{"id":15730,"date":"2005-02-23T00:00:00","date_gmt":"2005-02-23T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/convegno-sul-martirio-nelle-religioni.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"convegno-sul-martirio-nelle-religioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/convegno-sul-martirio-nelle-religioni.html","title":{"rendered":"Convegno sul martirio nelle religioni"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\"><\/P><\/p>\n<p><P class=MsoTitle style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Per una teologia del martirio di ieri e di oggi<\/P>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\nPremessa<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Esprimo anzitutto la mia gratitudine a tutti coloro che in occasione della festa di San Valentino, vescovo e martire, hanno organizzato questa giornata di studio sul martirio. IL tema \u00e8 davvero vasto e complesso e traversa la storia e la teologia, la politica e la piet\u00e0. E ognuno di questi campi meriterebbe pi\u00f9 di un convegno. Ma \u00e8 gi\u00e0 non poco significativo farci gustare almeno un poco la preziosit\u00e0 di questo tema toccandone le diverse dimensioni, da quella cristiana a quella ebraica e islamica compresi gli aspetti pi\u00f9 legati all\u2019attualit\u00e0. Il tema assegnatomi, come si pu\u00f2 ben comprendere, \u00e8 talmente vasto che richiederebbe da solo un intero convegno. Per parte mia cercher\u00f2 di offrire qualche spunto che evidenzi lo sviluppo del concetto di martirio per giungere a qualche riflessione che agita l\u2019odierno dibattito teologico in questo versante. Le questioni implicate sono molteplici, a partire dalla definizione canonica del martirio inteso come morte in odium fidei e non quindi per motivi legati alla carit\u00e0 o alla giustizia. Ha per\u00f2 mosso le acque il caso di Massimiliano Kolbe il quale, a rigor di canone non \u00e8 stato ucciso in odium fidei, ma per essersi offerto al posto di un altro. Un caso analogo \u00e8 quello di mons. Romero per il quale \u00e8 stata introdotta la causa per martirio, nonostante alcuni dicano che sia stato ucciso per motivi politici e non appunto in odium fidei. Un altra questione che andrebbe sviluppata \u00e8 il rapporto tra santit\u00e0 e martirio, sebbene \u00e8 ormai accolta la posizione che non si \u00e8 martiri perch\u00e9 santi, ma il contrario: si \u00e8 santi perch\u00e9 martiri. E questo fa entrare in gioco la questione dei milioni di cristiani uccisi nei campi di sterminio, unitamente al domanda sulla tragedia della Sho\u00e0. Si aggiungono poi gli interrogativi circa le vittime della giustizia, della pace, e anche la morte violenta dei giusti. Insomma, le questioni che si aprono attorno al tema del martirio sono molteplici e complesse.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Per questa breve riflessione vorrei partire dai termini greci m\u00e0rtys e martyria da cui provengono martire e martirio. Questo gruppo terminologico \u00e8 legato originariamente al contesto giuridico: testimoniare significa certificare solennemente la verit\u00e0 delle proprie asserzioni riguardo a eventi o persone davanti a un giudice in un tribunale. Tuttavia veniva impiegato anche nel senso pi\u00f9 largo, ossia di offrire pubblica attestazione su credenze e convinzioni personali. La confluenza dei due contesti, pubblico e forense, diede origine al fatto che il termine greco m\u00e0rtys, oltre al suo senso stretto di testimone, acquisisse il significato pi\u00f9 specifico di &#8220;martire&#8221;, ossia di colui che si prepara a morire per le proprie convinzioni riconoscendole pubblicamente se insidiate e senza temerne le conseguenze. E questo avvenne soprattutto quando il movimento cristiano inizi\u00f2 a destare l&#8217;attenzione delle autorit\u00e0 civili romane e fu sempre pi\u00f9 ritenuto sovversivo poich\u00e9 i suoi membri spesso si rifiutavano di riconoscere la divinit\u00e0 dell&#8217;imperatore, anche quando venivano sottoposti ai pi\u00f9 atroci tormenti. E quel che meravigliava era il fatto che molti accoglievano la morte volentieri e con gioia, giungendo persino a desiderarla, convinti che avrebbero condiviso la corona di vittoria con Ges\u00f9, il loro salvatore crocifisso, il quale aveva anche lui subito una morte ingiusta ad opera delle autorit\u00e0 romane. