{"id":15691,"date":"2004-08-24T00:00:00","date_gmt":"2004-08-24T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/intervento-al-sinodo-valdese-e-metodista.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:35","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:35","slug":"intervento-al-sinodo-valdese-e-metodista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/intervento-al-sinodo-valdese-e-metodista.html","title":{"rendered":"Intervento al sinodo valdese e metodista"},"content":{"rendered":"<p><P>Cari sorelle e cari fratelli,<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; permettete che mi rivolga a voi cos\u00ec; era il modo con cui il pastore Valdo Vinay iniziava le sue predicazioni del gioved\u00ec sera nella piccola chiesa di Sant&#8217;Egidio a Trastevere. Sento l&#8217;obbligo &#8211; un obbligo tutto personale &#8211; di ricordarlo in questa assemblea sinodale alla quale partecipo per la prima volta. Valdo \u00e8 stato per me &#8211; giovane prete cattolico, all&#8217;inizio degli anni &#8217;70 &#8211; un modello nella predicazione ed anche colui che mi ha fatto conoscere e stimare la Chiesa Valdese e la sua lunga e non facile storia per testimoniare l&#8217;Evangelo nel nostro paese.<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Commosso nel ricordo di questo fratello carissimo, ringrazio dell&#8217;invito a partecipare alla vostra Assemblea sinodale. E volentieri porgo a tutti voi il saluto del cardinale Camino Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e dei vescovi italiani. Ho ascoltato con grande interesse gli interventi che ci sono stati sino ad ora. Ed ho cambiato il testo di saluto che avevo preparato perch\u00e9 il tema della &#8220;vocazione&#8221; di cui state discutendo in questa Sinodo non riguarda solo la Chiesa Valdese ma tutte le Chiese nel nostro paese. Nella sostanza tutti siamo chiamati ad interrogarci sull\u2019essenziale delle nostre Chiese, ossia su come comunicare l&#8217;Evangelo agli uomini di questo nostro tempo. E non \u00e8 questione di numeri di fedeli. Anche la Chiesa Cattolica Italiana ha scelto di fermare la sua attenzione, in questi primi dieci anni del nuovo secolo, appunto sulla necessit\u00e0 di &#8220;Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia&#8221;; \u00e8 proprio questo il titolo di un documento pastorale che traccia le linee di riflessione per le diocesi italiane. Ogni generazione infatti ha bisogno di riascoltare l&#8217;Evangelo di sempre, ma con parole che siano ad essa comprensibili. E se pensiamo alle&nbsp; giovani&nbsp; generazioni,&nbsp; voi&nbsp; tutti comprendete&nbsp; l&#8217;urgenza&nbsp; e&nbsp; la&nbsp; complessit\u00e0&nbsp; di&nbsp; una comunicazione che riesca a toccare il cuore dei giovani e li attragga al Signore. Sappiamo bene che cristiani non si nasce, lo si diventa. E oggi, di fronte ad un mondo che qualche studioso dice &#8220;uscito da Dio&#8221; e che appare in balia delle onde della guerra, del terrorismo, dell&#8217;ingiustizia, della fame e della paura, tutti dobbiamo chiederci come attrarre gli uomini verso l&#8217;unica Parola che salva. Credo che questa prospettiva, che voi avete posto al centro della vostra assemblea, sia anche quella entro la quale ricomprendere il cammino ecumenico. <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ieri un fratello valdese di Torino mi chiedeva con qualche timore di imbarazzarmi a che punto fosse il cammino ecumenico. Gli ho risposto con una frase del pastore Paolo Ricca, ricca appunto di sapiente realismo. Il pastore parla di impasse. Dice: &#8220;Non si indietreggia, si vorrebbe andare avanti ma non si sa come&#8221;. Ed \u00e8 anche vero &#8211; a mio avviso \u2013 che non \u00e8 difficile oggi correre il rischio di porre nuovamente l&#8217;accento su quello che divide, accantonando l&#8217;innegabile cammino che si \u00e8 fatto.