{"id":15642,"date":"2003-11-22T00:00:00","date_gmt":"2003-11-22T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/attivita-di-cura-del-medico-ed-etica-religiosa.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"attivita-di-cura-del-medico-ed-etica-religiosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/attivita-di-cura-del-medico-ed-etica-religiosa.html","title":{"rendered":"Attivit\u00e0 di cura del medico ed etica religiosa"},"content":{"rendered":"<p><P>Il tema generale del convegno e quello, pi\u00f9 ristretto, che mi \u00e8 stato affidato, &#8220;Attivit\u00e0 di cura del medico ed etica religiosa&#8221;, \u00e8 difficile costringerlo nei confini della pura scienza medica o della stessa etica sanitaria. Sappiamo, infatti, i pericoli che comporta una scienza che sia regola assoluta sulla vitae sul senso di essa. La dittatura della tecnica, fosse anche di quella giuridica, \u00e8 foriera di disastri incalcolabili. Gi\u00e0 negli anni Trenta del Novecento il filosofo tedesco M. Heidegger, di fronte al prevalere assoluto della tecnica, affermava: &#8220;Ormai solo un dio ci pu\u00f2 salvare!&#8221; E non intendeva fare un&#8217;affermazione religiosa. Voleva solo mostrare la tragedia di un mondo in balia di una cultura della tecnica. L&#8217;uomo stesso ne sarebbe stato travolto, divenendo non pi\u00f9 soggetto ma oggetto schiavo di tecniche e di arbitri. E&#8217; un tema che, seppure a cicli alterni, \u00e8 spesso tornato sulla scena della cultura del Novecento. Penso ad Habermas che ha messo in guardia la scienza medica dai rischi di una genetica liberale che ridurrebbe la vita umana e l&#8217;uomo a puro mercato; o a Paul Virilio che si scaglia contro un fondamentalismo tecnoscientifico che trasformerebbe la realt\u00e0 in telerealt\u00e0, come lui dice, e la democrazia in una telecrazia per cittadini infantilizzati. E&#8217; quel che ribadisce lo storico giapponese Francis Fukuiama dopo il suo volume su &#8220;La fine della storia&#8221;. Egli avverte il pericolo di una dittatura della rivoluzione biotecnologia, che avverr\u00e0 se non ci sar\u00e0 una decisa svolta etica: porterebbe non alla fine della storia ma alla &#8220;fine dell&#8217;uomo&#8221;. <BR>Ecco perch\u00e9 la cultura contemporanea, caratterizzata dal prevalere della tecnica, \u00e8 giustamente tormentata dai problemi etici. A quelli provocati dalla rivoluzione biotecnologia, appena accennati, si possono aggiungere anche quelli legati all&#8217;ecologia. E in quest&#8217;ultimo campo sono state importanti le riflessioni del filosofo H. Jonas con il deciso e forte richiamo all&#8217;etica della responsabilit\u00e0. Di fronte alla complessit\u00e0 e alla drammaticit\u00e0 di questi problemi sembra peraltro che non sia sufficiente il solo richiamo all&#8217;etica. Non pochi filosofi, anche non credenti, penso ad esempio a Luc Ferry, attuale ministro dell&#8217;educazione in Francia, parlano della necessit\u00e0 della dimensione &#8220;religiosa&#8221;, sebbene non trascendente, per superare le pericolose ristrettezze sul senso dell&#8217;uomo e della vita. Insomma, non basta la sola etica, non sono sufficienti solo le leggi e i regolamenti. C&#8217;\u00e8 bisogno di un &#8220;oltre&#8221;, di un &#8220;di pi\u00f9&#8221;. Ferry chiama questo &#8220;oltre&#8221; il bisogno di religiosit\u00e0, senza per\u00f2 che questa comporti la trascendenza. Si potrebbe dire che si pone sulla soglia del mistero. Non mi dilungo su questo argomento di grande interesse ed attualit\u00e0, anche nel versante della ricerca medica. Ma anche volendo restare al tema della &#8220;cura&#8221; del malato dobbiamo, a mio avviso, inoltrarci nel campo fecondo che \u00e8 stato qui indicato come &#8220;etica religiosa&#8221;. Non intendo per\u00f2 esaminare in dettaglio questo tema per declinare gli impegni del medico nella sua azione di cura. Vorrei piuttosto delineare l&#8217;orizzonte nel quale si colloca la relazione tra l&#8217;uomo e la malattia, tra la cura e la guarigione, tra il malato e il medico. Questo orizzonte posso chiamarlo religioso nel senso che \u00e8 l&#8217;oltre di Dio. In tale prospettiva colloco per\u00f2 non solo il credente ma anche chi credente non \u00e8. E&#8217; infatti un orizzonte largo che accoglie le prospettive della salvezza stessa dell&#8217;uomo.<\/P><br \/>\n<P>Ges\u00f9 guarisce <\/P><br \/>\n<P>Il punto di partenza di questa breve riflessione lo colloco nella Scrittura, ove la domanda di guarigione contiene la dimensione pi\u00f9 ampia della salvezza. Faccio un esempio per spiegarmi. Quando Ezechia, re di Giuda, cadde malato, si rivolse al Signore dicendo: &#8220;Guariscimi e rendimi la vita&#8221;(Is 38,16). In questa invocazione non vi \u00e8 solo la richiesta di essere guarito dalla malattia, ma anche di &#8220;ricevere la vita&#8221;, ossia di essere &#8220;salvato&#8221;; potremmo tradurre: &#8220;Fammi durare, fammi vivere, fammi star bene per sempre&#8221;. Sarebbe lungo sviluppare questa riflessione nell&#8217;intero contesto scritturistico. Mi fermo ad esemplificarlo attraverso qualche cenno all&#8217;opera di Ges\u00f9. Quel che appare immediatamente, appena si aprono i Vangeli, \u00e8 l&#8217;incredibile spazio dedicato all&#8217;azione del profeta di Nazaret verso i malati. Gli evangelisti fanno addirittura iniziare a Ges\u00f9 la vita pubblica con la sua opera di cura dei malati. E non si tratta di un primum solo nell&#8217;ordine temporale; la cura dei malati \u00e8 una dimensione centrale nella missione di Ges\u00f9. E non si parla semplicemente di cura dei malati, ma di guarigione dalla malattia. E&#8217; vero che i due termini, curare e guarire, possono essere interscambiabili; c&#8217;\u00e8 per\u00f2 una sfumatura diversa. La guarigione, infatti, eccede la cura. Ges\u00f9 che guarisce vuol dire che ridona la salute in senso pieno ai malati. Va, altres\u00ec, notato che il termine cura (in greco, therapeuo) significa anche servizio, darsi pensiero, prendersi cura. I due termini, insomma, anche se diversi, sono ambedue pieni di senso. Il lessico biblico si arricchisce poi anche con l&#8217;altro termine, &#8220;sanare&#8221;. <BR>Su 53 miracoli riportati dai Vangeli, ben 30 sono miracoli di guarigione. Questo sta a dire l&#8217;importanza che esse hanno nella narrazione evangelica. E Ges\u00f9 non solo ne \u00e8 ben cosciente, ne fa addirittura la ragione della sua incarnazione. Rispondendo ai discepoli del Battista che gli chiedevano se fosse lui il Messia, Ges\u00f9 disse loro: &#8220;Andate e riferite a Giovanni ci\u00f2 che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri \u00e8 annunciata la buona novella. E beato \u00e8 chiunque non sar\u00e0 scandalizzato di me!&#8221; (Lc 7, 22-23). <BR>La guarigione dalla malattia \u00e8 una costante insopprimibile nella vita di Ges\u00f9, tanto che fa parte di uno dei due poli nei quali viene sintetizzata la sua missione. Scrive Matteo: &#8220;Ges\u00f9 andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermit\u00e0.&#8221;(Mt 4,23). L&#8217;evangelista continua: &#8220;La sua fama si sparse per tutta la Siria e cos\u00ec condussero a Lui tutti i malati tormentati da varie malattie, indemoniati, epilettici, paralitici, ed Egli li guariva.