{"id":15773,"date":"2005-11-27T00:00:00","date_gmt":"2005-11-27T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/la-nostra-aetate-quaranta-anni-di-dialogo-interreligioso.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"la-nostra-aetate-quaranta-anni-di-dialogo-interreligioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-nostra-aetate-quaranta-anni-di-dialogo-interreligioso.html","title":{"rendered":"La Nostra Aetate: quaranta anni di dialogo interreligioso"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Cari amici, varie circostanze rendono questo nostro convegno annuale significativo. Anzitutto l\u2019elezione di Benedetto XVI, un Papa che ha avuto il privilegio di partecipare al Concilio, sebbene non come padre conciliare, e che per lunghi anni \u00e8 stato tra i pi\u00f9 stretti collaboratori di Giovanni Paolo II. Fin dal primo giorno del suo pontificato, ha voluto ribadire l\u2019impegno personale per l\u2019ecumenismo e il dialogo. Del resto alcuni anni prima, invitato alla facolt\u00e0 valdese, disse: \u201cl\u2019ecumenismo \u00e8 anzitutto un atteggiamento fondamentale, \u00e8 un modo di vivere il cristianesimo. Non \u00e8 un settore particolare, accanto ad altri settori. Il desiderio dell\u2019unit\u00e0, l\u2019impegno per l\u2019unit\u00e0 appartiene alla struttura dello stesso atto di fede, perch\u00e9 Cristo \u00e8 venuto per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi\u201d. Siamo poi a 40 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II che ha aperto una nuova era nella vita della Chiesa, di cui il nostro impegno ecumenico \u00e8 un frutto diretto. Lo scorso anno a Bari abbiamo ricordato l\u2019anniversario del Decreto Unitatis Redintegratio. Quest\u2019anno invece vogliamo apriamo il convegno con una riflessione sulla Dichiarazione Nostra Aetate. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Pur essendo il documento pi\u00f9 breve del Concilio, \u00e8 tra quelli pi\u00f9 chiaramente profetici. Ha, infatti, colto con grande anticipo una delle questioni pi\u00f9 urgenti che si sarebbero presentate alla Chiesa cattolica e al mondo a cavallo del Millennio, ossia la frontiera del dialogo tra le grandi religioni mondiali. Qualcuno giunge ad affermare: \u201cNon c\u2019\u00e8 pace mondiale senza pace religiosa, e non c\u2019\u00e8 pace religiosa senza dialogo\u201d. Senza dubbio la Nostra Aetate ha avviato un nuovo orientamento nella Chiesa cattolica verso le altre religioni. La presenza del Rabbino Elio Toaff, a cui mi lega un\u2019antica e solida amicizia, e di padre Bormanns, tra i maggiori esperti dell\u2019Islam, arricchiscono non poco questo nostro incontro: la loro testimonianza che affonda agli anni del Concilio e a quelli immediatamente successivi ce ne far\u00e0 rivivere lo spirito. Per parte mia cercher\u00f2 di offrire alcuni spunti di riflessione sulla Nostra aetate rilevando soprattutto i cambiamenti che ha portato nella vita della Chiesa e sottolineando l\u2019urgenza che le comunit\u00e0 cristiane continuino oggi a percorrerne le tracce che ha segnato. Lo svolgimento degli altri giorni di Convegno si articoler\u00e0 all\u2019interno dell\u2019orizzonte pi\u00f9 generale rappresentato dalle tre grandi religioni abramitiche. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\nLa Dichiarazione<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Con la Nostra Aetate il Concilio ha realizzato una svolta che possiamo storica nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane. Certo, non \u00e8 avvenuta per caso. Potremmo dire che tale nuovo atteggiamento \u00e8 maturato in una Chiesa che, nel Novecento, non ha cessato di praticare l\u2019arte dell\u2019incontro, del colloquio, del dialogo in vari i campi. Non possiamo ripercorrerne ora il lungo cammino, ma le esperienze maturate nel corso del secolo sono rifluite nel testo conciliare, divenuto la magna charta del dialogo della Chiesa con le altre religioni. \u00c8 tuttavia ormai assodato che il testo finale della Dichiarazione \u00e8 un frutto proprio del dibattito conciliare. Com\u2019\u00e8 noto, il primo abbozzo del testo \u2013 appena due cartelle dattiloscritte \u2013 fu redatto per rispondere all\u2019esigenza di un rinnovato rapporto tra cristianesimo ed ebraismo. Era viva nella Chiesa cattolica la memoria della Shoah avvenuta nel cuore dell\u2019Europa cristiana, ed era ormai anche pi\u00f9 chiara la coscienza delle radici ebraiche del cristianesimo. Per questo, fin dalla fase preparatoria si pose attenzione a tale problema. Il 14 e 15 novembre del 1960 il cardinale Bea riun\u00ec una sottocommissione nel neonato Segretariato per l\u2019Unit\u00e0 dei Cristiani per trattare appunto le Questiones de Judeis. L\u2019intento era quello di elaborare un testo sugli ebrei che sarebbe dovuto entrare nel decreto sull\u2019ecumenismo. Quando la notizia trapel\u00f2, e usc\u00ec anche oltre l\u2019aula conciliare, non si fecero attendere le reazioni. Particolarmente forti furono quelle dei cristiani orientali (soprattutto da parte del patriarca melkita, Massimo IV) i quali vedevano nel testo uno sconfinamento nella delicata questione politica Mediorientale. Fu facile per loro far notare che il testo sull\u2019ecumenismo doveva trattare solo questioni interne alle Chiese cristiane. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Tuttavia, la determinazione di Giovanni XXIII sblocc\u00f2 le prime difficolt\u00e0 accogliendo per\u00f2 le osservazioni degli oppositori. Senza voler narrare le vicende accorse al testo accenno solo al fatto che prima doveva costituire il paragrafo 4 del Decreto sull\u2019ecumenismo, poi si ipotizz\u00f2 di spostarlo nell\u2019appendice, successivamente si parl\u00f2 di inserire qualcosa nella Lumen Gentium e, infine, vista la difficolt\u00e0 di una tale collocazione, si pens\u00f2 anche di metterlo nella dichiarazione sulla Libert\u00e0 religiosa. Man mano per\u00f2 procedeva la discussione appariva sempre pi\u00f9 evidente la necessit\u00e0 di redigere un testo a parte, anche perch\u00e9 nell\u2019aula conciliare emergevano gli interventi dell\u2019episcopato mondiale soprattutto asiatico e africano, oltre che mediorientale. Il testo fu quindi allargato all\u2019Islam e alle altre religioni mondiali. E fu portato a votazione il 28 ottobre del 1965 con il risultato di 2221 favorevoli, 88 contrari e 3 voti nulli. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La lunga gestazione della Dichiarazione mostra chiaramente che fu un frutto del dibattito conciliare. Il contenuto della Nostra Aetate&nbsp; infatti \u00e8 strettamente legato alla pi\u00f9 ampia riflessione conciliare come si manifestava nella Lumen Gentium, nell\u2019Unitatis redintegratio, nella Dignitatis Humanae e nella Gaudium et Spes. Tali documenti manifestavano la nuova coscienza che la Chiesa aveva di se stessa e del suo rapporto con il mondo e quindi anche con le altre religioni non cristiane. Non si deve pertanto isolare il nostro testo dal contesto conciliare. Si deve riconoscere che la Dichiarazione prese avvio dalla nuova coscienza del rapporto tra cristianesimo e ebraismo. Il fatto che sia stata proprio tale riflessione a spingere la Chiesa ad allargare l\u2019orizzonte fino a comprendere le altre religioni ci fa pensare alla visione universalistica di Isaia che vede tutti i popoli accorrere per salire sul monte di Dio. Questo \u00e8 il sogno nascosto nel cuore della Nostra Aetate.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Non possiamo ignorare il ruolo svolto dall\u2019enciclica programmatica di Paolo VI, l\u2019Ecclesiam Suam. Il Papa voleva porre il dialogo nel cuore stesso della Chiesa. Non si trattava di un accessorio ma di una interiore dinamica spirituale della Chiesa: \u201cLa Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio\u201d, affermava papa Montini. E chiariva che il dialogo partiva dal primato della predicazione del Vangelo, ossia che si faceva missione nella speranza che i cuori si aprissero alla fede, ma non rinunciava a parlare con tutti. Il dialogo voluto da Paolo VI era legato al comandamento dell\u2019amore. Egli amava dire che per la Chiesa \u201cnessuno le \u00e8 nemico, che non voglia egli stesso esserlo\u201d. Il dialogo per la pace, quello con tutto quanto c\u2019\u00e8 di umano, ma anche il colloquio con i credenti non cristiani aveva un ruolo importante nel disegno conciliare di papa Montini. La Nostra aetate non solo accolse la prospettiva dell\u2019enciclica ma si spinse ancora oltre definendo le relazioni con le altre religioni con i termini di &#8220;rispetto sincero&#8221;, di &#8220;annuncio&#8221;, di &#8220;dialogo&#8221; (colloquium), di &#8220;testimonianza della fede e della vita cristiane&#8221; (2e.f) e di &#8220;dialogo fraterno&#8221; (fraterna colloquia) riferendosi agli Ebrei (4e). Insomma, annuncio, testimonianza, dialogo, rispetto e collaborazione, dovevano far parte delle relazioni che la Chiesa avrebbe dovuto instaurare con le religioni non cristiane.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il fondamento di queste relazioni \u00e8 radicato nella concezione teologica dell&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana, ossia unit\u00e0 nell&#8217;origine e nella fine della storia, unit\u00e0 nella &#8220;riconciliazione&#8221; e nella salvezza realizzata da Ges\u00f9 Cristo, unico salvatore del genere umano. Per la Nostra Aetate vi \u00e8 quindi un disegno unitario di salvezza che domina l\u2019intera storia dell&#8217;umanit\u00e0 e che unisce gli uomini con legami tali da spingerli a vivere insieme il loro destino: ad mutuum consortium ducunt (NA 1a). E le religioni, sostiene il testo, non sono estranee a questo progetto. Tralascio di esaminare il contenuto della Dichiarazione, e riporto la brevissima sintesi ma autorevole sintesi