{"id":15878,"date":"2008-09-25T00:00:00","date_gmt":"2008-09-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/intervento-al-convegno-promosso-da-retinopera-ad-assisi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:34","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:34","slug":"intervento-al-convegno-promosso-da-retinopera-ad-assisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/intervento-al-convegno-promosso-da-retinopera-ad-assisi.html","title":{"rendered":"Intervento al convegno  promosso da Retinopera ad Assisi"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; TEXT-ALIGN: center\" align=center>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; TEXT-ALIGN: center\" align=center>I &#8211; LA SCELTA DEI POVERI<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Francesco d\u2019Assisi e il lebbroso<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Vorrei affrontare il tema assegnatomi a partire dal Testamento di San Francesco, scritto qualche ora prima della morte. In questo testo Francesco ricostruisce l\u2019inizio della sua conversione e quindi la radice da cui parte la sua visione della vita. Scrive Francesco: &#8220;Il Signore concesse a me, frate Francesco, di cominciare cos\u00ec a far penitenza, poich\u00e9, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara di vedere i lebbrosi. E il Signore mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ci\u00f2 che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo&#8221;. L\u2019incontro con il lebbroso segna l\u2019inizio di una vita nuova per Francesco. Dovette uscire da Assisi, uscire da s\u00e9, anche solo di poco. Si imbatt\u00e9 quindi in un lebbroso e, alla vista, istintivamente cerc\u00f2 di &nbsp;evitarlo. Francesco sconfisse la paura e si avvicin\u00f2: non fece per\u00f2 solo l&#8217;elemosina, baci\u00f2 il lebbroso. L&#8217;elemosina non bastava, era necessario compiere un gesto d&#8217;a&shy;more. Questo piccolo grande gesto cambi\u00f2 radicalmente la vita di Francesco. E\u2019 quanto scrive nel Testamento per correggere \u2013 cos\u00ec ritengono molto studiosi \u2013 una interpretazione spiritualista della sua scelta evangelica. E aggiunge: &#8220;Quello che pri&shy;ma era amaro mi divent\u00f2 dolce&#8221;. Quell\u2019incontro cambi\u00f2 il gusto della vita e quindi il modo di affrontarla. Francesco, affinato nello sguardo dall\u2019incontro con il Signore in quel lebbroso, pot\u00e9 riconoscere quello stesso volto, questa volta nel Crocifisso di san Damiano, e ascoltarne la voce. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">Dio sceglie i poveri <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La scelta di Francesco sgorga nella sua limpidezza e nella sua forza direttamente dal Vangelo, appunto, sine glossa. Il Vangelo \u2013 e non dimentichiamo che \u00e8 la \u201cbuona notizia\u201d data anzitutto ai poveri \u2013 raccoglie l\u2019ininterrotta tradizione biblica dell\u2019amore privilegiato di Dio per i poveri, in particolare gli orfani, le vedove e gli stranieri. In effetti, Dio si lega ai deboli e ai poveri gi\u00e0 dalla vicenda di Caino e Abele. In quella pagina della Genesi \u00e8 evidente la preferenza per Abele. Non si tratta per\u00f2 di un capriccio, ma dell\u2019attenzione peculiare che Dio ha per i deboli. Abel vuol dire soffio, debolezza; pi\u00f9 che un nome proprio indica una condizione: la debolezza. Dio sta rivolto verso di loro. La stessa concezione della giustizia, nel Primo Testamento, \u00e8 legata al primato della difesa dei poveri. Scorrendo le pagine bibliche ci si accorge che la carit\u00e0 e la giustizia sono verificate dall\u2019attenzione verso i pi\u00f9 poveri. Del resto, l\u2019intera storia di Dio con gli uomini \u00e8 segnata da una peculiare attenzione ai deboli e ai poveri. \u00c8 tale amore che spinge il Padre che sta nei cieli ad inviare il Figlio sulla terra. Il mistero dell\u2019abbassamento (la kenosi), del tutto inimmaginabile dalla ragione umana, trova la sua spiegazione solo nell\u2019amore senza limiti di Dio per l\u2019uomo, e per l\u2019uomo indebolito dal peccato. Ges\u00f9 &nbsp;si pone sulla linea delle \u201cScritture\u201d e le porta a compimento. \u201c a stento \u2013 dice Paolo \u2013 si trova chi sia disposto a morire per un giusto\u2026ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perch\u00e9 mentre eravamo ancora peccatori, Cristo \u00e8 morto per noi\u201d (Rm 5,7-8 ). &nbsp;L\u2019amore privilegiato per i poveri qualifica &nbsp;l\u2019agire e l\u2019essere di Ges\u00f9. Ed \u00e8 per questo che l\u2019amore per poveri \u00e8 ci\u00f2 che nella Chiesa parla meglio di Dio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;\u00abChiesa di tutti e particolarmente dei poveri\u00bb <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Duemila anni di storia della Chiesa mostrano&nbsp; questo filo rosso che lega &nbsp;i poveri alla Chiesa. E ogni volta che la Chiesa&nbsp; ha dimenticato il suo legame con i poveri si \u00e8 anche attutito quello con il Vangelo, e viceversa: tutte le volte che ha cercato di riformare il suo volto, lo ha fatto riscoprendo anzitutto l\u2019amore per i poveri. &nbsp;L\u2019amore cristiano attende ancora che venga scritta la sua storia. Ma le ricerche gi\u00e0 realizzate mostrano