{"id":15610,"date":"2003-05-12T00:00:00","date_gmt":"2003-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/intervista-di-sandro-petrollini.html"},"modified":"2013-07-18T17:38:19","modified_gmt":"2013-07-18T15:38:19","slug":"intervista-di-sandro-petrollini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/intervista-di-sandro-petrollini.html","title":{"rendered":"IL PONTE DELL&#8217;EST"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">di<strong> Sandro Petrollini<\/strong><\/p>\n<p>Mosca \u00e8 una ragnatela di strade e di luci. Imponente. Il Cremlino, con le sue cupole ed i suoi palazzi, sovrasta la metropoli. La Piazza Rossa \u00e8 silenziosa: immensa e silenziosa. La Moskova sembra un tratto di disegno su una cartina: una pista ghiacciata. In metropolitana scende, staziona, e tarda a risalire gente povera e disperata. Ovunque tante luci ed alberi addobbati: \u00e8 met\u00e0 gennaio e qui si festeggia il capodanno. A dodicimila chilometri di distanza verso Est si esaurisce l&#8217;impero della federazione russa: un impero che affonda nella storia, pieno di misteri, momenti tragici, grandi speranze. Ad Ovest, due ore indietro d&#8217;orologio, Terni raccoglie le forze per la piccola sfida del terzo millennio. Una grande metropoli ed una piccola citt\u00e0 unite da san Valentino. Il vescovo di Terni, Narni, Amelia ha consegnato al patriarca Alessio II la reliquia di san Valentino. Un momento emozionante. Un avvenimento al quale stampa e tv russe hanno dato ampio risalto. Il parco del monastir Danielovski \u00e8 un tappeto di neve fresca ed altra ne scende, ma stasera appare allegra, festosa. E il suono delle campane sembra voler rimbalzare ancor pi\u00f9 lontano emozioni e speranze.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Monsignor Vincenzo Paglia, le reliquie di san Valentino ora sono a Mosca, consegnate nelle mani del patriarca ortodosso. Che significa questo atto? E quali risvolti pu\u00f2 avere?<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"text-indent: 27pt;\">E&#8217; stata un&#8217;esperienza senza dubbio emozionante per il suo profondo significato religioso che lega la diocesi di Terni e il patriarcato di Mosca. E\u2019 tuttavia singolare che i commentatori di Mosca hanno voluto vedere nel dono delle reliquie di San Valentino un gesto didistenzione da parte della Chiesa Cattolica e della stessa Santa Sede. Si potrebbe dire che lo scambio delle reliquie, una tradizione che affonda le sue radici lontano nei secoli, ha portato i suoi frutti di comunione. Sappiamo infatti quanto la testimonianza dei martiri sia stata significativa per la vita delle comunit\u00e0 cristiane e quanto le Chiese ortodosse la sentano e la vivano. Era cos\u00ec in passato anche per le nostre chiese latine, basti pensare alla stessa vicenda di San Valentino: attorno al suo corpo si \u00e8 radunata tutta la citt\u00e0 di Terni sino ad identificarsi con lui e proclamarlo protettore dell\u2019intera comunit\u00e0. Il dono delle reliquie, come si pu\u00f2 comprendere, significava un forte e profondo momento di comunione, proprio perch\u00e9 si donava ci\u00f2 che si aveva di pi\u00f9 prezioso e di pi\u00f9 caro. Questo scambio, in sostanza, esprimeva una comunione spirituale che aveva riflessi nella stessa storia religiosa e civile delle singole citt\u00e0 o dei singoli comuni. Questo aspetto, che per noi occidentali ha perso la sua forza, nelle chiese bizantine-ortodosse, come ho gi\u00e0 detto, conserva ancora tutto il suo valore. Noi stessi siamo stati sorpresi dal modo con cui il patriarca, i metropoliti e i fedeli della chiesa ortodossa russa hanno accolto le reliquie del martire San Valentino. Abbiamo potuto constatare un onore che talora manca anche presso di noi verso questo santo che pure