{"id":15923,"date":"2011-11-16T00:00:00","date_gmt":"2011-11-16T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/dallemergenza-allaccoglienza.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:33","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:33","slug":"dallemergenza-allaccoglienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dallemergenza-allaccoglienza.html","title":{"rendered":"Dall&#8217;emergenza all&#8217;accoglienza"},"content":{"rendered":"<p>La storia del nostro paese &egrave; segnata dal fenomeno  immigratorio, anche se non sempre ce ne ricordiamo. Basti pensare che  dal 1876 al 1976 ben 24 milioni di italiani sono emigrati all&#8217;estero,  mentre alcuni milioni sono emigrati all&#8217;interno del paese. Oggi l&#8217;Italia  &egrave; diventata paese di immigrazione. Ma affronta questo fenomeno in  maniera del tutto smemorata e non poco acritica. Lo vive come un  pericolo pi&ugrave; che come una opportunit&agrave;. Intendiamoci, non che manchino i  problemi nell&#8217;affrontare tale fenomeno. L&#8217;impatto con lo straniero, &egrave;  sempre un&#8217;esperienza complessa. La presenza di gente diversa, con  abitudini differenti, poveri, gruppi maschili, rappresenta un fatto  scomodo, minaccioso. C&#8217;&egrave; chi ha paura che l&#8217;immigrazione segni la fine  del nostro mondo. In verit&agrave;, se non ci sono gli immigrati davvero &egrave; la  fine dell&#8217;Italia che conosciamo. L&#8217;Italia ha bisogno di immigrati, se  intendiamo rimanere ancora domani il paese che siamo. La popolazione  cresce al 90% per la loro presenza: il saldo naturale positivo si deve  all&#8217;incremento degli stranieri. Senza di loro la popolazione sarebbe  diminuita di 650.000 unit&agrave; dal 1993 al 2006. La loro et&agrave; media &egrave; di 30,9  anni, a fronte dei 43,5 degli italiani. Gli stranieri fanno pi&ugrave; giovane  e dinamico il paese. Oltre ai disagi, e ai problemi di convivenza, ci  sono molti elementi positivi. Nel 2004, secondo l&#8217;Agenzia delle entrate,  l&#8217;81% degli stranieri (2.259.000) ha fatto la dichiarazione dei  redditi, versando 1,87 miliardi di euro e denunciando redditi per 23,8  miliardi. L&#8217;INPS ha dichiarato che gli stranieri versano 5 miliardi di  euro nelle sue casse. Gli stranieri operano nel mercato immobiliare, con  le banche e le poste (circa 3.000.000), contribuiscono al PIL, che,  senza il loro apporto sarebbe diminuito. Si potrebbe continuare&#8230;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Eppure &egrave; la paura il modo con si affronta il  tema dell&#8217;immigrazione. E il discorso pubblico ha una grande  responsabilit&agrave; di questa devianza. Non poche sono le menzogne a tale  riguardo. Si sottolineano i problemi in maniera volutamente eccessiva e  si tacciono i numerosi vantaggi. Un esempio. Quanti italiani fanno  l&#8217;esperienza positiva di quasi un milione di badanti e colf, essenziali  alla sopravvivenza familiare? Il CENSIS parla di una famiglia ogni  dieci. Eppure non si dice. Purtroppo il discorso pubblico spesso stride  con l&#8217;esperienza di tanti. E&#8217; urgente invece aggiornare il discorso  pubblico sull&#8217;immigrazione. Non solo. C&#8217;&egrave; bisogno di una cultura &#8220;alta&#8221;  dell&#8217;immigrazione. Innanzi tutto si deve dire agli italiani che abbiamo  bisogno di stranieri. Non sono essi a far finire il nostro mondo. E&#8217;  vero esattamente il contrario: senza gli stranieri il nostro mondo  finisce. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Accade, invece, il contrario: il discorso pubblico scarica  sugli immigrati il sentimento di paura e di insicurezza degli italiani. E  questo perch&eacute; &egrave; pagante in termini di consenso. In verit&agrave;, tale  discorso rischia di sfuggire al controllo. La predicazione  dell&#8217;antagonismo sociale &egrave; il veicolo attraverso cui transitano  aggressivit&agrave; e violenza. E&#8217; bene essere avvertiti che l&#8217;odio sociale  circola al di l&agrave; dell&#8217;obbiettivo per cui &egrave; sorto, seguendo percorsi  imprevedibili. Ce lo ricorda il profeta Osea: &#8220;Poich&eacute; hanno seminato  vento, raccoglieranno tempesta&#8221;(8,8). L&#8217;insicurezza c&#8217;&egrave;, eccome. Ma le  sue ragioni &#8211; come oggi appare chiaro &#8211; non poggiano sul fenomeno degli  immigrati, se non per poca cosa. L&#8217;insicurezza trova le sue cause nella  crisi che stiamo attraversando, nell&#8217;assenza di futuro per i nostri  giovani, in una globalizzazione che spaventa, in una violenza che sempre  pi&ugrave; si diffonde nelle pieghe della societ&agrave;, e cos&igrave; oltre. E&#8217; troppo  facile e pericoloso scaricare tutto sugli immigrati. Certo &egrave; che la  nostra societ&agrave; &egrave; piena di aggressivit&agrave;, come si vede anche dai delitti  commessi all&#8217;interno delle famiglie.