{"id":15622,"date":"2003-09-14T00:00:00","date_gmt":"2003-09-14T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/convegno-dei-cristiano-sociali-ad-assisi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"convegno-dei-cristiano-sociali-ad-assisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/convegno-dei-cristiano-sociali-ad-assisi.html","title":{"rendered":"Convegno dei Cristiano Sociali ad Assisi"},"content":{"rendered":"<p><P>Il brano evangelico di <A href=\"http:\/\/www.bibbiaedu.it\/pls\/bibbiaol\/GestBibbia.Ricerca?Libro=Matteo&amp;Capitolo=9#VER_35\">Matteo (9, 35-38. 10,1) <\/A>che abbiamo ascoltato ci immette dentro la dinamica stessa del Vangelo. Siamo all&#8217;inizio della vita pubblica di Ges\u00f9, ossia di quel cambiamento che signific\u00f2 per Ges\u00f9 il distacco dalla vita di Nazaret, dalla vita di figlio e di lavoratore senza una visibile rilevanza pubblica. Non \u00e8 ovviamente da confondere tout court con quella che noi chiamiamo la vita politica, ma certo inizia per Ges\u00f9 una nuova missione, questa volta, appunto, pubblica, non pi\u00f9 ristretta a Nazareth e riservata all&#8217;interno della sua casa. Da quel momento Ges\u00f9 inizi\u00f2 a spendere la sua vita per cambiare la vita dell&#8217;intero popolo ponendosi lui stesso alla guida come buon pastore. L&#8217;evangelista, non a caso, parla di Ges\u00f9 che inizia a percorrere le strade della Galilea visitando citt\u00e0 e villaggi annunciando a tutti coloro che incontrava il &#8220;Vangelo del regno&#8221; e guarendo ogni malattia e infermit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>La compassione<\/P><br \/>\n<P align=left>Ges\u00f9 guariva e parlava mentre vedeva attorno a s\u00e9 un numero crescente di poveri, di malati, di gente disperata perch\u00e9 non sapeva pi\u00f9 a chi ricorrere. Erano folle anche contraddittorie, ma erano stanche e sfinite come pecore senza pastore: gente abbandonata a se stessa, senza che nessuno se ne prendesse cura. E coloro che erano deputati alla loro cura, in verit\u00e0 pensavano ai propri affari, ai propri interessi. Nessuno aveva compassione di quei disperati. Ascoltando queste parole come non pensare alle tante folle di oggi? A quelle povere ed escluse del nostro mondo ricco; Giovanni Paolo II, qualche giorno fa, ammoniva che molta ricchezza pu\u00f2 anche generare molta povert\u00e0. E poi alle innumerevoli folle dei paesi poveri del mondo dimenticate e escluse da ogni processo produttivo e di reale libert\u00e0? Chi ha compassione di loro? Forse i responsabili dei paesi ricchi che a Cancun difendono i rispettivi intersi nazionali a qualsiasi costo, anche a quello di lasciare nella endemica povert\u00e0 miliardi di persone? Troppo pochi sono quelli che ancora oggi, come Ges\u00f9, sentono compassione per queste folle. Ma la compassione evangelica non \u00e8 una sorta di commozione sentimentale e romantica. E&#8217; molto, molto di pi\u00f9. Nella Sacra Scrittura il contenuto della compassione, o della misericordia, \u00e8 ricco e complesso; in ebraico sono necessarie almeno tre parole per raccoglierne il senso: &#8220;rach\u00e0m&#8221; (indica un moto che nasce dal profondo delle viscere), &#8220;chan\u00e0n&#8221; (chinarsi fisicamente per soccorrere) e &#8220;hesed&#8221; (fedelt\u00e0 incrollabile nel rapporto). La compassione \u00e8 un sentimento che traversa tutte le pagine del Primo e del Nuovo Testamento e pu\u00f2 riassumere l&#8217;intera vicenda biblica che lega Dio all&#8217;uomo. Dio \u00e8 un padre che ama in modo viscerale i figli. Paolo, che definisce Dio come &#8220;Padre delle compassioni e Dio di ogni consolazione&#8221;, descrive cos\u00ec al suo discepolo Tito la