{"id":15776,"date":"2005-11-25T00:00:00","date_gmt":"2005-11-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/cristo-oggi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"cristo-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/cristo-oggi.html","title":{"rendered":"Cristo, oggi"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Se si scorrono i tre grossi volumi del noto biblista cattolico nordamericano John Meier sulla figura storica di Ges\u00f9 di Nazaret si resta sorpresi dalle sue conclusioni. L\u2019autore, dopo una lunga e rigorosa ricerca storica condotta prescindendo da ci\u00f2 che la fede cristiana afferma su Ges\u00f9, ne sintetizza le conclusioni con un sorprendente titolo: \u201cUn ebreo marginale\u201d. Lo studioso, con questo titolo riassuntivo, vuole sottolineare la marginalit\u00e0 di Ges\u00f9 nel suo tempo. Una marginalit\u00e0 che non \u00e8 dovuta solo alle autorit\u00e0 religiose e politiche, ma a Ges\u00f9 che ha scelto, in certo modo, lui stesso di essere marginale: a trenta anni infatti lasci\u00f2 casa e lavoro e si mise a fare il predicatore itinerante insegnando dottrine non condivise; e a causa di tali insegnamenti fu ucciso come un criminale sull\u2019infamante patibolo della croce. In ogni caso, nella letteratura giudaica e pagana del primo secolo, la sua vicenda risulta come un puntino sullo schermo del radar. Ges\u00f9, insomma, era un marginale in tutti i sensi. Potremmo dire che, se fosse esistita a quel tempo, l\u2019emittente al Jazeera non ne avrebbe parlato, e tanto meno lo avrebbe fatto la CNN. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt\">Comunque nessun critico serio oggi dubita dell\u2019esistenza di Ges\u00f9, anche se non pochi si chiedono cosa sia possibile conoscere del Ges\u00f9 storico. \u00c8 un dibattito che ha segnato non poco la letteratura teologica del secolo scorso. In ogni caso, ridotti all\u2019essenziale, i dati storici accettati dalla critica ci dicono che Ges\u00f9 era un ebreo, nato in terra di Israele sotto il regno di Erode il Grande, probabilmente 5 o 6 anni prima della nostra era, ossia prima di Cristo (l\u2019errore \u00e8 dovuto a un calcolo sbagliato di Dionigi il Piccolo che regol\u00f2 nel VI secolo il calendario che ancora oggi seguiamo). E\u2019 certo poi che Ges\u00f9 fu un predicatore con un seguito di discepoli. Mor\u00ec giovane, probabilmente il venerd\u00ec 7 aprile dell\u2019anno 30, crocifisso a Gerusalemme, mentre era governatore Ponzio Pilato, ed imperatore di Roma, Tiberio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt\">Queste scarne notizie, ovviamente, non rendono ragione del posto che Ges\u00f9 occupa nella storia e nella cultura del nostro pianeta. Certamente oggi Ges\u00f9 non \u00e8 un marginale: pi\u00f9 di un miliardo di persone si dicono suoi seguaci, tanto da chiamarsi \u201ccristiani\u201d; resta altres\u00ec l\u2019ebreo pi\u00f9 conosciuto della storia, e sono sempre pi\u00f9 frequenti gli studiosi ebrei che prendono in attento esame la sua figura sottolineandone il legame con l\u2019ebraismo; alcuni di loro, i cosiddetti \u201cebrei messianici\u201d lo ritengono il Messia; \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi profeti dell\u2019Islam, assieme ad Abramo, Mos\u00e8 e Maometto; da gruppi di induisti \u00e8 venerato come un Salvatore; numerosi uomini sapienti lo ritengono un maestro a cui ispirarsi; molti umanisti lo considerano uno dei pi\u00f9 alti esempi di moralit\u00e0, e cos\u00ec oltre. \u00c8 indubbiamente molto pi\u00f9 noto di allora. Ma non cessa di far discutere. Le risposte sono state e continuano ad essere le pi\u00f9 varie. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt\">In realt\u00e0, il vero scandalo \u2013 radice di ogni discussione su di lui &#8211; sta nella sua pretesa di essere vero uomo e vero Dio. Tale pretesa \u00e8 divenuto il credo, il cuore stesso, del cristianesimo. \u00c8 senza dubbio una pretesa, paradossale. Gli ebrei vi vedevano una scandalosa violazione del monoteismo che costituiva il centro della loro fede; mentre i greci, pur non avendo particolari problemi circa la discesa sulla terra di un essere divino, non potevano accettarne l\u2019identificazione in un vero uomo per di pi\u00f9 crocifisso. Eppure \u00e8 questo che i cristiani credono e che Paolo ha mirabilmente cantato nella lettera ai cristiani della comunit\u00e0 di Filippi: \u201cCristo Ges\u00f9, pur essendo di natura divina, non consider\u00f2 un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umili\u00f2 se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l&#8217;ha esaltato e gli ha dato il nome che \u00e8 al di sopra di ogni altro nome\u201d(2, 5-11). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Lungo i secoli questo paradossale mistero \u00e8 stato difeso strenuamente contro coloro che volevano negarlo, attutirlo, distorcerlo, piegarlo. Ci sono state lotte e lacerazioni durissime. Le grandi divisioni della cristianit\u00e0 sono tutte dovute alla polemica attorno alla natura divino-umana di Cristo. La prima divisione avvenne nel IV secolo che divise i cristiani dell\u2019impero da quelli fuori l\u2019impero sulla questione delle due nature di Cristo. E la seconda avvenne all\u2019inizio del secondo millennio sul filioque, ossia sulla interpretazione del rapporto del Figlio all\u2019interno della Trinit\u00e0. Per dirla in maniera sintetica, il pendolo oscillava pericolosamente da una parte o dall\u2019altra alla ricerca di una spiegazione plausibile a questo mistero della divinio-umanit\u00e0 di Cristo. Non possiamo ripercorrerne la storia. Ne faccio solo un cenno per suggerire la focosit\u00e0 del dibattito. Due grandi citt\u00e0 del mediterraneo, Alessandria d\u2019Egitto e Antiochia di Siria, furono i poli principali della polemica. Ad Alessandria si tendeva ad enfatizzare l\u2019aspetto divino di Cristo, mentre ad Antiochia quello umano. Nel frattempo apparivano altre interpretazioni, dallo gnosticismo che rappresentava attenuava il carattere divino di Cristo sino a negarne l\u2019umano, all\u2019arianesimo che riteneva Ges\u00f9 una essere intermedio tra Dio e l\u2019uomo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quel che si pu\u00f2 affermare, in ogni caso, \u00e8 che la questione cristologia ha da sempre attraversato i secoli e, in certo modo, si ripresenta anche oggi. Tenere saldo il filo rosso del mistero di Cristo, vero uomo e vero Dio, \u00e8 il grande e affascinante compito della Chiesa, anche di quella odierna. Tanto spesso, purtroppo, i nostri dibattiti si perdono in viottoli periferici e smarriamo il cuore della ricerca del volto di Dio che la questione cristologia racchiude. Credo che ai cristiani di oggi sia chiesto di ridire la fede di sempre, di riproporre il mistero di Cristo, ma con un linguaggio che riesca a toccare il cuore dell\u2019uomo di questo inizio di millennio. Sono passati pi\u00f9 di duemila anni dalla nascita di Ges\u00f9 di Ges\u00f9 di Nazareth e si ripropone la stessa domanda di allora. La pose lui stesso ai discepoli: \u201cChi dite voi che io sia?\u201d. S\u00ec, cari amici: chi \u00e8 Ges\u00f9? E per chi crede: come dirlo a se stesso e all\u2019uomo che gli sta accanto?