{"id":15695,"date":"2004-09-29T00:00:00","date_gmt":"2004-09-29T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/convegno-ecumenico-nazionale-a-bari.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"convegno-ecumenico-nazionale-a-bari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/convegno-ecumenico-nazionale-a-bari.html","title":{"rendered":"Convegno Ecumenico Nazionale a Bari"},"content":{"rendered":"<p><P>Premessa <\/P><br \/>\n<P>Siamo al termine di questo nostro Convegno annuale. Permettete che all&#8217;inizio sottolinei la gioia di tutti per la liberazione delle due italiane e dei due iracheni, avvenuta ieri. Vorrei dire che \u00e8 una vittoria del dialogo sulla guerra, segno che la forza dell&#8217;amore ha piegato la logica della violenza. <BR>Ed \u00e8 vero anche quando si incontrano fratelli di Chiese diverse. Siamo fratelli per il battesimo e questo vale per tutti e per tutte le Chiese e confessioni cristiane. L&#8217;incontro fraterno perci\u00f2 riceve una grazia speciale, forte e illuminante. Lo abbiamo sentito anche in questi giorni. L&#8217;incontro fraterno mentre fa crescere l&#8217;amore e la conoscenza, libera le parole dalla polvere dell&#8217;astrattezza, toglie la crosta pesante dei pregiudizi che si rafforza in un clima polemico, come quello che per secoli ha avvelenato la vita dei cristiani, e, soprattutto, fa emergere con maggiore chiarezza il senso pi\u00f9 profondo delle parole, fosse anche un senso dialettico. <BR>Potremmo dire che le parole, senza il volto di chi le pronuncia, sono come un corpo senza la carne. E noi in questi giorni abbiamo potuto vedere con maggiore chiarezza il senso e il valore per le diverse Chiese cristiane del giorno del risorto e dell&#8217;eucarestia della domenica. Direi che, nel patrimonio della fede cristiana, il valore della domenica, nonostante le molteplici e a volte profonde diversit\u00e0 che separano le Chiese, \u00e8 tra quelle dimensioni che maggiormente uniscono i discepoli di Ges\u00f9. Dal giorno di Pasqua fino ad oggi i cristiani hanno sempre celebrato la resurrezione di Ges\u00f9. L&#8217;hanno celebrata in modi diversi, ma nessuno l&#8217;ha mai tralasciata. Se nel corso dei secoli si sono purtroppo moltiplicate le divisioni, si sono altres\u00ec moltiplicati gli anticorpi contro la divisione che \u00e8 rappresentata dall&#8217;ininterrotta celebrazione del risorto. <BR>Le domeniche sono la rete che unisce nel Sacramento tutte le Chiese. Vorrei sottolineare la bellezza e la novit\u00e0 del nostro convengo. E se ci sono stati momenti di smarrimento \u00e8 perch\u00e9 forse fino ad ora si \u00e8 riflettuto poco sulla forza ecumenica del Giorno del Risorto e dell&#8217;Eucaristia domenicale. Ci siamo fermati talora su dei problemi, certamente importanti, ma non esaustivi delle tematiche che la domenica ci pone innanzi. <\/P><br \/>\n<P>L&#8217;ecumenismo tra passato e futuro <\/P><br \/>\n<P>Veniamo ad una riflessione pi\u00f9 specifica sul dialogo ecumenico. Questo convegno si situa in un momento difficile per il dialogo, sia quello ecumenico che quello interreligioso, ma anche quello che caratterizza uno stile di vita in dialogo. Non solo il dialogo non gode di molta stima, ma viene spesso accusato di relativismo o di buonismo. <BR>Talvolta si dice esplicitamente che \u00e8 meglio non praticarlo. Questa mentalit\u00e0 purtroppo \u00e8 sottilmente penetrata anche in tanti credenti. Ed \u00e8 di qui che nasce un raffreddamento del clima ecumenico. Sono certo che non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di inverno ecumenico, come qualcuno ha fatto, di certo per\u00f2 non siamo neppure nella primavera di qualche decennio fa, quando l&#8217;unione fra le Chiese appariva davvero vicina.