{"id":15742,"date":"2000-08-17T00:00:00","date_gmt":"2000-08-17T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/cristo-ha-dato-se-stesso-per-noi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:37","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:37","slug":"cristo-ha-dato-se-stesso-per-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/cristo-ha-dato-se-stesso-per-noi.html","title":{"rendered":"Cristo ha dato se stesso per noi"},"content":{"rendered":"<p><P class=testogrande align=left>Ci troviamo raccolti in uno dei luoghi di culto pi\u00f9 antichi di questa citt\u00e0, il primo di cui si ha notizia storica. Trastevere, il quartiere di Roma ove duemila anni fa risiedevano gli ebrei, ha visto nascere il cristianesimo nella capitale dell\u2019impero. Forse proprio da \u201cquegli stranieri di Roma\u201d, come scrivono gli Atti degli Apostoli, che stavano a Gerusalemme davanti alla porta del cenacolo nel giorno della Pentecoste, \u00e8 giunta qui la prima predicazione cristiana. Questo luogo, in origine, non era una edificio di culto, ma una comune casa, certo un po\u2019 ampia, dove i cristiani si radunavano per pregare, per ascoltare le Sante Scritture, per celebrare l\u2019Eucarestia e per vivere in comunione. Poi, nel secolo IV, venne costruita questa Basilica che nel corso dei secoli si \u00e8 arricchita sino a divenire una delle chiese pi\u00f9 belle di questa citt\u00e0. Ma non \u00e8 cessata di essere il luogo della comunione, della preghiera e dell\u2019ascolto della parola di Dio. Come abbiamo visto pocanzi la Basilica \u00e8 ora il luogo ove si ritrova la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio. Potremmo dire che \u00e8 la sua casa bella. E qui, ogni sera, anche in questi giorni, mentre il giorno sta per terminare, in tanti si radunano per ascoltare la Parola del Signore e per rivolgere a Lui la comune preghiera. <BR>Trastevere era il porto di Roma, luogo di confluenza degli stranieri. E la Basilica si \u00e8 posta e continua a porsi come la Chiesa del porto, la Chiesa che apre le sue porte a tutti, perch\u00e9 chiunque possa trovare qui rifugio, consolazione, accoglienza, conforto. E lasciate che vi dica anche la mia personale emozione nel tornare in questa Basilica che ho servito per circa venti anni come parroco, prima di essere nominato vescovo di Terni nell\u2019aprile scorso. Permettetemi perci\u00f2 che vi dica anche: benvenuti a tutti! Che ciascuno di voi possa sentirsi qui come nella sua casa, come giunto in porto amico e ospitale. Lo \u00e8 per tutti noi della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, lo sia per ciascuno di voi. <BR>Raccogliendoci per la preghiera di questa mattina sentiamo particolarmente vicine le parole dell\u2019apostolo Pietro che abbiamo or ora ascoltato: \u201cEravamo come pecore disperse, ma ora siamo tornati al pastore e guardiano delle anime nostre\u201d. S\u00ec, noi oggi non siamo pi\u00f9 pecore disperse, perch\u00e9 il pastore delle nostre anime \u00e8 venuto a cercarci e a radunarci assieme. Noi tutti veniamo da storie e da paesi diversi, veniamo da vicino e da lontano, ma in verit\u00e0 \u00e8 stato l\u2019unico pastore che ci ha cercati, che ci ha guidati e che ci ha raccolti assieme. Prima che noi ci trovassimo \u00e8 stato Ges\u00f9 a cercarci, a venirci incontro e a radunarci. E con noi ha raccolto anche tanti altri fratelli e tante altre sorelle che in questi giorni sono giunti qui a Roma, per questo singolarissimo pellegrinaggio giubilare. <BR>Possiamo dire con verit\u00e0 che siamo nel cuore