{"id":15670,"date":"2004-04-05T00:00:00","date_gmt":"2004-04-05T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/missione-francescana-e-contemplativa-lo-spirito-di-assisi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"missione-francescana-e-contemplativa-lo-spirito-di-assisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/missione-francescana-e-contemplativa-lo-spirito-di-assisi.html","title":{"rendered":"missione francescana e contemplativa: lo spirito di Assisi"},"content":{"rendered":"<p><P class=MsoBodyTextIndent style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><BR>La preghiera di Assisi<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Non vi nascondo che prendere la parola alla Porziuncola, davanti ai rappresentanti delle quattro famiglie francescane italiane, oltre ad una certa emozione mi provoca non poco tremore. La Leggenda Maggiore, come voi ben sapete, scrive che: \u201cIl santo am\u00f2 questo luogo pi\u00f9 di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l\u2019umilt\u00e0 degli inizi; qui progred\u00ec nelle virt\u00f9; qui raggiunse felicemente la meta\u201d(1048). Insomma, qui sentiamo particolarmente vivo lo spirito di Francesco che in questo frangente storico si presenta ancor pi\u00f9 attuale. E non \u00e8 affatto peregrino, almeno per me, ricordare quella visione che un frate ebbe proprio in questo luogo prima della sua conversione. Scrive la Leggenda Maggiore: \u201cGli sembr\u00f2 di vedere innumerevoli uomini, colpiti da cecit\u00e0, che stavano attorno a questa chiesa, in ginocchio e con la faccia rivolta al cielo. Tutti protendevano le mani verso l\u2019alto e, piangendo, invocavano da Dio misericordia e luce. Ed ecco, venne dal cielo uno splendore immenso, che, penetrando in loro tutti, port\u00f2 a ciascuno la luce e la salvezza desiderate\u201d(Ivi, 1049). All\u2019inizio di questo nuovo millennio la schiera di uomini e di donne che protendono le mani verso il cielo \u00e8 certamente ben pi\u00f9 vasta di quella che vide quel frate. E ci auguriamo tutti che dal cielo venga luce e salvezza. In ogni caso, a me pare di poter legare al sogno di allora quello che accadde il mattino del 27 ottobre del 1986, quando per la prima volta, uomini rappresentanti delle grandi religioni mondiali, proprio da questo luogo, tesero le mani a Dio per invocare la pace per il mondo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Erano cristiani (cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani), ebrei, musulmani, buddisti, induisti, shinto, uomini delle religioni tradizionali e altri, venuti ad Assisi su invito di Giovanni Paolo II. Ricordo ancora con vivezza i prodromi di questo incontro. Era il 1985 e il Papa aveva ricevuto il gran muft\u00ec della Siria; si trattava della prima visita di un musulmano in Vaticano. Pass\u00f2 qualche mese e, in un incontro privato, il Papa disse pi\u00f9 o meno queste parole: \u201cE\u2019 necessario fare qualcosa l\u2019anno prossimo per la pace. I politi non riescono a trovare una strada per scongiurare il pericolo nucleare. Si potrebbero chiamare a raccolta tutti i responsabili delle religioni per invocare da Dio quella pace che gli uomini non sanno darsi\u201d. Non pass\u00f2 molto tempo e iniziarono i preparativi per realizzare l\u2019incontro. Man mano andavano avanti i preparativi ci si rese sempre pi\u00f9 conto che non era possibile chiamare i capi religiosi a Roma. E la scelta cadde su Assisi. Non c\u2019era altra citt\u00e0 che potesse accogliere una manifestazione come quella. E ricordo la commozione di quel 27 ottobre di fronte ad un evento che andava oltre, molto oltre, qualsiasi elaborazione teologica sino ad allora elaborata. E tuttavia quell\u2019incontro sprigionava una forza spirituale a cui era impossibile resistere. Non nasceva da una riflessione astratta. Era un frutto dirompente dello Spirito.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Fu una giornata di sola preghiera; fatta gli uni accanto agli altri, non pi\u00f9 \u2013 come disse il papa &#8211; gli uni contro gli altri. E Assisi abbracci\u00f2 come in un\u2019unit\u00e0 spirituale quelle preghiere che venivano da ogni parte della terra. Si tennero in luoghi diversi della citt\u00e0, ma erano preghiere vicine spiritualmente oltre che geograficamente. I rappresentanti delle confessioni cristiane e delle grandi religioni mondiali, erano 127, vissero un giorno memorabile per esperienza spirituale. E con loro, tutti quelli che presero parte all\u2019evento. Persino le guerriglie, quel giorno, accolsero l\u2019invito a sospendere le loro azioni di guerra. Non ci fu dibattito teologico. Solo il silenzio religioso segn\u00f2 quella giornata. Non discorsi, quindi, salvo quello del papa, ma solo una grande comunione di preghiera. Cosa avevano in comune quegli uomini di religione? Il bisogno di invocare dall\u2019alto quella pace che il mondo non sapeva darsi.