{"id":15692,"date":"2004-09-09T00:00:00","date_gmt":"2004-09-09T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/laici-credenti-per-un-nuovo-umanesimo.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"laici-credenti-per-un-nuovo-umanesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/laici-credenti-per-un-nuovo-umanesimo.html","title":{"rendered":"Laici-credenti, per un nuovo umanesimo"},"content":{"rendered":"<p><P>Non \u00e8 mai mancato nei nostri incontri un momento di confronto pi\u00f9 specifico tra laici e credenti. E lo sanno bene alcuni dei presenti a questa tavola rotonda che potremmo qualificare come i veterani di questo confronto. Abbiamo sempre preferito parlare di laici piuttosto che di non credenti, anche perch\u00e9, per fare solo un esempio, Arrigo Levi ha voluto sottolineare, fin dall\u2019inizio, che lui \u00e8 credente sebbene in un altro modo ad esempio da me, ed anche Mario Soares non ha mai voluto presentarci con quella specificazione. Insomma l\u2019atmosfera non solo umana ma anche culturale nella quale noi continuiamo a muoverci in questi incontri \u00e8 ben lontana dal clima che permetteva affermazioni come quella del noto medico-filosofo francese del Settecento, Julien de la Mettrie: \u201cL\u2019universo non sar\u00e0 mai felice, a meno che non sia ateo\u201d. Questa affermazione nasceva da una antropologia materialista che giungeva a far dire a questo medico-filosofo: \u201ci sordi, gli imbecilli, i malati di mente, non meritano di appartenere a una classe particolare\u201d, ossia non meritano di beneficiare dello statuto di uomo. Erano gli albori di quel pensiero che avrebbe poi condotto ad una concezione materialista dell\u2019uomo. Il clima qui \u00e8 ben diverso e ci permette di rispettare, anzi di apprezzare, la diversit\u00e0 perch\u00e9 la sentiamo come una ricchezza, come la opportunit\u00e0 per percorrere insieme le nuove frontiere che si aprono davanti a noi. La differenza non ci spaventa e non viviamo nell\u2019ossessione di eliminarla. Certo cerchiamo di sottolineare quel che ci unisce, ma non in modo ingenuo e acritico. Se Arrigo \u2013 continuo a citarlo perch\u00e9 mi ha costretto a scrivere almeno due libri \u2013 arriva a dire che noi siamo ormai quasi completamente d\u2019accordo non nasconde le diversit\u00e0 che pure ci sono. <\/P><br \/>\n<P>Lui comunque continua a domandarsi \u2013 e a ragione \u2013 cos\u2019\u00e8 la fede e, dopo non poche analisi, rivendica che anche lui \u00e8 credente, seppure in un altro modo. Per parte mia continuo a domandarmi cos\u2019\u00e8 la laicit\u00e0 e arrivo a dire che anch\u2019io sono laico, distinguendomi tuttavia da una laicit\u00e0 fondamentalista. Volendo riprendere la nota affermazione di Benedetto Croce secondo il quale \u201cNon possiamo non dirci cristiani\u201d, noi cristiani potremmo rovesciarla e dichiarare: \u201cPerch\u00e9 n<\/P><br \/>\n<P>on possiamo non dirci laici\u201d. Non \u00e8 un gioco per confondere i due concetti. Penso per\u00f2 che mentre cerchiamo di chiarirli si arricchiscono di senso ed aiutano ad allontanarci dal rischio di cadere in un pericoloso estremismo sia della fede che della ragione. Chi \u00e8 dunque il laico? Molti sono stati i dibattiti su questo tema, e non solo in ambito francese. In questi ultimi tempi sia la nota questione relativa ai simboli religiosi nei luoghi pubblici sia la lunga vertenza sulle radici cristiane nell\u2019ambito della redazione della Costituzione europea hanno portato molti a interrogarsi sul senso della laicit\u00e0. Molte possono esserne le definizioni. Ma, inserendomi nella interpretazione che la Corte Costituzionale ha dato della Costituzione Italiana circa la \u201claicit\u00e0\u201d dello Stato, a me pare molto significativo sostenere che il laico non \u00e8 colui che rifiuta, o peggio che deride il sacro, semmai \u00e8 colui che lo discute, che lo interroga, che si mette di fronte al senso del mistero che anche il sacro porta con s\u00e9. Ed \u00e8 laico