{"id":15645,"date":"2003-12-12T00:00:00","date_gmt":"2003-12-12T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/lepiscopato-di-mons-vincenzo-tizzani.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"lepiscopato-di-mons-vincenzo-tizzani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/lepiscopato-di-mons-vincenzo-tizzani.html","title":{"rendered":"L&#8217;episcopato di Mons. Vincenzo Tizzani"},"content":{"rendered":"<p><P><BR>L&#8217;episcopato di Mons. Vincenzo Tizzani <BR>a Terni (1843-1847)<\/P><br \/>\n<P><BR>Tizzani accolto a Terni<\/P><br \/>\n<P>Il 26 aprile 1843 Terni si preparava ad accogliere il nuovo vescovo, Vincenzo Tizzani, nominato da Gregorio XVI nel concistoro del 3 aprile. Il viaggio da Roma a Terni non fu, in verit\u00e0, semplice. Chiss\u00e0, forse Mons. Tizzani sperimentava fin da quel primo giorno, anche se fu per un incidente fortuito, qualcuna delle difficolt\u00e0 che avrebbe vissuto nel governo della diocesi affidatagli. Infatti, durante il viaggio la carrozza del presule sub\u00ec un incidente che lo costrinse ad una lunga sosta fuori programma ancor prima di giungere a Narni, mandando cos\u00ec a monte buona parte dei preparativi che erano stato organizzati per dargli una degna accoglienza. Tuttavia, gli fu riservata un&#8217;accoglienza ugualmente calorosa da coloro che avevano atteso sino all&#8217;arrivo a tarda sera.<BR>La citt\u00e0 in cui Mons. Tizzani entrava contava una popolazione di circa 10.000 abitanti;&nbsp; si sarebbe potuto dire quasi un borgo agricolo della periferia spoletina. L&#8217;unica seria attivit\u00e0 economica della citt\u00e0 era l&#8217;agricoltura e la pastorizia; non vi erano industrie, salvo una zecca e piccola fonderia gestita da maestranze straniere. Un esiguo artigianato provvedeva alla produzione dei beni necessari alla vita interna della citt\u00e0 e del contado. Dall&#8217;indagine promossa dallo stesso Tizzani si rileva, poco dopo il suo arrivo, che, sull&#8217;intera popolazione, solo 288 erano possidenti terrieri, mentre una schiera di ben 5441 persone, tra contadini e braccianti, praticamente nullatenenti, erano addetti alla coltivazione della terra.&nbsp; Buona parte dei proprietari terrieri, come i Simonacci, i Setacci, i Manassi, appartenevano anch&#8217;essi al mondo contadino. Poche famiglie, tra cui i Gazzoli , vantavano una vera e propria casa patrizia in citt\u00e0 e un titolo nobiliare.&nbsp; La gran parte della popolazione viveva di stenti, alle dirette dipendenze dei possidenti che gestivano le loro propriet\u00e0 con metodi semi-feudali ; \u00e8 significativo che nel 1816 venne effettuata una distribuzione di pane chiamata &#8220;sfamo del popolo&#8221;. I risvolti sul piano sanitario sono facilmente immaginabili: negli anni Venti dell&#8217;Ottocento, per fare un solo esempio, era endemico il tifo petecchiale. Nel 1817 a Terni si contano 29 bambini &#8220;esposti&#8221;, che, con una crescita esponenziale lungo la prima met\u00e0 del XIX secolo, diventano ben 427 nel 1846 e 620 nel 1865.&nbsp; Anche l&#8217;aspetto della citt\u00e0 non \u00e8 esaltante. La Terni degli anni Trenta si presenta come &#8220;\u2026un intrico di viuzze, orti, pochi palazzi, molte chiese, (nel 1844 gli edifici sacri sono ben 67) poco pulita e male illuminata&#8221;.&nbsp; <BR>In questo contesto di povert\u00e0 e arretratezza la societ\u00e0 ternana era, tuttavia, percorsa da robuste correnti sotterranee liberali ed anticlericali. La vicinanza al confine dello Stato e a Roma, collegata attraverso la valle del Tevere e la Flaminia, in una posizione di frequente passaggio, favor\u00ec il diffondersi delle idee risorgimentali che culminarono nel 1831 in un fallito attacco alla roccaforte papalina di Rieti e nel 1847 in una rivolta a Terni &#8220;contro il clero e gli aristocratici, responsabili della carestia e della fame.&#8221;&nbsp; <BR>Due anni dopo, nel 1849, decine di ternani accorsero alla difesa di Roma liberata, fra i quali il futuro sindaco della citt\u00e0, Pietro Faustini, che avr\u00e0 un ruolo non secondario negli scontri romani, e Giovanni Froscianti, un piccolo possidente di Collescipoli, ex seminarista, passato all&#8217;altro versante delle barricate. In seguito alla caduta di Roma, Garibaldi fu accolto trionfalmente a Terni da quella parte della societ\u00e0 cittadina, idealmente raccolta attorno al nucleo di cospiratori con a capo il conte Federico Fratini, che organizzer\u00e0 nel 1853 un altro tentativo insurrezionale che sar\u00e0 comunque sventato.&nbsp; Non \u00e8 un caso dunque che proprio a Terni Garibaldi raccolse i volontari diretti a Monterotondo e a Mentana, dove morirono ben diciassette ternani. <BR>La fama di quest&#8217;indole cittadina doveva essere ben diffusa anche fuori dei confini dello Stato Pontificio, tanto che Terni fu meta di transfughi e perseguitati politici che dalle altre regioni d&#8217;Italia cercavano qui rifugio e accoglienza. E&#8217; il caso di un certo Bastoni di Ravenna, volontario delle spedizioni garibaldine in Sicilia, il quale trova a Terni rifugio dalle persecuzioni subite da parte della sua stessa famiglia benestante, o il carbonaro Trippa, insorto a Napoli nei moti del 1827-&#8217;31, che fugg\u00ec prima in Puglia e poi trov\u00f2 riparo a Collestatte, attraversando rocambolescamente il confine fra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio.&nbsp; <BR>Anche le idee mazziniane ebbero un largo seguito fra i ternani, come un tal Sorcino, giustiziato poco prima del 1860 per aver ucciso un prete di Montefalco e accusato di far parte del circolo carbonaro che cospirava per l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia. Gli umori anticlericali non limitavano la loro influenza alle sole classi sociali umili, ma trovavano corrispondenza nel laicismo liberale delle \u00e9lites culturali e politiche cittadine, che in seguito diedero luogo alla nascita di un &#8220;Comizio anticlericale Umbro&#8221; avente come motto &#8220;Anticlericalismo e rinnovamento&#8221;. Anche il brigantaggio, fenomeno diffuso in queste regioni di confine ed assai fiorente nelle periferie ternane e narnesi, era intriso di sentimenti anticlericali. Non era raro che, oltre ai criminali comuni, le fila dei briganti fossero accresciute da fuoriusciti e perseguitati politici. Questo fece s\u00ec che negli anni &#8217;50 e &#8217;60 non fossero rari gli assalti a danno di chierici, soprattutto a Narni. <BR>Il fatto che l&#8217;anticlericalismo fosse strettamente connesso col risentimento causato dall&#8217;ingiustizia sociale, trovava a Terni un ulteriore motivo nella memoria dei