{"id":15671,"date":"2004-04-17T00:00:00","date_gmt":"2004-04-17T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/premio-san-valentino-a-jaquin-chissano.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"premio-san-valentino-a-jaquin-chissano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/premio-san-valentino-a-jaquin-chissano.html","title":{"rendered":"Premio San Valentino a Jaquin Chissano"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro Presidente, <BR>&nbsp;<BR>sono particolarmente lieto di vederLa qui a Terni per ricevere il &#8220;Premio San Valentino&#8221; che della nostra citt\u00e0 \u00e8 il protettore. So che \u00e8 conosciuto anche in Mozambico. Questo rafforza ancor pi\u00f9 il valore di questo riconoscimento e soprattutto rafforza il legame che, attraverso questo &#8220;premio&#8221;, stringe Terni e l&#8217;Italia all&#8217;Africa. Come Lei sa, Signore Presidente, io sono personalmente coinvolto nella storia del Suo paese. L&#8217;accordo di pace del 4 ottobre 1992 fu firmato a Roma, dopo trattative lunghe e complesse durante pi\u00f9 di due anni proprio a Sant&#8217;Egidio. Era una domenica, giorno della resurrezione del Signore. Ricordo bene quando, quel giorno, Lei dichiar\u00f2 &#8220;irreversibile&#8221; quel passo compiuto. <BR><BR>Il caso del Mozambico rimane ancor oggi, purtroppo, uno dei pochi esempi &#8211; e vorremmo ce ne fossero tanti! &#8211; di conflitti conclusi tramite colloqui di pace, in Africa. Sono passati ormai pi\u00f9 di 11 anni, e il Mozambico, malgrado i problemi, vive nella pace e nella democrazia. La pace in Mozambico \u00e8 stata la prova evidente della forza dei credenti e degli uomini di buona volont\u00e0. E&#8217; una forza &#8220;debole&#8221;, frutto proprio del non avere altro interesse se non quello della pace, ma efficace. Per i credenti questa forza viene dall&#8217;imperativo di non avere nemici; dal sogno che le spade si possano trasformare in falci; dalla convinzione che i cuori degli uomini possano cambiare e che le mani possano disarmarsi. E&#8217; la sapienza di cercare comunque il bene di tutti. E sappiamo quanto ce ne sia bisogno oggi. L&#8217;esperienza del Suo paese mostra che la pace \u00e8 possibile e il dialogo ne \u00e8 la via maestra. <BR><BR>In Lei abbiamo visto la saggezza politica di un uomo di buona volont\u00e0 e di un cristiano che ha portato alla realizzazione questo sogno di pace che sembrava impossibile: uscire dalla guerra civile, costruire regole democratiche di convivenza tra forze sociali e politiche che avevano una differente visione del paese, disarmare le mani, trasformare i cuori e le menti. Lei ha contribuito a scrivere una pagina della saggezza del popolo mozambicano: \u00e8 il passaggio da un conflitto armato, in cui si vedeva nella lotta armata il solo modo di sostenere le proprie posizioni, a quel conflitto politico che rende feconda la democrazia e garantisce la pluralit\u00e0.<BR><BR>In un mondo come quello attuale la &#8220;via mozambicana alla pace&#8221; resta un modello da studiare e soprattutto da seguire. L&#8217;allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Butros Ghali ne colse il valore additandolo ad esempio all&#8217;intero consesso internazionale.&nbsp; Lei \u00e8 ora anche Presidente della Unione Africana e, in questa veste, \u00e8 venuto in Italia per partecipare alle manifestazioni &#8220;Italia-Africa&#8221;. Le parole che questa mattina il Santo Padre, Giovanni Paolo II, Le ha rivolto stanno a dire l&#8217;amore per l&#8217;Africa che qui si respira, dico anche qui a Terni. Siamo convinti, infatti, che c&#8217;\u00e8 un destino comune al quale non possiamo sfuggire. Con la sciocca pretesa di dividere i destini, l&#8217;Occidente innalza muri. Talora dobbiamo assistere a un progressivo disimpegno verso l&#8217;Africa da parte di istituzioni occidentali, nutrito magari da un prudente &#8220;realismo&#8221; e da un atteggiamento timoroso verso le