la forza storica dell\u2019amore, tutta segnata dall\u2019impronta di Cristo. Porto un solo esempio: il titolo di Vicarius Christi, ben prima che al Papa, era dato ai poveri. Essi &nbsp;sono il \u201csacramento di Cristo\u201d. Congar diceva: &#8220;I poveri sono cosa della Chiesa. Non sono soltanto sua clientela o beneficiari delle sue sostanze: la Chiesa non vive appieno il suo mistero se ne sono assenti i poveri. Il sacerdozio \u00e8 incaricato di essi&#8230; La cura dei poveri, degli sradicati, dei deboli, degli umili, degli oppressi, \u00e8 un obbligo che ha le sue radici nel cuore stesso del cristianesimo inteso come comunione. Non pu\u00f2 esistere comunit\u00e0 cristiana senza diaconia, cio\u00e8 servizio di carit\u00e0 che, a sua volta, non pu\u00f2 esistere senza celebrazione dell&#8217;Eucarestia. Le tre realt\u00e0 sono legate tra di loro: comunit\u00e0, Eucarestia, diaconia dei poveri e degli umili. L&#8217;esperienza dimostra che esse vivono o languono insieme&#8230;&#8221;. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Con il Vaticano II la Chiesa cattolica ha evidenziato con notevole forza tale rapporto.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn1\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn1\" name=_ftnref1>[1]<\/A> Giovanni XXIII, nel radiomessaggio dell&#8217;11 settembre 1962, a un mese dall&#8217;apertura del Concilio, pronunci\u00f2 questa splendida frase: \u00abIn faccia ai paesi sottosviluppati, la Chiesa si presenta quale \u00e8 e quale vuole essere, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri\u00bb. I poveri tornavano ad entrare nella costituzione stessa della Chiesa. Nel discorso di apertura del Concilio, sottolineando il mistero della povert\u00e0 della Chiesa, diceva: \u00abal genere umano oppresso da tante difficolt\u00e0 essa, come gi\u00e0 Pietro al povero che gli chiedeva l&#8217;elemosina, dice: io non ho n\u00e9 oro n\u00e9 argento, ma ti do quello che ho: nel nome di Ges\u00f9 Cristo il Nazareno levati e cammina\u00bb. Una Chiesa che cammina tra gli uomini, povera di tutto, forte unicamente del nome del risorto, \u00e8 quella che voleva Papa Giovanni. Tale scelta non era innocua, rendeva necessaria una riforma della Chiesa stessa, a partire da uno stile di vita pi\u00f9 semplice e austero, sia nei vescovi che nei fedeli, che stimolasse un impegno concreto per la solu&shy;zione del grande problema della povert\u00e0 nel mondo. Tra i padri conciliari, ad esempio, circolava un testo nel quale, tra l&#8217;al&shy;tro, si diceva: \u00abI popoli vivono miseramente perch\u00e9 non han&shy;no tetto n\u00e9 pane. Per\u00f2 questo disastro \u00e8 dovuto sopratutto al fatto che essi non hanno pane spirituale. Dopo che il laici&shy;smo lo ha privato di questo pane spirituale, l&#8217;uomo \u00e8 cresciu&shy;to egoista e si nutre di odio. E cos\u00ec non cerca che di ammuc&shy;chiare ricchezze, con il disprezzo totale della miseria di suo fratello. Poco conta che oggi l&#8217;uomo disponga di una scien&shy;za e di una tecnica ammirevole, capace di dare benessere a tutta la popolazione del globo. Non curando la vita morale, che \u00e8 assicurata solo da quella religiosa, egli agir\u00e0 male e solo per se stesso, disprezzando i bisogni di suo fratello\u00bb.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn2\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn2\" name=_ftnref2>[2]<\/A> E Paolo VI, nell&#8217;apertura della seconda sessione del Conci&shy;lio, riprese il tema: \u00abLa Chiesa guarda ai poveri, ai bisogno&shy;si, agli afflitti, agli affamati, ai sofferenti, ai carcerati, cio\u00e8 guarda a tutta l&#8217;umanit\u00e0 che soffre e che piange: essa le ap&shy;partiene, per diritto evangelico\u00bb.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn3\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn3\" name=_ftnref3>[3]<\/A> <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">In verit\u00e0, solo tre testi del Concilio (la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes e il decreto Ad Gentes) affrontano il tema del rap&shy;porto tra la Chiesa e la povert\u00e0. Anzitutto la Lumen Gentium con questo un bellissimo brano sulla povert\u00e0 della Chiesa: \u201cCome Cristo ha compiuto la sua opera di redenzione attraverso la povert\u00e0 e le persecuzioni, cos\u00ec pure la Chiesa \u00e8 chiamata a pren&shy;dere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvez&shy;za. Ges\u00f9 Cristo \u00absussistendo nella natura di Dio&#8230; spogli\u00f2 se stes&shy;so, prendendo la natura di un servo\u00bb (Fil 2,6-7) e per noi \u00abda ric&shy;co che egli era si fece povero\u00bb (2Cor 8,9): cos\u00ec anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non \u00e8 costituita per cercare la gloria della terra, bens\u00ec per far conoscere, anche col suo esempio, l&#8217;umilt\u00e0 e l&#8217;abnegazione. Co&shy;me Cristo infatti \u00e8 stato inviato dal Padre \u00aba dare la buona novel&shy;la ai poveri, a guarire quelli che hanno il cuore contrito\u00bb (Lc 4,18), \u00aba cercare e salvare ci\u00f2 che era perduto\u00bb (Lc 19,10): cos\u00ec pure la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dall&#8217;umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l&#8217;immagine del suo fondatore povero e sofferente, si premura di sollevarne l&#8217;indi&shy;genza e in loro intende servire a Cristo.