veneriamo come patrono della nostra citt\u00e0. Un secondo elemento va sottolineato: San Valentino \u00e8 un martire del primo millennio, quando la Chiesa era ancora \u201cindivisa\u201d, quando cio\u00e8 non era ancora avvenuta la divisione tra Chiesa cattolica occidentale e Chiesa ortodossa. Quest\u2019ultima venera con grande devozione i santi della prima chiesa cristiana, particolarmente i martiri, come appunto San Valentino. Ebbene questa comune venerazione va riscoperta proprio per il valore che pu\u00f2 avere nei rapporti tra le Chiese. E\u2019 quanto abbiamo potuto constatare a Mosca in questi giorni. Certo, abbiamo dovuto fare i conti, se cos\u00ec posso dire, con la qualit\u00e0 della devozione che loro hanno verso il \u201cnostro\u201d santo. C\u2019\u00e8 a Mosca una venerazione tutta particolare a san Valentino in quanto vescovo e martire, sino a sentire un notevole fastidio quando il nostro santo viene ridotto a semplice patrono degli innamorati o, peggio ancora, a simbolo mondano dell\u2019innamoramento. E\u2019 stato importante per noi, al momento della consegna della reliquia, sottolineare che il notro patrono \u00e8 un martire dell&#8217;amore, un martire del Vangelo, un vescovo che ha dato la sua vita per amore sino all&#8217;effusione del sangue. Ed \u00e8 in questo contesto di amore forte che si comprende la sua protezione per gli innamorati. Insomma, ci hanno richiamato a considerare la testimonianza di Valentino nella sua forza e nella sua profondit\u00e0. Mi pare che questo sia il senso della icona di san Valentino che abbiamo visto venerata nella Chiesa ortodossa di Mosca. A differenza dell\u2019Occidente, che fa fatica ad avere una iconografia di san Valentino, l\u2019Oriente ne ha una che affonda le sue radici nella tradizione bizantina. E accanto al volto del santo vescovo e martire troviamo scritto in cirillico: \u201cSan Valentino vescovo interamnense\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Un&#8217;occasione per riflettere in modo pi\u00f9 adeguato sulla figura ed il messaggio di san Valentino.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">S\u00ec. E\u2019 stato un pensiero ricorrente in quei giorni. La chiesa ortodossa russa &#8211; come in genere la chiesa bizantina &#8211; richiama noi ternani e noi occidentali, come ho appena detto, a ricomprendere ancora pi\u00f9 profonamente la testimonianza di questo nostro santo. Quell\u2019icona, che portiamo da Mosca \u2013 e tante altre ne vorremmo portare ancora \u2013 ci aiuta a capire meglio quel che Giovanni Polo II dice spesso, ossia che la Chiesa deve vivere con due polmoni, quello orientale e quello occidentale. Nella nostra piccola esperienza vediamo quanto sia vero. Vorrei perci\u00f2 che questa immagine bizantina di san Valentino ci spingesse a comprendere ancor pi\u00f9 la sua testimonianza d\u2019amore. Una ulteriore riflessione mi pare opportuna. Nel presentare la reliquia al Patriarca ho fatto cenno ai martiri del primo millennio (tra essi c\u2019\u00e8 anche Valentino), legandoli ai nuovi martiri della fine del secondo millennio, i martiri del Novecento. La venerazione dei martiri della prima Chiesa cristiana si estende a quelli del Novecento. E sappiamo che in Russia sono stati centinaia di migliaia i cristiani ortodossi uccisi dall\u2019impero comunista: erano vescovi, preti, religiosi, monaci, monache e semplici fedeli. Tutti hanno dato la loro vita per la fede nel Signore. Questa testimonianza non pu\u00f2 essere dimenticata. Sappiamo che il sangue dei martiri \u00e8 seme dei cristiani, come diceva Tertulliano. Ebbene, il sangue dei nuovi martiri sostiene la rinascita della chiesa ortodossa russa. Ugualmente, le altre centinaia di migliaia di martiri dell&#8217;occidente &#8211; pensiamo a