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Giovanni Paolo II parla di Assisi come di un \u201cluogo che la figura serafica di Francesco ha trasformato in Centro di fraternit\u00e0 universale\u201d. Potremmo dire che in certo modo esplicitava il nome di Assisi, traeva cio\u00e8 dalla memoria ancora viva e forse poco esplorata di Francesco quella dimensione universale che \u00e8 l\u2019unica via per la pace e la salvezza della convivenza umana. Da quel giorno in effetti Assisi travalicava i confini della cristianit\u00e0 per raggiungere quelli estremi del mondo. Non venivano superati solo i confini geografici, ma anche quelli delle religioni, delle civilt\u00e0 e delle culture. Assisi, insomma, riceveva come una nuova vocazione, una nuova chiamata. E qui possiamo subito porre un primo interrogativo: e i francescani? Non ricevono anch\u2019essi una nuova vocazione, una nuova chiamata proprio da questo incontro? Voi che portate Assisi nel cuore e nelle vesti la testimonianza di Francesco non dovreste risplendere dello spirito di Assisi? Vi confesso, peraltro, che quella iniziativa straordinaria promossa dal Papa e vissuta cos\u00ec intensamente da tutti i presenti, rischiava di restare un gesto isolato. Non mi fermo a narrarvi le difficolt\u00e0 che avemmo \u2013 parlo della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio \u2013 per riproporre l\u2019iniziativa nell\u2019anno seguente. Si deve allo stesso Giovanni Paolo II, venuto a conoscenza delle difficolt\u00e0 che venivano poste, la decisone di continuare l\u2019esperienza di Assisi. Quell\u2019evento, in verit\u00e0, rappresent\u00f2 una svolta nell\u2019atteggiamento del cattolicesimo contemporaneo verso le religioni, ed anche un cambiamento per la visione che le religioni non cristiane avevano del cristianesimo. Da Assisi infatti partiva un unico messaggio, nonostante la diversit\u00e0 dei credo. Le religioni, nella preghiera, si sono ritrovate l\u2019una accanto all\u2019altra e, dal profondo della loro invocazione e della loro tradizione, \u00e8 partita un\u2019unica invocazione, un unico messaggio di pace. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il mondo era ancora in una condizione di guerra fredda e il pericolo nucleare era vivo. Ci si pu\u00f2 chiedere: che cosa potevano fare questi uomini di religione? Non era forse una cerimonia in pi\u00f9? E il silenzio che vissero in quel giorno non nascondeva impotenza? Non rischiava di essere un gesto per consolare le persone religiose dell&#8217;impotenza di fronte agli scenari del mondo dominati dal bipolarismo? Non fu cos\u00ec. Quella manifestazione manifestava la fiducia nelle energie spirituali e nella straordinaria forza della preghiera. E\u2019 questa la prima grande lezione di Assisi. O, se volete, la prima grande direttiva che parte da quell\u2019evento. Era una preghiera senza commistioni sincretistiche, ma rispettosa delle diversit\u00e0, convinta che dalla fede religiosa si possono sprigionare energie di pace. Giovanni Paolo II vide la possibilit\u00e0 che si liberassero nuove energie di pace, in un tempo bloccato dalla guerra fredda, quando sembrava che solo le due grandi potenze fossero in grado di sciogliere i conflitti o di provocarli, in definitiva di dare la pace o di minacciarla seriamente. Il resto sembrava una sovrastruttura, rispetto alla struttura di fondo che era la realt\u00e0 di potenza dei due imperi. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Il papa, nel suo discorso conclusivo sulla piazza di S. Francesco, sfidando il freddo che colpiva sferzante, disse: &#8220;Forse mai come ora nella storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace&#8230; la preghiera \u00e8 gi\u00e0 in se stessa azione, ma ci\u00f2 non ci esime dalle azioni al servizio della pace&#8221;. E proseguiva: &#8220;insieme abbiamo riempito i nostri occhi di visioni di pace: esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace, gesti che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie. La pace attende i suoi artefici&#8230;&#8221;. Dal colle di Assisi, in un mondo bloccato nella guerra fredda, il papa lanciava un sogno: un sogno di pace, chiedendo che questo sogno fosse ripreso. Lo chiam\u00f2 \u201cspirito di Assisi\u201d.