{"id":15620,"date":"2003-09-13T00:00:00","date_gmt":"2003-09-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/agora-del-giovani-del-mediterraneo.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"agora-del-giovani-del-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/agora-del-giovani-del-mediterraneo.html","title":{"rendered":"Agor\u00e0 del giovani del Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p><P>La carit\u00e0 \u00e8 orfana di storia, della storia scritta ovviamente non di quella reale, che in verit\u00e0 ha coinvolto giornalmente, per secoli e secoli, piccoli e grandi, umili e potenti, borghi e citt\u00e0 con la sua energia sconvolgente. S\u00ec, la forza della carit\u00e0, \u00e8 quel che mi \u00e8 saltato agli occhi mentre scrivevo &#8220;La storia dei poveri&#8221; nei due ultimi millenni. E mi apparivano sempre pi\u00f9 evidenti le parole di Riccardo di S.Vittore: &#8220;Grande \u00e8 la forza dell&#8217;amore, piena di meraviglie la virt\u00f9 della carit\u00e0&#8230; vi trovi l&#8217;amore per l&#8217;uomo, quello per l&#8217;amico, il compagno, il parente, il fratello e molti altri ancora. Ma in alto, all&#8217;ultimo gradino dell&#8217;amore, c&#8217;\u00e8 l&#8217;amore che brucia e riscalda, che accarezza il cuore e incendia i sensi e trafigge l&#8217;anima fino al midollo s\u00ec che veramente essa pu\u00f2 dire: sono malata d&#8217;amore&#8221;. E poi aggiungeva: &#8220;La carit\u00e0 ferisce. La carit\u00e0 incatena. La carit\u00e0 sfibra. La carit\u00e0 consuma; \u00e8 incontenibile e invincibile, esclusiva e insaziabile&#8221;(Riccardo di San Vittore, I quattro gradi della violenta carit\u00e0, Roma 1990).<BR>Qual \u00e8 la fonte dell&#8217;amore? E&#8217; il piccolo libro del Vangelo. E&#8217; il Vangelo la sorgente della carit\u00e0. E, all&#8217;inizio del primo millennio, su quelle strade di Galilea, fu una novit\u00e0 assoluta, tanto che gli autori del Nuovo Testamento per parlarne dovettero usare un termine quasi ignoto alla cultura greca: &#8220;agape&#8221;. I greci, infatti, preferivano usare i termini &#8220;eros&#8221; e &#8220;philia&#8221;. Con la parola &#8220;agape&#8221;, il cristianesimo si introduce una nuova e impensata concezione dell&#8217;amore: un amore che non si nutre della mancanza dell&#8217;altro (&#8220;eros&#8221;) e nemmeno semplicemente si rallegra della sua presenza (&#8220;philia&#8221;), ma, appena concepibile dagli uomini, trova il suo modello culminante nella croce di Cristo: amore disinteressato, gratuito, perfino ingiustificato, perch\u00e9 continua ad agire &#8211; ed \u00e8 il meno che si possa dire &#8211; al di fuori di ogni reciprocit\u00e0. E&#8217; l&#8217;amore stesso di Dio. E sta al di sopra di tutto: della profezia, della lingua degli angeli, della speranza e della stessa conoscenza. L&#8217;agape \u00e8 superiore persino alla fede. Tutto passer\u00e0, tranne l&#8217;amore. <\/P><br \/>\n<P>Il primo millennio<\/P><br \/>\n<P>I suoi primi passi li muove con Ges\u00f9 di Nazareth (in verit\u00e0 bisognerebbe andare molti secoli addietro, quando Dio scese a liberare il suo popolo schiavo in Egitto)\u2026..