{"id":15614,"date":"2003-06-05T00:00:00","date_gmt":"2003-06-05T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/convegno-sulla-bioetica-allospedale-di-terni.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"convegno-sulla-bioetica-allospedale-di-terni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/convegno-sulla-bioetica-allospedale-di-terni.html","title":{"rendered":"Convegno sulla Bioetica all&#8217;Ospedale di Terni"},"content":{"rendered":"<p>Bioetica, scienza e nuove frontiere della medicina<BR><BR>Una riflessione sulle frontiere delle malattie genetiche \u00e8 sommamente opportuna. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che sia tra le pi\u00f9 delicate del secolo appena iniziato. La nascita del Centro di ricerca a Terni ci interpella in maniera ancor pi\u00f9 diretta. Il dibattito, infatti, sino ad ora ha interessato per lo pi\u00f9 solo gli esperti, gli scienziati e qualche moralista. Sappiamo per\u00f2 che le nuove tecnologie della bioetica ben presto invaderanno il mercato e le nostre vite. E&#8217; bene pertanto che il dibattito vada al di l\u00e0 degli esperti e includa l&#8217;intera societ\u00e0. Urge una seria riflessione sui benefici e sui rischi di questa nuova scienza che riguarda appunto alla genetica. E&#8217; bene che la discussione sia ampia e profonda. Si toccano forse le corde pi\u00f9 delicate dell&#8217;intero sistema biologico, direi, anzi, il senso stesso dell&#8217;esistenza. Ci troviamo di fronte al mistero della vita e tutti, in certo modo, balbettiamo. Ma proprio per questo ciascuno \u00e8 chiamato a riflettere e ad offrire il proprio contributo.<BR>Vorrei dire, anzitutto, che sono rimasto impressionato da quella letteratura che, senza mezzi termini, sbatte davanti agli occhi l&#8217;orrore cui pu\u00f2 giungere la manipolazione genetica. Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, afferma che se il secolo passato \u00e8 stato il secolo della tecnologia nucleare, quello appena iniziato sar\u00e0 segnato dalla biologia e particolarmente dall&#8217;ingegneria genetica. L&#8217;interrogativo di fondo \u00e8 se la tecnologia dell&#8217;ingegneria genetica sia davvero controllabile, e quindi, in estrema sintesi, se sia o no benefica per l&#8217;umanit\u00e0. Di fronte agli entusiasmi di molti circa tale nuova prospettiva, viene in mente quanto accadde con la tecnologia nucleare. Dall&#8217;entusiasmo delle prime scoperte si pass\u00f2 presto al dramma delle guerre nucleari e poi delle centrali nucleari. Fa pensare a tale proposito la scelta fatta da uno scienziato dell&#8217;Umbria, Franco Rasetti, morto il 5 dicembre 2001. Rasetti era uno del gruppo di giovani fisici italiani di via Panisperna; divenne braccio destro di Enrico Fermi. Ebbene, negli anni Trenta, quando le ricerche sui neutroni divennero argomento di laboratori segreti con l&#8217;obiettivo dichiarato di ottenere una tremenda arma di distruzione, Rasetti si rifiut\u00f2 di partecipare a tali ricerche e inizi\u00f2 l&#8217;attivit\u00e0 di scienziato in tutt&#8217;altro campo: i raggi cosmici. Dico questo per sottolineare la gravit\u00e0 delle questioni che si stanno aprendo. Da molte parti, ad esempio, si torna a parlare di eugenetica, ossia di manipolazione genetica per &#8220;migliorare&#8221; le caratteristiche di un organismo. <BR>Lo storico americano Francis Fukuyama che nell&#8217;89 scrisse il noto volume &#8220;La fine della storia&#8221;. Con il crollo del comunismo l&#8217;intero pianeta si avviava verso l&#8217;unico modello di sviluppo, quello liberaldemocratico. In tal senso non vi era pi\u00f9 dialettica. Ha dovuto per\u00f2 ricredersi. Nel nuovo volume L&#8217;uomo oltre l&#8217;uomo scrive: &#8220;Considerando le numerose critiche avanzate nei confronti di quell&#8217;articolo, mi sono persuaso che l&#8217;unico argomento irrefutabile sostenuto da chi non era d&#8217;accordo con la mia tesi era il rifiuto della possibilit\u00e0 di giungere alla fine della storia prima che fosse esaurito il progresso scientifico&#8221;(p.3). E aggiunge che quanto viene minacciato dal terrorismo, anche quello dell&#8217;11 settembre, \u00e8 insignificante rispetto al pericolo che minaccia la nostra civilt\u00e0 con un progresso scientifico privo di principi etici e morali. E ribadisce: &#8220;Questo libro non si occupa di armi biologiche ma ribadisce la necessit\u00e0, di fronte all&#8217;emergere di una reale minaccia bioterroristica, di sottoporre gli utilizzi della scienza e della tecnologia a un controllo politico pi\u00f9 attento&#8221;(5). E&#8217; in questione la fine stessa dell&#8217;uomo.