visto che un padrone desse la stessa paga a coloro che avevano lavorato per tutto il giorno come a quelli che avevano lavorato per un\u2019ora sola. Ges\u00f9 parla di un imprenditore agricolo, un viticoltore, che per l\u2019intera giornata \u00e8 preoccupato di assumere lavoratori per la sua vigna. Esce di casa per cinque volte: all\u2019alba (e pattuisce con i primi lavoratori un denaro di compenso, paga ordinaria di una giornata lavorativa), poi alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle tre e infine alle cinque. La risposta che danno questi ultimi lavoratori al suo invito (\u201cnessuno ci ha presi a giornata\u201d) fa pensare a tanti, giovani e meno giovani, disoccupati, non solo o non tanto nel lavoro remunerato, quanto nel lavoro per costruire una vita solidale. Peggio se occupati in et\u00e0 giovanissima e in situazioni di degrado umano. Sono tanti i disoccupati in questo senso: sono quei giovani, magari disillusi oppure soggiogati dal consumismo che si ripiegano su se stessi, esecutori e vittime allo stesso tempo. E forse dobbiamo dire che sono cos\u00ec anche perch\u00e9 \u201cnessuno li prende a giornata\u201d. Venuta la sera, continua la parabola, inizia il pagamento. Gli ultimi ricevono un denaro ciascuno. I primi, visto quanto accade, pensano di ricevere di pi\u00f9. E\u2019 logico pensarlo, forse anche giusto. La sorpresa nel vedersi trattare come gli ultimi li porta alla mormorazione contro il padrone: \u201cquesto non \u00e8 giusto\u201d sono tentati di dire. E in effetti gli ascoltatori della parabola (forse anche noi) sono portati a condividere questi sentimenti. Ma \u00e8 proprio qui la distanza tra il cielo e la terra. E\u2019 anzitutto da chiarire che Ges\u00f9 non vuole impartire una lezione di giustizia sociale, n\u00e9 presentare uno dei comuni padroni di questo mondo che, giustamente, ricompensa secondo le prestazioni date. La giustizia di Dio non \u00e8 la giustizia degli uomini. Ges\u00f9 presenta un personaggio assolutamente eccezionale, il quale tratta i suoi sottoposti al di fuori delle regole legalitarie. <BR>Insomma, il comportamento del Padre, la sua bont\u00e0, la sua magnanimit\u00e0, la sua misericordia, superano il comune modo di pensare. E lo superano \u201cquanto il cielo dista dalla terra\u201d. Lavorare per il Signore e non per la sopraffazione o addirittura per la morte \u00e8 gi\u00e0 una grande ricompensa. Questa straordinaria bont\u00e0 e misericordia crea mormorazione e scandalo. Ma non \u00e8 che Dio distribuisca a capriccio la sua ricompensa, donando a chi pi\u00f9 e a chi meno. Dio non fa ingiustizia. E\u2019 la larghezza della sua bont\u00e0 che lo spinge a donare a tutti secondo il loro bisogno. <BR><BR>La giustizia di Dio non risiede in un astratto principio di equit\u00e0; si misura piuttosto sul bisogno dei suoi figli. E la nostra ricompensa sta nell\u2019essere chiamati a lavorare per la vigna del Signore e nella consolazione che ne deriva, non importa se lavoriamo da tanto o da poco tempo nella vigna. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vangelo di questa domenica si colloca poco prima dell\u2019ingresso di Ges\u00f9 nella citt\u00e0 santa. Era ormai evidente che le sue parole suonavano in modo totalmente estraneo alla religiosit\u00e0 allora dominante, sino al punto da sconvolgerne l\u2019assetto. Il fronte dell\u2019opposizione si era allargato e per di pi\u00f9 aveva deciso di eliminare Ges\u00f9. 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