del Grande Giubileo e, in certo modo, anche nel cuore del primo anno di questo nuovo Millennio. Siamo venuti da tutto il mondo per raccoglierci attorno a Ges\u00f9, per stringerci attorno a lui e per iniziare assieme con Lui questo nuovo secolo. Sono passati duemila anni dalla sua nascita. Ma non stiamo ricordando un amico, certo molto buono, sebbene ormai lontano dal mondo e da noi. Ges\u00f9 ha detto: \u201cdove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro\u201d. Le sue parole sono vere. Egli \u00e8 davvero presente in mezzo a noi. Senza di lui, infatti, noi non saremmo qui; ciascuno sarebbe restato a casa sua, con i suoi propri problemi, le sue piccole gioie o le sue piccole angosce. Tutti saremmo rimasti dispersi nel mondo, ognuno rinchiuso nel proprio piccolo orizzonte. In questi giorni, in tanti, siamo con il Signore, e con lui vogliamo entrare nel nuovo millennio. Abbiamo bisogno della sua compagnia, ne abbiamo bisogno noi e il mondo intero. <BR>Il secolo passato \u00e8 stato un secolo che tante volte ha fatto a meno della compagnia di Dio. Qualcuno anzi ha detto che il Novecento si \u00e8 allontanato da Dio, anzi, uscito da Dio. Sicuramente \u00e8 stato il secolo meno religioso di tutta la storia dell\u2019uomo. Per secoli e secoli, infatti, il mondo \u00e8 stato immerso totalmente nella religione. La vita civile, in tutti i suoi aspetti, era piena di riferimenti a Dio. Tutto veniva visto in una sfera religiosa: la nascita e la morte, la vita e la malattia, il rapporto tra uomo e donna, ma anche il lavoro, la politica e il resto. Ebbene, tutto questo sembra essere finito. Il Novecento \u00e8 stato un secolo non religioso, anzi spesso diffidente verso Dio. E le conseguenze le abbiamo viste, le conosciamo tutti. Il secolo passato \u00e8 stato uno dei secoli pi\u00f9 tragici della storia umana. Mai abbiamo assistito a crimini cos\u00ec feroci e in cos\u00ec vasta scala. E le sue ombre buie si sono proiettate anche sul secolo che \u00e8 appena iniziato e che non si annuncia migliore o meno pericoloso. <BR>Un incerto equilibrio tra molti stati potenti, e una complessa dialettica tra globalizzazione e frammentazione, tra fondamentalismi e identit\u00e0 conflittuali, rendono questo sistema mondiale forse ancor meno governabile di quanto fosse nei tempi duri della guerra fredda. Quanti avevamo posto speranza nell\u201989, con il crollo del muro di Berlino e la fine del mondo diviso in due grandi blocchi, abbiamo dovuto presto ricrederci. Quello che doveva essere un nuovo ordine mondiale, si \u00e8 di fatto trasformato in un disordine pericoloso. E chi aveva teorizzato la fine della storia, oggi fa autocritica e parla piuttosto di caos ingovernabile. Il mercato, divenuto una sorta di nuova religione universale, sembra vincere ovunque nel mondo. E il mercato, senza correttivi e con la rapida crescita di gruppi forti, si pone spesso al limite quando non fuori della legalit\u00e0, con tutta la preoccupazione per l\u2019affermarsi delle diverse mafie e circuiti criminali che stanno prendendo sempre pi\u00f9 potere nell\u2019ambito finanziario. Non mi dilungo poi sui pericoli che rappresentano ancora oggi, forse ancor pi\u00f9 di ieri, gli enormi arsenali nucleari difficili da gestire e da controllare. <BR>Assieme al crollo dei muri e all&#8217;affermarsi di un mercato senza stato di diritto, si registra lo scoppio di oltre 50 nuovi conflitti, pi\u00f9 o meno regionali, quasi tutti nati da una enfasi eccezionale dei temi legati ai confini e alla comunanza di sangue, cos\u00ec accentuatamente