{"id":15744,"date":"2005-08-08T00:00:00","date_gmt":"2005-08-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/religione-e-fede-convergenze-possibili.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"religione-e-fede-convergenze-possibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/religione-e-fede-convergenze-possibili.html","title":{"rendered":"Religione e Fede, convergenze possibili"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">GIULIANO AMATO INTERVISTA VINCENZO PAGLIA<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Religione e Fede, convergenze possibili<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>da <A href=\"http:\/\/www.caffeeuropa.it\/reset\/\">Reset<\/A> n.90 &#8211; luglio\/agosto 2005<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\"><BR>Il dialogo tra credenti e non credenti \u00e8 possibile e porta a convergenze inaspettate. Il laico che ha riconosciuto ai credenti \u00abuna marcia in pi\u00f9\u00bb e il vescovo presidente della Commissione della Conferenza Episcopale Italiana per l&#8217;Ecumenismo e il Dialogo si confrontano su temi sempre pi\u00f9 centrali: il senso della vita; il rapporto reciproco e necessario tra fede e ragione e la critica ad ogni forma di aut aut manicheo; la comune consapevolezza dei limiti dell\u2019uomo e della sua piccolezza di fronte al mistero; il ruolo della solidariet\u00e0 per la convivenza civile; l\u2019urgenza del dialogo tra religioni diverse al fine di un mondo senza conflitti distruttivi. E ancora secolarizzazione, relativismo, dogmatismo, intolleranza, cristianesimo, Concilio Vaticano II.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: Il tempo in cui viviamo \u00e8 stato definito da Habennas e da altri il tempo delle societ\u00e0 \u00abpost-secolari\u00bb. Cosa significa societ\u00e0 \u00abpost-secolare\u00bb? Con essa si intende la societ\u00e0 nella per la quale \u00e8 cresciuto il bisogno di Dio e del mistero, del confronto di con le grandi questioni alle quali non sempre sappiamo dare una risposta, dopo una stagione nella quale era parso che gli sviluppi delle democrazie occidentali avessero espulso, non dalla vita privata ma sicuramente dal dialogo pubblico, la religione. La secolarizzazione delle societ\u00e0 \u00e8 stato un grande fenomeno, anche civile, che ha portato alla liberazione da vecchie gerarchie: i giovani hanno messo in discussione un ordine familiare e scolastico nel quale non avevano voce, le donne una potest\u00e0 maritale che le vedeva soggette al marito; ma, come capita sempre, insieme al bene c\u2019\u00e8 anche il male, un male che si \u00e8 tradotto nella \u00abegoistizzazione\u00bb delle nostre vite, in una libert\u00e0 percepita come il diritto di fare qualsiasi cosa vogliamo. Probabilmente \u00e8 stato proprio questo senso di solitudine, di libert\u00e0 vissuta per proprio conto, che ha rigenerato il bisogno di Dio e riproposto, nel dibattito pubblico, i temi propri delle religioni. Il ritorno a Dio \u00e8 stato cos\u00ec un forte richiamo ai valori e un antidoto, perci\u00f2, alla crescente indifferenza verso gli stessi valori in un contesto nel quale tale indifferenza ha finito per essere confusa, e per confondersi, con il relativismo, distorcendone il senso (giacch\u00e9 il relativismo altro non \u00e8 se non la necessaria presa d&#8217;atto delle diverse visioni valoriali che ciascuno deriva dai diversi contesti in cui vive). Di qui i dilemmi manichei che oggi ci vengono presentati. Fede contro relativismo, mettendo chi condivide le buone ragioni del relativismo in urto frontale con la religione. Fede contro ragione, anzich\u00e9 fides et ratio, come pure \u00e8 stato predicato. E fede contro fede, perch\u00e9 ogni fede \u00e8 verit\u00e0 assoluta e le verit\u00e0 assolute non possono che confliggere fra di loro. Mi chiedo e le chiedo: che cosa significa questo affollarsi di dilemmi manichei? Le democrazie liberali sono indiscutibilmente nate sull&#8217;assunto che le religioni fossero un affare privato e la laicit\u00e0 della vita pubblica \u00e8 stata costruita&nbsp; &#8211; basti pensare al modello francese &#8211; con le stesse premesse. Come ha notato Habermas, dobbiamo prendere atto della persistenza della religione nella stessa sfera pubblica: la religione \u00e8 ancora li con le sue questioni, le sue domande, la sua fede. Siamo noi a non essere in grado di adattarci, presentando la questione in termini dilemmatici, o la questione si presenta davvero in questi termini? E ci\u00f2 significa una reale incompatibilit\u00e0 tra la religione e la sua stessa persistenza nella sfera pubblica di una democrazia?<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Vincenzo Paglia: Vorrei anzitutto riprendere il tema della secolarizzazione da come lei ha iniziato. Senza dubbio \u00e8 stato un fenomeno che ha segnato la storia del Novecento, soprattutto occidentale. Lei ne mostra gli aspetti positivi assieme a quelli negativi, come del resto accade per ogni realt\u00e0 umana che porta sempre con se un bagaglio di ambiguit\u00e0. C&#8217;\u00e8 da dire che il Novecento \u00e8 stato senza dubbio il secolo pi\u00f9 secolarizzato della storia, nel senso che la fede \u00e8 stata spinta sempre pi\u00f9 nell&#8217;angolo della vita privata, facendole perdere quella rilevanza che aveva avuto nel passato nelle societ\u00e0. Era peraltro convinzione largamente diffusa tra gli intellettuali che le religioni sarebbero state comunque spazzate via dal progresso scientifico e umanistico. E l\u2019uomo, emancipatosi dalla religione, sarebbe diventato finalmente libero e adulto nelle proprie scelte.