manifestazione di questa misericordia: &#8220;Quando si sono manifestati la bont\u00e0 di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virt\u00f9 delle opere di giustizia da noi compiute, ma per la sua misericordia (per la sua compassione) mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Ges\u00f9 Cristo, salvatore nostro&#8221; (Tit 3, 4-6). <BR><BR>Lo stesso atteggiamento di Ges\u00f9 verso i poveri, i lebbrosi, i malati, le vedove, i peccatori, i pubblicani \u00e8 descritto come una &#8220;piet\u00e0&#8221; viscerale, come una compassione, appunto, che gli sale dal profondo del cuore, dalle viscere. Queste &#8220;viscere di piet\u00e0&#8221; (\u00e8 il verbo splagchn\u00eczomai) compaiono, ad esempio, nelle tre parabole evangeliche, quella del servo spietato (Mt 18, 27), quella del figliol prodigo (Lc 15,20) e quella del buon samaritano (Lc 10, 33). In tutte e tre queste parabole Ges\u00f9 descrive l&#8217;amore appassionato e senza limiti che Egli ha appreso dal Padre. E questa stessa compassione Ges\u00f9 la esige dai discepoli: &#8220;Siate misericordiosi, come il vostro Padre celeste \u00e8 misericordioso&#8221; (Lc 6, 36). E&#8217; la proposta di un ideale assolutamente impossibile, eppure Ges\u00f9 non ha timore di proporlo. Ed \u00e8 in questa compassione che si radica il comandamento del perdono e dell&#8217;amore, persino dell&#8217;amore per i nemici (Mt 5, 43-48). La compassione del Vangelo, come si pu\u00f2 arguire anche solo da questi testi, \u00e8 ben diversa da quella del pensiero antico o della corrente nichilista contemporanea. Anzi, non ha nulla a che vedere con quella platonica, considerata una debolezza; o con quella aristotelica, che la escludeva dalle virt\u00f9; e neppure con quella degli stoici che la ritenevano una malattia dell&#8217;anima, &#8220;aegritudo animi&#8221; (Seneca). Nella nostra cultura \u00e8 Nietzsche che si pone all&#8217;opposto della concezione cristiana: &#8220;Nulla \u00e8 pi\u00f9 malsano, in mezzo alla nostra malsana umanit\u00e0 della compassione cristiana&#8221;, perch\u00e9 &#8220;la compassione (misericordia) intralcia in blocco la legge dello sviluppo che \u00e8 una legge della selezione. Essa conserva ci\u00f2 che \u00e8 maturo per il tramonto, oppone resistenza a favore dei diseredati e dei condannati dalla vita; grazie alla quantit\u00e0 dei malriusciti di ogni specie che essa mantiene in vita, d\u00e0 alla vita stessa un aspetto fosco e problematico&#8221; (L&#8217;anticristo). Si potrebbe dire che nella diversa concezione della compassione il filosofo tedesco ha compreso la contrapposizione radicale con il cristianesimo. Attaccare il cristianesimo in questo punto significava colpirlo al cuore, e, con il cristianesimo, l&#8217;intera civilt\u00e0 da esso ispirata. La compassione cristiana in effetti \u00e8 l&#8217;antinichilismo. Mi chiedo, tuttavia, se nella vita concreta non abbia vinto la cultura del filosofo tedesco. La crisi della solidariet\u00e0, l&#8217;attenuarsi di quel salutare senso del debito verso i poveri che in passato caratterizzava sia la cultura cattolica che quella socialista, sta a significare l&#8217;attutimento dell&#8217;utopia cristiana, l&#8217;edulcoramento della compassione evangelica.