<\/P><br \/>\n&nbsp;<br \/>\nLo \u201cspirito di Assisi\u201d<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Lo \u201cspirito di Assisi\u201d significa perci\u00f2 l\u2019avvicinamento dei diversi mondi religiosi sulla via del dialogo, per raggiungere l\u2019unica meta: la pace tra i popoli. E\u2019, infatti, l\u2019unit\u00e0 della famiglia umana il sogno che si manifest\u00f2 ad Assisi. Giovanni Paolo II, nell\u2019allocuzione del 22 dicembre di quell\u2019anno, lo diceva con chiarezza: \u201cPresentando la Chiesa cattolica che tiene per mano i fratelli cristiani e questi tutti insieme che congiungono la mano con i fratelli delle altre religioni, la Giornata di Assisi \u00e8 stata un\u2019espressione visibile delle affermazioni del Concilio Vaticano II. Con essa e mediante essa siamo riusciti, per grazia di Dio, a mettere in pratica, senza nessuna ombra di confusione e sincretismo, questa nuova convinzione, inculcata dal Concilio, sull\u2019unit\u00e0 di principio e di fine della famiglia umana e sul senso e sul valore delle religioni non cristiane\u201d. Il Papa afferm\u00f2 che in Assisi la Chiesa aveva compreso meglio se stessa e la sua missione nel mondo. E, potremmo aggiungere, che con quell\u2019evento di Assisi la Chiesa coglieva con chiarezza uno dei segni dei tempi che ben presto si sarebbe presentato come uno dei nodi centrali della vita del mondo contemporaneo. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">E\u2019 sorprendente infatti che, proprio negli ultimi decenni del Novecento, un secolo che appare il pi\u00f9 secolarizzato della storia, anzi un secolo in cui si \u00e8 teorizzata la scomparsa delle religioni, proprio sul finire, vede il rifiorire delle religioni. Non poche iniziative di dialogo in ricerca della pace sono connesse alla consapevolezza che i credenti possono contribuire alla pace molto pi\u00f9 efficacemente di quanto credono. I credenti hanno una forza \u201cdebole\u201d di pace, ma efficacissima. E\u2019 una lezione esigente che induce tutti a sperare di pi\u00f9 e a osare di pi\u00f9, perch\u00e9 tanti paesi del mondo non conoscano pi\u00f9 l\u2019atroce esperienza della guerra o dell\u2019odio civile. Del resto molte comunit\u00e0 religiose, in parecchie parti del mondo, ricevono pressioni o sono tentate di legittimare contrapposizioni e conflitti. Tutti i credenti sono chiamati ad osare di pi\u00f9. E, in tale contesto, voi francescani siete chiamati ad essere esemplari nel pregare per la pace, nell\u2019operare per la fraternit\u00e0 tra i popoli, proprio perch\u00e9 la testimonianza di Francesco \u00e8 incredibilmente chiara ed efficace in questo senso.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">Il nostro \u00e8 un tempo in cui uomini di religione o di etnia diversa di fatto vivono gli uni accanto agli altri. E\u2019 l\u2019esperienza dell\u2019Europa di fronte all\u2019immigrazione, ma anche di una nuova comunanza tra Est e Ovest. E\u2019 la sfida del mondo africano dove, specie in questa stagione difficile, ci si confronta con le fragilit\u00e0 degli Stati nazionali che le differenze etniche, religiose o d\u2019altro genere possono mettere in discussione. E\u2019 la sfida della rinascita delle nazioni, dei rapporti tra religioni e nazioni, dei processi di pulizia etnica in alcune regioni del mondo. Ma \u00e8 anche la sfida del mondo virtuale in cui si entra sempre pi\u00f9 a contatto con tutti: nel virtuale si vive sempre pi\u00f9 assieme e siamo destinati a incrociarci con chi \u00e8 diverso da noi. E\u2019, infine, la sfida di un mondo in cui si vede tutto e si vede sempre pi\u00f9 la ricchezza di pochi e la miseria di tanti. A tutto questo si \u00e8 aggiunta poi la ferocia del terrorismo, o meglio dei terrorismi, che sconvolgono la vita del pianeta. Sappiamo bene quel che ha prodotto l\u2019attacco alle torri gemelle di New York. Non mi dilungo su quel che significa la necessaria lotta al terrorismo. Ma sarebbe davvero miope se pensassimo che il futuro del pianeta si possa costruire concentrandosi unicamente sulla lotta a questa terribile piaga e magari facendolo in modo semplificato e puramente muscolare con la cosiddetta \u201cguerra infinita\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">Certo \u00e8 che la condizione umana sta diventando sempre pi\u00f9 il convivere tra diversi. Ma non \u00e8 facile questa convivenza: troppe differenze all\u2019interno della mondializzazione inducono verso individualismi irresponsabili, tribalismi difensivi, nuovi fondamentalismi. C\u2019\u00e8 gente che si sente aggredita e spaesata di fronte a nuovi vicini e a un