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il&nbsp; \u201cmartire\u201d( testimone) nei vangeli <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Una breve indagine terminologica dei quattro vangeli ci aiuta a cogliere l&#8217;evoluzione del termine martys da testimone in un tribunale a martire per la causa di Cristo. In Marco l&#8217;uso linguistico di testimone e testimoniare \u00e8 confinato all&#8217;ambito giuridico. Cos\u00ec anche in Matteo. Ecco perch\u00e9 nel processo di Ges\u00f9 non vi \u00e8 necessit\u00e0 di testimoni, poich\u00e9 Ges\u00f9 si \u00e8 condannato da s\u00e9 (cfr. Mc 14,63; Mt 26,65); oppure i discepoli saranno trascinati davanti a governatori e re \u00abper rendere testimonianza davanti a loro\u00bb (Mc 13,9; Mt 10,18). Il significato di tale espressione \u00e8 solitamente inteso come &#8220;avere l&#8217;opportunit\u00e0 di offrire testimonianza&#8221; specialmente nel racconto di Matteo, dove si aggiunge \u00abe ai pagani\u00bb, suggerendo cos\u00ec un orizzonte pi\u00f9 vasto di quello squisitamente forense. Negli scritti lucani questo passaggio ad un significato pi\u00f9 generale \u00e8 molto chiaro . Alla fine del vangelo Ges\u00f9 dice ai Dodici: \u00abDi questo voi siete testimoni\u00bb(Lc 24,48). In tal modo \u00e8 gi\u00e0 delineata la loro missione futura: testimoniare il mistero stesso Ges\u00f9. Gli Atti riprendono tale comando con Ges\u00f9 che dice ai discepoli: \u00abMi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra\u00bb (At 1,8). <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Successivamente, nella elezione del sostituto di Giuda all&#8217;interno del collegio dei Dodici, Luca enuncia le condizioni per la nomina: bisogna essere stati con Ges\u00f9 dall&#8217;inizio ed essere testimoni della risurrezione (At l,21s; cfr. 10,39; 13,31). Il termine &#8220;testimone&#8221; per\u00f2 non viene applicato solo ai Dodici. Lo troviamo impiegato anche per altri, come per Paolo, il quale, nella narrazione degli Atti, \u00e8 l&#8217;unico a rendere testimonianza ai pagani (At 22,15; 26,16), e per Stefano, considerato abitualmente il primo martire cristiano nel senso pi\u00f9 ristretto del versare il sangue per Cristo. Nel quarto vangelo la terminologia della testimonianza \u00e8 la pi\u00f9 appropriata per descrivere la missione di Ges\u00f9 e dei primi cristiani. Il verbo martyr\u00e9o, &#8220;rendere testimonianza&#8221;, ricorre 33 volte, in gran parte dei casi come descrizione dell&#8217;attivit\u00e0 di Ges\u00f9. Le sue parole e i suoi gesti &#8220;rendono testimonianza&#8221; al fatto che egli \u00e8 venuto da Dio e che la sua parola \u00e8 vera. La dichiarazione: \u00abper questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit\u00e0\u00bb \u00e8 la proclamazione del Ges\u00f9 giovanneo quando \u00e8 posto a giudizio davanti a Pilato (Gv 18,37). Tale dichiarazione riguardo allo scopo della sua vita in ambiente squisitamente forense acquista particolare risonanza, poich\u00e9 per l&#8217;evangelista l&#8217;intero ministero di Ges\u00f9 rappresenta la grande battaglia nei confronti del mondo, come in precedenza Ges\u00f9 stesso aveva detto: \u00abIo sono venuto in questo mondo per giudicare (o &#8220;come oggetto di giudizio&#8221;)\u00bb (Gv 9,39). La venuta di Ges\u00f9 costituisce la grande crisi del mondo, poich\u00e9 ora gli uomini sono invitati ad accogliere la luce piuttosto che le tenebre; chiamati a decidere per la luce e la verit\u00e0 e non per la falsit\u00e0 e le tenebre, riconoscendo Ges\u00f9 come luce del mondo come via della verit\u00e0 e della vita (cfr. Gv 8,16; 12,31; 16,8.11). <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ges\u00f9, il martire <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Nonostante questa ampia comprensione della nozione di testimone nel Nuovo Testamento, Ges\u00f9 per\u00f2 non \u00e8 mai chiamato martys. Tale assenza sembra alquanto strana in riferimento alla morte di Ges\u00f9 che comunque costitu\u00ec il modello per i martiri seguenti, a partire da Stefano. Ma la lacuna \u00e8 solo apparente. La morte di Ges\u00f9 sollev\u00f2 una importante questione per i suoi primi seguaci. Paolo l&#8217;affronta direttamente: fu una pietra d&#8217;inciampo per i Giudei che potevano riconoscere come messia solo colui che avrebbe inaugurato un regno di Dio glorioso, non uno che aveva subito la morte come un criminale. Per i pagani, invece, specialmente per le \u00e9lite della societ\u00e0 romana (a Corinto e altrove), la pretesa che una persona cos\u00ec vilipesa e disonorevole potesse ricevere tributi divini o umani era impensabile e perfino