<BR>Come si pu\u00f2 comprendere non stiamo parlando di una virt\u00f9 e neppure di un semplice sentimento. La compassione cristiana rispecchia quella stessa di Dio che si lega inscindibilmente al suo popolo. Si scrive nel libro dell&#8217;Esodo: &#8220;Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell&#8217;Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese ove scorre latte e miele&#8221; (Es 3, 7-8), dice a Mos\u00e9. Da quel momento Dio non ha pi\u00f9 abbandonato il suo popolo, perch\u00e9 Egli \u00e8 il misericordioso, \u00e8 &#8220;Colui che \u00e8&#8221;, ossia colui che rimane vicino al suo popolo per sempre. Ed \u00e8 su questa compassione che il cristianesimo contemporaneo dovrebbe misurarsi. Il cristianesimo o \u00e8 cos\u00ec o non semplicemente non \u00e8. Dice Dio a Mos\u00e9: &#8220;Quando il popolo invocher\u00e0 da me l&#8217;aiuto, io ascolter\u00f2 il suo grido, perch\u00e9 io sono misericordioso&#8221; (Es 22, 26). La misericordia appare qui come la principale qualifica di Dio. E non \u00e8 senza significato che sia proprio l&#8217;oppresso a beneficiare per primo della sua misericordia. <BR>Sarebbe lunga la riflessione sulla giustizia di Dio intesa non come correttezza distributiva, ma come attenzione sbilanciata verso i poveri. Nelle pagine della Scrittura Dio appare essenzialmente squilibrato verso i deboli. E questo fin dall&#8217;inizio. C&#8217;\u00e8 un legame radicale che congiunge Dio e i poveri. E questo sin dalle origini. Sin da quando Dio, come scrive il libro della Genesi, prefer\u00ec il sacrificio di Abele a quello di Caino. &#8220;Abel&#8221; vuol dire soffio, nulla, debolezza assoluta. &#8220;Abel&#8221;, pi\u00f9 che un nome proprio indica una condizione, la debolezza, o meglio i deboli. Ebbene, Dio, il Dio dei Padri non quello dei filosofi, \u00e8 un Dio che sta rivolto verso il debole, che privilegia il povero. Questo \u00e8 il Dio di Ges\u00f9 Cristo, un Dio che si mette, attraverso il verbo incarnato, al rango degli assassini, pur di mostrare il suo amore per gli uomini. Questo mistero della kenosi \u00e8 assolutamente inimmaginabile per la ragione umana e di conseguenza dona un altro significato alla concezione dell&#8217;Essere perfettissimo. Dio \u00e8 fatto cos\u00ec, sembra insistere la Scrittura. In ogni sua pagina la Bibbia presenta Dio come il difensore dei poveri e dei deboli, dell&#8217;orfano e della vedova. Dio non appare imparziale ed equidistante; in certo senso \u00e8 &#8220;ingiusto&#8221; perch\u00e9 privilegia i poveri. <BR><BR>Tale legame privilegiato tra Dio e i poveri, con Ges\u00f9 giunge sino al limite estremo, quello della identificazione. Ges\u00f9, alla fine dei giorni, dir\u00e0: &#8220;avevo fame e mi hai dato da mangiare&#8221;. Con tale affermazione egli si identifica con i poveri, e pone tale identificazione come normativa per la vita degli uomini, pi\u00f9 delle stesse manifestazioni &#8220;religiose&#8221;. Se l&#8217;essere stesso di Dio ci \u00e8 rivelato nel Verbo divenuto uomo solidale con i poveri, \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;essere stesso di Dio non pu\u00f2 essere concepito come una pienezza ripiegata su se stessa. Dio da sempre \u00e8 in tensione, quasi in un esodo permanente, da S\u00e9 verso l&#8217;altro. Acquista allora tutto il suo pieno senso la tradizione pressoch\u00e9 ininterrotta nella chiesa di conferire al povero, ben prima che al Papa, il titolo di &#8220;Vicarius Christi&#8221;. La vicenda di Dio con i poveri non \u00e8 perci\u00f2 una storia che corre al di fuori, quasi una aggiunta esteriore al suo essere profondo. Fa parte della sua stessa vita, del suo stesso essere. Fa parte dello stesso mistero trinitario. La storia dell&#8217;amore verso i poveri appartiene alla storia stessa di Dio che, attraverso il suo Figlio, si \u00e8 fatto fratello dei deboli e dei poveri. <BR>Tale storia appare chiara in Ges\u00f9. Ne faccio solo un cenno. <\/P><br \/>\n<P align=left>A differenza del Battista, che annunciava una salvezza escatologica, Ges\u00f9 afferma invece che il regno di Dio viene sulla terra con Lui e si manifesta nella predilezione per i poveri: la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, la libert\u00e0 agli oppressi, la remissione agli indebitati e l&#8217;annuncio di un anno di grazia a tutti coloro che aspettano la salvezza. La notizia non \u00e8 astratta perch\u00e9 i prigionieri sono liberati, i ciechi sono guariti, gli storpi sono risollevati. Quando Ges\u00f9 afferma: &#8220;oggi si \u00e8 adempiuta questa Scrittura&#8221;, si presenta come colui che libera dall&#8217;oppressione, dalla malattia e dalla miseria. Egli infatti \u00e8 attorniato da poveri e da malati. E se ne compiace. Anzi, li chiama &#8220;beati&#8221;, ossia &#8220;felici&#8221;. Poveri e malati, perci\u00f2, potevano dirsi felici, non perch\u00e9 erano poveri e malati, ma perch\u00e9 il Messia si era messo dalla loro parte, facendo cos\u00ec terminare la loro marginalizzazione.<BR>La preferenza che la Chiesa e quindi i cristiani debbono mostrare per i poveri non \u00e8 pertanto una scelta di oggi. E&#8217; una scelta di sempre. Ed \u00e8 totale; e quindi non pu\u00f2 non investire anche la politica. E&#8217; una scelta che si potrebbe definire, nella sua radice, teologica, appunto perch\u00e9 tocca l&#8217;essere stesso di Dio che &#8220;ha tanto amato il mondo da mandare il suo stesso Figlio&#8221;, come dice Ges\u00f9 a Nicodemo. Ed infatti, l&#8217;apostolo Paolo scrive ai Filippesi che Ges\u00f9 &#8220;pur essendo di condizione divina, non consider\u00f2 un tesoro geloso l&#8217;essere uguale a Dio; ma spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini&#8221;(2, 6-7). Ecco perch\u00e9 la compassione \u00e8 determinante nella Chiesa. Non pu\u00f2 esistere una Chiesa senza la scelta prioritaria per i poveri, cos\u00ec come, nella Bibbia, non esiste Dio senza i poveri. E viceversa. I poveri non sono mai senza Dio. S\u00ec, sono spesso senza gli uomini &#8211; pensiamo al ricco epulone che non si \u00e8 accorto del povero Lazzaro -, mai per\u00f2 sono senza Dio che, appunto, ha ascoltato e accolto Lazzaro. Permettetemi di accennare al vostro nome &#8220;cristiano sociali&#8221;. In certo senso c&#8217;\u00e8 un termine in pi\u00f9: sociale. Il cristiano, infatti, non pu\u00f2 che essere sociale. Infatti, la compassione, la misericordia viscerale non \u00e8 su di s\u00e9 ma sugli altri, sui poveri, sulla societ\u00e0. E l&#8217;amore biblico non \u00e8 solo sentimento o emozione, \u00e8 soprattutto vicinanza, coinvolgimento, condivisione. Ges\u00f9 ne \u00e8 l&#8217;esempio, Egli che si china a tal punto sui poveri da identificarsi con loro, come leggiamo in Matteo: &#8220;avevo fame e mi hai dato da mangiare&#8221;. Il cardinale Martini dice che questo \u00e8 il Vangelo dei laici, dei non credenti. Vorrei aggiungere che l&#8217;amore, la compassione \u00e8 una via larga che supera tutti i confini anche quelli del cristianesimo. Chiunque ama, chiunque \u00e8 solidale, costui viene da Dio. <BR>&nbsp;<BR>Il potere dell&#8217;amore<\/P><br \/>\n<P>La compassione che Ges\u00f9 sente per le folle lo spinge ad associare alla sua missione altri, i Dodici. E perch\u00e9 si compia la sua stessa missione affida loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire le malattie. E&#8217; il suo stesso potere, perch\u00e9 compiano la sua stessa missione. Ges\u00f9 dona un &#8220;potere&#8221; ai discepoli. Non \u00e8 vero perci\u00f2 che i cristiani debbono fuggire il potere e allontanarlo dai loro desideri. No, \u00e8 il Signore stesso che dona loro il suo potere. Ed \u00e8 un potere reale, efficace, che cambia, che trasforma l&#8217;uomo, la storia e il mondo. Il termine usato nel testo evangelico (exusia) indica il potere stesso creativo di Dio che viene dato a Cristo e da lui ai