&#8221;(4, 24-25). Ed \u00e8 bella la scena descritta da Luca: &#8220;Al calar del sole, quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva&#8221; (Lc 4,40). Anche Marco scrive: &#8220;Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la citt\u00e0 era radunata davanti alla porta. Guar\u00ec molti che erano afflitti da varie malattie e scacci\u00f2 molti demoni&#8221;(Mc 1, 32-34). Nella redarre del terzo Vangelo, Luca, che Paolo chiama Luca &#8220;medico caro&#8221;(Col 4,14), da molto spazio all&#8217;azione di guarigione di Ges\u00f9: pi\u00f9 di un quarto dei primi dieci capitoli (120 versetti su 425). <BR>Ma cosa significava quest&#8217;opera di Ges\u00f9? Perch\u00e9 gli evangelisti la sottolineano in modo cos\u00ec ampio? La ragione \u00e8 detta chiaramente: la guarigione dei malati manifestava l&#8217;intervento diretto di Dio nella storia degli uomini. Con le guarigioni, Ges\u00f9 sottraeva il corpo, la vita, il cuore, la psiche degli uomini al potere del male. Era pertanto un&#8217;opera che mostrava la vicinanza forte ed efficace di Dio. L&#8217;azione taumaturgica di Ges\u00f9 si differenziava di molto da quella dei normali guaritori dell&#8217;epoca, perch\u00e9 si inseriva nella tradizione biblica che presentava Dio stesso come guaritore e salvatore del suo popolo Sebbene sia presente una sola volta nell&#8217;Antico Testamento l&#8217;affermazione di Dio come medico: &#8220;Io sono Jhwh, colui che ti guarisce&#8221;(Es 15, 26), si legge nel libro dell&#8217;Esodo, tuttavia, quest&#8217;affermazione pi\u00f9 che un punto di partenza \u00e8 un punto di arrivo della riflessione del popolo d&#8217;Israele sul Signore che si prende cura della sua salute. Si potrebbe, ad esempio, parlare di un vero e proprio &#8220;salterio dei malati&#8221; se si raccolgono le preghiere, le invocazioni, e anche le proteste, che il salmista rivolge a Dio durante la malattia. E il Signore viene sempre a visitare il suo popolo e a guarirlo. Su questo sfondo si innesta l&#8217;attesa della liberazione dalle malattie per il tempo messianico. <\/P><br \/>\n<P>Il potere dei discepoli<\/P><br \/>\n<P>Anche i discepoli sono chiamati a compiere le stesse opere del loro Maestro: &#8220;Egli diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e di infermit\u00e0&#8221;. E poco pi\u00f9 avanti: &#8220;predicate che il Regno di Dio \u00e9 vicino, guarite gli infermi, resuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni&#8221;. La missione dei discepoli deve modellarsi su quella di Ges\u00f9: annunciare il Vangelo e guarire dalle malattie. La guarigione pertanto non \u00e8 un&#8217;azione laterale all&#8217;annuncio, \u00e8 il segno concreto e visibile che il Regno di Dio \u00e8 iniziato. Ecco perch\u00e9 Ges\u00f9 insiste: &#8220;Guarite, resuscitate, sanate, cacciate gli spiriti immondi!&#8221; Era necessario che i discepoli continuassero la sua stessa opera; anzi, che la ingrandissero: &#8220;In verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico, anche chi crede in me, compir\u00e0 le opere che io compio e ne far\u00e0 di pi\u00f9 grandi&#8221;. Queste parole esprimono chiaramente il potere dato ai discepoli. <BR>Le guarigioni (sia di Ges\u00f9 che dei discepoli) manifestano la liberazione dal potere del male. La malattia, in effetti, non \u00e8 un bene. E Ges\u00f9 non pu\u00f2 non combatterla. Egli, come Messia, annuncia un nuovo tempo in cui anche le malattie sono sconfitte per instaurare un tempo di salute e di pace. I discepoli, da parte loro, sono chiamati a continuare l&#8217;opera