fatti avvenuti nel lontano 1564, quando una rivolta del popolo contro la nobilt\u00e0 possidente fu repressa nel sangue dall&#8217;inviato papale Monti dei Valenti con atti rimasti impressi nella memoria collettiva per la loro crudelt\u00e0. Memoria tramandata nei racconti e nelle ballate popolari, e ancora viva a tre secoli di distanza, tanto che il primo giornale operaio edito a Terni alla fine dell&#8217;Ottocento fu titolato &#8220;Il Banderaro&#8221; con riferimento a quei fatti di sangue. <BR>La parte del popolo che non giungeva ad assumere gli atteggiamenti pi\u00f9 estremi di anticlericalismo coltivava, comunque, nei confronti della Chiesa una sorda diffidenza ed ostilit\u00e0. Questa attitudine si manifestava anche nei bambini, spesso pronti, nelle strade, a azioni di teppismo contro i preti. Vani risultarono anche i tentativi operati da alcuni parroci di convocare a Terni predicatori celebri, fiduciosi nella loro maggiore forza persuasiva: le chiese restavano ugualmente quasi deserte. Comunque, una serie di apparizioni miracolose avvenute lungo l&#8217;Ottocento in vari luoghi della campagna ternana, mostrano la forte tensione che vi era nel popolo. Si ricordano l&#8217;apparizione a Rivo di una Madonna su un albero di noce, a Colle Licino di una donna vestita di azzurro, e nella cattedrale di Terni si osserv\u00f2 a lungo un&#8217;immagine della Vergine che dicevano avesse mosso gli occhi. Questi fenomeni si collegavano a forme di piet\u00e0 popolare spesso svincolate dal controllo dell&#8217;istituzione religiosa e che davano luogo a manifestazioni spontanee di pellegrinaggio e festa, non accompagnate per\u00f2 da celebrazioni liturgiche o dalla presenza di ecclesiastici.&nbsp; In verit\u00e0 tali manifestazioni si registrano in molte zone dell&#8217;Italia, come dimostra l&#8217;interessante volume di Joachim Bouflet e Philippe Boutry che raccoglie le apparizioni della Madonna dal XVI al XIX secolo. Dall&#8217;esame delle manifestazioni mariane si evince che esse si intensificano nei momenti cruciali della vita dei popoli. La citt\u00e0 di Terni, come tante altre citt\u00e0, ne fu interessata.&nbsp; <BR>E&#8217; per\u00f2 importante rilevare che la marginalit\u00e0 della Chiesa ternana nella vita pubblica della citt\u00e0 invece di provocare una reazione &#8220;missionaria&#8221;, spinse il clero a rinchiudere sempre pi\u00f9 le loro attivit\u00e0 religiose all&#8217;interno delle chiese. Il timore di esporsi, insomma, prevaleva sull&#8217;impegno a rendere presente la Chiesa nella vita della citt\u00e0. Un esempio emblematico di questo &#8220;ritiro&#8221; dalla scena&nbsp; fu la sospensione della tradizionale processione cittadina delle &#8220;Rogazioni&#8221;. Se si pensa al significato che tale processione aveva, ossia l&#8217;invocazione per proteggere le colture dal maltempo, sospenderla in una societ\u00e0 contadina significava abdicare di fatto al ministero pastorale. Fu, quindi, particolarmente significativa la decisione presa da Tizzani di reintrodurla. E lui lo nota con soddisfazione nelle sue Reminiscenze. Parla di processione ben riuscita che si svolse senza incontrare un&#8217;eccessiva opposizione popolare, tranne qualche modesta irrisione. <\/P><br \/>\n<P>La nomina a vescovo di Terni<\/P><br \/>\n<P>La scelta di un vescovo non proveniente dal clero di Terni fu ritenuta quasi scontata, visto che l&#8217;ultimo sacerdote della Diocesi a ricoprire la carica di vescovo della citt\u00e0 fu Francesco Angelo Rapaccioli, nativo di Collescipoli, eletto nel 1646. Dopo di lui, tutti i vescovi provengono da zone limitrofe (Marche, Umbria o Lazio), dei quali due da Roma, secondo la consuetudine che prevedeva comunque una sorta di &#8220;regionalizzazione&#8221; degli episcopati.&nbsp; E, comunque, Terni non aveva mai avuto presuli di livello culturale o pastorale particolarmente elevato. Se pensiamo alle due diocesi vicine di Spoleto e Perugia, che nell&#8217;Ottocento hanno avuto due Papi, si comprende la distanza. Dei predecessori di Tizzani, solamente mons. Sperello Sperelli &#8211; ma siamo nel 1698 &#8211; pass\u00f2 a ricoprire la carica di Vicegerente a Roma e assessore al Sant&#8217;Ufficio , lasciando per\u00f2 come vescovo a Terni il fratello. Anche la stessa permanenza dei vescovi nella sede ternana era stata alquanto precaria; pochi terminarono il loro ministero nella Diocesi (su 12 predecessori di Tizzani, 5 rinunciarono al Vescovato e solo 5 morirono a Terni). <BR>La nomina episcopale di Tizzani fu comunque una sorpresa tanto per lui che per la cerchia dei suoi amici, tra i quali il pi\u00f9 noto era il poeta Giuseppe Gioacchino Belli. Tizzani non accolse in verit\u00e0 con entusiasmo la sua nomina a Terni. Pi\u00f9 volte ripete negli scritti la titubanza nell&#8217;accettare la nomina episcopale . Ne parla direttamente agli stessi diocesani in apertura della sua Epistola Pastoralis del 1843: &#8220;Fin dal primo giorno \u2026 che il Sommo Pontefice Gregorio XVI, a mia insaputa, comand\u00f2 che succedessi a governare la vostra diletta Chiesa \u2026 mi prostrai ai piedi di Sua Santit\u00e0 perch\u00e9 non volesse sottoporre la mia debolezza a tanto onere\u2026 Dopo che venni a sapere che il Sommo Pontefice per nulla avrebbe ascoltato queste mie suppliche,\u2026 abbracciai il nuovo compito,\u2026 abbandonando immediatamente gli studi umanistici del tempo passato, le compagnie e la quiete claustrale.&#8221;&nbsp; <BR>La brillante carriera ecclesiastica del Canonico Lateranense (prima uditore della Nunziatura di Napoli, poi procuratore generale dell&#8217;Ordine e infine abate di S. Agnese fuori le mura all&#8217;et\u00e0 di soli 32 anni) era affiancata da una intensa attivit\u00e0 intellettuale che lo port\u00f2 a ricoprire la cattedra di Storia Ecclesiastica all&#8217;Universit\u00e0 romana. Legato strettamente al cenacolo di letterati ed artisti raccolti attorno alla Basilica di S. Pietro in Vincoli e all&#8217;Accademia Tiberina,&nbsp; fu anche socio ordinario della Pontificia Accademia di Archeologia Sacra e membro dell&#8217;Accademia Imperiale delle Scienze, Lettere ed Arti di Marsiglia. Autore fecondo di opere erudite su temi di archeologia e storia della Chiesa,&nbsp; per Mons. Tizzani la nomina episcopale e il conseguente trasferimento e allontanamento dagli studi di cui era appassionato doveva essere del tutto estranea ai suoi progetti. Non era, del resto, particolarmente impegnativo l&#8217;incarico pastorale di rettore della Chiesa di Sant&#8217;Agnese fuori le Mura che Tizzani ebbe nel 1941. Il neo vescovo non ne parla come un&#8217;esperienza che lo avesse segnato.