\u201d Con la Gaudium et Spes il Concilio afferma la destinazione universale dei beni della terra e la conseguente funzione sociale della pro&shy;priet\u00e0: \u00abDio ha destinato la terra e tutto quello che essa con&shy;tiene, all&#8217;uso di tutti gli uomini e popoli, e pertanto i beni creati debbono, secondo un equo criterio, essere partecipati a tutti&#8230; Perci\u00f2 l&#8217;uomo, usando di questi beni, deve conside&shy;rare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che posso&shy;no giovare non solo a lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni suffi&shy;cienti a s\u00e9 e alla propria famiglia&#8230; Colui che si trova in estre&shy;ma necessit\u00e0 ha il diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui&#8230; Ogni propriet\u00e0 privata ha per sua natura una funzione sociale che si fonda sulla comune destinazione dei beni. Se si trascura questa funzione sociale, la propriet\u00e0 pu\u00f2 diventare in molti modi occasione di cupidigia e di gravi disordini\u00bb.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn4\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn4\" name=_ftnref4>[4]<\/A> Il testo riecheggia la ricca tradizione patristica in questo campo e mostra senza dubbio una grande forza teologica. C&#8217;\u00e8 poi il decreto Ad Gentes, nel quale pi\u00f9 bre&shy;vemente si afferma che la Chiesa deve continuare sulla \u00abstessa strada seguita da Cristo, la strada cio\u00e8 della povert\u00e0, dell&#8217;obbedienza, del servizio e del sacrifi&shy;cio fino alla morte\u00bb.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn5\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn5\" name=_ftnref5>[5]<\/A> <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">La Chiesa italiana: ripartire dagli ultimi <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">I vescovi italiani, di fronte alla difficile crisi che il nostro paese stava attraversando nei due decenni dopo il Concilio, ripresero questa ispirazione conciliare ed emanarono un documento dal significativo titolo: La Chiesa italiana e le prospettive del paese (1981). Il testo inizia cos\u00ec: \u201cIl permanente stato di crisi dell\u2019Italia trova una profonda e continua eco nella nostra quotidiana esperienza di vescovi\u201d(n.1), e continua: \u201cbisogna decidere innanzitutto di ripartire dagli \u201cultimi\u201d, che sono il segno drammatico della crisi attuale. Fino a che non prenderemo atto del dramma di chi ancora chiede il riconoscimento effettivo della propria persona e della propria famiglia, non metteremo le premesse necessarie a un nuovo cambiamento sociale. Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tutt\u2019ora priva del\u2019essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l\u2019accesso alla cultura, la partecipazione. Bisogna inoltre esaminare seriamente e situazioni degli emarginati che il nostro sistema di vita ignora e perfino coltiva: dagli anziani agli handicappati, dai tossicodipendenti ai dimessi dal carcere o dagli ospedali psichiatrici. Perch\u00e9 cresce ancora la folla di \u2018nuovi poveri\u2019? Perch\u00e9 a una emarginazione clamorosa risponde cos\u00ec poco la societ\u00e0 attuale?\u201d(n. 4). <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Sono parole di un\u2019attualit\u00e0 sorprendente. Ma soprattutto mostrano la visione con cui vivere il rapporto tra la Chiesa e il mondo, tra la comunit\u00e0 cristiana e la citt\u00e0. I cristiani, cittadini a pieno titolo della \u201cpolis\u201d, rivolgono i loro occhi, e il loro cuore, anzitutto sui poveri. Sono belle le parole di Benedetto XVI nell\u2019enciclica Deus Caritas est: Il programma del cristiano \u2013 il programma del buon samaritano, il programma di Ges\u00f9 &#8211; \u00e8 un cuore che vede. Questo cuore vede dove c\u2019\u00e8 bisogno di amore e agisce in modo conseguente\u201d. Il cristiano \u00e8 un uomo, \u00e8 una donna che, a imitazione di Cristo, ha gli occhi del cuore rivolti anzitutto ai poveri. Non \u00e8 un caso che la parabola del Buon Samaritano, \u00e8 stato il testo evangelico scelto da Paolo VI per sintetizzare l\u2019immagine della Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II. L\u2019esortazione di ripartire dagli ultimi, non \u00e8 perci\u00f2 una esortazione morale, riguarda l\u2019essere stesso della Chiesa e il suo agire verso il mondo. Benedetto XVI nella sua prima enciclica lo dice con chiarezza: \u201cLa carit\u00e0 non \u00e8 per la Chiesa una specie di attivit\u00e0 di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, \u00e8 espressione irrinunciabile della sua stessa essenza\u201d(n. 25). <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; TEXT-ALIGN: center\" align=center>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; TEXT-ALIGN: center\" align=center>II \u2013 UN\u2019AGENDA CONTRO LA POVERTA\u2019<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Anche solo queste brevi riflessioni fanno emergere quanto l\u2019attenzione alla povert\u00e0 sia fondamentale nella riflessione&nbsp; e nell\u2019esperienza del credente. Ovviamente tutto ci\u00f2 si intreccia con i motivi e gli argomenti di ordine economico e sociale