che ne ha fatto Benedetto XVI ricordando il 40 della Dichiarazione. Papa Benedetto ne sottolinea la \u201cgrandissima attualit\u00e0, perch\u00e9 riguarda l\u2019atteggiamento della Comunit\u00e0 ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane\u201d. E ne sintetizza i tratti fondamentali: \u201cPartendo dal principio che \u2018tutti gli uomini costituiscono una sola comunit\u00e0\u2019 e che la Chiesa \u2018ha il dovere di promuovere l\u2019unit\u00e0 e l\u2019amore\u2019 tra i popoli, il Concilio \u2018nulla rigetta di quanto \u00e8 vero e santo\u2019 nelle altre religioni e a tutti annuncia Cristo, \u2018via, verit\u00e0 e vita\u2019, in cui tutti gli uomini trovano la \u2018pienezza delle vita religiosa\u2019. Con la Dichiarazione Nostra Aetate \u2013 continua papa Benedetto \u2013 i Padri del Vaticano II hanno proposto alcune verit\u00e0 fondamentali: hanno ricordato con chiarezza lo speciale vincolo che lega i cristiani agli ebrei, hanno ribadito la stima verso i musulmani ed i seguaci delle altre religioni ed hanno confermato lo spirito di fraternit\u00e0 universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Queste brevi ma significative affermazioni di Papa Benedetto, nel mostrare la continuit\u00e0 del Magistero in tale campo, sono un invito ad approfondire il cammino. Ed \u00e8 importante, a mio avviso, ricordare quanto il testo afferma sin dall\u2019inizio per poter continuare sulla strada tracciata dal Concilio. La Chiesa non si rivolge pi\u00f9, come in passato, solo ai singoli aderenti alle religioni non cristiane ma alle religioni nel loro complesso, riconoscendovi i segni di Dio. Al linguaggio di simpatia verso i non cristiani, si aggiunge la coscienza del valore che le religioni che raccolgono la domanda di Dio nascosta nel cuore dell\u2019uomo. Anche qui appare il metodo giovanneo che spinge a vedere quel che unisce prima ancora di quel che divide. Scrive la Nostra aetate: &#8220;Gli uomini attendono dalle diverse religioni la risposta agli enigmi nascosti della condizione umana che, ieri come oggi, turbano profondamente il cuore umano&#8230; La Chiesa cattolica non respinge niente di ci\u00f2 che \u00e8 vero e santo in queste religioni&#8230; Ella esorta dunque i suoi figli affinch\u00e9, con prudenza e carit\u00e0, attraverso il dialogo e la collaborazione con coloro che seguono altre religioni, e sempre testimoniando la fede e la vita cristiane, riconoscano, preservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali presenti in loro&#8221; (NA 1c &#8211; 2bc). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La novit\u00e0 del linguaggio e delle prospettive erano intimamente legate a ci\u00f2 che evocava il termine &#8220;dialogo&#8221;. L&#8217;attenzione veniva portata su ci\u00f2 che sono i non cristiani, su ci\u00f2 che gli uomini hanno in comune, o meglio, su ci\u00f2 che sono in comune e, di conseguenza, su ci\u00f2 che &#8220;li spinge a vivere insieme, ad mutuum consortium&#8221; (NA 1a). \u00c8 ovvio che mettendosi in tale nuovo orizzonte apparivano immediatamente insufficienti i dibattiti teologici sui non cristiani presenti nelle tesi che trattavano de salute infidelium, de possibilitate rationali cognoscendi Deum, de vera religione, nelle quali le religioni non cristiane erano studiate solo per dimostrarne la falsit\u00e0. Si apriva anche un nuovo orizzonte teologico che faceva muovere i primi passi verso una nuova teologia delle religioni oltre che verso nuovi rapporti da instaurare. L\u2019allora giovane teologo Ratzinger si ciment\u00f2 nel vasto campo della teologia delle religioni, come lui steso ricorda nelle sue memorie. <\/P><br \/>\n&nbsp;<br \/>\nDopo il Vaticano II: entusiasmi e difficolt\u00e0<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La Nostra aetate apriva comunque nuovi orizzonti alla Chiesa nei confronti delle grandi religioni. Lo stesso Jacques Maritain parl\u00f2, nel libro Le paysan de la Garonne, di un \u201crinnovamento essenziale\u201d, di un \u201cgrande rovesciamento interiore\u201d che consisteva \u201cin un cambiamento d\u2019atteggiamento o d\u2019uno spostamento dei valori\u2026 che verte innanzitutto su un modo di vederli (in non-cristiani) rispetto a Dio, e di un modo di amarli molto meglio, in conformit\u00e0 pi\u00f9 reale e pi\u00f9 profonda con lo spirito del Vangelo\u201d.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn1\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn1\" name=_ftnref1>[1]<\/A> E padre Goetz, professore all\u2019Universit\u00e0 Gregoriana, scriveva: \u201cIl Concilio ha avuto il coraggio d\u2019emettere un giudizio positivo non solamente, come il Vaticano I, sulla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di conoscere Dio, ma sull\u2019esperienza religiosa e sulla risposta che l\u2019uomo gli da, nei fatti, nelle diverse societ\u00e0 che conosciamo\u201d.