{"id":15748,"date":"2005-08-18T00:00:00","date_gmt":"2005-08-18T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/prima-catechesi-a-colonia.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"prima-catechesi-a-colonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/prima-catechesi-a-colonia.html","title":{"rendered":"Prima catechesi a Colonia"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Incontrare Cristo nell\u2019Eucarestia<\/P><br \/>\n<P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>\u201cVidero il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono\u201d (Mt 2,11)<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoSubtitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Gioirono al vedere la stella\u2026<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoSubtitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, come possiamo aprire questo nostro incontro senza ricordare colui che per primo ci ha dato l\u2019appuntamento a Colonia, Giovanni Paolo II? Era l\u2019ultimo giorno della GMG di Toronto e Giovanni Paolo, con la sua flebile eppure fortissima voce ci diede appuntamento a Colonia. E siamo venuti. E lui c\u2019\u00e8. E lo incontriamo. Sta in mezzo a noi, ancor pi\u00f9 di prima, e pi\u00f9 felice ancora che in passato. Chi di noi riesce a togliersi dalla memoria quel nostro grido, \u201cGiovanni Paolo! Giovanni Paolo!\u201d, che ha scandito gli anni delle GMG? Per 26 anni ci ha fatto alzare lo sguardo verso la stella; potremmo dire che lui stesso era divenuto una stella, per noi e per il mondo. L\u2019abbiamo seguito da Roma e poi nelle altre citt\u00e0 del mondo sino a giungere qui, a Colonia. E sempre abbiamo vissuto giornate indimenticabili che ci hanno aiutato a vivere e a lavorare per un mondo di giustizia, di amore e di pace. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">La scomparsa di Giovanni Paolo II ci ha fatto tornare a Roma in tanti: volevamo stringerci attorno a lui per dirgli tutto il nostro affetto e il nostro grazie. In quei giorni di aprile la tristezza era tanta, e un senso di vuoto incombeva su tutti. E tuttavia l\u2019eredit\u00e0 che ci aveva lasciato ci bruciava nel cuore. Non potevamo e non volevamo fermarci. Abbiamo raccolto il suo sogno e abbiamo ripreso il cammino. E in quei giorni accadde anche a noi il miracolo dei magi. Scrive l\u2019evangelista Matteo: \u201cEcco che la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva\u201d. S\u00ec, anche nel nostro cielo \u00e8 riapparsa la stella che ci sembrava scomparsa: \u00e8 venuto Benedetto XVI e ce l\u2019ha indicata di nuovo. E noi \u201cal vederla abbiamo provato una grandissima gioia\u201d. S\u00ec, papa Benedetto \u2013 un uomo, un nome che parla di pace e di Europa &#8211; ci ha riproposto lo stesso sogno di Giovanni Paolo II. E assieme, con Giovanni Paolo in alto e Benedetto davanti, siamo venuti a Colonia. Non siamo a caso qui: ci guida un uomo che si chiama Benedetto. E ci ha condotto nel cuore dell\u2019Europa per ritrovarci attorno a Ges\u00f9, per dire a tutti che \u00e8 Ges\u00f9 il tesoro deposto nel cuore del mondo, nel cuore di ogni continente, nel cuore di ogni nazione, nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. \u00c8 un tesoro che non viene n\u00e9 dalla natura n\u00e9 dalla cultura e neppure dalla civilt\u00e0, viene dall\u2019alto, come sta scritto: il \u201cVerbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi\u201d(Gv 1, 14). <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">Purtroppo il mondo, ancora una volta, non se n\u2019\u00e8 accorto. Il prologo del Vangelo di Giovanni nota amaramente: \u201cVenne tra i suoi, ma i suoi non l\u2019hanno accolto\u201d. \u00c8 un\u2019affermazione che deve farci riflettere e renderci pensosi. \u00c8 facile non accorgerci di Ges\u00f9 che bussa alla porta del cuore; \u00e8 facile essere presi da se stessi e non pensare a quel bambino ch\u2019\u00e8 nato. Ma noi abbiamo ricevuto la grazia di questo incontro.