{"id":15794,"date":"2000-07-04T00:00:00","date_gmt":"2000-07-04T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/i-parlamentari-europei-contro-la-pena-di-morte.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:37","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:37","slug":"i-parlamentari-europei-contro-la-pena-di-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/i-parlamentari-europei-contro-la-pena-di-morte.html","title":{"rendered":"I Parlamentari Europei contro la pena di morte"},"content":{"rendered":"<p><P align=justify>Questo incontro avviene nell\u2019imminenza del Giubileo delle Carceri, una coincidenza non voluto, ma non per questo senza significato, tanto pi\u00f9 che Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato agli Stati e ai Governi, vuole proporre &#8220;uno stimolo per la comunit\u00e0 a rivedere la giustizia umana sul metro della giustizia di Dio&#8221;. Si tratta senza dubbio di una proposta alta che giustamente non poteva non scuotere le coscienze. E se il messaggio papale investe l\u2019intero sistema carcerario con l\u2019aggiunta della richiesta di un gesto di clemenza, tuttavia la tensione morale che traversa quelle nove pagine di testo si riversa tutt\u2019intera nel tema del nostro incontro. Per parte mia cercher\u00f2, con brevi cenni, di inserirmi in questo filone che potremmo dire religioso, lasciando ad altri, ben pi\u00f9 esperti di me, le riflessioni di ordine etico, giuridico e sociale.<BR>Com\u2019\u00e8 noto fin le prime pagine della Scrittura si aprono con il divieto di uccidere. Dio, con solennit\u00e0, di fronte all\u2019assassino Caino, disse: &#8220;Chiunque uccider\u00e0 Caino subir\u00e0 la vendetta sette volte&#8221;. Ma non sempre nelle pagine della Bibbia questo principio sia stato sempre chiaro alle coscienze. La storia di questo tema \u00e8 stata non poco travagliata. Non \u00e8 questa la sede per delinearne il tragitto, tuttavia credo si debba dire che la coscienza cristiana odierna \u00e8 cresciuta in profondit\u00e0 in questo ambito comprendendo le antiche parole della Scrittura &#8220;Non uccidere&#8221; nel loro senso pi\u00f9 autentico dell\u2019intero contesto biblico. Come c\u2019\u00e8 nella storia cristiana quel che viene tecnicamente chiamato lo sviluppo del dogma, cos\u00ec esiste, direi a maggior ragione, un\u2019approfondimento della coscienza relativamente ad alcuni temi. Non comprendere questom porta ad una lettura fondamentalista della Scrittura, ma soprattutto dimentica che il cristianesimo \u00e8 una rivelazione storica e, come tale, non si affida ad asserti teorici ma ad una progressiva rivelazione divina. Tutto ci\u00f2 non nega evidentemente che gi\u00e0 nella Scrittura ci siano elementi che paiono essere contraddittori. Tuttavia nell\u2019intero itinerario della Bibbia vi \u00e8 come lo snodarsi di un filo rosso che manda segnali molto chiari e precisi. Si tratta di dichiarazioni sistematiche che vengono progressivamente ribadite e che fanno parte di questo processo evolutivo della Rivelazione.<BR>Vi \u00e8 una prima e grande dichiarazione relativamente all\u2019uomo. E\u2019 quella che potremo chiamare l\u2019antropologia biblica. L\u2019uomo, nella Scrittura, \u00e8 sempre considerato come un essere che ha in s\u00e9 una radice trascendente. E\u2019 una delle grandi verit\u00e0 bibliche che pur nelle contraddizioni viene sempre sostenuta. L\u2019uomo non pu\u00f2 mai essere chiuso nell\u2019orizzonte del finito. E\u2019 la grande affermazione dell\u2019uomo fatto ad immagine di Dio. Nel libro di Giobbe si scrive che Dio e solo Lui, ha in mano l\u2019anima di ogni vivente, e solo Dio perci\u00f2 pu\u00f2 decidere quando troncarlo. Questa dimensione teologica dell\u2019uomo non viene mai cancellata. Nel libro della sapienza si legge: &#8220;Tu Signore risparmi tutte le cose, perch\u00e9 tutte sono tue, o Signore amante della vita&#8221;. E subito dopo fa un esempio: Dio avrebbe potuto eliminare gli egiziani in maniera radicale e totale, i nemici per eccellenza di Israele, ed invece li ha puniti solo parzialmente perch\u00e9 doveva insegnare ai suoi figli ad amare anche i nemici. Insomma l\u2019etica veterotestamentaria ha un riferimento sempre trascendente.<BR>L&#8217;episodio basilare a considerare si trova nel libro della Genesi (4, 9-16). Il Signore denuncia quello che Caino ha fatto: &#8220;si sente il sangue di tuo fratello chiedermi dal suolo&#8221; (v. 10). Il sangue versato di Abele \u00e8 un attentato ai diritti di Dio che \u00e8 l&#8217;unico Signore della vita. E Dio non scusa l&#8217;azione omicida di Caino, dominato per la malvagit\u00e0 ed \u00e8 bandito dalla terra, si trasforma in un fuggiasco. La terra per lui \u00e8 maledizione. Dovr\u00e0 vagare per il mondo, incapace di sopportare il suo crimine. Caino stesso si d\u00e0 una sentenza di morte quando dice: &#8220;chiunque mi trovi mi ammazzer\u00e0&#8221; (v. 14). Il primo assassino applica a s\u00e9 stesso la legge del taglione, non come qualcosa desiderata, bens\u00ec come qualcosa di inevitabile ed evidente. Caino deve morire perch\u00e9 ha ammazzato.<BR>Ma Dio non lo maledice. Al contrario, vuole che contini in vita, non desidera che il suo sangue sia &#8220;legittimamente&#8221; versato: guai a chi tocca Caino! La volont\u00e0 divina di salvare Caino rimane sottolineata con un segno che indica difesa e protezione. La giustizia del Signore non si attua con la morte di Caino. C\u2019\u00e8 qui una reazione alla legge del taglione che imponeva di ammazzare Caino. Se Caino non \u00e8 stato capace di conservare la vita di Abele, il fratello piccolo, il Signore, invece, sar\u00e0 guardiano della vita del primo nato nella terra. Il Signore ha misericordia della vita di Caino secondo quel principio che unifica le prime pagine del testo biblico: il Dio creatore \u00e8 il Signore della vita. Egli aveva proibito all&#8217;uomo di mangiare del frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male (Gn 2, 17), ma quando l&#8217;uomo lo mangi\u00f2 Dio non lo fece morire, andando cos\u00ec contro quello che egli stesso aveva decretato. Del resto Eva attribuisce la nascita di Caino alla forza creatrice di Dio. Ed \u00e8 qui che risiede la ragione ultima della salvezza del perch\u00e9 Caino non deve morire: ogni uomo \u00e8 procreato &#8220;col favore del Signore&#8221; (v. 1). Contro il principio della proporzione della pena (il male si paga con male, il sangue si aggiusta con pi\u00f9 sangue) si stabilisce il principio della sproporzione della colpa (l&#8217;odio non pu\u00f2 ripararsi con pi\u00f9 odio). Contro una prassi di morte (ad una morte gli corrisponde un&#8217;altra morte) si instaura una prassi di vita, basata e praticata da Dio stesso.