{"id":15648,"date":"2004-01-21T00:00:00","date_gmt":"2004-01-21T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/la-pace-quale-responsabilita-per-le-chiese.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"la-pace-quale-responsabilita-per-le-chiese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-pace-quale-responsabilita-per-le-chiese.html","title":{"rendered":"La pace: quale responsabilit\u00e0 per le Chiese?"},"content":{"rendered":"<p><P><br \/>\n<P><br \/>\n<P><br \/>\n<P><br \/>\n<P>Il Vangelo della pace <BR><br \/>\n<P><br \/>\n<P><br \/>\n<P>Nella comunit\u00e0 cristiana c&#8217;\u00e8 un&#8217;eredit\u00e0 di pace, anche se questa eredit\u00e0 si qualifica in maniera differente dalla pace del mondo. Il Signore disse ai suoi discepoli: &#8220;Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d\u00e0 il mondo io la do a voi&#8221; (Gv 14, 27). E&#8217; il Vangelo della pace; quel Vangelo che spesso viene umiliato dagli stessi discepoli quando soccombono alla paura o quando si lasciano sorprendere dalla violenza o dai disegni di guerra o dalle sapienze strategiche di questo mondo. La pace di cui parla il Vangelo \u00e8 certamente assenza di guerra, assenza di violenza e di sopraffazione; ma \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 Ges\u00f9 stesso. E Lui la nostra pace, come scrive l apostolo Paolo agli efesini: &#8220;Egli infatti \u00e8 la nostra pace&#8221; (2, 14). La pace, per i cristiani, non \u00e8 anzitutto una scelta politica, \u00e8 piuttosto una dimensione personale, del cuore, della vita, delle relazioni con gli altri. E&#8217; la pace con Dio, prima di tutto, e viene a noi dal suo perdono, dalla sua presenza. Per questo dono, il cristiano \u00e8, nel profondo, un uomo pacifico e per questo necessariamente pacificatore. <BR><br \/>\n<P>Violenza e Vangelo non si incontrano tra di loro. Infatti, il Signore \u00e8 mite e umile di cuore; non odia chi lo perseguita, anzi chiama amico chi congiura contro di lui e lo tradisce. La resistenza alla violenza, alla guerra, all&#8217;odio, si radicano nel profondo della stessa identit\u00e0 del cristiano: ossia nella imitazione del Signore pacifico, mite e umile di cuore. Per questo i discepoli di Ges\u00f9 sono operatori e comunicatori di pace. Una notevole figura del cristianesimo romeno, Nicu Steinhardt, battezzato in carcere da un prete ortodosso anch esso prigioniero, in un libro autobiografico in cui narra la sua dolorosa storia, significativamente intitolato Diario della felicit\u00e0, scrive: &#8220;Vado su tutte le furie quando vedo in che modo il cristianesimo \u00e8 confuso con la stupidit\u00e0, con una specie di devozione idiota e vigliacca&amp;, come se il destino del cristianesimo non fosse altro che quello di lasciare l&#8217;umanit\u00e0 beffata dalle forze del male e il cristianesimo facilitasse le scelleratezze in quanto, per definizione, \u00e8 condannato alla cecit\u00e0 e alla paralisi . E un richiamo decisivo: non rinunciare alla forza della fede. Del resto \u00e8 chiara la beatitudine evangelica: i miti, non certo i violenti, erediteranno la terra. <BR><br \/>\n<P>La custodia della pace \u00e8 decisiva all inizio di questo nuovo secolo. Tutto, infatti, sembra concorrere a lasciarsi travolgere dalle passioni, dagli etnicismi, dai nazionalismi, dai bellicismi, sprecando miseramente e tragicamente il grande dono della pace. Giovanni di Kronstadt, un santo prete russo morto all inizio del Novecento, diceva: Acquisisci la pace e la riceveranno migliaia attorno a te . Aveva ragione. Sappiamo bene, infatti, che essere cristiani non immunizza dall&#8217;intossicazione delle passioni del mondo. Dovremmo chiederci tutti: quanto i cristiani sono educati a considerare la pace come qualcosa di sostanziale per la loro vita, come qualcosa di imprescindibile nel loro comportamento, come qualcosa a cui non possono rinunciare? Si potrebbe dire che i cristiani non sono anzitutto pacifisti, ma pacifici e pacificatori. E questo \u00e8 un punto decisivo. <BR><br \/>\n<P>Le Chiese sono un luogo di pace. E le comunit\u00e0 cristiane dovrebbero costituire uno spazio di aria pulita, non inquinata, non intossicata dall&#8217;odio; dovrebbero essere l&#8217;ossigeno della pace in un contesto troppo inquinato