<\/P><br \/>\nGes\u00f9 \u00e8 vero uomo<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il punto di partenza lo vedrei in quella drammatica scena del pretorio di Gerusalemme, quando Pilato present\u00f2 alla folla quell\u2019uomo giusto, sfigurato dalla flagellazione e con una corona di spine sulla testa e un manto regale rosso sulle spalle per burla. IL Governatore grid\u00f2 alla folla: Ecce homo! (Ecco l\u2019uomo!). Non sapeva che con quelle parole affermava una verit\u00e0 profonda: Ges\u00f9 era l\u2019uomo, era vero uomo. Giovanni lo scriver\u00e0 alcune decine di anni dopo nel prologo del suo Vangelo: \u201cLa Parola di Dio si \u00e8 fatta carne, ha abitato tra di noi e noi abbiamo visto la sua gloria.\u201d Pu\u00f2 accadere, anche oggi, che i cristiani dimentichino l\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9 rischiando cos\u00ec&nbsp; di cadere in una sorta di nuovo monofisismo che li porta a Dio senza passare per l\u2019uomo. \u00c8 la ricerca del divino nelle sembianze del miracolistico, dell\u2019esoterico, del meraviglioso. Ma se si guardano i Vangeli, Ges\u00f9 non si \u00e8 mai manifestato come un superuomo venuto con potenza. Talora noi gli applichiamo tratti divini che lui non ha mai avuti nemmeno dopo la resurrezione. La stessa entrata di Ges\u00f9 in Gerusalemme, ritenuta in genere maestosa, non ha avuto nessun tratto di gloria. Anzi, i Padri della Chiesa sottolineano che \u00e8 entrato su un asinello e non su un cavallo bianco come facevano i potenti di allora. Quello di Gerusalemme \u00e8 stato un corteo di affezionati che peraltro si \u00e8 spento subito nel grido unanime della folla: crucifige! E nella narrazione del Vangelo di Luca quasi non si capisce se sia entrato o no in Gerusalemme, visto che l\u2019evangelista nota che Ges\u00f9 appena \u00e8 entrato si \u00e8 messo subito a piangere sulla citt\u00e0. Solo una volta ha mostrato tratti che andavano al di l\u00e0 dell\u2019essere umano: nella trasfigurazione sul Tabor. Solo tre persone per\u00f2 vi hanno assistito. Il Ges\u00f9 che tutti normalmente vedevano era semplicemente un uomo: lo hanno visto stanco, sudato, affamato e assetato, ed \u00e8 morto tragicamente gridando a Dio: \u201cPerch\u00e9 mi hai abbandonato?\u201d E nelle narrazioni dopo la risurrezione non \u00e8 che appaiano cose straordinarie. Quando si rappresenta nelle chiese la resurrezione in genere si delinea un Cristo glorioso, giovane, saettante nel cielo, vittorioso. In verit\u00e0 nessuno l\u2019ha mai visto cos\u00ec. I Vangeli ci dicono che la Maddalena ha visto un ortolano, i discepoli un pescatore lungo il lago, i due di Emmaus un viandante pi\u00f9 o meno sporco di terra e di sudore. Tutti hanno fatto fatica a riconoscerlo. Che cosa \u00e8 avvenuto allora nella storia di quest\u2019uomo? Direi, l\u2019eccesso dell\u2019amore.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Alcuni uomini e alcune donne sono diventati suoi discepoli e, stando con lui, vivendo con lui, hanno visto in quel che diceva e in quel che faceva i segni di Dio. Non l\u2019hanno compreso subito, ma via via dicevano di lui: \u201cE\u2019 un profeta, \u00e8 un maestro!