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\nPer incontrare un bambino<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quel bambino ha cambiato il corso della storia. I cristiani, se ne resero conto e iniziarono a contare gli anni a partire proprio da quel giorno. E sono tanti oggi coloro che contano gli anni dividendoli in prima e dopo la nascita di Ges\u00f9, anche se molto magari non sanno pi\u00f9 cosa vuol dire. Per noi per\u00f2 \u00e8 chiaro; gli anni iniziano a contare da quel gesto incredibile di amore. Senza quell\u2019amore non conta pi\u00f9 nulla, n\u00e9 i giorni, n\u00e9 gli anni, n\u00e9 le ricchezze. Quante volte anche noi facciamo l\u2019esperienza amara di non essere pi\u00f9 voluti bene e nulla ci sembra pi\u00f9 contare! Ma da quel giorno nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 dire di non essere voluto bene. C\u2019\u00e8 almeno uno, Ges\u00f9, che \u00e8 pazzo di amore per noi, per me, per te, per tutti. Egli ci ama pi\u00f9 di quanto noi amiamo noi stessi. Per questo resta tra noi anche se poche volte pensiamo a lui, e anche se davvero pochi nel mondo se ne accorgono. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Del resto anche in quel primo Natale furono pochi ad accorgersi di quel bambino: alcuni pastori, uomini disprezzati da tutti, e i tre magi, un gruppo di poveracci e tre ricchi stranieri. I pastori e i magi, pur essendo molto diversi tra loro, avevano una cosa in comune: il cielo. E fu il cielo a muoverli. I pastori non si mossero verso quella grotta perch\u00e9 erano buoni o perch\u00e9 avevano capito, ma perch\u00e9 alzando gli occhi al cielo videro l\u2019angelo, ascoltarono la sua voce e obbedirono. Cos\u00ec pure i magi. Non lasciarono la loro terra per una nuova avventura o per chiss\u00e0 quale strano gusto; certo, essi attendevano un mondo diverso, pi\u00f9 giusto, e per questo scrutavano il cielo: videro quindi una &#8220;stella&#8221; e fedelmente la seguirono. I pastori e i magi, cari amici, ci suggeriscono che per incontrare Ges\u00f9 bisogna alzare lo sguardo da noi stessi per non restare prigionieri dei nostri piccoli orizzonti, delle nostre abitudini scontate, della nostra pigrizia. L\u2019angelo del Signore e la stella del Vangelo ci guidano verso la stessa grotta dei pastori e dei magi per adorare il Bambino ch\u2019\u00e8 nato. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 14.2pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Colonia, in questi giorni, \u00e8 per noi quel che fu Betlemme per i magi. Anche noi in questi giorni, come sta scritto, vedremo &#8220;il bambino con Maria sua madre\u201d, e assieme ai magi e a tanti fratelli e sorelle venuti da ogni parte del mondo, \u201cprostrati lo adoriamo&#8221;. Quei singolari personaggi, giunti in quel singolare santuario, pur essendo re, si inginocchiarono davanti a quel bambino. Loro ch\u2019erano abituati a ricevere onori ed ossequi, si prostrarono davanti ad un bambino. Sembr\u00f2 un gesto strano; ma in quel bambino, debole e indifeso, avevano riconosciuto il loro Salvatore. Cos\u00ec sia, anche per noi. Non \u00e8 scontato prostrarsi, e tanto meno davanti a un bambino.