ridicolo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">I primi cristiani ricorrevano alle Scritture ebraiche, le quali permettevano loro di cogliere la morte di Ges\u00f9 in una prospettiva diversa da quella della comune cultura ellenistica. La formula di Paolo \u00abegli mor\u00ec per (a causa dei) nostri peccati\u00bb e l&#8217;affermazione che Marco pone sulle labbra di Ges\u00f9, per cui egli desidera essere il servo la cui vita sar\u00e0 offerta in riscatto, o come sacrificio, per il peccato di molti, evocano chiaramente il noto brano di Isaia sul servo sofferente (Is 53). In ogni caso era ben nota in Israele la figura del profeta e dell\u2019uomo pio che \u2013 l\u2019uno per la sua missione, l\u2019altro per la sua religiosit\u00e0 \u2013 subiscono oltraggi, persecuzione e persino la morte. Basti pensare ad Elia e ai profeti trucidati da Gezabele, al \u201cmartirio\u201d del profeta Uria (1Re 19,10; Ger 26,20). Il profeta autentico, secondo la tradizione ebraica, non parla in modo da lusingare l\u2019orecchio del popolo. Il profeta non pu\u00f2 essere che un predicatore di penitenza. E la reazione che incontra \u00e8 sempre la stessa in tutti i tempi: \u201cperch\u00e9 metti sottosopra Israele?\u201d(1Re 18,17), e deve in un modo o nell\u2019altro portarne le conseguenze. Potremmo dire che Geremia, il quale os\u00f2 sfidare l&#8217;aristocrazia gerosolimitana dei suoi tempi rischiando la morte, fu come il prototipo tra i profeti. In lui sono intimamente legati gli oracoli e la vicenda di perseguitato per quel che diceva. Ebbene i primi cristiani lessero quel che accadde ai profeti come una figura di quel che accadde a Ges\u00f9. <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">L\u2019evangelista Luca, tra gli autori evangelici, \u00e8 forse quello che descrive con pi\u00f9 chiarezza Ges\u00f9 come profeta perseguitato a causa della giustizia: lo ritrae come sostenitore dei poveri, come colui che sfida i ricchi e che alla fine \u00e8 condannato con l&#8217;esplicita accusa politica di &#8220;sobillare il popolo&#8221; impedendo di dare tributi a Cesare, ed \u00e8 accusato di agitare la gente \u00abdopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui\u00bb (Lc 23,2-5). Nel racconto lucano, Ges\u00f9, autoproclamatosi profeta di una giustizia per tutti in accordo con la tradizione giubilare (Lc 4,18-20), respinge le intimidazioni dei suoi avversari. Come altri profeti prima di lui, sente l&#8217;urgenza di recarsi a Gerusalemme, anche a costo della morte. Ed anzi, pur avvisato del pericolo dai farisei, ignora l&#8217;ammonimento di sottrarsi alla probabile minaccia rappresentata da Erode Antipa (Le 13,31-35). E, in ogni caso, pur sapendo che andava incontro alla morte con la sua predicazione, non solo non smise ma neppure fugg\u00ec da Gerusalemme. Disse anzi ai suoi discepoli: \u201cNon \u00e8 possibile che un profeta muoia fuori da Gerusalemme\u201d(Lc 13,33).<\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Quindi sebbene Ges\u00f9 non sia indicato con il termine martys, salvo che nell\u2019Apocalisse (1,5): \u201cGes\u00f9 Cristo , il testimone (martys) fedele\u201d, di fatto viene indicato con tutti significati che esso ha, appunto di una testimonianza d\u2019amore che giunge sino all\u2019effusione del sangue. La scena della croce, come descritta da Giovanni, \u00e8 emblematica del martirio: Ges\u00f9, dopo aver detto \u201ctutto \u00e8 compiuto!\u201d, emette lo Spirito e dal suo cuore squarciato esce sangue ed acqua. E Giovanni aggiunge: \u201cVolgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto\u201d(Gv 19, 37). Ges\u00f9 \u00e8 il martire a cui i credenti debbono guardare. L\u2019autore dell\u2019Apocalisse, chiamando Ges\u00f9 \u201cmartys fedele\u201d voleva incoraggiare i cristiani dell\u2019Asia Minore che, nel 90 d.C., soffrivano a causa dell\u2019imperatore romano Domiziano, facendoli volgere verso il crocifisso. E coloro che hanno pagato con la morte il prezzo supremo della loro fedelt\u00e0 hanno \u201clavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell\u2019agnello\u201d(7,14). E cos\u00ec hanno potuto partecipare alla celebrazione celeste trionfante. La caduta di Roma \u00e8 imminente \u2013dice l\u2019autore dell\u2019Apocalisse ai cristiani &#8211; e sar\u00e0 sostituita dalla nuova Gerusalemme che scender\u00e0 dal cielo, inaugurando i mille anni del regno di Cristo e dei suoi eletti. In questa opera densa di immagini, la memoria e la celebrazione della sorte