che ruotano intorno alla povert\u00e0 nella nostra realt\u00e0 contemporanea, nazionale e globale. Si tratta di un intreccio dal quale dobbiamo far emergere un atteggiamento di discernimento: dalla Parola di Dio, letta alla luce della interpretazione della fede e della Chiesa, alla parola della storia, dei fatti economici, delle costruzioni sociali dell\u2019uomo. Possiamo guardare a questo intreccio come a qualcosa che ci spinge ad un\u2019analisi anche concreta, che nasce da un insieme di scelte alle quali siamo chiamati, di fronte ai rischi della povert\u00e0 e alla sua drammatica signoria in molte regioni del mondo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Una certa idea di bene comune: la nostra responsabilit\u00e0 per i poveri<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La Dignitatis Humanae al n.6 afferma chiaramente che \u00abil bene comune della societ\u00e0 &#8211; che si concretizza nell&#8217;insieme delle condizioni sociali, grazie alle quali gli uomini possono perseguire il loro perfezionamento pi\u00f9 riccamente o con maggiore facilit\u00e0 &#8211; consiste soprattutto nella salvaguardia dei diritti della persona umana e nell&#8217;adempimento dei rispettivi doveri\u00bb; e aggiunge che adoperarsi per il bene comune \u00abspetta tanto ai cittadini quanto ai gruppi sociali, ai poteri civili, alla Chiesa e agli altri gruppi religiosi\u00bb, ovvero: \u00aba ciascuno nel modo ad esso proprio, tenuto conto del loro specifico dovere verso il bene comune\u00bb. Tale nozione di bene comune viene espressa ancor pi\u00f9 compiutamente dalla Centesimus Annus ove si chiarisce che il bene comune non pu\u00f2 essere ridotto come fine proprio, innanzitutto, dello Stato. Insomma, i testi magisteriali propongono una nozione larga di bene comune che \u2013 lo ripeto &#8211; \u00absi concreta nell&#8217;insieme delle condizioni sociali, grazie alle quali gli uomini possono perseguire il loro perfezionamento pi\u00f9 riccamente o con maggiore facilit\u00e0\u00bb. La nozione di bene comune non si basa perci\u00f2 su di un&nbsp; bene della societ\u00e0 per il quale sarebbe anche legittimo sacrificare il bene della persona, bens\u00ec sulla dignit\u00e0 della persona umana e sulla sua libert\u00e0, oltre che sulla necessit\u00e0 che ogni potere sociale sia limitato. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Tale nozione di bene comune impone una visione di spazio pubblico poliarchico e non statalizzato. E\u2019 a dire che il bene comune non lo persegue solo lo Stato, ma \u00e8 un compito che spetta ad ogni soggetto e ad ogni istituzione sociale. Tutti pertanto hanno il dovere di contrastare ogni forma di povert\u00e0. Con ci\u00f2 si respinge ogni paternalismo, ogni assistenzialismo, ogni delega ed ogni superogatoriet\u00e0 nella lotta contro la povert\u00e0. &nbsp;E, simmetricamente, ogni forma di individualismo radicale. Nel quadro dell\u2019insegnamento conciliare sulla Chiesa (si veda anche solo LG 1 e GS 1), i credenti singoli ed associati, da soli e con altri uomini e donne di buona volont\u00e0, sono impegnati nella lotta contro la povert\u00e0 e per la pienezza della libert\u00e0 di ogni persona in virt\u00f9 del Battesimo, posto a principio e a fondamento nuovo delle loro vite. Questo ci introduce ad una lezione altrettanto larga di povert\u00e0 in cui c\u2019\u00e8 spazio per tutto ci\u00f2 che minaccia ogni dimensione della vita umana, da quella pi\u00f9 materiale alla meno materiale. Dunque, come cristiani abbiamo una ragione ed una misura esigentissime dell\u2019impegno contro le povert\u00e0. Per noi \u00e8 un dovere che si esprime nell\u2019amore per la vita e la libert\u00e0 altrui. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">I poveri: esclusi ed emarginati <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019icona evangelica del Buon Samaritano, ci aiuta a cogliere la condizione dei poveri nel mondo contemporaneo:&nbsp; sono gli esclusi e gli emarginati. &nbsp;La strada che da Gerusalemme scende a Gerico \u00e8 la parabola delle strade del mondo: di quelle asfaltate e affollate delle citt\u00e0 del mondo ricco del Nord e di quelle larghe e sconnesse del grande Sud povero del mondo. Ma, a differenza della parabola ove l\u2019uomo mezzo morto \u00e8 uno solo, nelle strade di oggi i \u201cmezzi morti\u201d sono innumerevoli, a volte popoli interi. E pensare che mai&nbsp; nella storia umana c\u2019\u00e8 stata tanta ricchezza come oggi e mai &nbsp;tanti poveri come oggi. Non solo, c\u2019\u00e8 da aggiungere che mai il divario tra ricchi e poveri \u00e8 stato cos\u00ec ampio. Si tratta di una contraddizione che diviene sempre pi\u00f9 insostenibile. Anzi, inquietante. L\u2019allargarsi delle disuguaglianze economiche e sociali \u2013 un fenomeno che riguarda le citt\u00e0 sia del Nord che del Sud del mondo-dovrebbe preoccupare se non per ragioni morali almeno per egoismo collettivo: la crescita dell\u2019area di emarginazione e di esclusione diventa pericolosissima per l\u2019equilibro della convivenza umana e per la stessa pace del&nbsp; pianeta. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 6pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Rende ancora pi\u00f9 pensosi, inoltre, il fatto che di fronte al fiume in piena della povert\u00e0 e della miseria, invece di una crescita del sentimento di solidariet\u00e0 e di generosit\u00e0, assistiamo all\u2019indurimento della mentalit\u00e0 egoistica. Si &nbsp;affievolisce sempre pi\u00f9 nella coscienza comune lo scandalo per lo squilibrio tra ricchi e poveri, e si esalata tranquillamente la dimensione della libert\u00e0 individuale in opposizione all\u2019utopia dell\u2019uguaglianza <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019individualismo,espressione un tempo demonizzata sia nel mondo socialista che in quello cattolico, esprime oggi comportamenti comuni che coinvolgono massicciamente anche i credenti. La \u201cpietas\u201d \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 rara e la societ\u00e0 si \u00e8 fatta pi\u00f9 dura per tutti. Anche il legame che contraddistingueva &#8211; magari in forma approssimativa e paternalistica &#8211; le politiche di cooperazione allo sviluppo negli anni \u201960 e \u201970 del secolo XX, hanno lasciato il posto al suo contrario. Ma non mi dilungo su questo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La povert\u00e0 come questione economica <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Di fronte alla crescita della povert\u00e0, la cultura economica e il mondo dell\u2019economia hanno assunto atteggiamenti diversi, scaturiti da un modo diverso di inquadrare la povert\u00e0. Per molti la povert\u00e0 dipende \u2013 in ultima analisi &#8211; dalle scelte individuali. In un\u2019economia di mercato perfettamente funzionante si ha sempre la possibilit\u00e0 di avere un lavoro e il reddito conseguente, a condizione che si accetti la necessaria mobilit\u00e0 tra lavori, settori, aree geografiche, tipi di professione, livelli di salario. In questo primo atteggiamento prevale quella che possiamo definire la dimensione oggettiva del lavoro, legato al suo essere materia di scambio nel mercato. Le disuguaglianze di reddito al presente e la variabilit\u00e0 attesa del reddito nel corso della vita sono un elemento fisiologico, che costituiscono il necessario stimolo a investire nel capitale umano e a risparmiare. Istruzione e risparmio sono virt\u00f9, e la responsabilit\u00e0 individuale esercitata in modo previdente consente di evitare la povert\u00e0. La povert\u00e0, inoltre, non \u00e8 legata direttamente a una situazione di ingiustizia, poich\u00e9 il reddito che manca al povero non \u00e8 nelle mani del ricco, ma \u00e8 piuttosto&nbsp; un reddito mancante, in quanto non realizzato, all\u2019intera economia. La povert\u00e0 \u00e8 quindi un fenomeno di inefficienza pi\u00f9 che di ingiustizia. E il povero, di conseguenza, \u00e8 tale principalmente per causa propria, come conseguenza di scelte non previdenti.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il mondo che ci viene cos\u00ec rappresentato non solo appare molto lontano da una visione pi\u00f9 complessa nella quale, ad esempio, il lavoro ha anche una fondamentale componente soggettiva che ha a che fare con la realizzazione e il completamento della persona. Appare anche come un mondo che corrisponde solo parzialmente a quello reale. Il mondo presupposto \u00e8 quello della concorrenza perfetta che non sempre esiste nella realt\u00e0. Senza dimenticare poi come possano darsi situazioni economiche che si definirebbero di equilibrio, quindi in linea con le regole di funzionamento del mercato, nelle quali tuttavia i salari restano sotto la soglia della povert\u00e0. Non solo. La povert\u00e0 pu\u00f2 derivare da eventi (non solo economici ma anche extraeconomici) che possono colpire tutti gli individui in modo casuale e, in larga misura, indipendente dal loro comportamento (almeno quello economico): malattie fisiche, disturbi mentali, dipendenze, vecchiaia, morte del coniuge\/genitore, separazioni e divorzi, calamit\u00e0 naturali, guerre, altri eventi traumatici possono ridurre le capacit\u00e0 lavorative, privare le persone del risparmio accumulato, fino a ridurre in condizioni di povert\u00e0 anche soggetti virtuosi e responsabili.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In questi casi potrebbe diventare assai difficile innescare processi di uscita dalla povert\u00e0. Trattandosi di eventi casuali che possono colpire (quasi) con uguale probabilit\u00e0 tutti i membri di una societ\u00e0, \u00e8 naturale farvi fronte mediante sistemi mutualistici, di assicurazione sociale, basati sulla ripartizione del rischio individuale sull\u2019intera societ\u00e0. Di qui nascono alcune delle ragioni, \u00e8 opportuno sottolinearlo, di tipo strettamente economico che giustificano le funzioni dello stato sociale contemporaneo. Ma sul punto torner\u00f2 pi\u00f9 avanti.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La povert\u00e0 come questione sociale<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La povert\u00e0 in realt\u00e0 non \u00e8 un fenomeno puramente individuale, ricostruibile con le sole lenti dell\u2019economia; essa viene trasmessa socialmente. Se riconosciamo che la povert\u00e0 non \u00e8 che un risultato di una lunga catena di concause, dobbiamo comprendere tra queste anche la cultura, le relazioni sociali frequentate e le capacit\u00e0 non cognitive (affidabilit\u00e0, motivazione, capacit\u00e0 di interazione, di organizzazione ecc.) le quali, pur non essendo innate, non sono neanche completamente e parimenti acquisibili attraverso la scuola. Esse derivano in primo luogo dall\u2019ambiente familiare e sociale di appartenenza. Ed \u00e8 la famiglia, anzitutto (ma anche il quartiere, la citt\u00e0, il gruppo sociale), che trasmette le condizioni da cui dipendono le opportunit\u00e0 future dell\u2019individuo di essere povero o benestante.