<BR>Certamente, nella storia sociale e religiosa dell&#8217;umanit\u00e0 la vendetta di sangue sar\u00e0 un &#8220;ritornello&#8221; costante, giustificato con molte e diverse ragioni. La stessa Bibbia testimonia la validit\u00e0 che ha per molti la legge del taglione come norma inattaccabile di giustizia, come retribuzione di stretta proporzionalit\u00e0. Nella Bibbia, la legge del taglione \u00e8 formulata nell&#8217;episodio dell&#8217;alleanza di Dio con No\u00e9: &#8220;Chi versa sangue di uomo, per un altro uomo sar\u00e0 il suo sangue versato&#8221;(Gn 9, 6). E\u2019 evidente la considerazione su cui si basava, ossia che l&#8217;uomo \u00e8 creato ad immagine di Dio, e che la sua vita \u00e8 sacra perch\u00e9 riflesso di Dio stesso.<BR>Bisogner\u00e0 aspettare il Vangelo perch\u00e9 la vendetta venga esautorata e la legge del taglione eliminata grazie alla proclamazione di una giustizia maggiore. In una parola, con Ges\u00f9 si recupera quello che il Creatore volle fin dall&#8217;inizio e che la malizia degli uomini aveva rovinato. Ges\u00f9 dice no alla legge del taglione, ossia alla vendetta soggiacente nel principio occhio per occhio, dente per dente, qualificato come dottrina degli antichi, che andava superata. Con il Vangelo si pone la base definitiva del non alla pena di morte. E si collega ad un filo rosso che traversa tutta la Scrittura, sin dall\u2019inizio, quando Caino viene preservato dalla morte, e No\u00e9 dal diluvio, e Ismaele nutrito nel deserto, e Giacobbe liberato dall&#8217;ira di Esa\u00fa. Anche Giuseppe, il figlio di Giacobbe, si riconcilier\u00e0 con i suoi fratelli che avevano cercato di ucciderlo. E poi Davide, perseguito da Saul, si rifiuta di giustiziarlo con le proprie mani. Anche Eliseo, dopo avere accecato i soldati aramei che volevano ammazzarlo e di condurlo fino alla citt\u00e0 di Samaria, non permette che il re di Israele li stermini; al contrario, ordina che siano rifocillati e rimandati in libert\u00e0. Dopo questo gesto di clemenza gli aramei smisero di invadere la terra dell&#8217;Israele (2Re 6, 23). L&#8217;atteggiamento di Eliseo port\u00f2 frutto per tutto il paese.<BR>Ges\u00f9 propone un nuovo principio, del tutto diverso dalla proporzionalit\u00e0: la cultura dell&#8217;amore come forma giusta di relazione tra le persone. Questo principio trova le sue radici nella giustizia di Dio. Dio \u00e8 giusto non perch\u00e9 condanna ma perch\u00e9 difende e salva il debole e l\u2019afflitto, l&#8217;orfano e la vedova, lo straniero e chi \u00e8 senza aiuto. Il culmine della giustizia di Dio non \u00e8 la pena inappellabile ma il perdono concesso per chi \u00e8 compassionevole e benigno. Questo filo conduttore che attraversa tutto l&#8217;Antico Testamento, collega i profeti ed i salmi con Ges\u00f9 di Nazaret. Nel ministero del profeta galileo si apre una nuova giustizia che si esprime nel perdono, la riconciliazione ed una nuova comunione tra le persone. La frase ama il tuo prossimo come te stesso, che Ges\u00f9 estrae del libro del Lev\u00edtico (19, 18), si trasforma nel secondo comandamento della nuova Legge e suppone un non deciso alla vendetta. In realt\u00e0, nella prima parte del versetto del Lev\u00edtico si dice: non ti vendicherai n\u00e9 serberai rancore ai figli del tuo paese. La vendetta \u00e8 l&#8217;antitesi dell&#8217;amore al prossimo e, pertanto, la legge del taglione, basata nella retribuzione stretta, si scontra con il comandamento dell&#8217;amore. Ed \u00e8 significativa la risposta di Ges\u00f9 a Pietro che gli chiede se deve perdonare sette volte. Ges\u00f9 risponde capovolgendo l&#8217;affermazione orgogliosa e violenta di L\u00e1mec (Gn 4, 24), non solo sette volte ma settanta volte sette.<BR>In questa luce si pu\u00f2 leggere la singolare interpretazione di Borges sull\u2019episodio di Caino e Abele. Borges, immaginando che i due fratelli ad un certo punti si ritrovino, fa dire ad Abele: &#8220;Sei stato tu che hai colpito me, o io che ho colpito te?&#8221; In quel momento la dimenticanza per amore fa rinascere.<BR>C\u2019\u00e8 una prima riflessione da fare per chiarire l\u2019equivoco in cui cadono coloro che sostengono essere presente nella Bibbia la pena di morte. Direi anzitutto che nella Bibbia ci sono alcune delle contraddizioni che accompagnano la coscienza umana ma che man mano cresce la storia dell\u2019ascolto di Dio cresce e si purifica per cos\u00ec dire la stessa dottrina. Se per un verso c\u2019\u00e8 la condanna di chi uccide Caino, per altro verso la presenza della pena di morte sembra un fatto scontato. Ad esempio il comandamento &#8220;non uccidere&#8221; non \u00e8 posto in modo cos\u00ec radicale da escludere qualsiasi uccisione. Il conteso porta a dire che si tratta solo dell\u2019esclusione dell\u2019assassinio. Questo anche per la povert\u00e0 del vocabolario dell\u2019ebraico biblico, appena 6750 parole. Scorrendo le pagine bibliche ci imbattiamo pi\u00f9 volte nella presenza della pena di morte. In Israele la pena di morte, seppure molto ridimensionata rispetto agli altri codici orientali, era inflitta per i reati contro la vita, contro la religione e contro la famiglia. Va anche notato che era importante il coinvolgimento di tutti all\u2019esecuzione. Non vi era solo l\u2019esecutore, ma tutti dovevano essere partecipi di quella morte. E in questo c\u2019\u00e8 forse un aspetto che alla fine pu\u00f2 aiutare a maturare lo scandalo per la condanna a morte. Si potrebbe inserire qui il testo famoso di Camus quando riferisce del padre che, dopo aver partecipato ad una esecuzione, sente una profonda lacerazione interiore che non pu\u00f2 essere facilmente ricomposta.