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">In effetti la reazione di Erode e degli abitanti di Gerusalemme fu ben diversa da quella dei magi. Appena seppero del bambino non sentirono la gioia dei magi; al contrario, tutti si turbarono. Il popolo non voleva perdere le abitudini, ed Erode non voleva perdere il trono. La loro reazione, cari amici, non \u00e8 estranea a quella di questo nostro mondo. La maggioranza vuole costruire una societ\u00e0 ricca, tranquilla e consumista ove non ci sia spazio mentale per l\u2019altro e per quanto va oltre se stessi e le proprie preoccupazioni. L\u2019obiettivo insomma \u00e8 la tranquillit\u00e0 e il benessere per s\u00e9; e da ottenere subito. L\u2019uomo e la donna, soprattutto occidentali, i nostri amici che incontriamo a scuola, al mercato, in ufficio, per strada, sono come concentrati su se stessi e sui propri affari. L\u2019aspirazione che li guida \u00e8 essere soddisfatti, nel senso del piacere della propria vita, del proprio corpo, dei propri sentimenti. E quale lo scopo della vita? Stare tranquilli. Ma in questo modo si costruisce un mondo di soli, un mondo di uomini e di donne soli, di ragazze e di ragazzi soli, di anziani soli\u2026 <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ed ecco che l\u2019amicizia, quella vera, \u00e8 rara, davvero rara. Tanto che per attirare l\u2019attenzione su di s\u00e9 dobbiamo inventarci di tutto, fare i salti mortali, tanto pi\u00f9 alti quanto \u00e8 pi\u00f9 duro il cuore di chi ci sta vicino. La preoccupazione costante per noi stessi ci rende distanti gli uni dagli altri, anzi ci rende competitivi, concorrenti, potenziali nemici, e porta a non fidarci l\u2019uno dell\u2019altro. Fin da bambini, infatti, ci sentiamo dire: \u201cpreoccupati di te!\u201d, \u201cpensa a te!\u201d, \u201cse non pensi a te stesso, nessun altro si preoccuper\u00e0 di te\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\nUn Dio in discesa<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">Ma, mentre sulla terra corre questo triste ritornello, nel cielo c\u2019\u00e8 chi si commuove per noi, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 disposto persino a scendere tra gli uomini per dare la sua stessa vita. Cari amici, noi siamo venuti a Colonia, guidati dai magi, per incontrare un bambino che per primo non si preoccupa di se stesso, ma del mondo intero, di tutti gli uomini e di tutti i popoli. Quel Bambino \u00e8 Dio che si \u00e8 fatto uomo. \u00c8 questo il mistero grande che siamo venuti a contemplare a Colonia, un mistero che anche oggi sembra nascosto ai sapienti e agli intelligenti, ai potenti e ai ricchi. Ma non \u00e8 nascosto a noi, a voi giovani, che ci siamo lasciati guidare dalla stella. Il mistero \u00e8 proprio questo: Dio ha scelto di chinarsi su di noi per salvarci, per renderci liberi, per renderci felici, per liberarci dalla schiavit\u00f9 della solitudine e della morte. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">Ricordate quel che Dio disse a Mos\u00e8: \u201cHo osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei sorveglianti\u2026e sono sceso a liberarlo\u2026per farlo uscire da questo paese per un paese pi\u00f9 bello\u201d (Es 3, 8). Da quel momento la storia di Dio \u00e8 la storia di un amore in discesa; un amore che giunge in basso fino a noi e che tocca il culmine, fino al dono dello stesso Figlio. Il Bambino che siamo venuti ad incontrare \u00e8 il Figlio di un Dio che non \u00e8 voluto pi\u00f9 restare in cielo a godersi la sua divinit\u00e0. E possiamo immaginare nel paradiso quel colloquio tra il Padre e il Figlio che bruciavano d\u2019amore, lo Spirito Santo, quando si tratt\u00f2 di decidere l\u2019incarnazione. Lo so che stiamo balbettando, ma lo stupore di fronte a tale amore ci spinge a farlo. In quell\u2019attimo eterno, mentre sulla terra si continua a ripetere \u201cpensa a te, pensa a te\u201d, il Padre sempre pi\u00f9 disperato per la tragedia nella quale gli uomini si stavano cacciando, guard\u00f2 il Figlio e Lui disse senza indugio: \u201cEcco, manda me!