{"id":15750,"date":"2005-08-19T00:00:00","date_gmt":"2005-08-19T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/seconda-catechesi-a-colonia.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"seconda-catechesi-a-colonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/seconda-catechesi-a-colonia.html","title":{"rendered":"Seconda catechesi a Colonia"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Vivere nel mondo come veri adoratori di Dio<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">\u201cPer un\u2019altra strada fecero ritorno al loro paese\u201d(Mt 2,12)<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Cari amici, <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">scrive l\u2019evangelista Matteo: \u201cAvvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un\u2019altra strada fecero ritorno al loro paese\u201d(Mt 2, 12). Dopo l\u2019incontro con Ges\u00f9, se questo \u00e8 autentico, non si \u00e8 pi\u00f9 come prima. Per questo si percorrono strade diverse. A volte si tratta di strade e di impegni davvero altri rispetto a quelli che si avevano prima. Accadde a Paolo, a san Benedetto, a San Francesco e a tanti altri. E comunque anche se si percorrono le stesse strade \u00e8 diverso il modo di percorrerle perch\u00e9 si hanno occhi nuovi, s\u00ec ha un cuore nuovo si hanno sentimenti nuovi. \u00c8 questo il senso del \u201ctornare per un\u2019altra strada\u201d. L\u2019avvertimento dato ai magi non riguardava per\u00f2 la loro tranquillit\u00e0; non era un avvertimento per loro ma ne avevano ugualmente bisogno. A Gerusalemme infatti sarebbero stati accolti con tutte le attenzioni. L\u2019avvertimento di \u201cTornare per un\u2019altra strada\u201d per loro significava salvare quel bambino dalla violenza di Erode. Per noi vuol dire salvare i tanti piccoli, i tanti poveri che sono minacciati dalla violenza degli Erode di questo mondo. Potremmo dire che l\u2019altra strada che furono esortati a percorrere i magi \u00e8 la stessa che percorreva il buon samaritano della parabola evangelica. Essi assieme a Ges\u00f9 dicono oggi a ciascuno di noi \u201cVa, e anche tu fa lo stesso\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La disumanit\u00e0 della guerra <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>In effetti in quel bambino di Betlemme sono raccolti tutti i poveri e i deboli lasciati mezzi morti ai bordi delle strade di questo mondo dalla violenza degli Erode di turno: sono gli anziani soli, i malati, i carcerati, i bambini violentati, i profughi, i condannati a morte, i malati di AIDS, gli affamati, i senza casa, gli immigrati, e la lista potrebbe continuare a lungo. Non possiamo ora descrivere la drammatica situazione in cui il mondo si trova, ma un cenno almeno dobbiamo farlo per evitare di essere come quel sacerdote e quel levita che passano oltre i drammi che colpiscono tanta gente, tanti popoli e che si possono facilmente evitare, magari facendo zapping&#8230; Come possiamo non pensare all\u2019alto numero di guerre ancora aperte nel mondo? E sappiamo anzi che la guerra rende poveri tutti, anche i&nbsp; ricchi: davvero \u00e8 la madre di tutte le povert\u00e0 e la scuola di tutte le disumanit\u00e0. Pensate che nel decennio tra il 1990 e il 2000 le guerre hanno provocato cinque milioni di morti e sei milioni di feriti. E dei cinque milioni di morti, due milioni erano bambini. Altro che Erode! \u00c8 una triste realt\u00e0 che continua a avvelenare la vita di tanti popoli sino a renderli disumani. Oggi si calcolano ben 28 guerre aperte e 14 congelate. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Con l\u2019aiuto di armi terribili, tanti possono fare la guerra o servirsi della violenza. E\u2019 una caratteristica del nostro tempo: gruppi, etnie, mafie, singoli associati\u2026 tanti possono fare la guerra, divenuta ormai uno strumento normale per risolvere le controversie. E si fa troppo poco per bloccarle e per scongiurarne altre. Questo, cari amici, manifesta quanto sia basso il livello di umanit\u00e0. E sappiamo che la violenza genera sempre violenza sino a che non diventa una stabile compagna della vita sociale. La mentalit\u00e0 di Erode oggi si pu\u00f2 identificare anche con la facilit\u00e0 con cui si accetta la guerra come un\u2019inevitabile compagna della vita umana. E per costoro il problema non \u00e8 la pace, ma come difendersi o, magari, come attaccare preventivamente. Si cambia anche il nome e si parla di \u201cguerra preventiva\u201d e persino di \u201cguerra umanitaria\u201d, come se ci potesse essere