{"id":15700,"date":"2004-11-20T00:00:00","date_gmt":"2004-11-20T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/introduzione-al-libro-giunio-tinarelli-luomo-piu-felice-al-mondo.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"introduzione-al-libro-giunio-tinarelli-luomo-piu-felice-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/introduzione-al-libro-giunio-tinarelli-luomo-piu-felice-al-mondo.html","title":{"rendered":"Introduzione al libro &#8220;Giunio Tinarelli, l&#8217;uomo pi\u00f9 felice al mondo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><P>Era una giornata qualsiasi di fine gennaio 2004 e a Temi arriv\u00f2 la notizia della chiusura del reparto del Magnetico nelle acciaierie. Era come un fulmine a ciel sereno. La decisione aziendale, presa solo in base a dubbie logiche economiche, significava la crisi per centinaia di famiglie. La propriet\u00e0 delle acciaierie ternane avrebbe chiuso per gli interessi internazionali di una multinazionale: cos\u00ec come anni addietro, per ragioni di convenienza, avevano comprato, adesso, per altre ragioni di opportunit\u00e0 avrebbero chiuso.<BR>Questa decisione coinvolgeva non solo la vita economica ma l&#8217;identit\u00e0 stessa della citt\u00e0. Infatti, quali che fossero le ragioni economiche che avevano indotto la dirigenza dell&#8217;acciaieria a decidere per la chiusura, era chiaro che non avevano avuto presenti a sufficienza le ragioni di quelle centinaia di famiglie. Insomma, quelle persone la loro vita, le loro scelte, i loro affetti, il loro nome contavano meno degli interessi aziendali. <BR>Del resto, cosa controbattere a chi sostiene che un&#8217;azienda esiste non per la<BR>vita e la dignit\u00e0 di chi ci lavora, ma per i soldi che produce altrove: in borsa, per gli azionisti, per i proprietari? Non c&#8217;\u00e8 dubbio che proprietari, azionisti e investitori hanno i loro diritti. Ma anche gli operai hanno i loro. Inalienabili.<BR>Nella battaglia per annullare o almeno per mitigare quella decisione Temi aveva e ha molte risorse. Si sono mobilitati in tanti: il Presidente della Repubblica, il Papa, i sindacati, tante altre personalit\u00e0 e molta gente umile e sconosciuta, ma solidale. E c&#8217;\u00e8 stato il miracolo: non la soluzione definitiva, ma un cambio di atteggiamento, l&#8217;apertura di una trattativa verso una decisione il pi\u00f9 possibile comune e, quindi, rispettosa dell&#8217;identit\u00e0 dei nostri operai. Quando seppi di questo cambio di opinione, venne spontaneo parlare di &#8220;miracolo&#8221;. Era il 14 febbraio 2004, ricorrenza di san Valentino, il patrono della citt\u00e0 di Terni. Nell&#8217;omelia dissi:.. &#8220;Facciamo bene a raccoglierci qui perch\u00e9 \u00e8 avvenuto un miracolo. \u00c8 stata allontanata una decisione ingiusta e crudele che ci era stata freddamente comunicata&#8221;. <BR>La coincidenza non era casuale. San Valentino aveva aiutato la sua citt\u00e0. Ma anche Giunio Tinarelli, operaio delle acciaierie, aveva certamente seguito e aiutato la &#8220;sua&#8221; fabbrica.<BR>A lui sono dedicate le pagine di questo libro. Giunio aveva lavorato nelle acciaierie con tutta la forza e l&#8217;entusiasmo della propria giovinezza, febbraio 1928 all&#8217;agosto 1937. Quando vi entr\u00f2 aveva sedici anni. Ne aveva venticinque quando dovette lasciare, vittima di una malattia devastante che nel giro di un anno l&#8217;avrebbe condotto all&#8217;immobilit\u00e0 totale e, vent&#8217;anni dopo, a soli quarantaquattro anni, se lo sarebbe portato via. <BR>Non \u00e8 stato una persona fuori dal comune, a prima vista. E&#8217; nato in una famiglia umile, non ha studiato pi\u00f9 del minimo, ha contato su scarse risorse economiche, gli \u00e8 venuta pure meno la salute. Eppure ci sono fondati motivi per ritenerlo l&#8217;uomo pi\u00f9 felice del mondo, come dice il titolo di questo libro. Era felice, allegro, viveva la sua vita con una gioia contagiosa. La gente non riusciva a capire da dove gli venisse quell&#8217; energia travolgente: non si poteva far altro che sentirla, goderla, farla propria, lasciarsi contagiare.