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn2\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn2\" name=_ftnref2>[2]<\/A> Questo giudizio riempiva d\u2019ottimismo e di fiducia. Si riscopriva, nella tradizione della Chiesa, la presenza dello spirito del dialogo, e l\u2019attenzione si spostava sull\u2019homo religiosus, naturalmente predisposto alla ricerca di Dio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ed \u00e8 cos\u00ec che iniziarono in Asia, in Europa e negli altri continenti, gli incontri interreligiosi, nell\u2019ambito del dialogo, della conoscenza reciproca e dell\u2019amicizia. Significative di questo nuovo clima, furono le parole di Paolo VI pronunciate durante il suo discorso d\u2019apertura del Sinodo del 1974 sull\u2019evangelizzazione: \u201cNon possiamo omettere di menzionare le religioni non-cristiane; poich\u00e9 non devono pi\u00f9 essere considerate come rivali o come ostacoli all\u2019evangelizzazione, ma come zone di vivo e rispettoso interesse, come anche d\u2019amicizia futura, e di gi\u00e0 iniziata\u201d.<A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn3\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftn3\" name=_ftnref3>[3]<\/A> La missione si aggiornava rapidamente e si spogliava di quelle forme di conquista, di pessimismo antropologico e di monoculturalismo che si erano manifestate fino ad allora. Scomparve la terminologia che designava i non-cristiani come \u201cpagani\u201d, \u201cidolatri\u201d, \u201cinfedeli\u201d; si riconsider\u00f2, nei giusti limiti, l\u2019assioma \u201cExtra Ecclesiam nulla salus\u201d e, ad ogni livello, si rivide la natura e il metodo della missione. Apparve chiaramente che dopo il Vaticano II non si poteva pi\u00f9 concepire la missione evangelizzatrice della Chiesa senza il dialogo con tutti e particolarmente con le religioni non cristiane.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019influsso della Nostra aetate inizi\u00f2 a farsi sentire immediatamente nella vita della Chiesa. Ricordo alcuni gesti che manifestano il nuovo orizzonte della Chiesa. Nella liturgia, ad esempio, dopo la trasformazione introdotta da Giovanni XXIII nella grande preghiera del Venerd\u00ec Santo sugli Ebrei, si inser\u00ec una preghiera esplicita \u201cper i non-cristiani\u201d, distinta da quella per i non-credenti, nella quale si chiede per loro di \u201ccamminare in presenza di Dio in sincerit\u00e0 di cuore, perch\u00e9 possano conoscere la verit\u00e0\u201d e per i cristiani di crescere \u201cnell\u2019amore fraterno e nella comprensione del mistero della vita di Dio, per essere nel mondo testimoni pi\u00f9 perfetti del suo amore\u201d. E persino nel nuovo Codice di Diritto Canonico entra la nuova visione. Si invitano i vescovi e i parroci a \u201cconsiderare i non-battezzati come affidati loro da Dio perch\u00e9, anche in loro, si manifesti la carit\u00e0 di Cristo\u201d (can. 383,4; 528,1). E il canone 364,1 menziona, tra le incombenze dei Nunzi, quella di \u201csviluppare relazioni opportune (opportuna commercia) tra la Chiesa cattolica e la altre Chiese o comunit\u00e0 ecclesiali, e anche con le religioni non-cristiane\u201d. Si raccomanda inoltre di formare i candidati al sacerdozio \u201cal dialogo (commercium) con persone anche non-cattoliche e non-credenti\u201d (can. 256,1). E il canone 787,1 sprona i missionari a instaurare \u201cun dialogo sincero (dialogum sincerum) con coloro che non credono in Cristo affinch\u00e9, con un modo adattato al genio e alla cultura di costoro, siano loro aperte delle vie che possano condurli a conoscere il messaggio evangelico\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il dialogo \u00e8 dunque raccomandato non come una tattica ma come un modo per aprire la via ad una autentica conoscenza del cristianesimo oltre che a conoscere meglio le altre religioni. La stessa teologia, debole in questo campo durante il dibattito conciliare, apriva i suoi orizzonti affrontando il tema di Dio confrontandolo con l\u2019incomunicabile trascendenza divina dell\u2019Islam, con l\u2019immanenza cosmica della tradizione induista o con il rigoroso apofatismo del Budda. E allo stesso modo venivano affrontati in maniera nuova i temi della salvezza, dei sacramenti e della vita futura. Gli stessi studi biblici misero maggiormente in luce i processi dell\u2019inculturazione successiva della fede monoteista nella storia e la presenza di \u201cun\u2019economia sapienziale\u201d offerta a tutti gli uomini aldil\u00e0 del berit patriarcale e mosaico, limitato al popolo ebraico. Nuovi stimoli e nuove comprensioni sono avvenute nella pratica della vita spirituale e anche nelle forme di preghiera e di meditazione. L\u2019istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede circa l\u2019uso di \u201cmetodi orientali\u201d non intese condannarli \u201ca priori\u201d: \u201csi pu\u00f2, al contrario, prendere in prestito da essi ci\u00f2 che ci \u00e8 utile, a condizione di non perdere mai di vista la concezione cristiana della preghiera, la sua logica, le sue esigenze\u201d (n\u00b0 16). Infine, grazie ad un \u201cnuovo sguardo\u201d sulle religioni non-cristiane, \u00e8 nato il settore della teologia delle religioni, una riflessione necessaria che dovr\u00e0 svilupparsi negli anni a venire per pensare la fede e testimoniarla in una societ\u00e0 pluralista e multireligiosa.