umanit\u00e0 nell\u2019uccidere i fratelli. Proprio nel cuore degli anni Novanta si \u00e8 affermata la teoria dello scontro di civilt\u00e0 e di religione. Si ritiene che tale scontro sia inevitabile. In verit\u00e0 i conflitti del nostro mondo sono pi\u00f9 complicati che quelli tra civilt\u00e0 o religioni: spesso sono all\u2019interno della stessa civilt\u00e0. E le semplificazioni sono comode per chi non vuol pensare, per chi vuol vedere nemici al di l\u00e0 delle frontiere: utili a chi coltiva la violenza. E si accusa di ingenuit\u00e0 chi parla di umanesimo, di dialogo, di amore, di amicizia, di pace. Quante volte Giovanni Paolo II \u00e8 stato giudicato ingenuo dai potenti della terra perch\u00e9 cercava di bloccare la guerra!<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La globalizzazione non ha creato un mondo cosmopolita in cui le differenze sono annullate, anzi ha fatto riemergere le identit\u00e0 nazionali, etniche, religiose, le quali spesso si contrappongono le une alle altre. Ed ecco nascere il fondamentalismo, un fenomeno tipico del ristrutturarsi delle identit\u00e0 nel clima della globalizzazione. La rinascita delle identit\u00e0 forti ha portato a nuovi razzismi, a nuovi etnicismi e nazionalismi. Ma \u00e8 anche vero che gli uomini della globalizzazione si assomigliano sempre pi\u00f9. Nonostante i nostri conflitti, le nostre inimicizie secolari, ogni giorno che passa riduce sempre pi\u00f9 le nostre differenze e accresce un p\u00f2 di pi\u00f9 le affinit\u00e0 tra i diversi continenti. Un manifesto tedesco qualche tempo fa ironizzava: \u201cIl tuo Cristo \u00e8 ebreo. La tua macchina \u00e8 giapponese. La tua pizza \u00e8 italiana. La tua democrazia \u00e8 greca. Il tuo caff\u00e8 \u00e8 brasiliano. La tua vacanza \u00e8 turca. I tuoi numeri sono arabi. Il tuo alfabeto \u00e8 latino. Solo il tuo vicino \u00e8 straniero\u2026\u201d. La globalizzazione certamente annulla tante differenze, ma rafforza anche il senso dello straniero e del nemico. E la teoria del conflitto di civilt\u00e0 finisce per essere una comoda e facile giustificazione dei conflitti e della stessa guerra. E la maggioranza si rassegna ad un mondo che vive in un conflitto permanente. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">In questi molti anni si \u00e8 aggiunto poi il drammatico fenomeno del terrorismo e della violenza di ogni tipo. Il ricorso alla violenza e al terrorismo \u00e8 divenuto un modo abituale per far valere i propri diritti o far sentire la propria esistenza. Con l\u201911 settembre 2001 e i successivi attentati, tutti siamo minacciati dal \u201ccancro\u201d del terrorismo internazionale, un fenomeno che si fonda sul disprezzo della vita dell\u2019uomo e che si presenta come una rete organizzata di connivenze politiche, economiche e finanziarie che travalica i confini nazionali e si allarga al mondo intero. Tutti sperimentiamo con intensit\u00e0 nuova la consapevolezza della vulnerabilit\u00e0 personale e guardiamo al futuro con un senso di forte incertezza e paura. E\u2019 ovvio che il terrorismo deve essere stroncato, con decisione e alla radice. Ma come si pu\u00f2 cambiare strada? C\u2019\u00e8 bisogno di un sogno, e il sogno si chiama: vangelo della pace. C\u2019\u00e8 bisogno di una nuova visione del mondo, di una nuova volont\u00e0 di pace, di un impegno a non pensare solo ai propri destini nazionali, sapendo che il destino personale di ciascuno \u00e8 ormai legato a quello dell\u2019intero pianeta. Ecco perch\u00e9 alla disumanit\u00e0 della guerra e del conflitto \u2013 l\u2019antico Erode non ha pochi eredi! \u2013 i cristiani debbono rispondere con un altro linguaggio, quello della pace. E\u2019 qui il modo di vivere che esprime il tornare per un\u2019altra strada. Noi cristiani l\u2019abbiamo ricevuta dal vangelo siamo chiamati a percorrerla e ad indicarla anche agli altri.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Il Vangelo della pace<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Cari amici la nostra risposta ai conflitti e alle guerre sta nel proclamare e nel vivere il Vangelo della pace. Alla comunit\u00e0 cristiana infatti \u00e8 stata data un&#8217;eredit\u00e0 di pace; gliel\u2019ha data il Signore Ges\u00f9 quando disse ai suoi discepoli: &#8220;Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d\u00e0 il mondo io la do a voi&#8221; (Gv 14, 27). E&#8217; il Vangelo della pace, quel Vangelo che spesso viene umiliato dagli stessi discepoli quando soccombono alla paura, o quando si lasciano sorprendere dalla violenza o dai