<BR>Purtroppo c&#8217;\u00e8 anche chi lavora per raffreddare il clima, magari sottolineando con pervicacia quello che divide gli uni dagli altri, mettendo in sordina l&#8217;incredibile e innegabile cammino fatto. Ovviamente, non vanno sottovalutate le divisioni che ancora esistono, ne bisogna essere ciechi di fronte ai problemi che sorgono, sia a livello teologico che storico, culturale, giuridico, psicologico, concreto, pratico. Per di pi\u00f9, le difficolt\u00e0 non sono a senso unico. Esse attraversano al loro interno le singole confessioni cristiane, come anche i loro raggruppamenti, basti pensare alla difficile stagione che sta attraversando il Consiglio Ecumenico delle Chiese nel rapporto fra riformati e ortodossi, o anche alle difficolt\u00e0 interne al mondo ortodosso. L&#8217;unica vera realt\u00e0 cristiana che \u00e8 &#8220;esplosa&#8221; \u00e8 il fenomeno carismatico che secondo alcune stime \u00e8 cresciuto in appena un secolo da zero fino a oltre 500 milioni di fedeli, un fenomeno che ci interroga e sul quale dovremmo porre molta attenzione. L&#8217;insistenza sulla questione islamica emerge dunque, di fronte a questo dato, artificiosa, frutto della paura pi\u00f9 che della consatatazione oggettiva della realt\u00e0: la vera sfida \u00e8 quella rappresentata dalle sette, non quella islamica. Altra cosa ancora \u00e8 il terrorismo, che non \u00e8 una questione religiosa ma politica. <BR>Il cammino ecumenico compiuto sino ad oggi \u00e8 comunque enorme. Credo che debba restare un punto di non ritorno. Ma anche questo non \u00e8 scontato: anzi restare fermi significa tornare indietro. Dobbiamo guardare con maggiore audacia il futuro delle nostre Chiese. <BR>Senza alcun dubbio il futuro dell&#8217;ecumenismo comporta la riaffermazione dello spirito che ha guidato i suoi grandi protagonisti. E lo spirito \u00e8 cercare ci\u00f2 che unisce prima di quello che divide. Lo disse con passione Giovanni XXIII quando apr\u00ec il Concilio; fu anche la ragione che quarant&#8217;anni fa spinse Paolo VI a Gerusalemme per abbracciare il Patriarca di Costantinopoli Atenagora. Fu anche quello che mosse il Metropolita Nikodim ad incontrare Giovanni Paolo I, ed \u00e8 quello che muove tanti altri capi di Chiese per significativi incontri. Giovanni Paolo II ha fatto suo questa spirito. Ha detto: &#8220;Papa Giovanni XXIII &#8230; era solito dire che ci\u00f2 che ci divide come confessori di Cristo \u00e8 molto minore di quanto ci unisce. In questa affermazione \u00e8 contenuta l&#8217;essenza stessa del pensiero ecumenico. Il Concilio Vaticano II \u00e8 andato nella medesima direzione &#8230; Esistono dunque le basi per un dialogo, per l&#8217;estensione dello spazio dell&#8217;unit\u00e0, che deve andare di pari passo con il superamento delle divisioni, in grande misura conseguenza della convinzione del possesso esclusivo della verit\u00e0&#8221;. <BR>Purtroppo per\u00f2 questo spirito ecumenico \u00e8 stato come appannato dal clima culturale contemporaneo che spinge singoli, gruppi e nazioni a sottolineare la propria identit\u00e0 a scapito dell&#8217;universalit\u00e0. A volte anche le Chiese sono prese dalla stessa tentazione. Dove lo spirito dei fondatori dell&#8217;ecumenismo continua a spirare noi vediamo invece verificarsi veri e propri miracoli. Li vediamo al livello delle nostre diocesi, ed alcuni racconti che abbiamo ascoltato in queste giornate stanno a dimostrare