quelli in Germania, ai tanti in America latina, in Africa, in Asia \u2013 sostengono l\u2019intera chiesa occidentale in questo passaggio di millennio. Il legame dei primi martiri, attraverso la testimonianza di San Valentino, con quelli del Novecento rappresenta il riannodarsi di un itinerario che si era spezzato subito dopo l\u2019anno Mille quando le due chiese si divisero. Insomma, i martiri ci uniscono ancora. E Giovanni Paolo II non manca di sottolinearlo: questi testimoni della fede rappresentano gi\u00e0 l&#8217;unit\u00e0 delle chiese. E il patriarca non ha esitato a riprendere questo concetto espresso nel momento dell&#8217;offerta della reliquia: l&#8217;amore unisce anche se molte cose ci dividono ancora. I martiri sono il segno di una comunione gi\u00e0 realizzata. Dare la vita per Cristo \u00e8 molto pi\u00f9 importante di tante piccole o grandi differenze teologiche, psicologiche, storiche e di altro genere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>I rapporti tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa sono piuttosto difficili. Sembra l&#8217;inverno dell&#8217;ecumenismo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Abbiamo vissuto un periodo esaltante subito dopo il Vaticano II riguardo all\u2019ecumenismo. Lo stesso metropolita Kirill raccontava con entusiasmo gli incontri tra le Chiese cristiane dopo il Concilio. Lui era un giovane al seguito di Nikodim, il metropolita che mor\u00ec durante la visita a papa Giovanni Paolo I. Questo metropolita \u00e8 stato un uomo che amava fin nelle viscere la sua chiesa, quella russa, ma sognava e operava per l&#8217;incontro con la chiesa cattolica. La sua morte tra le braccia di Giovanni Paolo I non \u00e8 certo senza significato. Kirill con emozione raccontava le liturgie a Leningrado quando monsignor Willebrands, poi diventato cardinale, cantava il Vangelo in latino e il metropolita Nikodim in slavo antico. La speranza dell\u2019unit\u00e0 tra le Chiese cristiane era forte. Oggi ci troviamo in un momento difficile. Qualcuno, come lei dice, parla di inverno dell&#8217;ecumenismo. Va per\u00f2 spesa una parola di realismo: non dobbiamo dimenticare che sono passati appena quarant&#8217;anni dal Concilio, e la divisione con la chiesa ortodossa risale al 1054. Sono passati secoli e secoli: non \u00e8 facile ritrovarsi. Se paragoniamo i nove secoli che ci hanno visto separati con i quarant&#8217;anni di ecumenismo, c\u2019\u00e8 da dire che sono stati fatti passi da gigante. Penso, tuttavia, che rispetto alla velocit\u00e0 con cui si era intrapreso questo cammino, oggi il passo si \u00e8 rallentato. Ultimamente con la chiesa ortodossa russa ci sono stati problemi non di ordine teologico-spirituali, quanto di ordine amministrativo ecclesiastico e anche civile (penso al problema dei visti). Non vanno sottovalutate le questioni di ordine storico-psicologico: la chiesa russa \u00e8 stata schiacciata dal governo comunista sovietico e, mentre sta riorganizzandosi, teme di vedersi incalzata e umiliata da un eccessivo attivismo da parte di altre Chiese cristiane. In questo senso, c\u2019\u00e8 da dire che stiamo vivendo un momento molto delicato che richiede attenzione, saggezza, comprensione e carit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>La difficolt\u00e0 dei rapporti rappresenta una delle facce della medaglia. Se, infatti, guardiamo l&#8217;altra faccia percepiamo un infinito desiderio di riprendere un cammino comune.