etnici da assorbire a volte anche l&#8217;elemento religioso al loro interno. E mentre avanza il processo di globalizzazione, di unificazione economica del mondo, altrettanto crescono, per reazione, le identit\u00e0 locali, tribali, etniche e nazionali. Di fronte ad una insicurezza diffusa \u00e8 forte la tentazione della gente dei paesi ricchi di ripiegarsi su se stessi. Ed in effetti \u00e8 pi\u00f9 che evidente l\u2019affievolirsi del senso del debito del Nord ricco del mondo verso il Sud povero. Per di pi\u00f9, la forbice di benessere tra Sud (gran parte dell&#8217;Africa, una parte dell\u2019Asia e una parte dell&#8217;America Latina) e Nord del mondo \u00e8 enormemente aumentata nell&#8217;ultimo decennio: non pochi paesi sono oggi enormemente pi\u00f9 poveri di quanto non lo fossero un decennio fa. Non c\u2019\u00e8 pertanto da meravigliarsi se nel futuro, problemi enormi come la fame, la disoccupazione e l\u2019emigrazione, che sono frutti diretti di tale situazione, possano essere all\u2019origine di nuovi e disastrosi conflitti planetari. <BR>Di fronte a questo panorama cos\u00ec problematico, credo che non possiamo stare in silenzio e tantomeno ripiegarci su noi stessi. Dobbiamo piuttosto chiederci: \u201cCome vogliamo costruire il secolo che \u00e8 appena iniziato? Ossia, come vogliamo edificare il futuro nostro e del mondo?\u201d Nel bagaglio della gran parte della gente non sembrano esserci grandi sogni, grandi utopie, grandi visioni. Avanzano invece delusioni, prudenze, realismi. Eppure, quanta gente ha bisogno di amore! Quanti nel mondo chiedono la liberazione dalla fame, dalla guerra, dall\u2019angoscia, dalla tristezza, dalla rassegnazione! Quanti tendono le loro mani, e sono milioni e milioni, in attesa che qualcuno si fermi e dia loro un aiuto! Molti, purtroppo, hanno deciso di pensare solo a se stessi. Quello che conta \u2013 dicono \u2013 \u00e8 il mio benessere. Del resto \u2013 aggiungono \u2013 che cosa si pu\u00f2 fare per tanta gente? E, soprattutto, cosa posso fare io da solo? La conclusione sembra logica ed \u00e8 soprattutto immediata: penso a me. Del resto, il pensiero individualista, il forte senso dell\u2019individuo e quindi di se stessi, \u00e8 una delle acquisizioni pi\u00f9 importanti del Novecento ed \u00e8 tra quelle che il secolo passato ha lasciato in eredit\u00e0 al nuovo secolo. Ma a forza di pensare a se stessi e di concentrarsi sul proprio io, questo mondo \u00e8 divenuto peggiore, i cuori si sono induriti e la generosit\u00e0 si \u00e8 inaridita. E sempre pi\u00f9 il mondo ha bisogno di amore, di vero amore; sempre pi\u00f9 ha bisogno di un cuore grande che superi la marea di dolore.<BR>Care sorelle e cari fratelli, l\u2019apostolo Pietro che, giunto a Roma, \u00e8 passato proprio qui accanto alla Basilica, e che ha testimoniato il Vangelo sino alla morte avvenuta a poche centinaia di metri, torna a presentarci un uomo dal cuore grande, un uomo che \u201cport\u00f2 i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce\u201d. Quest\u2019uomo ha un cuore grande da abbracciare tutti. Egli \u00e8 sceso dai cieli per portare la salvezza al mondo intero. Ha ragione il Papa quando dice che il cristianesimo si differenzia dalle altre religioni perch\u00e9 \u00e8 una religione nella quale \u00e8 anzitutto Dio che cerca l\u2019uomo, non viceversa. Egli si \u00e8 fatto carne dal seno di una ragazza di Galilea. Ha vissuto con noi, ha condiviso tutta la nostra vita, eccetto il peccato. E ha fatto bene ogni cosa, come diceva la gente. Eppure noi l\u2019abbiamo ucciso. Ma egli non ha mai cessato di amarci; anche dall\u2019alto della croce. Come se non bastasse tutto quello che aveva gi\u00e0 fatto, si \u00e8 lasciato squarciare il cuore per versare tutto il suo sangue, sino all\u2019ultima goccia. Quel cuore si \u00e8 squarciato per amore, un amore che gli aveva fatto gi\u00e0 squarciare i cieli, come chiedeva il profeta: \u201cSe tu squarciassi i cieli, e scendessi!