questa vivacit\u00e0 dello spirito. Se dobbiamo rimproverarci una cosa in questo Convegno \u00e8 forse proprio il poco spazio che abbiamo dato alle nostre esperienze. <BR>Sento per\u00f2 che \u00e8 utile ricordare, almeno a grandi linee, alcune tappe del cammino ecumenico che costituiscono anche uno stimolo alle nostre diocesi per fare di pi\u00f9. <BR>Penso ad esempio alla Carta Ecumenica che non solo va pi\u00f9 conosciuta ma anche pi\u00f9 incarnata nei contesti dove noi siamo. Ad esempio la giornata sulla salvaguardia del Creato pu\u00f2 essere un&#8217;occasione per riflettere insieme su queste tematiche urgenti e comuni, come abbiamo fatto a Terni quest&#8217;anno sul tema dell&#8217;acqua. Si sta lavorando inoltre alla preparazione di un nuovo convegno mondiale, dopo quello di Basilea e Graz, che dovr\u00e0 tenersi in Romania, nella citt\u00e0 di Sibiu. <BR>Nel campo del rapporto con gli ortodossi non possiamo poi non ricordare l&#8217;incontro recente del Papa con il Patriarca Bartolomeo e il dono dell&#8217;Icona di Kazan al Patriarca di Mosca. <BR>Ma altrettanto importanti sono le numerose occasioni di accoglienza religiosa agli immigrati cristiani, di cui in questi giorni abbiamo avuto occasione di parlare. <BR>Io personalmente sono reduce dall&#8217;esperienza della partecipazione al Sinodo Valdese, poche settimane fa. E&#8217; stata l&#8217;occasione per comprendere meglio quanto tutti i cristiani vivano le stesse sfide di fronte al mondo di oggi. Sono rimasto infatti colpito come anche nel mondo della riforma si avvertano con urgenza problemi quali quello della diminuzione delle vocazioni, della scarsa frequenza al culto domenicale, della caduta di spiritualit\u00e0, e tanti altri temi che dovrebbero vederci pi\u00f9 vicini a combattere insieme. <BR>Non dobbiamo poi dimenticare l&#8217;anniversario del documento sulla Giustificazione, stipulato fra cattolici e luterani il 31 ottobre 1999. E&#8217; il pi\u00f9 rilevante che sia mai stato prodotto congiuntamente tra cattolici e riformati. Il Papa all&#8217;angelus di quella domenica disse: &#8220;Un traguardo intermedio lungo la via difficile, ma tanto ricca di gioia, dell&#8217;unit\u00e0 dei cristiani&#8221;. Insomma una base sicura per andare avanti. E forse il metodo dell&#8217;accordo differenziato su verit\u00e0 fondamentali che ha permesso tale convergenza pu\u00f2 suggerire un impiego pi\u00f9 ampio di questo metodo di lavoro. <BR>Non dobbiamo poi tralasciare il rapporto con gli Ebrei. In queste giornate ne abbiamo parlato, e le esperienze di cui abbiamo ascoltato ci esortano sempre pi\u00f9 a sentire l&#8217;urgenza di vivere pi\u00f9 in profondit\u00e0 questo incontro. La giornata ebraico-cristiana del 17 gennaio pu\u00f2 essere un&#8217;occasione proficua in questo senso per ritrovare le radici comuni dell&#8217;amore. <BR>La Federazione Biblica Cattolica inoltre ha in programma di ricordare il 40\u00b0 della Dei Verbum nel prossimo futuro. Sar\u00e0 un&#8217;occasione importante da non sottovalutare per rimettere al centro della nostra attenzione il primato della Scrittura, anche come sicuro cammino di incontro ecumenico. Potrebbe essere questo anche un suggerimento per il tema del nostro prossimo incontro. <BR>In queste giornate forse non abbiamo avuto il tempo necessario per trattare a sufficienza il tema del dialogo interreligioso. E&#8217; una questione urgente e delicata, a cui non dobbiamo far mancare la nostra attenzione. Lo dico anche a partire dalla situazione mondiale in cui pi\u00f9 volte la guerra \u00e8 stata giustificata in modo aberrante