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">La piccola esperienza che abbiamo vissuto a Mosca con la consegna delle reliquie di san Valentino, se da una parte ha fatto emergere il dramma della lontananza, dall\u2019altra \u00e8 stata un\u2019occasione che ha manifestato il desiderio di superare questo momento. Vorrei dire che si \u00e8 manifestata chiara la volont\u00e0\u00a0 di riprendere i contatti, di riallacciare il dialogo, di riattivare l&#8217;incontro. E\u2019 risultato evidente non solo nei contatti avuti con il Patriarca, con il metropolita Kirill e con gli altri esponenti della chiesa Ortodossa, ma anche nella notevole ricezione dell&#8217;avvenimento da parte della stampa russa. Tv, radio, quotidiani, settimanali, internet: tutti hanno ripreso questo avvenimento auspicando la ripresa dei contatti. Questo piccolo gesto d&#8217;amore ha avuto una risonanza ben superiore a tutte le aspettative, anche le pi\u00f9 rosee, che noi potevamo avere. Lo stesso cambiamento di clima atmosferico (siamo arrivati con una temperatura polare e siamo ripartiti con un paio di gradi sopra allo zero), \u00e8 stato letto dal Patriarca e da Kirill come una manifestazione di un disgelo pi\u00f9 profondo. Credo che un po&#8217; di ghiaccio \u00e8 stato rotto; restano ancora pezzi di ghiaccio, ma in qualche parte si \u00e8 anche sciolto. Se continueranno gesti come questi, se continuer\u00e0 lo spirito di franchezza nell&#8217;incontro, il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa certamente vedr\u00e0 una nuova aurora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Un altro tassello, insomma, nella costruzione difficile di questo ponte con l&#8217;Est. E Terni, nel suo piccolo, sta svolgendo un ruolo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Ovviamente non basta un gesto. Per\u00f2 quando si cotruisce un ponte, anche piccolo, si offre la possibilit\u00e0 di traversarlo anche dall&#8217;altra parte. A Terni si \u00e8 posto un piccolo pilastro con il convegno sui santi della carit\u00e0, svoltosi nel mese di settembre scorso. In questa occasione, il metropolita Kirill, accompagnato da alcuni studiosi russi, si \u00e8 confrontato con altri studiosi occidentali\u00a0 per parlare dei santi della carit\u00e0 in Occidente e in Oriente. E\u2019 stato un tema proposto dallo stesso Patriarca Alessio II: in un precedenmte incontro a Mosca ci diceva che la chiesa ortodossa russa, dopo essere stata per settanta anni schiacciata dall\u2019ateismo comunista e costretta a restare solo dentro le chiese, ha ora bisogno di entrare nella societ\u00e0 e i cattolici possono aiutarla in questa prospettiva. Questa \u00e8 la ragione del convegno di Terni sulla carit\u00e0, cui \u00e8 seguita la laurea honoris causa al metropolita Kirill, all\u2019universit\u00e0 di Perugia. Non mi fermo a dire quanto nella tradizione ortodossa siano importatnti le testimonianze di San Benedetto e di San Francesco, ambedue umbri. Dopo il Convegno \u00e8 giunto l\u2019invito del Patriarca Alessio a recarci a Mosca: averbbe accolto volentieri le reliquie di San Valentino, martire della carir\u00e0, dell\u2019amore.Con la visita a Mosca, se cos\u00ec posso dire, si \u00e8 posto l\u2019altro pilastro del ponte, di questo nostro piccolo ponte, che, ovviamente non \u00e8 n\u00e9 il primo n\u00e9 il pi\u00f9 importante. E\u2019 per\u00f2 un ponte vero.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Si tratta ora di allargarlo e di sostenerlo promuovendo ulteriori iniziative. Credo che come in qualunque tipo di relazione umana la continuit\u00e0 del rapporto sia essenziale alla sua stabilit\u00e0 ed anche alla sua crescita. Certamente anche noi dobbiamo lasciarci guidare dalla creativit\u00e0 dell\u2019amore anche in questo campo. La stessa cosa \u00e8 richiesta al patriarcato di Mosca. Certo \u00e8 che l\u2019incontro \u00e8 avvenuto in un momento particolarmente significativo, e certamente aiuta alla realizzazione di altri incontri ben pi\u00f9 importanti e decisivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Ne auspica uno