toccata&nbsp; a Ges\u00f9 per mano dei romani era il modo pi\u00f9 chiaro per incoraggiare i cristiani perseguitati. Ges\u00f9, il testimone (martire), \u00e8 il primo dei credenti, il primo dei risorti. Con questo ideale i cristiani resistevano al persecutore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">&nbsp;<\/P><br \/>\nIl martirio nella prima Chiesa<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Ges\u00f9 appare perci\u00f2 fin dall\u2019inizio come il prototipo del martire. Ma \u00e8 con il II secolo il termine martys inizia a fissarsi nel significato di chi muore per testimoniare la fede. E questo accade a causa della persecuzione abbattutasi sui cristiani. Continuava ovviamente l\u2019uso del termine in rapporto a chi aveva il particolare incarico di rendere testimonianza missionaria, ma veniva applicato sempre pi\u00f9 a coloro che davano testimonianza affrontando anche la minaccia di morte. Con la morte la testimonianza era piena. La prima volta che appare ben chiaro questo nuovo senso \u00e8 nella narrazione del martirio di Policarpo. Subito dopo la sua morte, avvenuta probabilmente nel 155, nella lettera della comunit\u00e0 di Smirne a quella di Filomelio si legge: \u201cPolicarpo che fu il dodicesimo a subire il martirio in Smirne con quelli di Filadelfia\u2026non solo fu maestro insigne, ma anche martire eccelso, il cui martirio tutti aspirano a imitare, avvenuto com\u2019\u00e8 a somiglianza di quello di Cristo narrato dal Vangelo\u201d. Nella comunit\u00e0 di Smirne quindi alla met\u00e0 del II secolo si era ormai stabilito un uso tecnico del termine \u201cmartirio\u201d. Questa nuova terminologia si diffonde ovunque. La si trova ad esempio negli Atti di Giustino: \u201ci santi martiri diedero appieno la loro testimonianza (morirono), professando la fede nel salvatore nostro\u201d. E comunque d\u2019ora in avanti saranno chiamati martiri solo coloro che vengono uccisi a causa della fede, ad imitazione di Ges\u00f9. Indicare Stefano come il martire perfetto \u00e8 un chiaro riferimento per intendere la martyria come una testimonianza suggellata dalla morte. Accanto a questo significato si trovano i primi cenni relativi a coloro che subiscono la persecuzione ma poi sono liberati. Testimone (martire) in questo caso significa \u201cconfessore\u201d, ossia colui che ha confessato, che ha detto pubblicamente, la sua fede cristiana. La differenza tra il \u201cmartire\u201d e il \u201cconfessore\u201d \u00e8 chiara: nel primo c\u2019\u00e8 il sigillo della morte che non \u00e8 presente invece nel secondo. Attorno ad ambedue si crea una piccola teologia. Per quanto riguarda i confessori il testo pi\u00f9 chiaro \u00e8 quello di Ippolito, il quale sostiene che sui confessori non si debbono imporre le mani per il diaconato e il presbiterato poich\u00e9 essi gi\u00e0 possiedono la dignit\u00e0 presbiterale grazie alla loro testimonianza. Erano considerati come dei carismatici, ossia come credenti che avevano parlato nei tribunali in forza dello Spirito. Mentre la testimonianza dei martiri era uno dei cardini sui quali le diverse comunit\u00e0 cristiane si edificavano, e non solo per la nota affermazione di Tertulliano: \u201cSeme per i cristiani \u00e8 il sangue dei martiri\u201d. Sulle loro tombe si edificavano le Basiliche e attorno a loro i cristiani volevano essere sepolti per poter risorgere immediatamente assieme ad essi che erano i primi tra tutti. Essi sono la corona di Cristo e la vera immagine della Chiesa. Insomma l\u2019ecclesia martyrum, come dir\u00e0 la teologia medievale, non \u00e8 solo un dato accidentale relativo alle contingenze della persecuzione, ma una dimensione centrale nella vita della Chiesa. <\/P><br \/>\n<P class=MsoPlainText style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">E questo appare con chiarezza con la mutazione avvenuta con Costantino, allorch\u00e9 il cristianesimo diventa con lui religio licita e pi\u00f9 tardi religione ufficiale dell\u2019Impero. I cristiani non sono pi\u00f9 perseguitati e quindi potranno testimoniare la loro fede senza ovviamente venire messi a morte. Ma non per questo deve finire l\u2019ecclesia martyrum. La Chiesa, potremmo dire, non pu\u00f2 non essere perseguitata; non pu\u00f2 non essere in contrasto con il mondo. E nella nuova condizione in cui viene a trovarsi il cristianesimo il martirio non viene pi\u00f9 dalla persecuzione esterna perch\u00e9 ci si oppone all\u2019imperatore, ma dalla scelta di opporsi ai nuovi idoli di una