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Come lei dice, \u00e8 forse diventato pi\u00f9 libero, ma certo pi\u00f9 solo. In verit\u00e0 c\u2019\u00e8 stato un processo che ha toccato l&#8217;Occidente, e non solo, in maniera ancor pi\u00f9 profonda, iniziato gi\u00e0 nell&#8217;Ottocento con una affannosa corsa alla negazione di Dio, nella convinzione che soltanto cos\u00ec si sarebbe potuto garantire la libert\u00e0 dell&#8217;uomo. Il convincimento era chiaro: doveva morire Dio se si voleva salvare l\u2019uomo. Purtroppo, la fede in un uomo libero fondata sulla negazione di Dio ha condotto a quella tragedia che Henri De Lubac ha chiamato, con il titolo di un suo volume, n dramma dell\u2019umanesimo ateo: alla morte di Dio \u00e8 seguita quella dell\u2019uomo. Da questo esito tragico \u00e8 risorta la domanda su Dio che \u00e8 conseguente alla solitudine radicale dell\u2019uomo, al suo spaesamento in un mondo divenuto troppo grande e troppo buio. Martin Heidegger, a met\u00e0 del Novecento, gridava: \u00abOrmai, solo un Dio ci pu\u00f2 salvare!\u00bb. Non si riferiva al Dio della fede ma al bisogno di andare oltre la dittatura della tecnica che avrebbe ridotto anche l&#8217;uomo ad essere semplice strumento nelle mani del non-senso.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019insopportabile vuoto esistenziale ha mosso i cuori a ricercare nella dimensione religiosa il senso della vita. C&#8217;\u00e8 da rilevare che se il mondo era \u201cuscito da Dio\u201d, come qualche storico ha definito il Novecento, Dio non era uscito dall&#8217;uomo. Le religioni erano rimaste nel tessuto di vita di moltissime persone e sono &#8220;tornate di moda&#8221;. Herwey Cox, un teologo americano che negli anni Sessanta parlava di &#8220;citt\u00e0 secolare&#8221; (e portava ad esempio la grande metropoli di New York che con i suoi grattacieli affogava gli edifici di culto facendoli scomparire dall&#8217;orizzonte anche visivo), cambia prospettiva e parla di un \u00abfuoco\u00bb religioso, magari scomposto, che per\u00f2 avvampa le citt\u00e0 contemporanee. Lo studioso si riferiva in particolare alla galassia pentecostale neoprotestante che si \u00e8 diffusa in maniera impressionante sino a raggiungere alla fine del secolo circa cinquecento milioni di aderenti. All&#8217;inizio di questo nuovo millennio ci troviamo di fronte ad una duplice crescita, quella della secolarizzazione e quella della religiosit\u00e0. \u00c8 un fenomeno complesso che pu\u00f2 apparire anche contraddittorio, ma che deve essere esaminato con attenzione, evitando semplificazioni manichee come quelle a cui lei accennava. Dentro questa complessit\u00e0 ci sono ricchezze incredibili ma anche debolezze notevoli (come non vedere, ad esempio, il pericolo rappresentato dalla deriva fondamentalista dell&#8217;Islam?). La vera questione comunque non sta nel contrapporre fede e ragione, societ\u00e0 religiosa e societ\u00e0 laica, sebbene sia importante comprendere la loro distinzione. Il vero problema, a mio avviso, \u00e8 comprendere come ambedue possono contrastare la deriva nichilista che \u00e8 insita sia nel relativismo che nel fondamentalismo. Se la ragione si lascia&nbsp;imprigionare dalle maglie della tecnica e la fede \u00e8 ridotta a sentimenti magmatici, ambedue saranno soggiogate da quel relativismo che intacca i fondamenti stessi della vita e del convivere. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Quando il cardinale Ratzinger parl\u00f2 di dittatura del relativismo ne indic\u00f2 immediatamente la deriva individualista. Inteso in questa prospettiva, il relativismo \u00e8 una malattia che pu\u00f2 cogliere sia la ragione che la fede, indebolendole ambedue. Credo invece che fede e ragione siano chiamate a ritrovare la loro forza non per contrapporsi ma per una nuova alleanza di fronte alla crisi profonda in cui versa l&#8217;intero pianeta. Direi che abbiamo bisogno di pi\u00f9 ragione e di pi\u00f9 fede per aiutare il mondo a salvarsi dai conflitti che 10 distruggono. Credenti e non credenti (meglio ancora, la tradizione cristiana e quella del pensiero laico) sono chiamati, nella fatica dell&#8217;incontro e del dialogo, a individuare quel terreno comune sul quale fondare oggi la convivenza. In tal senso debbono essere \u00abrelativi\u00bb gli uni agli altri, fuggendo da ogni atteggiamento manicheo. Se il nostro sguardo si allarga al mondo islamico, a quello buddista e induista, si comprende quanto sia utile ritrovare le ragioni per nuove dimensioni condivise che rendano possibile la vita in questo nostro pianeta, divenuto sempre pi\u00f9 un \u00abvillaggio\u00bb, anche se globale. La grande fatica richiestaci \u00e8 quella di apprendere l&#8217;arte del convivere tra diversi. Sarebbe pericolosissimo, oltre che antistorico, se per vivere assieme fossimo costretti ad abolire ogni differenza.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: Esasperando il senso delle differenze, si arriva alla conclusione che la pace sarebbe possibile solo in un mondo di cloni. Convivere con le diversit\u00e0 significa allora saperne cogliere i tratti comuni, pena l&#8217;impossibilit\u00e0 della sopravvivenza. E per farlo bisogna abbandonare ogni pregiudizio. La critica al relativismo \u2013 come ho gi\u00e0 accennato &#8211; \u00e8 rivolta soprattutto ad una errata interpretazione di esso, giacche il suo significato non \u00e8 mai stato che ogni opinione sia uguale a qualunque altra e ogni valore uguale a qualunque altro. Il relativismo &#8211; gi\u00e0 nelle sue origini (che sono nella linguistica) &#8211; ha piuttosto voluto esprimere l&#8217;esistenza di tratti comuni tra tutti gli esseri umani, ancorch\u00e9 questi finiscano per assumere connotati diversi a seconda del tempo, delle geografie, dei costumi nei quali si vive. Esso \u00e8 quindi un invito a cogliere i tratti comuni e a non fermarci alla negazione e si distingue da quello che possiamo chiamare \u00abnichilismo\u00bb, ovvero dall&#8217;assenza di valori fondanti diversi dall\u2019egoismo individuale. \u00c8 stata infatti questa assenza a provocare una reazione naturale: per combattere la solitudine, la societ\u00e0 \u00e8 andata alla ricerca di Dio e lo ha fatto in modi differenti. Abbandonare le pregiudiziali significa anche avere il coraggio di superare quelle specie di armature logiche, all&#8217;interno delle &nbsp;quali ci si convince di essere su fronti opposti. Una di queste armature logiche riguarda il rapporto tra fede e ragione, sul quale lei si \u00e8&#8217; gi\u00e0 soffermato. Ma vorrei riprenderlo notando, ancora una volta, che ciascuno di noi viene posto di fronte a concettualizzazioni che vogliono imporci un \u00abaut aut\u00bb. Ne dir\u00f2 due: \u00abLa fede \u00e8 fede in una entit\u00e0 onnipotente e onnisciente. E se di questo si tratta, nella universale volont\u00e0 di un tale Dio tutto \u00e8 gi\u00e0 scritto da sempre\u00bb. La ragione allora non ha spazio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Ancora: un filosofo, rifacendosi al celebre passo \u00abchi esita in cuor suo non ha fede\u00bb, ha trovato in questa affermazione la negazione del dubbio e della ragione. Se ho fede nel Cristo, allora ho fede in qualcuno che ha negato il dubbio e se credo al dubbio non posso credere in lui.