<\/P><br \/>\n<P align=justify>LA BIBBIA E LA PENA DI MORTE<\/P><br \/>\n<P align=justify>A proposito della pena di morte possono stabilirsi fondamenti giuridici, di ambito sociopolitico, o fondamenti filosofici, vincolati con l&#8217;etica, ma, indubbiamente \u00e8 nel mondo religioso dove i vincoli risultano pi\u00f9 significativi: i motivi religiosi sono fondamentali per dire non alla pena di morte. Lo sono perch\u00e9 molti ricorrono precisamente alla Bibbia o a principi religiosi per cercare la giustificazione della pena capitale. Un caso emblematico sono gli Stati Uniti di America dove molti governatori e giudici che l&#8217;applicano si dichiarano cristiani ed alcuni incluso fanno campagna a beneficio della pena di morte. Pertanto, il testo biblico deve parlare per se stesso affinch\u00e9 rimanga verificato il nostro punto di partenza: la pena di morte contribuisce a mantenere lo spargimento di sangue, e, in conseguenza, non concorda al bene caro per Dio n\u00e9 al bene che qualunque uomo pu\u00f2 desiderare.<\/P><\/p>\n<p><P align=justify>Il comandamento divino di &#8220;non ammazzare&#8221;<br \/>\n<P align=justify>La pratica dei dieci comandamenti o decalogo \u00e8 la risposta di Israele al Dio dell&#8217;alleanza. Quando Israele arriva dal Sina\u00ed, il Signore lo si manifesta spettacolarmente (Ex 19, 16), e quando si produrce questa manifestazione (Ex 20, 18) il paese riceve di lui i comandamenti (vedere ugualmente Dt 5, 2-5). Perci\u00f2 i comandamenti non sono qualcosa di estrinseco o imposti da fuori ma plasmano le esigenze dell&#8217;alleanza. Esprimono la volont\u00e0 di Dio, formulandola e comunicandola affinch\u00e9 sia accolta, vissuta e praticata. I comandamenti si basano su Dio stesso e per questa ragione possiedono un carattere assoluto. Sono pilastri, principi. In concreto, il &#8220;non ammazzare&#8221; traduce, con una formula proibitiva, il carattere sacro della vita e di qualunque vita. Bobbio afferma che il rispetto alla vita \u00e8 un principio indiscutibile che proviene dal comandamento &#8220;non ammazzare.&#8221;<BR>Chi ammazza si crede con potest\u00e0 per disporre della vita dell&#8217;altro. Ammazzare implica sempre il trionfo della violenza, bench\u00e9 sia sotto l&#8217;apparenza dal diritto. Per questo, di entrata ammazzare ripugna, ma, invece, sorgono in molti non pochi dubbi sulla convenienza di farlo in certe occasioni e sotto certe condizioni. Ad un&#8217;atteggiamento temporeggiatrice verso la pena di morte, applicata con cautela ed in certi casi estremi, si contrappongono i cinque enunciati seguenti che scompaginano di modo assoluto le implicazioni del quinto comandamento: a) ammazzare un uomo \u00e8 ammazzare l&#8217;immagine di Dio (Gn 1, 27); b) ammazzare un uomo \u00e8 usurpare quello che \u00e8 prerogativa di Dio, il giudizio finale e definitivo su qualcuno, poich\u00e9 la morte \u00e8 sempre irreversibile; c) la morte per esecuzione implica il rischio di errore, poich\u00e9 pu\u00f2 togliersi la vita ad un innocente oppure l&#8217;assassino pu\u00f2 avere le sue capacit\u00e0 mentale diminuite o transtornate; d) ammazzare \u00e8 utilizzare la massima violenza contro qualcuno, ma dobbiamo domandarci fino a che punto \u00e8 legittimo usare la forza; e) ammazzare \u00e8 rovesciare il senso della vita come tale che non \u00e8 mai la morte bens\u00ec la stessa vita: Dio \u00e8 Dio di vita. Questa \u00e8 la sua volont\u00e0.<BR>Di quale forma il comportamento di Dio, come lo troviamo nella Bibbia, avalla la forza del &#8220;non ammazzare?&#8221; La prima risposta si trova in lui stesso che \u00e8 fonte di giustizia e di perdono, che \u00e8 datore di vita. In virt\u00f9 di questo principio, la cosa pi\u00f9 grave, come la morte\/assassinio del fratello di sangue (Caino che ammazza Abele) (Gn 4,8), e la cosa pi\u00f9 insignificante (irritarsi con l&#8217;altro) (Mt 5, 22) meritano una valutazione simile: c&#8217;\u00e8 un non assoluto alla morte in tutte le sue forme.<\/P><\/p>\n<p><P align=justify>Dio \u00e8 Signore della vita <\/P><br \/>\n<P align=justify>1.2. \u00c8 possibile non ammazzare?<\/P><br \/>\n<P align=justify>Approfondiamo nel quinto comandamento. La proibizione di ammazzare un altro essere umano \u00e8 iscritta nel cuore di ognuno. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa di personale, \u00e8 la vita e la nostra condizione di esseri vivi. La persona umana sussiste mentre c&#8217;\u00e8 vita, e per questo motivo il cristianesimo che proclama la sua fede nell&#8217;altra vita, concede in questo alla persona un gran valore, una totale dignit\u00e0. Non \u00e8 legittimo, dunque, disporre della vita dell&#8217;altro. \u00c8 una conclusione che si impone per lei stessa, poich\u00e9 ha forza di premessa: il rispetto alla vita dell&#8217;altro \u00e8 un dato previo, una delle prime evidenze che esistono nella coscienza umana e che le leggi sanzionano con ogni rigore. Nonostante, il rispetto dovuto alla vita dell&#8217;altro \u00e8 stato calpestato moltissimi volte nella storia degli uomini. La trasgressione della vita ha accompagnato molti momenti della relazione tra gli esseri umani, i quali, in non poche occasioni, hanno agito come esseri realmente inumani, ammazzando per il gusto di ammazzare, in maniera accanita e senza scrupoli. Ammazzare si \u00e8 convertito in un commercio ed un divertimento; ad alcuni pagano loro per farlo, altri lo fanno senza nessuna coscienza, come il bambino-soldato, programmati e violentati nella cosa pi\u00f9 intima del suo essere. Ci sono tante ragioni per ammazzare, se rivuole ammazzare! Ma la ragione principale \u00e8 l&#8217;odio ed il disprezzo. Nessuno amazza se, in fondo, non odia o umilia o esclude o degrada la sua vittima. Di tutti \u00e8 conosciuto che, davanti all&#8217;opinione pubblica, i condannati a morte sono presentati spesso come mostri di malvagit\u00e0, animali assassini, individui che non meritano il nome di persone. Con questo, \u00e8 facile mettersi di accordo che devono essere eseguiti, come si darebbe morte ad una tigre furiosa o ad uno squalo assetato di sangue.