\u201d. \u201cE il Verbo si fece carne\u201d. Ed \u00e8 venuto anche se gli uomini, anche se noi, gli sbattiamo la porta in faccia, tanto che deve nascere in una stalla. Quel Bambino, che siamo venuti ad adorare, \u00e8 la prima persona al mondo che ama gli altri pi\u00f9 di se stesso. \u00c8 colui che ha sconfitto la legge ferrea dell\u2019amore per s\u00e9 che teneva schiavi gli uomini da sempre. S\u00ec, quel Bambino ha strappato dal principe del male il punto di appoggio per soggiogare gli uomini: l\u2019amore per se stessi. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 25.5pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 467.8pt\">Cari amici, Erode e gli abitanti di Gerusalemme lo avevano capito. Per questo, alla notizia della sua nascita, si preoccuparono. Il grande Erode e il popolo della capitale avevano paura di un Bambino! Forse avevano ragione: avevano intuito che il mondo cambiava a partire da quel Bambino, a partire da quell\u2019amore. Era vero. L\u2019amore di Ges\u00f9 detronizza ogni violenza, ogni oppressione, ogni ingiustizia. Lo aveva capito bene Maria, sua madre, che poco dopo cant\u00f2 il magnificat: Dio \u201cdisperde i superbi pensieri nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai loro troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote\u201d(Lc 1, 51-53); lo avevano capito poi Giuseppe, i pastori e i magi. E noi siamo qui per capirlo ancora meglio. <\/P><br \/>\n&nbsp;<br \/>\nCi ha amati sino alla fine<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quel bambino ha vissuto l\u2019intera vita amando gli altri pi\u00f9 di se stesso, dal primo giorno sino all\u2019ultimo quando fu messo in croce. La pagina del Vangelo di Luca in cui si narra la crocifissione \u00e8 segnata da un ritornello: \u201csalva te stesso!\u201d, \u201csalvati e ti crederemo!\u201d. Glielo gridavano i sacerdoti, la gente, i farisei, i due ladroni. Era un coro unico: \u201csalva te stesso!\u201d. Questo grido era, ed \u00e8 ancora, il vangelo unico di questo mondo: \u201csalva te stesso!\u201d Ma come poteva salvare se stesso, Ges\u00f9, che era vissuto per salvare gli altri? Lo aveva anche detto: \u201cnon sono venuto per esser servito, ma per servire\u201d. Fin dall\u2019inizio della sua vita pubblica lo ha mostrato, quando si commosse sulle folle stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Lui, buon samaritano, si \u00e8 fermato lungo le strade degli uomini per curare i malati, i soli, gli abbandonati, gli esclusi, i poveri, i malati, i carcerati, i condannati a morte. Non manda indietro nessuno. Non si risparmia in nulla. D\u00e0 tutto se stesso. Questa \u00e8 la ragione profonda della croce. Ges\u00f9 non voleva morire. E lo disse: \u201cPadre, se \u00e8 possibile allontana da me questo calice\u201d. E sudava sangue per la paura e il dolore. Ma non poteva tradire il Padre, non poteva tradire il Vangelo e quegli amici che aveva radunato\u2026 li amava pi\u00f9 della sua stessa vita. Per questo accett\u00f2 la croce. E per questo la croce accompagna la GMG fin dalla sua prima volta. Per uno che ama cos\u00ec non c\u2019\u00e8 posto in questo