<BR>Invece, la cerchia dei colti amici romani si rese ben conto della perdita che gli studi storici avrebbero subito a Roma con la partenza di Tizzani, e se ne fece interprete il Belli con tre suoi sonetti in cui esprimeva il dispiacere della perdita di una mente cos\u00ec acuta, oltre che dell&#8217;amico, e il conseguente strabiliante colpo di fortuna per una citt\u00e0 di relativa importanza come Terni. E&#8217; ben noto il sonetto nel quale il poeta afferma: &#8220;\u2026li ternani ch&#8217; hanno vinto un terno.&#8221;&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>Primi elementi di un progetto pastorale<\/P><br \/>\n<P>Al momento della consacrazione, come era d&#8217;uso, il neo-vescovo indirizz\u00f2 una Lettera Pastorale al clero e al popolo di Terni nella quale rivolgeva il saluto e la benedizione ai fedeli che si apprestava a guidare. La Lettera non conteneva molto di pi\u00f9 che generiche formule di circostanza, salvo alcuni interessanti riferimenti, che aiutano a capire, fin da quei primi passi, il tenore dell&#8217;azione pastorale che Tizzani intraprender\u00e0. Si tratta, in particolar modo, dell&#8217;invito rivolto al clero ad un esercizio &#8220;prudente e tollerante&#8221; del ministero pastorale. Con questi due aggettivi Mons. Tizzani sembra voler conferire un&#8217;impronta di pacata benevolenza ad un episcopato che, come avr\u00e0 sicuramente avuto modo di sapere in anticipo dal Belli, buon conoscitore della realt\u00e0 ternana,&nbsp; avrebbe incontrato non pochi ostacoli in seno alla societ\u00e0 e al clero stesso di Terni. Altrettanto interessante \u00e8 l&#8217;accenno che Tizzani fa circa la necessit\u00e0 di una cura particolare per &#8220;le pianticelle pi\u00f9 tenere della vostra vigna&#8221;. Qui il neo eletto rivela quell&#8217;attenzione per le problematiche dell&#8217;infanzia che si concretizzer\u00e0 nelle opere sociali promosse nel corso del suo episcopato. <BR>Infine, va notato il duplice riferimento che egli fa ai poveri, rivelatore, come nel caso precedente, di una sensibilit\u00e0 spiccata verso la problematica sociale gi\u00e0 evidente nei suoi anni giovanili a Roma, come lo stesso Belli ricorda. Tizzani, rivolgendosi ai sacerdoti, li invita a respingere &#8220;le leggi del mondo, non vi spaventi lo squallore della povert\u00e0, non vi allontani dall&#8217;amore la miseria della plebe. Diffondete ovunque la speranza della mia prossima visita, specialmente presso il letto dei poveri&#8221; e l&#8217;esortazione ai maggiorenti della societ\u00e0 cittadina affinch\u00e9 &#8220;\u2026il potere che possedete, lo esercitiate umanamente verso i sudditi e che le ricchezze, delle quali vi fu generosa l&#8217;infinita Provvidenza, piuttosto che sprecarle in lussi inutili, le distribuiate ai poveri&#8221;. Sono affermazioni di una certa audacia, considerata la situazione politico-sociale del momento. Lo stesso Tizzani affermava che erano &#8220;\u2026tempi tristissimi per imminenti politici rovesci che davan molto da pensare agli uomini seri e niente portati alle novit\u00e0, quasi sempre pericolose.&#8221; <\/P><br \/>\n<P>L&#8217;azione pastorale di Mons. Tizzani a Terni<\/P><br \/>\n<P>Appena giunto nella nuova sede, Tizzani volle iniziare il suo ministero con una rilevazione statistica della Diocesi. Egli scelse questo strumento moderno, comunque non consueto nel governo pastorale di una diocesi, per una pianificazione del lavoro che lo attendeva e ne cur\u00f2 la pubblicazione in un fascicoletto ricchissimo di dati. Questi sono elaborati secondo moderni criteri statistici, come, ad esempio, le tabelle sui tassi di incidenza del fenomeno criminale in relazione alla popolazione di ciascun comune della diocesi o le tabelle comparative del tasso di natalit\u00e0 e mortalit\u00e0 dall&#8217;anno 1744 al 1843, corredate da osservazioni sull&#8217;incremento e decremento della popolazione, scorporati per zona.&nbsp; Insomma, fin dall&#8217;inizio, il vescovo vuole affrontare con decisione e con competenza il nuovo ministero che gli era stato affidato. Molti anni dopo, nel 1884, con sguardo retrospettivo, il presule definisce cos\u00ec il programma della sua azione di governo: &#8220;Ben presto conobbi che la citt\u00e0 di Terni meritava d&#8217;essere migliorata in molte cose, nella coltura del popolo, nelle arti e nel commercio.&#8221;&nbsp; E&#8217; una breve ma efficace sintesi di quel che egli intese compiere come vescovo. Sulla scia dei dettami tridentini, Tizzani inizi\u00f2 immediatamente la visita pastorale. Scrive nelle Reminiscenze: &#8220;vidi quasi tutte le chiese di Terni e dei circonvicini paesi. Restai in genere molto soddisfatto della propriet\u00e0 in cui teneansi i sacri templi e della bont\u00e0 delle popolazioni a quanto mi si affermava dai rispettivi parrochi&#8221;.<BR>Ho appena accennato al fatto che Tizzani dovette fare i conti con un sentimento anticlericale piuttosto diffuso. Tuttavia, il presule non scelse lo scontro frontale. Prefer\u00ec un&#8217;azione pastorale che, sulla linea della &#8220;prudenza e tolleranza&#8221; richiesta nella Lettera Pastorale, mirasse a riconquistare le simpatie di un popolo umiliato dall&#8217;ingiustizia sociale e oppresso da un ordine semifeudale, situazione alla quale l&#8217;istituzione ecclesiastica si era mostrata per troppo tempo indifferente e, quindi, di fatto consenziente. Tizzani scelse di allentare la solidariet\u00e0 storica fra clero e possidenti, fra Chiesa e oscurantismo, e rivolse la sua attenzione in particolare alle classi pi\u00f9 indigenti. In questo contesto si colloca il grande sforzo che egli fece nel campo caritativo-assistenziale. Lo scopo era chiaro: rimarginare il distacco fra la Chiesa e la stragrande maggioranza della popolazione. Il suo impegno, quindi, pur restando nel solco tradizionale dei compiti caritativi dell&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica, si poneva come un tentativo di penetrazione sociale in un tessuto che si era sempre pi\u00f9 estraniato dalla vita della Chiesa divenendone anche ostile. E, in effetti, fu ben chiaro, durante l&#8217;episcopato ternano, lo stretto legame con il popolo. Fu anzi questo uno dei motivi di scontro con le autorit\u00e0 di governo della citt\u00e0. In un rapporto segreto del 23 dicembre del 1847, inviato dal cardinale Gabriele Ferretti al Segretario di Stato e presentato poi al Papa, l&#8217;estensore, dopo l&#8217;elogio dell&#8217;attivit\u00e0 del vescovo, si legge: &#8220;Alieno dal lusso, splendido col Clero che spesso ha convocato attorno a s\u00e9 per opere spirituali, disinteressato, non orgoglioso, accessibile a chicchessia, sino al cinque gennaro ebbe un popolo solo&#8221;.