\u201d Non capirono neppure la sua morte in croce. Prima la ostacolarono e poi la fuggirono. Il cambiamento radicale avvenne il primo giorno dopo quel sabato di aprile, quando lo videro tornare in mezzo a loro. I racconti pasquali non descrivono l\u2019evento della risurrezione ma l\u2019esperienza dell\u2019incontro che quei discepoli ebbero con Ges\u00f9 risorto. Quello stesso Ges\u00f9 con il quale erano stati per tre anni, e che avevano visto morire sulla croce, ora stava di nuovo con loro: aveva vinto la morte. Era davvero il Cristo, il Messia che, risorgendo dai morti aveva vinto il male, la sofferenza e la morte. L\u2019esperienza della risurrezione rappresenta il momento di svolta nella vita di quel piccolo gruppo di discepoli spaventati per la terribile e infamante morte del loro maestro. La risurrezione li trasforma in una comunit\u00e0 che proclama il trionfo sul male e sulla morte. Ges\u00f9 era divenuto Cristo. \u00c8 dal momento della risurrezione che prende avvio la fede in Ges\u00f9 uomo e Dio. Fu allora, non prima, nonostante i miracoli, che i discepoli iniziarono a comprendere il mistero di Cristo. E sulla loro esperienza si fonda la Chiesa che viene per questo chiamata anche apostolica.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Sulla fede pasquale degli apostoli, trasmessa di generazione in generazione sino ad oggi, si fonda la comunit\u00e0 cristiana. In quell\u2019uomo Ges\u00f9 Dio si \u00e8 rivelato e ha vinto definitivamente la morte. \u00c8 questa la via che abbiamo per incontrare Dio: attraverso l\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9 giungiamo a conoscere il Verbo \u201cche era fin da principio\u201d, come scrive il Prologo di Giovanni. La via per giungere a Dio passa per l\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9. Qui si gioca la Verit\u00e0 del cristianesimo rispetto alle altre religioni. Il cristianesimo infatti \u00e8 una fede, prima che una religione. \u00c8 l\u2019adesione totale della propria vita a Ges\u00f9 di Nazareth e non l\u2019adesione a un pacchetto di verit\u00e0, ad una ideologia. C\u2019\u00e8 una differenza tra fede e religione. La fede \u00e8 l\u2019adesione totale a una persona, in questo caso a Cristo, mentre la religione \u00e8 una costruzione di riti, di regole, di credenze. Un filosofo francese contemporaneo, non credente ma attento al cristianesimo, ha espresso questo concetto con una definizione sintetica: il cristianesimo \u00e8 la \u201cr\u00e9ligion de la sortie de la r\u00e9ligion\u201d per essere soprattutto una fede, ossia un\u2019adesione ad una persona che riconosciamo nostro salvatore. Non si tratta dunque di deificare Ges\u00f9 o di apprendere che Ges\u00f9 \u00e8 Dio e poi scoprirne i tratti umani. Il cammino del cristiano \u00e8 inverso: Ges\u00f9 di Nazareth \u00e8 la buona notizia che ci manifesta Dio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Se ci confrontiamo con l\u2019islam scopriamo la differenza con la nostra fede cristiana. L\u2019islam, che pur venera Ges\u00f9 chiamandolo \u201cMessia, messaggero di Dio e profeta\u201d, ritiene che non \u00e8 morto in croce, che all\u2019ultimo momento sia stato sostituito da qualcun altro che gli somigliava, il Cireneo o un\u2019altra persona; certamente non lui. Il Messia infatti non pu\u00f2 morire sulla croce. La fede cristiana invece afferma che Ges\u00f9 \u00e8 morto davvero, dopo una vita spesa da uomo a favore degli altri uomini. \u00c8 morto ignominiosamente, ma ingiustamente. Ed \u00e8 morto continuando ad amare ed accettando di essere amato. All\u2019alba di Pasqua i tratti dell\u2019amore &#8211; l\u2019unica realt\u00e0 che la Bibbia afferma essere pi\u00f9 forte della morte &#8211; hanno permesso di vedere che lui era vivente, risorto. La vita terrena di Ges\u00f9 \u00e8 stata tutt\u2019intera una manifestazione di Dio che ha avuto il suo culime nella morte e nella risurrezione. Quando diceva ai discepoli: \u201cChi ha visto me ha visto il Padre\u201d, parlava del suo volto umano. Ebbene, quel volto era la massima trasparenza di Dio. Ges\u00f9 di Nazareth ha narrato Dio al mondo attraverso la sua