pi\u00f9 grande, molto pi\u00f9 grande, ai massimi livelli delle due chiese&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Credo che sar\u00e0 inevitabile l&#8217;intensificarsi delle relazioni. C\u2019\u00e8 una una forza dell&#8217;amore, una forza del Vangelo che se non viene bloccata spinge ad andare oltre le difficolt\u00e0&#8230; Nella dinamica dei rapporti tra le Chiese, se si lascia operare lo Spirito, anche i piccoli spiragli verranno forzati e allargati. C&#8217;\u00e8 insomma una forza del Vangelo che spinger\u00e0 le Chiese a superare gli ostacoli che ancora ci sono. In pi\u00f9 ci sono nuove frontiere davanti a noi che debbono vedere le Chiese riunite o comunque le une accanto alle altre. Penso all&#8217;Europa da costruire, alla pace da difendere e da allargare, ai problemi posti dalla globalizzazione, a quelli posti dalla bioetica, e cos\u00ec oltre. Di fronte a queste grandi sfide ogni chiusura, ogni ripiegamento, diventa non solo ridicolo, ma addirittura peccaminoso. Nei colloqui avuti a Mosca questi temi sono emersi con grande evidenza. Parlando con il metropolita Kirill abbiamo fatto riferimento all\u2019episodio evangelicodi Ges\u00f9 che dopo aver dato l\u2019annucio della sua passione ai discepoli, questi si son messi a discutere chi di loro fosse il primo. Che distanza dal loro maestro! A volte anche noi ci perdiamo in discussioni che lasciano da parte i problemi e le sfide epocali.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong><span style=\"text-indent: 27pt;\">\u00a0Di fronte alla costruzione di un&#8217;Europa che rischia di dimenticare le sue radici cristiane; di fronte al problema della pace, che vede solo il Papa pronto a gridare di fermarsi prima che sia troppo tardi; di fronte al problema dell&#8217;ingiustizia &#8211; pensiamo al dramma paesi poveri paesi ricchi &#8211; chi se non le Chiese possono portare, o comunque sono chiamate a portare un contributo unitario perch\u00e9 il loro messaggio sia pi\u00f9 efficace?<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">\u00a0Queste sfide, assieme alla forza dello Spirito, debbono spingere a superare lo scandalo, ormai insopportabile, delle divisioni tra le Chiese. Insomma, quel piccolo ponte, di cui parlavo, dovrebbe diventare, mi si perdoni l\u2019immagine, quanto prima un\u2019autostrada.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Non \u00e8 un caso che il Patriarcato di Mosca abbia deciso di collocare la reliquia di San Valentino nella grande chiesa di Cristo Salvatore, che \u00e8 importante anche perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;emblema di una grande sofferenza e di un grande riscatto. Vuole raccontarci la storia?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">E&#8217; una storia drammatica. Nella cripta di questa chiesa sim possono vedere le foto della sua distruzione, decisa da Stalin. Voleva edificare un nuovo grande monumento, e si vede il progetto. Ma fu impossibile realizzarlo. La Chiesa fu comunque distrutta e al suo posto fu realizzata una grande piscina. In ogni caso l\u2019intento era chiaro: distruggere il simbolo della vita religiosa nell&#8217;Unione Sovietica. Non dimentichiamo che era una chiesa ortodossa. Io stesso, nei primi anni Ottanta, ho visto la piscina costruita al posto della chiesa. Crollato il comunismo, uno dei primi gesti fu proprio la ricostruzione di questa chiesa. Ovviamente si voleva riproporre all\u2019intera Russia il segno visibile della rinascita della Chiesa. Nonostante le numerose polemiche la chiesa fu riscostruita in poco tempo. In essa \u00e8 stata posta l\u2019icona dei nuovi martiri, ma con poche reliquie. Ebbene il patriarca, collocandovi la reliquia di san Valentino, ha voluto accogliere nella chiesa di Cristo Salvatore