{"id":16465,"date":"2002-12-08T00:00:00","date_gmt":"2002-12-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/ii-domenica-di-avvento.html"},"modified":"2013-05-10T23:52:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:52:34","slug":"ii-domenica-di-avvento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/ii-domenica-di-avvento.html","title":{"rendered":"II domenica di Avvento"},"content":{"rendered":"<p><P>\u201cInizio del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo\u201d. Si apre cos\u00ec il Vangelo di Marco, che ci accompagner\u00e0 per tutto questo anno liturgico. Composto negli anni tra il 60 e il 70, dopo un&nbsp; lungo periodo di predicazione apostolica, \u00e8 il primo dei Vangeli scritti. L\u2019evangelista non ha inteso scrivere un romanzo religioso, bello ed educativo, bens\u00ec raccontare un fatto, realmente accaduto, ma cos\u00ec straordinario ed unico da essere \u201cVangelo\u201d, ossia una buona notizia per tutti. Scrivendo \u201cinizio della buona notizia\u201d, l\u2019evangelista fa notare che prima questa notizia non c\u2019era ed iniziava appunto con Ges\u00f9, ma non si tratta di un \u201cinizio\u201d solo temporale, posto una volta per tutte e relegato nel tempo passato, quasi prigioniero di quei giorni. La \u201cbuona notizia\u201d di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 un \u201cinizio\u201d che resta vitale, \u00e8 come una pietra viva che resta fondamento sempre operante, e che riguarda ogni generazione e ogni tempo. Per questo il Vangelo non lo si ascolta una volta per tutte. Ogni giorno va ascoltato: \u00e8 a fondamento di ogni giornata, ancor pi\u00f9, della vita stessa di ogni comunit\u00e0 cristiana. Tutti abbiamo bisogno di ascoltarlo e riascoltarlo ancora, e sin dall\u2019inizio. Nessuna et\u00e0 e nessuna generazione pu\u00f2 farne a meno. Per la vita spirituale accade quel che avviene per il corpo: non ci si nutre una volta per tutte, ogni giorno \u00e8 necessario sostentarsi.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>Il Vangelo non ci dice solo come \u00e8 accaduta la salvezza; esso stesso l\u2019inizia e la continua in ognuno di noi. Il mondo, le nostre citt\u00e0, i nostri paesi, i nostri quartieri, hanno bisogno che continui a risuonare questa buona notizia. E\u2019 vero che la nostra societ\u00e0 non manca di parole; ma spesso sono vuote e non raggiungono il cuore. Dentro e fuori siamo spesso storditi da rumori e confusione. Voci e discorsi diversi ci martellano e ci sommergono. Parole e notizie ci giungono da ogni parte del pianeta. Eppure sappiamo poco parlare tra noi, raramente ci scambiamo parole vere e ancor meno notizie buone. Il Vangelo non si rassegna a un mondo senza parole vere, non si arresta di fronte ad una societ\u00e0 che sembra essere avida solo di cattive notizie. Al contrario, il Vangelo inizia a parlare.<\/P><br \/>\n<P>Le sue prime parole ci immergono subito nell\u2019attesa di un futuro, anzi ci invitano a prepararlo. Esse annunciano che \u201cqualcuno\u201d sta per venire a donare la salvezza. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per distrarsi. Il rischio di perdere l\u2019occasione propizia \u00e8 alto. Se domenica scorsa la liturgia chiedeva di essere vigilanti, oggi esorta ad aprire il cuore per accogliere colui che sta per venire. Si potrebbe dire che l\u2019inizio del Vangelo di Marco svolge esso stesso la funzione del Battista: questa Parola apre la strada al Signore, \u00e8 la voce che grida ad ognuno di preparare la via perch\u00e9 Egli sta tornando in Sion. S\u00ec, il Signore torna nella sua citt\u00e0. Ecco la buona notizia di questa pagina evangelica. <\/P><br \/>\n<P>Gi\u00e0 con la prima lettura, attraverso le parole di Isaia (40, 1-11), la liturgia ci fa sentire