<BR>L&#8217;odio, dunque, \u00e8 il denominatore comune della relazione che si stabilisce tra chi ammazza o fa ammazzare e la persona che perde la vita. L&#8217;odio si trova nella radice di qualunque omicidio o esecuzione. Chi ama, non ammazza. Chi odia, non pu\u00f2 smettere di ammazzare se questo odio diventa insopportabile, onnipresente, senza uscite. Pertanto, non \u00e8 sufficiente ricordare il quinto comandamento del decalogo (non ammazzerai); dobbiamo domandarci come pu\u00f2 osservarsi questo comandamento. Ges\u00f9 si porsi questa stessa questione nel Sermone della Montagna e gli dedica la prima delle chiamate sei antitesi (vedere Mt 5, 21-26). Il punto di partenza di questo testo evangelico \u00e8 il seguente precetto: la Legge promulgata per Dio nel Sina\u00ed proibisce che qualcuno disponga della vita dell&#8217;altro, e chi trasgredisca la Legge dovr\u00e0 andare a giudizio e sar\u00e0 condannato per il tribunale (v. 21). Naturalmente non viene specificato in che cosa consister\u00e0 la pena: in realt\u00e0, il protagonista del Nuovo Testamento \u00e8 un uomo, chiamato Ges\u00f9 di Nazaret, condannato a morte e giustiziato! Il riferimento sembra essere espressamente ambiguo. Ma a Ges\u00f9 non gli interessa quell convinto di omicidio e le sue conseguenze penali; gli preoccupano le premesse che l&#8217;istigano e lo provocano. Per lui deve rimanere in evidenza l&#8217;importanza del conflitto, del confronto, dell&#8217;odio, della violenza convertita in una spirale che porta, fatalmente, all&#8217;eliminazione fisica dell&#8217;altro. Ges\u00f9 lo concentra tutto sulla violenza verbale e cita tre casi di progressione ascendente: irritarsi, insultare, maledire. Di entrata, sembra che esageri: \u00e8 tanto decisivo arrabbiarsi con qualcuno? Non \u00e8 moneta corrente e giornaliera discutersi o arrabbiarsi con un&#8217;altra persona? Senza dubbi! Perch\u00e9, agli occhi di Ges\u00f9 la facilit\u00e0 con la quale c&#8217;irritiamo contro qualcuno non diminuisce l&#8217;importanza del fatto ma l&#8217;aggrava. Irritarsi contro un&#8217;altra persona \u00e8 tanto grave come ammazzarla: notiamo che in entrambi i casi si dice che il trasgressore sar\u00e0 condannato per il tribunale (paragoniamo Mt 5, 21 e 5, 22). E bench\u00e9 Ges\u00f9 non capisca che si tratti di una condanna alla pena capitale, insiste in che la gravit\u00e0 \u00e8 la stessa in un caso e nell&#8217;altro. Nella seconda ipotesi, cio\u00e8, che qualcuno insulti ad un altro che lo disonori con una parola offensiva, questo tale diventer\u00e0 meritevole di un verdetto di condanna emesso per il Sinedrio, l&#8217;istituzione pi\u00f9 alta del paese ebreo, quello che ora chiameremmo la corte suprema. La sproporzione tra colpa e pena, accentuata per Ges\u00f9 non senza una certa dose di esagerazione ed ironia, arriva al punto culminante nella terza ipotesi: quello della maledizione dell&#8217;altro. Se la violenza verbale arriva fino al punto di maledirlo, cio\u00e8, di attrarre sull&#8217;altro il peso della maledizione divina, di considerarlo un ribelle contro Dio, allora la maledizione girer\u00e0 contro chi la proferisce, e questo tale diventer\u00e0 meritevole della condanna eterna. Quello che aveva chiesto per l&#8217;altro, maledicendolo, ora ricade su lui stesso: Dio condanna al violento che maledice e prende in vano il suo nome, dandogli quello che egli, nella sua violenza, chiedeva per l&#8217;altro.<BR>Il vangelo \u00e8 diretto e concreto: qualunque forma di odio \u00e8 inammissibile, bench\u00e9 non arrivi all&#8217;aggressione fisica (solo verbale) e bench\u00e9 sia incipiente e comune (quante volte alla settimana non ci arrabbiamo contro qualcuno!). La violenza contro l&#8217;altro che si traduce nell&#8217;omicidio, \u00e8 un&#8217;esplosione di odio che deve essere evitata dal primo momento. Una bomba non esplode se non si infiamma l&#8217;animo. Un bosco non arde se non salta una scintilla. Di modo simile, l&#8217;omicidio non arriva a consumarsi se l&#8217;odio ed il confronto non si accendono nel cuore degli uomini. Non ammazzare \u00e8 possibile se prima si \u00e8 ammazzato la radice dell&#8217;omicidio, se il sentimento di irritazione o le parole di insulto o la maledizione non germogliano del cuore, il posto di dove escono precisamente gli assassini (vedere Mc 7, 21). Se l&#8217;odio non cresce nel cuore dell&#8217;uomo, se l&#8217;intenzione malvagia di attacco e violenza rimane eliminata dentro lui, non ci sar\u00e0 volont\u00e0 n\u00e9 desiderio di eliminare nessuno. La maniera di soffocare in noi qualunque inizio di omicidio \u00e8 sostituendo il confronto per il perdono. Nell&#8217;antitesi del Sermone della Montagna che stiamo commentando (vedere ora Mt 5, 23-24) Ges\u00f9 espone il caso di chi, nel momento di compiere i suoi doveri religiosi e presentare l&#8217;offerta davanti all&#8217;altare, si rende conto che \u00e8 affrontato con suo fratello, o, per meglio dire, si ricorda che l&#8217;altro -magari senza nessuna colpa da parte sua &#8211; \u00e8 affrontato con lui. Per Ges\u00f9, la situazione non presenta il minore dubbio: l&#8217;offerta a Dio pu\u00f2 sperare. Prima, quelli che erano affrontati devono perdonarsi e riconciliarsi: vai in primo luogo a riconciliarti con tuo fratello, dice il vangelo (v. 24). L&#8217;antitesi dell&#8217;omicidio \u00e8 il perdono. Mentre l&#8217;omicidio era la conseguenza inevitabile dell&#8217;odio e della violenza, la riconciliazione \u00e8 il risultato del perdono offerto e della pace ritrovata. Dobbiamo scegliere tra un mondo che perdona e lascia vivere ed un mondo che odia e porta alla morte.<\/P><\/p>\n<p><P align=justify>La legge del taglione ed il vangelo<br \/>\n<P align=justify>La chiamata legge del taglione che si formula abitualmente con l&#8217;espressione occhio per occhio, dente per dente \u00e8 anteriore alla stessa Bibbia. Appare gi\u00e0 nel Codice di Hammurabi (secolo XVIII A.C.) e riappare posteriormente in altre compilazione legislative dell&#8217;oriente antico, tra le quali si include la legislazione israelitica (ver Ex 21, 23-25; Lv 24, 18-20; Dt 19, 15-21; 25, 1-12).