<BR>Lui diceva di s\u00e9 che aveva ricevuto un compito: quello di essere operaio. Se, per ragioni che non sapeva, Dio aveva deciso anche di metterlo in quella situazione di infermit\u00e0, ebbene, lui l&#8217;avrebbe vissuta come meglio sapeva, facendo di tutto per rispondere alla volont\u00e0 di Dio, per non lasciarsi sconfiggere dalla rassegnazione. \u00c8 cos\u00ec che Tinarelli rimane operaio per tutta la vita: prima, delle acciaierie, poi di Dio e del dolore. E&#8217; stato un giovane attivissimo per tutta la vita, malgrado la rigidit\u00e0 del<BR>suo corpo. Anzi, potremmo dire che mentre il suo corpo perdeva forza e si irrigidiva, il suo cuore si &#8220;rafforzava e il suo amore si modulava e si allargava&#8221;. Anche se immobile nel corpo, ha promosso opere assistenziali e pellegrinaggi, ha confortato centinaia e centinaia di persone come lui, ha scritto lettere, ha fatto telefonate, ha viaggiato, si \u00e8 dato da fare con tutto se stesso.<BR>E l&#8217;ha fatto perch\u00e9 si \u00e8 lasciato travolgere dall&#8217;amore. Non ha<BR>posto ostacoli all&#8217;amore che il Signore, giorno dopo giorno, gli donava. E Giunio scopr\u00ec, anche per s\u00e9, che la felicit\u00e0 consisteva appunto, in questa generosit\u00e0 di amore. E fu davvero un uomo felice.<BR>Credo che il mondo d&#8217;oggi abbia bisogno di esempi come questo. Giunio Tinarelli insegna a tutti noi che il fondamento della felicit\u00e0 non viene dal di fuori, da ci\u00f2 che gli altri e le circostanze ci riconoscono. Non viene dal successo esteriore o dal benessere. Essere famosi, riveriti, non significa essere felici. Avere tutto e poter consumare ogni cosa non significa essere felici. Essere ossessionati dalla salute del proprio corpo non significa essere felici. Giunio Tinarelli ci insegna che la felicit\u00e0 consiste nello spendere la propria vita per gli attori, soprattutto per i pi\u00f9 deboli, per i malati, come lui ha fatto. E una verit\u00e0 semplice, e tuttavia essenziale. Per questo, anche un umile operaio di acciaieria, che si lascia trascinare dal Vangelo dell&#8217;amore, pu\u00f2 divenire un esempio per tutti noi, anche oggi. Forse soprattutto oggi, in mezzo a una societ\u00e0 come quella di questo inizio di millennio che sembra essere attenta solo all&#8217;esteriorit\u00e0 e al benessere per s\u00e9 stessi. Spero di vedere presto Giunio Tinarelli sugli altari, in modo<BR>che sia facile a tanti scorgerne l&#8217;esempio e rivolgersi al suo aiuto:<BR>sar\u00e0 un santo laico e lavoratore, adatto ai nostri tempi. Ma sin da<BR>ora pu\u00f2 aiutare tante persone a scoprire la verit\u00e0 di quelle parole di Ges\u00f9 riportate da san Paolo: &#8220;C&#8217;\u00e8 pi\u00f9 gioia nel dare che nel ricevere&#8221;. Tinarelli, queste parole, le ha vissute e le ha gustate alla lettera. Lo si capiva da quello che diceva e dall&#8217;espressione dei suoi occhi. Nonostante fosse inchiodato sul letto dalla malattia ha continuato a spargere amore, consolazione e speranza a coloro che gli si avvicinavano. Dal suo esempio possiamo apprendere la forza del Vangelo dell&#8217;amore, la bellezza del Vangelo della felicit\u00e0. Anche nelle difficolt\u00e0, nella povert\u00e0, nella vecchiaia, nella malattia, tutti, se ci lasciamo trasportare dall&#8217;amore, possiamo diventare uomini e donne che rendono felici gli altri. Prima operaio delle acciaierie poi operaio dell&#8217;amore, Tinarelli ha cercato sempre, &#8220;con l&#8217;aiuto di Dio, di trovare la sua felicit\u00e0 aiutando gli altri&#8221;, soprattutto i malati. Quelli che 10 hanno conosciuto e frequentato l&#8217;hanno capito. Era il suo segreto. Spero che in tanti possiamo cogliere ancora oggi il segreto di Giunio. E il segreto di sempre: solo nell&#8217;amore, solo nel volersi bene si trova la via della felicit\u00e0. E della santit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una giornata qualsiasi di fine gennaio 2004 e a Temi arriv\u00f2 la notizia della chiusura del reparto del Magnetico nelle acciaierie. Era come un fulmine a ciel sereno. 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