del Maestro, ad allargarla nel tempo e nello spazio. Pietro, nella casa di Cornelio, parl\u00f2 di Ges\u00f9 in questa prospettiva: &#8220;Dio consacr\u00f2 in Spirito e potenza Ges\u00f9 di Nazareth, il quale pass\u00f2 beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perch\u00e9 Dio era con Lui&#8221;. Ges\u00f9, quindi, &#8220;passava beneficando e risanando&#8221;. Non guariva per stupire, ma per ridare salute. Non guariva per mostrare la sua potenza agli increduli, ma per salvare. Una volta lo dice con grande chiarezza: &#8220;Non sono venuto per i sani, ma per i malati&#8221;. Mai nei Vangeli si parla di rassegnazione alla malattia; e mai Ges\u00f9 ha accettato le spiegazioni correnti sul legame diretto tra malattia e peccato personale. Al contrario, egli passava beneficando e sanando tutti mostrando cos\u00ec che era iniziato sulla terra il regno di Dio. <BR>In tale contesto, emerge nei Vangeli uno stretto legame tra salute del corpo e salute spirituale. Ges\u00f9, potremmo dire in modo sintetico, guarisce e perdona. E&#8217; a dire che a lui interessa l&#8217;uomo intero, non una sua parte, non un organo, non un aspetto, ma l&#8217;uomo nella sua integralit\u00e0.&nbsp; L&#8217;episodio del paralitico portato davanti a lui mentre era in casa a Cafarnao \u00e8 esemplare. Quando Ges\u00f9 vide davanti a s\u00e9 l&#8217;uomo paralitico che gli era stato calato dal tetto, gli disse: &#8220;Coraggio, figliolo, ti sono rimessi tutti i tuoi peccati&#8221;. &#8220;Costui bestemmia!&#8221;, pensarono i farisei. E Ges\u00f9: &#8220;Che cosa \u00e9 dunque pi\u00f9 facile dire: &#8216;ti sono rimessi i tuoi peccati o alzati e cammina?&#8217;. Ora perch\u00e9 sappiate che il Figlio dell&#8217;Uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati, &#8216;Alzati!&#8217;, disse al paralitico: prendi il tuo letto e vattene a casa tua!&#8221; Questa pagina evangelica richiama il salmo 102: &#8220;Dio perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie, salva dalla fossa la tua vita&#8221;. In un certo senso, si potrebbe dire che se uno non crede che le malattie possono essere guarite, non crede nemmeno che i peccati possono essere rimessi. Ges\u00f9 guarisce e perdona; \u00e8 il medico buono, come canta la liturgia di S. Giovanni Crisostomo dopo l&#8217;invito del diacono a inchinare il capo davanti al Signore: &#8220;Tu, dunque, o Sovrano, rendi piane le vie di noi tutti per il nostro bene e secondo il bisogno di ciascuno. Naviga con i naviganti, a chi viaggia accompagnati nel cammino, guarisci i malati, medico delle nostre anime e dei nostri corpi&#8221;.&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>La comunit\u00e0 cristiana e il malato<\/P><br \/>\n<P>Ecco perch\u00e9 il rapporto tra Chiesa e malattia, tra Comunit\u00e0 cristiana e guarigione \u00e8 non solo strettissimo, ma essenziale. Si potrebbe dire che Chiesa e Medicina hanno lo stesso scopo: guarire i malati. Quindi, non solo curarli, anche guarirli, e fino in fondo. Ecco perch\u00e9 la Chiesa deve essere concreta come concreta \u00e8 la medicina. Ed \u00e8 per questo che le comunit\u00e0 cristiane, fin dall&#8217;antichit\u00e0, non hanno esitato a chiamare Ges\u00f9 &#8220;medico dei cristiani&#8221; e la Chiesa &#8220;vera e propria clinica&#8221;. E&#8217; nota l&#8217;espressione di Ireneo: &#8220;Il Signore \u00e8 venuto come medico di coloro che sono malati&#8221;. E Origene insegnava: &#8220;Sappi vedere (nei Vangeli) che Ges\u00f9 guarisce ogni debolezza e malattia non solo in quel tempo in cui queste guarigioni avvenivano secondo la carne, ma ancora