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>Un vescovo sociale <\/P><br \/>\n<P>Con decisione il neo vescovo si impegn\u00f2 per l&#8217;educazione dei ragazzi di Terni. In citt\u00e0 non mancavano istituzioni a carattere assistenziale. La gi\u00e0 ricordata Statistica della Diocesi censisce numerose realt\u00e0 con finalit\u00e0 sociali presenti a Terni sin dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento: il Sacro Monte di Piet\u00e0, l&#8217;Ammasso dei cereali, la Deputazione di carit\u00e0 per le carceri del Governo, l&#8217;Ospedale, l&#8217;Opera Pia Teofili per dotazione di zitelle e sollievo de&#8217; mendici, l&#8217;Opera Pia Galeani per sussidii dotali a monache. A queste sono da aggiungere ben 16 Confraternite e la Congregazione della Buona Morte. Per l&#8217;infanzia in difficolt\u00e0 esistevano un Orfanatrofio (maschile) e un Conservatorio Pio delle povere orfane, con 21 giovani ospiti. <BR>Tizzani intu\u00ec che, oltre all&#8217;opera assistenziale finora svolta, era necessario spendere nuove energie per l&#8217;istruzione dei giovani. In questo versante si giocava sia la presenza della Chiesa sia il futuro della citt\u00e0. Ad un mese dall&#8217;arrivo arrivo ne scrive al Belli. E questi gli risponde: &#8220;Vedo che il solito carattere di attivit\u00e0 seguendovi nella novella dimora, gi\u00e0 Vi dispone ad usare le interne risorse del vostro spirito ed impiegar gli effetti della esterna influenza a pro della civilt\u00e0 e degli essenziali bisogni di un paese che, se di qualche cosa difetta, ci\u00f2 \u00e8 appunto di pi\u00f9 ampli e giudiziosi mezzi di educazione.&#8221;&nbsp; Da questo punto di vista la situazione in diocesi era assai carente: &#8220;Appena entrai in Terni come Vescovo &#8211; ricorder\u00e0 in seguito Tizzani &#8211; pensai a provvedere quella Citt\u00e0 di mezzi per la educazione cristiana e civile della giovent\u00f9. Imperocch\u00e9 sapevo io assai bene quanto meritasse quel generoso popolo di essere pienamente istruito. I miei antecessori o vecchi, o accasciati da infermit\u00e0 non poterono soddisfare secondo i loro desideri a s\u00ec grande bisogno. Il Seminario fu il mio primo oggetto su cui fissai l&#8217;attenzione, venne quindi il Liceo. Finalmente la scuola per le fanciulle d&#8217;ogni ordine di cittadini.&#8221;&nbsp; Il grado di istruzione in Umbria a met\u00e0 Ottocento era assai basso: il 66,5% degli uomini e l&#8217;81,5% delle donne erano analfabeti&nbsp; rispetto al ben pi\u00f9 basso 37,63 % di Roma.&nbsp; A questa situazione Tizzani volle rispondere con un chiaro progetto: dotare la diocesi di una rete di istituzioni educative di diverso livello e finalit\u00e0. <BR>Anzitutto il Seminario. E&#8217; il primo luogo che Tizzani visita a Terni. Vi si reca il giorno stesso del suo arrivo, a tarda notte, mentre i seminaristi stanno per andare a letto.&nbsp; Ne assume la carica di rettore, scrive le nuove Costituzioni, amplia e ristruttura i locali.&nbsp; La cura del Seminario lo vede assiduamente presente assieme ai giovani alunni, tanto che il Belli lo rimprovera amichevolmente di esagerare con questa sua attivit\u00e0.&nbsp; Poi viene il Liceo, nel quale il vescovo stesso si assume l&#8217;incarico di insegnare metafisica ed etica, cattedre rimaste scoperte per l&#8217;irreperibilit\u00e0 di insegnanti in grado di ricoprirle. <BR>Ma i punti forse pi\u00f9 qualificanti e innovativi del suo progetto educativo sono l&#8217;istituzione di una scuola per ragazze, l&#8217;Istituto del Bambin Ges\u00f9, di una scuola serale per giovanissimi lavoratori, la Scuola notturna per artigianelli e di una Scuola Infantile di Carit\u00e0 per i bambini fra i 2 \u00bd e i 6 anni di et\u00e0, &#8220;\u2026principalmente i figli di vedove, o di artigiani carichi di numerosa prole, ecc\u2026 che restano abbandonati a se stessi e privi di ogni educazione.&#8221;&nbsp; L&#8217;ambizioso progetto era inoltre coronato dalla creazione di una biblioteca pubblica, per la quale il vescovo mette a disposizione dell&#8217;amministrazione comunale alcuni locali dell&#8217;episcopio e il suo stipendio di insegnante del Liceo.&nbsp; Tutti e tre gli istituti erano rivolti alle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione ternana. Infatti anche se nell&#8217;Istituto del Bambin Ges\u00f9 due delle tre classi previste erano riservate rispettivamente alle figlie della nobilt\u00e0 e della borghesia, in ogni caso esse rispondevano al bisogno di emancipazione delle giovani donne, fino ad allora escluse da ogni possibilit\u00e0 di accedere ad una educazione di livello pari a quello riservato ai ragazzi. <BR>I tre istituti sono saldamente controllati dal Tizzani che ha intenzione di farne scuole di stampo moderno, con programmi, metodi e docenti di buon livello. Egli stesso elabora un Metodo della scuola notturna, in cui sono dettagliatamente elencati i traguardi educativi da conseguire per ogni classe, i testi da adottare e le competenze che i docenti della varie materie devono possedere.&nbsp; La creazione dell&#8217;Istituto del Bambin Ges\u00f9 evidenzia ancora meglio la determinazione del vescovo nella realizzazione del suo progetto, per la quale non pochi furono gli ostacoli da superare. Egli aveva trovato nel convento di S. Caterina un educandato per ragazze &#8220;\u2026quasi deserto. Vi stavano pochissime oblate, semplici ma rozze, buone ma incapaci di dare una educazione forte alle fanciulle. \u2026 Avrebbe la Saveria (la superiora) desiderato di tenere seco solo qualche giovinetta del patriziato ed averne esclusivamente la cura.&nbsp; A me al contrario premevano le povere figlie del popolo e di poi quelle delle altre classi della societ\u00e0.&#8221;&nbsp; Tizzani, non potendo far conto su questa realt\u00e0 gi\u00e0 esistente, fonda ex novo una comunit\u00e0 di religiose, Le Oblate di S. Caterina, di cui scrive le Regole e per la quale recluta nuove leve fra le donne colte e capaci della citt\u00e0, allontanando le religiose che si oppongono alle innovazioni del suo programma. <BR>Infine reperisce, a costo di una dura battaglia legale, i fondi necessari al mantenimento dell&#8217;Istituto.&nbsp; Tale energica azione mirava ad ottenere il duplice scopo di sbarazzarsi di strutture ecclesiastiche incancrenite e impermeabili alle novit\u00e0 e di conquistarsi la cittadinanza di Terni con l&#8217;evidente utilit\u00e0 pubblica della sua riforma. Lo si evince, ad esempio, dal fatto che, pur affermando di essere interessato soprattutto all&#8217;istruzione delle ragazze pi\u00f9 povere, egli non esita a fare spazio alle figlie del ceto nobile e borghese, conquistandosene cos\u00ec le simpatie.