&nbsp; Ovviamente, non vanno sottovalutate le divisioni che ancora esistono, ne dobbiamo essere ciechi di fronte ai problemi teologici, storici, culturali, pastorali, psicologici ancora presenti. \u00c8 certo per\u00f2 che il progresso fatto in questi ultimi quaranta anni, deve restare saldo. In tale prospettiva, noi cattolici ricordiamo i 40 anni della Unitatis redintegratio, il documento del Vaticano II sull\u2019ecumenismo. Il cammino ecumenico di questi ultimi anni deve sprigionare ancora tutte le sue potenzialit\u00e0. I molti eventi accaduti sono da comprendere ben pi\u00f9 profondamente. Faccio solo due esempi. Il primo riguarda i cattolici e i luterani: forse dobbiamo ancora comprendere in tutta la sua portata storica il documento sulla Giustificazione firmato congiuntamente ad Augsburg nel&nbsp; 1999.&nbsp; Sono passati,&nbsp; da allora, esattamente cinque anni ed \u00e8 bene fame memoria per auspicarne una rilettura approfondita. Ed anche la Charta Oecumenica, sottoscritta a Strasburgo nel 2001, deve trovare un maggiore impulso nell&#8217;attuazione. Non \u00e8 questa la sede per discuterne, ma anche tra noi \u00e8 forse necessario stabilire ulteriori impegni comuni. Penso, per fare un solo esempio, alla giornata per la difesa del creato, o anche all&#8217;impegno per la diffusione della Bibbia che mi pare per\u00f2 un campo gi\u00e0 fecondo di iniziative&nbsp; comuni.&nbsp; Ricordo&nbsp; a&nbsp; tale&nbsp; proposito&nbsp; che&nbsp; nel&nbsp; settembre&nbsp; prossimo,&nbsp; a quarant&#8217;anni dalla Dei Verbum, la Federazione Biblica Cattolica terr\u00e0 a Roma un convegno sul primato della Parola di Dio nella vita della Chiesa. Sono poi da promuovere ancor pi\u00f9 nelle diocesi i Consigli delle Chiese cristiane gi\u00e0 presenti in alcune di esse con ottimi risultati. <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tanti altri possono essere gli ambiti in cui misurarci. Ma tutti si collocano all&#8217;interno dell&#8217;orizzonte della comunicazione dell&#8217;Evangelo alle donne e agli uomini di oggi. Nella predicazione di ieri il pastore Redalier ci ricordava che la ragione di vita delle nostre Chiese \u00e8 la stessa di Zaccheo: &#8220;vedere chi \u00e8 Ges\u00f9 e comunicarlo&#8221;.&nbsp; Va anche bene che ogni Chiesa salga sul suo albero. Ma non per sistemarsi bene, magari per paura di cadere. No, se dobbiamo salire sui nostri alberi \u00e8 per &#8220;vedere meglio Ges\u00f9 e per comunicarlo con efficacia&#8221;. L&#8217;invito di Ges\u00f9 a scendere \u00e8 comune a tutte le Chiese. Ed \u00e8 lo stesso invito che mosse i grandi protagonisti dell&#8217;ecumenismo a scendere nel nuovo campo della fraternit\u00e0 tra le Chiese: cercare ci\u00f2 che unisce prima di quel che divide.<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00c8 quello che visse Giovanni XXIII aprendo il Concilio. \u00c8 quel che mostrarono, dopo circa mille anni di lontananza. Paolo VI e Atenagora, con l&#8217;abbraccio, ricordato quest&#8217;anno da Bartolomeo e Giovanni Paolo II. Un abbraccio che in modi diversi si \u00e8 ripetuto anche con altri responsabili di Chiese. E mi piace ricordare qui il dottor Subilia, osservatore valdese al Vaticano II, il quale incontrando Paolo VI gli disse: &#8220;\u00c8 la prima volta, da cinquecento