mondo troppo grande, e quindi si lascia prendere dalla paura del presente e del futuro. Vediamo persone, gruppi e popoli innalzare barriere, vicino e lontano da noi. Costoro chiedono spesso alle religioni di proteggere la loro paura, magari con le mura della diffidenza. Nascono cos\u00ec fondamentalismi di generi diversi che, come fantasmi, pullulano e inquietano. Crescono anche fondamentalismi di carattere etnico o nazionalista, che giungono sino al terrorismo. Il fondamentalismo \u00e8 una grande semplificazione che affascina giovani disperati, gente spaesata per cui questo mondo \u00e8 troppo complesso, inospitale, ma che pu\u00f2 interessare politici spregiudicati alla ricerca di scorciatoie per il potere. E i fondamentalismi hanno il marchio dell\u2019odio, se non della lotta al diverso religiosamente o etnicamente. Ma la sfida del futuro, anche se il terrorismo viene domato, \u00e8 racchiusa nella capacit\u00e0 che i popoli hanno di vivere assieme pur restando diversi. Questo sta a dire che la prima e pi\u00f9 urgente educazione da fare \u00e8 quella, appunto, del convivere tra diversi.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">E questo orizzonte \u00e8 importante sia per le civilt\u00e0 che per le religioni. Del resto, se \u00e8 vero che i mondi religiosi, fino a qualche tempo fa, potevano ignorarsi l\u2019un l\u2019altro, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. In ogni caso era certamente pi\u00f9 facile, anche se non meno dannoso, restare lontani gli uni dagli altri. Oggi le religioni convivono nello steso territorio. Ma perseverare in una mutua ignoranza porta rapidamente verso un pericoloso inasprimento. Responsabili religiosi isolati si trovano talvolta costretti in orizzonti troppo nazionalisti. L\u2019universalit\u00e0, che \u00e8 propria delle diverse tradizioni religiose, si libera nel contatto e nel dialogo con le altre religioni. E in effetti gli incontri tra uomini di religioni diverse che si sono susseguiti negli anni, a partire da quello di Assisi, hanno messo in rilievo ci\u00f2 che unisce, facendo restare in piedi anche ci\u00f2 che differenzia e divide. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">L\u2019esperienza della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, che ha riproposto di anno in anno la preghiera di Assisi nelle diverse citt\u00e0 europee, mostra la fecondit\u00e0 di questi incontri. Non si tratta di simulare un facile irenismo e tanto meno di trovare un minimo comune denominatore religioso. Il dialogo vero e sincero non appiattisce. E\u2019, invece, l\u2019arte paziente di ascoltarsi, di capirsi, di riconoscere il profilo umano e spirituale dell\u2019altro. Il dialogo \u00e8 un\u2019arte della maturit\u00e0 delle culture, delle personalit\u00e0, dei gruppi. Non \u00e8 facile il dialogo, anche perch\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 metodo n\u00e9 una strategia. Il dialogo \u00e8 uno stile di vita. E\u2019 una spiritualit\u00e0, quella di Francesco, appunto. O, se volete, quella di Giovanni XXIII che amava dire: cerchiamo quel che unisce e mettiamo da parte quel che divide. Non si tratta di attutire la propria identit\u00e0. Semmai \u00e8 vero il contrario, solo chi \u00e8 davvero credente pu\u00f2 dialogare con efficacia. Essere credenti, ossia cogliere la profondit\u00e0 della propria fede.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">E le religioni, se scendono nel profondo del loro credo, sono una scuola di convivenza e di pace. Esse non hanno la forza politica per imporre la pace ma, trasformando l\u2019uomo dal di dentro, invitandolo a distaccarsi dal male, lo guidano verso un atteggiamento di pace del cuore. Nell\u2019appello che concludeva l\u2019incontro di Milano, promosso dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio nel 1993, firmato dai rappresentanti di tutte le religioni mondiali, si legge: \u201cIl nostro unico tesoro \u00e8 la fede. Il dolore del mondo ci ha fatto chinare sulle nostre tradizioni religiose alla ricerca di quell\u2019unica ricchezza che il mondo non possiede: abbiamo sentito echeggiare dal profondo un messaggio di pace ed emergere energie di bene. E\u2019 l\u2019invito a spogliarci di ogni sentimento violento e a disarmarci di ogni odio. La mitezza del cuore, la via della comprensione, l\u2019uso del dialogo per la soluzione dei conflitti e delle contrapposizioni, sono le risorse dei credenti e del mondo.\u201d E l\u2019appello si conclude cos\u00ec: \u201cInnanzi tutto per\u00f2 dobbiamo riformare noi stessi. Nessun odio, nessun conflitto, nessuna guerra trovi nelle religioni un incentivo. La guerra non pu\u00f2 mai essere motivata dalla religione. Che le parole delle religioni siano sempre parole di pace!