umanit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Certo possiamo chiederci anche noi, come hanno fatto da sempre i cristiani, perch\u00e9 Dio si \u00e8 fatto uomo? Nel III secolo, quando ormai il cristianesimo era ormai consapevole della propria specificit\u00e0, Ippolito di Roma si esprimeva cos\u00ec: \u201cNoi sappiamo che il Verbo si \u00e8 fatto uomo della nostra stessa pasta, uomo come noi siamo uomini perch\u00e9 se non fosse cos\u00ec, invano ci avrebbe domandato di imitarlo\u201d. Se quest\u2019uomo Ges\u00f9 fosse stato di un\u2019altra sostanza, come avrebbe potuto chiedere a noi, deboli per natura, di comportarci nella vita come lui si \u00e8 comportato?\u201d E\u2019 un testo molto chiaro della fede cristiana: Dio, che nessuno pu\u00f2 vedere, si \u00e8 manifestato in Ges\u00f9. A partire di qui possiamo dire che il cristianesimo \u00e8 un monoteismo, ma non \u00e8 lo stesso monoteismo dell\u2019ebraismo o dell\u2019islam; ed \u00e8 qui che qualunque espressione cristiana, per l\u2019ebraismo e per l\u2019islam, risuona come bestemmia qualora si comprenda la portata dell\u2019affermazione che sigilla il prologo del quarto Vangelo: \u201cDio nessuno l\u2019ha mai visto\u201d e, secondo tutta la Scrittura, nessuno mai lo vedr\u00e0 se non nell\u2019abbraccio della morte. Eppure il quarto Vangelo dice che il Figlio unigenito del Padre ce ne ha fatto il racconto, exegh\u00e8sato, ossia \u201cce ne ha fatto l\u2019esegesi\u201d, il commento. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ges\u00f9 \u00e8 vero Dio<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cristo, vero uomo, \u00e8 anche vero Dio. Normalmente noi cristiani parliamo di incarnazione. Ma forse potremmo dire meglio umanizzazione, ossia Dio diventa uomo. L\u2019Antico Testamento \u00e8 scandito da un adagio: \u201cChi vede Dio muore.\u201d Era un modo per esprimere la santit\u00e0 di Dio, la sua totale alterit\u00e0 al mondo. Eppure l\u2019Antico Testamento raccoglieva la grande aspirazione dell\u2019uomo espressa dall\u2019insistente preghiera: \u201cMostrami o Dio il tuo volto!\u201d La risposta era sempre: \u201cChi vede Dio muore\u201d. Una sola volta Dio si mostr\u00f2 sul monte ad Elia, ma solo dal di dietro. Con Ges\u00f9 la risposta cambia radicalmente: \u00e8 possibile vedere il volto di Dio. Scrive l\u2019evangelista Giovanni: \u201cnessuno ha mai visto il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio lo voglia rivelare\u201d. Ges\u00f9 ha raccontato agli uomini in maniera definitiva Dio: chi vede Cristo vede il Padre. E Ges\u00f9 lo ripete con molta forza: \u201cNessuno pu\u00f2 andare a Dio se non attraverso di me\u201d. \u00c8 questa pretesa che scandalizz\u00f2 i giudei di allora. Ma se uno non conosce Ges\u00f9, non pu\u00f2 pretendere di vedere il Padre. Questo \u00e8 il proprium del cristianesimo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In questo tempo di dialogo e di incontro con le altre religioni, \u00e8 necessario ridire la specificit\u00e0 del cristianesimo, ossia che Dio si \u00e8 fatto uomo in Ges\u00f9 Cristo. Ges\u00f9 ha reso Dio un \u201cbuona notizia\u201d; e lo ha narrato, raccontato, non solo con le parole ma con la sua stessa vita. In tal modo ha ridimensionato tutte le immagini ed i volti di Dio che gli uomini si sono fabbricati e che continuano a fabbricarsi con le proprie mani. Ges\u00f9 ha cos\u00ec giudicato tutte le proiezioni umane che sovente attribuiscono a Dio un volto perverso, che non \u00e8 certo il suo volto. Qualche volta, anche all\u2019interno delle Scritture, vi \u00e8 la proiezione su Dio di immagini che contrastano