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">In pi\u00f9, se tutto \u00e8 stato scritto, il divenire stesso non ha senso: Ebbene, questi sono argomenti da incubo notturno, eppure hanno corso legale nei dibattiti teorici e meritano, se c&#8217;\u00e8, una risposta. Ci sono tuttavia altri i quali ritengono invece che fede e ragione, lungi dall&#8217;essere incompatibili, siano complementari, tanto in ci\u00f2 che sanno quanto in ci\u00f2 che non sanno: Norberto Bobbio, che non era un clericale, scrisse che ci\u00f2 che accomuna fede e ragione \u00e8 la soglia del mistero, davanti al quale entrambe si fermano. La ragione, se \u00e8 davvero ragionevole, non pu\u00f2 negare l&#8217;esistenza del mistero e il mistero \u00e8 la nostra vita, l\u2019enorme universo nel quale ci troviamo e del quale non sappiamo neanche il senso: tutto questo, \u00e8 stato detto, presuppone un creatore, qualcosa o qualcuno che non sappiamo spiegarci. Qui c\u2019\u00e8 una soglia, dice Bobbio, davanti alla quale la ragione deve fermarsi. A sua volta, l&#8217;allora cardinale Ratzinger ha esplicitamente proposto l\u2019alleanza &#8211; richiamata da lei poco fa -tra fede e razionalismo occidentale, affermando che entrambi concorrono a combattere il fanatismo, nemico tanto della fede quanto della ragione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Vincenzo Paglia: Quando la fede e la ragione si polarizzano fissandosi agli estremi, ossia al relativismo che esclude ogni verit\u00e0 o al fondamentalismo che porta a demonizzare gli altri, ambedue tradiscono di fatto le loro stesse radici e contribuiscono a provocare quei disastri che talora la storia testimonia. Forse c\u2019\u00e8 bisogno anche di ridefinire i due termini (fede e ragione) per coglierne i limiti e la forza. Per quanto riguarda la ragione, \u00e8 ancora vivo il dibattito sulla riduzione della ragione alla logica della \u00abtecnica\u00bb, con l&#8217;eclisse del pensiero filosofico e metafisico e il conseguente insabbiamento dei valori. Se si lascia totale libert\u00e0 alla razionalit\u00e0 tecnica sganciandola dalla dimensione filosofica ed etica cadiamo nel vuoto dell\u2019essere.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Non vado oltre in questo campo e mi fermo invece a spendere qualche parola in pi\u00f9 sulla fede e il suo rapporto con la ragione. Spesso quando parliamo di fede ci si ferma unicamente al bagaglio delle \u00abverit\u00e0 di fede\u00bb, dimenticando che la fede \u00e8 anche il coinvolgimento totale della persona umana con Dio. Insomma, il credente non \u00e8 semplicemente colui che aderisce a verit\u00e0 di fede, bens\u00ec chi si lascia coinvolgere esistenzialmente da esse. Non basta insomma accettare i contenuti della fede per essere credente. Non a caso nel Credo diciamo credo \u00abin\u00bb Dio e non credo \u00abche c&#8217;\u00e8\u00bb un Dio; la fede implica l\u2019affidarsi a Dio e non semplicemente ammetterne l&#8217;esistenza. Pi\u00f9 volte abbiamo parlato esattamente di questa questione, i insieme e abbiamo convenuto che la fede non \u00e8 la conclusione logica di un sillogismo, ma l\u2019adesione a Dio sulla falsariga dell&#8217;innamoramento, che giunge sino al martirio. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 da sottolineare che in questo affidarsi a Dio non si esclude la dimensione razionale. \u00c8 anzi richiesta, altrimenti la fede sarebbe disumana, come scrive Giovanni Paolo II nella Fides et Ratio. L\u2019atto di fede coinvolge non solo la ragione ma l&#8217;intera persona umana alla quale \u00e8 richiesta una decisone che vale la vita. Credere (ma non \u00e8 cos\u00ec anche per la ragione?) \u00e8 perci\u00f2 sempre un rischio, dove coabitano certezza e dubbio, luce e oscurit\u00e0, adesione e ricerca. \u00c8 questa la ragione per cui l\u2019apostolo Paolo parla della conoscenza del credente come di una visione \u00abin speculum et in enigmate&#8221;. La fede cio\u00e8 non \u00e8 il possesso pacifico di un pacchetto di verit\u00e0; essa \u00e8 ricerca appassionata e anche drammatica, che esige una dedizione totale. La ragione, per\u00f2, sebbene non sia la fonte della fede, entra nel processo di ricerca del credente: lo aiuta ad approfondire i contenuti della fede, a renderli comprensibili a se e quindi comunicabili anche agli altri. E ogni generazione cristiana \u00e8 chiamata a \u00abrendere ragione della speranza, cristiana, come scrive Pietro nella sua prima Lettera. Ed \u00e8 una fatica che avviene con l&#8217;indispensabile aiuto della ragione. Per questo Giovanni Paolo Il, distanziandosi da un certo estremismo protestante, dice Fides et ratio, non aut fides aut ratio. L&#8217;assioma kierkegaardiano \u201ccredo quia absurdum\u201d, deve semmai intendersi nel senso che la fede supera la ragione, non che la contraddice. Fede e ragione quindi si richiamano a vicenda e si sostengono mutuamente. Una fede senza ragione cade nel sentimentalismo e una ragione che esclude la fede rischia il nichilismo. Il problema \u00e8 che ne la fede ne la ragione debbono lasciarsi cogliere dall&#8217;intolleranza di chi, sbagliando, si sente detentore assoluto ed esclusivo della verit\u00e0. Una serena riflessione su queste due dimensioni dell&#8217;uomo ci porta a dire che credenti e non credenti si trovano ambedue davanti al mistero, come lei ha ricordato citando Norberto Bobbio. La fede e la ragione, infatti, rimandano ambedue ad un \u201coltre\u201d; la loro stessa dinamica interna comporta una continua ricerca e un costante approfondimento. La fede e la ragione si ritrovano nell&#8217;orizzonte della libert\u00e0. Giovanni Paolo II, nella Fides et ratio, le paragona a due ali che permettono all&#8217;uomo di volare nel cielo della Verit\u00e0. L\u2019intolleranza, che pu\u00f2 cogliere sia il credente che il non credente, \u00e8 una patologia sia della fede che della ragione, perch\u00e9 sgancia ambedue dalla soglia del mistero che tutti ci coinvolge.