discepoli. Ecco perch\u00e9 Ges\u00f9 pu\u00f2 dire ai suoi: &#8220;Se avete fede come un granello di senape, potete dire a questo monte spostati ed esso si sposter\u00e0&#8221;; e ancora: &#8220;Chi crede in me compir\u00e0 le opere che io compio e ne far\u00e0 di pi\u00f9 grandi&#8221; (Gv 14, 12). Troppo timidi sono i cristiani, troppo timorosi e spesso troppo succubi della cultura dominante. I credenti hanno un potere forte come quello di Ges\u00f9. Pertanto il problema nostro non \u00e8 avere il potere. Il vero problema \u00e8 non sbagliare tipo di potere. E quando i cristiani hanno sbagliato tipo di potere ne abbiamo visto le tristissime conseguenze. Forse, per evitare questi pericoli, molti sono timorosi e cauti. Sono per\u00f2 davanti ai nostri occhi le conseguenze positive del potere di chi segue il Vangelo. Potrei farne lunghi cenni, mi limito solo a rinviarvi alle innumerevoli testimonianze d&#8217;amore diffuse nell&#8217;intero pianeta. Certo, Ges\u00f9 sapeva del possibile equivoco. Per questo, nell&#8217;intimit\u00e0 dell&#8217;Ultima Cena, mise in guardia i Dodici dicendo loro: &#8220;I capi delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per\u00f2 tra voi non sia cos\u00ec: ma chi \u00e8 il pi\u00f9 grande tra voi diventi come il pi\u00f9 piccolo e chi governa come colui che serve&#8221; (Luca 22, 25-26). Ed egli ha esercitato in questo modo il potere: &#8220;Non sono venuto per essere servito, ma per servire&#8221;.<BR>Cari amici, il Vangelo ci richiama a scoprire il nostro potere, il potere dell&#8217;amore che si esercita servendo non se stessi e i propri interessi ma gli altri a partire dai pi\u00f9 poveri. E&#8217; questo il potere evangelico. E ditemi se oggi non ce n&#8217;\u00e8 bisogno! Sappiamo bene che non si possono trarre dal Vangelo immediate indicazioni immediate politiche. Sarebbe un pericoloso cortocircuito. E tuttavia pericolosissima \u00e8 la separazione tra il Vangelo e la vita, tra il potere che ci viene conferito e la nostra responsabilit\u00e0 verso gli uomini e le donne di questo mondo. Avete parlato in questi giorni della situazione contemporanea e dell&#8217;impegno dei cristiani, e pur notando ancora uno iato tra la societ\u00e0 e la politica, tra la fede e l&#8217;impegno nella politica, avete per\u00f2 sottolineato un qualche risveglio. E c&#8217;\u00e8 bisogno di un risveglio degli ideali. La preoccupante situazione contemporanea chiede a noi tutti un supplemento di attenzione e di intervento o, se volete, un supplemento di utopia e di idealit\u00e0. Siamo entrati nel nuovo millennio senza sogni e senza prospettive. E quindi senza politica. E quel che purtroppo oggi sembra prevalere inesorabilmente \u00e8 la forza del mercato e la forza delle armi. Ma la politica dov&#8217;\u00e8. E quando essa manca, lo vediamo in Irak o nel conflitto israelo-palestinese, non pu\u00f2 cessare la spirale della violenza.<\/P><br \/>\n<P>La fede contro la rassegnazione<\/P><br \/>\n<P>Il panorama fosco e preoccupante che ci appare all&#8217;inizio di questo nuovo secolo spinge molti a non pensarci, ad abbassare la testa e a vivere rinchiusi nel proprio orizzonte. Del resto, che si pu\u00f2 fare? E noi cristiani cosa possiamo fare? Ci sentiamo terribilmente irrilevanti e totalmente impotenti. E&#8217; facile lasciarsi sopraffare dal pessimismo. Del resto, persino la voce del Papa, l&#8217;autorit\u00e0 spirituale pi\u00f9 alta nel mondo contemporaneo, non viene presa in grande considerazione dai potenti! L&#8217;impotenza e il pessimismo spingono a rannicchiarsi in se stessi, a rinchiudersi nelle proprie comunit\u00e0, nelle proprie Chiese, estraniandosi da un mondo troppo grande, troppo complesso, in