oggi guarisce; sappi vedere che non \u00e8 disceso solo tra gli uomini di allora, ma che ancora oggi discende ed \u00e8 presente. Ecco, infatti, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo&#8221;. Potremmo continuare a lungo in citazioni di questo genere, da quella della Liturgia di San Marco: &#8220;Signore\u2026Medico delle anime e dei corpi, visitaci e guariscici&#8221;, a un&#8217;antica iscrizione cristiana: &#8220;Ti prego, Signore, vieni in mio aiuto, tu solo medico&#8221;. <BR>Questo non significava disprezzo per la medicina. E&#8217; vero esattamente il contrario. Non si comprenderebbe la storia della medicina e dell&#8217;assistenza ai malati, senza la storia della Chiesa. Ma per la comunit\u00e0 cristiana la cura della malattia non \u00e8 mai stata senza l&#8217;utopia della guarigione e senza la speranza della salvezza piena. Ecco perch\u00e9 la stessa preghiera ha sempre accompagnato la cura del malato, senza peraltro disprezzare il medico, cosa gi\u00e0 chiara nel libro del Siracide: &#8220;Onora il medico, come si deve secondo il bisogno, anche egli \u00e9 creato dal Signore. Da Dio viene la guarigione, la scienza del medico lo fa procedere a testa alta. Il Signore ha creato i medicamenti della terra, e l&#8217;uomo assennato non li disprezza. Dio ha dato agli&nbsp; uomini la scienza, perch\u00e9 potessero gloriarsi. Con essa il medico cura ed elimina il dolore, e il farmacista prepara le miscele, non verranno meno le sue opere, da lui proviene il benessere sulla terra. Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed Egli ti guarir\u00e0. Offri incenso, e un memoriale di fior di farina e sacrifici pingui, secondo le tue responsabilit\u00e0. Poi fai passare il medico, perch\u00e9 il Signore ha creato anche lui, che non stia lontano da te. Ci sono casi in cui il successo \u00e8 nelle loro mani, anch&#8217;essi pregano il Signore perch\u00e9 li guidi felicemente ad alleviare la malattia e a risanarla, perch\u00e9 il malato ritorni alla vita&#8221;(Sir 38, 1-14).<BR>Non posso dilungarmi su questo, ma la stessa Chiesa pu\u00f2 essere compresa come luogo di cura e guarigione. Alcuni Padri dell&#8217;Oriente cristiano, mentre definiscono, come ho accennato, la Chiesa vera e propria &#8220;clinica&#8221;, parlano dei Sacramenti come di medicine efficaci. E&#8217; ovvio che tutto ci\u00f2 \u00e8 comprensibile all&#8217;interno di quella prospettiva che vede l&#8217;uomo nella sua interezza, in tutte le sue dimensioni, corporali, psichiche e spirituali. Dio \u00e8 venuto a salvare l&#8217;uomo nella sua totalit\u00e0. Tale concezione rimanda all&#8217;idea della malattia, sia fisica che psichica, presente nella Scrittura. Nel linguaggio biblico la malattia \u00e8 la manifestazione della debolezza dell&#8217;uomo, della sua finitezza radicale: l&#8217;uomo \u00e8 fatto di polvere (come dice la Genesi), o \u00e8 un &#8220;vaso di creta&#8221; (come scrive Paolo). Il malato fa emergere quella debolezza che ci riguarda tutti. &#8220;La malattia &#8211; scrive il cardinale Martini &#8211; \u00e8 parte della vita\u2026 Non \u00e8 un incidente, ma la rivelazione della condizione normale di limite insita in ogni soddisfazione umana, \u00e8 qualcosa che mi definisce nel mio essere fragile, debole, incerto, mancante. Rivela chiaramente ci\u00f2 che \u00e8 nascosto in me anche quando sto bene. E la temo, la malattia, perch\u00e9 non voglio che emerga la verit\u00e0 della mia limitatezza, della mia povert\u00e0&#8221;. La malattia non \u00e8 perci\u00f2 un semplice fatto biologico: \u00e8 la metafora della vita. Essa si