<BR>Per il credente si apre un&#8217;orizzonte arduo di riflessione. Vorrei per\u00f2 partire da una riflessione che nasce dalla lettura della prima pagina della Sacra Scrittura. Al momento della creazione l&#8217;autore sacro scrive che Dio dice all&#8217;uomo di dominare la terra e di assoggettarla. Si stabilisce quindi un primato dell&#8217;uomo sulla creazione, significato dal potere di dare il nome agli altri esseri viventi. E dare il nome indicava non un semplice appellativo di distinzione, bens\u00ec l&#8217;essere stesso delle cose. L&#8217;uomo pertanto \u00e8 destinato ad operare per il progresso del creato. Ma la sua azione deve avvenire all&#8217;interno di un orizzonte morale. Non si tratta di soggiacere a divieti arbitrari, ma di operare per uno sviluppo integrale del creato con al centro la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo. Ogni alterazione indebita di questo quadro, che peraltro non \u00e8 fissato in tutti i suoi dettagli, \u00e8 un bumerang che ci si rivolta contro. E&#8217; in questa ottica, ad esempio, che va compreso l&#8217;impegno per la salvaguardia del creato. Ebbene, in questo orizzonte va compreso anche il dibattito sulla genetica. <BR>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che ci troviamo di fronte ad un campo delicatissimo. Lo stesso fondatore dell&#8217;ingegneria genetica, P.Berg, nella sua Nobel Lecture, tenuta l&#8217;8 dicembre 1980 affermava: &#8220;L&#8217;avvento e l&#8217;uso diffuso della tecnologia del DNA ricombinante\u2026ha sollevato il problema se certe indagini al confine tra la nostra conoscenza e la nostra ignoranza dovrebbero essere sospese per timore di ci\u00f2 che potremmo scoprire o creare. Di pi\u00f9 i problemi etici che sono stati sollevati, in alcuni settori, su queste strategie porteranno certamente confusione intorno alle prospettive scientifiche e mediche con cui dovremmo confrontare&#8221;. E terminava: &#8220;E&#8217; comunque necessario procedere&#8221;. <BR>Ma \u00e8 ovvio che non si pu\u00f2 procedere a occhi chiusi. Giovanni Paolo II, riferendosi alle sperimentazioni biologiche, ne sottolineava &#8220;gli importanti vantaggi&#8221;, ma successivamente avvertiva che l&#8217;espressione &#8220;manipolazione genetica&#8221; resta ambigua e deve essere chiarita sul piano etico perch\u00e9 &#8220;nasconde da una parte dei tentativi avventurosi tendenti a promuovere una sorta di superuomo e, d&#8217;altra parte, dei tentativi positivi volti alla correzione di anomalie, quali alcune malattie ereditarie&#8221;. Quindi, mi pare di dover dire che sotto il profilo morale l&#8217;obiettivo della terapia genetica sia positivo, perch\u00e9 intende curare malattie genetiche dalla radice, ossia a livello del gene, o correggendolo o sostituendolo. Comunque in questi casi si potrebbe forse iniziare a parlare di &#8220;Chirurgia genetica&#8221;. E&#8217; chiaro per\u00f2 che va considerata anche la modalit\u00e0 concreta d&#8217;intervento: credo, ad esempio, che sia del tutto inammissibile servirsi, per la ricerca, di embrioni umani. Qualche tempo fa in un editoriale il New York Times si chiedeva: &#8220;E&#8217; il caso di fare degli esseri umani perfetti?&#8221; La domanda nasceva e nasce dalla pratica impossibilit\u00e0 di tracciare la linea divisoria tra riparare difetti genetici ereditabili e migliorare la specie. Questo secondo caso apre una voragine di interrogativi a partire dal primo e per certi versi pi\u00f9 inquietante: qual \u00e8 il modello di perfezione a cui adeguare gli esseri umani? E, l&#8217;altro, particolarmente crudele: i disabili, quelli di oggi, dobbiamo considerarli solo degli errori di codice genetico? <BR>Se, infatti, \u00e8 moralmente giustificabile l&#8217;Ingegneria Genetica terapeutica, mi pare del tutto pericolosa quella alterativa, ossia quella tesa a modificare il patrimonio genetico per formare soggetti umani che noi diciamo perfetti. Si potrebbe dire che la differenza tra le due sta soprattutto nell&#8217;obiettivo. Ambedue mirano a &#8220;modificare&#8221; il patrimonio genetico, ma la prima modifica un patrimonio affetto da patologia (con i problemi che rilevava l&#8217;editoriale del New York Times), quella alterativa modifica un patrimonio sano e quindi cambia di fatto l&#8217;identit\u00e0 personale. <BR>Questo tipo di intervento, lo ripeto, \u00e8 gravido di rischi, e non abbiamo spazio per parlarne. Non mi fermo alla questione