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La trasmissione pu\u00f2 avvenire all\u2019interno di aggregazioni sociali o tra generazioni. In entrambi i casi tende a rafforzare la segmentazione sociale e a bloccare la mobilit\u00e0, anche quella intergenerazionale. La forma pi\u00f9 odiosa di trasmissione \u00e8 quella che riguarda i bambini, i quali non possono essere certo considerati responsabili della propria povert\u00e0 e che, pure, dal loro stato di povert\u00e0 infantile saranno sicuramente condizionati per tutta la vita. La povert\u00e0 quindi acquisisce una chiare dimensione sociali, n\u00e9&nbsp; &#8211; come si sostiene &#8211; \u00e8 un fenomeno strutturalmente transitorio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Infine, la caratterizzazione della povert\u00e0 come situazione di ingiustizia distributiva emerge nei casi in cui ci\u00f2 che manca al povero \u00e8 nelle mani del ricco. Ci\u00f2 avviene quando la povert\u00e0 non \u00e8 conseguenza (solamente) di scelte individuali, n\u00e9 soltanto di eventi avversi di natura casuale, n\u00e9 della povert\u00e0 dell\u2019ambiente sociale di appartenenza, ma di strutture di disuguaglianza che \u201cvengono prima\u201d delle scelte individuali (mancanza delle pari opportunit\u00e0 di partenza) e, ancor pi\u00f9, di asimmetrie di potere nel mercato e nella societ\u00e0.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La grande risposta del XX secolo: lo stato sociale e la sua crisi<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Attraverso un processo assai complesso che inizia prima della fine dell\u2019800, il XX secolo \u2013 quanto meno nei paesi industriali \u2013 mette a punto una poderosa risposta agli interrogativi economici e sociali sulla povert\u00e0. E\u2019 quella dello stato sociale: la povert\u00e0 \u00e8 uno dei \u201ccinque giganti\u201d, per dirla con Beveridge, che lo stato sociale intende sconfiggere, insieme all\u2019ignoranza, la malattia,la miseria (come abbrutimento) e l\u2019ozio. Non solo: l\u2019obiettivo si allarga. Non basta sconfiggere la povert\u00e0 occorre anche produrre una pi\u00f9 estesa diffusione della ricchezza, rendendo meno evidenti le disuguaglianze di reddito che il funzionamento del sistema economico tende a produrre. Salvare dalla povert\u00e0, rimuovendo le sue cause sociali, e ridistribuire la ricchezza sono i grandi obiettivi dello stato sociale nel XX secolo. Certo, questi obiettivi sono perseguiti attraverso modelli istituzionali anche assai diversi, per presupposti e modalit\u00e0 di funzionamento. Un conto sono i modelli statalisti dell\u2019Europa continentale, un altro conto i modelli societari delle realt\u00e0 anglosassoni, anche se &nbsp;gli obiettivi restano gli stessi.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Come sempre nella storia, la vischiosit\u00e0 della realt\u00e0 sociale, il carattere non completamente intenzionale delle istituzioni sociali, il gioco degli interessi contrapposti, i vincoli che progressivamente si creano mettono in crisi costruzioni che sembravano aver risolto grandi questioni sociali. Nel caso dello stato sociale due sono le dimensioni da ricordare a proposito del processo che lo ha condotto ad una vera e propria crisi, cio\u00e8 a non funzionare pi\u00f9 o, peggio, a funzionare in modo perverso, alimentando i problemi anzich\u00e9 risolverli. Una dimensione ha carattere locale, e resta all\u2019interno della forma dello stato nazione. La seconda ha carattere globale, e investe la societ\u00e0 internazionale, la societ\u00e0 globale.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Sul piano nazionale la crisi nasce perch\u00e9 la realt\u00e0 sociale scavalca le rigidit\u00e0 burocratiche dello stato sociale. La dinamica sociale ed economica non \u201csopporta\u201d pi\u00f9 i vincoli istituzionali dello stato sociale. Per un verso, comincia a risolvere da sola e in altro modo le questioni della povert\u00e0, soprattutto in quei contesti nei quali lo stato sociale ha troppo spesso finito con l\u2019incapsulare ogni meccanismo sociale spontaneo di risposta. Per l\u2019altro, pone questioni che lo stato sociale non sa risolvere. Cambia il modo di organizzare il lavoro e la vita familiare, ma lo stato sociale \u00e8 pensato per un tipo di lavoro uniforme e standardizzato e per una famiglia costruita sul capofamiglia maschio che fa lo stesso lavoro dai 25 ai 65 anni. Non solo. Il potere politico si accorge di poter usare lo stato sociale non solo per ridurre la povert\u00e0 e ridistribuire la ricchezza, in un rapporto per\u00f2 equilibrato fra risorse disponibili e spese, ma anche per distribuire risorse a fini di consenso, accollando le spese alle generazioni successive. Lo stato sociale finisce cos\u00ec, in larga parte, per diventare uno strumento a protezione di alcuni interessi, indipendentemente