crisi africane. Sovente si finisce per delegare ad un approccio solo economico, per poi lamentarsi per l&#8217;impreparazione e la corruzione delle classi dirigenti africane. Tale scelta rappresenta il rifiuto dell&#8217;Europa di assumersi fino in fondo le responsabilit\u00e0 storiche ma anche quelle assegnate dalla geografia e da un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato. <BR><BR>E&#8217; triste constatare come nel mondo occidentale, l&#8217;Africa \u00e8 vista con rassegnazione, quasi come un continente senza speranza, verso cui si guarda con un misto di impotenza e di distacco. Gli stessi africani, a volte, cadono nella trappola del pessimismo, soprattutto i pi\u00f9 giovani. Molte speranze sono andate deluse e alcune trasformazioni si sono rivelate talvolta superficiali. <BR>Per parte mia voglio sottolineare la positiva attualit\u00e0 del caso mozambicano. La situazione del vostro paese, come sapete meglio di me, era molto pesante. La guerra ha fatto oltre un milione di morti. Quell&#8217;accordo fu il frutto di sforzi comuni. Il 4 ottobre 1992 fu il punto di arrivo di un lungo processo. Ricordo sempre con commozione le parole del primo Comunicato Congiunto del 10 luglio 1990, redatto dopo il primo incontro tra le due parti belligeranti a Sant&#8217;Egidio: <BR>&#8220;Entrambe le delegazioni, riconoscendosi come compatrioti e membri della grande famiglia mozambicana, hanno espresso soddisfazione e apprezzamento per questo incontro diretto, aperto e franco, il primo ad avere luogo tra le due parti&#8230;. tenendo in considerazione i superiori interessi della nazione mozambicana, le due parti si sono accordate sulla necessit\u00e0 di mettere da parte ci\u00f2 che le divide, e di concentrare prioritariamente la propria attenzione su ci\u00f2 che le unisce.&#8221;<BR><BR>Come sottoline\u00f2 Andrea Riccardi, nel clima teso di quel primo incontro: &#8220;Quello che unisce non \u00e8 poco, anzi \u00e8 tanto. (&#8230;..) Ci troviamo (&#8230;..) innanzi a due fratelli, veramente parte della stessa famiglia, che hanno fatto esperienze differenti in questi ultimi anni, che hanno lottato tra loro. Per esperienza familiare sappiamo come le incomprensioni tra fratelli siano talvolta le pi\u00f9 dolorose, le pi\u00f9 profonde anche dal punto di vista psicologico, perch\u00e9 mettono in discussione le cose pi\u00f9 care. I conflitti con gli estranei passano. Tra fratelli sembra tutto pi\u00f9 difficile. Eppure si resta sempre fratelli, nonostante tutte le esperienze dolorose.&#8221; <BR><BR>Le parti trovarono cos\u00ec un denominatore comune importante. Infatti il negoziato di Roma \u00e9 stato un vero dialogo &#8220;africano&#8221; anche se lontano dall&#8217;Africa. Il 9 giugno del 2002, scoprendo una lapide nella sala delle trattative, lei ha detto &#8220;tutto il popolo mozambicano ha lavorato per la riconciliazione. Sentiamo che \u00e8 una riconciliazione che sta dando frutti, che tutto il mondo ammira&#8221;. E aggiunse: &#8220;non si pu\u00f2 ricordare il 4 ottobre senza andare con il pensiero a Sant&#8217;Egidio&#8221;. E&#8217; stata una casa di pace, dove la fiducia nel dialogo &#8211; servizio alla parola ed all&#8217;incontro &#8211; ha reso semplice, quasi naturale, cercare la pace, con l&#8217;aiuto di tanti. Uno dei segreti di quell&#8217;accordo \u00e8 stata proprio la sinergia, potremmo dire la complementariet\u00e0. Dobbiamo riflettere come, al contrario, si perdono opportunit\u00e0 di pace proprio per una logica personalistica di paesi od organizzazioni. <BR>La storia del Mozambico dimostra che i sogni possono essere pi\u00f9 concreti del realismo delle diplomazie. Ci ricorda che in un mondo dove ognuno pu\u00f2 fare la guerra e essere violenti, &#8220;tutti possono fare la pace&#8221;. Purtroppo tanti accordi sono disattesi. Invece in Mozambico la pace ha tenuto, anche perch\u00e9 \u00e8 stata accompagnata da un processo di maturazione politica. Essa \u00e8 una vicenda rivelatrice delle grandi risorse del popolo mozambicano. Ma \u00e8 anche una storia rivelatrice delle energie di pace che sono scaturite da una mediazione fondata su una cultura umanistica. Nei momenti pi\u00f9 difficili, ci ha sempre sostenuto la convinzione che il conflitto delle armi pu\u00f2 trasformarsi in lotta politica.