accompagna anche al dolore e alla sofferenza. Un mistero che accompagna inesorabilmente la nostra esistenza. Possiamo e dobbiamo combatterlo. Eliminarlo? Non credo possiamo riuscirci. Accompagnarlo? Questo s\u00ec! Dio stesso che non ci protegge da ogni dolore, ci sostiene sempre per\u00f2 in ogni dolore. La compagnia amorevole \u00e8 la prima, grande, essenziale cura per il malato. La salvezza che Dio \u00e8 venuto a portare, infatti, consiste nell&#8217;essere strappati da questo destino di debolezza per essere accolti nella comunit\u00e0 di coloro che sono sulla via della guarigione. La malattia non \u00e8 un problema solo di medicina: \u00e8 una domanda di aiuto, di amore, perch\u00e9 si intensifichi la vita attorno a chi la sente ferita e indebolita. E&#8217; importante far emergere questa dimensione terapeutica della comunit\u00e0 cristiana e del medico, soprattutto in una societ\u00e0 come quella attuale che, con i suoi squilibri sociali e i suoi processi di emarginazione, aggrava la gi\u00e0 connaturale debolezza. La risposta radicale alla malattia \u00e8 l&#8217;amore che salva.<\/P><br \/>\n<P>La medicina dell&#8217;amore<\/P><br \/>\n<P>In questo contesto, ossia nell&#8217;orizzonte dell&#8217;amore, va inserita l&#8217;opera del medico e di chiunque avvicina il malato. L&#8217;etica del medico, ma anche di chiunque avvicina il malato, non pu\u00f2 ridursi all&#8217;espletazione delle capacit\u00e0 tecniche, e neppure alla semplice osservanza delle regole deontologiche che tuttavia sono un passo determinante. L&#8217;etica &#8220;religiosa&#8221;, intesa come orizzonte di amore, comporta un coinvolgimento profondo del medico con la persona del malato, a partire dalla coscienza della comune debolezza. Certo, ci si deve interrogare su cosa sia la qualit\u00e0 della vita. Ma dobbiamo ricordarci che senza l&#8217;orizzonte dell&#8217;amore anche questo obiettivo \u00e8 sfocato. I malati &#8211; nell&#8217;orizzonte dell&#8217;amore &#8211; vanno perci\u00f2 sentiti come la parte privilegiata su cui riversare non solo le proprie capacit\u00e0 di ordine tecnico-scientifico ma l&#8217;amore e la passione per la loro guarigione. Troppo spesso il medico, l&#8217;infermiere, il sacerdote, i parenti, stanno in piedi di fronte al malato, fieri della loro salute, ma estranei alla loro debolezza. Questa lontananza \u00e8 percepita di chi sta male, eppure, sono anch&#8217;essi deboli e bisognosi di aiuto. <BR>A mio avviso, alla necessaria professionalit\u00e0 scientifica \u00e8 necessario auspicare un&#8217;audacia maggiore nell&#8217;amare. Purtroppo, questa dimensione sembra attutita nella vita della societ\u00e0 contemporanea. E con tristezza debbo dire che anche nelle comunit\u00e0 cristiane si riscontra talora freddezza. Eppure, se penso alla storia della Chiesa, la vedo piena di santi taumaturghi. Per quel che mi concerne \u00e8 urgente, anche nella Chiesa, recuperare una spiritualit\u00e0 della guarigione, un impegno a sperare e ad operare perch\u00e9 gli uomini guariscano nel corpo e nello spirito. E i miracoli sono possibili. Non si tratta di scivolare sul piano della magia, perch\u00e9 il miracolo si connette sempre ad una particolare santit\u00e0, ossia ad una energia di amore che viene dall&#8217;alto. Cipriano di Cartagine assegna alla santificazione personale anche un&#8217;efficacia taumaturgica: &#8220;Quando saremo casti e puri, modesti nelle nostre azioni, frenati nelle nostre parole, potremo guarire anche i malati&#8221;. Ricordo anche i santi Cosma e Damiano, martiri del terzo secolo. Essi si trovano raffigurati a Roma, nella