con il Padre di cui Ges\u00f9 ci ha parlato. Ecco perch\u00e9 la tradizione cattolica ha sempre privilegiato i quattro Vangeli rispetto a tutte le altre Scritture. \u00c8 a dire che tutte le altre Scritture vanno interpretate a partire dal Vangelo e dalla narrazione di Dio fatta da Ges\u00f9. E accade anche oggi che noi credenti attribuiamo a Dio un volto costruito secondo le nostre categorie, i nostri schemi, le nostre credenze; e pu\u00f2 accadere che predichiamo, senza appoggiarci al Vangelo che norma normans, un Dio con noi e contro gli altri, il Dio degli eserciti e vendicativo, capace di mettere paura ai non credenti, e che abbatte i nemici. Ges\u00f9 ha posto fine, una volta per tutte, a queste narrazioni di Dio. Con questo non si vogliono ovviamente escludere le altre religioni, tutt\u2019altro. Il Concilio Vaticano II&nbsp; ha riconosciuto in esse i \u201csemina verbi\u201d, appunto i semi del Verbo, i segni del Figlio. Non possiamo dilungarci su questo tema di grande attualit\u00e0. Voglio solo dire che noi cristiani abbiamo l\u2019urgente compito di dialogare con tutte le esperienze religiose, in tutte infatti vi \u00e8 la scintilla di Dio, appunto il segno del Figlio. Un monaco d\u2019Oriente amava dire che i cristiani debbono risvegliare il Cristo che riposa nelle altre tradizioni religiose perch\u00e9 comprendano sempre pi\u00f9 la Verit\u00e0 di Dio. Ed \u00e8 per noi cristiani una regola l\u2019esortazione di Pietro quando dice: \u201cRispondete a chiunque vi domandi ragione della speranza che \u00e8 in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza\u201d(1Pt 3,15). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ges\u00f9 ci ha parlato di Dio in una maniera straordinaria: lo ha reso \u201cVangelo\u201d, ossia una buona notizia per il mondo. Il Padre di cui Ges\u00f9 ci parla \u00e8 davvero un Padre buono e misericordioso con tutti e per tutti. Se apriamo il Vangelo scopriamo quanto sia alta e bella la narrazione di Dio. Ed \u00e8 una narrazione opposta a quella pensata e creduta dalla cultura atea contemporanea. Gli uomini, soprattutto dall\u2019Ottocento in poi, hanno creduto che per salvare la loro libert\u00e0 avrebbero dovuto uccidere Dio. \u00c8 la tradizione culturale dell\u2019umanesimo ateo che ha caratterizzato gran parte della cultura contemporanea. Certo, non sono mancate le colpe dei cristiani che spesso non hanno saputo mostrare il volto del Dio di Ges\u00f9 Cristo. Noi cristiani dobbiamo sapere di non essere autorizzati a proporre altre narrazioni di Dio da quelle fatteci da Ges\u00f9. Perci\u00f2, per fare un esempio, se durante la sua vita Ges\u00f9 non ha mai castigato nessuno, non \u00e8 lecito affermare che Dio stia l\u00ec pronto per castigarci; se Ges\u00f9 ha sempre amato e perdonato i peccatori, noi dobbiamo affermare che Dio continua ad amare i peccatori e ricercarli perch\u00e9 si ravvedano e cambino vita. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Non voglio dire ovviamente che l\u2019ateismo contemporaneo sia la conseguenza di false immagini di Dio talora presentate dai cristiani. C\u2019\u00e8 anche l\u2019orgoglio antico dell\u2019uomo \u2013 narrato fin dalla prima pagina biblica &#8211; che vuole mettersi al posto di Dio. Tale orgoglio, che ha fatto della morte di Dio la condizione della libert\u00e0 umana, ha portato la storia ad esiti tragici. Il filosofo italiano Natoli riassume cos\u00ec la tragica parabola: \u201cL\u2019uomo moderno ha cercato di conquistare l\u2019infinito in termini positivi, ha perseguito la propria autoaffermazione contro Dio per prenderne il posto. Per l\u2019uomo moderno