\u201d(Is 63,19). Ges\u00f9 i cieli li ha squarciati, ha abbandonato la sua dimora celeste ed \u00e8 sceso sulla terra mendicante di amore, cercatore di uomini e di donne da salvare, amico di poveri e di deboli, di malati e di peccatori. Scrivono spesso gli evangelisti che tutta la gente lo cercava; da ogni citt\u00e0 e villaggio della sua terra in tanti accorrevano a lui, perch\u00e9 aiutava tutti senza fare preferenza di persone; e non mandava indietro nessuno. E se delle preferenze c\u2019erano, queste erano per i poveri, i deboli, i malati, i peccatori. Le pagine evangeliche sono un fiume di misericordia e di perdono, un fiume di amicizia e di guarigione. I pi\u00f9 poveri e i pi\u00f9 disgraziati se ne erano accorti e, ovviamente, ne approfittavano. Ogni momento era buono per loro per toccarlo, per parlargli, per stargli vicino. Ecco perch\u00e9 sentivano vere le parole delle beatitudini. Erano felici, erano beati, non perch\u00e9 erano poveri, ma perch\u00e9 Ges\u00f9 amava loro prima degli altri, e li guariva, li aiutava. Se prendete il Vangelo di Luca, sembra che l\u2019evangelista si compiaccia sfacciatamente nel sottolineare la frequentazione di Ges\u00f9 con i peccatori e i pubblicani, proprio mentre i capi del popolo e i sacerdoti si scandalizzavano di questo. E l\u2019evangelista Marco, nel descrivere una giornata di Ges\u00f9, mostra la festa che nasceva al suo passaggio: un clima nuovo si creava tra la gente, un clima di speranza, di attesa, di festa. E alla sera, nota l\u2019evangelista, &#8211; e mi sembra di vedere il pranzo dei poveri che si fa in qui in Basilica nel giorno di Natale, che continua poi giornalmente nella mensa per i poveri qui accanto &#8211; \u201cgli portavano tutti i malati e gli indemoniati\u2026e tutta la citt\u00e0 era riunita davanti alla porta\u201d(Mc 1, 32-33) della casa ove si trovava Ges\u00f9 con i suoi discepoli. Ges\u00f9 era un uomo dal cuore grande. Da Lui sgorgava come un fiume di misericordia, un fiume di amicizia. E l\u2019amicizia attraeva la gente, particolarmente i pi\u00f9 poveri e pi\u00f9 bisognosi. Ricordate la gioia di Zaccheo, il pubblicano, che scese di corsa dall\u2019albero, appena Ges\u00f9 lo chiam\u00f2. E come non pensare al sospiro di sollievo di quell\u2019adultera, che sentiva gi\u00e0 sulla sua carne il lancio delle pietre mortali, quando Ges\u00f9 le parl\u00f2! Ebbene, Ges\u00f9 lo hanno ucciso perch\u00e9 questo tipo di amore inquietava gli arroganti e sconvolgeva chi voleva conservare se stesso. Era un cuore troppo grande per un mondo di cuori aridi. Quell\u2019amore andava perci\u00f2 eliminato. <BR>Hanno cercato di contrastarlo sino alla fine, anche quando stava sulla croce. Glielo gridavano senza rispetto: \u201cSalva te stesso! Salva te stesso!\u201d Nella narrazione della crocifissione del Vangelo di Luca si ripete come un triste ritornello: \u201cSalva te stesso!\u201d Glielo dicono i capi del popolo per un\u2019ultima beffa: \u201cSalva te stesso!\u201d Ma anche i soldati, forse per irridere gli ebrei, si uniscono: \u201cSe sei il re dei giudei, salva te stesso!