&nbsp; Anche per la gestione e il finanziamento della Scuola Infantile di Carit\u00e0 e della Scuola notturna, Tizzani sceglie di coinvolgere la cittadinanza e la parte pi\u00f9 sensibile del clero, responsabilizzando quante pi\u00f9 persone possibile alla necessit\u00e0 di porre rimedio all&#8217;ingiustizia sociale, e coinvolgendole cos\u00ec nel suo piano di riforma.&nbsp; I risultati di questo impegno furono lusinghieri, e a pochi mesi di distanza dalla sua nascita l&#8217;Istituto del Bambin Ges\u00f9 contava gi\u00e0 pi\u00f9 di 300 alunne. E&#8217; una cifra di tutto rispetto se consideriamo che corrisponde a circa il 6% della popolazione femminile di Terni, contro un 9% di bambine scolarizzate negli stessi anni a Roma, dove si poteva contare su strutture educative di ben altro peso e tradizione. A fianco della cultura elementare, il vescovo volle anche migliorare quella di livello superiore, fondando una Cattedra di disegno applicato alle arti, per la quale chiese l&#8217;autorizzazione alla S. Congregazione degli Studi e reclut\u00f2 la docenza. <BR>Il progetto di Tizzani tendeva alla riconquista delle fasce popolari, senza trascurare quelle patrizie e borghesi. Nella mente del vescovo era la premessa necessaria per far tornare la Chiesa al fianco e non pi\u00f9 contrapposta alla gente, aprendo cos\u00ec nuovi spazi ad una pi\u00f9 incisiva azione pastorale. Il dibattito sul ruolo della scuola e sul tipo di istruzione da impartire era particolarmente vivace in quegli anni, fra chi riteneva si dovesse privilegiare una formazione morale pi\u00f9 che culturale, tendente soprattutto al controllo sociale, e chi invece, sull&#8217;onda delle idee liberali che andavano diffondendosi anche nello Stato Pontificio, spingeva per un&#8217;istruzione pi\u00f9 rispondente alle esigenze della vita reale delle classi popolari.&nbsp; A questa seconda corrente di pensiero apparteneva il settimanale L&#8217;Artigianello, nato nel 1845 a Roma ad opera di Ottavio Gigli, che pubblic\u00f2 in data 7 febbraio 1846 il discorso di Mons. Tizzani tenuto in occasione dell&#8217;apertura della Scuola Notturna per artigianelli.&nbsp; D&#8217;altronde coniugare la formazione culturale con quella religiosa, soprattutto a vantaggio delle fasce sociali pi\u00f9 deboli, \u00e8 lo sforzo che sostengono negli stessi anni in Italia molte altre figure di educatori cattolici, si pensi a don Bosco, ai fratelli Cavanis e, poco pi\u00f9 tardi, a don Orione ed Annibale Di Francia, assieme ad una schiera di meno note personalit\u00e0 femminili, che tra il 1814 e il 1860 danno vita a ben 115 istituti femminili di carit\u00e0 e 30 maschili con la netta prevalenza delle finalit\u00e0 educative.&nbsp; E&#8217; un fenomeno che, specialmente nel Nord Italia, si accompagna con l&#8217;incipiente sviluppo industriale e la nascita di un proletariato urbano. In questo senso l&#8217;azione di Tizzani \u00e8 volta alla sprovincializzazione della citt\u00e0 di Terni, chiusa fra arretratezza culturale e squilibrio sociale. E cos\u00ec facendo pone di fatto le basi per il futuro sviluppo industriale della regione, di cui, in quegli anni, emergevano i primi segni.&nbsp; Nei piani del vescovo la riforma educativa aveva lo scopo di allargare gli orizzonti della citt\u00e0 e metterla in linea con quanto avveniva in altre regioni pi\u00f9 evolute della penisola: &#8220;Non vi ha forse citt\u00e0 del Regno Lombardo-Veneto, del Piemonte e della Toscana ove questa caritatevole istituzione (la scuola) non abbia allignato e non cominci a dare i suoi frutti. Poche scuole infantili dei poveri possiede per ora il nostro Stato, ma in molte citt\u00e0 si \u00e8 gi\u00e0 diffuso il santo zelo.&#8221;&nbsp; <BR>Le scelte di Tizzani spingevano ad uscire dal concetto della carit\u00e0 intesa come elemosina individuale e occasionale, per creare istituzioni stabili che andassero oltre il contingente o le emergenze.&nbsp; In tal modo si fornivano strumenti di elevazione sociale e si aprivano prospettive pi\u00f9 favorevoli alle fasce pi\u00f9 deboli. Potremmo dire che il vescovo aveva l&#8217;ambizione di immettere Terni in una &#8220;Era novella&#8221;. Ne parla con il Belli in una conversazione del 7 marzo 1846. Il poeta romano definisce tale azione come una &#8220;mano che con dolce violenza li determina a movimenti nuovi di spirito verso una meta di gloria\u2026La prossima generazione sar\u00e0 quindi capace di ben altre opere che di caccia e di giuoco.&#8221;&nbsp; <BR>Tizzani, insomma, \u00e8 come alla radice di quel cattolicesimo sociale che si manifester\u00e0 in tutta la sua chiarezza alla fine dell&#8217;Ottocento. Ed \u00e8 in questa linea che egli, all&#8217;attenzione per la promozione culturale della citt\u00e0, aggiunse anche quella per un nuovo e pi\u00f9 razionale sviluppo economico. L&#8217;occasione gli fu offerta dalla piaga dell&#8217;usura che divorava particolarmente il ceto dei commercianti. Per combatterla prese direttamente l&#8217;iniziativa di creare una Cassa di Risparmio cittadina. Invi\u00f2 una lettera al Gonfaloniere della citt\u00e0, Giuseppe Massarucci e ad altri amministratori per sollecitare tale fondazione denunciando: &#8220;le avarie che continuamente si fanno dagli usurai a danno della povera classe industriale&#8221;. Una commissione apposita riun\u00ec 115 soci i quali raccolsero un capitale iniziale di 1150 scudi romani. Il cardinale Gazzoli patrocin\u00f2 la domanda presso il Segretario di Stato, cardinale Mattei, e la Cassa venne eretta ad ente morale con Decreto del 5 settembre 1846 (firmato dal Cardinale Gizzi); fu inaugurata il 30 novembre ed aperta al pubblico il 1\u00b0 dicembre dello stesso anno. IL vescovo era ben cosciente che si trattava di uno strumento moderno indispensabile per la crescita del commercio e di un&#8217;industria manifatturiera che oltrepassasse i limiti della pura sussistenza. Scrive nelle Reminiscenze che a Terni &#8220;finalmente s&#8217;istitu\u00ec per ravvivare il commercio cittadino una cassa di risparmio capace per mezzo dei prestiti di soddisfare ai bisogni degli onesti commercianti&#8221;. <BR>Non fu un&#8217;opera personale sganciata dal complesso della societ\u00e0 ternana; al contrario, egli volle che fin dal suo nascere questa istituzione fosse un&#8217;espressione dell&#8217;intera societ\u00e0. Tale caratteristica, comune a tante analoghe istituzioni realizzatesi altrove, permise alla Cassa di vivere con qualche stabilit\u00e0. In un decennio le azioni giunsero al valore di 35.434 scudi. E ancora nel 1895, nonostante avesse attraversato tempi non facili, era l&#8217;Istituto di Credito pi\u00f9 importante della provincia.