{"id":15792,"date":"2006-03-16T00:00:00","date_gmt":"2006-03-16T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/seconda-meditazione-per-la-quaresima-a-santa-maria-maggiore.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"seconda-meditazione-per-la-quaresima-a-santa-maria-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/seconda-meditazione-per-la-quaresima-a-santa-maria-maggiore.html","title":{"rendered":"Seconda meditazione per la Quaresima a Santa Maria Maggiore"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: center\" align=center>Il Vangelo dell\u2019amore<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Dio \u00e8 amore<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quando l\u2019apostolo Giovanni scrive che \u201cDio \u00e8 amore\u201d non usa un linguaggio filosofico astratto, intende invece descrivere&nbsp; l\u2019essere e l\u2019agire di Dio per affermare che \u00e8 Colui che ama. E il Papa Benedetto, nell\u2019enciclica, accenna a questa dimensione personale di Dio che ama e anche al modo con cui lo attua. Scrive il Papa: \u201cL\u2019unico Dio in cui Israele crede, ama personalmente. Il suo amore, inoltre, \u00e8 un amore elettivo: fra tutti i popoli Egli sceglie Israele e lo ama, con lo scopo per\u00f2 di guarire, proprio in tal modo, l\u2019intera umanit\u00e0. Egli ama, e questo suo amore pu\u00f2 essere qualificato senz\u2019altro come eros, che tuttavia \u00e8 anche e totalmente agape\u201d(n.9). La volta scorsa ci siamo fermati a considerare l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019agape, l\u2019amore evangelico, che salva anche l\u2019amore umano, l\u2019eros. Questa sera vorrei mostrare, per grandi cenni, la storia di questo amore di Dio per l\u2019uomo come appare dalle Scritture. Ovviamente non possiamo ripercorrere per intero le pagine della Bibbia, le quali tutte mostrano la larghezza e la profondit\u00e0 di questo amore. Ma credo sia importante fermarci su un altro aspetto che qualifica in maniera originale l\u2019amore di Dio, ossia il particolare legame che Dio stabilisce con i pi\u00f9 poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">C\u2019\u00e8 una premessa da fare che riguarda l\u2019amore appassionato di Dio per l\u2019uomo che nell\u2019enciclica viene delineato attraverso la compresenza in Dio stesso sia dell\u2019agape che dell\u2019eros. Tale unione \u2013 sottolinea il Papa \u2013 appare evidente gi\u00e0 nei profeti del Primo Testamento. E tra emerge il profeta Osea che ne \u00e8 il cantore per eccellenza. Egli \u00e8 il primo a descrivere in maniera esplicita l\u2019amore gratuito e appassionato di Dio per Israele. Un amore che \u00e8 del tutto inspiegabile. La descrizione che ne fa il profeta mostra un Dio che non pu\u00f2 fare a meno di amare il suo popolo, Israele, nonostante che quest\u2019ultimo continui a tradirlo con altri dei. E l\u2019ingiunzione di Dio che costringe il profeta a sposare una prostituta per mostrare visivamente com\u2019\u00e8 l\u2019amore di Dio per il suo polo, appare davvero incredibile. Ed \u00e8 struggente l\u2019altra pagina che descrive lo sfogo dello stesso Signore: \u201cCome posso abbandonarti, Efraim, e tradirti, Israele? Il mio cuore vi ripugna e tutto brucia dentro di me! Io non voglio sfogare il furore della mia collera e non voglio annientare nuovamente Efraim. Poich\u00e9 io sono Dio, non uomo, il Santo in mezzo a te\u201d(11, 7-9). Con queste parole il Primo Testamento raggiunge davvero il vertice dell\u2019idea di amore. Anche di fronte al tradimento di Israele Dio non riesce a tirarsi indietro perch\u00e9 se lo facesse recederebbe dal suo stesso essere. S\u00ec, Dio non pu\u00f2 fare a meno di amare gli uomini. Questa \u00e8 la conclusione che si trae non solo dalle pagine di Osea ma dall\u2019intera Scrittura.