dal bellicismo o dalla violenza. In ogni situazione i cristiani sono chiamati a custodire nei loro cuori, nella loro vita, nelle loro comunit\u00e0, la pace. Tutti debbono testimoniare che niente \u00e8 pi\u00f9 grande della pace, e niente \u00e8 peggiore della follia della guerra e della violenza. Il Vangelo custodisce il segreto della pace, e ogni volta che viene comunicato, un cuore si apre alle ragioni della pace. Insomma, per un cristiano mai la guerra \u00e8 inevitabile. <BR><br \/>\n<P>E la pace appartiene a tutti. E affidata a tutti, particolarmente ai cristiani: \u00e8 la loro missione. C \u00e8 un bisogno estremo di pace. Ebbene, questo bisogno di pace riguarda anzitutto noi cristiani. Si potrebbe dire che il bisogno di pace \u00e8 bisogno di Dio, \u00e8 sete di Dio, del suo regno e della sua giustizia. I cristiani nel mondo contemporaneo sono chiamati a tessere una rete che raccoglie e custodisce il dono della pace. In un mondo in cui si rischia lo scontro tra civilt\u00e0, in un universo marcato dalle lotte di religione, in societ\u00e0 intossicate dalle passioni violente, essere cristiani significa divenire sempre uomini pacifici e pacificatori. <BR><br \/>\n<P><br \/>\n<P><br \/>\n<P>Il Vangelo della carit\u00e0 <BR><br \/>\n<P><br \/>\n<P><br \/>\n<P>La nuova condizione del mondo interroga anche l ecumenismo. Qualcuno parla di inverno ecumenico. Non so se sia inverno, certo \u00e8 che qualcuno lavora per raffreddare il clima, magari sottolineando con pervicacia quello che divide gli uni dagli altri e mettendo in sordina l incredibile e innegabile cammino che si \u00e8 fatto. Ovviamente, non vanno sottovalutate le divisioni che ancora esistono, n\u00e9 bisogna essere ciechi di fronte ai problemi che sorgono, sia a livello teologico che storico, o culturale e giuridico, oppure psicologico e concreto. Per di pi\u00f9, le difficolt\u00e0 non sono a senso unico; esse traversano al loro interno le singole confessioni cristiane. <BR><br \/>\n<P>Il cammino compiuto sino ad oggi \u00e8 enorme, e deve restare un punto di non ritorno. Ma dobbiamo guardare con audacia il futuro. Ma questo comporta la riaffermazione dello spirito che ha guidato i grandi protagonisti dell ecumenismo: cercare ci\u00f2 che unisce prima di quel che divide. Lo disse con passione Giovanni XXIII quando apr\u00ec il Concilio; e fu la ragione che spinse Paolo VI a Gerusalemme per abbracciare il patriarca Atenagora (sono passati esattamente 40 anni). E quel che muove tanti altri capi di Chiese per significativi incontri. E Giovanni Paolo II lo ha fatto suo. <BR><br \/>\n<P>Ed in effetti, da quando i cristiani hanno imparato a guardarsi in modo diverso, si \u00e8 avuta una svolta storica nei loro rapporti, prima inimmaginabile. Si sono dovuti attendere quasi mille anni per veder nascere un nuovo clima. E se oggi c \u00e8 qualche raffreddamento, lo si pu\u00f2 scorgere a partire dagli anni 80, da quando cio\u00e8 le Chiese hanno ripreso a camminare ognuna incurante dell altra, magari in nome dell identit\u00e0 confessionale che temevano di perdere. Una testimonianza in positivo \u00e8, invece, rappresentata dagli Incontri di Preghiera per la Pace iniziati da Giovanni Paolo II ad Assisi nell ottobre 1986. Fu un evento assolutamente straordinario. Potremmo dire che fu la messa in immagine di quell ecumenismo e di quel dialogo interreligioso auspicato dal Vaticano II. Fu chiamato lo spirito di Assisi , uno spirito che spinge i partecipanti a guardare anzitutto quel che unisce. La Comunit\u00e0 di Sant Egidio ha raccolto questo spirito e ogni anno ha come replicato tali incontri. Ne \u00e8 nata una singolarissima rete di relazioni che man mano si \u00e8 allargata e irrobustita. Quest anno, nel mese di settembre, si terr\u00e0 qui a Milano. Tali Incontri non sono il frutto di un romanticismo ecumenico o di una visione politica dei rapporti ecclesiali. Essi affondano le loro radici nel cuore stesso delle Chiese, ossia nell amore. <BR><br \/>\n<P>Tali Incontri Internazionali mostrano che la via dell amore resta centrale nell ecumenismo. Ma non \u00e8 una via laterale o parallela ad altre, ad esempio, a quella teologica; al contrario, \u00e8 l alveo che le fonda e le raccoglie tutte. E una via ampia, che chiede, oggi