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Questo progresso non avvenne per\u00f2 senza ferite. E non sono mancate deviazioni, talora preoccupanti. Alcuni, ad esempio, contrapponevano l\u2019atteggiamento postconciliare a quello detto preconciliare, come se si trattasse di un dualismo manicheo e non invece d\u2019una crescita organica. Altri proclamavano la fine dell\u2019epoca missionaria, soppiantata da quella del dialogo, come se la Chiesa non fosse pi\u00f9 depositaria d\u2019un annuncio da portare a tutti gli uomini. Per alcuni, poi, la fine della missione era segnata dalla scoperta dei valori religiosi dei non-cristiani, come se questi non fossero \u201cin relazione\u201d con il Vangelo. Altri ancora dicevano che l\u2019opera missionaria doveva confermare i credenti nelle loro rispettive fede: i buddisti dovevano essere migliori buddisti, i mussulmani migliori mussulmani, e cos\u00ec via. Tali esagerazioni suscitarono non poche reazioni contrarie, con la conseguenza d\u2019imputare al Concilio e in particolare alla Nostra Aetate, le intemperanze di un piccolo numero di persone inesperte o irresponsabili. Insomma, il dialogo venne sospettato di indebolire la missione della Chiesa. Bisogna aggiungere che una ristretta concezione del dialogo da parte della cultura laica, che lo faceva intendere come un esercizio fine a se stesso, ricadeva negativamente sul nuovo atteggiamento avviato dalla Chiesa. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Era per\u00f2 evidente che nella Chiesa il dialogo non poteva essere ricondotto ad uno sterile esercizio socratico. Si trattava invece di un dialogo sui generis, che Paolo VI e il Concilio avevano inseparabilmente legato alla missione evangelizzatrice della Chiesa. E ci\u00f2 obbligava i teologi e gli uomini di Chiesa a ritornare sul concetto di dialogo, per valorizzarne il contenuto nell\u2019ambito della Chiesa e situarlo nelle prospettive dell\u2019evangelizzazione. Tutto ci\u00f2 raffredd\u00f2 le facili euforie e port\u00f2 a comportamenti pi\u00f9 realisti e responsabili. Ed in effetti negli anni \u201960 e \u201970 si precisarono alcune linee guida per il dialogo della Chiesa con le religioni non-cristiane sia attraverso una visione pi\u00f9 chiara della missione evangelizzatrice della Chiesa sia con una visione pi\u00f9 profonda della teologia delle religioni. \u00c8 in questo contesto che va compresa la stessa Dominus Jesus che tanto dibattito ha suscitato. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Una cosa comunque vorrei sottolineare. Il cammino del dialogo \u00e8 stato aperto, percorso e guidato dai Papi. Penso a Giovanni XXIII il quale, ad una Delegazione di Ebrei recatasi in visita da lui il 17 ottobre 1960, li accolse dicendo: \u201cSono Giuseppe, vostro fratello\u201d. Nel gennaio 1964, Paolo VI si rec\u00f2 a Gerusalemme e a Betlemme portando il suo personale saluto sia agli Ebrei che ai Mussulmani. Nel dicembre dello stesso anno, a Bombay, dichiar\u00f2 ad un folto pubblico di rappresentanti delle religioni dell\u2019India: \u201cNon dobbiamo incontrarci solamente come turisti, ma come pellegrini che si mettono in cammino alla ricerca di Dio, non solo negli edifici di pietra ma nel cuore degli uomini\u201d. \u201cLo scopo del Dialogo, amava dire Paolo VI, \u00e8 di manifestare agli uomini l\u2019amore di Cristo\u201d. In questo senso, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno fatto gesti significativi che manifestavano innanzitutto il loro desiderio di riconciliazione e di solidariet\u00e0 tra gli uomini di religioni differenti. Paolo VI fece restituire al governo turco, in segno di pace con l\u2019Islam, lo stendardo della flotta mussulmana sconfitta dai cristiani durante la battaglia di Lepanto, e ha iniziato a ricevere&nbsp; ufficialmente, e in tutta cordialit\u00e0, i capi e i rappresentanti delle religioni non-cristiane. Presso di lui, si presentarono di volta in volta il Dalai Lama, i Patriarchi buddisti della Tailandia e del Laos, i responsabili delle organizzazioni religiose del Giappone, personalit\u00e0 religiose del Sikkismo, del Giaianismo e del Taoismo, senza dimenticare i rappresentanti delle Organizzazioni mussulmane ed ebree.