dal loro collegamento con le questioni della povert\u00e0 e della diffusione della ricchezza. Lo stato sociale diventa il problema, e non pi\u00f9 la soluzione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">A questo esito difficile concorre la seconda dimensione, quella globale. Lo stato sociale \u00e8 un modello che funziona in realt\u00e0 economiche relativamente chiuse, con scambi commerciali limitati, con movimenti di persone, di beni, di risorse circoscritti. I processi di globalizzazione lo mettono definitivamente in ginocchio: fino al punto che, spesso, affrontare la povert\u00e0 su scala globale significa operare perch\u00e9 lo stato sociale pesi di meno nell\u2019economia a vantaggio dello sviluppo dell\u2019impresa e della crescita economica. L\u2019esperienza dell\u2019UE ne \u00e8 una dimostrazione eloquente. Se guardiamo questa realt\u00e0 dal punto di vista italiano, possiamo notare come la diagnosi e la gran parte delle terapie mettano insieme anche i diversi schieramenti politici del paese, quelli sinceramente interessati ad affrontare il tema del contrasto alla povert\u00e0 e di una maggiore diffusione della ricchezza con realismo e responsabilit\u00e0. Pensiamo,&nbsp; in questo senso, alle analisi sullo stato sociale in Italia del rapporto Onofri del 1997, a quelle del libro bianco \u201cBiagi\u201d del 2003 e a quelle del recente libro verde \u201cSacconi\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Riforma dello stato sociale<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Riformare lo stato sociale \u00e8 la prima questione di un\u2019agenda contro la povert\u00e0. E\u2019 necessario mettere a punto una sua ricalibratura; quindi, n\u00e9 smantellarlo n\u00e9 difenderlo cos\u00ec come lo conosciamo. Anche la recente dottrina sociale della Chiesa offre degli spunti in tal senso. La ricalibratura si fonda su due pilastri: da un lato l\u2019incomprimibile eccedenza della carit\u00e0 rispetto alla giustizia e dall\u2019altro quello che potremmo definire il necessario riequilibro tra le diverse sfere sociali. Il primo pilastro sgretola la convinzione per cui, per una sorta di evoluzionismo sociale deterministico, lo stato sociale rappresenta il superamento di un modello sociale fondato sulla carit\u00e0. Un superamento che esprime una razionalit\u00e0 sociale pi\u00f9 perfetta, in un certo senso, pi\u00f9 giusta. In realt\u00e0 \u201cl\u2019amore \u2013 caritas \u2013 sar\u00e0 sempre necessario, anche nella societ\u00e0 pi\u00f9 giusta. Non c\u2019\u00e8 nessun ordinamento sociale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell\u2019amore\u201d (Deus Caritas Est, n.28).&nbsp; Il secondo mette in dubbio quella coincidenza tra politica e stato che costituisce un mattone essenziale dell\u2019edificio dello stato sociale nella sua versione europea continentale. \u201cDisfunzioni e difetti nello stato assistenziale \u2013 scrive Giovanni Paolo II &#8211; &nbsp;derivano da una inadeguata comprensione dei compiti propri dello stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiariet\u00e0\u201d (Centesimus Annus, n.48).<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Le risposte alla crisi<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Gli anni Novanta del secolo scorso hanno visto il rapido sviluppo di un insieme di risposte alla crisi dello stato sociale, in parte frutto di un processo di maturazione avviato nel decennio precedente. Tra i punti fermi di queste risposte sono da considerare l\u2019 abbandono della standardizzazione delle politiche; l\u2019abbandono del dominio della politica in forma di stato; l\u2019abbandono del pregiudizio verso la spontaneit\u00e0 della risposta sociale e, soprattutto, verso le capacit\u00e0 di integrazione del mercato; riportare, inoltre, in primo piano la responsabilit\u00e0 individuale della singola persona, riespandendo lo spazio dei doveri sociali; mettere le persone in condizione di stare attivamente sul mercato piuttosto che difenderle dal mercato; investire sull\u2019istruzione come risorsa economica per l\u2019integrazione sociale; sviluppare, regolandola, l\u2019innovazione nei mercati finanziari. In sostanza, si tratta di consentire ad un numero crescente di persone di avere pieno accesso al sistema economico, in condizioni di relativa eguaglianza delle opportunit\u00e0 e di responsabilit\u00e0 individuale. Anche in questo caso ritroviamo uno delle intuizioni della recente dottrina sociale della Chiesa: \u201cSembra che tanto a livello di singole nazioni quanto a livello dei rapporti internazionali, il libero mercato sia lo strumento pi\u00f9 efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni\u201d. Tuttavia \u00e8 necessario garantire che \u201ctutti siano aiutati ad acquisire le conoscenze, a entrare nel circolo delle interconnessioni, a sviluppare le loro attitudini per valorizzare al meglio capacit\u00e0 e risorse\u201d (Centesimus Annus, n.34).