soprattutto, coraggio, creativit\u00e0 e audacia. Lo stesso dialogo teologico deve nascere all interno di quello dell amore, altrimenti rischia la sterilit\u00e0. San Giovanni Crisostomo, a proposito dell amore, diceva che \u00e8 il pi\u00f9 importante tra tutti i beni; \u00e8 la loro radice, fonte e madre, e che se esso manca non v \u00e8 alcuna utilit\u00e0 degli altri . E sant Agostino, parlando della verit\u00e0, diceva che quando dobbiamo dirla, appaia, piaccia e attiri ( pateat, placeat, moveat ); non essa infatti ma la carit\u00e0 \u00e8 scopo del precetto e pienezza della legge . E in questo orizzonte potremmo leggere la pagina evangelica di Matteo che riporta la professione di Pietro a Cesarea di Filippo. La formulazione della fede, fatta a nome di tutti, fu impeccabile, e tuttavia non garant\u00ec ai discepoli di essere una cosa sola n\u00e9 sul piano del pensiero n\u00e9 su quello della fede viva in Ges\u00f9. Subito dopo, infatti, si misero a discutere su chi tra loro fosse il primo. Insomma, la formulazione corretta e unanime della fede, ovviamente assolutamente necessaria, non basta ad unire veramente le Chiese. C \u00e8 bisogno della carit\u00e0, come dice l Apostolo: se possedessi la pienezza della fede cos\u00ec da trasportare le montagne, ma non avessi la carit\u00e0, non sono nulla (1Cr, 13,2). <BR><br \/>\n<P>Se la carit\u00e0 si affievolisce \u00e8 facile tornare a sottolineare quel che divide. Ecco perch\u00e9 l ecumenismo va sempre pi\u00f9 compreso nell orizzonte dell amore. L amore evangelico, infatti, fa vivere l unit\u00e0 in anticipo, come se fosse gi\u00e0 perfetta, malgrado le imperfezioni e le diversit\u00e0. Nell amicizia c \u00e8 gi\u00e0 la dimensione teologica della comunione. Un amicizia, ovviamente, che non sia una parola vuota, ma rapporto personale fatto di fedelt\u00e0, di interesse e di attenzione per l altro, di memoria anche dei problemi altrui, di conoscenza delle vicende altrui, e anche di perdono vicendevole. Quest amicizia fa superare le divisioni, fa svanire i pregiudizi, brucia l ignoranza e mette in comunicazione l uno con l altro. Essa da nuova forza al dialogo teologico e ne favorisce la ricezione, ma soprattutto consolida l ecumenismo in un terreno pi\u00f9 sicuro e permette il superamento di quei problemi concreti che continuano a presentarsi e che, altrimenti, rischiano di allontanare ancora una volta gli uni dagli altri. L esempio dei martiri \u00e8 l espressione pi\u00f9 alta dell ecumenismo dell amore. La loro testimonianza \u00e8 una preziosa eredit\u00e0 comune a tutte le Chiese cristiane. <BR><br \/>\n<P>L&#8217;allargamento dello spazio della carit\u00e0 deve divenire un impegno prioritario nella vita delle Chiese cristiane. Ed \u00e8 un campo vastissimo nel quale \u00e8 urgente ritrovarsi: si va dall aiuto ai nuovi poveri nei nostri paesi ricchi a quello per i paesi in via di sviluppo, dall impegno per la giustizia a quello del rispetto per i diritti umani, dalla difesa della pace a quello dell allargamento della solidariet\u00e0, e cos\u00ec oltre. La fraternit\u00e0 dei cristiani \u00e8 certamente lievito buono di fraternit\u00e0 per i popoli, cos\u00ec come la loro divisione lo \u00e8 per i conflitti. Le Chiese cristiane debbono sentire ben pi\u00f9 fortemente la responsabilit\u00e0 di essere segno e strumento dell unit\u00e0 della famiglia umana. C \u00e8 pertanto un rapporto diretto tra unit\u00e0 delle Chiese e unit\u00e0 della famiglia umana e pace. La fraternit\u00e0 dei cristiani \u00e8 quindi un arma contro la crescita della conflittualit\u00e0 tra etnie, tra popoli, tra culture, tra religioni, tra civilt\u00e0. E la fraternit\u00e0 si realizza nella vita di ogni giorno con la preghiera comune, con lo scambio fraterno, con la solidariet\u00e0 vicendevole, con la comune passione per il Vangelo. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vangelo della pace Nella comunit\u00e0 cristiana c&#8217;\u00e8 un&#8217;eredit\u00e0 di pace, anche se questa eredit\u00e0 si qualifica in maniera differente dalla pace del mondo. Il Signore disse ai suoi discepoli: &#8220;Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d\u00e0 il mondo io la do a voi&#8221; (Gv 14, 27). 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