{"id":15702,"date":"2004-12-24T00:00:00","date_gmt":"2004-12-24T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/insisto-per-san-francesco-nello-statuto.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"insisto-per-san-francesco-nello-statuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/insisto-per-san-francesco-nello-statuto.html","title":{"rendered":"Insisto per San Francesco nello Statuto"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019&nbsp;sempre particolare l\u2019aria natalizia. Tutti ci impegniamo per fare festa. Anche la corsa ai regali ne fa parte. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec. E tuttavia un punto nodale \u00e8 da richiamare, se non vogliamo che se ne perda il senso. Il Natale non \u00e8 la \u00abnostra\u00bb festa. \u00c8 la festa di Ges\u00f9 che nasce in mezzo a noi; una nascita cos\u00ec straordinaria da convincere gli uomini a dividere la storia in due: prima e dopo questa nascita. Nonostante tale rilevanza corriamo il rischio di perdere di vista il festeggiato. Per questo ricordarlo \u00e8 opportuno. E vorrei dire subito che fa onore all\u2019Umbria il fatto che uno dei suoi figli abbia riproposto con una incredibile plasticit\u00e0 la verit\u00e0 del Natale. <BR>Mi riferisco a Francesco di Assisi. Permettetemi per\u00f2 un inciso, visto che qualcuno in un quotidiano, proprio ieri, chiedeva il perch\u00e9 della mia (e non solo mia) insistenza per inserire il nome di san Francesco (e san Benedetto) nello statuto della regione. A parte la questione del marketing: \u00e8 capitato a me, ma credo ad ogni umbro, scoprire che nel mondo \u00e8 san Francesco a far conoscere l\u2019Umbria e non viceversa. Ed \u00e8 anche ovvio che scrivere per scrivere non basta. Gi\u00e0 l\u2019apostolo Paolo diceva che non \u00e8 la lettera che conta ma lo spirito (anche se lo spirito senza lettera \u00e8 difficile vederlo). E ugualmente sentiamo spesso lamentare che le leggi ci sono ma \u201cchi pon mano ad esse\u201d? In ogni caso \u201cscripta manent\u201d e aiutano a ricordare e, speriamo, anche a vivere. <BR><BR>Ma torniamo alla settimana prima del 25 dicembre del lontano 1223, a Greccio, quando Francesco volle appunto \u201cvedere\u201d con gli occhi il mistero del Natale. Chiam\u00f2 il suo amico Giovanni Vellita e gli disse: \u00abGiovanni, vorrei in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si \u00e8 trovato il bambino per la mancanza di cose necessario a un neonato, come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l&#8217;asinello\u201d. <BR>Francesco voleva \u201cvedere\u201d il Natale. I cristiani, in verit\u00e0, sin dai primi secoli avevano rappresentato quella nascita; ma era quasi scorporata dall&#8217;ambiente in cui era avvenuta, dalla gente che l&#8217;aveva vista. Nelle grandi basiliche di Gerusalemme, di Roma, di Costantinopoli, i mosaici e gli affreschi rappresentavano Maria vestita da regina e il bambino in fasce, ma orlate d&#8217;oro. Quel bambino era il dominatore dei regni di questo mondo, ed era giusto. Anzi ne abbiamo bisogno anche oggi, abituati come siamo a vedere, ad accettare e anche a subire altri signori, altri dettati, sulla nostra vita. Quel bambino \u00e8 venuto a liberarci da tutti i \u201csignori\u201d, compreso il nostro egocentrismo! <BR>Ecco perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno del Natale. Ma come viverlo? Il Celano ricorda il desiderio di Francesco di \u201cosservare perfettamente e sempre il santo vangelo e di imitare fedelmente gli esempi del Signore\u201d. E, in questa nostra terra di contadini e di pastori, voleva toccare con mano la scena evangelica; voleva vedere com\u2019era andata davvero, quello che videro i primi pastori. Francesco era ormai quasi cieco; un\u2019infezione contratta in Egitto gli stava spegnendo la vista. E forse anche questo lo spingeva a \u00abvedere\u00bb quel Natale. Quella notte bramava di vivere la gioia di quei pastori che giunsero in fretta \u00aba Betlemme e l\u00ec trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia\u00bb. In quella notte Greccio divenne come una nuova Betlemme. Francesco ci offre ancora oggi l&#8217;indicazione di come si vive il Natale: recarsi a \u00abvedere\u00bb quel bambino significa cogliere la salvezza. Chi vede quel bambino infatti non incontra la forza del proprio orgoglio, non confida nelle proprie ricchezze, non si affida ai potenti di questo mondo; incontra solo un bambino povero, debole e indifeso. Per lui \u00abnon c&#8217;era posto nell&#8217;albergo\u00bb, come tante volte non c&#8217;\u00e8 posto tra gli uomini per quelli che sono deboli e indifesi. <BR>Sono anzitutto i bambini soli che continuano a morire di fame a migliaia al giorno, sono quelli mandati a fare la guerra, e poi i malati, i profughi, gli stranieri lontani dalla loro terra, gli abbandonati, gli oppressi, i condannati a morte, le vittime delle guerre e della violenza. Come quei pastori, come Francesco, dobbiamo recarci a \u00abvedere\u00bb questi numerosi presepi attuali e tragici, e accoglierli nel nostro cuore, nella nostra vita, nelle nostre preoccupazioni. \u00c8 bello continuare ad allestire il presepe: ci ricorda che non dobbiamo chiudere le nostre porte ai piccoli e ai deboli. E soprattutto ci mostra la strategia di Dio: vincere il male con il bene, sradicare la cattiveria con l\u2019amore. \u00c8 anche il messaggio del Papa per il primo gennaio del 2005 in occasione della giornata della pace. <BR><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019&nbsp;sempre particolare l\u2019aria natalizia. Tutti ci impegniamo per fare festa. Anche la corsa ai regali ne fa parte. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec. E tuttavia un punto nodale \u00e8 da richiamare, se non vogliamo che se ne perda il senso. 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