societ\u00e0, divenuta s\u00ec cristiana, ma che non vive pi\u00f9 la radicalit\u00e0 evangelica. La Chiesa non poteva vivere senza mostrare la radicalit\u00e0 del vangelo. Il nuovo martirio pertanto non era pi\u00f9 quello causato dalla persecuzione ma quello scelto da quei cristiani che rifiutavano di seguire i nuovi idoli mondani. Costoro \u201cmorivano\u201d al mondo e alla sua logica per abbracciare Ges\u00f9 solo. \u00c8 la nascita del monachesimo, inteso appunto come un nuovo martirio. Uomini e donne lasciavano la vita ordinaria e si rifugiavano nel deserto. Il monachesimo era la nuova forma di martirio, ossia di testimonianza radicale, in un tempo in cui il cristianesimo era divenuto religione ufficiale dell\u2019impero. Ma qui si apre un altro capitolo sul senso spirituale del martirio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Nei secoli successivi, e precisamente dal V al XIX secolo, non sono mancati mai cristiani uccisi per la fede. Certo per\u00f2 non sono stati cos\u00ec numerosi come nei primi quattrocento anni dell\u2019era cristiana. E sarebbe certo utile percorrerne l\u2019itinerario. Qualche riflessione ascolteremo anche oggi. Per uno sguardo di sintesi si potrebbe vedere il volume The new enciclopedia of Christian Martyrs curato da Mark Water, anche se lui pone tra i martiri tutti coloro che sono stati uccisi, ad esempio, dall\u2019inquisizione e dalle lotte di religione in Europa e cos\u00ec via. Non \u00e8 questa la sede n\u00e9 per esaminare questo volume n\u00e9 per trattare il martirio nei secoli successivi alla prima era cristiana. Una cosa tuttavia \u00e8 chiara: i martiri della prima Chiesa conservavano un notevole influsso nella vita cristiana. Basti pensare alla elaborazione dei martirologi, all\u2019edificazione di basiliche sulle loro tombe e alla devozione alle reliquie. Il martirio restava comunque l\u2019ideale pi\u00f9 alto della sequela di Cristo. E non pochi cristiani, durante il medioevo, lo ricercavano come una sorta di vocazione. Penso, ad esempio, ai cinque protomartiri francescani, tutti della valle terzana. Il loro ideale era andare in Marocco e morire per Cristo per le mani dei musulmani. Una idea che li fece muovere di qui sino in Portogallo da dove salparono per il Marocco. E al ritorno delle loro spoglie, Sant\u2019Antonio, che era rimasto colpito dalla loro povert\u00e0 a Coimbra, quando vide i loro corpi tornare lasci\u00f2 l\u2019ordine agostiniano per seguire Francesco di Assisi. E anche lui scelse di salpare verso il Marocco per ricevere il martirio. Una tempesta lo port\u00f2 in Italia e venne anche qui a Narni per vedere la terra che aveva dato i natali ai primi cinque martiri francescani.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\nI \u201cnuovi martiri\u201d nelle Chiese del Novecento<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">\u00c8 nel Novecento che la Chiesa torna ad essere la Chiesa dei martiri. Il XX secolo infatti \u00e8 stato il secolo del martirio. Mai nella storia cristiana i \u201cmartiri\u201d sono stati cos\u00ec numerosi. Ed \u00e8 per questo che pu\u00f2 essere&nbsp; collegato direttamente ai primi secoli della cristianit\u00e0. In ambedue i casi la Chiesa ha vissuto un martirio di massa, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. Ed \u00e8 ovvio che, come accadde allora, il senso del martirio venga nuovamente messo in questione. Il bagaglio teologico fin qui pervenuto \u00e8 piuttosto stretto per accogliere questo nuovo fenomeno che la Chiesa ha vissuto e continua a vivere. \u00c8 stato decisivo l\u2019intervento di Giovanni Paolo II. A parte l\u2019alto numero di martiri che ha beatificato come tali, pi\u00f9 di 400, un numero notevole vista la rarit\u00e0 con cui si facevano prima, Giovanni Paolo II ha allargato il senso del martirio rispetto alla comprensione che si aveva fino ad oggi, soprattutto portando all\u2019attenzione dei credenti i milioni di cristiani uccisi dal comunismo, dal nazismo, e da altri poteri dittatoriali. Il volume di Andrea Riccardi che esamina l\u2019intera documentazione giunta in Vaticano dalle varie conferenze episcopali relativamente ai \u201cmartiri\u201d del Novecento mostra un impressionante affresco di uomini e donne, di adulti e bambini, di vescovi, preti, religiosi, religiose, semplici laici, cattolici, ortodossi, anglicani, protestanti, tutti uccisi violentemente dalla ferocia dittatoriale. Era una realt\u00e0, sconosciuta dall\u2019Occidente. L\u2019incredibile numero e l\u2019inimmaginabile ampiezza ha portato a riflettere nuovamente sul concetto di martirio inteso come odium fidei. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">All\u2019interno di questo orizzonte credo sia utile fare almeno qualche cenno sulla nozione del martirio inteso come &#8220;odio verso la fede&#8221;. Tale dizione viene dal trattato sulle canonizzazioni di Benedetto XIV (1737), che ebbe il grande merito di fare ordine in questa materia eliminando molta mitologia presente nelle narrazioni martiriali. Oggi, lo ripeto, questo assioma viene per\u00f2 riconsiderato da non pochi teologi. Esaminandolo nel corso degli ultimi secoli si rileva che in origine l&#8217;accento dell&#8217;espressione in odium fidei cadeva pi\u00f9 sulla parola &#8220;odio&#8221; che sulla parola &#8220;fede&#8221;. Colui che moriva per odio si contrapponeva a chi era morto non in modo passivo ma nella lotta per la fede, o \u00abdifendendo la rem publicam dall&#8217;attacco di nemici che manovrano per la distruzione della fede\u00bb, come scrive ad esempio san Tommaso. E l\u2019Aquinate si chiede se questi soldati non siano da considerare martiri. Ebbene, anche se il suggerimento non ebbe seguito, \u00e8 tuttavia importante il motivo che Tommaso adduce per la sua tesi: \u00abEssi \u2013 scrive san Tommaso &#8211; hanno messo il bene comune al di sopra del proprio bene personale\u00bb4. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Le cose acquistano una luce diversa nel tempo della Controriforma. Il clima polemico port\u00f2 a spostare l\u2019accento dal termine odio alla parola \u201cfede\u201d, intendendola per\u00f2 in maniera nozionista e come sganciata dalla vita concreta del credente. Nel clima polemico, che portava a difendere la dottrina, il martire diveniva colui che moriva per difendere appunto il bagaglio delle verit\u00e0 cristiane. In tal senso la morte in odium fidei comportava che l\u2019intenzione dell\u2019uccisore fosse diretta contro le verit\u00e0 di fede. Ma tale spostamento di accento portava a conseguenze di questa natura: solo un non credente pu\u00f2 provocare martiri. Un cristiano, per quanto crudele sia, se si professa cristiano, non pu\u00f2 uccidere odiando la fede. Se uccide qualcuno non \u00e8 in odium fidei ma, ad esempio, per motivi politici, o altro ancora. Questa conseguenza crea ad esempio non poche difficolt\u00e0 nell\u2019interpretazione di molte drammatiche vicende contemporanee, come ad esempio le uccisioni di cristiani avvenute in America Latina per mano di politici cristiani. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Quel che a me pare decisivo \u00e8 l\u2019approfondimento del termine \u201cfede\u201d, anche perch\u00e9 San Tommaso stesso aveva questo problema. Quando infatti si chiede se la causa del martirio sia \u00absolo la fede\u00bb,7 risponde negativamente, affermando che il martire non d\u00e0 testimonianza di una verit\u00e0 qualunque, ma di una verit\u00e0 che \u00e8 \u00absecundum pietatem\u00bb, ossia una fede vissuta nella propria vita; e porta ad esempio il Battista, il quale fu ucciso da Erode perch\u00e9 condannava il suo comportamento. E poi aggiunge: poich\u00e9 \u00abla causa del martirio \u00e8 un bene divino\u2026qualunque bene umano pu\u00f2 essere causa del martirio se viene riferito a Dio\u00bb. Il martirio quindi \u00e8 un bene divino perch\u00e9 \u00e8 un dono di Dio e non perch\u00e9 riguarda una verit\u00e0 astrattamente considerata. Ed ecco perch\u00e9 san Tommaso&nbsp; definisce&nbsp; il&nbsp; martire: \u00abtestimone della perfezione dell&#8217;amore\u00bb8. E di questa perfezione dell&#8217;amore fa parte la giustizia, la carit\u00e0 e le altre virt\u00f9. Nel&nbsp; martirio, spiega san Tommaso, l&#8217;uomo \u00abnon abbandona la fede e la giustizia neppure dinanzi al pericolo di morte imminente\u00bb. San Tommaso sottolinea altrove che \u00absoffre per Cristo non solo chi soffre per la fede di Cristo, ma per qualunque opera di giustizia per amore di Cristo\u00bb9. L&#8217;espressione &#8220;qualunque opera&#8221; frena ogni tentativo di ridurre la giustizia ad una semplice fedelt\u00e0 a verit\u00e0 di fede astratte. Questa posizione di San Tommaso entra pienamente nella Costituzione del Vaticano II sulla Chiesa, la Lumen Gentium. Scrivono i padri conciliari: \u00abIl martirio, mediante il quale il discepolo \u00e8 reso simile al Maestro, che liberamente ha accettato la morte per la salvezza del mondo, conformandosi a lui nella effusione del sangue, \u00e8 stimato dalla chiesa come il dono eccezionale e la suprema prova della carit\u00e0\u00bb(LG 42). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Questo passaggio si trova nel numero della costituzione che comincia con la citazione di 1Gv 4,16: \u00abDio \u00e8 amore e chi rimane nell&#8217;amore rimane in Dio e Dio in lui\u00bb. \u00c8 evidente la volont\u00e0 del Concilio di definire il martirio come una assimilazione alla morte di Ges\u00f9. \u00c8 questa la definizione pi\u00f9 chiara del martirio: essere assimilati &#8220;alla morte di Cristo&#8221;. Il martirio che \u00e8 un eccezionale dono, come scrive il Concilio, \u00e8 anzitutto prova della carit\u00e0. Il martire potrebbe essere chiamato testis charitatis. \u00c8 per questo che Giovanni Paolo II ha voluto che M. Kolbe fosse chiamato martire. In verit\u00e0, gi\u00e0 il Concilio di Trento insegna che la fede \u00abse non \u00e8 informata dall&#8217;amore\u00bb non merita il nome di fede, perch\u00e9 \u00e8 una fede \u00abmorta e oziosa\u00bb (DS 1571). In questo modo la definizione del martirio si incentra soprattutto sulle ragioni di chi muore e non esclusivamente sulle ragioni di chi uccide. Nell&#8217;interessarsi delle vittime piuttosto che del carnefice si recupera la terminologia della chiesa primitiva, per la quale il martire \u00e8 principalmente &#8220;testimone&#8221;. Testimone della verit\u00e0 di Dio che \u00e8 l&#8217;amore, in un mondo retto dal disamore e dall&#8217;egoismo. Testimone di questa verit\u00e0 con la testimonianza della propria vita, e non con un semplice insegnamento astratto. E testimone supremo, perch\u00e9 il dono della vita \u00e8 l&#8217;espressione suprema dell&#8217;amore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">In tale contesto il termine \u201cfede\u201d viene allargato sino a comprendere l\u2019intera vita del credente e quindi la stessa comunit\u00e0 cristiana, la Chiesa. La Chiesa e la sua vita fa parte della verit\u00e0 della fede, come del resto si diceva in antico lex orandi, lex credendi. In questo senso, essere uccisi per l\u2019opposizione a una Chiesa evangelicamente ispirata, rientra nella morte in odium fidei. \u00c8 la tesi che sosteniamo nella causa di beatificazione di mons.Romero. Nella documentazione presentata si sottolinea appunto il clima di persecuzione perpetrato dalle autorit\u00e0 politiche salvadoregne contro una Chiesa che voleva seguire i dettami del Vaticano II e che aveva fatto la scelta dei poveri. \u00c8 vero che gli oppositori erano cristiani, ma essi uccisero Romero ed altri perch\u00e9 con la loro vita e le loro scelte indicavano una Chiesa che seguiva tenacemente le riformi conciliari e le scelte decise nelle conferenze dei vescovi dell\u2019America Latina. I motivi potevano essere politici, ossia di conservazione del loro potere, ma come erano politici i motivi portati contro Ges\u00f9 che sobillava il popolo. Furono uccisi preti e suore, catechisti e gente comune. L\u2019arcivescovo, divenuto unica voce, fu ucciso perch\u00e9 non parlasse pi\u00f9. Romero ha imitato Ges\u00f9 soprattutto alla fine, nel momento della morte avvenuta sull\u2019altare al momento dell\u2019offertorio.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">Nel contesto dei nuovi martiri del Novecento si aggiunge una dimensione ancor pi\u00f9 sorprendente che gi\u00e0 Paolo VI aveva intuito. Nella omelia per la canonizzazione dei martiri ugandesi disse che: \u201cla testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue \u00e8 divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti\u201d. Giovanni Paolo II ne ha rilevato l\u2019incredibile valenza ecumenica. Egli afferma che nei nuovi martiri del Novecento, che appartengono a tutte le Chiese cristiane, la Chiesa ha gi\u00e0 trovato la sua unit\u00e0, sottolineando che l\u2019amore martiriale racchiude l\u2019intera professione di fede. E torna ancora una volta in tutta la sua ricchezza l\u2019espressione antica della ecclesia martyrum come la sostanza della sua stessa esistenza. Il martirio nasce dall\u2019amore di Dio riversato nel cuore dei martiri. E per questo il martirio \u00e8 anzitutto un dono di Dio al martire. E il martire \u00e8 un regalo di Dio per il popolo di Dio. Perch\u00e9 \u00e8 testimone della fede essendo testimone dell&#8217;amore supremo. Proprio per questo, dimenticare i martiri non \u00e8 solo una negligenza. Dimenticarli \u00e8 non ascoltare un insegnamento, \u00e8 chiudere i propri occhi e indurire il cuore perch\u00e9 la loro lezione non entri in noi. Ed \u00e8 per questo che ho voluto porre al centro della cattedrale di Terni una croce: con il crocifisso e il risorto. Ges\u00f9, primo martire e primo risorto, e accanto a lui nella facciata di fronte i tre martiri della nostra Diocesi: Valentino, Giovenale e Firmina; e dietro, i tre nuovi martiri del Novecento: Thykon, patriarca di Mosca, Bonoheffer, teologo protestane e Romero, arcivescovo di San Salvador. Il loro martirio, la loro testimonianza \u00e8 un dono da accogliere, da custodire e da trasmettere. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">NOTE&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&#8216;K. RAHNER, Dimensioni del martirio. Per una dilatazione del concetto classico, in Concilium 3\/1983, 28.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">2Come tante altre volte, Rahner si mostrava in questo caso pi\u00f9 autenticamente tradizionalista dei suoi oppositori. Anche san Tommaso ritiene martire chi muore in difesa della propria verginit\u00e0; e altrove argomenta che la chiesa celebra il martirio di san Giovanni Battista che pure non \u00e8 stato ucciso allo scopo di negare la fede, ma perch\u00e9 aveva riprovato un adulterio (Summa theologiae IIa- IIae, q. 124, a. 5c).<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">3Ho martys ho pist\u00f3s: Ap 1,5.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">4 Cf. TOMMASO D&#8217;AQUINO, In IV Sent., dis. 49, q. 5, a. 3, quaestiunculae 2 e 3.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">5 Non voglio parlare della guerra civile spagnola, rispetto a cui si \u00e8 dato per scontato che potevano essere beatificati solo coloro che era morti in una fazione. Mai coloro che sono morti nell&#8217;altra, anche se erano stati cristiani o presbiteri che morivano per il proprio modo di concepire la fede. E ce ne furono.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">6 J.&nbsp; HERN\u00c0NDEZ&nbsp; Fico,&nbsp; II&nbsp; martirio&nbsp; oggi&nbsp; in&nbsp; America&nbsp; Latina:&nbsp; scandalo&nbsp;&nbsp; follia e forza di Dio, in Concilium 3\/1983, 82.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">7 Summa theologiae, IIa-IIae, q. 124, a. 5.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">8\u00abMaxime demonstrat perfectionem charitatis\u00bb.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">9Commento Ad romanos, cap. 8, lect. 7.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">10Ancor prima del concilio, Sebastian Tromp nel suo De revelatione chrinstiana definisce il martirio come \u00abl&#8217;accettazione volontaria di una morte inflitta ex odio fidei vel legis divinae\u00bb&nbsp; (p.&nbsp; 348).&nbsp; Ho concluso&nbsp; la&nbsp; citazione&nbsp; in latino perch\u00e9 sia chiaro che la &#8220;fede&#8221; viene identificata con la &#8220;legge divina&#8221; (il testo non dice aut, ma vel) e questa \u00e8 una maniera di alludere alla prassi umana in opposizione a una concezione meramente nozionistica della fede.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">11Vale la pena notare che nei vangeli quasi tutte le volte che Ges\u00f9 si mostra conflittuale, poco prima ci era stato detto che \u00abgli si erano commosse le viscere\u00bb.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">&nbsp;12ORIGENE,&nbsp; Contra&nbsp; Celsum,&nbsp;&nbsp; VIII,&nbsp; 68&nbsp; (in&nbsp; PG&nbsp; 11,&nbsp;&nbsp; 1619).&nbsp;&nbsp; Cf.&nbsp; pure&nbsp; ibid.,&nbsp; VIII,&nbsp; 73 (in PG 11, 1627) sulla divinizzazione degli imperatori e il servizio nell&#8217;esercito.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">13 \u00abPossono uccidermi, ma non possono arrecarmi nocumento\u00bb: frase di Socrate citata in GIUSTINO, Apologi\u00e0 I, 24.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 441.0pt\">14&nbsp; P.&nbsp;&nbsp; CASALD\u00c0LIGA,&nbsp; Gli&nbsp;&nbsp; indios&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8220;crocifissi&#8221;.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un&nbsp;&nbsp; caso&nbsp;&nbsp; di&nbsp;&nbsp; martirio&nbsp;&nbsp; anonimo collettivo, in Concilium 3\/1983, 97.&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Per una teologia del martirio di ieri e di oggi&nbsp; &nbsp; Premessa &nbsp; Esprimo anzitutto la mia gratitudine a tutti coloro che in occasione della festa di San Valentino, vescovo e martire, hanno organizzato questa giornata di studio sul martirio. 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