anni, che un valdese stringe la mano al Papa&#8221;. Sono gesti che hanno ammorbidito il clima, perch\u00e9 manifestavano un modo nuovo di guardarsi. Ed, in effetti, da quando i cristiani hanno imparato a guardarsi in modo diverso, si \u00e8 avuta una svolta storica nei loro rapporti, prima impensabile. L&#8217;incontro tra i cristiani a partire da quel che unisce \u00e8 stata e &#8211; credo debba restare &#8211; la via maestra dell&#8217;ecumenismo. E se oggi c&#8217;\u00e8 qualche raffreddamento, &#8211; lo dico a livello generale &#8211; lo si pu\u00f2 scorgere a partire dagli anni &#8217;80, da quando cio\u00e8 le Chiese hanno ripreso a camminare senza curarsi l&#8217;una dell&#8217;altra, magari in nome dell&#8217;identit\u00e0 confessionale che si temeva di perdere. 7Si potrebbe dire che quel che \u00e8 avvenuto nel campo politico e civile, ossia il risorgere degli etnicismi di fronte al fenomeno della globalizzazione, abbia influenzato anche le Chiese. <BR>&nbsp; A mio avviso, la via dell&#8217;amore resta centrale nel cammino ecumenico. Essa non \u00e8 una via laterale o parallela ad altre, ad esempio, a quella teologica; al contrario, \u00e8 l&#8217;alveo che le fonda e le raccoglie tutte. Ovviamente parlo di quell&#8217;amore evangelico di cui Ges\u00f9 ha detto: &#8220;Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo, dare la vita per i propri amici&#8221;(Gv 15, 13). \u00c8 una via ampia, che chiede, oggi soprattutto, coraggio, creativit\u00e0 e audacia. Lo stesso dialogo teologico deve nascere all&#8217;interno di quello dell&#8217;amore,&nbsp; altrimenti&nbsp; rischia&nbsp; la&nbsp; sterilit\u00e0.&nbsp; Giovanni&nbsp; Crisostomo,&nbsp; a&nbsp; proposito dell&#8217;amore, diceva che &#8220;\u00e8 il pi\u00f9 importante tra tutti i beni; \u00e8 la loro radice, fonte e madre, e che se esso manca non v&#8217;\u00e8 alcuna utilit\u00e0 degli altri&#8221;. E Agostino, parlando della verit\u00e0, diceva che nel dirla, essa &#8220;appaia, piaccia e attiri&#8221; (pateat, placeat, moveat); non essa, infatti, ma la carit\u00e0 \u00e8 scopo del precetto e pienezza della legge. Questo porterebbe a dire che non basta la formulazione corretta della fede, ovviamente necessaria, per unire le Chiese. C&#8217;\u00e8 bisogno della carit\u00e0, come ci dice l&#8217;Apostolo: &#8220;se possedessi la pienezza della fede cos\u00ec da trasportare le montagne, ma non avessi la carit\u00e0, non sono nulla&#8221; (1 Cor 13,2). <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se la carit\u00e0 si affievolisce \u00e8 facile tornare a sottolineare quel che divide. Ecco perch\u00e9 l&#8217;ecumenismo va sempre pi\u00f9 compreso nell&#8217;orizzonte dell&#8217;amore. L&#8217;amore evangelico, infatti, fa vivere gi\u00e0 l&#8217;unit\u00e0, in anticipo, malgrado le inadempienze e le imperfezioni. Nell&#8217;amicizia&nbsp; c&#8217;\u00e8&nbsp; gi\u00e0 la dimensione&nbsp; teologica&nbsp; della&nbsp; comunione.&nbsp; Un&#8217; amicizia, ovviamente, che non sia una parola vuota, ma rapporto personale fatto di fedelt\u00e0, di interesse e di attenzione per l&#8217;altro, di memoria anche dei problemi altrui, di conoscenza delle vicende altrui, e anche di perdono vicendevole. Quest&#8217; amicizia fa superare le divisioni,&nbsp; fa svanire i pregiudizi, brucia l&#8217;ignoranza e mette in comunicazione l&#8217;uno con l&#8217;altro. Essa da nuova forza al dialogo teologico e ne favorisce la ricezione, ma soprattutto consolida l&#8217;ecumenismo in un terreno pi\u00f9 sicuro e permette il superamento di quei problemi concreti che