dalla difficolt\u00e0 di rapporto fra le religioni. E&#8217; il famigerato &#8220;scontro fra civilt\u00e0&#8221; da pi\u00f9 parti invocato ma che in realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;idea semplif\u00eccatoria e pericolosa. Infatti musulmani e cristiani non vivono in mondi separati e contrapposti, non \u00e8 mai stato vero, si veda ad esempio il caso del Medio Oriente, ed inoltre sta crescendo da noi un Islam non arabo che sta via via acquisendo il volto italiano ed europeo. Su questo tema e sulle problematiche concrete che esso solleva la CEI sta per pubblicare un importante documento sui matrimoni islamo-cristiani. Sar\u00e0 necessaria tutta la nostra sensibilit\u00e0 e il nostro impegno per far s\u00ec che questo testo possa divenire uno strumento utile alla soluzione delle difficolt\u00e0 pratiche legate a questo tema, senza per\u00f2 che venga strumentalizzato fino a divenire un ostacolo all&#8217;incontro fraterno. <BR>Un&#8217;ultima osservazione che mi preme fare \u00e8 quella relativa all&#8217;assenza in queste nostre giornate dei rappresentanti di molte diocesi. Innanzitutto perch\u00e9 \u00e8 un peccato che tanti si siano persi la ricchezza di contenuti e l&#8217;immagine stessa consolante del tanto lavoro che si fa nella Chiesa italiana. Forse per\u00f2 ciascuno di noi pu\u00f2 fare di pi\u00f9 per cercare di coinvolgere quelli che non ci sono, ed in questo senso mi sembra uno strumento particolarmente utile la creazione di strutture regionali che possano coinvolgere tutte le diocesi di un territorio in un lavoro comune per l&#8217;ecumenismo. In questo modo le tante iniziative che gi\u00e0 si fanno potrebbero essere &#8220;contagiate&#8221; anche l\u00ec dove ancora non si \u00e8 sviluppata una sensibilit\u00e0 sufficientemente avvertita. <\/P><br \/>\n<P>L&#8217;ecumenismo dell&#8217;amore <\/P><br \/>\n<P>II fondamento della fraternit\u00e0 cristiana \u00e8 la comune figliolanza di Dio. Questo sta a significare che al di l\u00e0 di tutte le rotture del passato e di tutte le divisioni del presente, un fatto si impone: lo si voglia o no, i cristiani fra loro sono fratelli e sorelle. Quindi un cristiano restando radicato nella propria Chiesa non solo pu\u00f2, ma deve respirare con l&#8217;intera cristianit\u00e0. E da quando i cristiani hanno imparato a respirare cos\u00ec, ossia a guardarsi in modo diverso, si \u00e8 avuta una svolta storica nei loro rapporti, prima inimmaginabile. Se oggi c&#8217;\u00e8 qualche raffreddamento lo si pu\u00f2 scorgere a partire dagli anni &#8217;80, da quando cio\u00e8 le Chiese hanno ripreso a camminare ognuna incurante dell&#8217;altra, magari in nome di un&#8217;identit\u00e0 confessionale che temeva di perdere. Questo ripiegamento delle Chiese su s\u00e9 stesse, questa autoreferenzialit\u00e0 rischia di sopprimere lo spirito di fraternit\u00e0. E&#8217; necessario e urgente che i cristiani riprendano ad incontrarsi e ad amarsi. Del resto \u00e8 da come ci ameremo che gli altri ci riconosceranno. Questo significa che il dialogo della carit\u00e0 resta la via centrale dell&#8217;ecumenismo, e non \u00e8 una via laterale o parallela ad altre, come ad esempio a quella teologica. Al contrario \u00e8 l&#8217;alveo che le fonda e le raccoglie tutte. E&#8217; una via ampia che richiede oggi soprattutto coraggio, creativit\u00e0 e audacia. Lo stesso dialogo pi\u00f9 strettamente teologico deve nascere all&#8217;interno di quello dell&#8217;amore, altrimenti rischia la sterilit\u00e0. <BR>Il card. Kasper in occasione della dichiarazione comune sulla Giustificazione