<\/P><br \/>\n<P align=justify>2.1 la pena di morte nell&#8217;Antico Testamento<\/P><br \/>\n<P align=justify>In base a queste considerazioni elaborate a partire dagli undici primi capitoli del libro del Genesi che sono il racconto primordiale o delle origini, possiamo situare meglio un dato che percorre tutto l&#8217;Antico Testamento: la validit\u00e0 legale della pena di morte applicata in virt\u00f9 della legge del taglione. Si \u00e8 detto e ripetuto che questa legge, nella misura in cui stabilisce una pena proporzionata al crimine o delitto, rappresenta un avanzamento notevole in relazione con la vendetta di sangue illimitato. Cos\u00ec, la normativa riferita alle colpe sanzionate con la pena di morte nel chiamato codice dell&#8217;Alleanza (Ex 20, 22 &#8211; 23, 19) incomincia con questa prescrizione: Quello che ferisca mortalmente un uomo, morr\u00e0 (Ex 21, 12). Nonostante, questa prescrizione non si applica meccanicamente ed assolutamente. Solo si pu\u00f2 parlare di omicidio quando ci sono premeditazione e piena intenzionalit\u00e0, cio\u00e8, quando l&#8217;omicidio \u00e8 volontario. Nel caso che non lo sia, quello che commette l&#8217;omicidio pu\u00f2 ospitarsi in posti sacri (altari o santuari) o posti protetti (citt\u00e0 di rifugio) e cos\u00ec salvare la vita: Dio gli garantisce la sopravvivenza come nel caso di Caino. Per questo l&#8217;omicidio di un ladro nell&#8217;oscurit\u00e0 della piena notte (Ex 22, 1) o la morte di qualcuno da parte di un animale che attacca senza avvisare (Ex 21, 28) non sono penalizzati con la morte dell&#8217;omicida o del proprietario dell&#8217;animale, rispettivamente. La volontariet\u00e0 \u00e8 un criterio necessario per applicare la legge del taglione ai crimini di sangue. Se questa volontariet\u00e0 piena non pu\u00f2 provarsi, neanche pu\u00f2 applicarsi la pena di morte. Invece, merita la morte chi ammazza a tradimento, portato per l&#8217;odio contro l&#8217;altro (Ex 21, 14), l&#8217;israelita che offre sacrifici ai dei (Ex 22, 19) e rinnega cos\u00ec il suo Dio, e lo sposato che mantiene relazioni sessuali con una sposata (Lv 20, 10). Si tratta dei tre peccati maggiori (omicidio, idolatria, adulterio) che ricevono la pena massima nell&#8217;Antico Testamento. Ad ogni modo, potremmo domandarci se in questi tre casi la massima pena, la pena di morte, si proporre come soluzione proporzionale oppure semplicemente, indica ed esprime la massima gravit\u00e0 di queste tre mancanze. Si tratta di tre attentati, rispettivamente, contro il diritto umano alla vita, il diritto di Dio ad essere riconosciuto come tale ed il diritto di un sposato a non essere violentato nella relazione umana pi\u00f9 sacra, la relazione matrimoniale. La pena di morte segnala quelle azioni come azioni di morte e che portano alla morte, poich\u00e9 si allontanano dal progetto di Dio che \u00e8 un progetto di vita. In questa stessa linea, ed oltre una proporzionalit\u00e0 stretta, si decreta pena di morte a proposito del sacrificio di un figlio ad una divinit\u00e0 (Lv 20, 2), le pratiche di magia o stregoneria (Ex 22, 17), il sequestro e vendita di un altro israelita come schiavo (Ex 21, 16) e la violenza esercitata contro i propri genitori, maledicendoli o bastonandoli(Ex 20, 12; 21, 15; Lv 20, 9).<BR>Difficilmente, dunque, pu\u00f2 presentarsi l&#8217;Antico Testamento come esempio di applicazione stretta del principio di proporzionalit\u00e0, base della legge del taglione. In altre parole, la Bibbia integra la legge del taglione, anteriore nel tempo, ma sottolinea il principio soggiacente a questa legge, cio\u00e8, il principio di responsabilit\u00e0. In secondo posto, sembra che nella Bibbia la pena di morte sia indizio della gravit\u00e0 della colpa pi\u00f9 che una conseguenza, strettamente paritaria, della colpa commessa: l&#8217;aggressione ai propri genitori \u00e8 un chiaro esempio. Pertanto, possiamo salvaguardare la gravit\u00e0 di un&#8217;azione delittuosa o criminale senza dovere applicare la legge del taglione e ricorrere alla pena di morte, la quale, come si apprezza in alcuni dei casi citati anteriormente, non si proporse sempre in termini di proporzionalit\u00e0 o retribuzione ineludibile.<\/P><br \/>\n<P align=justify>2.2. Ges\u00f9 dice non alla vendetta<\/P><\/p>\n<p><P align=justify>Vivere oltre l&#8217;odio <\/P><br \/>\n<P align=justify>A nome dell&#8217;intimidazione, cio\u00e8, dell&#8217;applicazione della pena di morte come esempio disuasorio, molti pensano che pu\u00f2 darsi certificato di cittadinanza acquisita alla pena capitale. Ma, non sono solamente le statistiche quelle che mostrano che non c&#8217;\u00e8 relazione tra l&#8217;aumento delle sentenze di morte e la diminuzione della criminalit\u00e0: l&#8217;applicazione della pena di morte non contribuisce alla riduzione degli omicidi. La questione ad esporre concerne al valore e gli effetti di una cultura della giustizia violenta. Questa cultura si basa nei sentimenti di vendetta che mirano qui e l\u00e0 nella societ\u00e0 e che, in definitiva, risultano legittimati quando il diritto penale di un paese include la possibilit\u00e0 della pena di morte. Cio\u00e8, quelli che difendono il principio della prevenzione generale (la pena di morte come punizione esemplare) devono domandarsi fino a che punto un&#8217;esecuzione capitale non alimenta di facto la cultura della violenza istituzionalizzata e, pertanto, fomenta l&#8217;odio. La vita umana sulla terra, deve sostentarsi sull&#8217;odio e la vendetta distruttori oppure su quello che costruisce, cio\u00e8, sull&#8217;amore e la povert\u00e0? Che cosa guadagna l&#8217;umanit\u00e0 eseguendo un assassino? A volte si stimolano sentimenti di vendetta, come se lo spargimento di sangue dovesse calmare un&#8217;inquietudine, come se dovesse mettere un&#8217;altra volta le cose nel suo posto. Si tratta di un&#8217;impressione erronea. Togliere la vita a qualcuno, n\u00e9 che sia il pi\u00f9 grande degli assassini, \u00e8 togliere vita all&#8217;umanit\u00e0 nel suo insieme. Per questo Ges\u00f9 si trasforma in punto di riferimento perch\u00e9 egli \u00e8 un appassionato della vita che dice di s\u00e9 stesso: Io sono venuto affinch\u00e9 le pecore abbiano vita e l&#8217;abbiano in abbondanza (Jn 10, 10).