cui per di pi\u00f9 si pu\u00f2 fare poco. E purtroppo si deve constatare che tale ripiegamento \u00e8 divenuto un atteggiamento sempre pi\u00f9 comune. Sembra tramontato per sempre il sogno di un mondo senza ingiustizie, senza guerra. Il pessimismo, l&#8217;impotenza, il ripiegamento, l&#8217;impegno ad occuparsi solo degli affari propri, delle proprie cose, dei propri soldi, dei propri interessi, hanno inesorabilmente eroso questo sogno. All&#8217;individualismo dei comportamenti personali corrisponde il ripiegamento delle istituzioni. Ed \u00e8 facile che le stesse comunit\u00e0 cristiane si lascino prendere da un&#8217;eccessiva autoreferenzialit\u00e0 e quindi da un clima asettico di fronte alle tragedie del mondo. <BR>Eppure, proprio grazie alla globalizzazione dei media, si pu\u00f2 vedere tutto, sapere tutto, anche quello che avviene a distanza. Nessuno, quindi, pu\u00f2 pi\u00f9 dire &#8220;io non sapevo&#8221;, s\u00ec da giustificare gli atteggiamenti di chiusura e i persistenti individualismi. La rassegnazione porta ad abituarsi ad una vita senza grandi sogni e senza la speranza di poter costruire un futuro di pace e di solidariet\u00e0 tra i popoli. E si impone sempre pi\u00f9 un triste e rassegnato realismo. Pu\u00f2 apparire strano, ma nel mondo della globalizzazione sembra esserci poco spazio per le visioni globali, e con incredibile facilit\u00e0 e leggerezza si scivola verso la rassegnazione. <BR><BR>In questo mondo difficile, in cui ingiustizia e guerra sembrano inevitabili, il problema della fede \u00e8 decisivo. E si deve affrontare ogni giorno. &#8220;Abbiate fede in Dio! In verit\u00e0 vi dico: chi dicesse a questo monte: &#8220;Levati e gettati in mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avverr\u00e0, ci\u00f2 gli sar\u00e0 accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sar\u00e0 accordato&#8221;, dice Ges\u00f9 ai discepoli (Mc 10, 22). La fede dei credenti pu\u00f2 spostare le montagne. E&#8217; il nostro potere. Eppure, i cristiani spesso restano ai piedi delle montagne, come intimiditi dall&#8217;altezza: si rinuncia cos\u00ec a lottare per la giustizia e per la pace, anche di fronte alle montagne di odio e di armamenti; si rinuncia a guardare oltre le montagne massicce che sembrano chiudere l&#8217;orizzonte ad ogni sguardo di speranza. <BR>&nbsp;Tutti abbiamo pi\u00f9 paura. Ma non \u00e8 il richiamo generico al coraggio che fa superare la cultura della paura e il senso di impotenza. E&#8217; necessario ripartire dalla fede. E&#8217; la fede che porta al di l\u00e0 delle ristrette frontiere dei divieti, dei timori, delle intimidazioni. E&#8217; la fede che fa sperare l&#8217;impossibile, e che spinge a sognare quel mondo che gi\u00e0 Isaia sognava, ove le lance si trasformavano in falci e le spade in vomeri. La fede rende forti i credenti di fronte al male e anche alla guerra. Dietrich Bonhoeffer, un pastore protestante martirizzato dai nazisti, scriveva alcuni decenni: &#8220;Cristo fa l&#8217;uomo non soltanto buono, ma forte. Questa forza non \u00e8 l&#8217;arroganza, non \u00e8 l&#8217;aggressivit\u00e0, non \u00e8 la prepotenza, non sono i giudizi, non \u00e8 la forza gridata delle campagne elettorali, delle guerre, di chi fa carriera, di chi guadagna molto, di chi si impone o di chi si umilia, ma \u00e8 la forza dell&#8217;amore. Pi\u00f9 forte della morte, dell&#8217;odio, delle malattie, della povert\u00e0, delle dittature, del potere \u00e8 l&#8217;amore&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>Spiritualit\u00e0 e politica<\/P><br \/>\n<P>Il terreno su cui la societ\u00e0 contemporanea pu\u00f2 risorgere e quindi costruire il futuro con solidit\u00e0 \u00e8 