{"id":15812,"date":"2002-07-07T00:00:00","date_gmt":"2002-07-07T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/padre-massimiliano-kolbe-ad-amelia.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"padre-massimiliano-kolbe-ad-amelia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/padre-massimiliano-kolbe-ad-amelia.html","title":{"rendered":"Padre Massimiliano Kolbe ad Amelia"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Nel giorno del mio ingresso ad Amelia, come avevo gi\u00e0 fatto sia a Terni che a Narni, prima di entrare nel Duomo della citt\u00e0, feci la visita nell\u2019ospedale. Desideravo salutare i malati, uno ad uno. E giunsi anche in una stanzetta ove mi trovai davanti ad un anziano. Appena mi chinai per salutarlo cerc\u00f2 di alzarsi e con voce debole ma decisa mi disse subito: \u201cHo conosciuto qui ad Amelia San Massimiliano Kolbe\u2026e mi ricordo gli scherzi che gli facevamo tirandogli i sassolini ai vetri della sua finestra\u2026lui per\u00f2 non si arrabbiava\u201d. Mentre mi parlava i suoi occhi si illuminavano di un comprensibile orgoglio. E si lamentava che non gli avevano portato la dentiera: non poteva narrarmi bene i ricordi di quell\u2019antico, e santo, amico. Venni quindi a sapere allora che padre Kolbe aveva soggiornato nell\u2019episcopio di Amelia. Appena giunto nella piazzetta antistante il Duomo vidi subito anche la lapide posta sul portale dell\u2019episcopio a ricordo del soggiorno di San Massimiliano. Mi torn\u00f2 in mente la cella del campo di Auschwitz, che avevo visitato qualche tempo prima. E anche quella piazzetta si tinse di un colore nuovo per me che la vedevo per la prima volta. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Sono particolarmente lieto di questa pubblicazione che ci fa rivivere la piccola vicenda amerina del giovane sacerdote polacco chiamato dal vescovo di Amelia, suo amico, mons. Francesco Berti, a trascorrere un po\u2019 di vacanze con lui. Leggendo queste pagine, riusciamo a cogliere anche tra noi, tra le nostre strade, le nostre piazze, le nostre chiese e le nostre immagini sacre, le tracce di questo martire dell\u2019amore del Novecento. Le numerose foto che danno corpo alle semplici e suggestive note del suo diario ci aiutano a comprendere meglio quei sentimenti che si affacciavano nell\u2019animo di Massimiliano gi\u00e0 travolto dall\u2019amore per la Madonna, o \u201cMammina\u201d come scrisse nel diario. E\u2019 esagerato pensare che queste poche pagine possono arricchire il bagaglio di conoscenza e di amore per questa nostra terra? Confesso che per me sono state di aiuto. Mi piace pensare, ad esempio, alla sorpresa di Massimiliano, mentre entrava in Amelia, nel leggere la lapide: \u201cCivitas Beatae Mariae Virginis\u201d. Lui lo nota nel diario. E, senza dubbio, fu un motivo in pi\u00f9 perch\u00e9 questa citt\u00e0 gli restasse nel cuore. Come pu\u00f2 averlo accompagnato la visione della cittadina arroccata sul monte e il vasto orizzonte circostante. Dal palazzo dell\u2019episcopio che domina l\u2019intera vallata poteva ammirare, come lui scrive, \u201ci meravigliosi dintorni montuosi\u201d. E lo colpirono le visite fatte assieme al vescovo nelle diverse localit\u00e0, come Foce e Macchie. Con curiosit\u00e0 nota la partenza dall\u2019episcopio della piccola comitiva con il vescovo a cavallo e gli altri sugli asini. Erano \u201cpasseggiate poetiche\u201d&nbsp; &#8211; cos\u00ec le ricorda &#8211; che rimasero scolpite nel suo cuore. E chiss\u00e0 se, mentre viveva il dramma del campo di concentramento di Auschwitz, non gli siano tornate in mente queste \u201cpasseggiate poetiche\u201d e quei \u201cmeravigliosi dintorni montuosi\u201d come dolce consolazione che questa terra poteva recargli ancora! Forse ci fa bene pensarlo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Un testimone del campo di Aushwitz racconta che Massimiliano soleva dire: \u201cSe devo morire, vorrei che accadesse nel giorno della festa della Madonna\u201d. E avvenne cos\u00ec. Sono andato a vedere le note del 14 agosto ad Amelia. E sono rimasto colpito. Il giovane Massimiliano scrive: \u201cNon confidare affatto in te stesso; tutto puoi in colui che ti da forza (Fil 4, 13) attraverso l\u2019Immacolata; quanto pi\u00f9 ti senti debole, tanto pi\u00f9 sei forte\u201d. Era il 14 agosto 1918. Queste parole saranno vere in pienezza il 14 agosto 1940. E, come ha detto Giovanni Paolo II: \u201cPadre Kolbe non sub\u00ec la morte, ma don\u00f2 la vita, come Ges\u00f9\u201d. Quel 14 agosto, la forza terribile del mistero dell\u2019iniquit\u00e0 fu sconfitta dalla fortissima debolezza di Massimiliano. Anche attraverso quel piccolo e stremato discepolo, che tanti anni prima aveva vissuto con noi ad Amelia, il male fu sconfitto dall\u2019amore. Massimiliano si \u00e8 lasciato condurre, per il suo ultimo viaggio, da quell\u2019amore che lo aveva coinvolto sino al punto da spingerlo ad offrire la sua stessa vita per l\u2019altro. Fra Ladislao, presente quel giorno ad Auschwitz mentre i dieci condannati a morte si incamminavano verso le camere a gas, racconta: \u201cLe dieci vittime mi passarono davanti e vidi che Padre Kolbe barcollava sotto il peso di uno degli altri condannati, poich\u00e9 egli sosteneva quest\u2019uomo che non era in grado di camminare con le sue forze\u201d. E Ted Gajowniczek, l\u2019uomo per cui Kolbe ha dato la sua vita, impietrito di fronte a tale amore, sottovoce, diceva: \u201cHo appena assistito ad un evento straordinario: un uomo \u00e8 diventato santo\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il 15 agosto del 1918, nel diario, padre Kolbe, nel palazzo episcopale di Amelia, aveva annotato: \u201cAssunzione della B.V.M.: Lasciati condurre\u201d. Racconta uno degli compagni di Kolbe: \u201cI corpi (dei dieci uccisi) dovevano essere portati al forno crematorio la mattina del 15 agosto. Alcuni dei miei amici furono incaricati di portarli fuori nelle casse di legno. Mi dissero: \u2018guarda attentamente: il primo che portiamo fuori sar\u00e0 padre Massimiliano\u2019. Rimasi a guardare. Mentre passavano, mi tolsi il berretto rigato da prigioniero, anche se questo era proibito. Nessuno se ne accorse. Ero ben nascosto. Dovevo guardarlo andare cos\u00ec al forno crematorio\u2026\u201d. In verit\u00e0, Massimiliano veniva raccolto dalle mani di Maria e condotto nel cielo. Qualche anno prima aveva detto: \u201cMi piacerebbe essere ridotto in cenere per la Vergine immacolata e che questa cenere venga spazzata via dal vento per tutto il mondo\u201d.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Questo piccolo libro \u00e8 un aiuto a spargere ancora una volta nella nostra terra l\u2019amore straordinario di Massimiliano. Egli, testimone d\u2019amore nel drammatico Novecento, pu\u00f2 aiutare anche noi, all\u2019inizio di questo nuovo secolo, a trovare la via giusta per un futuro di pace, di giustizia e di amore.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giorno del mio ingresso ad Amelia, come avevo gi\u00e0 fatto sia a Terni che a Narni, prima di entrare nel Duomo della citt\u00e0, feci la visita nell\u2019ospedale. Desideravo salutare i malati, uno ad uno. E giunsi anche in una stanzetta ove mi trovai davanti ad un anziano. 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