{"id":15897,"date":"2010-02-08T00:00:00","date_gmt":"2010-02-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/inaugurazione-del-restauro-seminario-regionale-umbro.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:34","slug":"inaugurazione-del-restauro-seminario-regionale-umbro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/inaugurazione-del-restauro-seminario-regionale-umbro.html","title":{"rendered":"Inaugurazione del restauro Seminario regionale umbro"},"content":{"rendered":"<p>Questa santa Liturgia dona un sapore particolare alla inaugurazione del Seminario restaurato dopo il terremoto. Dopo aver visitato i vari luoghi ci siamo ora raccolti qui, nella cappella, che ne rappresenta il cuore. Di qui infatti sgorga l&#8217;intera vita del Seminario, da questo altare viene plasmata la vostra vita, cari seminaristi. E in questo altare, in questa cappella, possiamo dire che sono simbolicamente presenti tutti gli otto altari delle rispettive cattedrali delle nostre Chiese umbre. Non &egrave; solo un caso che oggi siamo presenti tutti gli otto vescovi delle Chiese dell&#8217;Umbria. Il seminario &egrave; nel nostro cuore, nelle nostre preghiere, nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni pastorali. E desideriamo &#8211; anche a partire dai lavori di restauro &#8211; che divenga sempre pi&ugrave; un luogo privilegiato della vita pastorale della nostra Regione. S&igrave;, c&#8217;&egrave; bisogno di legare ancor pi&ugrave; fortemente il Seminario alle Chiese diocesane e viceversa. E inaugurarlo nel corso dell&#8217;anno sacerdotale sottolinea ancor pi&ugrave; questo desiderio. E&#8217; bello perci&ograve; che oggi anche tanti ex alunni possano partecipare a questa straordinaria festa. <br \/>Il Vangelo di Cana che ci &egrave; stato annunciato ci suggerisce alcune riflessioni in proposito. A Cana Ges&ugrave; opera il primo dei sette miracoli, dei sette segni, narrati nel quarto Vangelo. E in quel giorno, dopo che Ges&ugrave; aveva trasformato l&#8217;acqua in vino, i discepoli cedettero in lui. Non fu una manifestazione di potenza e tanto meno di maestria di quel profeta. Ges&ugrave; non voleva stupire il maestro di tavola e gli altri commensali facendo servire un vino migliore. Ges&ugrave; voleva piuttosto toccare il cuore dei discepoli perch&eacute; credessero in Lui, perch&eacute; comprendessero che valeva la pena mettersi al suo seguito. E non &egrave; forse anche questo quello che deve accadere nel Seminario? Non dovete, cari seminaristi, mentre state nel Seminario lasciarvi toccare il cuore e la mente per seguire Ges&ugrave; nella via del sacerdozio? Non dovete diventare come quei servi che sanno portare ai commensali della vita un vino buono? <br \/>Spesso, in particolare oggi, il vino dell&#8217;amore, della felicit&agrave;, manca nella tavola della vita della nostra societ&agrave; umbra. E non solo. S&igrave;, possiamo dire anche noi al Signore, come fece Maria: &#8220;non hanno pi&ugrave; vino&#8221;. Anche la gente che frequenta le nostre comunit&agrave; cristiane spesso appare poco felice. Un sacerdote straniero che opera qui in Umbria, rivolto ai fedeli durante l&#8217;omelia disse loro: &#8220;Perch&eacute; siete tristi anche quando cantate?&#8221;. C&#8217;&egrave; un tristezza diffusa. E&#8217; come se non ci fossero pi&ugrave; i colori, intendo dire i sentimenti belli, forti, quelli che richiedono anche sacrificio, attenzione, coraggio, creativit&agrave;, impegno, rinuncia. Ci si accontenta dell&#8217;acqua delle sei giare, ad ogni stagione della vita. I giovani &#8211; purtroppo ora anche i nostri adolescenti &#8211; per avere qualche sensazione forte si rifugiano nell&#8217;alcool, o nella droga o in gesti duri e violenti. Gli adulti si rassegnano ad una vita piatta e gli anziani si auto convincono che non debbono essere di peso e si rassegnano alla solitudine.<br \/>Ma non &egrave; questo quel che il Signore vuole. Maria, la madre di Ges&ugrave;, attenta a quanto sta accadendo, rivolge al Figlio la sua preghiera: &#8220;Non hanno pi&ugrave; vino!&#8221;. E&#8217; una preghiera audace che vuole forzare la volont&agrave; di quel Figlio. E&#8217; la preoccupazione materna della Chiesa che non si rassegna alla vita banale e triste che gli uomini e le donne stanno conducendo. E innalza la sua preghiera perch&eacute; il Signore intervenga ancora. Di fronte alla risposta ferma di Ges&ugrave;, Maria non si ferma e si rivolge ai servi dicendo loro: &#8220;Qualsiasi cosa vi dica, fatela&#8221;. E&#8217; un bel consiglio. Cari seminaristi, queste parole, debbono suonare particolarmente vicine a voi, visto che qui invochiamo Maria con il titolo di Madonna del Buon Consiglio. S&igrave;, Maria diede a quei servi un buon consiglio. Essi lo accolsero e obbedirono. Forse non compresero bene quelle parole, ma obbedirono. E parteciparono a quel miracolo. Quel che ora fanno i servi con il vino, lo faranno poi gli apostoli con il