\u201d E persino uno dei due ladri crocifissi con lui gli dice con quel poco di fiato che gli \u00e8 rimasto: \u201cSalva te stesso e anche noi!\u201d S\u00ec, \u201csalva te stesso!\u201d \u00e8 il grido di tutti sotto la croce. Potremmo dire: \u00e8 il vangelo di questo mondo, un vangelo che traversa frontiere e culture e che coinvolge tutti. E ce lo ripetiamo l\u2019un l\u2019altro fin da bambini: \u201csalva te stesso\u201d, \u201cpensa a te\u201d, \u201cprenditi cura di te\u201d. Tutti siamo convinti che salvare se stessi sia un pensiero saggio, una preoccupazione pi\u00f9 che giustificata. Eppure, a guardarci bene dentro, nasconde una profonda crudelt\u00e0, perch\u00e9 giustifica l\u2019indifferenza e condanna tutti alla solitudine e quindi alla violenza. Il principe del male tornava sul calvario per proporre a Ges\u00f9 l\u2019ultima grande tentazione, dopo quelle propostegli del deserto. Era la tentazione, mentre stava inchiodato su quel legno, a pensare finalmente a se stesso, una tentazione ragionevole, come del resto sono tutte le tentazioni. Non era del resto ragionevole per un uomo che digiunava da 40 giorni essere sfamato? S\u00ec, verr\u00e0 il tempo in cui Ges\u00f9 moltiplicher\u00e0 il pane, ma non lo far\u00e0 per s\u00e9, lo moltiplicher\u00e0 per i cinquemila uomini che avevano fame. Ges\u00f9 &#8211; ed \u00e8 qui la sostanza del Vangelo &#8211; non si \u00e8 fatto carne per salvare se stesso, ma per salvare il mondo. Neanche sulla croce perci\u00f2 poteva salvare se stesso, lui che era venuto per salvare gli altri. Non poteva accettare la cultura dell\u2019amore per se stessi, lui che era venuto non per essere servito ma per servire. <BR>La croce, quella croce che contempleremo nel campo di Tor Vergata, e che dal 1984 \u00e8 divenuta come pellegrina nel mondo, traversando continenti e fermandosi in alcune grandi citt\u00e0 del mondo, quella croce \u00e8 per noi la salvezza. Per la comune cultura essa rappresenta una sconfitta. In verit\u00e0 su quella croce \u00e8 stato sconfitto l\u2019amore per se stessi ed ha trionfato l\u2019amore per tutti. Per questo deve stare bene in alto, ed essere vista, perch\u00e9 resta il segno pi\u00f9 alto dell\u2019amore, la contestazione pi\u00f9 alta per un mondo che ha fatto dell\u2019amore per s\u00e9 la legge suprema. Ges\u00f9, fin dalla nascita, ha vissuto per amore e con amore. Questo \u00e8 il senso delle parole dell\u2019apostolo Pietro quando scrive: \u201cCristo pat\u00ec per voi, lasciandovi un esempio, perch\u00e9 ne seguiate le orme\u201d. S\u00ec, Cristo ha patito per noi, ha vissuto cio\u00e8 con grande passione, con un grande amore. Per questo si \u00e8 trovato vicino agli esclusi della terra. Hanno anche cercato di escluderlo dalla vita, di metterlo fuori da Betlemme, appena nato, da Nazareth gi\u00e0 dopo la prima predica, e da Gerusalemme anche morto. Ma il suo amore nessuno ha potuto disperderlo, nessuno ha potuto seppellirlo per sempre. Dio ha risuscitato Ges\u00f9 dai morti ed egli \u00e8 vivo. Per questo noi siamo qui, e continuiamo a radunarci attorno a lui. Egli \u00e8 vivo, \u00e8 presente. Il suo amore \u00e8 pi\u00f9 forte della morte. Ed \u00e8 sul suo amore che noi siamo fondati. Noi possiamo anche disperderci, anzi, veniamo forse da una vita di dispersione, ma Ges\u00f9 non conta i nostri peccati, non disprezza la nostra debolezza. Egli desidera stare ancora con noi, ed entrare con noi nel nuovo tempo. Piuttosto, non lasciamoci travolgere dalla corsa dietro a noi stessi, non difendiamo ad oltranza la durezza dei nostri cuori. Davanti a Ges\u00f9, non