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Non c&#8217;&egrave; dubbio comunque che l&#8217;immigrazione &egrave; una delle grandi  questioni nazionali. Ed &egrave; una tema che infiamma. Ma &egrave; necessario  affrontarlo con uno sguardo sereno e un largo accordo. Dobbiamo  riscoprire il senso e il valore dell&#8217;accoglienza. Accoglienza, una  parola poco amata, e magari considerata buonista o cattolica, eppure  esprime bene la responsabilit&agrave; di chi ha una casa con una sua identit&agrave;,  le sue leggi, la sua tradizione, la sua cultura. Chi ha una casa ben  salda non teme di intaccarla se accoglie altri. Chi sente con forza la  propria identit&agrave; non teme che sia intaccata da altri diversi da lui. Se  abbiamo paura che gli immigrati insidiano la nostra identit&agrave;, dobbiamo  chiederci se gi&agrave; non l&#8217;abbiamo indebolita se non addirittura persa.  L&#8217;identit&agrave; infatti non &egrave; un monoblocco, ma un organismo vivente che &egrave;  capace di accogliere e di mutare.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">L&#8217;Italia del 1961, quella del centenario nell&#8217;Unit&agrave;, credeva  nella sua capacit&agrave; di crescita economica e civile. E l&#8217;Italia 2011,  quella dei 150 anni di Unit&agrave;? Crediamo nel nostro mondo italiano o  abbiamo solo paura che finisca? Non &egrave; indifferente che si scelga l&#8217;una o  l&#8217;altra opzione. Crediamo nel nostro Stato-nazione che ci fa italiani e  investiamo sul suo futuro o siamo solo spaventati? Qui c&#8217;&egrave; la grande  responsabilit&agrave; del discorso pubblico, che aiuti singoli e famiglie a  guardare al proprio futuro in una casa nazionale. C&#8217;&egrave; una responsabilit&agrave;  dei cristiani in questo campo. E se molto si &egrave; fatto sulla via  dell&#8217;integrazione lo si deve al sentire cristiano che sostiene  l&#8217;uguaglianza tra tutti gli uomini al di l&agrave; della razza, della fede e  della cultura. Questo sentire profondo segnato dal cristianesimo &egrave; una  vera e propria risorsa nazionale, anche se non sempre &egrave; stata  assecondata dalle istituzioni e dal discorso pubblico. E&#8217; incredibile:  l&#8217;Italia ha bisogno degli stranieri, eppure si fomenta in tanti modi la  paura.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E&#8217; necessario  promuovere uno sguardo positivo e costruttivo su questo fenomeno storico  che segna la vita del paese. C&#8217;&egrave; bisogno di uno stile che sia  all&#8217;altezza di una politica di accoglienza che ne vuol fare degli  stranieri lavoratori integrati o cittadini. &nbsp;C&#8217;&egrave; bisogno di politica. E  di un approccio globale. L&#8217;invasione non si ferma alle frontiere (dove  approdano tutti, anche i rifugiati che hanno diritto all&#8217;asilo), ma nei  paesi di provenienza con una sapiente politica di cooperazione, che in  Italia &egrave; per&ograve; agonizzante. Ci vuole una politica internazionale nel Sud  del mondo. Il rafforzamento della cooperazione, intesa in modo da  suscitare una rinnovata iniziativa delle societ&agrave; del Sud del mondo, &egrave; un  fatto prioritario se si vuole governare l&#8217;immigrazione. Dobbiamo  imparare la civilt&agrave; del convivere! Convivere vuol dire avere una casa  che si allarga, non tante casette poste una accanto all&#8217;altra. E  l&#8217;immigrazione ci ricorda che i popoli del mondo globalizzato hanno un  destino che ci lega in modo molto pi&ugrave; intimo che mezzo secolo fa.  L&#8217;integrazione, comunque, non &egrave; un fatto scontato o naturale. E&#8217; una  impresa plurima che richiede l&#8217;impegno di tutti. Ovviamente a partire da  una sapiente politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia del nostro paese &egrave; segnata dal fenomeno immigratorio, anche se non sempre ce ne ricordiamo. Basti pensare che dal 1876 al 1976 ben 24 milioni di italiani sono emigrati all&#8217;estero, mentre alcuni milioni sono emigrati all&#8217;interno del paese. Oggi l&#8217;Italia &egrave; diventata paese di immigrazione. 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