disegni di guerra o dalle sapienze strategiche di questo mondo. La pace di cui parla il Vangelo \u00e8 certamente assenza di guerra, assenza di violenza e di sopraffazione; ma \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 Ges\u00f9 stesso. Egli \u00e8 la nostra pace, come scrive l\u2019apostolo Paolo agli efesini: &#8220;Egli infatti \u00e8 la nostra pace&#8221; (2, 14). La pace, per i cristiani, non \u00e8 anzitutto una scelta politica, \u00e8 una dimensione personale, del proprio cuore, della propria vita, delle proprie relazioni con gli altri. E&#8217; la pace con Dio, prima di tutto, che viene a noi dalla sua compagnia e dal suo perdono. Chiedere perdono a Dio per i nostri e anche per gli altrui peccati \u00e8 trovare la pace, \u00e8 ricevere pace. E\u2019 la pace con i fratelli e le sorelle, pace che vuol dire mitezza e amore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Violenza e Vangelo non si incontrano tra di loro. Infatti, il Signore \u00e8 mite e umile di cuore; non odia chi lo perseguita, anzi chiama amico chi congiura contro di lui e lo tradisce. Ges\u00f9 non accetta di essere difeso con la spada in un momento in cui la difesa sarebbe stata legittima. Rimprovera i discepoli che gli portano due spade dicendo con forza: \u201cbasta!\u201d Il cristiano \u00e8 chiamato ad essere un uomo pacifico, indipendentemente dai tempi in cui vive. Le beatitudini indicano la via della felicit\u00e0 e della serenit\u00e0 anche in situazioni difficili, di povert\u00e0, di guerra, d&#8217;ingiustizia, di persecuzione. Tra i molteplici esempi vi \u00e8 quello del vescovo Oscar Romero: a tutti, ai violenti di ogni parte, chiedeva la cessazione della lotta armata per percorrere la via del dialogo e della giustizia. La resistenza alla violenza, alla guerra, all&#8217;odio, si radicano nel profondo della stessa identit\u00e0 del cristiano: ossia nella imitazione del Signore pacifico, mite e umile di cuore. Per questo i discepoli di Ges\u00f9 sono operatori e comunicatori di pace. Noi cristiani siamo chiamati ad essere uomini di pace per irradiarla nel mondo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Il cristiano non deve usare un linguaggio violento, non deve considerare gli altri come nemici, non deve lasciarsi andare a odi e vendette, magari sotto il finto nome della giustizia. La custodia della pace \u00e8 decisiva all\u2019inizio di questo nuovo secolo. Tutto, infatti, sembra concorrere a lasciarsi travolgere dalle passioni, dagli etnicismi, dai nazionalismi, dai bellicismi, sprecando miseramente e tragicamente il grande dono della pace. Giovanni di Kronstadt, un santo prete russo morto all\u2019inizio del Novecento, diceva: \u201cAcquisisci la pace e la riceveranno migliaia attorno a te\u201d. Aveva ragione: la pace va acquisita e custodita. Sappiamo bene, infatti, che essere cristiani non immunizza dall&#8217;intossicazione delle passioni del mondo. Molto spesso si \u00e8 prigionieri della paura e di ragionamenti egocentrici che mettono all&#8217;ultimo posto la testimonianza di pace. Dovremmo chiederci tutti: quanto i cristiani sono educati a considerare la pace come qualcosa di sostanziale per la loro vita, come qualcosa di imprescindibile nel loro comportamento, come qualcosa a cui non possono rinunciare? <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Il Vangelo della pace non \u00e8 la moda di un momento. Deve radicarsi nel cuore di ogni discepolo e nei fondamenti della stessa comunit\u00e0 cristiana. La Chiesa \u00e8 un luogo di pace. E le comunit\u00e0 cristiane dovrebbero costituire uno spazio di aria pulita, non inquinata, non intossicata dall&#8217;odio; dovrebbero essere l&#8217;ossigeno della pace in un contesto troppo inquinato dal bellicismo o dalla violenza. In ogni situazione i cristiani sono chiamati a custodire nei loro cuori, nella loro vita, nelle loro comunit\u00e0, la pace. Tutti debbono testimoniare che niente \u00e8 pi\u00f9 grande della pace, e niente \u00e8 peggiore della follia della guerra e della violenza. Il Vangelo custodisce il segreto della pace, e ogni volta che viene comunicato, un cuore si apre alle ragioni della pace. Insomma, per un cristiano mai la guerra \u00e8 inevitabile e sempre la pace \u00e8 possibile. Cari amici, questo \u00e8 un punto decisivo. All\u2019inizio di questo XXI secolo la testimonianza dei cristiani sulla pace \u00e8 di grandissima importanza. Noi cristiani siamo chiamati ad essere pacifici e a vivere da pacificatori. Se non lo facciamo noi chi lo far\u00e0? Essere pacificatori vuol dire anzitutto