la testimonianza di questo martire del primo millennio per legarlo alla lunga schiera dei martiri russi della fine del secondo millennio. E\u2019 un gesto di grande rispetto da parte loro. A noi \u00e8 chiesto di comprenderlo in tutta la sua valenza religiosa. Si potrebbe dire che, con San Valentino, siamo entrati nel cuore della Chiesa ortodossa. E quando si \u00e8 nel cuore di un fratello non si possono non sentire le gioie e le sofferenze, le speranze e le angosce. Vorrei dire: assieme al martire della nostra citt\u00e0 tutti dovremmo stare ancor pi\u00f9 nel cuore di questa Chiesa perch\u00e9 cresca e diventi sempre pi\u00f9 evangelica. Ed \u00e8 anche in questo modo che aiuteremo i nostri fratelli e sorelle cattolici che vivono in quella terra. Non dobbiamo certo nasconderci le tensioni che ci sono, ma dobbiamo aiutare tutti a rispettarsi, a comprendersi ed a camminare insieme. Anche per questo abbiamo voluto compiere la vista all\u2019arcivescovo cattolico, Kundrusievic, al quale abbiamo voluto mostrare la nostra fraternit\u00e0 e il nostro aiuto concreto. Dobbiamo lavorare per aiutare ad appianare le difficolt\u00e0. Certo \u00e8 che la via si riapre e dobbiamo ringraziare il Signore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Monsignor Paglia, si torna a Terni con vari messaggi: da una parte una fortissima religiosit\u00e0 dei russi, in fila per baciare le icone; dall&#8217;altra uno spiccato amore per san Valentino che si caratterizza in manifestazioni serie, tutt&#8217;altro che inclini all&#8217;aspetto consumistico che spesso travolge noi italiani.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Ancora una volta si \u00e8 realizzato quel misterioso scambio di doni che fa crescere i credenti. Quando ci si incontra e ci si scambiano i doni, ci si arricchisce vicendevolmente. La Chiesa ortodossa russa si \u00e8 arricchita con le reliquie di San Valentino. Abbiamo visto i fedeli in devota fila che baciavano le icone; lo stesso Alessio II ha baciato con venerazione la reliquia di san Valentino. Siamo tornati arricchiti da questa religiosit\u00e0 che ci ha spinto a scoprire ancor pi\u00f9 la testimonianza di San Valentino. Avevamo gi\u00e0 iniziato a riscoprirla. I premi per la pace che abbiamo assegnato in questi ultimi anni manifestano una prospettiva di amore pi\u00f9 robusto, certamente non consumista. Sono stato personalmente confortato e ancor pi\u00f9 spimto ad approfondire la devozione verso un San Valentino robusto e niente affatto consumista. Valentino ha amato il Vangelo, ha servito i poveri, ha guarito i malati, ha aiutato anche i giovani a sposarsi. Questo santo, questo amore, sta alla radice della nostra citt\u00e0. Terni \u00e8 provocata dal suo patrono a diventare sempre pi\u00f9 una citt\u00e0 che sappia esprimere l\u2019amore in tutte le sue manifestazioni. Il Patriarca \u2013 e mi ha colpito &#8211; ha ripreso la frase della mia presentazione: la nostra Chiesa diocesana \u00e8 fondata sul sangue di un martire. Dobbiamo essere orgogliosi di avere un patrono come Valentino? S\u00ec, ma con la\u00a0 responsabilit\u00e0 di non tradirne la testimonianza e tanto meno di svilirla; siamo chiamati ad accoglierla e a viverla come meglio possiamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>E in questo tempo in cui i conflitti sembrano facili, san Valentino ci chiede, anzi, ci spinge ad \u201cinnamorarci\u201d della pace e per la pace.