anche ogni credente che non \u00e8 superstizioso, che non \u00e8 fanatico, che non \u00e8 arrogante, che non \u00e8 chiuso alla ricerca di una verit\u00e0 sempre pi\u00f9 chiara e piena. E\u2019 laico altres\u00ec ogni non credente che non assolutizza e non idolatra il proprio relativo punto di vista e la propria ricerca. Il laico non credente sa invece riconoscere la profonda analogia che lo lega alla domanda del credente e alla sua continua ricerca del vero e del bene. Su ambedue, insomma, sia sul laico che sul credente, incombe la soglia del mistero, come riconosceva Norberto Bobbio. E il mistero chiede ad ambedue l\u2019umilt\u00e0 di riconoscere il proprio limite e di aprirsi all\u2019altro. La laicit\u00e0 perci\u00f2 non \u00e8 una ideologia, \u00e8 una sensibilit\u00e0. Non si identifica a priori con nessun credo preciso, con alcuna filosofia, ma \u00e8 attitudine critica ad articolare il proprio credo filosofico o religioso secondo regole e principi logici che non possono essere condizionati da nessuna fede, perch\u00e9 in tal caso si cadrebbe in un torbido pasticcio, sempre oscurantista. Ecco perch\u00e9 la cultura, se \u00e8 tale, \u00e8 sempre laica, non importa se proposta da un credente o da un ateo. Laicit\u00e0 perci\u00f2 significa tolleranza, e in certo modo anche dubbio rivolto pure alle proprie certezze, demistificazione di tutti gli idoli, anche dei propri. Laicit\u00e0 \u00e8 capacit\u00e0 di credere fortemente in alcuni valori, sapendo che ne esistono altri, pure essi rispettabili. In questo senso la laicit\u00e0 \u00e8 utile sia alla fede che alla ragione, ad ambedue infatti impedisce di cadere in un due pericoloso estremismo. <\/P><br \/>\n<P>Fatta questa premessa, entro un po\u2019 pi\u00f9 direttamente nel tema della tavola rotonda: Laici e credenti: per un nuovo umanesimo. Molte sono le riflessioni che questo tema suscita. Ma vorrei fermarmi su quel versante che tocca il valore stesso dell\u2019uomo che viene messo in discussione dalle nuove frontiere della bioetica, dell\u2019ecologia e dell\u2019informatica. Si tratta di tre rivoluzioni contemporanee che interpellano tutti, laici e credenti, anche perch\u00e9 in qualche modo fanno gi\u00e0 sistema tra loro. E se non sono governate, se non sono cio\u00e8 guidate con lungimiranza e sapienza, portano alla distruzione dell\u2019umanit\u00e0 stessa dell\u2019uomo. E\u2019 infatti messa in gioco la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. La letteratura in materia \u00e8 ormai abbondante. Basti pensare ad autori come Jurgen Habermas che scrive, I rischi di una genetica liberale; a Paul Virilio il quale, dopo aver pubblicato La bomba informatica, si scaglia contro il fondamentalismo tecnoscientifico, L\u2019incidente del futuro. Tutti conosciamo Jeremy Rifkin lo studioso che si occupa dell\u2019innovazione scientifica e tecnologica, il quale nel volume Il secolo biotech avverte: \u201cLa rivoluzione della biotecnologia ci obbligher\u00e0 a riconsiderare molto attentamente i nostri valori pi\u00f9 profondi e ci costringer\u00e0 a porci di nuovo seriamente la domanda fondamentale sul significato e sullo scopo dell\u2019esistenza\u2026Tutti gli aspetti della nostra realt\u00e0 individuale e di quella parte della vita che dividiamo con gli altri saranno toccati e seriamente modificati nel secolo della biotecnologia\u201d( 370). <\/P><br \/>\n<P>Sono solo alcuni cenni dai quali emerge che l\u2019orizzonte delle sfide poste all\u2019inizio di questo nuovo millennio coinvolge sempre pi\u00f9 le dimensioni della libert\u00e0, dei diritti dell\u2019uomo, della coscienza, insomma la centralit\u00e0 stessa dell\u2019uomo. E\u2019 una singolare parabola del pensiero moderno che ha voluto porre al centro del mondo l\u2019uomo con la pretesa di cacciare Dio dalla scena. Il grande teologo De Lubac, accennando a questo processo, scriveva un volume dal significativo titolo Il dramma dell\u2019umanesimo ateo. Nel testo si mostrava che un umanesimo senza Dio avrebbe