&nbsp; Essi restano la fonte ispiratrice per ogni generazione cristiana. L&#8217;immagine della Comunit\u00e0 cristiana descritta dagli Atti degli Apostoli resta normativa: vivevano assieme nella preghiera, nell&#8217;ascolto degli Apostoli, nella frazione del pane, e nessuno tra loro era bisognoso perch\u00e9 quel che avevano lo mettevano in comune. Il primo scandalo, la prima divisione nella comunit\u00e0 cristiana non \u00e8 nel campo dottrinale ma in quello della carit\u00e0, quando a Gerusalemme venivano aiutate solo le vedove della citt\u00e0 e non quelle degli stranieri. <BR>Gi\u00e0 nella met\u00e0 del primo secolo, la carit\u00e0 trova le sue forme organizzative, le sue strutture e i suoi protagonisti. Nei secoli IV e V, con i Padri Cappadoci (Basilio, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazanzio, cui \u00e8 da aggiungere il Crisostomo), raggiunge la sua prima grande sintesi, teorica e pratica. Basilio crea la prima citt\u00e0 dei poveri; Gregorio di Nissa stigmatizza il &#8220;mio&#8221; e il &#8220;tuo&#8221; come &#8220;parole funeste che non esistevano all&#8217;inizio&#8221;; Gregorio di Nazanzio afferma che la carit\u00e0 \u00e8 il culto unico dei cristiani e Giovanni Crisostomo, riempiendo di poveri la cattedrale di Antiochia, indica da che parte sta (deve stare) la Chiesa. Con loro il vescovo divenne &#8220;defensor civitatis et pater pauperum&#8221;. Su questa scia seguirono i vari Ambrogio, Gregorio Magno, Leone, Cesario, Agostino, e tanti altri ancora. Ben presto per\u00f2 ai vescovi si aggiunsero i monaci che divennero l&#8217;altro polo della carit\u00e0, come prescrive la Regola: &#8220;Si ponga la massima cura e sollecitudine nell&#8217;accogliere i poveri e gli stranieri, perch\u00e9 Cristo si riceve di pi\u00f9 nella loro persona, essendo i ricchi gi\u00e0 onorati per il timore che incutono&#8221;. E in questi secoli nascono i primi ospizi che presto diventano ospedali. Ed \u00e8 bello quell&#8217;episodio che narra di uno straniero che appena entrato in citt\u00e0 chiede dov&#8217;\u00e8 la casa del vescovo. Gli viene risposto: &#8220;Segui la fila dei poveri, e troverai la casa del vescovo&#8221;. Nel primo millennio carit\u00e0 e Comunit\u00e0 cristiana erano inseparabili, Chiesa e poveri erano inscindibili.<\/P><br \/>\n<P>Il secondo millennio<\/P><br \/>\n<P>All&#8217;inizio del secondo millennio, quando Diocesi, parrocchie e monasteri divennero pi\u00f9 sordi al Vangelo, fu proprio la carit\u00e0 a ridare vigore ad un cristianesimo infiacchito. I vescovi della regione di Reims lamentavano: &#8220;Il paese \u00e8 ridotto a un deserto. Come i primi uomini, cos\u00ec adesso ciascuno fa ci\u00f2 che gli piace\u2026Il potente opprime il debole, il paese non conosce che la violenza contro il povero&#8221;. Tuttavia, n\u00e9 i vescovi n\u00e9 i monaci mostravano adeguata attenzione al crescente numero dei poveri che talora morivano di fame persino nei pressi delle porte dei monasteri. E un concilio in Francia gridava: &#8220;Vergogna! I cani dei vescovi sono pi\u00f9 nutriti dei poveri!&#8221; Crebbe, anzi, il disprezzo verso di loro, giustificato con l&#8217;antica concezione della miseria come castigo di Dio per le colpe commesse. Ma un fremito di riforma travers\u00f2 la Chiesa in tutta l&#8217;Europa con l&#8217;apparire dei nuovi ordini monastici, degli eremiti, dei preti di vita comune, e di molti laici che abbracciavano l&#8217;ideale della povert\u00e0, rifiutando possedimenti e privilegi. Tutti costoro i poveri e i diseredati come loro compagni di vita. Roberto d&#8217;Arbrissel, addirittura, viveva con loro. In quell&#8217;epoca il povero ricevette il titolo di &#8220;vicarius Christi&#8221; (solo successivamente fu dato anche al papa). Francesco d&#8217;Assisi resta l&#8217;esempio pi\u00f9 alto di questo nuovo volto del cristianesimo d&#8217;inizio millennio. Di fronte al mutismo di una Chiesa che non parlava pi\u00f9, si mise lui, laico, a dire in volgare il Vangelo, e scelse i &#8220;minores&#8221;, gli emarginati del tempo, come suoi fratelli. Analogamente si mosse il francese Valdo e i suoi compagni. La carit\u00e0, unitasi strettamente alla povert\u00e0, fu all&#8217;origine della riforma della