avere un senso generoso della propria vita. In un mondo ove tutto si calcola e dove l&#8217;amore gratuito pu\u00f2 apparire inutile, essere uomini e donne di pace vuol dire vivere con passione e con generosit\u00e0 la vita di ogni giorno, logorando quel senso di contrapposizione, di odio, di rancore, presente nei meccanismi della vita sociale comune. Il cristiano, uomo pacifico, \u00e8 generoso con tutti e particolarmente con i poveri perch\u00e9 quest\u2019ultimi non hanno niente da dare in cambio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Le terre della disperazione <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>I poveri. Non \u00e8 tanto di moda parlare dei poveri oggi. Eppure \u201cl\u2019altra strada\u201d che i magi ci invitano a percorrere \u00e8 proprio quella dove li incontriamo. Sappiamo tutti quanto sia grande il dramma della povert\u00e0 nel mondo. La povert\u00e0, come la guerra, \u00e8 l\u2019espressione chiara della disumanit\u00e0 del nostro mondo. Gandhi diceva che \u201cla povert\u00e0 \u00e8 la peggiore violenza fatta ai poveri\u201d. E se la povert\u00e0 \u00e8 uno scandalo, oggi lo \u00e8 in maniera non pi\u00f9 sopportabile. Nella storia umana infatti non ci sono mai stati tanti poveri come oggi; eppure mai il mondo \u00e8 stato cos\u00ec ricco come oggi e i popoli cos\u00ec vicini come ora! E\u2019 una situazione insostenibile. L\u2019allargarsi delle disuguaglianze economiche e sociali, sia all\u2019interno dei singoli stati che tra aree del mondo, dovrebbe preoccupare se non per ragioni morali almeno per egoismo collettivo. Sta crescendo sempre pi\u00f9 un\u2019area di emarginazione e di esclusione dalla vita che diventa tragica e pericolosissima per l\u2019equilibro della convivenza umana e per la stessa pace del mondo. Il mondo si sta riempiendo di esclusi. I poveri non sono pi\u00f9 semplicemente gli sfruttati, sono gli esclusi: sono di troppo e quindi possono (o forse debbono) essere dimenticati. Non servono neanche pi\u00f9 ad essere sfruttati e quindi ad entrare, almeno in tal senso, nella vita, come talora avveniva in passato. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Si potrebbe dire che si \u00e8 creato un popolo di poveri che traversa tutti i continenti: non si \u00e8 globalizzato solo il mercato ma anche la povert\u00e0. E\u2019 inutile sottolineare che tale situazione diviene forzosamente un esteso focolaio di conflitti, oltre che bacino di potenziali terroristi. \u201cUn miliardo di persone che vive in assoluta povert\u00e0, accanto a un miliardo che gode di un crescente splendore su un pianeta che diventa sempre pi\u00f9 piccolo e sempre pi\u00f9 integrato, rappresenta uno scenario non sostenibile\u201d(International Herald Tribune, 2 febbraio 1999). Ed \u00e8 inutile alzare barriere per isolarsi; \u00e8 inutile bloccare il drammatico fenomeno delle migrazioni. L\u2019isolazionismo, anche dei forti, non protegge pi\u00f9: nessuno pu\u00f2 salvarsi dai problemi del mondo costruendo muri dietro cui nascondersi. Stabilit\u00e0 e pace, o sono globali o non saranno per nessuno. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">E si sta creando come una nuova civilt\u00e0, una sorta di nuovo \u201cimpero\u201d a cui tutti, compresa la politica, debbono soggiacere. E\u2019 l\u2019impero del mercato che rischia di trasformare ogni cosa in merce e in competitivit\u00e0. L\u2019uomo e la donna sono condannati a vivere solo per avere e per consumare, per cui si stanno creando i consumatori, da una parte, ossia quelli che hanno la possibilit\u00e0 di acquistare e di consumare, e tutti gli \u201caltri\u201d, dall\u2019altra, ossia i poveri, coloro che continuano ad essere oppressi e sfruttati, e soprattutto esclusi dalla societ\u00e0 senza possibilit\u00e0 di integrazione. Si formano, infatti, sia a Nord che a Sud zone di ricchezza e zone di esclusione, una sorta di apartheid mondiale tra ricchi e poveri che traversa tutte le societ\u00e0. Non sto qui a recitare il rosario delle cifre. Basti dire che il Programma delle&nbsp; Nazioni Unite per lo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo, redatto nel 1990, si apriva con questi numeri: \u201cPi\u00f9 di un miliardo di uomini, ancora oggi, vivono nella povert\u00e0 assoluta; quasi 900 milioni di adulti sono analfabeti; circa 1 miliardo e 75 milioni di persone non hanno acqua potabile; quasi 100 milioni sono senza riparo; 800 milioni sono alla fame; 150 milioni di bambini sotto i cinque anni sono denutriti e ogni anno ne muoiono 14 milioni\u201d. Questi dati confermano quelli gi\u00e0 rilevati nel 1985 dal rapporto della Banca Mondiale. Da essi risultava che i poveri nei paesi in via di sviluppo erano un miliardo e 115 milioni (la soglia di povert\u00e0 era calcolata nella somma di 370 dollari l\u2019anno), di cui 630 milioni (il 18% del totale della popolazione mondiale) in povert\u00e0 estrema. Ma anche nei paesi del Nord ricco le cifre relative al numero dei poveri non sono meno preoccupanti. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">I poveri, comunque, non diventano tali per caso, o per un cieco e amaro destino. Se il 20% della popolazione mondiale, quasi totalmente residente nel Nord ricco del mondo, detiene l\u201980% delle risorse del pianeta, com\u2019\u00e8 possibile un reale equilibrio? E come se questo non bastasse, si registra, ormai da anni, la tendenza costante al divaricarsi della forbice tra paesi ricchi e paesi poveri. Dati dell\u2019ONU mostrano che dal 1960 al 1991 la distanza tra i paesi ricchi e i paesi poveri \u00e8 cresciuta e continua a crescere. Se poi si mettono a confronto la crescita economica e quella demografica nel pianeta si registra che la prima avviene unicamente nei paesi ricchi e la seconda unicamente nei paesi poveri. Ne emerge una disuguaglianza che diviene forzosamente un esteso focolaio di conflitti regionali quando non di pi\u00f9 larga estensione. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Il \u201csacramento del povero\u201d<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Per i cristiani, un mondo cos\u00ec \u00e8 inaccettabile. E noi siamo chiamati a percorrere presto un\u2019altra strada convincendo tanti a percorrerla con noi. Il Vangelo ce la indica perentoriamente. E la indica a noi discepoli di Ges\u00f9 come anche a chi discepolo non \u00e8. Se leggiamo il brano evangelico di Matteo al capitolo 25 vediamo che il giudizio di Cristo, anche su chi non crede, si poggia su questa semplice affermazione: \u201cAvevo fame e mi hai dato da mangiare\u201d. Per tutti, per i credenti come per i non credenti, la salvezza si gioca sull\u2019amore per i poveri. \u00c8 la stessa Eucarestia, ossia il \u201csacramento dell\u2019altare\u201d che ci spinge verso il \u201csacramento del fratello\u201d, ossia i poveri. S\u00ec, dopo esserci inginocchiati davanti all\u2019Eucarestia dobbiamo chinarci anche davanti ai poveri. Ce lo ricorda con parole chiare san Giovanni Crisostomo: \u201cVuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non onorare il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascuri quest\u2019altro Cristo che \u00e8 afflitto dal freddo e dalla nudit\u00e0. Colui che ha detto: \u2018Questo \u00e8 il mio corpo\u2019, \u00e8 il medesimo che ha detto: \u2018Voi mi avete visto affamato e non mi avete nutrito\u2019 e \u2018Quello che avete fatto al pi\u00f9 piccolo dei miei fratelli l\u2019avete fatto a me\u2019\u2026A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici d\u2019oro, quando lui muore di fame? Comincia a saziare l\u2019affamato e poi, con quello<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">che rester\u00e0, potrai onorare anche l\u2019altare\u201d. Benedetto XVI, in un piccolo libretto che scrisse nel lontano 1958, notava che non \u00e8 a caso che Ges\u00f9 usi il termine \u201cfratello\u201d solamente per indicare due \u201ccategorie\u201d di persone: i discepoli e i poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Nella identificazione Ges\u00f9-discepoli-poveri si fonda quel rapporto <BR>inscindibile tra il Signore, la Chiesa e i poveri; un rapporto che mai nessuno potr\u00e0 incrinare e che faceva dire al beato Giovanni XXIII: \u201cLa Chiesa \u00e8 di tutti e particolarmente dei poveri\u201d. I poveri, cari amici, sono nel cuore del mistero stesso della Chiesa. Il cardinale Congar scriveva: \u201cI poveri sono cosa della Chiesa. Non sono soltanto la sua clientela o beneficiari delle sue sostanze: la Chiesa non vive appieno il suo mistero se ne sono assenti i poveri&#8230; La cura dei poveri, degli sradicati, dei deboli, degli umili, degli oppressi, \u00e8 un obbligo che ha le sue radici nel cuore stesso del cristianesimo inteso come comunione. Non pu\u00f2 pi\u00f9 esistere comunit\u00e0 cristiana senza \u2018diaconia\u2019, cio\u00e8 servizio di carit\u00e0, che a sua volta non pu\u00f2 esistere senza celebrazione dell\u2019Eucarestia. Le tre realt\u00e0 sono legate tra di loro: comunit\u00e0, Eucarestia, diaconia dei poveri e degli umili. L\u2019esperienza dimostra che esse vivono o languono insieme; ma spesso fanno difetto