portato all\u2019eliminazione stessa dell\u2019uomo. Salvatore Natoli, un filosofo italiano dei nostri giorni, un non credente che cerca per\u00f2 un incontro con i credenti, critica l\u2019ateismo che potremmo chiamare fondamentalista. In un piccolo scritto dal titolo Il cristianesimo di un non credente scrive: \u201cL\u2019uomo moderno ha cercato di conquistare l\u2019infinito in termini positivi, ha perseguito la propria autoaffermazione contro Dio per prenderne il posto. Per l\u2019uomo moderno il farsi Dio (da parte dell\u2019uomo) ha coinciso con lo sforzo di espandere la propria potenza fino a pervenire a un assoluto delirio di onnipotenza\u201d(64). L\u2019esito di questa esaltazione da onnipotenza &#8211; continua Natoli &#8211; porta l\u2019uomo \u201cad aspettative che non pu\u00f2 soddisfare e l\u2019accresciuta potenza non lo scioglie affatto dalla sua costitutiva finitezza, ma gliela rende solo insopportabile. Nel tentativo di \u2018prendere il posto di Dio\u2019, l\u2019uomo si scopre un Dio mancato. La modernit\u00e0, specie nei suoi esiti estremi, si \u00e8 tormentata da una tracotante negazione di Dio e un bisogno di salvezza senza Dio. Ma gli uomini moderni non riescono pi\u00f9 a credere. Non resta loro che la disperazione. E, allora, sono \u2018orfani di Dio\u2019. L\u2019esito non poteva essere pi\u00f9 fallimentare\u201d. Cos\u00ec Natoli che mostra l\u2019esito della parabola dell\u2019uomo moderno tra onnipotenza e nichilismo con la scienza unica regina.<\/P><br \/>\n<P>Gi\u00e0 Martin Heidegger metteva in guardia dal pericolo dalla dittatura della scienza e della tecnica. Di qui il suo grido: \u201cOrmai solo un Dio ci pu\u00f2 salvare!\u201d Non si riferiva al Dio della fede, ma ad un oltre, potremmo dire al mistero. Comprendeva infatti che affidare il destino dell\u2019uomo alla ragione scientifico-tecnologica e quindi alla calcolabilit\u00e0, alla misurabilit\u00e0 e in definitiva alla manipolabilit\u00e0, significava ridurre l\u2019uomo a un oggetto. Ed \u00e8 il processo messo in atto in questo tempo. Jean-Claude Guillebaud, in un libro coraggioso, Le principe d\u2019humanit\u00e9, denuncia che da una ventina d\u2019anni a questa parte si sta distruggendo a poco a poco quell\u2019idea di uomo acquisita da secoli e che faceva dire a Kant che l\u2019uomo non pu\u00f2 mai essere un mezzo, ma solo e sempre un fine (lo diceva nel 1785 all\u2019inizio della industrializzazione che condannava uomini, donne e bambini ad essere strumenti di lavoro). Questa idea kantiana &#8211; profondamente laica \u2013 nasceva all\u2019interno della tradizione giudaico-cristiana, come dimostra bene Shmuel Trigano nel volume Le monoth\u00e9isme est un humanisme (2000). Questo stretto rapporto tra monoteismo e umanesimo Arrigo Levi lo sosteneva gi\u00e0 nella sua tesi di laurea. Credenti e laici sono accomunati da questa convinzione: la vittoria del fondamentalismo scientifico porta al naufragio dell\u2019uomo. Lo stesso Norberto Bobbio, poco tempo prima di morire, affermava che lo scontro nel futuro sarebbe avvenuto tra fede e scienza e non tra fede e ragione. \u201cLa Scienza, \u00e8 la sola religione dell\u2019avvenire\u201d scrive Francois Raspail. E\u2019 in questo orizzonte che abitano i grandi contrasti dei giorni nostri. <\/P><br \/>\n<P>A dire il vero, il problema non \u00e8 la scienza che di per s\u00e9 \u00e8 neutra, ma negli uomini che dispongono del potere scientifico, i quali possono manipolare gli esseri umani sino a renderli oggetti e strumenti nelle loro mani. Rifkin giunge a dire, riferendosi alla ingegneria genetica, che \u201ccolui che controller\u00e0 i geni controller\u00e0 il XXI secolo\u201d. Anche qui le riflessioni potrebbero continuare a lungo; dovrebbe per\u00f2 metterci sull\u2019avviso il fatto che i primi esperimenti genetici sull\u2019uomo siano iniziati nei campi di sterminio nazisti quando uomini e donne erano divenuti appunto materiale di sperimentazione. Il problema, come si vede, va