{"id":15798,"date":"2006-04-27T00:00:00","date_gmt":"2006-04-27T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/dialogue-between-religions-and-cultures-is-it-still-relevant.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"dialogue-between-religions-and-cultures-is-it-still-relevant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dialogue-between-religions-and-cultures-is-it-still-relevant.html","title":{"rendered":"Dialogue Between Religions and Cultures: Is It Still Relevant?"},"content":{"rendered":"<p><P class=testo2>La domanda che ci poniamo in questa tavola rotonda tocca uno dei nodi centrali di questo nostro incontro. E non \u00e8 una domanda semplicemente teorica. Essa fa i conti con la storia di oggi e con il futuro stesso del nostro pianeta. Quando nel secolo scorso si ritrovarono a Chigago rappresentanti di diverse religioni per un meeting, diverso da questo ma con qualche analogia, non si posero questa domanda. Oggi siamo obbligati a porcela. L\u2019attentato terroristico contro le due torri, dell\u201911 settembre del 2001, assieme agli altri che si sono susseguiti successivamente, ha segnato uno spartiacque nella storia del mondo. Si \u00e8 detto e scritto a tale proposito. E molto \u00e8 cambiato nella politica internazionale. Senza dubbio sono cresciute preoccupazione, incertezza, diffidenza, ansiet\u00e0 per il futuro del pianeta. A dire il vero sembra che sia finito un mondo. Ed in effetti \u00e8 evidente la percezione di un profondo cambiamento nei rapporti tra popoli. Appare tramontata una visione ottimistica delle relazioni tra culture e popoli. Tutti ormai conosciamo la tesi di Huntington sul \u201cconflitto tra le civilt\u00e0\u201d, che sembra divenire sempre pi\u00f9 una realt\u00e0 e non pi\u00f9 una ipotesi. Si sentono perci\u00f2 spesso interrogativi come questi: non \u00e8 finita la stagione del dialogo? Del resto, a che serve dialogare tra le culture, i popoli e le religioni? E comunque le religioni non sono destinate in ogni caso a contrapporsi? E il dialogo non rischia di aprire ingenuamente le porte alla violenza? <\/P><br \/>\n<P class=testo2>Ebbene, di fronte a tale situazione noi siamo qui a dire che il dialogo \u00e8 l\u2019unica via per superare la deriva perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico modo vero per comprenderci gli uni gli altri. Non dobbiamo perci\u00f2 lasciarsi sopraffare dalle ondate di pessimismo, generatrici di diffidenza, di chiusura, di ripiegamenti su di s\u00e9. Le religioni, che peraltro sono tornate sullo scenario pubblico, sono decisive per stabilire un legame di fraternit\u00e0 tra i popoli. \u00c8 vero che possono essere coinvolte nell\u2019alimentare i conflitti, nel sacralizzare i confini, nel benedire le diffidenze ataviche e nel battezzare quelle nuove. E in effetti dobbiamo rilevare che le religioni sono attualmente sottoposte all\u2019ambigua pressione delle passioni di parte e di quelle nazionalistiche. Tanti cercano, anche nelle religioni, motivi per elevare barriere protettive e per tagliare ponti ritenuti pericolosi. Ne nascono temibili fondamentalismi (che sono la malattia infantile delle religioni) per cui la vita umana pu\u00f2 essere sacrificata. Tutti ci rendiamo conto della crescita del tasso di odio e di risentimento lungo le strade del mondo, ed \u00e8 facile che qualcuno imbocchi i sentieri della violenza e perfino del terrorismo. Non c\u2019\u00e8 dubbio che ci sono motivi per dire che \u00e8 l\u2019ora di chiudersi e non di dialogare, che \u00e8 l\u2019ora del ferro e non della mano tesa. Ma non \u00e8 questo comunque l\u2019atteggiamento che le religioni, pur nella differenza della loro spiritualit\u00e0 e dei loro cammini di fede, hanno verso l\u2019uomo. Esse, nella loro diversit\u00e0, parlano ad un uomo che considerano debole e peccatore e a cui indicano una via (o delle vie) per raggiungere la perfezione. Le religioni comunicano all\u2019uomo la speranza che, con le armi spirituali della