<\/P><br \/>\n<P align=justify>3.1. Ges\u00f9 come esempio<\/P><br \/>\n<P align=justify>Ges\u00f9 non si pronuncia in maniera esplicita contro la pena di morte nella cornice dell&#8217;ordinazione giuridica del suo tempo. Si manifesta, invece, e con forza, contro una punizione divina che comportasse l&#8217;eliminazione fisica di qualcuno. Una volta ha incominciato la salita a Gerusalemme, Ges\u00f9 fa strada accompagnato per i discepoli. Alcuni messaggeri lo precedono con la missione di preparare il suo arrivo. Entrano in un paese di samaritano e questi si rifiutano di accoglierlo: il pregiudizio etico e religioso, la vecchia inimicizia risorge. Immediatamente, due buoni ebrei, i fratelli zebedei, Giacomo e Giovanni, discepoli di Ges\u00f9, entrano nella spirale dell&#8217;odio e propongono una punizione esemplare che Dio stesso avallerebbe. \u00c8 intollerabile, il rifiuto del Messia che Dio invia! La vendetta domina quei due uomini che reclamano la morte dei samaritani: vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consuma? (Lc 9, 54). Ma quell camino di Ges\u00f9 verso Gerusalemme che \u00e8 di passione e di debolezza, non pu\u00f2 incominciare con un atto di arroganza e di forza prepotente. Sarebbe un controsenso clamoroso: Ges\u00f9 non \u00e8 il profeta trionfante che distruggerebbe i suoi nemici e mostrerebbe cos\u00ec, in maniera esemplare, il suo potere. Nella sua strada non sta la morte di nessuno, eccetto la sua: l&#8217;esecuzione capitale di Ges\u00f9 si convertir\u00e0, paradossalmente, in fonte di vita e di speranza per l&#8217;umanit\u00e0 intera. Con la sua sentenza a morte, realizzata mediante una cruenta crocifissione, Ges\u00f9 condanna tutte le sentenze di morte della storia. Lui carica su s\u00e9 stesso il peccato del mondo, l&#8217;odio e l&#8217;ingiustizia, poich\u00e9 li soffre nella sua carne, e nega loro cos\u00ec ogni tipo di validit\u00e0. Per questo, davanti alla petizione di Giacomo e Giovanni, reagisce energicamente e sgrida i due discepoli. La morte del nemico non \u00e8 una strada cara per Dio. Il cielo non si deve aprire affinch\u00e9 scenda un fuoco mortale che stermini gli uomini; al contrario, si \u00e8 aperto affinch\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 riceva il perdono e la pace che spera e necessita.<BR>In maniera simile, l&#8217;ultima scena nella quale troviamo insieme Ges\u00f9 ed i suoi discepoli, giustamente quando incomincia la passione, nell&#8217;orto di Getseman\u00ed, \u00e8 un momento di violenza possibile, ma paralizzata ed evitata. Anche qui, nell&#8217;istante della detenzione tutti quelli che Ges\u00f9 gli fanno una proposta: feriamo a spada? (Lc 22, 49). Giuda \u00e8 arrivato con un gruppo di gente armata e ha baciato, tradendolo, il Maestro. Il bacio di Getseman\u00ed \u00e8 un&#8217;aggressione, un gesto di odio e non di amore, un segno di rifiuto e di morte, sotto l&#8217;apparenza dell&#8217;amicizia e dell&#8217;affetto. Con questo bacio i guardiani, armati, procederanno a fermare Ges\u00f9. La replica sembra chiara: respingere l&#8217;aggressione, rispondere all&#8217;odio con pi\u00f9 odio. Ma Ges\u00f9 vuole preservare i suoi discepoli dal male: il male deve essere vinto col bene. Dopo che uno che l&#8217;accompagnano ferisce con la spada ad un uomo del gruppo che \u00e8 venuto per fermarlo, Ges\u00f9 cura questo uomo che aveva perso l&#8217;orecchio destro. In un momento, la violenza rimane sostituita per la compassione ed i discepoli imparano una lezione fondamentale: \u00e8 necessario vivere oltre l&#8217;odio, fino a quando la violenza sembra essere l&#8217;unica uscita.<BR>L&#8217;esclusione dell&#8217;odio arriva al suo punto culminante nel momento della crocifissione. L\u00ec, nel G\u00f3lgota, assistiamo alla messa in scena della condanna a morte di un innocente, eseguita senza nessuna considerazione. Crocifisso tra due criminali, Ges\u00f9 si rivolge a Dio, il Padre, e riferendosi ai boia e tutti i responsabili di quell&#8217;ingiustizia, dice: Padre, perdonali, perch\u00e9 non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). \u00c8 un discorso breve che esprime i sentimenti che c&#8217;\u00e8 nel cuore del quale la pronuncia: sentimenti di comprensione e di benedizione per quelli che l&#8217;hanno portato alla morte. \u00c8 qui come una purificazione dell&#8217;amarezza per quello che Ges\u00f9 ha passato e passa. Ges\u00f9 soffre il supplizio della croce senza permettere che l&#8217;odio, in nessuna delle sue forme, arrivi ad entrare nel suo cuore. C&#8217;\u00e8 una pace che sorge da un cuore senza odio n\u00e9 vendetta. \u00c8 una pace offerta a tutti: a chi ha ammazzato ed a queli che condannano a morte, a quelli che sono vittime della violenza ed a quelli che chiedono pi\u00f9 violenza. C&#8217;\u00e8 nel discorso di Ges\u00f9 nel G\u00f3lgota un investimento essenziale: i nemici, i responsabili della sua morte, non sono trattati come nemici, n\u00e9 di Dio n\u00e9 degli uomini. Qualcuno a chi Dio stesso perdona, non meriter\u00e0 il nostro perdono?<BR>Nel G\u00f3lgota arriviamo alla domanda essenziale: Chi \u00e8 un condannato a morte? La risposta pare chiara: un nemico di tutta la societ\u00e0. Ma Ges\u00f9 afferma: Amate i vostri nemici, fate bene a quelli che vi odiano (Lc 6, 27). Cio\u00e8, trattate i nemici come trattereste gli amici, non li malediciate, pregate per essi, non scarichiate su essi la vostra violenza, non li condanniate. Bench\u00e9 abbiano calpestato, magari, le leggi pi\u00f9 sacre, non facciate loro oggetto del vostro odio, n\u00e9 che sia a nome di un ordine sociale che dovrebbe rispondere e difendersi con una legislazione inappellabile. Ges\u00f9 non propone il rifiuto del nemico; invita a considerarlo un essere umano, propone comprenderlo spesso nella sua umanit\u00e0 scardinata, vuole trattarlo come prossimo. Le parole di Ges\u00f9 nella croce a proposito dei nemici ci fanno guardare ogni uomo, fino al condannato a morte, con un sguardo di povert\u00e0.<BR>Questo \u00e8 lo sguardo che Ges\u00f9, un condannato a morte, rivolge ad un altro condannato a morte, il suo compagno di supplizio. Delle tre croci impalate nel G\u00f3lgota, Ges\u00f9, l&#8217;innocente, occupa quella del mezzo, mentre i due criminali crocifissi con lui si trovano ad entrambi i lati. Si tratta di un&#8217;immagine tristemente frequente: nei corridoi della morte aspettano mischiati uomini colpevoli ed uomini innocenti. Uno dei due criminali riprende Ges\u00f9 e l&#8217;ingiuria, pieno di amarezza. \u00c8 un uomo disperato. L&#8217;altro, invece, costruisce una storia di amicizia con Ges\u00f9, necessariamente breve ma intensa. Per lui, Ges\u00f9 non \u00e8 un Messia che non sa fare da Messia, non lo ridicolizza n\u00e9 lo sottovaluta. Al contrario, Ges\u00f9 \u00e8 una persona amica, solidale in una stessa pena, nonostante la sua radicale innocenza, riconoscente senza rancore: questo niente cattivo ha fatto (Lc 23, 41). Pi\u00f9 ancora, quell&#8217;uomo che riconosce la bont\u00e0 di Ges\u00f9 e la sua intimit\u00e0 con Dio, chiede al Messia crocifisso che non l&#8217;abbandoni che