\u201d<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 36pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: 396.0pt\">Le religioni hanno una responsabilit\u00e0 decisiva nella convivenza: il loro dialogo tesse una trama pacifica, respinge le tentazioni a lacerare il tessuto civile, e libera dalla strumentalizzazione delle differenze religiose a fini politici. Ma questo richiede audacia e fede. Richiede coraggio. Chiede che si abbattano con la forza morale, con la piet\u00e0, con il dialogo, tutti i muri che separano gli uni dagli altri. Grande pu\u00f2 essere il compito delle religioni nell\u2019educare all\u2019arte del convivere. Grande \u00e8 anche il compito delle religioni nel ricordare che il destino dell\u2019uomo va al di l\u00e0 dei propri beni terreni \u2013 come molte insegnano -, e che si inquadra in un orizzonte universale, nel senso che tutti gli uomini sono creature di Dio. Da sempre i loro santi e i loro saggi scrutano un orizzonte globale. E tra questi Francesco \u00e8 esemplare e da tutti ammirato e accolto.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.15pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Di fronte alle numerose guerre che ancora dilaniano il pianeta possiamo chiederci se le religioni non siano in verit\u00e0 sconfitte dalla guerra. Credo che l&#8217;icona di Assisi e lo spirito che ne \u00e8 scaturito,&nbsp; continuino a parlare misteriosamente dell&#8217;unit\u00e0 del genere umano. Ripeto che attorno allo \u201cspirito di Assisi\u201d si \u00e8 dato vita ad un proficuo dialogo tra uomini di religione. Tanti e tanti incontri si sono succeduti, compresi quelli che lo stesso Giovanni Paolo II ha tenuto ancora in Assisi. L\u2019amicizia, la conoscenza, la stima reciproca sono state dimensioni forti che hanno favorito la resistenza al demone del conflitto. E abbiamo visto che le diversit\u00e0, se collocate nell\u2019orizzonte dello spirito di Assisi, non sono il grande ostacolo. E il conflitto fra religioni, civilt\u00e0 e culture non \u00e8 inevitabile. La tesi di Huntington non \u00e8 esattamente l\u2019opposto di Assisi. E da notare che le diversit\u00e0 non debbono scomparire. Rinunziarvi vorrebbe dire cadere nel relativismo, che renderebbe tutto uguale e quindi sradicato dalla storia. Non \u00e8 questo il sentire dei popoli. La preghiera della gente, quella che sgorga dalla sofferenza, quella che matura nella disperazione, quella che esprime la gioia, segue i percorsi secolari differenti. E le grandi tradizioni religiose si sono fatte carico delle invocazioni di milioni di persone, rivolte non agli uomini ma a Dio. E tutte queste preghiere differenti sono radicate in identit\u00e0 profonde: nel bisogno di essere salvati. La differenza rappresenta la ricca geografia spirituale del mondo contemporaneo. E questo non deve scoraggiare. Differenza e dialogo sono le guide per allargare lo sguardo al mondo interno, sono le vie per trovare senso in una convivenza tra gente di religione diversa. Il dialogo non \u00e8 un fatto accademico, ma un modo di vivere ogni giorno da parte di migliaia e migliaia di credenti. Frequentare le grandi tradizioni religiose, coglierne la spiritualit\u00e0, non \u00e8 perdere la propria identit\u00e0 in una confusione da moderno mercato. Anzi, \u00e8 far crescere l&#8217;amore mediante la stima in un mondo complesso ma popolato di pensieri, di santit\u00e0, di fede. E\u2019 una garanzia per il futuro del mondo. La cultura e la pratica del dialogo trovano nello \u201cspirito di Assisi\u201d, all&#8217;inizio di questo nuovo secolo, gi\u00e0 cos\u00ec ferito da incredibili conflitti, una via e una indicazione.<\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyTextIndent2 style=\"LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">La fede deve diventare cultura di riconciliazione e di dialogo, ossia un modo di vedere largo, un modo di amare senza confini, un modo di vivere che non riduce le cose ai nostri schemi, che non restringe il mondo alle nostre abitudini mentali. Ognuno deve aprire le finestre della propria mente e allargare le pareti del proprio cuore. E\u2019 facile, molto facile, essere sensibili solo a quello che ci sta vicino, solo a quello che ci tocca e ci commuove; e ignorare ci\u00f2 che sta lontano da noi. L\u2019amore \u00e8 anche un cuore ospitale a ci\u00f2 che non ci tocca direttamente. L\u2019ignoranza \u00e8 funzionale all\u2019egoismo. E nell\u2019ignoranza