omonima Basilica, vestiti con le vesti bianche, come i medici, accanto a Cristo vestito di bianco. La tradizione dice che questi due medici andavano al capezzale dei malati e, prima di informarsi sulla loro salute, pregavano. Solo dopo si informavano sulla loro salute e decidevano la cura. I loro miracoli erano come un misto di fede e di cure. La guarigione \u00e9 sempre un insieme di amore e di cure. Perch\u00e9, malgrado l&#8217;imperante mentalit\u00e0 razionalista, c&#8217;\u00e8 un&#8217;enorme domanda di guarigione? Quanta gente va alla ricerca di pratiche magiche, occulte, miracolistiche, astrologiche! Quest&#8217;affannosa ricerca di protezione, di sicurezza e di guarigione non \u00e8 altro che una grande domanda d&#8217;amore. Ecco perch\u00e9 dovrebbero aprirsi pi\u00f9 facilmente le porte dei nostri cuori verso i malati. Se c&#8217;\u00e8 l&#8217;amore anche se il corpo non guarisce, lo spirito ritorna pi\u00f9 vigoroso. <BR>E&#8217; bella questa testimonianza di Ennio Flaiano, un &#8220;laico&#8221; che, nel 1942,&nbsp; ebbe una figlia, Luisa, malata di un&#8217;encefalopatia epilettoide. Curata amorevolmente dai suoi, Luisa, mor\u00ec nel 1992. Questo scrittore abruzzese aveva pensato negli anni Sessanta ad un film-romanzo di cui \u00e8 rimasto un&#8217;abbozzo. In esso si immagina il ritorno di Ges\u00f9 sulla terra, infastidito da giornalisti e fotoreporter ma attento solo ai malati. Scrive, ad un certo punto, Flaiano: &#8220;un uomo condusse a Ges\u00f9 la figlia malata e gli disse: io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami. Ges\u00f9 baci\u00f2 quella ragazza e disse: In verit\u00e0, quest&#8217;uomo ha chiesto ci\u00f2 che veramente io posso dare. Cos\u00ec detto, spar\u00ec in una gloria di luce, lasciando la folla a commentare i suoi miracoli e i giornalisti a descriverli&#8221;. Quali i confini etici nella cura? Sono poco esperto in materia per addentrami. Una cosa so per certo per\u00f2: non si possono mettere confini all&#8217;amore. Certo, ciascuno lo deve declinare dentro la propria vita e il proprio servizio. E quindi il medico, assieme alla conoscenza scientifica, deve lasciarsi coinvolgere dall&#8217;amore: sa bene che non si trova davanti ad un caso, ma ad uomo, o meglio a un fratello. Il primato dell&#8217;amore per l&#8217;uomo \u00e8 la regola che il medico deve avere nella sua opera di cura. E&#8217; sul fondamento dell&#8217;uomo, inteso come un fratello da amare sino in fondo, che si deve costruire l&#8217;impianto etico anche nel campo medico. Ha ragione perci\u00f2 Giovanni Paolo II quando afferma che la scienza medica \u00e8 &#8220;una forma sublime di servizio all&#8217;uomo&#8221;. E&#8217; in questa prospettiva di servizio e di amore che si deve collocare la questione etica della cura del medico. Ed \u00e8 una prospettiva cos\u00ec larga da accogliere credenti e laici e ogni uomo di buona volont\u00e0. Quello dell&#8217;amore, non \u00e8 per\u00f2 un orizzonte scontato. Per nessuno. Esso va scelto ogni giorno e perseguito con tenacia. Ma \u00e8 l&#8217;unica ragione per cui vale davvero la pena vivere e guarire. <BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema generale del convegno e quello, pi\u00f9 ristretto, che mi \u00e8 stato affidato, &#8220;Attivit\u00e0 di cura del medico ed etica religiosa&#8221;, \u00e8 difficile costringerlo nei confini della pura scienza medica o della stessa etica sanitaria. Sappiamo, infatti, i pericoli che comporta una scienza che sia regola assoluta sulla vitae sul senso di essa. 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