Chiesa d&#8217;inizio millennio. <BR>La crescita costante del numero dei poveri, che nelle citt\u00e0 raggiunse livelli molto alti, sino al sei-dieci per cento della popolazione, fece cambiare l&#8217;attitudine nei loro confronti. Il povero non \u00e8 pi\u00f9 il &#8220;vicarius Christi&#8221;, ma un possibile delinquente e facilmente un malfattore; ormai dissacrato, \u00e8 sospettato e pericoloso. Al massimo si distingueva tra poveri &#8220;buoni&#8221; (vecchi, vedove, orfani) e &#8220;cattivi&#8221; (oziosi, parassiti, vagabondi). La carit\u00e0, stretta tra il dibattito contro l&#8217;idealizzazione della povert\u00e0 e l&#8217;urgenza di controllare l&#8217;afflusso dei poveri, cerc\u00f2 il suo spazio e lo trov\u00f2 nel farsi &#8220;misericordia&#8221;: le strade e le citt\u00e0 dell&#8217;Europa si riempirono di ospizi, di ospedali e di lebbrosari e un numero crescente di uomini e di donne, appartenenti ai ceti della nuova borghesia, si organizzarono per portare aiuto ai malati, agli, ai condannati a morte, agli abbandonati, ai pellegrini, ai carcerati, ai poveri vergognosi, e cos\u00ec via. E&#8217; l&#8217;epoca delle confraternite. Non c&#8217;\u00e8 paese o citt\u00e0 in Europa che non ne abbia una o pi\u00f9 per far fronte ai bisogni dei poveri, compresa la prevenzione alla povert\u00e0 con la creazione dei Monte di Piet\u00e0. L&#8217;iniziale opposizione dei banchieri e dei teologi fu vinta da un decreto del concilio Lateranense V che prosciolse i Monti dall&#8217;accusa di usura. <BR>La povert\u00e0, comunque, aveva perso l&#8217;aura sacrale e divenne soprattutto una questione di ordine pubblico. Se gli umanisti, come Erasmo, Tommaso Moro e Bartolomeo La Casas, cercarono di immaginare un nuovo ordine sociale ove la carit\u00e0 era legata alla giustizia, gli amministratori pubblici iniziarono per lo pi\u00f9 a emanare leggi per regolare e controllare la mendicit\u00e0. L&#8217;assistenza si municipalizz\u00f2 e il controllo cittadino sugli ospedali e sulle strutture di assistenza si diffuse rapidamente. La costruzione di grandi &#8220;case di lavoro&#8221; &#8211; simbolo di una nuova epoca nell&#8217;assistenza &#8211; sanciva la reclusione dei poveri e l&#8217;impegno della societ\u00e0 a rieducarli al lavoro. La gestione dell&#8217;assistenza pass\u00f2 quasi totalmente alle autorit\u00e0 civili, mentre al sacerdote si affidava la &#8220;cappellania&#8221; spirituale. Vincenzo de&#8217; Paoli fu il primo a distaccarsene rifiutando di mandare i preti della Missione all&#8217;ospedale generale di Parigi per l&#8217;assistenza spirituale: &#8220;Non so bene &#8211; disse &#8211; se il buon Dio lo vuole&#8221;. Scelse, invece, per s\u00e9 e per i suoi di occuparsi dei poveri andando direttamente nelle loro case. La carit\u00e0 tornava per strada e i poveri erano nuovamente visti come &#8220;membra di Cristo&#8221; da soccorrere.&nbsp; <BR>Il Settecento cambi\u00f2 profondamente lo scenario. Di fronte alla persistenza della povert\u00e0, nonostante il grande impegno delle autorit\u00e0 civili per debellarla, si intensific\u00f2 la riflessione per aggiornare la legislazione. Il Muratori con il volume &#8220;Della carit\u00e0 cristiana come amore del prossimo&#8221;, cerc\u00f2 di riproporre al centro dell&#8217;assistenza la carit\u00e0 evangelica, ma il termine era ormai ritenuto troppo connotato religiosamente, sebbene Voltaire, annotasse: &#8220;L\u00e0 dove manca la carit\u00e0, la legge \u00e8 sempre crudele&#8221;; e non intendeva tanto l&#8217;elemosina o le opere di carit\u00e0. Si inizi\u00f2, in ogni caso, a parlare di &#8220;beneficenza&#8221; e di &#8220;solidariet\u00e0&#8221;, basandoli sul principio