appassiscono l\u2019amore, la generosit\u00e0, l\u2019audacia, la passione. La forza dell\u2019amore spinge ad uscire da s\u00e9 per recarsi nei cuori degli altri al fine di creare una cultura d\u2019amore, una civilt\u00e0 dell\u2019amore. La forza della riconciliazione \u00e8 una energia concreta che fa superare ogni ripiegamento su di s\u00e9 e aiuta ad alzare il proprio sguardo e la propria azione verso l\u2019universalit\u00e0 della famiglia umana. E questo chiede ascolto rinnovato del Vangelo e attenzione critica a quel che accade nel mondo. Ci troviamo, infatti, in una situazione complessa che chiede a noi di essere uomini evangelici che sono esperti di umanit\u00e0. Insomma dobbiamo conoscere il Vangelo e il mondo. San Girolamo diceva che l\u2019ignoranza delle Scritture \u00e8 ignoranza di cristo; noi potremmo aggiungere che l\u2019ignoranza dei giornali \u00e8 ignoranza degli uomini.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"LINE-HEIGHT: 150%\">&nbsp;Francesco, fratello universale <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%\"><\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Permettetemi, mentre mi avvio alla conclusione, di fare alcune brevi considerazioni su Francesco di Assisi. Egli, infatti, \u00e8 stato il primo che ha vissuto, o meglio che ha creato, ante litteram, lo \u201cspirito di Assisi\u201d. Giovanni Paolo II ha potuto trasformare Assisi in una \u201ccattedra\u201d di fraternit\u00e0 e di pace, accolta da tutte le religioni, per la testimonianza universale di Francesco. Il giovane assisiate \u00e8, in certo modo, all\u2019origine dello spirito di Assisi perch\u00e9 lo ha vissuto nella sua stessa vita. Mi sento del tutto inadeguato a parlarne di fronte a voi. E se lo faccio \u00e8 perch\u00e9 ne sono in qualche modo costretto, perch\u00e9 parlare dello spirito di Assisi senza Francesco \u00e8&nbsp; semplicemente impossibile. In ogni caso, so bene che tutti dobbiamo essere in qualche modo francescani, nel senso che tutti siamo chiamati a vivere il Vangelo alla lettera, appunto come Francesco e ad avere una sapienza umana come quella che lui aveva. Vivere lo spirito di Assisi infatti non significa perci\u00f2 una sorta di acritico embrassons nous generale, ma essere uomini e donne evangeliche che sanno vivere nella complessit\u00e0 del mondo di oggi. <\/P><br \/>\n<P class=MsoBodyText style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%\">Anche per Francesco vivere secondo la forma evangelica non fu semplice, senza fatica, senza disciplina, senza lavoro su di s\u00e9, senza rinuncia, senza tagli, senza correzioni, senza riflessione, senza preghiera. Francesco dovette fare violenza a se stesso e cambiare vita radicalmente per vivere la forma evangelica. Solo la somiglianza a Cristo sino alle stigmate lo rese \u201cmissionario\u201d in un mondo che stava in rapido mutamento e che vedeva la Chiesa ancora muta nella predicazione del Vangelo. Lo sapete bene che l\u2019Umbria in cui viveva Francesco era una terra di grandi lotte fra citt\u00e0 e tra fazioni all\u2019interno stesse delle citt\u00e0 (alla guerra di Assisi contro Perugia vi partecip\u00f2 direttamente). Ma Francesco sent\u00ec il disgusto di quella vita. Scrive il Celano: \u201cniente gli dava pi\u00f9 alcun diletto\u201d(1 Celano 17). Francesco ascolt\u00f2 il Vangelo e volle metterlo in pratica alla lettera, senza aggiunte. Diede tutto quel che aveva ai poveri e restitu\u00ec al padre quel che gli era rimasto. Per s\u00e9 scelse di stare accanto ai poveri, anzi di vivere come loro. \u201cIl povero Francesco, padre di poveri, voleva vivere in tutto come un povero; non poteva sopportare senza dolore di vedere qualcuno pi\u00f9 povero di lui\u201d (1 Celano 76), nota il Celano. Francesco usc\u00ec dal suo mondo, che divideva i ricchi dai poveri, i sani dai lebbrosi, i cittadini dagli esclusi (i minores), per divenire povero ed essere fratello universale, degli uomini e delle cose, degli animali e del creato, degli amici e dei nemici. Francesco, appunto, fratello minore, ossia universale. Aveva intuito una verit\u00e0 profondamente evangelica: l\u2019universalit\u00e0 parte sempre dai poveri, dagli ultimi. Questa fraternit\u00e0 a partire dagli ultimi \u00e8 la pace che Francesco vive per s\u00e9 e che propone ai suoi frati. Ed \u00e8 la radice di quel che oggi chiamiamo lo spirito di Assisi; senza di lui questo spirito \u00e8 incomprensibile e improponibile. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Pace e fraternit\u00e0 universale per Francesco coincidono. Ed \u00e8 esattamente questo il tesoro dello spirito di Assisi. E lui lo viveva a partire dai suoi. Diceva: \u201ci frati non abbiano alcun potere o dominio, soprattutto fra loro\u2026e chi tra loro vorr\u00e0 essere maggiore sia il loro ministro e servo\u201d (Regola non bollata, V, 22). Colui che assume una funzione di coordinamento deve comportarsi come una madre; deve rivoluzionare il rapporto dei sudditi nei confornti dei ministri; e i sudditi possono parlare \u201ccome i padroni ai loro servi, perch\u00e9 cos\u00ec deve essere, che i ministri siano servi di tutti i fratelli\u201d(Ammonizioni, 4). Tratta i suoi frati come cavalieri della Tavola Rotonda, per significare plasticamente l\u2019uguaglianza con tutti. Di fronte ai fallimenti il rimedio &#8211; dice san Francesco &#8211; sta nello spirito di fraternit\u00e0: \u201csi guardino dal turbarsi e dall\u2019adirarsi per il peccato o il male di un altro\u201d, \u201c lo ammoniscano, e lo istruiscano e lo correggano con umilt\u00e0 e diligenza\u201d, trattandolo come gli sembrer\u00e0 meglio secondo Iddio\u201d(Regola non bollata V). Questa fraternit\u00e0 \u00e8 per sua natura universale, ossia aperta a tutti senza esclusione alcuna. Andando per il mondo i frati devono comportarsi in maniera evangelica, vivendo poveramente, mangiando ci\u00f2 che \u00e8 stato messo loro davanti, rinunciando a qualsiasi forma di violenza, e dando a chi chiede.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">E\u2019 dallo spirito evangelico che si pu\u00f2 comprendere la sua scelta di andare dal sultano a Damietta, senza spada e forte solo della sua parola. Lo sapete bene che la crociata era persino predicata dal Papa e Francesco inizialmente ne sub\u00ec il fascino. Non si deve inoltre dimenticare che la tensione con il mondo musulmano era forte almeno come oggi, se non ancor pi\u00f9. E la crociata era tesa allo sterminio pi\u00f9 che alla difesa. Il Vangelo ispir\u00f2 a Francesco un\u2019altra strada, pi\u00f9 forte della forza della spada. Non fu capito. Ma Francesco non si ferm\u00f2. E non \u00e8 che la nuova via gli impedisse la missione di comunicare il Vangelo, tutt\u2019altro. Ne \u00e8 testimonianza il lungo capitolo XVI della regola non Bollata ove Francesco detta, primo tra i cristiani, alcune regole di comportamento missionario. E sapeva bene cosa comportava tale missione per i suoi frati. Non si ferm\u00f2 infatti alla notizia del martirio di fra Eletto. E benedisse, piangendo, i sei frati che proprio dalla Porziuncola, al termine del Capitolo generale del 1219, partirono per il Marocco. Alla notizia del loro martirio disse: \u201cOra posso dire con verit\u00e0 di avere cinque frati minori\u201d. Ho voluto dare una dignit\u00e0 nuova alla vicenda di questi cinque protomartiri francescani, tutti di origine ternana, in una nuova chiesa di Terni dedicata a Santa Maria della Pace. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ma la missione tra i saraceni e gli altri infedeli (ire ad saracenos et alias infideles) non aveva per Francesco il significato di espandere il sistema ecclesiastico, bens\u00ec quello di proporre e di vivere il Vangelo universale della fraternit\u00e0. Scrive che \u201cnon facciano liti e dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore del Signore e dichiarandosi cristiani\u201d. Soltanto in seguito, \u201cquando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio\u201d(Ivi). Non mi dilungo su questo tema; ma sono sempre rimasto suggestionato dalle considerazioni di Basetti Sani sul rapporto tra la visione della Verna e la missione ai musulmani. Certo \u00e8 che per Francesco la missione, qualunque missione, parte dall\u2019amore per ogni uomo e ogni donna perch\u00e9 tutti sono stati riscattati dalla croce del Signore. Questa fraternit\u00e0 non sarebbe piena se non si dirigesse anche verso tutte le creature. Il rapporto di Francesco con la natura, con il fuoco, con gli uccelli, con gli animali, non \u00e8 un rapporto di possesso ma di convivenza e di fraternit\u00e0. Tutto ci\u00f2 non nasce da una sorta di romanticismo. Si radica in una povert\u00e0 vissuta come forma di vita e atteggiamento di rispetto e di devozione nei confronti dell\u2019intera creazione. Per Francesco, la povert\u00e0 che viene dal Vangelo sfocia in una immensa libert\u00e0 e nel godimento disinteressato di tutte le cose. E questa \u00e8 la pace. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Come si pu\u00f2 intuire non stiamo davanti ad una questione etica, ma ad un atteggiamento profondamente evangelico. Non si tratta semplicemente dell\u2019assenza dei conflitti, ma dell\u2019instaurazione della fraternit\u00e0 evangelica. Questo spiega gli incontri di Francesco per pacificare le persone e i popoli, chiedendo a tutti la forza di perdonare. Scrive il santo: \u201cNon ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto pi\u00f9 poteva peccare, che dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne ritorni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato\u201d(Lettera a un ministro, 8 -9). Francesco, uomo pacificato, divenne pacificatore. E questo signific\u00f2, anzitutto, una lotta interiore per sconfiggere quell\u2019egocentrismo che attanaglia ciascuno di noi. Commentando la beatitudine evangelica dei pacifici, non a caso Francesco la collega a quella dei perseguitati: \u201cSono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Ges\u00f9 Cristo, conservano la pace nell\u2019anima e nel corpo\u201d (Am 15:164). Conservare la pace nell\u2019anima e nel corpo di fronte alle sofferenze del mondo \u00e8 la vera forza per sconfiggere ogni tristezza. Ma questa forza richiede anche la capacit\u00e0 di perdonare. Nel Cantico, composto per spronare il vescovo di Assisi e il podest\u00e0 a fare la pace, Francesco scrive: \u201cLaudato si, mi Signore, per quelli che perdonano\/ per lo tuo amore\/ e sostengono infirmitate e tribulazione.\/ Beati quelli che \u2018l sosterranno in pace,\/ ca da te, Altissimo, sirano incoronati\u201d (Cant 263). Francesco chiede al vescovo e al podest\u00e0 non di concludere un accordo, quanto di ritrovare le energie spirituali che permettono di superare le sofferenze, e quindi di perdonare, di dominare la collera, di evitare il turbamento e di dimorare nella pace. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Francesco non scelse la politica ma non si estrani\u00f2 dalla citt\u00e0. Anzi, entr\u00f2 nelle pieghe pi\u00f9 tragiche della vita umana per curarle ricomponendo liti e contrasti. In una societ\u00e0 ruvida e bellicosa nei rapporti sociali, egli insegn\u00f2 il valore della &#8220;cortesia&#8221; nel rapportarsi con tutti e tutto. La sua esperienza fu unica nella sua capacit\u00e0 di incontrare e riconciliare persone diverse tra loro. L\u2019essere penitenti, tipica modalit\u00e0 del medioevo di vivere il Vangelo, ha assunto in lui una forza spirituale del tutto originale. Mentre essere cristiani significava ripudiare il mondo mediante il disprezzo di s\u00e9, per Francesco invece signific\u00f2 essere misericordioso con tutti. L\u2019inizio della sua esperienza, infatti, \u00e8 stare con i lebbrosi usando misericordia con loro come Dio l\u2019aveva usata con lui. Ed \u00e8 non poco significativa per il suo aspetto \u201crivoluzionario\u201d l\u2019affermazione che fece dopo il bacio del lebbroso: \u201cCi\u00f2 che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo\u201d(110). Il Vangelo vissuto alla lettera gli aveva persino cambiato il gusto. Ebbene, Francesco ha avuto un gusto nuovo, pieno di dolcezza e di tenerezza, di forza e di passione, nell\u2019incontrare gli uomini e il creato. Questo nuovo gusto \u00e8 la pace.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">S\u00ec, questa \u00e8 la pace per Francesco: non una cosa da fare, bens\u00ec un modo di essere e di vivere tra gli uomini. Solo se si \u00e8 uomini pacifici si pu\u00f2 essere pacificatori. Un santo monaco russo del Novecento, in piena sintonia con questo spirito, diceva: \u201cVivi in te la pace e a migliaia accorreranno a te\u201d. La pace per Francesco \u00e8 un modo di essere credenti e di obbedire al Vangelo. Ai suoi frati diceva: \u201cLa pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor pi\u00f9 nei vostri cuori. Non provocate nessuno all\u2019ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bont\u00e0, alla concordia dalla vostra mitezza. Questa \u00e8 la nostra vocazione: curare le ferite, fasciare le fratture, richiamare gli smarriti\u201d (3 Comp 58: 1469). Lo spirito di Assisi parte da un cuore trasformato dal Vangelo. E Francesco ne \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 evidente.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"LINE-HEIGHT: 150%\">&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La preghiera di Assisi Non vi nascondo che prendere la parola alla Porziuncola, davanti ai rappresentanti delle quattro famiglie francescane italiane, oltre ad una certa emozione mi provoca non poco tremore. La Leggenda Maggiore, come voi ben sapete, scrive che: \u201cIl santo am\u00f2 questo luogo pi\u00f9 di tutti gli altri luoghi del mondo. 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