tra la Chiesa cattolica e la Federazione Luterana Mondiale metteva giustamente in guardia dai rischi dell&#8217;idolatria delle formule teologiche. Ed in effetti il decisivo progresso compiuto dal dialogo teologico \u00e8 potuto avvenire proprio perch\u00e9 la ricerca della verit\u00e0 si \u00e8 mossa sulla via della carit\u00e0, come scrive l&#8217;Apostolo: &#8220;Veritatem facientes in charitate&#8221; (Ef 4,15). <BR>San Giovanni Crisostomo a proposito dell&#8217;amore diceva: &#8220;E&#8217; il pi\u00f9 importante fra tutti i beni, \u00e8 la loro radice, fonte e madre, se esso manca non c&#8217;\u00e8 alcuna utilit\u00e0 per gli altri&#8221;. Sant&#8217;Agostino parlando della verit\u00e0 diceva che quando dobbiamo affermarla essa &#8220;pateat, placeat, moveat&#8221;, ossia &#8220;appaia, piaccia e attiri&#8221;. Non essa infatti ma la carit\u00e0 \u00e8 scopo del precetto e pienezza della legge. In questo orizzonte potremmo leggere la pagina evangelica di Matteo al cap. 18. In essa \u00e8 riportata la professione di Pietro a Cesarea di Filippo. Questa formulazione di fede, fatta a nome di tutti, fu impeccabile, tuttavia non garant\u00ec ai discepoli di essere una cosa sola, n\u00e9 sul piano del pensiero, n\u00e9 su quello della fede viva in Ges\u00f9. Infatti subito dopo si misero a discutere su chi fosse il primo fra di loro. Insomma la formulazione corretta e unanime della fede \u00e8 s\u00ec assolutamente necessaria, ma non basta da sola ad unire veramente le Chiese. C&#8217;\u00e8 bisogno della carit\u00e0, come dice l&#8217;Apostolo: &#8220;E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede cos\u00ec da trasportare le montagne, ma non avessi la carit\u00e0, non sono nulla.&#8221; (1Cor 13,2).<BR>Se la carit\u00e0 si affievolisce \u00e8 facile tornare a sottolineare quello che divide. Ecco perch\u00e9 l&#8217;ecumenismo va sempre pi\u00f9 compreso nell&#8217;orizzonte dell&#8217;amore. L&#8217;amore evangelico infatti fa vivere l&#8217;unit\u00e0 fra i cristiani in anticipo, come se fosse gi\u00e0 perfetta, malgrado le mancanze e le diversit\u00e0. Riprendendo un antico adagio scolastico si potrebbe dire che ci\u00f2 che sta alla fine, ossia l&#8217;unit\u00e0, si deve vedere sin dall&#8217;inizio. Nell&#8217;amicizia c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 la dimensione teologica della comunione. Un&#8217;amicizia ovviamente che non sia una parola vuota, ma rapporti personali fatti di fedelt\u00e0, interesse, attenzione per l&#8217;altro, memoria dei problemi altrui, conoscenza delle vicende e anche perdono vicendevole. Questa amicizia fa superare le divisioni, fa svanire i pregiudizi, brucia l&#8217;ignoranza e mette in comunicazione l&#8217;uno con l&#8217;altro. Essa da nuova forza al dialogo teologico e ne favorisce la ricezione. Ma soprattutto consolida l&#8217;ecumenismo in un terreno pi\u00f9 sicuro e permette il superamento di quei problemi concreti che continuano a presentarsi e che altrimenti rischiano di allontanare ancora una volta gli uni dagli altri. <BR>L&#8217;esempio dei martiri \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 alta dell&#8217;ecumenismo dell&#8217;amore. La loro testimonianza \u00e8 un&#8217;eredit\u00e0 preziosa comune a tutte le Chiese cristiane. E non \u00e8 solo una memoria gloriosa del secolo passato, ma piuttosto un tesoro prezioso per la vita spirituale ed ecumenica di tutti. In questo senso c&#8217;\u00e8 un ideale rapporto stretto fra la giornata interreligiosa di preghiera per la pace di Assisi e la giornata in memoria dei nuovi martiri. Essi