{"id":15694,"date":"2004-09-11T00:00:00","date_gmt":"2004-09-11T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/il-dialogo-tra-le-religioni-come-contributo-alla-democrazia.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"il-dialogo-tra-le-religioni-come-contributo-alla-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-dialogo-tra-le-religioni-come-contributo-alla-democrazia.html","title":{"rendered":"Il dialogo tra le religioni come contributo alla democrazia"},"content":{"rendered":"<p><P>&#8220;Il terzo millennio non poteva iniziare peggio di cos\u00ec&#8221;, lamentava Mario Luzi in una recente intervista. E noi potremmo aggiungere che, dopo gli ultimi fatti di Beslan, il male ha superato ormai anche la soglia di se stesso, o per dirla con Cacciari \u00e8 divenuto &#8220;indicibile&#8221;. Certo ci fa pensare l&#8217;affermazione di Bin Laden: &#8220;Occorre rispondere con le armi al dialogo&#8221;. E sappiamo che purtroppo non \u00e8 solo una provocazione; e tuttavia raccoglierla significherebbe legittimarla, rendendola parte del semplificato schema huntingtoniano del conflitto delle civilt\u00e0. Mi pare invece molto pi\u00f9 realistico quel che Tarik Al\u00ec, uno scrittore londinese di origine pakistana, chiama &#8220;Lo scontro dei fondamentalismi&#8221;: non sono le civilt\u00e0 a scontarsi ma le ali estreme. Parlare perci\u00f2 di conflitto di civilt\u00e0 tra Islam e Cristianesimo (identificato poi con l&#8217;Occidente) significa non comprendere la complessit\u00e0 di una storia che dura da circa 1400 anni, per fare un solo esempio. Purtroppo il demone della paura &#8211; un demone che non \u00e8 affatto innocuo &#8211; spinge verso reazioni esasperate, e porta ad atteggiamenti unilaterali che esasperano i conflitti. <BR>Il dialogo ha invece la forza di portare verso la pace. Purtroppo \u00e8 poco praticato, spesso banalizzato e ritenuto ingenuo. Ha, invece, una dimensione articolata che riesce ad entrare nelle complesse pieghe del mondo contemporaneo. Indubbiamente, oggi, sul dialogo \u00e8 scesa come una grande gelata. Sembra che nessuna trattativa di pace faccia progressi, mentre la violenza, la rottura dei negoziati, la guerra delle identit\u00e0, la forza delle armi siano le regole quotidiane. E c&#8217;\u00e8 una sorta di delegittimazione del dialogo nel campo dei conflitti. Ma questa delegittimazione \u00e8 quanto mai pericolosa. Anzitutto bisogna evitare di lasciarsi assorbire totalmente dal problema terroristico per pensare il futuro del pianeta. Mentre infatti si combatte doverosamente il terrorismo (e bisogna combatterlo adeguatamente e non semplicemente in modo cieco) \u00e8 necessario porre grande attenzione all&#8217;impegno per la convivenza tra popoli, tra culture, tra civilt\u00e0, tra religioni diverse. Infatti, ammesso che si riesca a debellare il terrorismo, restano in piedi le trentacinque guerre dimenticate, il drammatico divario tra Nord e Sud, l&#8217;AIDS che falcidia milioni di persone, e soprattutto resta anche in piedi il vero problema del futuro che \u00e8 la convivenza tra popoli di cultura e di fede diversi. E&#8217; qui la grande sfida che va affrontata sin da oggi. <BR>Ebbene, l&#8217;unica strada per aiutarci a vivere tra diversi \u00e8 il dialogo. Si tratta di una via complessa, ardua, difficile, ma non c&#8217;\u00e8 scelta. E&#8217; l&#8217;unica. La condizione umana sta diventando appunto la vicinanza tra diversi. E sappiamo che la convivenza tra diversi non \u00e8 facile: troppe differenze all&#8217;interno della mondializzazione inducono verso individualismi irresponsabili, tribalismi difensivi, nuovi fondamentalismi. C&#8217;\u00e8 gente che si sente aggredita e spaesata di fronte a nuovi vicini e a un mondo troppo grande, e quindi si lascia prendere dalla paura del presente e del futuro. E costoro, facilmente, chiedono alle religioni di proteggere la loro paura, magari con le mura della diffidenza. Nascono cos\u00ec fondamentalismi di generi diversi che, come fantasmi, pullulano e inquietano. Crescono anche fondamentalismi di carattere etnico o nazionalista, che giungono sino al terrorismo. E in genere tutti i fondamentalismi