si ricordi dopo di lui, quando entri nel suo Regno. Il criminale amico di Ges\u00f9 morr\u00e0 come egli ed entrer\u00e0 con lui nel paradiso. La storia di amicizia tra quelli due condannati a morte culminer\u00e0 presto, dopo l&#8217;esecuzione, e durer\u00e0 per sempre. Per Ges\u00f9, quell&#8217;uomo non \u00e8 un criminale che riceve quello che meritano i suoi atti. A Ges\u00f9 non gli interessa il male che quell&#8217;uomo ha fatto anteriormente bens\u00ec il bene che cerca ora, l&#8217;amicizia che necessita, il futuro nel quale crede. Quello criminale non \u00e8 un nemico, indegno di ricevere e chiedere misericordia. Cerca la vita e diventa meritevole di lei: il paradiso non pu\u00f2 essere negato ad un amico! Ges\u00f9 raccoglie la speranza di quell&#8217;uomo e gli d\u00e0 il tesoro che desidera. Aprendogli le porte del paradiso, lo perdona, e perdonando glielo apre il camino della vita. Quel criminale vede cos\u00ec non commutata la sua pena di morte per l&#8217;ergastolo bens\u00ec per la libert\u00e0 del Regno del Padre. La condanna di morte pi\u00f9 clamorosamente ingiusta della storia trova il suo contrappunto in un perdono dato all&#8217;amico pentito e riconciliato che passa veloce per la morte ed entra allegro nella vita.<BR>Il condannato a morte, colpevole o a volte innocente, \u00e8 un povero del Signore, un uomo che, in parole di Sister Helen Prejean, si trasforma nel viso vivo di Ges\u00f9 Cristo e, pertanto, non pu\u00f2 essere considerato un nemico che debba eliminarsi. Al contrario, nel vangelo si menzionano i pi\u00f9 piccoli del Regno, gli indifesi e bisognosi di ogni tipo, alcuni dei quali stanno nel carcere (Mt 25, 36). E Ges\u00f9, riferendosi a quelli che si avvicinano a quegli imprigionati ed a quelli che si trovano nel corridoio, dice loro: E veniste a vedermi. Dietro ogni prigioniero, dietro ogni condannato a morte \u00e8 il viso del crocifisso, sdegnato, emarginato tra gli uomini, avuto per un frustato, ferito di Dio e vilipeso a chi hanno imprigionato e condannato, in espressioni del Quarto Cantico del Servo (Is 53, 3.4.8). La passione di Ges\u00f9, il Signore, continua nella passione di molti e di molte il cui camino di scherzi, torture ed umiliazione rimane associato al via crucis del venerd\u00ec Santo. Depredati della sua umanit\u00e0, sono come un verme agli occhi di molti, secondo le parole del salmo 22 applicate alla passione di Ges\u00f9: invece Io sono verme, non uomo (v. 7). Risuonano, come contrappunto, le parole di un altro salmo, il 72, che spiegano l&#8217;itinerario di Ges\u00f9, quello che passer\u00e0 per tutti i posti facendo il bene: Perch\u00e9 liberer\u00e0 il povero supplicante, allo sfortunato ed a chi nessuno protegge; si impietosir\u00e0 del debole e del povero, salver\u00e0 la vita dei poveri. La riscatter\u00e0 dell&#8217;oppressione e la violenza, considerer\u00e0 il suo sangue prezioso (vv. 12-14).<\/P><br \/>\n<P align=justify>3.2. Il perdono \u00e8 il centro del vangelo<\/P><br \/>\n<P align=justify>C&#8217;\u00e8 un testo nei libri sapienziali che si riferisce, con gran convinzione, ai mali derivati del rancore, compagno di viaggio dell&#8217;ira, la vendetta e l&#8217;odio. In maniera lapidaria sentenza: Pensa al tuo fine e smette gi\u00e0 di odiare (Se 28, 6). Dello stesso modo che arriva loro la morte e la corruzione a tutti, a tutti deve arrivare il perdono, afferma il testo biblico. L&#8217;unico ricordo che vale la pena \u00e8 il ricordo della povert\u00e0 di Dio. Ci sono molti altri ricordi che rovinano il cuore e distruggono lo spirito. L&#8217;uomo che perdona la vita ad un altro rimane nobilitato davanti a tutti e diventa meritevole del perdono del Signore. In effetti, Dio, il Padre, perdona le colpe a chi \u00e8 stato capace di perdonare a quelli che l&#8217;hanno offeso. Cos\u00ec la manifesta Ges\u00f9 nel discorso che propone ai suoi discepoli: e perdonaci le nostre offese, come noi perdoniamo a quelli che ci offendono (Mt 6, 12). Questo \u00e8 il nodo centrale della nostra risposta alla misericordia di Dio. Chi pu\u00f2 dire che non ha colpa? Chi pu\u00f2 agire al margine dal vangelo della grazia? Chi pu\u00f2 condannare senza paura ad essere condannato, in virt\u00f9 di una legislazione che passa da lontano del vangelo? Davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali e hanno bisogno dello stesso perdono. Ma la ferita interna deve essere guarita. Quello che potendo perdonare, non perdona, e potendo non condannare, condanna, mantiene aperta una ferita che li toglie umanit\u00e0. Decretare la pena di morte non \u00e8 solo giudicare di accordo con un codice legale, bens\u00ec giudicare col cuore, l&#8217;intenzione e la volont\u00e0, quello che appartiene solo a Dio. Dice Ges\u00f9: non giudichiate, affinch\u00e9 non siate giudicati (Mt 7, 1). Cio\u00e8, perdonate e sarete perdonati! La parabola del servo senza compassione (Mt 18, 23-35) espressa chiaramente la differenza di misura. Non c&#8217;\u00e8 punto di paragone tra i diecimila talenti che il re perdona ad un suo subordinato ed i centi denari che questo \u00e8 incapace di perdonare al suo compagno. Possiamo domandarci se la condanna a morte non \u00e8 paragonabile ai centi denari non perdonati per un&#8217;umanit\u00e0 a chi sono stati perdonati diecimila talenti.<\/P><br \/>\n<P align=justify>In un&#8217;altra parabola, quella del fariseo ed il pubblicano (Lc 18, 9-14), troviamo un&#8217;incapacit\u00e0 simile. Un uomo che pratica scrupolosamente la Legge di Mois\u00e8 che non ruba n\u00e9 fa male il che digiuna e paga la decima al tempio di Gerusalemme, rimane contrapposto ad un altro uomo, carico di colpe gravi, come frodi, furti ed estorsioni. Il paragone tra in primo luogo il, uomo rispettato e rispettabile, ed il secondo, persona senza scrupoli, non ammette replica: l&#8217;onorabilit\u00e0 del fariseo non ha niente a che vedere con la brutta fama del pubblicano, pubblica e notoria. Quello diventa meritevole, con ogni diritto, di elogi e considerazioni, mentre il secondo, con ogni diritto anche, si fa male vedere per gli altri. Il pubblicano lo sa, riconosce la sua condizione di uomo debole e colpevole, e per questo si rivolge a Dio chiedendogli misericordia: O Dio! Abbi compassione di me che sono peccatore! (v. 13). \u00c8 il discorso sincero e giusto di un uomo che