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: Anche la bomba atomica nasce dalla ragione ed esprime nel modo pi\u00f9 esasperato il rischio che corre la tecnica di sentirsi estranea all&#8217;etica: \u201cIo faccio lo scienziato, l\u2019etica riguarda i filosofi\u201d \u00e8 una bestemmia che qualche volta ho sentito e alla quale ho reagito, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 sempre c tutto intero, quale che sia la veste in cui fa le sue scelte. Le faccia da scienziato, da speleologo o da artista, in esse incontra sempre la dimensione del giusto e dell&#8217;ingiusto, e della strada che sceglie non pu\u00f2 non rispondere. Ma tomo alla questione della fede che nega il divenire, sulla quale giustamente lei ha detto che ciascuno, credente o meno, si trova davanti alle proprie scelte, per cui per ciascuno vi \u00e8 il libero arbitrio. Con la semplicit\u00e0 che caratterizzava il suo modo di esprimersi &#8211; eppure \u00e8 stato filosofo di prima qualit\u00e0 &#8211; Giovanni Paolo II ha scritto: \u00abPer renderti libero, Dio si \u00e8 reso impotente. Questa \u00e8 un\u2019affermazione che ha un peso enorme. Non si nega la libert\u00e0 di coscienza: al contrario, ci si dice \u00abnon ti illudere che tutto sia stato deciso, sei tu che lo stai decidendo, perch\u00e9 se Dio \u00e8 davvero onnipotente \u00e8 anche in condizione di non decidere nulla di ci\u00f2 che spetta a noi. Anche questa \u00e8 una prova di onnipotenza, mentre le valenze totalitarie e pervasive della scienza e della volont\u00e0 di Dio sono figlie, in realt\u00e0, dei filtri limitanti della logica e dell&#8217;immaginazione umana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Vincenzo Paglia: L\u2019affermazione dell&#8217;impotenza di Dio \u00e8 tratta dal patrimonio della teologia ebraica, e ha assunto il suo significato pi\u00f9 drammatico durante la Shoah, quando gli ebrei si chiedevano dove fosse Dio mentre il suo popolo veniva annientato. In verit\u00e0, gi\u00e0 nella teologia ebraica della creazione si afferma il ritiro di Dio per dare all&#8217;uomo la responsabilit\u00e0 del creato. Un teologo ebraico, Gershom Scholem, scrive: \u00abDio &#8211; per garantire la possibilit\u00e0 del mondo &#8211; dovette rendere vacante nel suo essere una zona dalla quale Egli si ritrasse. Insomma Dio si autolimita. E l&#8217;uomo \u00e8 il responsabile della vita, della storia e del creato. \u00c8 da questo convincimento che Hans Jonas trasse la sua riflessione circa \u201cl&#8217;etica della responsabilit\u00e0\u201d per sottolineare la libert\u00e0 dell\u2019uomo nella sua azione. Questo patrimonio \u00e8 stato accolto anche dal cristianesimo che ha posto nella coscienza umana la sede ultima del giudizio morale. Ovviamente la coscienza deve essere ben formata in rapporto alla norma morale che trova il fondamento oggettivo in Dio e che \u00e8 stata depositata nel cuore dell&#8217;uomo. Per questo il Concilio Lateranense IV pu\u00f2 affermare: &#8220;Quid<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">quid fit contra conscientiam aedificat ad Gheennam&#8221;. Uomo pertanto non \u00e8 una marionetta nelle mani di Dio. A lui \u00e8 stata affidata la responsabilit\u00e0 del creato. Solo in questa prospettiva va inteso il noto adagio che dice di agire \u00abcome se Dio non ci fosse.. non si tratta di mettere tra parentesi Dio, bens\u00ec di accogliere la responsabilit\u00e0 di quel &#8220;dominare&#8221; la terra presente fin dalla prima pagina della Genesi. In ogni caso il \u201critirarsi\u201d di Dio dalla creazione non vuol dire disimpegno, bens\u00ec fiducia nella libert\u00e0 umana. Ecco perch\u00e9 la domanda teologica, durante la tragedia della Shoah: \u201cDov&#8217;\u00e8 Dio?\u201d si trasforma in un\u2019altra domanda: \u201cDov\u2019erano, gli uomini?\u201d. <BR>La questione \u00e8 che l\u2019uomo facilmente dimentica la sua responsabilit\u00e0 di fronte a Dio, agli altri e al creato\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: Vorrei fare un\u2019ultima riflessione sulla ragione. Se c\u2019\u00e8 un mistero davanti al quale si ferma la ragione, questo \u00e8 il mistero del creato, dell\u2019universo, gigantesco nello spazio e nel tempo, e della sua enormit\u00e0. Se \u00e8 questo il mistero che propone con pi\u00f9 forza la divinit\u00e0, com\u2019\u00e8 pensabile che essa si scelga un frammento che non si chiamava neanche Israele, un pezzettino della nostra terra e quindi del pianeta pi\u00f9 piccolo dell&#8217;universo, un pezzettino abitato da poche trib\u00f9; che chiami queste trib\u00f9 \u201cpopolo eletto\u201d ed estenda poi ai cristiani la sua predilezione? E come pu\u00f2 questo immenso Dio mandare il suo unico Figlio proprio l\u00ec, ad occuparsi di questi frammenti piccolissimi di universo? \u00c8 una follia.