mondo. La croce ci sta davanti, e quella croce ci dice che l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 forte della morte, che l\u2019amore per gli altri \u00e8 pi\u00f9 santo dell\u2019amore per s\u00e9. Quella croce \u00e8 il segno di un amore che non conosce limiti per questo \u00e8 la manifestazione di una umanit\u00e0 alta, non banale, che ha trasformato quel patibolo infamante in un segno altezza morale indicibile. La croce era uno scandalo; potremmo immaginarla come l\u2019odierna sedia elettrica. Chi la onorerebbe? chi la innalzerebbe? Noi, invece, onoriamo e innalziamo la Croce, perch\u00e9 indica la vittoria della vita sulla morte, la vittoria dell\u2019amore sull\u2019egoismo. Da quel venerd\u00ec santo, l\u2019egoismo non \u00e8 pi\u00f9 una legge inesorabile; e amare solo s\u00e9 stessi non \u00e8 pi\u00f9 un istinto invincibile. Su quella croce ha trionfato l\u2019amore per gli altri. Intendiamoci Ges\u00f9 sta sulla croce, non perch\u00e9 gli piaceva soffrire, ma perch\u00e9 ha amato il Vangelo e gli uomini pi\u00f9 della sua stessa vita. In questo senso su quel legno \u00e8 stato restaurato l\u2019uomo. S\u00ec, dalla croce nasce un nuovo umanesimo, o se volete, un nuovo modo di essere uomini e donne, un nuovo modo di concepire la propria vita, la propria esistenza. E ce lo mostrano subito la madre di Ges\u00f9, Maria, e il giovane discepolo, Giovanni. Scrive l\u2019evangelista: \u201c\u201dda quel momento il discepolo la prese con s\u00e9\u201d(Gv 19, 27). Dalla croce sgorgava una nuova vita, una nuova solidariet\u00e0. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">L\u2019inizio di questo terzo millennio ha bisogno della Croce di Ges\u00f9 e dell\u2019amore che da essa sgorga; questo nostro mondo ha bisogno di uomini e di donne che si stringano attorno ad essa come facciamo noi in questi giorni. La Croce deve risplendere nella notte della paura e degli egoismi per indicare la nuova strada dell\u2019amore: \u201cda quel momento la prese con s\u00e9\u201d. Questa via non \u00e8 solo religiosa, \u00e8 anche umana, pienamente umana. Il nuovo millennio \u2013 e domani ne parleremo pi\u00f9 diffusamente &#8211; sembra basarsi sempre pi\u00f9 sulla ragione delle armi e sulla forza della violenza. \u00c8 sempre pi\u00f9 facile parlare di guerra. Ma noi abbiamo bisogno di un\u2019altra lingua: quella dell\u2019amore, quella dell\u2019incontro, quella della compassione, quella dell\u2019amicizia. Ges\u00f9 ha chiamato amico anche chi stava per tradirlo. E dalla croce ha perdonato anche chi lo stava crocifiggendo. La croce \u00e8 la forza dell\u2019amore, \u00e8 la forza del primato del voler bene, \u00e8 la forza di poter legare la propria vita agli altri. \u00c8 di qui che inizia la risurrezione, \u00e8 di qui che nasce la nuova vita. L\u2019apostolo Paolo lo scrive ai Filippesi: \u201cAbbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Ges\u00f9\u201d. E quali erano i sentimenti di Ges\u00f9? Paolo continua: \u201cEgli, pur essendo di natura divina, non consider\u00f2 un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umili\u00f2 se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l&#8217;ha esaltato e gli ha dato il nome che \u00e8 al di sopra di ogni altro nome\u201d(Fil 2). Paolo dice chiaramente che la risurrezione sgorga da quell\u2019amore che ha portato Ges\u00f9 sino alla croce. Dice infatti: \u201cper questo\u201d, ossia per il suo amore che lo ha portato sino alla morte, Dio \u201cl\u2019ha esaltato e gli ha dato il nome che \u00e8 al sopra di ogni altro nome\u201d. Non \u00e8 possibile