&nbsp; Tra l&#8217;altro, sempre nel 1846, Tizzani promosse la fondazione della Societ\u00e0 di Mutuo soccorso fra gli operai e si adoper\u00f2 per ricostituire la Societ\u00e0 per le Ferriere, per l&#8217;estrazione di minerale ferroso nel territorio di Spoleto, Gualdo Tadino e Tolfa,&nbsp; con un notevole aumento di capitale.&nbsp; E non manc\u00f2 di favorire lo sviluppo dell&#8217;industria olearia ternana. Anche in questo caso Tizzani aveva compreso che era necessario aiutare l&#8217;evoluzione della cultura agricola locale, importando i metodi pi\u00f9 moderni di coltivazione e produzione delle Puglie, conosciuta dal presule come florida piazza del commercio dell&#8217;olio d&#8217;oliva.&nbsp;&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>La cultura a servizio di una nuova citt\u00e0<\/P><br \/>\n<P>Il professore di storia ecclesiastica e accademico di archeologia sacra non mise da parte, nella sua nuova residenza episcopale, la passione per gli studi e la ricerca. Egli trov\u00f2 nell&#8217;isolata parrocchia di Piedimonte, dove si recava di frequente, la quiete e la solitudine che gli permetteva di continuare a coltivare i suoi interessi eruditi.&nbsp; L\u00ec, probabilmente, complet\u00f2 il IV tomo della sua Storia Ecclesiastica di cui, nel 1844, cur\u00f2 di persona la stampa recandosi a Roma.&nbsp; In verit\u00e0, gi\u00e0 il giorno successivo alla sua entrata in diocesi aveva indagato sulle origini della citt\u00e0, la sua storia remota e pi\u00f9 recente. Antiche vestigia erano appena visibili, confuse nel paesaggio urbano, ma davano conto di un passato non irrilevante. Tizzani sapeva che capire una citt\u00e0 voleva dire anche scavarne le radici storiche, non fermarsi al suo presente ma provare a delineare le vicende antiche per poterne poi anche pianificare un migliore assetto futuro.&nbsp; <BR>In questa prospettiva si collocano i lavori di scavo che fece eseguire fra le rovine dell&#8217;antico anfiteatro Fausto. Erano rimasti solo pochi resti, accanto all&#8217;edificio dell&#8217;episcopio, ma Tizzani ne intu\u00ec la rilevanza archeologica e chiam\u00f2 l&#8217;architetto Giuseppe Riccardi per pianificare l&#8217;opera di scavo e il successivo rilievo topografico. Fra lo scetticismo iniziale dei pi\u00f9, emerse alla luce una parte importante dell&#8217;edificio romano ed alcuni reperti che permisero di stabilire una datazione del manufatto. Fu rilevata la pianta dell&#8217;edificio e pubblicata la scoperta sull&#8217;Album di Roma.&nbsp; Scrive Tizzani: &#8220;In quella circostanza scavandosi per la profondit\u00e0 di pi\u00f9 metri e verso l&#8217;ingresso del giardino, trovai dopo i sedimenti fluviali alcuni frammenti di terre cotte finissime di colore rossastro ed una piccola coppa pur di terra cotta di simile colore e di gusto squisito. Per la qual cosa mi persuasi avere goduto la citt\u00e0 di Terni in epoca remotissima una civilt\u00e0 molto avanzata, e perci\u00f2 potersi credere fondata la citt\u00e0 in tempi anteriori a Roma&#8221;.&nbsp; Il &#8220;nuovo&#8221; anfiteatro restituito alla citt\u00e0 nel suo antico splendore divenne meta di visita di numerosi ternani, stupiti di quanto potesse nascondersi sotto i detriti dei secoli, come riappropriandosi delle proprie radici storiche. <BR>Altrettanto significativo \u00e8 l&#8217;episodio della scoperta dell&#8217;immagine della Vergine a Piedimonte. Durante una delle frequenti visite alla piccola chiesa Tizzani nota sulle mura spoglie &#8220;\u2026un non so che d&#8217;irregolare nella superficie e quasi intuitivamente parvemi ravvisare sotto lo strato di calce un&#8217;immagine della Vergine.&#8221;&nbsp; Il vescovo raschia via la pittura recente e trova cos\u00ec l&#8217;affresco antico che era stato ricoperto di calce: &#8220;Continuai il paziente lavoro fino allo intero discoprimento della pittura.&#8221;&nbsp; La scoperta, straordinaria ed inattesa, dell&#8217;immagine di cui si era persa memoria permette a Tizzani di restituire a Terni una parte del suo patrimonio religioso caduto in oblio. Si occupa personalmente del restauro dell&#8217;immagine, facendo giungere da Roma colori e pennelli; vi aggiunge di suo pugno il fregio di un ramo di ulivo; attribuisce alla Vergine il titolo di Madonna degli Olivi, per la presenza di numerose piante in quella zona collinare, e concede 40 giorni di indulgenza per &#8220;chiunque divotamente visitato avesse la cara immagine.&#8221; <BR>L&#8217;acume dell&#8217;esperto di antichit\u00e0 cristiane permette in questo modo a Tizzani di fare di un luogo di culto periferico e semiabbandonato una meta di pellegrinaggio che ravviva la religiosit\u00e0 popolare incanalandola per\u00f2 in modo da non sfuggire al rapporto con l&#8217;istituzione ecclesiastica, come abbiamo visto invece avvenire abitualmente in altre espressioni di religiosit\u00e0 popolare. Piedimonte divenne un luogo affollato &#8220;di confraternite anche delle provincie napoletane le quali divotamente venivano a Piedimonte ad offerire alla Vergine i loro doni. \u2026Addivenne quel luogo un Santuario per le molte grazie concesse da Maria a&#8217; suoi divoti.&#8221;&nbsp; <BR>Infine non vanno trascurati gli interessi di carattere scientifico-naturalistico di Tizzani, che rivelano non solo la vastit\u00e0 della sua cultura ma anche l&#8217;apertura alla modernit\u00e0. Ne abbiamo due esempi evidenti nella dotazione della cattedrale del parafulmine,&nbsp; e nell&#8217;esplorazione, condotta di persona, delle cavit\u00e0 naturali sotto la casa parrocchiale di Cesi, con la scoperta di un complesso di grotte con stalattiti e stalagmiti.