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Vincenzo Paglia: Esatto. \u00c8 una follia che non ha una spiegazione logica; l\u2019amico Arrigo Levi, proprio di fronte alla considerazione della immensit\u00e0 del creato e della piccolezza della terra, concludeva: \u201cLa ragione mi impedisce di credere\u201d. Come pu\u00f2 il Creatore degli universi pensare a quel piccolo popolo o a quell&#8217;infinitesimo di essere che \u00e8 l&#8217;uomo? A me pare che si debba sottolineare, ancora una volta, l\u2019incombere del mistero, di fronte al quale non resta che inchinarci. Un altro pensatore ebreo, Abraham Joshua Heschel, ha delle pagine molto belle sull&#8217;immensit\u00e0 dell\u2019universo che ci avvolge e che non pu\u00f2 che suscitare stupore: \u201cla grandiosit\u00e0 sublime suscita un timore reverenziale che non esita e non indietreggia\u201d. La fede per\u00f2 apre uno spiraglio se non di comprensione per meno di percezione di questo mistero. E ce avvicina fin dalla creazione quando Dio, al termine della sua opera, crea l&#8217;uomo e la donna e decide di stabilire con loro un patto. \u00c8 il primo dei patti che Dio fa con gli uomini; un\u2019alleanza che per\u00f2 viene rotta da Adamo ed Eva quando disubbidiscono a Dio. La Scrittura ci presenta poi un secondo patto, quello che Dio stringe con Noe. Siamo ancora prima della storia del popolo ebreo. Questi due patti sono stabiliti con l&#8217;intera umanit\u00e0, come si pu\u00f2 vedere dalla \u201ctavola dei popoli\u201d che chiude la narrazione del diluvio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Il sogno dell&#8217;alleanza con l\u2019intera famiglia dei popoli non \u00e8 mai stata abbandonata da Dio. Ma come ha voluto realizzarla dopo No\u00e8? Ecco che, ad un certo momento della storia, circa quattromila anni fa, Dio scelse un popolo, il pi\u00f9 piccolo tra i popoli della terra, perch\u00e9 fosse il custode del suo nome e potesse comunicarlo a tutte le nazioni della terra. Scelse il pi\u00f9 piccolo perch\u00e9 non si inorgoglisse,<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">sentendosi magari possessore esclusivo del nome di Dio. La visione del profeta Isaia che presenta i popoli della terra salire verso il monte Sion \u00e8 la descrizione del sogno di Dio sull\u2019umanit\u00e0. Israele quindi non fu scelto per se stesso, ma per essere segno di Dio nel mondo. Ed in effetti Israele ebbe una dimensione missionaria, la quale tuttavia si attenu\u00f2 nel primo secolo dopo Cristo, soprattutto quando si consum\u00f2 la separazione tra ebraismo e cristianesimo. La tensione universale, insita nella fede biblica, venne assunta dal cristianesimo che ne fece una delle sue dimensioni costitutive.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Si comprende quindi che la Chiesa (come anche Israele) non \u00e8 stata costituita per se stessa ma per mettersi al servizio dell\u2019unit\u00e0 di tutta la famiglia umana. In tal senso non si appartiene; la sua verit\u00e0 \u00e8 essere al servizio del mondo intero. Per comprendere il senso di questa missione, possiamo pensare ai funerali di Giovanni Paolo Il, quando nella piazza San Pietro si radunarono i rappresentanti di tutte le Chiese cristiane, delle grandi religioni mondiali, numerosissimi capi di<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Stato, assieme a ricchi e poveri, a uomini e donne di ogni condizione e cultura. Ebbene, in quella immagine vi \u00e8 come delineata sinteticamente la missione della Chiesa che \u00e8, appunto, quella di essere segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Tutto ci\u00f2 comunque non cancella la domanda iniziale: come pu\u00f2 un Dio cos\u00ec immenso occuparsi di un uomo cos\u00ec infinitamente piccolo? Ancora una volta ci avvolge il mistero dell\u2019amore di Dio. E gi\u00e0 il salmista, molti secoli fa, domandava spesso a Dio: \u201cChe cos\u2019\u00e8 l\u2019omo perch\u00e9 te ne curi?\u201d. Se la ragione spingeva a questo interrogativo, la fede gli faceva intuire un amore senza limiti. Nelle pagine bibliche vi \u00e8 questo filo rosso che non si \u00e8 mai interrotto, neppure quando dall&#8217; Antico si \u00e8 passati al Nuovo Testamento, ossia Dio ha scelto sempre ci\u00f2 che nel mondo \u00e8 debole perch\u00e9 apparisse che la salvezza non veniva dal basso ma dall&#8217; Alto. \u00c8 il paradosso dell&#8217;intera vicenda biblica, potremmo dire il paradosso del Dio ebraico-cristiano. E direi che, vedere in quel bambino debole e fragile della grotta di Betlemme il Figlio stesso di Dio, \u00e8 molto pi\u00f9 incomprensibile della domanda sull&#8217;immensit\u00e0 degli universi.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Giuliano Amato: Tutto ci\u00f2 non ci d\u00e0 risposte sulle altre parti dell&#8217;universo, ma anche questo fa parte della risposta. Siamo alle prese col mistero, \u00e8 difficile per tutti, per la fede e per la ragione, giudicare ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019universo sulla base di questa piccola parte.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Vincenzo Paglia: Sappiamo molto poco del sistema solare, ancor meno della nostra galassia, e balbettiamo sul resto&#8230; Siamo davvero poca cosa! Questo resta comunque vero. Non so bene cosa rispondere al quesito a quest\u2019ultimo quesito. Qualche teologo inizia a ipotizzare qualche riflessione a tale proposito. Ma si tratta di piccoli vagiti. Man mano che la nostra conoscenza cresce e si sviluppa, anche la riflessione teologica entra in dialogo con essa. Senza dubbio fede e ragione possono aiutarsi reciprocamente per cercare di districarsi in questi nuovi orizzonti. Prendo spunto da questa riflessione per sottolineare ancora una volta la necessit\u00e0 che credenti e laici si aiutino per fronteggiare gli interrogativi talora inquietanti che nascono di fronte alle nuove frontiere della bioetica, dell\u2019ecologia, della morale. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: In pi\u00f9 occasioni ho scritto che \u00e8 l\u2019amore a dare alla fede una marcia in pi\u00f9 e ci\u00f2 diventa determinante per un altro tema che vorrei affrontassimo qui: la fede tra le fedi, l&#8217;intolleranza o la comprensione tra le religioni, un tema di vita o di morte per questo pianeta. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il cristianesimo abbia questa specificit\u00e0: si caratterizza per la presenza di un Dio che manda suo Figlio su questa terra compiendo un atto d&#8217;amore, morendo per tutti, un Dio che si fa valere non attraverso il comando, ma attraverso l\u2019amore. Questo amore si legge nel rapporto tra il cristiano credente e gli altri esseri umani e diventa, dal mio punto di vista laico, un fattore di enorme importanza, perch\u00e9 spinge ciascuno a guardare gli altri in chiave di solidariet\u00e0 tra eguali; e, anzich\u00e9 portare a concepire la propria libert\u00e0 come antitetica a quella degli altri, conduce a vederla come responsabilit\u00e0 anche nei confronti degli altri, perch\u00e9 l\u2019altro \u00e8 come me e io mi vedo nell&#8217;altro. Questi argomenti &#8211; mi si obietta &#8211; sono propri, per\u00f2, anche di ogni etica razionalistica. \u00c8 vero -rispondo io &#8211; ma qui c\u2019\u00e8 qualcosa in pi\u00f9, di cui non riescono a convincersi i miei \u00abcorreligionari\u00bb laici: nel rendere efficaci questi principi, in modo da ispirare ad essi il comportamento di milioni di esseri umani, noi laici dobbiamo accettare che la capacit\u00e0 conformativa della nostra etica, in quanto etica laica, sia pi\u00f9 limitata rispetto a quella cristiana. Perch\u00e9 milioni di uomini e di donne piangevano la morte di Giovanni Paolo II? Oppure pensiamo a madre Teresa: fenomeni che portano gli esseri umani ad essere reciprocamente pi\u00f9 che amichevoli nel segno del cristianesimo. lo nel mio piccolo e Bobbio nel suo grande non riusciamo a fare tanto. Mi sono domandato dove sia la differenza: noi laici possiamo anche dire di amare tutto il genere umano, ma in realt\u00e0 riusciamo ad amare poche persone alla volta; nella fede cristiana c\u2019\u00e8 invece qualcosa che porta ad amare gli sconosciuti, che porta a quell\u2019intensa relazione spirituale che fa s\u00ec che madre Teresa, semplicemente comunicando con la sua mano affetto a qualunque indiano povero, comunichi questo sentimento di appartenenza comune a qualcosa che \u00e8 al di sopra di qualsiasi esperienza di vita.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Questo \u00e8 l\u2019amore che si \u00e8 legato alla fede in quello strano triangolo che dice: per amare il mio prossimo devo amare Dio e attraverso Dio il mio amore discende sul prossimo. \u00c8 una costruzione barocca che tuttavia funziona: la mia intende arrivare allo stesso approdo senza percorrere il triangolo, ma \u00e8 solo ragione. Da dove viene fuori quel quid in pi\u00f9? Qualcuno mi ha detto che questo pensiero \u00e8 a met\u00e0 tra San Francesco e Pascal: l\u2019amore che viene dalla grazia e la grazia come un dono che non viene dalla ragione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Come che sia: se questa \u00e8 la verit\u00e0 del cristiano, si tratta di una verit\u00e0 che esclude l\u2019intolleranza e che in nessun caso potr\u00e0 ammettere che uccidere un infedele \u00e8 eseguire la parola di Dio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>Vincenzo Paglia: Lei ha toccato un punto delicatissimo e importante che riguarda in primo luogo il rapporto tra etica laica e etica religiosa. Vorrei anzitutto andato incontro alla morte per noi che eravamo ingiusti e infedeli. Il Vangelo fonda la dignit\u00e0 della persona umana sulla figliolanza di Dio di qualsiasi creatura; per questo non solo esclude ogni omicidio ma anche ogni offesa. Ogni persona umana va amata e difesa, sempre. E se c\u2019\u00e8 una preferenza che emerge chiara in tutte le pagine della scrittura \u00e8 quella verso i pi\u00f9 deboli e i poveri.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019ag\u00e0pe rende impossibile ridurre il cristianesimo a morale, appunto perch\u00e9 \u00e8 ben oltre la morale e tocca la natura stessa di Dio. Ovviamente questo non significa che le manifestazioni di amore compiute da chi non crede non siano pregevoli. Talora sono anche eroiche. Ed \u00e8 convinzione certa che in ogni atto di amore c\u2019\u00e8 sempre una scintilla dell\u2019amore di Dio, e quindi di eternit\u00e0. Nel Vangelo, un bicchiere d\u2019acqua dato ad un assetato vale il paradiso. In tale contesto salta anche la \u00abtriangolazione\u00bb che lei ha richiamato. \u00c8 vero che per amare gli altri bisogna amare Dio, ma \u00e8 anche vero che se uno ama l\u2019altro, di fatto, vive nell\u2019amore di Dio. C\u2019\u00e8 una circolarit\u00e0 tra amore di Dio e amore degli uomini. A me piace dire che la via dell\u2019amore \u00e8 larga e accoglie chiunque spende la propria vita per gli altri e non solo per se stesso. E mi permetterei di suggerire che la categoria della misericordia (o anche della solidariet\u00e0) \u00e8 quella che pi\u00f9 avvicina l\u2019amore evangelico e quello laico. Solo un\u2019alleanza di uomini e donne misericordiosi e solidali pu\u00f2 fermare la disumanit\u00e0 che sembra crescere senza freno nel nostro mondo.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Giuliano Amato: Credo che ci siano due punti che accomunano oggi laici e credenti. Dopo l\u2019esperienza di una societ\u00e0 popperiana che ha visto essiccarsi alcuni elementi essenziali alla sua stessa tenuta, siamo tutti convinti che una societ\u00e0 senza valori profondi sia una societ\u00e0 che va verso la dissoluzione; e certo la categoria della misericordia, o della solidariet\u00e0, ne \u00e8 un collante essenziale. Il primo punto comune, derivante proprio dal bisogno insopprimibile di solidariet\u00e0, \u00e8 che questi valori profondi non devono essere appesi ad alberi che li contrappongano all\u2019insegna dell\u2019intolleranza reciproca. Facciamo i conti con la realt\u00e0 minacciosa del dopo 11 settembre, figlia di un fanatismo religioso al quale non dobbiamo rispondere contrapponendogli un fanatismo nostro; d\u2019altra parte, dobbiamo fronteggiare la solita obiezione logica per la quale se la fede \u00e8 fede in religioni diverse, necessariamente allora queste fedi saranno in conflitto perch\u00e9 ciascuna religione ha la propria verit\u00e0 e se cos\u00ec non fosse esisterebbe