il farsi Dio (da parte dell\u2019uomo) ha coinciso con lo sforzo di espandere la propria potenza fino a pervenire a un assoluto delirio di onnipotenza\u201d. L\u2019esito di questa esaltazione da onnipotenza &#8211; continua Natoli &#8211; porta l\u2019uomo \u201cad aspettative che non pu\u00f2 soddisfare e l\u2019accresciuta potenza non lo scioglie affatto dalla sua costitutiva finitezza, ma gliela rende solo insopportabile. Nel tentativo di \u2018prendere il posto di Dio\u2019, l\u2019uomo si scopre un Dio mancato. La modernit\u00e0, specie nei suoi esiti estremi, si \u00e8 tormentata da una tracotante negazione di Dio e un bisogno di salvezza senza Dio. Ma gli uomini moderni non riescono pi\u00f9 a credere. Non resta loro che la disperazione. E, allora, sono \u2018orfani di Dio\u2019. L\u2019esito non poteva essere pi\u00f9 fallimentare\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">E ancora una volta in Ges\u00f9 Cristo Dio viene incontro all\u2019uomo. Paolo VI, guardando l\u2019evento conciliare con il quale la Chiesa si avvicinava all\u2019uomo, disse: \u201cla religione del Dio che si \u00e8 fatto uomo s\u2019\u00e8 incontrata con la religione dell\u2019uomo che si fa Dio\u201d. Cari amici, \u201cDio \u00e8 morto\u201d, gridava l\u2019uomo di Nietszche sulla piazza del mercato. \u201cL\u2019uomo \u00e8 morto\u201d gridiamo noi ricordando i drammi del Novecento, guardando le guerre che non riescono a terminare, assistendo ignavi alla morte di milioni di uomini, di donne, di bambini per fame per sete per AIDS per dissenteria, osservando la distruzione dell\u2019ambiente e l\u2019assalto alla manipolazione genetica; e si potrebbe ancora continuare con il terrorismo, con la minaccia nucleare, con un generale imbarbarimento della vita. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cristo, vero uomo e vero Dio, ci spinge a ritrovare sia l\u2019uomo che Dio. E o si trovano assieme o non si trova nessuno dei due. Non \u00e8 possibile giungere a Dio senza passare per l\u2019uomo, e neppure ritrovare l\u2019uomo senza cogliere Dio o almeno il lembo del suo mantello, il mistero. La stretta alleanza tra Dio e l\u2019uomo si \u00e8 manifestata in Ges\u00f9 Cristo ed \u00e8 divenuta inseparabile. Non c\u2019\u00e8 confusione indistinta, c\u2019\u00e8 una unione inseparabile. L\u2019esemplificazione pi\u00f9 chiara di questa unione \u00e8 esposta da Ges\u00f9 stesso \u2013 e non&nbsp; poteva che essere cos\u00ec \u2013 quando si identifica con il debole. Torna la marginalit\u00e0 di cui parlavo all\u2019inizio, insopprimibile nel cristianesimo. Nell\u2019ultimo giorno \u2013 dice Ges\u00f9 &#8211; non ci sar\u00e0 chiesto se abbiamo mangiato e bevuto con lui, insomma se abbiamo a no fatto delle eucaristie; non ci sar\u00e0 chiesto se abbiamo sentito o ascoltato le sue omelie. Ci sar\u00e0 chiesto se lo abbiamo riconosciuto nel tessuto umano di ogni girono in chi aveva fame, in chi aveva sete, in chi era nudo, in chi era prigioniero, in chi era straniero, in chi era vittima. Ecco dov\u2019\u00e8 l\u2019immagine del Dio di Ges\u00f9 Cristo, o meglio il luogo ove possiamo incontrarlo. Nella tradizione dell\u2019Oriente cristiano vi \u00e8 una splendida espressione: accanto al sacramento dell\u2019altare vi \u00e8 il sacramento del fratello: in ambedue \u00e8 presente Cristo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019unione tra l\u2019amore per Dio e per il prossimo \u00e8 peculiare nel Vangelo. Il credente ebreo ripeteva tre volte al giorno lo shemah: \u201cAscolta Israele il Signore nostro Dio, il Signore \u00e8 uno, tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la tua vita e con tutte le tue forze.