l\u2019immaginazione che rende inventiva la carit\u00e0, e l\u2019audacia, il coraggio per superare ogni esitazione e prendere l\u2019iniziativa\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>L\u2019identificazione di Ges\u00f9 con i poveri \u00e8 una di quelle dimensioni sorprendenti del Vangelo. E si tratta di un legame che \u00e8 ben pi\u00f9 profondo di qualsiasi altro legame sociale, umanitario o politico. Il pensiero sociale e la politica passano, ma il legame tra Ges\u00f9 e i poveri non passa. Nella lunga storia della Chiesa, il Vangelo e l\u2019amore per i poveri sono stati sempre legati, anzi hanno dato luogo a un genio cristiano della carit\u00e0 lungo i secoli. C\u2019\u00e8 una permanente vicinanza della Chiesa ai poveri, in forme diverse a seconda dei tempi, ma con una continuit\u00e0 sorprendente. Si potrebbe dire che i poveri e la Chiesa \u201co si reggono assieme o assieme cadono\u201d. Ogni volta che la Chiesa ha voluto riprendere la forma del Vangelo, sempre ha riscoperto l\u2019amore per i poveri. Pensiamo al tempo di san Francesco, quando la Chiesa aveva come smarrito la forza evangelica. Ebbene Francesco di Assisi, assieme al Vangelo riscopr\u00ec l\u2019amore e la vicinanza per i poveri. L\u2019episodio del lebbroso \u00e8 emblematico. I lebbrosi erano allontanati dalla citt\u00e0 perch\u00e9 ritenuti pericolosi per la salute pubblica. Nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi a loro, figuriamoci di abbracciarli. Francesco, quel giorno, dopo aver ascoltato il Vangelo, al vedere un lebbroso, scese da cavallo e lo baci\u00f2. Non fu un gesto facile. Dovette superare la forza dell\u2019istinto naturale che lo allontanava da quel lebbroso. Ma Francesco \u201csogn\u00f2\u201d l\u2019amore e, come i magi, percorse un\u2019altra strada: quella dell\u2019incontro. Scese da cavallo e abbracci\u00f2 il lebbroso. Raccontando questo episodio, Francesco disse: \u201cDa quel momento quel che mi pareva amaro mi parve dolce\u201d. Quell\u2019abbraccio gli aveva cambiato il gusto della vita. \u00c8 questo l\u2019uomo nuovo che nasce dall\u2019incontro con Ges\u00f9. Potremmo dire che la Messa e quel lebbroso avevano creato un nuovo Francesco. E uomini cos\u00ec cambiano la storia, quella loro, quella dei poveri e quella del mondo. E fra dio essi \u00e8 significativo l\u2019esempio di Fr\u00e8re Roger che con la sua testimonianza di mitezza e preghiera ha costruito una strada di pace e amore per tanti giovani.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>Purtroppo, oggi non \u00e8 pi\u00f9 tanto di moda parlare dei poveri. Non lo \u00e8 certamente sul piano politico. Ovunque si nota una spinta ad una sorta di divorzio dai poveri. E questo avviene ovunque, nel Nord ricco e nel Sud povero; vi \u00e8 come una spinta politica ed esistenziale a dimenticarli e spesso ad allontanarli anche dalla vista. Ma, e questo dovrebbe preoccuparci ancor pi\u00f9, anche nella Chiesa si corre il rischio di non comprendere il senso e il valore dei poveri. Che posto hanno i poveri nella cosiddetta programmazione pastorale delle nostre parrocchie, delle nostre diocesi? Spesso sono assenti. Eppure Ges\u00f9 ha detto: \u201cOgni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l\u2019avete fatto a me\u201d(Mt 25,40). Il Vangelo offre il giusto sguardo da avere con i poveri, non uno sguardo sociologico o politico o assistenziale, ma religioso. E avere uno sguardo religioso verso i poveri significa vedere in loro il volto stesso di Ges\u00f9. Cari amici, la vita del discepolo come non pu\u00f2 svolgersi lontana dall\u2019Eucarestia cos\u00ec non pu\u00f2 svolgersi lontano dai poveri; infatti saremo giudicati sulla vicinanza a loro: \u201cero malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi\u201d(Mt 25,36). Questa parola evangelica chiede ad ogni discepolo, anzi ad ogni uomo di buona volont\u00e0, un rapporto personale con il povero. E avere un rapporto personale significa che ci si accosta ai poveri certo per portare aiuto, ma anzitutto per portare a lui l\u2019amicizia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>Talora si negano ai poveri sia l\u2019amicizia che il Vangelo. Non dobbiamo dimenticare che l\u2019amore per i poveri \u00e8 il segno dato da Ges\u00f9 per manifestare la sua venuta del regno. Quando i discepoli del Battista chiesero a Ges\u00f9 se lui fosse o no il Messia, Ges\u00f9 rispose: \u201cAndate e riferite a Giovanni ci\u00f2 che voi udite e vedete: I ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l\u2019udito, i morti resuscitano, ai