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>Il vescovo e la citt\u00e0 <\/P><br \/>\n<P>Dai documenti pervenutici \u00e8 difficile delineare un profilo dell&#8217;azione pastorale di Tizzani a Terni. Nei diversi suoi scritti si trovano accenni ai vari aspetti pastorali, ma non sono sufficienti per delineare un quadro esaustivo. Emerge pi\u00f9 chiara la figura di un pastore attento alla cura delle anime, alla riorganizzazione della Diocesi e a un rapporto pi\u00f9 immediato e diretto con la citt\u00e0. Le fonti sono pi\u00f9 abbondanti per quel che concerne l&#8217;impegno di Tizzani per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della citt\u00e0. Questo porta a dire che era in lui vivissimo il desiderio di riacquistare un nuovo rapporto con la citt\u00e0 e in particolare con il popolo. Probabilmente Tizzani fu spinto a questa scelta anche dalla grave situazione sociale che trov\u00f2. Sarebbe stato difficile operare pastoralmente senza mettere mano ad una promozione anche culturale della citt\u00e0. Fu certamente pesante tale impegno a tutto campo. Ne troviamo traccia nella lettera di rinuncia alla Diocesi, che lui stesso lesse a Pio IX. Scrive di &#8220;gravissimi scandali inveterati nella sua Diocesi per opera di uomini irreligiosi e mal sofferenti l&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica\u2026e che fra i parrochi stessi della Citt\u00e0 regna una insubordinazione all&#8217;autorit\u00e0 superiore\u2026, che nel clero regolare trovansi individui i quali\u2026rendonsi propagatori di discordie e promotori anche di mal costume, che i poveri di Ges\u00f9 Cristo non trovan rifugio nelle loro infermit\u00e0, essendo le rendite dell&#8217;Ospedale malversate da amministratori che consumano la loro vita nei caff\u00e8&#8221;. E chiude: &#8220;per tutte queste e altre ragioni che per brevit\u00e0 si tralasciano\u2026, dopo maturo esame\u2026dopo aver perdonato di cuore ai suoi persecutori e calunniatori, si vede costretto, bench\u00e9 con estremo dolore del proprio animo, ad abbandonare la sua diocesi&#8221; .<BR>Lo stile di governo da lui adottato sottintendeva un&#8217;idea di vescovo e del suo rapporto con la citt\u00e0. L&#8217;inizio del secolo aveva visto affermarsi il mito del ritorno alla cristianit\u00e0 medievale con la sottomissione delle istituzioni temporali all&#8217;autorit\u00e0 spirituale dalla quale ricevono legittimit\u00e0 e indirizzo. Questa mentalit\u00e0 intransigente suscit\u00f2 un malcontento che trov\u00f2 la Chiesa del tutto impreparata. Se \u00e8 vero infatti che la moltiplicazione delle attivit\u00e0 assistenziali aveva cercato di portare conforto alle grandi povert\u00e0, nello stesso tempo l&#8217;insufficienza dei provvedimenti e la loro poca incidenza nelle cause di tali povert\u00e0 fin\u00ec per alienare settori notevoli della popolazione dalla Chiesa.&nbsp; Alla visione intransigente si contrapponeva, come \u00e8 noto, un&#8217;istanza di rinnovamento ecclesiale con una ridiscussione del progetto di cristianit\u00e0. Tra gli interpreti principali di tale linea di pensiero c&#8217;\u00e8 Rosmini che, a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni &#8217;20, cerc\u00f2 di introdurre elementi di distinzione tra societ\u00e0 civile e societ\u00e0 religiosa. Egli sottolineava come la Chiesa dovesse s\u00ec esercitare un&#8217;influenza sulla societ\u00e0 ma con strumenti di persuasione morale e non con mezzi coercitivi ed autoritari.&nbsp; Anche Tizzani si avvicina a questa posizione e, pur non condividendo totalmente il pensiero del Rosmini, ne difende per\u00f2 la legittimit\u00e0 all&#8217;interno di un necessario pluralismo. <BR>L&#8217;azione pastorale di Tizzani potremmo perci\u00f2 definirla come un&#8217;opera di rimarginazione di quella distanza viziosa che separava la Chiesa e la societ\u00e0. Per troppo tempo erano vissute non solo separate, ma contrapposte. La divaricazione aveva impoverito ambedue. E la Chiesa aveva perso la sua funzione di fermento della vita cittadina. Tizzani, aiutato in questo dalla sua ricchezza culturale, e convinto che spettasse alla Chiesa una funzione di guida, si pose su una linea che accomunava sia i tradizionalisti intransigenti che gli innovatori. E&#8217; stupefacente, in questo senso, la molteplicit\u00e0 di ruoli che il Tizzani assunse anche nella diocesi ternana. Non \u00e8 stato solo pastore d&#8217;anime, ma anche riformatore dell&#8217;ordine sociale secondo un progetto illuminato di societ\u00e0 cristiana ispirato a ideali di giustizia sociale, fondatore di istituzioni culturali e sociali, propulsore di un ordine pi\u00f9 moderno dell&#8217;economia, cultore di storia e archeologia sacra, ideatore di un nuovo modo di pensare e vivere la citt\u00e0 riscoprendone e valorizzandone le radici culturali, storiche e religiose. <BR>Tizzani ci tiene a sottolineare la sua partecipazione civile alla vita della citt\u00e0: &#8220;Come vescovo non mi era dato soccorrere a tutti questi bisogni, ma come cittadino e patrizio di Terni, mi era lecito non pur (solo) di fare quanto mi conveniva ma di pi\u00f9 coadiuvare i rappresentanti del popolo onde promovessero il benessere della citt\u00e0.&#8221;&nbsp; In queste parole il vescovo affianca, al ruolo tradizionale di pastore, quello di cittadino e di patrizio.&nbsp; E, come cittadino, esercita la propria responsabilit\u00e0 pubblica, promovendo lo sviluppo sociale, economico e culturale della comunit\u00e0. Questo pu\u00f2 avergli provocato le opposizioni di coloro che mal vedevano il suo progetto di promozione della citt\u00e0, ma senza dubbio lui volle esercitare anche la virt\u00f9 civica per offrire il suo contributo specifico alla crescita della citt\u00e0. Si conquist\u00f2 la stima di molti suoi concittadini. Tizzani ne fa un cenno quando, tornando a Terni per la prima volta dopo 34 anni, fu accolto dalla gioia dei suoi collaboratori di un tempo, particolarmente di quelli della scuola.&nbsp; <BR>E&#8217; significativa altres\u00ec l&#8217;adesione di Tizzani al clima riformatore che segn\u00f2 l&#8217;inizio del pontificato di Pio IX. Egli espresse la propria sintonia con questi primi passi del pontificato piano nell&#8217;omelia pronunciata nella cattedrale di Terni il 4 ottobre 1846.&nbsp; Parl\u00f2 con entusiasmo dell&#8217;amnistia concessa ai prigionieri per reati politici. In questo gesto del Papa egli vedeva gli albori di un nuovo corso nel rapporto tra la Chiesa e la societ\u00e0. Tizzani paragona questo gesto di Pio IX al miracolo di Ges\u00f9 che guarisce il paralitico. Il Papa liberava dalla prigionia tanti uomini e li restituiva alla vita e all&#8217;affetto dei propri cari. Per Terni &#8211; ma non solo &#8211; fu un evento particolarmente significativo. Si narra che in questa occasione &#8211; era met\u00e0 agosto del 1846 &#8211; circa tremila ternani si recarono a Narni per festeggiare l&#8217;amnistia. <\/P><br \/>\n<P>La rinuncia alla diocesi di Terni<\/P><br \/>\n<P>Fin dall&#8217;ascesa al soglio pontificio di Pio IX, che Tizzani conosceva da giovane, present\u00f2 la richiesta che fosse sollevato dal governo della diocesi di Terni. La motivazione addotta era quella della debole salute, specialmente i disturbi alla vista che si facevano sempre pi\u00f9 gravosi. Il pontefice dapprima non accett\u00f2 le dimissioni, poi le accolse a malincuore nel 1848, quando ormai Tizzani aveva gi\u00e0 fatto ritorno a Roma fin dal giugno 1847, dietro sollecitazione dell&#8217;amico Belli che and\u00f2 a prenderlo personalmente a Terni per ricondurlo nella capitale. Che la motivazione della salute malferma fosse solamente un pretesto appare evidente dal fatto che una volta tornato a Roma Tizzani non dirad\u00f2, anzi aument\u00f2 i suoi impegni sia nel campo degli studi che dei nuovi incarichi che gli furono affidati, n\u00e9, tanto meno, smise di viaggiare anche fuori dell&#8217;Italia negli altri 45 anni di vita. <BR>In verit\u00e0, assieme al desiderio di tornare agli studi, i motivi che spinsero Tizzani a lasciare la diocesi risiedevano soprattutto nello scontro con alcune personalit\u00e0 del governo cittadino e nelle difficolt\u00e0 con una parte del clero .