ha vissuto nell&#8217;ingiustizia e che accorre al Dio del perdono e della pace. \u00c8 un discorso che tocca il cuore di Dio che non chiede niente e che lo chiede tutto, diretta all&#8217;unico che pu\u00f2 salvare la sua vita. Per questo \u00e8 un discorso ascoltato ed accolto, perch\u00e9 il Signore esalta a quelli che si umiliano. Quell&#8217;uomo \u00e8 perdonato, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente che Dio non possa perdonare a quello che si presenta davanti suo senza nascondere niente. L&#8217;altro, invece, il fariseo, non riceve il perdono divino. In realt\u00e0, neanche lo chiede: \u00e8 convinto che non ha bisogno di lui. E neanche quello che non si chiede, si riceve. Il suo atteggiamento interno, di gran prepotenza, rimane dissimulato davanti a tutti per un comportamento irreprensibile. Ma in realt\u00e0 \u00e8 un atteggiamento di orgoglio che Ges\u00f9 denuncia mettendo nelle sue labbra qualcosa che lo denuncia: egli non \u00e8 come questo pubblicano (v. 11). Il fariseo fissa cos\u00ec una distanza insuperabile tra lui ed il pubblicano, e questa distanza si traduce nel disprezzo ed il rifiuto. La sua virt\u00f9, reale, non porta al perdono, bens\u00ec alla condanna. Invece, la bont\u00e0 di Dio, la sua misericordia, si concretizzano nel perdono generoso e senza misura, offerto e ricevuto per il pubblicano. L&#8217;odio contro l&#8217;altro e l&#8217;orgoglio di uno stesso inabilitano per il perdono, il centro del vangelo.<BR>Chi condanna \u00e8 incapace di superare l&#8217;odio per l&#8217;altro e, eventualmente, l&#8217;orgoglio della sua virt\u00f9, ma, soprattutto, si sente imprigionato per il suo proprio peccato. L&#8217;episodio della donna adultera (Jn 8, 1-11) cos\u00ec lo dimostra. Mentre Ges\u00f9 insegna alla gente nel recinto del tempio, portano una donna alla quale hanno sorpreso commettendo adulterio. Si tratta di una mancanza molto grave per la quale la Legge di Mois\u00e8 prevede la pena massima: la lapidazione pubblica fino alla morte (vedere Lv 20, 10). La Legge mosaica applica qui il principio della prevenzione generale che propone una punizione esemplare: estirpa di Israele la malvagit\u00e0 (Dt 22, 22). Come reagir\u00e0 Ges\u00f9 davanti ad una mancanza molto grave, paragonabile all&#8217;omicidio e a l&#8217;idolatria, e per la quale la Legge di Mois\u00e8 prevede la pena di morte? Come \u00e8 abituale in lui, Ges\u00f9 va oltre la Legge, e di qualunque legge, e situa la questione nel concreto della vita. In realt\u00e0, se, secondo la Legge, la donna merita la pena di morte, la sentenza non deve essere eseguita da un boia, di accordo con la sentenza di un giudice, bens\u00ec per tutte le attestazioni dell&#8217;adulterio, convertitosi in accusatori e, pertanto, in giudici e boia: essi sono quelli che devono lapidarla pubblicamente. Ma, chi pu\u00f2 giudicare senza essere giudicato? Chi pu\u00f2 dire che \u00e8 libero di peccato e tirare la prima pietra? Prima di togliere la paglia che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;occhio del prossimo, ognuno deve togliersi la trave del suo proprio occhio. \u00c8 abituale che, davanti al peccato degli altri, reagiamo condannando. Ma primo dobbiamo cadere nel conto dal nostro proprio peccato. Se ci sappiamo membri di un&#8217;umanit\u00e0 che mescola il bene ed il male in maniera inseparabile, allora riconosceremo i nostri errori e non condanneremo nessuno. \u00c8 la conclusione dell&#8217;episodio evangelico. Nessuno condanna alla donna, poich\u00e9, incominciando per gli accusatori pi\u00f9 vecchi, tutti vanno via. La scena rimane vuota. L\u00ed sta solo la donna a chi ora nessuno condanna, e Ges\u00f9 che afferma solennemente: neanche Io ti condanno (v. 11). L&#8217;unico che non ha peccato e che, pertanto, potrebbe condannare, non lo fa. Al contrario, perdona. Di questa maniera, rimane chiaro quello che Dio vuole dall&#8217;inizio. Caino ha assassinato suo fratello, e Dio lo salva della morte. L&#8217;adultera, secondo la Legge, meriterebbe la morte e Ges\u00f9, con l&#8217;autorit\u00e0 di Figlio di Dio, superiore alla Legge, salva quella donna, che ritorna alla vita.<\/P><br \/>\n<P align=justify>Conclusione: dal &#8220;non ammazzare&#8221; al &#8220;non condannare&#8221;<\/P><br \/>\n<P align=justify>La pena di morte, decretata ed applicata, \u00e8 una sconfitta della vita e dei diritti fondamentali della persona. \u00c8 una ferita all&#8217;umanit\u00e0, una conseguenza della cultura dell&#8217;odio e della vendetta. L&#8217;annuncio di un&#8217;esecuzione capitale non \u00e8 mai una buona notizia, fino nel caso del crimine pi\u00f9 orribile. Un&#8217;esecuzione non \u00e8 vangelo, e, pertanto, non \u00e8 evangelica. Ges\u00f9 si allontana dalla pena di morte. Nel suo vangelo non sta la violenza incontrollabile e distruttrice che si nasconde dietro una legislazione che include la pena capitale. Che cosa significa fare giustizia? Ammazzare a chi ha ammazzato? Nei suoi primi compassi, la Bibbia si riferisce alla vita di Caino che \u00e8 preservata; dopo nel Sina\u00ed si proclama il quinto comandamento che difende la vita; finalmente, culmina col vangelo del perdono di Dio, annunciato per Ges\u00f9 di Nazaret. La legge del taglione entra nella Bibbia in maniera stretta, delimitata. Ma il vangelo la supera col doppio comandamento dell&#8217;amore: a Dio ed al prossimo, anche al prossimo che ha commesso un omicidio. Di questa maniera il comandamento di non ammazzare, presente nel decalogo, si orienta verso il comandamento nuovo dell&#8217;amore ai nemici, centrale nel Padrenostro ed il Sermone della Montagna. Il vangelo \u00e8 buona notizia di vita ed \u00e8 portatore di vita. Come dice Olivier Cl\u00e9ment: Nel Cristo resuscitato non desideriamo oramai morire, non desideriamo oramai toglierci la via o toglierla ad altri. (Armand Puig i T\u00e0rrech) <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo incontro avviene nell\u2019imminenza del Giubileo delle Carceri, una coincidenza non voluto, ma non per questo senza significato, tanto pi\u00f9 che Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato agli Stati e ai Governi, vuole proporre &#8220;uno stimolo per la comunit\u00e0 a rivedere la giustizia umana sul metro della giustizia di Dio&#8221;. 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