comprendere la risurrezione senza la croce, ossia senza l\u2019amore di Ges\u00f9. E noi questo amore lo abbiamo ricevuto in dono. S\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 un amore che non si trova tra gli uomini. Cari amici, non \u00e8 naturale voler bene agli altri, non \u00e8 naturale pensare agli altri prima che a s\u00e9, non \u00e8 normale dare la propria vita per gli altri. Questo tipo di amore \u00e8 divino, viene dall\u2019alto non da noi. Questo amore si chiama Spirito Santo. E viene effuso nei nostri cuori da Dio stesso. Per questo dobbiamo chiedere a Dio che ci doni il suo Santo Spirito, che ci riempia del suo amore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019Eucarestia, sacramento dell\u2019altare <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Dove troviamo questo amore? Nell\u2019Eucarestia. S\u00ec, cari amici, prima di morire sulla croce Ges\u00f9 ha voluto lasciarci il suo mistero d\u2019amore racchiudendolo nell\u2019Eucarestia. Ricordiamo le parole dette da Ges\u00f9 in quella cena del gioved\u00ec santo: \u201cQuesto \u00e8 il mio corpo&#8230; Questo \u00e8 il mio sangue\u201d. Nel linguaggio semitico significano semplicemente: \u201cQuesto sono io stesso\u201d. Davvero \u00e8 un \u201cmistero della fede\u201d, come diciamo nella Messa; ed \u00e8 un mistero grande! Ma pi\u00f9 che di una realt\u00e0 misteriosa nel campo intellettivo \u2013 come sta Ges\u00f9 nel pane e nel vino? &#8211; si tratta di un inconcepibile amore e per questo \u00e8 un mistero. Insomma, chi avrebbe potuto immaginare una cosa simile? Quel pane e quel vino sono veramente il corpo di Ges\u00f9. Era davvero difficile inventare una cosa pi\u00f9 grande di questa per restare assieme ai discepoli di tutti i tempi! Potremmo dire che Ges\u00f9 per restarci accanto ha inventato l\u2019impossibile. L\u2019Eucarestia \u00e8 il miracolo dell\u2019amore di Ges\u00f9. E\u2019 con gli occhi del cuore che dobbiamo contemplare il mistero della sua reale presenza tra noi.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">San Giovanni Crisostomo, questo grande vescovo della prima Chiesa, diceva: \u201cI Magi hanno adorato questo corpo reclinato nella mangiatoia\u2026Ma tu lo vedi non pi\u00f9 nel presepe, bens\u00ec sull\u2019altare\u201d. Questa intuizione l\u2019ebbe anche San Francesco di Assisi. Ricordate tutti l\u2019episodio del presepe a Greccio. Purtroppo \u00e8 spesso mal conosciuto. Era il 1223 e Francesco voleva vivere davvero il Natale. Chiam\u00f2 l\u2019amico Giovanni Velita e gli disse: \u201cQuest\u2019anno voglio vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si \u00e8 trovato Ges\u00f9 nel nascere\u201d. Badate bene, non voleva fare una sacra rappresentazione, come in genere si pensa. No, Francesco voleva \u201cvedere\u201d con gli occhi l\u2019amore di Dio che, pur di starci accanto, accettava di nascere nel freddo di una grotta. E il presepe che fece Francesco non fu una sacra rappresentazione, ma la celebrazione della Messa su una mangiatoia, nel freddo e nella povert\u00e0 di una stalla. E in quella celebrazione eucaristica fatta su una mangiatoia Francesco cant\u00f2 il Vangelo, ebbe in visione il Bambino e lo accolse nell\u2019Eucarestia al momento della comunione. Fu questo il presepe di Francesco. Un presepe che si ripete in ogni celebrazione eucaristica. E Francesco lo diceva spesso ai frati: \u201cVedete, ogni giorno il Figlio di Dio si umilia, come quando dalla sede regale scese nel grembo della vergine, ogni giorno viene a noi in umile apparenza; ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l\u2019altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi Apostoli apparve in vera carne, cos\u00ec ora si mostra a noi nel pane consacrato\u201d. S\u00ec, il presepe nella grotta di Betlemme e in chiesa sull\u2019altare. L\u2019altare \u00e8 la mangiatoia: qui il Signore nasce ogni volta che si celebra la Messa.