<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Sviluppare un\u2019economia di mercato inclusiva, piuttosto che inceppare l\u2019economia di mercato per obiettivi sociali che, troppo spesso, diventano obiettivi particolari, \u00e8 la chiave di volta dell\u2019intera strategia di risposta. Un\u2019economia di mercato inclusiva significa apertura, sul piano delle economie nazionale e sul piano della societ\u00e0 internazionale; significa irruzione di nuovi soggetti nel mercato globale; significa maggiore sviluppo globale e maggiori opportunit\u00e0 per ridurre i livelli di povert\u00e0. E\u2019 principalmente lo stato europeo continentale ad essere messo in discussione dalle grandi linee di trasformazione dello stato sociale alla fine del secolo scorso: sul piano interno, nazionale, e su quello globale. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">I dilemmi del XXI secolo<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Possiamo ora \u2013 ma solo a m\u00f2 di conclusione e quindi in maniera non esaustiva \u2013 confrontarci anche con il dibattito di questi giorni. Non sempre le risposte degli anni Novanta alla crisi dello stato sociale hanno funzionato. Pi\u00f9 apertura e pi\u00f9 fiducia nella societ\u00e0 globale hanno sicuramente ridotto l\u2019area della povert\u00e0, hanno aumentato la crescita e spinto lo sviluppo, ma non hanno sempre migliorato, complessivamente, la diffusione della ricchezza E, come vediamo drammaticamente in questi mesi, l\u2019innovazione nei mercati finanziari non \u00e8 stata accompagnata da una sua oculata vigilanza. Occorre fare di pi\u00f9 e meglio contro la povert\u00e0, ad ogni livello. Si profilano per\u00f2 risposte sbagliate a questi parziali insuccessi: risposte che ripercorrono le vie della chiusura, della protezione, delle barriere. Sono vie economicamente improduttive oltre che fonti di conflitti e di tensioni. Non risolvono i problemi che pensano di avere di fronte (la societ\u00e0 globale genera insicurezza, dicono: dobbiamo affrontare la paura rimettendo a posto i confini delle identit\u00e0, delle economie, etc.) e generano, viceversa, nuovi conflitti.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La paura che genera la chiusura non produce minore povert\u00e0 e maggiore ricchezza per tutti: perpetua, viceversa, le condizioni di vantaggio di chi, spesso senza meriti, gi\u00e0 dispone delle risorse. L\u2019apertura resta la risposta giusta. L\u2019apertura, infatti, genera competizione, innovazione, continua ricerca delle soluzioni ai nuovi problemi. Va sottolineato che una sana e regolata &nbsp;competizione ha un grande valore unitivo, coesivo, di promozione della socialit\u00e0 perch\u00e9 &nbsp;la competizione costringe a misurarsi gli uni con gli altri per risolvere i problemi di tutti. In tale orizzonte la competizione \u00e8 espressione di solidariet\u00e0. Per questo la sfida resta quella di rendere il pi\u00f9 inclusivo possibile il sistema economico di produzione e distribuzione delle risorse. E rendere pi\u00f9 inclusivo significa continuare ad abbattere barriere, a connettere anzich\u00e9 separare, a liberare anzich\u00e9 proteggere, a vigilare con equilibrio anzich\u00e9 intralciare e difendere.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La societ\u00e0 globale \u00e8 fatta di stati, una delle forme di organizzazione della politica, ma non solo. Essa \u00e8 costituita da una pluralit\u00e0 di realt\u00e0, politiche, economiche, culturali, religiose. E la povert\u00e0 deve essere un comune avversario. Solo dal riconoscimento e dalla promozione di questa pluralit\u00e0 pu\u00f2 crescere la speranza di vincerla in vista di per un mondo pi\u00f9 largo, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 vivibile. Il successo nello sforzo globale di contrasto alla povert\u00e0 \u00e8 un segno essenziale per riconoscere la fecondit\u00e0 e la crescente pienezza del cammino che facciamo come intera famiglia umana. Ed \u00e8 un segno di quella opzione preferenziale per i poveri che \u00e8 principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa (Sollicitudo Rei Socialis, n.42).<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<BR clear=all><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn1\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref1\" name=_ftn1>[1]<\/A> AA. VV., \u00c9glise et pauvret\u00e9, Paris 1965.<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn2\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref2\" name=_ftn2>[2]<\/A> J. Meivielle, \u201cIl progressismo cristiano. Errori e deviazioni\u201d, s.d., n.l., pp. 26-27.<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn3\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref3\" name=_ftn3>[3]<\/A> Paolo VI, Encicliche e discorsi, I, Roma 1963, pp. 216-218.<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn4\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref4\" name=_ftn4>[4]<\/A> Enchiridion Vaticanum. Documenti: Il Concilio Vaticano II, Bologna 1968, pp. 913-991.<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn5\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref5\" name=_ftn5>[5]<\/A> Ivi, pp. 628-629.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; I &#8211; LA SCELTA DEI POVERI &nbsp; Francesco d\u2019Assisi e il lebbroso Vorrei affrontare il tema assegnatomi a partire dal Testamento di San Francesco, scritto qualche ora prima della morte. In questo testo Francesco ricostruisce l\u2019inizio della sua conversione e quindi la radice da cui parte la sua visione della vita. 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