difendiamo le nostre ricchezze come le difese quel giovane ricco che poi dovette andarsene triste. Restiamo invece vicini a Ges\u00f9: \u00e8 una grande scuola d\u2019amore e una grande occasione di felicit\u00e0. S\u00ec, stando vicini a lui capiamo cosa vuol dire amare, cosa vuol dire vivere, cosa vuol dire essere felici. Lo seppe bene Pietro, l\u2019uomo orgoglioso e sicuro di s\u00e9, che scont\u00f2 amaramente questa sua presunzione. Ma poi, alla fine, sulle rive di quel lago ove l\u2019aveva incontrato la prima volta, gli rispose: \u201cSignore, tu sai che io ti amo\u201d. E Ges\u00f9 gli ripet\u00e9 la stessa parola del primo giorno: \u201cSeguimi!\u201d Pietro, il primo degli apostoli, ci ripete di \u201cseguire le orme\u201d di Cristo. E il Papa ci invita a seguire quelle orme nel nuovo secolo. Entriamo con Ges\u00f9 nel nuovo secolo per renderlo migliore. E seguire non vuol dire non avere difetti, non vuol dire essere degli eroi. Vuol dire ascoltare fedelmente ogni giorno il Vangelo. Questo piccolo libro \u00e8 pieno di sapienza e di forza. E\u2019 il bagaglio che dobbiamo portare con noi in questo tempo. Il Vangelo ci doner\u00e0 un cuore nuovo, pensieri nuovi, sentimenti nuovi. Non pi\u00f9 un cuore di pietra, ma di carne. Lasciamo che il Vangelo scenda nel nostro cuore e saremo liberati dal peso dell\u2019egoismo, dal peso delle nostre abitudini, dal peso della nostra avarizia. Un uomo, una donna, possono cambiare se il loro cuore si riempie di amore. Il mondo pu\u00f2 cambiare se ci sono uomini e donne con il cuore pieno di amore.<BR>Quanti miracoli questo piccolo libro ha compiuto attraverso uomini e donne che si sono lasciati cambiare il cuore! Permettetemi di ricordarne solo uno legato a questa Basilica. Era il 4 ottobre del 1992 e, finalmente, dopo due anni e mezzo di trattative tra il governo e la guerriglia del Mozambico, si firmava qui accanto la pace. Erano passati 17 anni di guerra, con un milione di morti e pi\u00f9 di un milione di rifugiati. Una piccola Comunit\u00e0, quella di Sant\u2019Egidio, forte solo del Vangelo, non certo del potere delle armi, della politica o dell\u2019economia, questa piccola comunit\u00e0 era riuscita a far trovare la via della riconciliazione a chi conosceva solo quella delle armi. E\u2019 solo un esempio della forza che sprigiona dalle pagine evangeliche. Questa forza deve essere liberata Dopo duemila anni esso torna a parlare ancora al nostro cuore e attraverso di noi deve parlare alla nostra generazione perch\u00e9 sia come illuminata da questa luce, sia come fermentata da questo lievito. <BR>Per questo ascoltiamo ancora l\u2019esortazione che Giovanni Paolo II ci ha fatto nel suo messaggio: \u201cNon volgetevi perci\u00f2 ad altri se non a Ges\u00f9. Non cercate altrove ci\u00f2 che Lui solo pu\u00f2 donarvi, giacch\u00e9 in nessun altro c\u2019\u00e8 salvezza\u2026Non abbiate perci\u00f2 paura di essere i santi del nuovo millennio!\u201d Si apre per tutta la Chiesa, per ogni comunit\u00e0 cristiana, per ciascuno di noi una nuova stagione. C\u2019\u00e8 come una nuova chiamata, una nuova vocazione: apriamo il cuore al Vangelo e il mondo si aprir\u00e0 all\u2019amore.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci troviamo raccolti in uno dei luoghi di culto pi\u00f9 antichi di questa citt\u00e0, il primo di cui si ha notizia storica. Trastevere, il quartiere di Roma ove duemila anni fa risiedevano gli ebrei, ha visto nascere il cristianesimo nella capitale dell\u2019impero. 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