quello, e solo quello, che appartiene alla dimensione pi\u00f9 profonda dell&#8217;uomo, il terreno della spiritualit\u00e0. Noi cristiani dobbiamo tornare alle radici della nostra fede e trarre da esse una nuova utopia. Non possiamo guardare il futuro semplicemente con qualche aggiustamento organizzativo o con qualche correzione di rotta. La seriet\u00e0 delle sfide che ci stanno dinnanzi richiede una riscoperta delle motivazioni ideali, e comunque la necessit\u00e0 di colmare la distanza che talvolta sentiamo tra la nostra ispirazione profonda (quella religiosa, etica, morale) e la concretezza delle scelte pubbliche che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare. La domanda che scende prepotente dentro ciascuno di noi \u00e8 chiara: posso, io credente, nella mia azione pubblica prescindere dal legame con le radici che sostengono e guidano l&#8217;intera mia vita? Posso, per un presunto e spesso rassegnato realismo, mettere tra parentesi le ragioni pi\u00f9 profonde della mia stessa esistenza? La risposta \u00e8 ovvia. E credo che nessuno di noi ritenga che non ci sia rapporto tra l&#8217;azione sociale e l&#8217;ispirazione religiosa, tra l&#8217;azione politica e le scelte morali che ispirano il nostro pensare e il nostro agire. Il legame tra vita spirituale e vita politica o amministrativa, per un credente, pu\u00f2 essere problematico, e talora persino lacerante, ma mai assente. E non parlo, ovviamente, solo di qualche scelta puntuale che ci viene richiesta, o di qualche battaglia specifica che dobbiamo perseguire all&#8217;interno degli schieramenti, intendo soprattutto il modo di concepire se stessi e il modo di organizzare la societ\u00e0, o se volete tutto ci\u00f2 che risponde alla domanda: &#8220;quale societ\u00e0 vogliamo costruire? quali valori vogliamo che presiedano la vita della societ\u00e0? La riflessione, e l&#8217;azione, su questo rapporto non sono stabilite una volta per tutte. L&#8217;uomo politico, come pure chiunque amministra la cosa pubblica, \u00e8 chiamato a rischiare la parzialit\u00e0 delle scelte storiche, la parzialit\u00e0 dei giudizi pratici che possono vedere credenti nella stessa fede talora anche distinguersi nelle rispettive scelte. E, tuttavia, anche la diversit\u00e0 delle scelte non pu\u00f2 prescindere da alcune prospettive di fondo. La legittima e forse auspicabile pluralit\u00e0 dei credenti nella vita politica richiede un rapporto ancor pi\u00f9 profondo e saldo con la propria fede, con le radici evangeliche del proprio credo. <BR>Non dobbiamo poi dimenticare quanto Giovanni Paolo II diceva nell&#8217;ultima assemblea ecclesiale della Chiesa italiana, a proposito della vita politica che i credenti debbono affrontare: &#8220;Ci sono valori dai quali i cristiani non possono scostarsi, se non tradendo la loro visione della vita, e ci sono pure alcuni grandi temi su cui sarebbe necessario trovare nuove convergenze&#8221;. Penso a temi come la pace, lo sviluppo dei popoli, la solidariet\u00e0, la famiglia, la vita, la giustizia sociale, il primato dell&#8217;uomo sul lavoro, l&#8217;etica pubblica, e cos\u00ec oltre. Si tratta di temi sui quali non possiamo non essere attenti e non portare quel ricchissimo contributo che la tradizione cristiana sino ad ora ha offerto e che \u00e8 chiamata a rielaborare nelle nuove prospettive. Mi riferisco, ad esempio, alle frontiere della bioetica e della salvaguardia del creato.