laico della filantropia. Rest\u00f2 famoso il detto: &#8220;Al povero che domanda l&#8217;elemosina, don Giovanni dona un luigi d&#8217;oro non per l&#8217;amore di Dio ma per amore dell&#8217;umanit\u00e0&#8221;. E Charles Gide chiariva: &#8220;Non veniamo a fare il lavoro della carit\u00e0, ma della solidariet\u00e0; la carit\u00e0 degrada, la solidariet\u00e0 eleva&#8221;. La rivoluzione francese proclam\u00f2 l&#8217;inviolabile diritto del cittadino all&#8217;assistenza da parte dello Stato e il corrispettivo dovere della societ\u00e0 di gestirla con mezzi opportuni. Tuttavia, con l&#8217;andare degli anni, l&#8217;inefficacia delle istituzioni di beneficenza pubblica fece riemergere la carit\u00e0 cristiana come &#8220;la sola diga potente all&#8217;invasione del pauperismo&#8221; (Armand de Melun). Il dibattito sulla beneficenza e sulla carit\u00e0 si estese ovunque; si pubblicarono 10.000 volumi, nella sola Francia. Fr\u00e9d\u00e9ric Ozanam fu tra i primi a &#8220;riabilitare la carit\u00e0&#8221; come il modo pi\u00f9 efficace per risanare la societ\u00e0 malata: &#8220;Noi, poveri samaritani\u2026osiamo accostarci a questo grande malato (la societ\u00e0)\u2026per ridargli la speranza di un mondo migliore&#8221;. &#8220;Il nostro aiuto principale &#8211; disse ricordando gli inizi dell&#8217;opera &#8211; non fu quello di soccorrere il povero. No! Questo fu il mezzo soltanto. Il nostro fine fu quello di mantenerci puri nella fede cattolica, e di propagarla negli altri mediante la carit\u00e0&#8221;. Per questo poteva parlare anche del ruolo pacificatore della carit\u00e0 nelle lotte sociali. <BR>L&#8217;Ottocento, con la depressione salariale, gli orari di lavoro sfibranti, l&#8217;impiego massiccio di manodopera femminile e infantile, le migrazioni interne, la diffusione accentuata delle malattie professionali, la disoccupazione, l&#8217;assenza di un valido sistema previdenziale, vide modificarsi profondamente i volti della povert\u00e0 e della miseria, sino a identificare il povero con l&#8217;operaio. La carit\u00e0 divenne &#8220;sociale&#8221;: si concentr\u00f2 sul mondo operaio ma senza dimenticare quei poveri che operai non erano. Quattrocento istituti di suore, con pi\u00f9 di 200.000 religiose, nacquero nell&#8217;Ottocento per soccorrere quest&#8217;ultimi. Eppoi vennero i vari don Bosco, Cottolengo, Murialdo, Orione, Calabria, Scalabrini, Balbo. Con loro la &#8220;carit\u00e0&#8221; si specializza; all&#8217;assistenza generica (pane e vestititi) si aggiunge quella specifica per i nuovi poveri: ex carcerati, prostitute, alcolizzati, minorati psichici, sordomuti, malati cronici, ragazzi orfani, anziani, emigrati, accattoni.<BR>La carit\u00e0, entrata nel Novecento con un eccezionale dinamismo, allarga immediatamente i suoi confini. Il primo conflitto mondiale se da una parte vede i cristiani, per la prima volta in modo cos\u00ec ampio, stare sui due fronti opposti, dall&#8217;altra trova nella carit\u00e0 quell&#8217;energia che fa superare i confini per tessere un reticolo di assistenza tra chiunque sia colpito. Iniziano in quest&#8217;epoca i primi organismi nazionali eppoi internazionali della carit\u00e0. Essa, nei modi pi\u00f9 diversi, forse fu l&#8217;unico fronte ad opporsi alla crescita abnorme dell&#8217;anti-carit\u00e0 o quantomeno ad alleviare i drammi provocati dall&#8217;affermarsi dei totalitarismi. Una creativa e rischiosa solidariet\u00e0 un\u00ec uomini e donne nei campi di sterminio, nei gulag, e ovunque ci fosse persecuzione. Milioni di martiri e di testimoni, noti e ignoti, sostenuti dalla carit\u00e0 hanno opposto resistenza oppostisi alle degradazioni del nazismo e del