<BR><BR>Mi permetta, Signor Presidente, di fare un augurio al Mozambico, per un futuro di pace e prosperit\u00e0 nella democrazia. Per questo la cultura del dialogo \u00e8 decisiva. Essa permetter\u00e0 di vincere la sfida della costruzione di una via &#8220;mozambicana&#8221; alla democrazia, con il coinvolgimento sempre pi\u00f9 forte di rappresentanti autentici della societ\u00e0 civile. Una democrazia ha bisogno di un sentimento nazionale diffuso, fondato sui valori e sull&#8217;etica. Come comunicare il senso di un bene comune nazionale alle giovani generazioni? L&#8217;individualismo, le spinte centrifughe, la mancanza di una cultura del dialogo e del rispetto mutuo, possono rendere difficile il domani. Per questo \u00e8 necessaria una memoria storica che metta in luce i valori mozambicani. L&#8217;istituzione del 4 ottobre come giorno di festa nazionale \u00e8 stato un passo importante in questo senso.<BR>Caro Presidente, continuiamo a essere vicini al Mozambico. Amare la pace oggi \u00e8 affrontare assieme la decisiva lotta contro l&#8217;AIDS, guerra silenziosa, che falcidia la vita di un&#8217;intera generazione. Anche qui a Terni sentiamo in modo molto concreto il problema dell&#8217;AIDS. Assieme al Governo mozambicano e alla Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio tutti i Comuni della Diocesi si sono impegnati due anni fa a destinare alla lotta contro l&#8217;AIDS in Mozambico una percentuale del loro bilancio. E&#8217; stato un singolare gesto di solidariet\u00e0, unico in un territorio italiano, che sta a dire quanto noi tutti sentiamo vicino il Suo paese. Da allora alcune persone della Diocesi di Terni continuano ad impegnarsi. Potrei dire, caro Presidente, che San Valentino, il protettore degli innamorati, ci ha fatto innamorare del Mozambico e del suo Presidente. Sappiamo che Lei \u00e8 stato in prima fila nella battaglia per una maggiore coscienza collettiva, e ha sostenuto la necessit\u00e0 di garantire a tutti l&#8217;accesso a quei farmaci antiretrovirali che stanno poco a poco trasformando l&#8217;AIDS da una condanna a morte a una malattia cronica. Le ribadisco il nostro impegno, in termini di risorse umane ed economiche, nell&#8217;aiutare il Mozambico a vincere la sfida dell&#8217;AIDS.<BR><BR>Per finire, vorrei ricordare che alla fine di quest&#8217;anno lei lascer\u00e0 la guida del Paese: questo da un lato ci dispiace, dall&#8217;altro \u00e8 un ulteriore sintomo di una democrazia matura, di un paese forte, che regge il confronto elettorale. Lei ha dato una lezione a tanti politici. E il futuro? Mi permetto di dirLe che lei ha un nuovo impiego: quello di lavorare per la pace in tutto il continente africano e nel mondo intero, mettendo a frutto decenni di abilit\u00e0 diplomatica, di capacit\u00e0 politica, di esperienza sul terreno, di finezza umana e intellettuale. C&#8217;\u00e8 molto da fare. E siamo certi che Lei metter\u00e0 a frutto il suo talento. E San Valentino l&#8217;aiuter\u00e0 nel compito di promuovere la civilt\u00e0 dell&#8217;amore in ogni parte del mondo, a partire dall&#8217;Africa.<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Presidente, &nbsp;sono particolarmente lieto di vederLa qui a Terni per ricevere il &#8220;Premio San Valentino&#8221; che della nostra citt\u00e0 \u00e8 il protettore. So che \u00e8 conosciuto anche in Mozambico. Questo rafforza ancor pi\u00f9 il valore di questo riconoscimento e soprattutto rafforza il legame che, attraverso questo &#8220;premio&#8221;, stringe Terni e l&#8217;Italia all&#8217;Africa. 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