<BR>C&#8217;\u00e8 bisogno, a mio avviso, di riscoprire e ripensare il rapporto tra la vita religiosa e l&#8217;azione politica o amministrativa che il credente \u00e8 chiamato a svolgere. LO stesso Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica &#8220;Christifideles laici&#8221;, scrive: &#8220;i fedeli laici non possono affatto abdicare alla &#8216;politica&#8217;, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune&#8221;(n.42). Di fronte alla diffidenza verso la politica che tuttavia inizia a fare passi indietro, possiamo riandare alle parole che don Luigi Sturzo, nel lontano 1942, scriveva. In un articolo intitolato: &#8220;E&#8217; la politica \u00e8 una cosa sporca?&#8221;, rispondeva: &#8220;No, la politica non \u00e8 una cosa sporca. Pio XI, parlando dieci anni fa a dei giovani belgi, la defin\u00ec &#8220;un atto di carit\u00e0 del prossimo&#8221;. Infatti, lavorare al bene di un paese, o di una provincia, o di una citt\u00e0, o di un partito, o di una classe (secondo il rango politico che uno assume) \u00e8 fare del bene al prossimo riunito in uno Stato, o citt\u00e0, o provincia, o classe, o partito. Tutto sta nel modo di lavorare, nello scopo e nei mezzi. In ogni nostra attivit\u00e0, noi incontriamo il prossimo: chi mai pu\u00f2 vivere isolato? E i nostri rapporti con il prossimo sono di giustizia e di carit\u00e0. La politica \u00e8 carit\u00e0, ma non nel senso che non costituisca un dovere; il dovere c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 quello che oggi si chiama dovere civico o dovere sociale. Questo dovere \u00e8 generico, e tocca l&#8217;individuo quando questi si trova in condizioni pratiche di adempierlo&#8221; (E&#8217; la politica una cosa sporca? in &#8220;Il Popolo&#8221;, 7 luglio 1942).<BR><BR>La politica come carit\u00e0, cari amici, non \u00e8 possibile senza una tensione interiore, senza un&#8217;utopia che inizia a scalzare l&#8217;egocentrismo anzitutto da se stessi. Potrei dire, concludendo, che la politica per un cristiano \u00e8 impossibile senza la santit\u00e0. Ma forse \u00e8 vero anche per i laici, anche per loro una seria politica \u00e8 impossibile senza una tensione interiore. Camus diceva che il suo problema pi\u00f9 radicale era questo: come un ateo pu\u00f2 diventare santo. Se lo diceva da scrittore. All&#8217;inizio di questo nuovo secolo, quei credenti e quei laici che sentono la responsabilit\u00e0 di aiutare un futuro nuovo per il mondo, non debbono porsi ambedue la stessa domanda, ossia &#8220;come diventare santi?&#8221; Questa stessa domanda sale dalle profondit\u00e0 del mondo contemporaneo: il diffuso bisogno di profezia, e quindi anche della politica.<\/P><br \/>\n<P><A href=\"http:\/\/www.cristianosociali.it\/\">IL FRAMMENTO E L\u2019INSIEME<BR>\u201cI cristiani e la societ\u00e0 italiana: nuovi fermenti sociali e progettualit\u00e0 politica\u201d<BR><\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il brano evangelico di Matteo (9, 35-38. 10,1) che abbiamo ascoltato ci immette dentro la dinamica stessa del Vangelo. Siamo all&#8217;inizio della vita pubblica di Ges\u00f9, ossia di quel cambiamento che signific\u00f2 per Ges\u00f9 il distacco dalla vita di Nazaret, dalla vita di figlio e di lavoratore senza una visibile rilevanza pubblica. Non \u00e8 ovviamente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":15623,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-15622","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/banner_11.gif","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15622","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15622"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15622\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15623"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15622"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15622"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15622"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}