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Giovanni Paolo II ha confermato il cammino del dialogo con il suo particolare carisma. Fin dalla sua prima enciclica Redemptor Hominis e dal suo primo pellegrinaggio a Yasna Gora, l\u2019incontro con le religioni non-cristiane appare come una delle priorit\u00e0 del suo ministero universale. E poi il discorso ai giovani Mussulmani a Casablanca (19 agosto 1985), la visita alla Sinagoga di Roma (13 aprile 1986) e soprattutto la Giornata di Assisi (26 ottobre 1986), che ha colpito il mondo dei cristiani e dei non-cristiani e ha introdotto il dialogo interreligioso nella coscienza e nella missione dell\u2019umanit\u00e0, come risposta al disegno d\u2019unit\u00e0 che Dio ha sulla famiglia umana. E sono particolarmente commosso nel ricordare questo evento avendo avuto modo pi\u00f9 volte di parlarne con lo stesso Giovanni Paolo II che volle, attraverso l\u2019iniziativa della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, che fosse continuato in ogni modo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\nLa risposta delle altre religioni<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ci si potrebbe domandare, ora, quale sia stata la risposta delle religioni non cristiane al dialogo proposto dalla Chiesa cattolica. Ovviamente ci vorrebbe una relazione apposita per mostrare la ricchezza delle realizzazioni che ne sono seguite. C\u2019\u00e8 gioia e sorpresa tra i credenti non cristiani, ma anche sfiducia ed incredulit\u00e0, e tra questi due estremi innumerevoli posizioni intermedie che oscillano tra il \u201csi\u201d e il \u201cma\u201d. \u201cDal giorno in cui la chiesa ha iniziato a parlare bene dell\u2019Induismo, da parte loro gli induisti hanno iniziato a parlare bene dei cristiani\u201d mi diceva un vescovo indiano qualche settimana fa. S\u00ec, c\u2019\u00e8 anche da dire che talora alcuni, soprattutto nell\u2019ambiente musulmano, hanno pensato che la Chiesa intendesse rinunciare alla diffusione del Vangelo e non ha nascosto la delusione constatando ben presto che non era questo il caso!<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Si deve comunque riconoscere che \u00e8 stato il mondo ebraico a rispondere in maniera pi\u00f9 ampia e incisiva: non mancano certo problemi ma non c\u2019\u00e8 dubbio che le amicizie nate, le relazioni intessute, e gli incontri realizzati manifestano una nuova e irreversibile stagione di \u201cfraternit\u00e0\u201d tra cristiani ed ebrei. Una piccola ma significativa realizzazione \u00e8 la giornata di riflessione ebraico-cristiana che la Chiesa italiana ha voluto celebrare congiuntamente con l\u2019ebraismo italiano il 17 gennaio di ogni anno. Sono altres\u00ec numerosi gli incontri con i musulmani soprattutto in Italia che senza dubbio vanno intensificati. Non ci nascondiamo le difficolt\u00e0 che si rilevano in varie parti del mondo e anche in Italia, ma ci sono anche musulmani con i quali si intesse un dialogo fecondo. Vi \u00e8 poi la costellazione delle religioni &#8211; Giapponese, Scintoismo, Buddismo e Nuove Religioni \u2013 le quali hanno accolto l\u2019invito al dialogo con soddisfazione. Si pu\u00f2 affermare che ogni tradizione religiosa ha reagito secondo le sue premesse. L\u2019Induismo, nelle sue componenti classiche, ha interpretato il dialogo nel senso che gli \u00e8 pi\u00f9 congenito, da intendersi come una \u201carmonia delle religioni\u201d , giudicando cos\u00ec di non avere nulla da aggiungere alle sue posizioni tradizionali. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ma al di l\u00e0 di queste risposte, tutte soggette ai loro diversi condizionamenti, non si pu\u00f2 negare che una nuova sensibilit\u00e0 sia nata nell\u2019universo delle religioni a seguito della Nostra aetate e del suo invito \u201ca promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali la pace e la libert\u00e0\u201d (NA 3b). A diversi gradi e in diverse forme le religioni hanno reagito positivamente agli appelli per collaborare insieme alla promozione dell\u2019uomo e per alleviare la sofferenza dei poveri e dei piccoli. Certo, non si sono registrati risultati spettacolari, ma chiunque abbia avuto contatti con le Chiese e le comunit\u00e0 Cristiane d\u2019Africa e d\u2019Asia sa che ciascuna di esse ha piccole e grandi realizzazioni che tuttavia spingono il pianeta a edificarsi in maniera pi\u00f9 umana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Purtroppo esistono ancora zone e focolai di tensione tra Sikhs e Ind\u00f9, tra Sciiti e Bahaiti, tra Musulmani e Ind\u00f9, tra Musulmani e Buddisti, tra Ind\u00f9 e Cristiani tra Musulmani e Cristiani, tra Ebrei e Musulmani, ma nessuno ignora che le cause del conflitto non sono generalmente religiose. Se da una parte vediamo che gli uomini di religione talora si lasciano manipolare da forze oscure, dall\u2019altra vediamo segnali positivi: in quasi tutti gli stati caratterizzati dal pluralismo religioso si sono costituiti Consigli nazionali dei Rappresentanti delle Religioni. I cristiani ed in particolare i cattolici sono stati incoraggiati dalla Nostra aetate a partecipare attivamente alla costituzione di questi gruppi, quando non ne sono stati essi stessi i promotori: l\u2019obiettivo \u00e8 incoraggiare il dialogo e favorire una armoniosa coesistenza tra i diversi gruppi religiosi di una stessa nazione. Non meno significativa \u00e8 stata la creazione in numerosi paesi d\u2019Europa, America e Asia, di una organizzazione interreligiosa che ha come scopo la conoscenza, il dialogo e la collaborazione tra le diverse credenze religiose. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\nLo Spirito di Assisi<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Giovanni Paolo II con la convocazione dell\u2019incontro di preghiera a Assisi nel 1986 diede la realizzazione plastica alla Nostra Aetate. Il Papa, anticipando ancora una volta i tempi, comprese il ruolo che le religioni avevano nel determinare un clima di pace oppure nell\u2019incoraggiare i conflitti. C\u2019era in lui la viva percezione del ruolo che le religioni cominciavano ad avere nello spazio pubblico, nella determinazione delle identit\u00e0 e nei conflitti. Giovanni Paolo II volle riprendere l\u2019iniziativa della Chiesa cattolica nel campo della pace, in un periodo in cui questo settore era in buona parte monopolizzata dai paesi dell\u2019Est e dalle sinistre. E\u2019 interessante notare come, nei successivi appuntamenti che si richiamavano allo spirito di Assisi e nella convocazione da lui voluta nel 2002 nella citt\u00e0 umbra, abbia ribadito sempre il suo interesse a questo tipo di dialogo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Lo scenario del mondo di questo inizio di millennio si presenta molto diverso da quello in cui il Concilio aveva inaugurato la via del dialogo. Allora (e negli anni successivi) era prevalente l\u2019idea \u2013 specie nel campo delle scienze umane &#8211; che le religioni fossero destinate al declino con l\u2019affermazione universalizzata della secolarizzazione. Questa veniva considerata un processo di portata universale che avrebbe investito tutti i mondi, anche extraeuropei. Non solo ma pure nel mondo cristiano il destino della secolarizzazione era stato accettato in taluni settori come ineluttabile e introiettato con il senso dell\u2019inevitabile eclissi del cristianesimo. Oggi si vede bene come le religioni abbiano assunto un ruolo pubblico e mostrino una diversa resistenza all\u2019erosione della secolarizzazione. La globalizzazione ha introdotto una ridefinizione di tutte le identit\u00e0 (nazionali, etniche, religiose, locali), che richiedono un nuovo ruolo alla religione stessa. Il grande problema \u00e8 \u2013 si pensi al dibattito sul fondamentalismo &#8211; in che direzione si spendono le religioni.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il mondo contemporaneo si presenta tutt\u2019altro che omogeneo dal punto di vista religioso. La convivenza tra comunit\u00e0 religiose diverse \u00e8 problematica in tante parti del mondo. Non sempre \u00e8 facile. La convivenza pone nuovi problemi alle comunit\u00e0 religiose stesse. La vita quotidiana, gli uni a fianco degli altri, pone nuove questioni sul senso dell\u2019alterit\u00e0 e sulla gestione dei&nbsp; rapporti concreti con gli altri. In alcune parti del mondo la situazione di tensione sembra confermare la realt\u00e0 di uno scontro di religione e di civilt\u00e0. Ci si potrebbe chiedere: di fronte a queste tensioni il dialogo non \u00e8 una terribile ingenuit\u00e0? <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, il Vaticano II, con l\u2019affermazione del valore del dialogo interreligioso e con quella della libert\u00e0 religiosa, ha indicato la via scelta dalla Chiesa cattolica. Questa via non \u00e8 condivisa da tutte le esperienze cristiane del nostro tempo, specie quelle neoprotestanti: \u00e8 un fatto che non si deve dimenticare. Il cattolicesimo, con la sua diffusione mondiale, con la sua impronta missionaria \u00e8 forse l\u2019unica Chiesa che sa e pu\u00f2 risponde alla sfida della globalizzazione. Per la Chiesa cattolica l\u2019impegno per la libert\u00e0 religiosa di tutti \u00e8 un\u2019acquisizione di grande rilievo che si accompagna con la pratica del dialogo (seppure a vari livelli: dalla cortesia del vicinato alla discussione tra intellettuali o all\u2019incontro tra le autorit\u00e0 religiose). Le limpide pagine della Dichiarazione esortano i cristiani a rendere testimonianza della loro fede, ma anche a riconoscere e far progredire \u201cper mezzo del dialogo e la collaborazione con i seguaci delle altre religioni\u201d quei valori spirituali morali e socio-culturali presenti nelle religioni non cristiane. Il dialogo e la collaborazione con le religioni non cristiane non sono tanto una moda di una stagione liberal, ma corrispondono a quell\u2019intima vocazione della Chiesa di lavorare, per tante strade, all\u2019unit\u00e0 del genere umano. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Giovanni Paolo II, il primo papa entrato in una sinagoga e in una moschea, ha sempre cercato il colloquio con le religioni non cristiane. Nel suo libro-intervista interpreta le parole della Nostra Aetate come il riconoscimento dei semina Verbi presenti nelle religioni: \u201cpossiamo affermare \u2013scrive- che, qui, la posizione del Concilio \u00e8 ispirata da una sollecitudine veramente universale. La Chiesa si lascia guidare dalla fede che Dio Creatore vuole salvare tutti in Ges\u00f9 Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini&#8230;\u201d. E conclude: \u201cinvece di meravigliarci che la Provvidenza permetta una tanto grande variet\u00e0 di religioni, ci si dovrebbe piuttosto stupire dei numerosi elementi comuni che in essa si riscontrano\u201d. E\u2019 in questa prospettiva che Giovanni Paolo II ha costantemente incoraggiato la crescita dello spirito di Assisi, non come un impulso al relativismo, ma come la comprensione approfondita del legame tra religiosit\u00e0, dialogo e pace.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La Chiesa cattolica, da almeno quarant\u2019anni, proprio per il suo radicamento internazionale nel cuore di tante culture, ha intuito che il mondo delle religioni \u00e8 un grande problema del futuro a cui porre attenzione. Lo ha fatto mentre i riflettori della pubblica attenzione erano puntati sul conflitto tra Occidente e comunismo (e le religioni sembravano quantit\u00e9 n\u00e9gligeabile). Il cardinale Ratzingher ha scritto: \u201cchi \u00e8 cristiano ritiene che la storia delle religioni sia una storia reale, una strada la cui direzione significa progresso, e il cui cammino significa speranza. Costui deve svolgere il suo servizio come uno che spera, che imperturbabilmente sa che il fine della storia, pur attraverso tutti i fallimenti e le contese degli uomini, si compie&#8230;\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Lo Spirito di Assisi significa stare con speranza nel mondo delle religioni, radicati nella propria identit\u00e0 ma aperti ad un\u2019attenzione universale. Non c\u2019\u00e8 dialogo senza una profonda identit\u00e0. E la comunicazione della fede agli altri, la missione, risponde alla logica profonda dell\u2019identit\u00e0 cristiana. L\u2019equazione (\u201cpi\u00f9 dialogo, meno missione\u201d) ha una rozzezza che poco corrisponde alla dinamica spirituale della vita cristiana. \u201cNon \u00e8 rinunciando alla verit\u00e0 \u2013 scrive il cardinale Ratzinger &#8211; che l\u2019incontro delle religioni sar\u00e0 possibile, ma impegnandosi pi\u00f9 profondamente in essa. Lo scetticismo non riunisce, non pi\u00f9 del semplice pragmatismo\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, il dialogo tra le religioni avviene in un momento complesso e difficile per il mondo. Ma proprio per questo \u00e8 ancor pi\u00f9 urgente cogliere il cuore del messaggio della Nostra Aetate che pulsa nel profondo della storia umana. Giovanni Paolo, con grande sapienza religiosa, non cessava di ricordare che \u201cle religioni mantengono viva la consapevolezza della comune appartenenza alla grande famiglia umana&#8230; Esse \u2013 continuava papa Woitjla &#8211; debbono ricordare agli uomini di ogni popolo che, seppure diversi tra loro, sono tutti fratelli. L\u2019energia di pace e la concordia che pu\u00f2 scaturire dalle religioni \u00e8 un tesoro prezioso, che non va nascosto n\u00e9 accantonato. Povere di mezzi umani, le religioni sono ricche di quell\u2019aspirazione alla comunione tra i popoli che trova radice, appunto, nel rapporto sincero con Dio. Ricordando agli uomini e alle donne di questo mondo il loro trascendente destino, esse possono educare gli uomini a camminare insieme senza guerre n\u00e9 contrapposizioni\u201d. <\/P><br \/>\n<BR clear=all><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn1\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref1\" name=_ftn1>[1]<\/A> Maritain, Le paysan de la Garonne, Descl\u00e9e de B, Paris 1966<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn2\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref2\" name=_ftn2>[2]<\/A> Goetz, La Chiesa e le religioni, Studia Missionaria, P.U.G. Roma 1966, p. 51<\/P><\/p>\n<p><P class=MsoFootnoteText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><A title=\"\" style=\"mso-footnote-id: ftn3\" href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/admin\/vescovo\/textbox.asp#_ftnref3\" name=_ftn3>[3]<\/A> Osservatore Romano, 29 settembre 1974<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Cari amici, varie circostanze rendono questo nostro convegno annuale significativo. Anzitutto l\u2019elezione di Benedetto XVI, un Papa che ha avuto il privilegio di partecipare al Concilio, sebbene non come padre conciliare, e che per lunghi anni \u00e8 stato tra i pi\u00f9 stretti collaboratori di Giovanni Paolo II. 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