comunismo. Nelle innumerevoli tragedie del Novecento, la carit\u00e0 ha scritto, e continua a scrivere, la sua pagina pi\u00f9 bella. Simone Weil, a proposito della fonte di questa carit\u00e0, scrive: &#8220;L&#8217;amore per il prossimo \u00e8 l&#8217;amore che scende da Dio verso l&#8217;uomo. E&#8217; anteriore di quello che sale dall&#8217;uomo verso Dio. Dio \u00e8 ansioso di scendere verso gli sventurati. Non appena un&#8217;anima, fosse anche l&#8217;ultima, la pi\u00f9 miserabile, la pi\u00f9 deforme, \u00e8 disposta ad acconsentire, Dio si precipita in lei per poter guardare e ascoltare gli sventurati tramite suo. Solo col tempo l&#8217;anima si accorge di questa presenza. Ma, anche se non trovasse la parola per esprimerla, Dio \u00e8 presente ovunque gli sventurati sono amati per se stessi&#8221; (Simone Weil, L&#8217;amore di Dio, Borla, Roma 1979). <\/P><br \/>\n<P>All&#8217;inizio del terzo millennio<\/P><br \/>\n<P>I cristiani, spinti da questo fuoco d&#8217;amore, sono andati ovunque, anche a costo della vita. I poveri del Terzo Mondo sono ormai nel cuore delle Chiese. Giovanni XXIII, affermando che &#8220;la Chiesa \u00e8 di tutti ma particolarmente dei poveri&#8221; mostra qual \u00e8 la scelta preferenziale della comunit\u00e0 cristiana. Paolo VI e Giovanni Paolo II, su questa linea, divengono i difensori pi\u00f9 forti dei poveri e dei loro diritti. La scelta dei poveri si realizza attraverso un esteso reticolo di carit\u00e0 che si estende in ogni parte del mondo. Forse \u00e8 stata la prima vera globalizzazione. S\u00ec, la globalizzazione della carit\u00e0. E&#8217; questa la riserva pi\u00f9 fresca di energie che l&#8217;umanit\u00e0 pu\u00f2 accampare all&#8217;inizio del nuovo millennio, per contrastare la crescita smisurata degli egoismi e dei particolarismi che continuano a creare violenze e conflitti. La carit\u00e0, forza che travalica il cristianesimo stesso, come anche le religioni e persino la non credenza, obbliga ad uscire da se, a scavalcare qualsiasi muro, per andare dove nessuno va e per vivere dove non si vive. Diceva Madre Teresa: &#8220;La peggiore malattia dell&#8217;Occidente oggi non \u00e8 la tubercolosi e la lebbra, ma il non sentirsi amati e desiderati, il sentirsi abbandonati. La medicina pu\u00f2 guarire le malattie del corpo, ma l&#8217;unica che cura la solitudine, la disperazione e la mancanza di prospettive \u00e8 l&#8217;amore. Vi sono numerose persone al mondo che muoiono per un pezzo di pane, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d&#8217;amore&#8221;. La carit\u00e0 non divide i buoni dai cattivi, ma chi vede da chi non vede; chi decide di fermarsi da chi sceglie di continuare sulla propria strada. La &#8220;via amoris&#8221; \u00e8 stretta perch\u00e9 non \u00e8 scontata e va scelta, ma \u00e8 larga, anzi larghissima, perch\u00e9 pu\u00f2 accogliere tutti. Per i cristiani essa ha un nome: Ges\u00f9 di Nazareth; per altri forse non ha nome, o meglio, ha il nome dei tanti &#8220;Lazzaro&#8221; di questo mondo. Solo il ricco, della parabola evangelica, che banchetta lautamente \u00e8 senza nome, perch\u00e9 \u00e8 senza amore. Solo l&#8217;amore \u00e8 storia che resta. <\/P><br \/>\n<P><A href=\"http:\/\/www.giovani.org\/articoli\/?id=1118812&amp;tipo=1\">L&#8217;Agor\u00e0 dei giovani del Mediterraneo a Loreto<\/A><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La carit\u00e0 \u00e8 orfana di storia, della storia scritta ovviamente non di quella reale, che in verit\u00e0 ha coinvolto giornalmente, per secoli e secoli, piccoli e grandi, umili e potenti, borghi e citt\u00e0 con la sua energia sconvolgente. 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