&nbsp; Se ne trovano vari riferimenti nei documenti: accuse rivolte al presule, per lo pi\u00f9 architettate da coloro che non avevano gradito la sua azione riformatrice o erano stati da questa in qualche modo danneggiati negli interessi economici.&nbsp; Ad esempio, Sante Manghi fu citato in tribunale dal vescovo perch\u00e9 si era appropriato indebitamente di alcune propriet\u00e0 della Diocesi. La vicenda ebbe strascichi sgradevoli, con accuse al presule di malversazione e raccolte di firme fra la popolazione, carpite con l&#8217;inganno.&nbsp; Altro&nbsp; motivo di scontro fu la penosa situazione dell&#8217;Ospedale, descritta nella relazione della visita ad limina, in cui si lamenta la fiera opposizione dei Confratri di S. Maria della Piazza a qualunque intervento da parte del vescovo.&nbsp; Nella corrispondenza con il Belli emerge una sorta di vera e propria campagna diffamatoria condotta contro il Tizzani. Uno dei motivi che suscitarono reazioni violente da parte dei nemici di Tizzani fu il noto episodio del 5 gennaio del 1847, quando il vescovo intervenne direttamente per calmare alcune centinaia di persone, tra cui molti operai della ferriera, che protestavano per il rincaro dei grani e la cattiva amministrazione comunale. Il gi\u00e0 citato rapporto segreto inviato a Roma (elogiativo del vescovo), conferma le accuse che Tizzani aveva rivolto al malgoverno cittadino. La magistratura ternana, da parte sua, non manc\u00f2 di far pervenire al governo centrale accuse altrettanto violente contro il vescovo, accusandolo di essere un sovversivo: &#8220;Si d\u00e0 per indubitato che presso Mons.Vescovo s&#8217;abbiano segrete congreghe di persone abiette e non agiate, o di poco, caldissime tutte delle riprovate tendenze politiche: di pi\u00f9 che il Vescovo stesso usi famigliarmente e senza mistero con tali che sono in effetto eccitatori immediati della moltitudine, disseminatori di voci allarmanti e di studiosi pretesti per insorgere contro i patrizi&#8221; . In verit\u00e0, quei magistrati cercavano ogni pretesto per accusare il Vescovo di fronte al governo centrale di Roma. L&#8217;anonimo estensore del rapporto citato, difendendo Tizzani da queste calunnie, conclude che &#8220;si volse malignamente in delitto l&#8217;atto pi\u00f9 virtuoso del Vescovo&#8221; . Anche il Belli riferisce in diverse occasioni di lamentele contro il vescovo fatte pervenire a Roma. Il poeta romano fu tra i pochi che gli restarono sempre vicini. Scrive lo stesso Tizzani: &#8220;Vedemi l&#8217;amico immerso nelle amarezze. Temendo egli forte deperisse la mia salute, dolcemente mi andava insinuando un giorno essere per me necessario respirare l&#8217;aria nativa per rinfrancare le mie estenuate forze. A rendere le sue insinuazioni efficaci dicevami di volermi lui stesso accompagnare a Roma&#8221;. Un ulteriore accusa portata a Roma contro il vescovo da parte del Gonfaloniere di Terni convinse il Belli a prendere l&#8217;iniziativa per portare a Roma il suo amico. Se ne fa riferimento in una lettera indirizzata al Belli da un amico ternano del vescovo che si augura, senza molte speranze di successo, un possibile ritorno in citt\u00e0 di Tizzani. In verit\u00e0, Tizzani non torn\u00f2. E nel gennaio del 1848 fu nominato vescovo di Terni mons. Nicola Abrate.<\/P><br \/>\n<P>Conclusione <\/P><br \/>\n<P>Volendo concludere queste brevi note su Tizzani a Terni, potremmo dire che non si \u00e8 trattato solo di una parentesi nella sua vita. E&#8217; vero che, dopo meno di quattro anni, \u00e8 torn\u00f2 ad essere lo studioso e l&#8217;ecclesiastico polivalente che era stato. E, tuttavia, l&#8217;intenso lavoro pastorale che fece incise non poco sulla sua personalit\u00e0. Egli prese con grande seriet\u00e0 e responsabilit\u00e0 il compito affidatogli dando nuovo vigore alla pastorale nella Diocesi e nuova linfa alla stessa citt\u00e0 di Terni. L&#8217;impegno pastorale, culturale e civile, assieme anche alle aspre difficolt\u00e0 incontrate, fecero maturare in lui un senso nuovo nel rapporto umano, ecclesiale e civile. A Roma tornava un Tizzani pi\u00f9 attento ai risvolti umani della vita, pi\u00f9 pronto a difendere la pluralit\u00e0 delle concezioni sia religiose che culturali, pi\u00f9 pronto a far pesare il senso della storia all&#8217;interno della Chiesa. Questo emerger\u00e0 pi\u00f9 chiaramente dall&#8217;esame delle fonti. Mi pare di poter affermare che dopo Terni si possa parlare di un secondo Tizzoni: una personalit\u00e0 che a Roma rappresenta una sensibilit\u00e0 meno intransigente e meno chiusa alle correnti di pensiero. E, anche solo restando all&#8217;interno del periodo ternano, possiamo considerarlo tra quei vescovi che nell&#8217;Ottocento cercarono senza sosta, e attraverso molteplici iniziative, di riannodare la Chiesa alla citt\u00e0, mentre ambedue si affacciavano alla modernit\u00e0. La vastit\u00e0 della cultura e degli interessi di Tizzani forzarono gli orizzonti sia del clero della diocesi che degli abitanti di Terni. Spero che questo convegno, mentre delinea i tratti chiari e vigorosi dell&#8217;opera pastorale di Tizzani nella citt\u00e0 di Terni, aiuti anche a comprendere una delle figure tra le pi\u00f9 significative, anche se poco studiate, della Chiesa italiana dell&#8217;Ottocento. <BR><BR><A href=\"http:\/\/www.diocesi.terni.it\/focus2\/main.php?cat_id=404&#038;id_dett=55\">Il convegno internazionale su Vincenzo Tizzani<\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;episcopato di Mons. Vincenzo Tizzani a Terni (1843-1847) Tizzani accolto a Terni Il 26 aprile 1843 Terni si preparava ad accogliere il nuovo vescovo, Vincenzo Tizzani, nominato da Gregorio XVI nel concistoro del 3 aprile. Il viaggio da Roma a Terni non fu, in verit\u00e0, semplice. Chiss\u00e0, forse Mons. 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