pane moltiplicato. E&#8217; Ges&ugrave; che compie il miracolo, ma la distribuzione &egrave; fatta dai servi, dagli apostoli. <br \/>Non pochi Padri commentano questo primo segno di Ges&ugrave; legato all&#8217;Eucarestia. Potremmo allora raccogliere la vita del Seminario in quella frase di Maria &#8220;Qualsiasi cosa vi dica, fatela&#8221;. La formazione nel Seminario &egrave; racchiusa in questa frase: diventare servi dell&#8217;altare, servi di quel miracolo del nuovo vino e del pane santo. Ecco perch&eacute; oggi l&#8217;inaugurazione trova qui, attorno all&#8217;altare il suo vero significato. E&#8217; qui, &egrave; l&#8217;altare, il fonte e il culmine della vostra formazione, anzi della vostra vita. Potremmo dire che tutto di voi, tutto del sacerdote, tutto del vescovo, tutto della Chiesa, nasce e culmina all&#8217;altare. Al termine della vostra formazione, sentirete anche voi cari seminaristi, come lo ha sentito ciascuno di noi,m vescovi e sacerdoti: &#8220;Fate questo in memoria di me&#8221;. Potremmo dire che nell&#8217;altare si riassume l&#8217;intera opera del Sacerdote. <br \/>Papa Giovanni XXIII, quand&#8217;era Patriarca di Venezia, esortava tutti a fissare lo sguardo sull&#8217;altare. Era l&#8217;altare prima del Concilio, e vi si ponevano il Libro e il Calice, oggi potremmo dire: l&#8217;ambone e l&#8217;altare, la Bibbia e il Calice. E diceva che erano l&#8217;alfa e l&#8217;omega della vita del prete: &#8220;Nel libro, la voce di Cristo sempre risonante nei nostri cuori; nel calice, il sangue di Cristo presente a grazia, a propiziazione, a salute nostra, della santa Chiesa e del mondo. Le due realt&agrave; vanno assieme&#8230; fra l&#8217;una e l&#8217;altro seguono tutte le lettere dell&#8217;alfabeto, ossia tutti gli affari della vita individuale, domestica, sociale; tutto ci&ograve; che &egrave; importante pure, ma &egrave; secondario in ordine al destino eterno dei figli di Dio, e che non vale se non in quanto &egrave; sostenuto dalle due lettere terminali: cio&egrave; la Parola di Ges&ugrave; sempre risonante in tutti i toni nella Santa Chiesa dal libro sacro: ed il sangue di Ges&ugrave; nel divino sacrificio, sorgente perenne di grazie e di benedizioni&#8221;. <br \/>Questa convinzione gli fece dire ai fedeli, il giorno del suo ingresso al Laterano come vescovo di Roma: &#8220;E&#8217; dunque sull&#8217;altare che amiamo invitarvi a cercare sempre il vescovo e il sacerdote, nell&#8217;atto di distribuire il corpo e il sangue del Signore&#8230;&#8221;. Se ci chiediamo perci&ograve; dove sta il sacerdote, la risposta &egrave; chiara: lo possiamo vedere in tanti luoghi del mondo e in tanti aspetti della vita della Chiesa, ma il suo posto &egrave; l&#8217;altare. Il sacerdote lo vediamo a partire dalla mensa dell&#8217;Eucarestia. Qui &egrave; il cuore del suo ministero. C&#8217;&egrave; un legame indissolubile tra il sacerdote e l&#8217;altare. Noi preti, noi vescovi, nasciamo come tali proprio dall&#8217;altare. E dobbiamo vivere presso l&#8217;altare. Qui &egrave; il cuore della nostra esistenza. Papa Giovanni aggiungeva: &#8220;E&#8217; dall&#8217;altare; &egrave; da questo monte santo che dobbiamo guardare le cose terrene, giudicarle e servircene. Anche le questioni pi&ugrave; gravi in cui talora si dilania la umana convivenza, di l&agrave; debbono prendere il principio di una giusta soluzione&#8221;. Il prete, il vescovo, debbono guardare la vita, i problemi, i drammi, dal monte santo dell&#8217;altare: con uno sguardo liturgico, si potrebbe dire. Guardare le cose dall&#8217;altare vuol dire vederle in maniera diversa che da casa propria o dalla strada. C&#8217;&egrave; un&#8217;originalit&agrave; dello sguardo dall&#8217;altare che riguarda prima di tutto colui che presiede la celebrazione liturgica e colui che serve ad essa. S&igrave;, bisogna cominciare a guardare la vita &#8211; anche la propria &#8211; dall&#8217;altare, cio&egrave; nella prospettiva della liturgia. <br \/>Cari seminaristi, comprendete allora la preziosit&agrave; degli anni della vostra vita nel Seminario, direi attorno a questo altare. Forse non &egrave; casuale che la sistemazione attuale non sia compiuta. Certo la sistemazione definitiva va pensata nell&#8217;orizzonte a cui ho accennato. E&#8217; come dire che l&#8217;ambone e l&#8217;altare debbono crescere dentro di voi, nella vostra mente e nel vostro cuore, perch&eacute; siate sempre annunciatori del Vangelo e ministri del pane della vita e del calice della salvezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa santa Liturgia dona un sapore particolare alla inaugurazione del Seminario restaurato dopo il terremoto. Dopo aver visitato i vari luoghi ci siamo ora raccolti qui, nella cappella, che ne rappresenta il cuore. Di qui infatti sgorga l&#8217;intera vita del Seminario, da questo altare viene plasmata la vostra vita, cari seminaristi. 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