continuano a presentarsi e che, altrimenti, rischiano di allontanare ancora una volta gli uni dagli altri. In tal senso la via dell&#8217;amore non \u00e8 n\u00e9 irenica, n\u00e9 velleitaria, n\u00e9 ingenua; al contrario \u00e8 quanto mai esigente e chiede a tutti di superarsi. <BR>&nbsp; Ecco perch\u00e9 l&#8217;allargamento dello spazio della carit\u00e0 deve divenire un impegno prioritario nella vita delle Chiese cristiane. Ed \u00e8 un campo vastissimo nel quale \u00e8 urgente ritrovarsi: si va dall&#8217;aiuto ai &#8220;nuovi poveri&#8221; nei paesi ricchi a quello per i paesi pi\u00f9 poveri; dall&#8217;impegno per la giustizia a quello per il rispetto dei diritti umani, alla difesa della pace, che diviene sempre pi\u00f9 urgente e che comporta lo sforzo per l&#8217;allargamento della solidariet\u00e0, e cos\u00ec oltre. La comunione tra i cristiani \u00e8 lievito di fraternit\u00e0 per i popoli, cos\u00ec come la loro divisione lo \u00e8 per i conflitti. \u00c8 urgente far crescere nella coscienza dei fedeli delle nostre Chiese, la responsabilit\u00e0 di essere segno e strumento dell&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana. C&#8217;\u00e8 infatti un rapporto diretto tra l&#8217;unit\u00e0 tra le Chiese e l&#8217;unit\u00e0 tra i popoli. E questo non implica l&#8217;abbandono della missione. Al contrario, come diceva stamani l&#8217;amico pastore Eric Noffke di Temi, richiede, si potrebbe dire parlare anche di &#8220;proselitismo&#8221;. Magari tutti potessimo riempire tutte le nostre Chiese! Certo \u00e8 per\u00f2 che la fraternit\u00e0 tra i cristiani \u00e8 senza dubbio la base per una missione efficace, e nello stesso tempo \u00e8 un&#8217;arma contro la crescita della conflittualit\u00e0 tra etnie, tra popoli, tra culture, tra religioni, tra civilt\u00e0. Possiamo dire che la pace tra i popoli \u00e8 pi\u00f9 difficile se le Chiese restano divise. Ecco perch\u00e9 la fraternit\u00e0, e quindi l&#8217;ecumenismo, non \u00e8 solo una questione intraecclesiale; \u00e8 una sfida&nbsp; per mostrare al mondo, che la convivenza tra i diversi \u00e8 possibile; anzi, \u00e8 la strada che Dio indica ai popoli. E questa fraternit\u00e0 si realizza nella vita di ogni giorno con la preghiera comune, con lo scambio fraterno, con la solidariet\u00e0 vicendevole, con la comune passione per la comunicazione dell&#8217;Evangelo.<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il&nbsp; mondo&nbsp; ha&nbsp; bisogno&nbsp; di&nbsp; Chiese&nbsp; che&nbsp; siano,&nbsp; certo,&nbsp; numerose,&nbsp; ma&nbsp; anzitutto evangeliche, compassionevoli, piene di misericordia, piene d&#8217;amore. E quando siamo pieni di amore, \u00e8 allora che possiamo comprendere quanto dice Paolo: &#8220;quando sono debole, \u00e8 allora che sono forte&#8221;. Auguri di cuore, care sorelle e cari fratelli, perch\u00e9 voi&nbsp; e noi possiamo rispondere, ancora una volta, all&#8217;invito di Ges\u00f9 con le parole dell&#8217;apostolo Pietro: &#8220;Signore, sulla tua parola getteremo le reti&#8221;. Sono certo che allora l&#8217;ecumenismo ci impegner\u00e0 in modo nuovo: ci aiuteremo per raccogliere i frutti di una pesca miracolosa. Grazie e buon lavoro.<BR>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari sorelle e cari fratelli, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; permettete che mi rivolga a voi cos\u00ec; era il modo con cui il pastore Valdo Vinay iniziava le sue predicazioni del gioved\u00ec sera nella piccola chiesa di Sant&#8217;Egidio a Trastevere. 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