diretto verso la concezione stessa dell\u2019uomo e della intangibile dignit\u00e0 della persona umana, anzi del senso stesso della vita e della morte. <\/P><br \/>\n<P>Gi\u00e0 solo questi superficiali e brevissimi cenni fanno comprendere quanto siano delicate le sfide che ci sono poste dalle nuove frontiere di una scienza sganciata da un orizzonte etico e religioso. La fede e la ragione sono chiamate a mostrare tutta la ricchezza della loro riflessione sull\u2019uomo e sulla sua dignit\u00e0. Le religioni nel XXI secolo, al di l\u00e0 di ogni aspettativa, hanno un ruolo chiave nell\u2019epoca della globalizzazione. Ma debbono scendere nel profondo della loro sapienza per coglierne la ricchezza. Jonathan Swift, causticamente afferma che abbiamo \u201creligione quanto basta per odiarci l\u2019un l\u2019altro, ma non abbastanza per amarci\u201d. Le religioni possono essere fonte di discordia ma anche fonte di soluzione dei conflitti. E possono farlo suscitando e praticando un nuovo umanesimo, quello dell\u2019incontro e del rispetto delle differenze basandosi sulla ineliminabile dignit\u00e0 della persona umana. <\/P><br \/>\n<P>Ma credo che anche anche della ragione abbiamo bisogno che sia piena e integra. la nuova societ\u00e0 globalizzata hanno un nuovo ruolo, possono favorire o rallentare i conflitti e l\u2019orgoglio. <\/P><br \/>\n<P>La stessa etica, intesa come analisi dei comportamenti, non basta pi\u00f9. Il materialismo positivista e scientista rischia di distruggere in radice il mondo. L&#8217;etica, sostiene con originalit\u00e0 Ferry, \u00e8 sostenibile unicamente se la si coniuga con la dimensione del sacro. Un\u2019etica puramente razionale \u00e8 troppo ristretta e non ha la forza di liberare l&#8217;uomo dall&#8217;essere un semplice meccanismo della natura. Sento, tuttavia, l\u2019eco delle parole di Guardini: l\u2019etica spiega, spinge, sostiene, giudica, esalta, colpevolizza, ma non salva. Ferry, ovviamente, non esce dalla prospettiva della soggettivit\u00e0, sebbene voglia sottrarsi dall&#8217;asfissia del non senso e del ripiegamento egoistico. E rivendica una vera e propria &#8220;spiritualit\u00e0 laica&#8221;, che egli scorge sulla via di una &#8220;trascendenza immanente&#8221;, l&#8217;unica che, sempre all&#8217;interno di un umanesimo religioso ma ateo, pu\u00f2 far uscire l\u2019umanit\u00e0 dal vuoto. Non basta perci\u00f2 il semplice umanesimo che vede la realizzazione della pienezza nell&#8217;autenticit\u00e0 e nella rigorosa osservanza dell&#8217;imperativo morale: &#8220;la volont\u00e0 di realizzare una perfetta immanenza a s\u00e9 \u00e8 destinata a fallire. Per una ragione di fondo: l&#8217;esigenza di autonomia, cos\u00ec cara all&#8217;umanesimo moderno, non sopprime la nozione di sacrificio, n\u00e9 quella di trascendenza. Semplicemente, ed \u00e8 questo che bisogna capire, implica una umanizzazione della trascendenza e, quindi, non lo sradicamento, ma piuttosto uno spostamento delle figure tradizionali del sacro&#8221;. Si passerebbe perci\u00f2 da una trascendenza &#8220;verticale&#8221; ad una trascendenza &#8220;orizzontale&#8221;; il sacro scende dal monte alla valle e apre un varco verso una &#8220;religione dell&#8217;Altro&#8221;. Lo sforzo del filosofo francese si concentra nell\u2019interpretazione dell&#8217;umanesimo moderno nel suo versante spiritualista, ove l&#8217;amore \u00e8 il valore pi\u00f9 chiaro e pi\u00f9 forte. <\/P><br \/>\n<P>In un certo senso possiamo dire che non sono due campi separati. Un nuovo umanesimo deve raccogliere questa sfida. E non pochi umanisti, anche non credenti, mostrano i limiti di un\u2019etica semplicemente immanente, ossia che non fa i conti con il mistero, con un oltre di cui non siamo padroni e che dobbiamo sentire con umilt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019uomo pu\u00f2 essere fabbricato? E non stiamo fabbricando esseri viventi? E\u2019 l\u2019antico mito di Pigmalione, re di Cipro, il quale voleva dare la vita ad