una sola religione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Le religioni sono fondate ciascuna su un principio di verit\u00e0 religiosa e queste verit\u00e0 sono diverse: come possono allora convivere in modo tollerante? Una risposta, in linea di principio, me la do. Vi sono tre religioni monoteiste, la cristiana, l\u2019ebrea, la musulmana: principio comune \u00e8 che tutti gli esseri umani sono figli dello stesso Dio. Possono riservare trattamenti diversi a seconda che si parli di fedeli o meno, ma \u00e8 impossibile che si neghi che tutti gli uomini sono figli dello stesso Dio. Il secondo punto riguarda la cristianit\u00e0 e comprende anche l\u2019unico motivo per il quale avrei visto favorevolmente il richiamo alle radici cristiane nella Costituzione europea: \u00e8 il tema su cui gi\u00e0 ci siamo soffermati, l\u2019essere cio\u00e8 la cristianit\u00e0 fondata sull\u2019amore. Per qualunque essere umano, non solo per chi condivida la fede. L\u2019amore porta con se perdono e tolleranza, se \u00e8 amore che perdura. Caratteristica specifica della verit\u00e0 di questa religione \u00e8 l\u2019essere una verit\u00e0 che non si contrappone alle altre attraverso l\u2019intolleranza ma che, se si contrappone, \u00e8 solo perch\u00e9 colloca l\u2019amore dove altri collocano qualcosa di diverso e perch\u00e9 si affida alla forza di questo amore affinch\u00e9 si giunga a una convivenza pacifica. Sbagliavano i crociati e sbaglia chi rievoca le crociate come momento forte di auto affermazione della cristianit\u00e0. Si nega la cristianit\u00e0 ogni volta che in suo nome si prega o si pratica l&#8217;intolleranza. In ci\u00f2 esiste la vera congiunzione con una ragione laica. Cito l\u2019incontro tra l&#8217;allora cardinale Ratzinger e Habermas: l&#8217;interculturalit\u00e0 &#8211; disse il primo \u2013 mi sembra rappresentare oggi una dimensione inevitabile della discussione sulle questioni fondamentali, sull&#8217;essenza dell\u2019essere umano, che non pu\u00f2 essere ricondotta tutta all\u2019interno del cristianesimo ne all&#8217;interno<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">della tradizione razionalista occidentale. Questo significa che gli altri sono figli del mio stesso Dio e che, se possiamo raggiungere una verit\u00e0, si tratta di una verit\u00e0 che in qualche modo ci accomuna, che possa essere accettata anche da loro e che permetta a me cristiano di conseguire il mio risultato.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Vincenzo Paglia: Giustamente lei parla di valori profondi che debbono essere condivisi per evitare la dissoluzione delle societ\u00e0. E se si parla della societ\u00e0 globale \u00e8 necessario trovare una sorta di etica globale o planetaria, come qualcuno afferma. Dicevo all&#8217;inizio che una ipotesi in questo senso \u00e8 data dalla dottrina sui diritti umani che conquista sempre pi\u00f9 consensi, sebbene sia necessario dialogare ancora per lo meno con il mondo islamico a tale proposito. Se poi si pensa che le grandi religioni mondiali possono essere quegli alberi a cui sono appesi i valori si comprende bene quell\u2019affermazione che dice \u00abnon c\u2019\u00e8 pace tra le nazioni senza pace tra le religioni\u00bb. A quest\u2019affermazione si aggiunge la seguente: \u00abNon c\u2019\u00e8 pace tra le religioni senza un dialogo tra le religioni\u00bb. E qui si apre una prima riflessione circa le religioni. Nella storia umana sono tanti i popoli che hanno stretto rapporti di venerazione, di rispetto e di culto verso Dio. E le religioni non hanno fatto altro che organizzare questi rapporti verso l\u2019Alto in tanti modi, intrecciandosi alle relative culture e marcando quindi le differenze tra loro. Per questo le religioni non sono uguali tra di loro, anzi hanno differenze molto profonde. Tutte per\u00f2, come il Concilio Vaticano II afferma legandosi alla tradizione antica della Chiesa, hanno nel loro grembo dei semi di verit\u00e0. E, proprio in base a questo fatto, le religioni possono evitare lo scontro. \u00c8 vero che in passato e talora anche oggi hanno a volte provocato e legittimato odii e violenze. Ma lo hanno fatto tradendo le profondit\u00e0 del loro credo. Nel cuore delle religioni ci sono energie sufficienti per spingere i credenti ad incontrarsi, a comprendersi e a rispettarsi nella reciproca diversit\u00e0. \u00c8 del tutto errata ogni affermazione che porta le religioni ad un inevitabile conflitto. Lo ripeto, se gli uomini di religione si combattono \u00e8 perch\u00e9 tradiscono la scintilla di Dio che \u00e8 deposta nelle profondit\u00e0 delle loro fedi. In tutte le religioni, ad esempio, \u00e8 presente quella che viene chiamata la \u201cregola d\u2019oro\u201d: \u00abNon fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te. La Chiesa cattolica, con il Concilio Vaticano II, ha instaurato un nuovo rapporto con le altre religioni (a partire dall\u2019ebraismo e dall\u2019islam, fino a tutte le altre). Ed \u00e8 stato un fatto provvidenziale perch\u00e9 aiuta a incontrarsi, a conoscersi e a comprendersi. In tal modo le religioni liberano dal loro profondo quelle energie di amore che portano con se, e possono quindi favorire la convivenza tra i popoli, come in molti casi \u00e8 capitato. \u00c8 emblematico di questo nuovo patto tra le religioni l\u2019incontro di Assisi del 27 ottobre 1986, quando Giovanni Paolo II convoc\u00f2 nella citt\u00e0 di San Francesco i leader delle grandi religioni mondiali per un momento di preghiera per la pace. La Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio da allora ha riproposto ogni anno, in diverse citt\u00e0, questi incontri. E ne \u00e8 nata una piccola tradizione che vede uomini e donne di religioni diverse riunirsi di anno in anno per dire al mondo che la pace \u00e8 il vero nome di Dio e la via per la solidariet\u00e0 tra i popoli. In questi incontri le differenze tra le diverse religioni non vengono annullate, ma sono guardate con rispetto e attenzione. E si constata che, scendendo nel profondo delle rispettive fedi, tutti trovano l\u2019amore, il rispetto e la tolleranza. In questi incontri ha trovato spazio anche il dialogo con i non credenti. E lei sa bene, per esservi intervenuto pi\u00f9 volte, quanto tali incontri aiutino a individuare sentieri comuni per edificare la convivenza tra fedi e culture diverse.