<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In ogni pagina biblica si mostra il Dio di Israele che &#8220;ha tempo&#8221; da perdere con l&#8217;uomo&#8230; tanto che il suo curriculum vitae, per riprendere una frase di Hegel, \u00e8 appunto il suo pellegrinare nella storia degli uomini quasi che, senza il completamento di questa storia, il suo stesso essere sia &#8220;incompleto&#8221;. La via amoris, la via dell\u2019amore, la via che sostanzia la storia dell\u2019umanit\u00e0, prima ancora di essere quella percorsa in salita dagli uomini verso Dio, \u00e8 quella che Dio stesso percorre in discesa verso gli uomini. S\u00ec, cari amici, la via che Dio percorre \u00e8 sempre in discesa verso l\u2019uomo. Quella via che da Gerusalemme scende verso Gerico, che l\u2019evangelista luca, far\u00e0 percorrere dal Buon Samaritano, \u00e8 in verit\u00e0 la parabola della storia universale: \u00e8 Dio che scende dalla citt\u00e0 del cielo verso quella degli uomini per raccogliere l\u2019uomo mezzo morto lasciato ai margini della vita. Ma questo lo vedremo. Quel che rimane costante \u00e8 la \u201cinevitabile\u201d discesa di Dio verso l\u2019uomo. Il rabbino Heschel scrive: \u201cQuesto \u00e8 il misterioso paradosso della fede biblica: Dio insegue l\u2019uomo. \u00c8 come se Dio non volesse rimanere solo e avesse scelto l\u2019uomo per servirlo. La nostra ricerca di lui non riguarda soltanto l\u2019uomo ma anche Dio e perci\u00f2 non deve essere una questione esclusivamente umana. Il suo volere \u00e8 coinvolto nei nostri aneliti. Tutta la storia umana, come \u00e8 descritta nella Bibbia, pu\u00f2 sintetizzarsi in una frase: Dio \u00e8 alla ricerca dell\u2019uomo\u201d(A.J. Heschel, Dio alla ricerca dell\u2019uomo, Roma 1983, pp. 156-157). <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">Jahve ama tutti a partire dai poveri <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText2 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt\">E li ricerca a partire dagli ultimi proprio perch\u00e9 \u201cDio \u00e8 amore\u201d. In effetti, tutte le pagine bibliche mostrano questa predilezione di Dio per i poveri, fin dalla vicenda di Caino e Abele. La preferenza per Abele non nasce da un capriccio di Dio ma, appunto, da questa predilezione per i deboli. Abel infatti vuol dire soffio, debolezza assoluta; pi\u00f9 che un nome proprio indica una condizione, appunto, la debolezza, o meglio i deboli. Dio \u00e8 l\u2019essere perfettissimo nel senso di un amore pieno che non consoce limiti. L\u2019amore comporta la scelta anzitutto dei poveri. Del resto una mamma che certamente ama tutti i figli, non star\u00e0 pi\u00f9 attenta verso quello pi\u00f9 debole che ha maggiore bisogno di aiuto? Questo non vuol dire che Dio non \u00e8 giusto. Al contrario, la vera giustizia nel linguaggio biblico conduce all\u2019amore. E lo si vede fin da quando il popolo d\u2019Israele entr\u00f2 nella terra Promessa. Dio volle che le famiglie israelitiche avessero tutte parti uguali di terra da coltivare perch\u00e9 non ci fosse tra loro sperequazione. E fu stabilito anche l\u2019obbligo di assistenza reciproca. Il comandamento: \u201cAmerai il prossimo tuo come te stesso\u201d (Lev 19,18) va inteso in questa prospettiva. Lo potremmo tradurre cos\u00ec: \u201cti sentirai responsabile del prossimo, hai dei doveri nei suoi confronti, particolarmente quello di condividere i tuoi beni, perch\u00e9 non ci sia nessun povero nel popolo d\u2019Israele\u201d. L\u2019obbligo della solidariet\u00e0 non nasceva da una legge astratta ma dalla disposizione divina che non si ripetessero pi\u00f9 le ingiustizie patite durante la schiavit\u00f9 in Egitto. E in effetti al momento dell\u2019insediamento a Canaan non si conosceva la distinzione tra ricchi e poveri. <\/P><br \/>\nE quando iniziarono le prime forti diseguaglianze Dio intervenne. Furono promulgate in Israele un numero di leggi (Es capitoli 20-23) per scongiurare la povert\u00e0. Al povero si doveva prestare dena&shy;ro senza interesse e se aveva dovuto dare in pegno il suo mantello glielo si doveva restituire prima del tramonto perch\u00e9 non rimanesse esposto ai rigori della notte (Es 22,24-27). Ogni