poveri \u00e8 predicata la buona novella\u2026\u201d(Mt 11,5). La vicinanza ai poveri \u00e8 la prova della venuta di Dio sulla terra. Ma lo crediamo? Spesso ci affanniamo a trovare strategie pastorali, a elaborare piani pastorali, e magari tralasciamo quei segni che Ges\u00f9 stesso ha indicato essere il suo sacramento. E Ges\u00f9 li ha indicati non solo con le parole ma con la sua stessa vita: ha infatti preso su di s\u00e9 i problemi dei deboli e dei poveri, dei malati e dei disperati. \u00c8 bella l\u2019immagine evangelica che descrive quella sera a Cafarnao quando portarono a Ges\u00f9 gli indemoniati ed i malati. \u00c8 una scena che dovrebbe interrogare molto di pi\u00f9 le nostre Diocesi e le nostre parrocchie oltre che ciascuno di noi personalmente. Le nostre chiese sono come quella casa di Cafarnao? <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>Ges\u00f9 ci chiede di rivivere quella scena evangelica. E ci ha dato lo stesso potere che diede ai discepoli, quello di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni malattia e infermit\u00e0. Ecco perch\u00e9 la via dei cristiani deve essere intessuta di comunicazione del Vangelo e di amore per i poveri. I poveri sono soli e abbandonati? Ebbene, la comunit\u00e0 di Ges\u00f9 diventa la loro famiglia adottiva. I poveri vanno trattati come familiari, come parenti. Dio stesso ce ne da un esempio, direbbe Gregorio Magno. Infatti Dio conosce i poveri per nome, come si vede dalla parabola del ricco epulone: \u201cPerch\u00e9 dunque &#8211; si chiede Gregorio &#8211; il Signore narrando di un povero e di un ricco, dice il nome del primo e tace quello dell\u2019altro, se non per dimostrare che Dio conosce gli umili ed \u00e8 vicino a loro, mentre non riconosce i superbi?\u201d E ribadisce: \u201ci poveri hanno bisogno della parola e non solo di aiuto: date col pane la vostra parola&#8230; II povero dunque, quando sbaglia, va ammonito, non disprezzato, e se in lui non riscontriamo difetto alcuno, deve essere venerato\u201d. S\u00ec, c\u2019\u00e8 bisogno di parole e di amicizia. E cos\u00ec il povero lo sentiremo nostro familiare. E la parentela porta sempre ad assumersi aspetti concreti di solidariet\u00e0 e di aiuto, come si farebbe appunto con un amico caro o con un familiare che si trova in necessit\u00e0. E dare una mano ad un amico o ad un parente vuol dire non renderlo un cliente. \u00c8 invece normale, anche nelle Caritas, parlare dei poveri come di \u201cutenti\u201d. No, cari amici, i poveri sono fratelli, non utenti. Ecco perch\u00e9 \u00e8 bello pensare al cristiano come a colui che ha un povero per amico. S\u00ec, essere cristiano vuol dire avere anche un povero per amico. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>I poveri per amici<BR><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>La nostra attenzione di cristiani difende i poveri in quegli ambienti e in quelle strade da cui li si vorrebbe scacciare. Talvolta si vogliono citt\u00e0 linde e senza poveri o dove i deboli sono nascosti. E questo accade ormai sempre pi\u00f9 spesso. Non accada a noi di comportarci come i politici! Anche perch\u00e9 \u00e8 facile allontanarli persino dalle chiese, magari con la scusa che si vuole aiutarli con pi\u00f9 razionalit\u00e0. Ricordiamo che, al Nord e al Sud, spesso le chiese sono l\u2019unico riferimento per i poveri; gli unici ambienti aperti nelle citt\u00e0 dove tutte le porte si chiudono; gli unici luoghi accoglienti nelle societ\u00e0 dove manca di tutto. Negli ambienti cristiani \u00e8 doveroso incontrare i poveri. Giovanni Crisostomo ricorda come i palazzi del potere siano frequentati solo da personaggi ragguardevoli, mentre \u201cnelle vere regge, parlo della chiesa e dei santuari dei martiri, si trovano gli indemoniati, i mutilati, i poveri, i vecchi, i ciechi, gli storpi.\u201d. Per questo, nella vita della Chiesa, gli ambienti dei poveri sono stati sempre vicini a quelli della preghiera. Paolino di Nola, un ricco romano convertito dalla cultura classica alla Bibbia, monaco tra il III e il IV secolo e poi vescovo nel Sud Italia, aveva costruito il suo monastero al secondo piano dopo aver messo i poveri al primo piano, per significare che i poveri sono alla base della comunit\u00e0. Paolino loda un senatore romano, Pammacchio, che aveva introdotto i poveri nella basilica di San Pietro per un grande pranzo in loro onore: \u201cTu radunasti nella basilica dell\u2019apostolo una moltitudine di poveri, i patroni delle anime nostre, che per tutta la citt\u00e0 di Roma chiedono l\u2019elemosina per vivere\u201d. Quando era parroco a santa Maria in Trastevere, riprendendo questa antica tradizione, una volta all\u2019anno, feci un grande pranzo per i poveri. Oggi \u00e8 divenuta una bella tradizione che si \u00e8 diffusa in tante altre parti. Quel giorno i poveri sono nel cuore della Chiesa e della festa del Natale. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>I poveri per amici: diventando amici di Dio, ci si ritrova amici dei poveri. E mentre quelli che aiutano i poveri credono di essere angeli per chi soffre, si trovano a vivere una vita riempita dai bisognosi, veri angeli di senso e di affetto. Ho visto anziani che riempiono la vita di persone che si sentivano svuotate, proprio quando cominciano ad aiutarli. Si comincia con il dare, ma si continua ricevendo. Una vita, lontano dai poveri, non \u00e8 garanzia di felicit\u00e0: una vita negata alla compassione non \u00e8 garanzia di serenit\u00e0. Ed anche nell\u2019educazione dei pi\u00f9 giovani, la conoscenza dei poveri e l\u2019esperienza di essere con loro \u00e8 una via di crescita. Non c\u2019\u00e8 contraddizione tra una vera spiritualit\u00e0, tra l\u2019ascolto di Dio, e l\u2019amore per i poveri. Senza l\u2019ascolto della Parola di Dio, l\u2019amore si raffredda o diventa un\u2019ideologia. Quanti slanci di volontariato anche nella Chiesa si sono spenti o si sono perduti nei gorghi dell\u2019istituzione! \u00c8 la storia di uno slancio sociale che, nel recente passato, \u00e8 stato forte tra i cristiani, ma che si \u00e8 come impigrito, istituzionalizzato, politicizzato, burocratizzato. Al povero si \u00e8 sostituito l\u2019idolo di un\u2019idea, di un metodo, di una teoria. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>L\u2019amore per i poveri \u00e8 il banco di prova della sensibilit\u00e0 evangelica delle nostre Chiese e della sua forza umanizzatrice. Dio ha disposto che i credenti siano una grande riserva d\u2019amore per i poveri del mondo. Certo i poveri non sono attraenti, anzi normalmente imbarazzano. E spesso accade che, come il levita o il sacerdote, anche noi allunghiamo il passo quando vediamo un povero per evitalo. Ma Gregorio Magno ammoniva cos\u00ec i romani: \u201cOgni giorno troviamo Lazzaro se lo cerchiamo e, anche senza cercarlo, ogni giorno ci imbattiamo in lui. I poveri si presentano a noi, anche importunandoci, chiedono, ma potranno intercedere per noi nell\u2019ultimo giorno&#8230; Non sciupate dunque il tempo della misericordia e non disprezzate i rimedi che vi offrono\u201d. La carit\u00e0 verso i poveri \u00e8 un tempo di misericordia, \u00e8 un tempo salvato. La carit\u00e0 infatti salva i poveri perch\u00e9 li aiuta, ma salva anche noi. S\u00ec, mentre i poveri sono sostenuti da noi, essi ci sostengono e ci evangelizzano. In che senso? Anzitutto ci ricordano la nostra debolezza. L\u2019anziano, ad esempio, con la debolezza del suo corpo, ci ricorda la nostra fragilit\u00e0, che in genere cerchiamo di nascondere sotto il benessere del corpo o il ben vestire. I poveri ci parlano della vanit\u00e0 di quell\u2019orgoglio aggressivo che \u00e8 invece una nostra naturale difesa di fronte alla durezza della vita e all\u2019anonimato. S\u00ec, i poveri ci ricordano che siamo deboli e fragili, ci ricordano che davanti a Dio dobbiamo essere come loro: mendicanti, mendicanti di amore e di salvezza. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\" align=left>Cari amici, c\u2019\u00e8 bisogno urgente di ridare vigore nelle nostre comunit\u00e0 cristiane all\u2019amore per i poveri. \u00c8 il Vangelo a chiedercelo. S\u00ec, il Vangelo si fa difensore dei poveri presso noi stessi, contro la nostra avarizia e pigrizia. Il Vangelo afferma il primato del cuore e non dell\u2019interesse per s\u00e9. E non c\u2019\u00e8 solidariet\u00e0 durevole e fedele senza spiritualit\u00e0, senza fede vissuta, senza amore evangelico. Se non ci si nutre dell\u2019Eucarestia anche l\u2019amore per i poveri langue. Il sacramento dell\u2019altare non \u00e8 mai separato dal sacramento del fratello, vorrei dire si sostengono a vicenda, l\u2019uno rimanda all\u2019altro, ambedue si sostanziano di amore. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Vivere nel mondo come veri adoratori di Dio \u201cPer un\u2019altra strada fecero ritorno al loro paese\u201d(Mt 2,12) &nbsp; Cari amici, scrive l\u2019evangelista Matteo: \u201cAvvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un\u2019altra strada fecero ritorno al loro paese\u201d(Mt 2, 12). 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