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Una seconda breve riflessione concerne il cristianesimo e l\u2019Europa, a cui lei ha accennato.<BR><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il cristianesimo abbia avuto la capacit\u00e0 di dialogare, di accogliere e di convivere con culture diverse. L\u2019Europa \u00e8 il frutto di questa complessa elaborazione che ha comportato anche momenti difficili e cruenti. Tuttavia, il bagaglio di \u201claicit\u00e0\u201d (che comporta anche tolleranza, pace, rispetto), che affonda le sue radici nell\u2019evangelico \u201cDate a Cesare quel che \u00e8 di Cesare e a Dio quel che \u00e8 di Dio\u201d ha permesso la distinzione tra Stato e Chiesa, tra societ\u00e0 civile e comunit\u00e0 cristiana. Tale distinzione \u00e8 ora un patrimonio comune nell\u2019Europa e in tutto l&#8217;Occidente, senza pi\u00f9 distinzione tra credenti e non credenti. Io e lei possiamo scambiarci senza alcun problema le due affermazioni: \u201cnon posso non dirmi cristiano\u201d e \u201cnon posso non dirmi laico\u201d. Tale patrimonio che affonda, appunto, le radici nel cristianesimo, avrebbe potuto offrire alla Costituzione europea una forza in pi\u00f9. Avrebbe infatti evocato quei valori che riescono a muovere gli spiriti, avrebbe salvato la stessa \u00ablaicit\u00e0 &#8211; da un pericolo &#8211; lo sradicamento dal terreno in cui \u00e8 nata e, infine, avrebbe costretto i credenti di altre religioni (penso ai musulmani) a confrontarsi con l&#8217;orizzonte della distinzione tra laicit\u00e0 dello Stato e fede religiosa.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Una terza riflessione riguarda l\u2019inevitabilit\u00e0 della convivenza tra diversi. Con la globalizzazione \u00e8 divenuto normale vivere gomito a gomito tra gente di fede e di cultura diversa. In passato, le grandi distanze permettevano ai mondi religiosi di ignorarsi l\u2019uno con l\u2019altro. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Ma solo la capacit\u00e0 di convivere tra diversi ci salver\u00e0 dalla catastrofe. Sappiamo che non \u00e8 facile, soprattutto quando ci sono troppe differenze tra le persone: c\u2019\u00e8 gente che si sente aggredita e spaesata di fronte ai nuovi vicini stranieri e a un mondo troppo grande che sfugge alla conoscenza e al controllo. Ed emergono cos\u00ec sempre pi\u00f9 spesso individualismi irresponsabili e fondamentalismi di varia natura, sia etnici che religiosi; alcuni giungono sino al terrorismo. E sappiamo bene che i fondamentalismi sono sempre semplificazioni che possono affascinare giovani disperati, strumentalizzati da spregiudicati in cerca di scorciatoie per il potere. In ogni caso, l\u2019unica via per scongiurare derive fondamentaliste \u00e8 il dialogo tra le diverse religioni perch\u00e9, nel rispetto i delle reciproche differenze, gli aiuti i rispettivi fedeli a incontrarsi e a stimarsi. Le differenze non portano necessariamente allo scontro. E la verit\u00e0 della mia religione, a cui tengo e devo tenere, non significa che l&#8217;altro \u00e8 nell&#8217;errore totale. Le tensioni che tormentano lo scenario internazionale, talora sostenute se non provocate dalle diverse appartenenze religiose, richiedono che si allarghi lo spazio del dialogo. Il dialogo non \u00e8 solo una questione di metodo. \u00c8 piuttosto un modo di vivere che privilegia l\u2019incontro, la tolleranza, il rispetto reciproco, la pazienza nel dibattere, e rifiuta lo scontro, la repressione, l\u2019incriminazione e il terrorismo.<BR><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Nel cristianesimo la stessa concezione del Dio biblico richiama l\u2019urgenza del dialogo. Dio infatti ha inviato nel mondo il \u00abLogos\u00bb, la Parola, per dialogare con gli uomini. La stessa verit\u00e0, in certo modo, diviene dialogica. Per i credenti (ma non \u00e8 cos\u00ec anche per i laici?) riconoscersi plurali fin nelle proprie radici comporta accettarsi come persone abitate da una vita in cui lo scambio \u00e8 la manifestazione primaria. Le diverse identit\u00e0, insomma, si costringono ad una complementariet\u00e0 ricca e fruttuosa perch\u00e9 l\u2019apertura all&#8217;altro obbliga a ridefinirsi costantemente. <BR><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify\">Il dialogo non \u00e8 quindi solo la risposta alla paura; \u00e8 ben di pi\u00f9, \u00e8 la strada della vita e dell&#8217;esistenza, \u00e8 il terreno solido sul quale deve incamminarsi la convivenza umana. Solo in questa prospettiva si taglia alla radice ogni fondamentalismo religioso che porta a sentirsi appagati e gratificati dal possedere la Verit\u00e0 al punto da non sentire pi\u00f9 il bisogno dell\u2019altro. Passare da questo all\u2019esclusione dell\u2019altro sino alla sua eliminazione, il passo \u00e8 breve. Il dialogo rende pi\u00f9 forte e pi\u00f9 profonda la verit\u00e0, perch\u00e9 la purifica dalle scorie idolatriche della comprensione umana. Tuttavia, bisogna evitare che il dialogo diventi una sorta di nuovo idolo, perch\u00e9 quello autentico si allontana dalle strade buie e pericolose del sincretismo e dell\u2019assenza di rispetto delle differenze. La via maestra, anche nel dialogo, \u00e8 quella della testimonianza del proprio credo che rispetta quello dell&#8217;altro e che porta ad essere aperti al \u00abmistero\u00bb che tutti ci supera.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GIULIANO AMATO INTERVISTA VINCENZO PAGLIA Religione e Fede, convergenze possibili da Reset n.90 &#8211; luglio\/agosto 2005 Il dialogo tra credenti e non credenti \u00e8 possibile e porta a convergenze inaspettate. 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