l\u2019avvicinarsi di questo tempo: \u201cConsolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che \u00e8 finita la sua schiavit\u00f9\u201d. Il popolo d\u2019Israele pu\u00f2 lasciare la terra di Babilonia, dov\u2019\u00e8 schiavo, e partire verso Sion; percorrer\u00e0 una grande strada, aperta nel deserto, una strada larga, rettilinea e pianeggiante che superer\u00e0 steppe, che traverser\u00e0 valli e montagne, per salire sino a Gerusalemme. Ed il Signore, come il pastore di cui parla il profeta, si porr\u00e0 davanti al suo popolo guidandolo su questa strada. <\/P><br \/>\n<P>Aprire la strada, vuol dire aprire il Vangelo, ascoltarlo, leggerlo, meditarlo. Con Ges\u00f9, infatti, la \u201cstrada del Signore\u201d \u00e8 giunta sino a noi; la salvezza \u00e8 scesa nell\u2019oggi della nostra vita. Questa convinzione \u00e8 la forza del Battista. Egli \u00e8 vestito da povero: porta un rozzo camice di pelo di cammello non le vesti morbide e gli abiti sontuosi che usano indossare gli uomini del mondo. La sua austera sobriet\u00e0, tanto lontana da tanti nostri atteggiamenti, sottolinea che egli vive davvero solo del Signore e del suo futuro. Giovanni ha fretta che venga presto il futuro di Dio, e lo grida forte (\u201calza la voce con forza\u201d, aveva detto il Signore al profeta Isaia). Non accetta fatalisticamente il mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8. Non tace, protesta; veste da personaggio strano e, soprattutto, parla; anzi, grida. E\u2019 tagliente con la sua parola. Non si abbandona ad esercitazioni verbali, e neppure brandisce il randello dell\u2019opposizione o della protesta ideologica. Giovanni, come richiede ogni predicazione (e penso qui alle nostre predicazioni domenicali !), parla al cuore della gente: non vuole colpire le orecchie, non ama correr dietro a pruriti vani, non propone verit\u00e0 o idee sue. Egli &#8211; obbedendo allo Spirito del Signore, come ogni buon predicatore deve fare &#8211; desidera che la sua parola colmi i vuoti dei cuori, appiani i monti che allontanano gli uni dagli altri, abbatta i muri che separano, strappi le radici amare che avvelenano i rapporti, raddrizzi i sentieri distorti dall\u2019odio, dalla maldicenza, dall\u2019invidia, dall\u2019indifferenza, dall\u2019orgoglio, dalla malafede&#8230;<\/P><br \/>\n<P>Questo austero predicatore, che dimentica se stesso perch\u00e9 sia solo il Signore a parlare attraverso la sua voce, colpisce davvero il cuore di chi lo ascolta. Marco lo nota: \u201cAccorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme\u201d per farsi battezzare, ognuno confessando i propri peccati. Forse anche noi oggi dobbiamo lasciare l\u2019orgoglio della nostra Giudea o la sicurezza della nostra privata Gerusalemme, per recarci nel deserto, lontani dalle abitudini e dalle malferme certezze di sempre, e provare ad ascoltare la voce di questo austero predicatore per lasciarsi toccare il cuore. La Santa Liturgia della domenica, le nostre stesse Chiese, piccole o grandi, splendide o malmesse, diventano il momento e il luogo per stringerci attorno a Giovanni Battista e alla sua predicazione. Quando le Sante Scritture si aprono e la Parola di Dio viene annunciata e predicata, in quel momento si apre la strada del Signore; beati noi se sapremo accoglierla e percorrerla perch\u00e9 certo ci porter\u00e0 incontro al Signore che viene.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cInizio del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo\u201d. Si apre cos\u00ec il Vangelo di Marco, che ci accompagner\u00e0 per tutto questo anno liturgico. Composto negli anni tra il 60 e il 70, dopo un&nbsp; lungo periodo di predicazione apostolica, \u00e8 il primo dei Vangeli scritti. 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