settimo anno inoltre i campi non dovevano pi\u00f9 essere arati, n\u00e9 raccolte le olive, n\u00e9 potate le viti, affinch\u00e9 i poveri potessero liberamente nutrirsi dell&#8217;intero raccolto di quel&shy;l&#8217;anno \u00absabbatico\u00bb (Es 23,10-11). E chi, a causa dei debi&shy;ti, si era venduto come schiavo doveva ritrovare la libert\u00e0 entro sei anni senza dover pagare alcun compenso. In ogni caso il Signore si presentava come il difensore dei deboli e dei poveri. Il salmista cantava: \u201cDio rende giustizia agli oppressi, d\u00e0 il pane agli affamati; il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza quanti sono caduti, il Signore ama i giusti. Il Signore custodisce gli stranieri, sostiene l\u2019orfano e la vedova, mentre sconvolge la via degli empi\u201d(Sl 146, 7-9).<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">L\u2019ungo tutta la storia d\u2019Israele Dio appare come il giudice giusto e per questo difensore dei deboli. Quando verso la fine del secondo millennio a.C. crebbe ancor pi\u00f9 il numero dei poveri senza che alcuno li difendesse furono i profeti ad alzare la loro voce contro i ricchi oppressori. Basti pensare al profeta Amos che fu tra i critici pi\u00f9 risoluti contro la dissolutezza dei benestanti che dimenticavano i poveri o peggio ancora li opprimevano. Note sono le sue invettive contro i costumi rilassati dei ricchi insensibili alle sofferenze dei poveri: \u00abAscoltate queste parole, o vacche di Bas\u00e0n, che siete sul monte di Samaria, che opprimete i deboli e schiacciate i poveri\u00bb(Am 4,1). Durissimo l\u2019attacco contro la frode negli affari: \u00abAscoltate questo voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: quando sar\u00e0 passato il novilunio e si potr\u00e0 vendere il grano? E il sabato, perch\u00e9 si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilan&shy;ce false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali?\u00bb(Am 8,4-5). Violentissime furono le accuse contro un culto che non andava di pari passo con la giusti&shy;zia sociale. Il denaro guadagnato a danno dei poveri e degli indifesi e l&#8217;ostentazione del lusso avevano fatto perdere a Israele il significato stesso del servizio di Dio e del culto: \u00abIo odio le vostre feste, non mi fanno piacere le vostre solen&shy;nit\u00e0\u00bb (Am 5,21). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none\">Molte altre disposizioni vennero prese anche in seguito. E l\u2019intento era sempre lo stesso: instaurare in Israele una vera fraternit\u00e0. La terra infatti era di Dio e Dio l\u2019aveva data al suo popolo in maniera che non ci fossero sperequazioni. La terra era distribuita in maniera sufficiente per tutti. La povert\u00e0 che via via si manifestava era quindi non solo ingiustificata ma soprattutto violava l\u2019intenzione stessa di Dio che liberando Israele dall\u2019Egitto voleva abolire ogni sperequazione. Pertanto, non condividere con il povero quello che si possedeva costituiva un\u2019ingiu&shy;ria a Dio stesso prima ancora che una ingiustizia contro il povero. Non a caso un antico rituale ebraico riporta questa esortazione: \u00abRi&shy;cordati che tu hai mangiato il pane della miseria che i nostri padri hanno mangiato quando hanno lasciato l&#8217;Egitto! Che tutti quelli che hanno fame vengano e mangino, e che ognu&shy;no di quelli che hanno bisogno celebri la Pasqua con noi!\u00bb. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-outline-level: 1\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-outline-level: 1\">Ges\u00f9 e i poveri<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La predilezione di Jahv\u00e8 per i poveri e i deboli trova in Ges\u00f9 di Nazareth la sua piena realizzazione. E appare evidente sin dall\u2019inizio del suo ministero pubblico nella sua prima predica nella sinagoga di Nazaret. Ges\u00f9 lesse il passo della profezia della Consolazione di Isaia (61, 1): \u201clo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me\u2026 e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio,per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista,per rimettere in libert\u00e0 gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore\u201d. E aggiunse: \u201coggi, si \u00e8 adempiuta questa Scrittura\u201d (Lc 4,16-21). L\u2019amore di Dio giungeva al suo culmine. E il culmine si manifestava a partire dall\u2019attenzione ai pi\u00f9 deboli. Il Regno dei cieli \u00e8 reso visibile attraverso l\u2019amore per i poveri. Ges\u00f9 lo ripete agli inviati del Battista: \u201cAndate e riferite a Giovanni ci\u00f2 che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri \u00e8 annunziata la buona novella\u201d (Lc 7, 22). Non \u00e8 una notizia astratta, non \u00e8 una nuova dottrina. \u00c8 la realt\u00e0 di prigionieri che sono liberati, di ciechi che sono guariti, di storpi che vengono risollevati. E questo appare in tutte le pagine evangeliche: Ges\u00f9 \u00e8 sempre attorniato da poveri e da malati. E gli evangelisti notano la festa che questi facevano quando incontravano Ges\u00f9. S\u00ec, facevano festa. Erano \u201cfelici\u201d, \u201cbeati\u201d. Ma ditemi? Erano felici perch\u00e9 erano poveri? Erano beati perch\u00e9 piangevano? No, erano beati perch\u00e9 il Messia si era messo dalla loro parte: li accoglieva, li guariva, li amava. Essi che sino ad allora dovevano ricorrere all\u2019accattonaggio e che per di pi\u00f9 sentivano la vergogna sociale derivante dalla concezione che legava la malattia e la povert\u00e0 al peccato personale, finalmente avevano trovato l\u2019amico, il salvatore. Le beatitudini vanno intese in questo contesto: i poveri sono beati non perch\u00e9 sono poveri o perch\u00e9 hanno dei meriti particolari, ma perch\u00e9 Dio si \u00e8 messo dalla loro parte per porre fine ad ogni tipo di povert\u00e0, di malattia, di debolezza. E Ges\u00f9, che curava e guariva i malati, che aiutava i poveri e li sosteneva, ne era la manifestazione. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">L\u2019amore di Dio e del prossimo&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Nel Vangelo dell\u2019amore Dio e il prossimo si incontrano. Ges\u00f9, rispondendo alla domanda del dottore della legge su quale fosse il primo dei comandamenti, rispose: \u201cIl primo \u00e8: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro \u00e8 l\u2019unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo \u00e8 questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c\u2019\u00e8 altro comandamento pi\u00f9 importante di questo\u201d (Mc 12, 28-31). Ges\u00f9 fa dei due comandamenti uno solo, tanto da dire al termine della sua esposizione: \u201cnon c\u2019\u00e8 altro comandamento pi\u00f9 importante di questo\u201d. La novit\u00e0 evangelica sta quindi nel \u201ccompletare\u201d in maniera piena quel che era gi\u00e0 suggerito nel Primo Testamento, ossia l\u2019identificazione tra l\u2019amore per Dio e l\u2019amore per il prossimo, e nel porre tale comandamento al di sopra di tutta la Legge. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Tale identificazione non sminuisce ovviamente l\u2019uno o l\u2019altro dei due termini, ma li vede interdipendenti. L\u2019amore per il prossimo nasce da quello di Dio, come scrive Paolo: \u201cL\u2019amore di Dio \u00e8 stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci \u00e8 stato dato\u201d (Rm 5,5). E Maksim, uno spirituale russo, diceva: \u00abIl discepolo di Cristo deve vivere unicamente per il Cristo. Quando amer\u00e0 Cristo a tal punto, non potr\u00e0 fare a meno di amare anche tutte le creature di Dio. Gli uomini credono che bisogna amare prima gli uomini e poi Dio. Ho fatto cos\u00ec anch\u2019io, ma non serve a niente. Quando invece ho cominciato ad amare Dio in primo luogo, in questo amore ho trovato il mio prossimo, in questo amore anche i nemici sono diventati miei amici e creature divine\u00bb. Le parole di questo russo chiariscono bene la gerarchia dell\u2019amore. Quello verso Dio ha il primo posto, perch\u00e9 \u00e8 la fonte da cui tutto deriva. Il credente deve rivolgere a Dio il suo cuore, la sua mente e il suo sguardo, e abbeverarsi continuamente alle Sacre Scritture per apprendere il succo buono dell\u2019amore. Chi ha il cuore pieno di Dio si innamora immediatamente dell\u2019uomo: \u00e8 la lezione che Ges\u00f9 stesso ha mostrato con le sue parole e con la sua stessa vita. Chi ama Dio Padre non pu\u00f2 non amare i suoi figli, privilegiando i pi\u00f9 poveri e i pi\u00f9 deboli. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Se \u00e8 inequivocabile il primato di Dio nell\u2019insegnamento di Ges\u00f9, tuttavia appare anche evidente che non si pu\u00f2 amare Dio senza amare anche il prossimo. La dimensione verticale infatti contiene al suo stesso interno quella orizzontale, senza che si confondano. L\u2019amore per Dio e l\u2019amore per il prossimo si richiamano vicendevolmente: l\u2019uno autentica l\u2019altro. L\u2019amore per il prossimo \u00e8 la prova concreta della autenticit\u00e0 dell\u2019amore per Dio, come scrive l\u2019apostolo Giovanni: \u201cNessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l\u2019amore di lui \u00e8 perfetto in noi\u2026 Dio \u00e8 amore; chi sta nell\u2019amore dimora in Dio e Dio dimora in lui\u201d (1Gv 4,12-16). Sono due amori distinti ma non separabili. Del resto, la fraternit\u00e0 \u00e8 riconoscibile solo se si comprende una precedente paternit\u00e0, come scriveva Simone Weil: \u201cL\u2019amore per il prossimo \u00e8 l\u2019amore che scende da Dio verso l\u2019uomo. E\u2019 anteriore di quello che sale dall\u2019uomo verso Dio. Dio \u00e8 ansioso di scendere verso gli sventurati. Non appena un\u2019anima, fosse anche l\u2019ultima, la pi\u00f9 miserabile, la pi\u00f9 deforme, \u00e8 disposta ad acconsentire, Dio si precipita in lei per poter guardare e ascoltare gli sventurati tramite suo. Solo col tempo l\u2019anima si accorge di questa presenza. Ma, anche se non trovasse la parola per esprimerla, Dio \u00e8 presente ovunque gli sventurati sono amati per se stessi\u201d (Simone Weil, L\u2019amore di Dio, Borla, Roma 1979).<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">\u00c8 l\u2019ora dell\u2019amore<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent3 style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Con questa enciclica Benedetto XVI vuole richiamare il primato dell\u2019amore nella vita della Chiesa. Quel primato che gi\u00e0 Paolo VI reclamava nella sua prima enciclica Ecclesiam suam, con le cui parole vorrei chiudere questa riflessione. Scriveva Paolo VI nella sua appassionata enciclica programmatica: \u201cNoi pensiamo, con i Nostri Predecessori, con la corona di Santi che l\u2019et\u00e0 nostra ha dato alla Chiesa celeste e terrestre, e con l\u2019istinto devoto del popolo fedele, che la carit\u00e0 debba oggi assumere il posto che le compete, il primo, il sommo, nella scala dei valori religiosi e morali, non solo nella teorica estimazione, ma altres\u00ec nella pratica attuazione della vita cristiana. Ci\u00f2 sia detto della carit\u00e0 verso Dio, che la sua carit\u00e0 rivers\u00f2 sopra di noi, come della carit\u00e0 che di riflesso dobbiamo effondere verso il nostro prossimo, vale a dire il genere umano. La carit\u00e0 tutto spiega. La carit\u00e0 tutto ispira. La carit\u00e0 tutto rende possibile. La carit\u00e0 tutto rinnova. La carit\u00e0 tollera tutto, crede tutto, spera tutto, tutto sopporta. Chi di noi ignora queste cose? E se le sappiamo, non \u00e8 forse questa l\u2019ora della carit\u00e0?\u201d (n.58).<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vangelo dell\u2019amore &nbsp; &nbsp; Dio \u00e8 amore &nbsp; Quando l\u2019apostolo Giovanni scrive che \u201cDio \u00e8 amore\u201d non usa un linguaggio filosofico astratto, intende invece descrivere&nbsp; l\u2019essere e l\u2019agire di Dio per affermare che \u00e8 Colui che ama. 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