hanno il marchio dell&#8217;odio, se non della lotta al diverso religiosamente o etnicamente. Gilles Kepel osserva a proposito del libro di Huntington: &#8220;Gli islamismi lo adorano: porta acqua al loro mulino, le due civilt\u00e0 sono incompatibili, dunque il mondo musulmano ha ben ragione di rinchiudersi in un&#8217;alterit\u00e0 radicale rispetto all&#8217;Occidente&#8221;. <BR>In tale contesto le religioni acquisiscono una nuova responsabilit\u00e0. Esse,&nbsp; contribuendo in modo determinante nel definire l&#8217;identit\u00e0 dei popoli, sono poste oggi di fronte ad un bivio: o favoriscono l&#8217;incontro tra popoli diversi o ne approfondiscono i fossati. Conosciamo i drammatici effetti della seconda scelta, basti pensare ai Balcani. La mutua ignoranza porta rapidamente all&#8217;inasprimento. Responsabili religiosi isolati si trovano talvolta costretti in orizzonti troppo nazionalisti. L&#8217;universalit\u00e0, che \u00e8 propria delle diverse tradizioni religiose, si libera nel contatto reciproco e nel dialogo. E&#8217; un lavoro lungo che richiede una pazienza &#8220;geologica&#8221; diceva un amico. Bisogna frequentare le grandi tradizioni religiose e coglierne la spiritualit\u00e0, senza che questo significhi perdere la propria identit\u00e0 in una confusione da moderno mercato. E deve crescere la stima dei mondi religiosi complessi e popolati di pensieri, di santit\u00e0, di fede, come anche di errori e di peccato. <BR>Gli incontri tra uomini e donne di religione che si sono susseguiti negli anni, a partire da quello di Assisi del 1986 quando Giovanni Paolo II radun\u00f2 i capi religiosi delle Chiese cristiane e delle grandi religioni mondiali, hanno messo in rilievo ci\u00f2 che unisce, ma anche ci\u00f2 che differenzia e che divide. L&#8217;esperienza della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio, che ha riproposto di anno in anno questi incontri nelle diverse citt\u00e0 europee, ne mostra la fecondit\u00e0. L&#8217;incontro di Milano appena concluso \u00e8 stato assolutamente straordinario in questo senso. E si badi bene, non si tratta di simulare un facile irenismo e tanto meno di trovare un minimo comune denominatore religioso. Il dialogo vero e sincero non appiattisce. E&#8217;, invece, l&#8217;arte paziente di ascoltarsi, di capirsi, di riconoscere il profilo umano e spirituale dell&#8217;altro. Il dialogo \u00e8 un&#8217;arte della maturit\u00e0 delle culture, delle personalit\u00e0, dei gruppi. L&#8217;unilateralismo \u00e8 invece figlio della paura e dell&#8217;ignoranza. <BR>L&#8217;incontro tra le religioni \u00e8 la via per incamminarsi verso un mondo in cui i diversi sappiano convivere. E&#8217; qui che bisogna concentrare gli sforzi: si tratta di ri-apprendere e ri-praticare l&#8217;arte del convivere che per secoli \u00e8 stata possibile. L&#8217;arte del convivere, come ogni arte, richiede disciplina interiore, studio, conoscenza e comprensione reciproca, stima, superamento di pregiudizi e ricerca di valori condivisi. Insomma, richiede l&#8217;esatto contrario della semplificata e pericolosa teoria dello scontro tra civilt\u00e0. La differenza che c&#8217;\u00e8 tra le religioni, e tale deve restare, non deve tuttavia scoraggiare e tanto meno impaurire. Essa ormai \u00e8 parte integrante della vita contemporanea. E tale attitudine trova le sue fonti anche in una ricomprensione dell&#8217;antico racconto di Babele. L&#8217;autore sacro, dopo aver presentato la tavola dei popoli al capitolo 10 della Genesi, parla dell&#8217;intenzione degli uomini di &#8220;farsi un nome per non disperdersi&#8221;. E decidono di fare a Babele una torre per essere un solo popolo e una sola lingua. Ebbene, di fronte a questa decisione di unit\u00e0, Dio invece decide di disperderli su tutta la terra, confondendo le loro lingue. Insomma la diversit\u00e0 \u00e8 voluta da Dio. Essa non solo \u00e8 una realt\u00e0 della storia ma ha anche un suo valore religioso. E&#8217; a dire che \u00e8 necessario elaborare una teologia della differenza, ancora del tutto assente, accanto a quella della comunione piuttosto avanzata. La maturit\u00e0 delle stesse identit\u00e0 