\u201d Qui si fermava il comandamento. E l\u2019ebreo ancora oggi prega pi\u00f9 volte ripetendo questo precetto dell\u2019amore di Dio. Quando Ges\u00f9 viene interrogato su quale sia il primo di tutti i comandamenti (Marco 12), Ges\u00f9 non si \u00e8 limitato a citare lo shemah Israel ma vi ha tessuto assieme anche le parole del Deuteronomio e del Levitico: \u201cAmerai il prossimo tuo come te stesso.\u201d \u00c8 una grande innovazione fatta da Ges\u00f9. Il comandamento dell\u2019amore di Dio equivale al comandamento dell\u2019amore del prossimo. Luca infatti li unisce in un solo e grande comandamento che abroga tutti gli altri: \u201cDove c\u2019\u00e8 l\u2019amore per un uomo, l\u00ec c\u2019\u00e8 anche l\u2019amore per Dio\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, l\u2019eccesso di amore \u00e8 la novit\u00e0 assoluta portata da Cristo. Il Nuovo Testamento usa il termine \u201cagape\u201d, impiegato, invece, pochissimo dalla cultura greca che preferiva \u201ceros\u201d e \u201cphilia\u201d. Con \u201cagape\u201d si introduceva una nuova e impensata concezione dell\u2019amore: un amore che non si nutre della mancanza dell\u2019altro (\u201ceros\u201d) e che nemmeno semplicemente si rallegra della sua presenza (\u201cphilia\u201d), ma, appena concepibile dagli uomini, trova il suo modello culminante nel calvario di Cristo: amore disinteressato, gratuito, perfino ingiustificato, perch\u00e9 continua ad agire \u2013 ed \u00e8 il meno che si possa dire \u2013 al di fuori di ogni reciprocit\u00e0. Con questo termine, perci\u00f2, che esprime la radicalit\u00e0 pi\u00f9 assoluta, si pu\u00f2 persino sintetizzare tutta la vicenda biblica: Dio \u201cscende\u201d sulla terra per amare gli uomini sino alla fine. In tal senso l\u2019agape non viene dagli uomini, scende dall\u2019alto, perch\u00e9 \u00e8 Dio stesso. San Giovanni, infatti, afferma: \u201cDio \u00e8 amore\u201d. Il cristianesimo \u2013 in questo si differenzia da altre fedi \u2013 pi\u00f9 che religione che divinizza l\u2019uomo, \u00e8 la religione di un Dio che per amore si fa uomo. Ges\u00f9 crocifisso \u00e8 l&#8217;esito paradossale ma necessario di questo itinerario. Ed \u00e8 anche l\u2019amore che vince la morte e apre il tempo finale della pienezza della vita.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Per questo l&#8217;agape, cuore della vita del credente, \u00e8 superiore a tutte le virt\u00f9. Non c&#8217;\u00e8 nulla al disopra: n\u00e9 la profezia della tradizione ebraico-cristiana; n\u00e9 l&#8217;ineffabile lingua degli angeli; e nemmeno la speranza; e neppure la conoscenza, la quale in questo mondo \u00e8 cos\u00ec misera s\u00ec che conosciamo Dio solo confusamente, come attraverso uno specchio, dentro &#8220;enigmi&#8221;. L&#8217;amore \u00e8 superiore persino alla fede. Nel Vangelo di Matteo, Cristo ha detto: &#8220;Se avrete fede quanto un granellino di senape potrete dire a questo monte spostati da qui a l\u00ec, ed esso si sposter\u00e0. Niente vi sar\u00e0 impossibile&#8221;. E San Paolo con un incredibile capovolgimento: &#8220;Se avessi tutta la fede tanto da poter trasportare i monti, ma non avessi l&#8217;amore, non sarei nulla&#8221;. Tutto passer\u00e0, anche la fede e la speranza. Al termine rester\u00e0 solo l&#8217;amore. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se si scorrono i tre grossi volumi del noto biblista cattolico nordamericano John Meier sulla figura storica di Ges\u00f9 di Nazaret si resta sorpresi dalle sue conclusioni. 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