fede, pu\u00f2 divenire migliore. <\/P><br \/>\n<P class=testo2>E questa responsabilit\u00e0 deve crescere nella coscienza degli uomini e delle donne di religione. \u00c8 la responsabilit\u00e0 di comunicare agli uomini spaesati del nostro tempo la speranza di essere migliori. \u00c8 un compito che ciascuna religione deve sentire per i propri aderenti, ma \u00e8 urgente che assieme lo sentano anche per il mondo. \u00c8 questa la prospettiva che emerge da questi nostri incontri, fin da quello di Assisi del 1986 voluto da Giovanni Paolo II. Sono passati venti anni da allora e quell\u2019evento continua a farci sognare un mondo in cui \u00e8 possibile convivere tra uomini e donne di religioni e culture diverse. In questi anni l\u2019incontrarsi ha preso la forma di un libero e partecipe dialogo tra credenti, e tra laici e credenti, conclusosi in un convergere comune verso un messaggio di pace a partire dalla preghiera delle diverse religioni. Questi incontri hanno liberato non poche energie di pace. Il dialogo \u00e8 anche una proposta che sorpassa le frontiere del mondo religioso e che si fa metodo di ricerca per la pace. Questi incontri creano un clima di comprensione e di affezione tra esponenti di mondi religiosi diversi e storicamente lontani. Non debbono perci\u00f2 vincere il pessimismo e la paura che ci rendono tutti pi\u00f9 deboli: quella paura che fa divenire ora aggressivi ora intimamente fragili. La forza dei credenti non \u00e8 l\u2019arroganza, ma la santit\u00e0 e la sapienza: la forza interiore di chi, al di l\u00e0 degli avvenimenti pi\u00f9 o meno difficili, sa indicare la via del bene. C\u2019\u00e8 una forza interiore nelle religioni vissute che sa indicare la via del bene. Insomma la fede impegna &#8220;con&#8221; e non &#8220;contro&#8221; gli altri. E&#8217; chiaro che in questo orizzonte \u00e8 totalmente esclusa la realizzazione di una sorta di democrazia delle religioni, o di una intesa a ribasso tra di esse con un comune denominatore religioso. Dialogare non significa perdere o attutire la propria identit\u00e0; ma neppure rinunciare alla condizione, a tutti comune, di essere sempre cercatori della salvezza propria e altrui. I molteplici incontri realizzati in questi anni, segnano un itinerario per questo millennio. Non mancano le difficolt\u00e0, ma c&#8217;\u00e8 una convinzione di fondo: le mura che separano le religioni l&#8217;una dall&#8217;altra non arrivano sino al cielo. E il cielo, fin da ora, sta sopra i muri: il suo nome \u00e8 Amore, un cielo che va oltre la fede (le fedi) o meglio che le comprende tutte. Questo &#8220;segno dei tempi&#8221; ch\u2019\u00e8 l\u2019incontro tra i credenti di diverse fedi va coltivato con perseveranza e con decisione, perch\u00e9 porti frutti buoni per tutti. Si tratta, infatti, di liberare le energie presenti nelle diverse tradizioni religiose per evitare il rischio che restino asfittiche nel chiuso delle singole credenze. Tali incontri non sono un disagio da subire, ma una opportunit\u00e0 che pu\u00f2 arricchire i credenti di ogni religione. Ed ecco perch\u00e9 oggi qui a Washington, di fronte alle enormi sfide che salgono dal nostro pianeta, questo incontro mostra non solo che \u00e8 possibile, ma che \u00e8 una via di speranza per tutti.<\/P><br \/>\n<P class=testo2><A href=\"http:\/\/www.santegidio.org\/uer\/2006\/washington\/int_1157_EN.htm\">ENGLISH VERSION<\/A><\/P><br \/>\n<P class=testo2><A href=\"http:\/\/www.santegidio.org\/it\/ecumenismo\/uer\/2006\/washington\/index2704_cer.htm\">La preghiera internazionale per la pace a Washington organizzata dalla Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio<\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda che ci poniamo in questa tavola rotonda tocca uno dei nodi centrali di questo nostro incontro. E non \u00e8 una domanda semplicemente teorica. Essa fa i conti con la storia di oggi e con il futuro stesso del nostro pianeta. 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