nazionali sta nel sapersi incontrare, aggregare, relazionare, conservare se stesse nello scambio. E qui c&#8217;\u00e8, a mio avviso, quel grande segreto europeo che \u00e8 la capacit\u00e0 di sintesi che l&#8217;Europa ha nelle sue radici e che purtroppo fa fatica a far emergere. Differenza e dialogo sono perci\u00f2 le guide per allargare lo sguardo al mondo interno, per trovare senso in una convivenza tra gente diversa. Il dialogo non \u00e8 un fatto accademico, \u00e8 un modo di vivere. <BR>La fede, ma anche la ragione, debbono diventare cultura di riconciliazione e di dialogo, ossia un modo di vedere largo, un modo di amare senza confini, un modo di vivere che non riduce le cose ai propri schemi mentali. Ognuno \u00e8 chiamato ad aprire la propria mente e il proprio cuore. E&#8217; facile, sia a i credenti che ai non credenti, essere sensibili solo a quello che sta vicino, a quello che tocca e commuove; e ignorare ci\u00f2 che sta lontano da s\u00e9. Il dialogo \u00e8 anche una mente e un cuore ospitali a ci\u00f2 che non ci tocca direttamente. L&#8217;ignoranza \u00e8 funzionale all&#8217;egoismo. E nell&#8217;ignoranza appassiscono l&#8217;amore, la generosit\u00e0, l&#8217;audacia, la passione, il sogno di un mondo di pace. La forza dialogo spinge ad uscire da s\u00e9 per recarsi nei cuori degli altri al fine di creare una cultura della pace. E&#8217; quel che fece Francesco di Assisi quando, in tempo di crociata, si rec\u00f2 dal Sultano a Damietta, non certo per fare compromessi di fede, ma per dibattere con lui. S\u00ec, aveva intuito la forza della &#8220;parola&#8221; e del dibattito. E&#8217; quel che oggi chiamiamo lo &#8220;spirito di Assisi&#8221;, ossia l&#8217;avvicinamento dei diversi mondi religiosi sulla via del dialogo e del confronto, anche forte e serrato, per raggiungere l&#8217;unica meta: la pace tra i popoli. Il dialogo perci\u00f2 non ha frontiere e oggi, a mio avviso, deve comprende anche il noto precetto evangelico dell&#8217;amore per i nemici. Lo accenno appena. In un mondo come l&#8217;attuale l&#8217;amore per i nemici \u00e8 parte non solo dell&#8217;etica della responsabilit\u00e0 (ossia siamo responsabili anche dei nemici), ma anche di una politica sapiente. Il male va debellato, il nemico va fermato e possibilmente cambiato. <BR>C&#8217;\u00e8 una convinzione al fondo del dialogo: nel cuore dei popoli (e, a maggior ragione, delle religioni) ci sono gli ideali per la convivenza, ed anche forze cieche e violente. Atenagora, un credente, nato in quel crogiuolo di popoli ch&#8217;\u00e8 la terra balcanica, vissuto negli Usa e poi eletto patriarca ecumenico a Istanbul, diceva: &#8220;Tutti i popoli sono buoni. Ognuno merita rispetto e ammirazione. Ho visto soffrire gli uomini. Tutti hanno bisogno di amore, se sono cattivi \u00e8 forse perch\u00e9 non hanno incontrato il vero amore\u2026 So pure che esistono forze demoniache e oscure, che a volte si impossessano degli uomini e dei popoli, ma l&#8217;amore di Ges\u00f9 \u00e8 pi\u00f9 forte dell&#8217;inferno&#8221;. Ebbene, sconfiggere le forze violente e liberare quelle positive, fa parte della difficile arte del convivere che tutti dobbiamo apprendere e praticare. E per questo c&#8217;\u00e8 bisogno di pi\u00f9 fede, non di meno fede. Come pure, a mio avviso, c&#8217;\u00e8 bisogno di pi\u00f9 ragione, di pi\u00f9 laicit\u00e0. Ma qui vado oltre il mio tema. In ogni caso questo &#8220;di pi\u00f9&#8221; deve trovare attenti sia laici che i credenti: ad ambedue \u00e8 chiesto maggiore audacia per creare e praticare l&#8217;arte del convivere tra diversi, per vivere gli uni accanto agli altri e non gli uni contro gli altri. E&#8217; la democrazia, ma soprattutto l&#8217;unico futuro possibile del pianeta. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il terzo millennio non poteva iniziare peggio di cos\u00ec&#8221;, lamentava Mario Luzi in una recente intervista. E noi potremmo aggiungere che, dopo gli ultimi fatti di Beslan, il male ha superato ormai anche la soglia di se stesso, o per dirla con Cacciari \u00e8 divenuto &#8220;indicibile&#8221;. 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