una statua di donna ce lui aveva scolpito, e di cui si era innamorato. Fece del tutto perch\u00e9 quella statua prendesse vita, ma la materia non prendeva vita. Dovette rivolgersi ad Afrodite la dea protettrice di Cipro perch\u00e9 ella desse la vita a quella statua. E fu accontentato. Senza gli dei \u00e8 impossibile dare la vita, dicevano gli antichi greci. Potremmo dire che il mito di Pigmalione \u00e8 una lezione antimaterialista. C\u2019\u00e8 comunque oggi il rischio di&nbsp; abbattere la frontiera tra la macchina e la vita, tra la scienza e la vita. C\u2019\u00e8 il problema del prevalere della tecnica che rischia di trasformare l\u2019uomo in strumento e non in fine. E\u2019 quel che accade quando la tecnica strumentalizza l\u2019uomo (lo fa a pezzi) magari per guarirlo meglio. C\u2019\u00e8 in gioco l\u2019uomo e la sua dignit\u00e0. Cosa \u00e8 l\u2019uomo?<\/P><br \/>\n<P>Hans Jonas, tra i primi si \u00e8 posto il problema di un\u2019etica per la civilt\u00e0 tecnologica. Di fronte all\u2019incombente pericolo di distruzione dell\u2019ambiente e quindi dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 un dovere primario riproporre la domanda sulla responsabilit\u00e0 collettiva per prevenire il pericolo del collasso ambientale e della distruzione stessa dell\u2019umanit\u00e0. E\u2019 anzi assolutamente necessario tornarvi a riflettere e a riproporlo in ogni modo, facendo magari emergere anche la paura del disastro generale per smuovere almeno la cattiva coscienza che rode l\u2019edonismo della moderna cultura del godimento e dell\u2019uomo tecnologico come \u201cmacchina desiderante\u201d. Questo \u201ccarpe diem\u201d, che ripropone il benessere individuale come legge suprema di comportamento, \u00e8 un andazzo antico. Jonas legava il principio di responsabilit\u00e0 ai comportamenti eco-solidali. <\/P><br \/>\n<P>L&#8217;irreversibile erosione delle forme religiose tradizionali (l\u2019autore si riferisce soprattutto al crollo del cristianesimo come religione dogmatica che fonda la morale su di un&#8217;autorit\u00e0 esterna all&#8217;uomo) rende, a suo avviso, strutturale la crisi etica contemporanea; n\u00e9 lo tranquillizza la definitiva sconfitta della religione &#8220;nemica&#8221; della modernit\u00e0. Si affretta, invece, ad aggiungere che se si vuol evitare il rischio di cadere nel baratro del nulla, non basta un semplice \u201critorno all\u2019etica\u201d. E\u2019 necessario che essa sia irrobustirla con i tratti della religiosit\u00e0: &#8220;La morale \u00e8 utile e anche necessaria: ma rimane nell&#8217;ordine negativo del divieto. Se le etiche laiche, anche le pi\u00f9 sofisticate e pi\u00f9 perfette, dovessero costituire l&#8217;ultimo orizzonte della nostra esistenza, ci mancherebbe ancora qualche cosa, per la verit\u00e0 l&#8217;essenziale. E questo qualche cosa, naturalmente, ci \u00e8 rivelato nel modo pi\u00f9 chiaro dall&#8217;esperienza di quei valori che i comunitaristi chiamano &#8220;carnali&#8221; o &#8220;sostanziali&#8221;. A cominciare dal pi\u00f9 alto: l&#8217;amore (sia degli individui sia delle comunit\u00e0 di appartenenza)&#8221;. Parafrasando la nota frase di Heidegger, di fronte al prevalere assoluto della cultura tecnologica, si potrebbe allora dire: \u201cSolo l\u2019amore ci salver\u00e0!\u201d La necessit\u00e0 di proporre una morale che aiuti ad uscire dalle secche di un individualismo esasperato \u00e8 la via che deve vedere laici e credenti uniti per salvare la vita. <BR><BR><A href=\"http:\/\/www.santegidio.org\/it\/ecumenismo\/uer\/2004\/index_0907cer.htm\">Religioni e culture: per un nuovo umanesimo &#8211; Milano 2004<\/A><\/P><br \/>\n<P><BR>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 mai mancato nei nostri incontri un momento di confronto pi\u00f9 specifico tra laici e credenti. E lo sanno bene alcuni dei presenti a questa tavola rotonda che potremmo qualificare come i veterani di questo confronto. 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