scientifica; dico solamente: alcune certezze della tecnologia genetica sono immerse in un tale alone di incertezze da chiedersi se esse siano in grado di onorare i sogni che promettono. N\u00e9 \u00e8 possibile accettare che la scienza debba andare avanti a qualunque costo e in qualsiasi direzione e senza alcuna regola. Anche la scienza \u00e8 per l&#8217;uomo e non viceversa. Una scienza, qualsiasi scienza, slegata da una dimensione etica e quindi di pensiero generale della vita distrugger\u00e0 anche se stessa. Per fermarci a qualche interrogativo in questo campo, cosa dire di coloro che &#8220;selezionano&#8221; i geni della &#8220;felicit\u00e0&#8221; o quelli della &#8220;grande ansia&#8221;, per determinare la socialit\u00e0 delle persone? E siamo coscienti del rischio di un ritorno della &#8220;natura&#8221; che spodesta l&#8217;educazione? In tal caso basterebbe acquistare il gene della &#8220;felicit\u00e0&#8221; e immetterlo nel DNA. C&#8217;\u00e8 chi ha detto che alla base di molti problemi dell&#8217;umanit\u00e0 ci siano i geni, ovviamente patologici, e non le scelte morali liberamente compiute. Questa preoccupazione porta Jonathan Beckwit, professore di microbiologia all&#8217;universit\u00e0 di Harvard, a dire ai suoi colleghi di avere maggiore equilibrio altrimenti si rischia che la nuova scienza diventi l&#8217;ancella di una politica basata sull&#8217;eugenetica. <BR>E qualche prospettiva preoccupante pu\u00f2 essere gi\u00e0 ipotizzata. Che dire di eventuali &#8220;brevetti&#8221; sui geni? Rifkin sostiene che un ristretto numero di multinazionali e di governi potrebbe riuscire ad ottenere il brevetto di tutti i 100.000 geni che compongono il corredo genetico della razza umana e di tutte le cellule, gli organi e i tessuti che formano il corpo umano. Si tratta di un potere senza precedenti nella storia umana: potrebbero dettare i termini secondo i quali noi e le generazioni future condurrebbero le nostre vite. La &#8220;replicazione&#8221; (clonazione) prenderebbe il posto della &#8220;riproduzione&#8221;; e sar\u00e0 anche possibile evitare la gestazione e far crescere i figli in uteri artificiali; come pure sar\u00e0 possibile creare esseri ibridi, uomo\/animale; oppure progettare &#8220;figli perfetti&#8221;. <BR>E&#8217; ovvio che in tale contesto debba entrare la dimensione etica della vita, che porta a superare il ristretto confine della scienza per rivolgersi all&#8217;intero contesto della persona umana. Sul piano religioso \u00e8 chiara per il credente quale sia la via, per lo meno nel quadro generale di riferimento. Ma, data la pluralit\u00e0 delle culture di riferimento, \u00e8 necessario trovare anche alcune direttrici etiche comuni. C&#8217;\u00e8 anzitutto un &#8220;diritto &#8211; riconosciuto dal Consiglio d&#8217;Europa (1992) &#8211; a ereditare caratteri genetici non manipolati&#8221;. Si aggiunge subito per\u00f2 che questo diritto non pu\u00f2 contrapporsi al ricorso all&#8217;ingegneria genetica per trattare ed eliminare &#8220;patologie trasmesse per via genetica&#8221;. <BR>Mi pare fondamentale che sia rispettata anzitutto l&#8217;inviolabilit\u00e0 della identit\u00e0 di una persona umana. E&#8217; una frontiera invalicabile, questa. Altrimenti i rischi di una deriva razzista sono assolutamente vicini. C&#8217;\u00e8 un filo comune che lega il &#8220;figlio perfetto&#8221;, la &#8220;razza pura&#8221; e la &#8220;pulizia etnica&#8221;. Una citazione: &#8220;Spero ardentemente che agli uomini disonesti venga impedito del tutto di procreare; e che ci\u00f2 avvenga non appena la cattiva natura di questa gente sia stata sufficientemente provata. I criminali dovrebbero essere sterilizzati e ai malati di mente dovrebbe essere vietato avere dei figli\u2026\u00e8 importante che solo la brava gente si perpetui&#8221;. Non sono parole pronunciate da un nazista. Appartengono al 26\u00b0 Presidente degli USA, Theodore Roosvelt e a tutti coloro che a cavallo dell&#8217;Otto-Novecento negli Usa auspicavano la creazione di una razza pura o di &#8220;sangue migliore&#8221;. <BR><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bioetica, scienza e nuove frontiere della medicinaUna riflessione sulle frontiere delle malattie genetiche \u00e8 sommamente opportuna. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che sia tra le pi\u00f9 delicate del secolo appena iniziato. La nascita del Centro di ricerca a Terni ci interpella in maniera ancor pi\u00f9 diretta. 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