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ma Ges\u00f9 come \u00e8 presente nel pane e nel vino consacrati? Non in qualsiasi modo. Usando il pane e il vino e dicendo che era pane spezzato e sangue versato per noi, Ges\u00f9 voleva intendere che Egli \u00e8 presente nell\u2019Eucarestia come pane \u201cspezzato\u201d e come sangue \u201cversato\u201d, ossia come uno dona tutto se stesso, come uno che si spezza per noi, che versa tutto il suo sangue per noi. Ecco quindi nell\u2019Eucarestia Ges\u00f9 \u00e8 presente come l\u2019amico che ci ama sino alla fine, che non risparmia nulla di s\u00e9 stesso per amarci. Quel pane santo raccoglie, perci\u00f2, in una misteriosa sintesi, tutto l\u2019amore di Ges\u00f9 per i discepoli e per le folle di malati e di bisognosi che si accalcavano attorno a lui. Giovanni Crisostomo, a proposito della presenza del corpo di Ges\u00f9 nell\u2019Eucarestia, diceva: \u201c\u00c8 il corpo che fu insanguinato, colpito dalla lancia, da cui sgorgano le fonti salutari, quelle dell\u2019acqua e del sangue, per tutta la terra\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019Eucarestia rende presente Ges\u00f9 nella vita di oggi come colui che dona tutto se stesso. E ce n\u2019\u00e8 bisogno. Ges\u00f9, infatti, \u00e8 l\u2019unico capace di parlare al nostro cuore talora triste come quello dei due di Emmaus; \u00e8 l\u2019unico che sa accompagnare i nostri passi nel difficile cammino della vita; \u00e8 l\u2019unico che sa commuoversi sulle folle di questo mondo abbandonate al loro destino triste; \u00e8 l\u2019unico che sa prendersi cura di noi; \u00e8 l\u2019unico capace di consolare e confortare. Quel pane \u201cspezzato\u201d non ha bisogno di moltiplicare le parole. Parla da s\u00e9: Ges\u00f9, fattosi cibo per tutti, ci mostra sin dove giunge l\u2019amore di Dio. E quel pane consacrato, con estrema efficacia, contesta il nostro modo gretto e avaro di vivere, le attenzioni e le cure meticolose per il nostro corpo, il nostro istinto tutto teso al risparmio della fatica e delle energie, la nostra abitudine a trattenere tutto per noi. Insomma, ognuno di noi cerca in ogni modo di risparmiarsi nei confronti degli altri per accentrare tutto verso se stesso, quell\u2019ostia invece ci manifesta esattamente l\u2019opposto: \u201cnon sono venuto per essere servito, ma per servire\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Cari amici, con l\u2019Eucarestia, questo amore non solo si avvicina a noi per starci accanto e difenderci, diventa persino nostro cibo e nostra bevanda perch\u00e9 noi diventiamo il \u201ccorpo\u201d stesso di Cristo. L\u2019eucarestia ci \u00e8 data perch\u00e9 ciascuno di noi venga trasformato nel corpo di Ges\u00f9 sino a che ciascuno di noi possa dire assieme all\u2019apostolo Paolo: \u201cNon sono pi\u00f9 io che vivo, ma \u00e8 Cristo che vive in me\u201d. L\u2019intera tradizione della Chiesa insiste: non siamo noi ad assimilare il pane eucaristico, ma \u00e8 il pane eucaristico che ci assimila a s\u00e9: \u201cL\u2019Eucarestia trasforma i fedeli in se stessa\u201d(Massimo il Confessore). Tutti noi, partecipando all\u2019Eucarestia, diventiamo ostie viventi per rendere a Dio quel culto spirituale di cui parla Paolo nella lettera ai Romani (12, 1-11). L\u2019Eucarestia \u00e8 davvero il culmine e la fonte dell\u2019intera nostra vita, anzi dell\u2019intera storia umana. La liturgia eucaristica inserisce in noi e nel creato l\u2019energia stessa della risurrezione. Per questo il sacramento dell\u2019altare \u00e8 la fonte da cui tutto sgorga nella vita del cristiano e il culmine verso cui tende. Gregorio di Nazanzio voleva intendere questa realt\u00e0 quando diceva: \u201cCome con un poco di lievito si mescola a tutta la pasta, cos\u00ec il corpo innalzato da Dio all\u2019immortalit\u00e0, una volta introdotto nel nostro, lo cambia e lo tramuta tutto intero nella sua propria sostanza\u201d. Non possiamo ora fermarci a parlare del mistero dell\u2019Eucarestia che anticipa sulla terra il paradiso. Sarebbe necessario ben altro tempo. E tuttavia dobbiamo sapere che l\u2019Eucarestia \u00e8 uno spicchio di cielo sceso sulla terra: \u00e8 lievito di paradiso che fermenta la pasta della terra. Comprendete allora che le domande a questo punto si fanno incalzanti: come sono le nostre Messe della domenica? come vi partecipiamo? si vede che sono un anticipo del paradiso? Ci sentiamo scaldare il cuore nel petto mentre ascoltiamo la parola di Dio? Si aprono i nostri occhi al momento della frazione del pane come si aprirono ai due di Emmaus? Certo \u00e8 che se vivessimo la Messa come i due di Emmaus vissero il loro incontro con Ges\u00f9 in quel giorno di Pasqua, quanto saremmo diversi noi e il mondo! E le nostre citt\u00e0 sarebbero come svuotate dal male e riempite di cielo. E si inizierebbero a realizzare i nuovi cieli e la nuova terra di cui parla l\u2019Apocalisse. Con la Messa inizia sulla terra un pezzo di cielo un pezzo di Paradiso. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Purtroppo tanto spesso la nostra partecipazione alla messa \u00e8 scialba e scontata. Ma in questo modo bistrattiamo la Messa. Ed \u00e8 una colpa grave. Cari amici, se l\u2019Eucarestia \u00e8 l\u2019anticipo del Paradiso dovremmo correre verso di essa come i Magi corsero verso la grotta di Betlemme. E l\u00ec, inginocchiarci e adorare e contemplare e gioire per un amore cos\u00ec grande. Se questo avviene quell\u2019Eucarestia ci metter\u00e0 un fuoco dentro, il fuoco di cui parlava Ges\u00f9: \u201cSono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gi\u00e0 acceso\u201d(Lc 12,49). E noi saremo persone diverse, uomini e donne non pi\u00f9 secondo noi stessi, ma appunto secondo l\u2019Eucarestia, uomini e donne eucaristici. La Messa \u00e8 davvero il luogo dove siamo fatti nuovi a immagine di Ges\u00f9, morto e risorto. E non solo noi, ma l\u2019intera creazione. L\u2019eucarestia \u00e8 il momento culminante della storia e a me piace dire che la fine del mondo, la fine della storia, avverr\u00e0 durante la Messa, quando Dio sar\u00e0 tutto in tutti. Per questo chi partecipa alla Messa partecipa gi\u00e0 al compimento dei tempi, alla pienezza della storia. E come pu\u00f2 restare uguale&nbsp; a prima? Se i magi dopo aver incontrato quel bambino fecero ritorno per un\u2019altra strada quanto pi\u00f9 sar\u00e0 vero per noi che partecipiamo all\u2019Eucarestia?<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontrare Cristo nell\u2019Eucarestia \u201cVidero il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono\u201d (Mt 2,11) &nbsp;&nbsp; Gioirono al vedere la stella\u2026 &nbsp; Cari amici, come possiamo aprire questo nostro incontro senza ricordare colui che per primo ci ha dato l\u2019appuntamento a Colonia, Giovanni Paolo II? 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