ci svelano il mistero dell&#8217;unit\u00e0 che hanno gi\u00e0 vissuto su questa terra, prospettiva che possiamo applicare anche a tutti i giusti, a qualsiasi fede essi appartengano. La testimonianza dei martiri, il loro amore per il Signore fino all&#8217;effusione del sangue, brucia le nostre divisioni e indica la via da seguire. Essi sono un&#8217;efficace scuola di amore e di unit\u00e0 per tutte le Chiese. <\/P><br \/>\n<P>Chiese sorelle, popoli fratelli <\/P><br \/>\n<P>L&#8217;ecumenismo non esaurisce la sua forma nell&#8217;ambito intraecclesiale. Se le Chiese si adoperano per crescere nella comunione favoriscono cos\u00ec anche un nuovo rapporto tra i popoli. Se al contrario si ripiegano in s\u00e9 stesse diventano inevitabilmente complici di divisioni e conflitti. La storia di questi due millenni ce lo insegna. Le Chiese cristiane non hanno forse contribuito ad avvelenare la storia dell&#8217;Europa con il morbo della divisione? E se esse rimarranno divise non \u00e8 forse pi\u00f9 arduo l&#8217;impegno a prevenire e far cessare i conflitti? Per di pi\u00f9 la storia sembra remare contro, visto il riacuirsi dei conflitti, delle estraneit\u00e0 e delle incomprensioni fra i popoli. L&#8217;ampliamento dello spazio della carit\u00e0 deve quindi divenire un impegno prioritario della vita delle Chiese cristiane, una responsabilit\u00e0 davanti al mondo intero. <BR>E&#8217; questo un campo vastissimo nel quale \u00e8 urgente ritrovarsi: spazia dall&#8217;aiuto ai nuovi poveri nei nostri paesi ricchi al sostegno per i paesi in via di sviluppo, dall&#8217;impegno per la giustizia a quello per il rispetto dei diritti umani, dalla difesa della pace all&#8217;allargamento della solidariet\u00e0, e cos\u00ec oltre. La fraternit\u00e0 dei cristiani \u00e8 lievito buono per la fraternit\u00e0 fra i popoli, cos\u00ec come la loro divisione lo \u00e8 per i conflitti. Le Chiese d&#8217;Oriente e quelle d&#8217;Occidente debbono quindi sentire ben pi\u00f9 fortemente la responsabilit\u00e0 di essere segno e strumento dell&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana. La fraternit\u00e0 dei cristiani \u00e8 quindi un&#8217;arma contro la crescita della conflittualit\u00e0 fra etnie, fra popoli, fra culture, religioni e civilt\u00e0. <BR>La fraternit\u00e0 si realizza nella vita di ogni giorno, con la preghiera, lo scambio fraterno, la solidariet\u00e0 vicendevole, la comune passione per il Vangelo. Come si pu\u00f2 intuire l&#8217;ecumenismo \u00e8 allora innanzitutto una dimensione spirituale della vita cristiana, prima che un problema veritativo o di diplomazia dei rapporti. Questa tessitura di amore \u00e8 il lavoro che ci aspetta nell&#8217;anno che viene. E&#8217; un lavoro fatto di piccoli gesti, ma pieni d&#8217;amore, e sono essi che fanno germinare il nuovo tempo di Dio. Sono gesti umili, come lo sono a volte i nostri incontri di preghiera e gli impegni di amore, di studio e riflessione. Ma \u00e8 anche da qui che passa la strada della nostra santit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>+ Vincenzo Paglia<BR>Presidente della Commissione Episcopale per l&#8217;ecumenismo e il dialogo<BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Siamo al termine di questo nostro Convegno annuale. Permettete che all&#8217;inizio sottolinei la gioia di tutti per la liberazione delle due italiane e dei due iracheni, avvenuta ieri. Vorrei dire che \u00e8 una vittoria del dialogo sulla guerra, segno che la forza dell&#8217;amore ha piegato la logica della violenza. 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