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Lei ha incontrato a lungo anche il nuovo Nunzio apostolico a Mosca, Antonello Mennini, giunto da poche ore&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Sono stato felicemente sorpreso dell\u2019accoglienza favorevole che \u00e8 stata riservata al Nunzio. Lo conosco da tanti anni, ho avuto modo di parlare anche di lui negli incontri con i vertici del Patriarcato ed ho notato una grande attesa. Sono stati colpiti anche dal fatto che questo nunzio prima di venire a Mosca \u00e8 stato in Bulgaria dove fu nunzio un altro apostolo dell&#8217;ecumenismo: il beato papa Giovanni XXIII. Gli esponenti della Chiesa ortodossa hanno ripreso questo fatto sottolineando quanto questa presenza nuova a Mosca sia motivo di speranza per un nuovo clima di rapporti tra la Santa Sede e il Patriarcato di Mosca. Nei giorni che siamo stati\u00a0 a Mosca si sono riaperte prospettive di un dialogo ecumenico che, se non incontrer\u00e0 nuovi ostacoli, sar\u00e0 non poco fruttuoso. Potrei dire che abbiamo sentito muovere gi\u00e0 i primi passi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Nei suoi ripetuti viaggi in Russia e prima ancora nell&#8217;Unione sovietica i suoi interlocutori non sono stati soltanto gli esponenti della gerarchia della Chiesa ortodossa, ma anche esponenti della nomenklatura. E tra questi in particolare Vladimir Zagladin, braccio destro di Gorbaciov, responsabile della politica estera dell&#8217;Urss, con il quale pu\u00f2 vantare una lunga amicizia e che ha rivisto in gennaio proprio in occasione del dono della reliquia di San Valentino al Patriarcato di Mosca.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Zagladin \u00e8 stato certamente tra gli uomini pi\u00f9 vicini a Gorbaciov in tutto il travaglio della perestroika e della glasnost. Egli, anche per la responsabilit\u00e0 politica che raveva, \u00e8 stato tra i primi a lanciare in occidente i messaggi di un nuovo umanesimo. Ricordo la prima volta che lo incontrai in un ricevimento in un albergo di Mosca. Eravamo nel 1986. Zagladin inizi\u00f2, con molta affabilit\u00e0, un discorso che per me fu subito sorprendente: parl\u00f2 della libert\u00e0, dei valori umanistici, del futuro del mondo che poteva realizzarsi unicamente sulla base della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo. Rimasi stupito. E sorpreso del suo desiderio di continuare questo contatto. Appresi poi, da una sua pubblicazione, che annetteva importanza a questo colloqui: pensava di inviare in questo modo i suoi primi messaggi distensivi a Roma (era un viaggio fatto con la Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio). Io non sapevo di questo suo intendimento, ma rimasi colpito fortemente dalle sue parole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Continuammo il rapporto negli anni successivi fino alla organizzazione della prima visita di Gorbaciov a Roma dal Papa. Fu un momento di grande emozione e posso testimoniare la stima notevole che il Papa ha avuto ed ha ancora oggi per Gorbaciov. Zagladin, in questo contesto di distenzione, ha giocato un ruolo determinante e, senza dubbio, anche a lui si deve il cambiamento dell&#8217;Unione Sovietica. Zagladin non ha mai voluto lasciare Gorbaciov, vivendo al suo fianco il dramma della sconfitta e i difficili anni successivi. La visita di Gorbaciov Terni, organizzata assieme a Zagladin,\u00a0 ha consentito di scendere ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 in questo rapporto. Ambedue, Gorbaciov e Zagladin, ricordano con vivezza gli incontri ternani. In quella occasione potemmo parlare con grande franchezza di tutta la vicenda politica ed umana da loro vissuta sin dagli anni giovanili. Ho stima per quest&#8217;uomo, che continua ad accompagnare Gorgaciov per lavorare per la pace, e per riproporre al centro dell\u2019attenzione dei governi il primato dell&#8217;uomo. L&#8217;incontro con Zagladin, nella Fondazione Gorbaciov (assente purtroppo da Mosca), \u00e8 stato piacevole oltre che interessante. Ho rivolto a lui e a Gorbaciov l&#8217;invito a tornare nuovamente a Terni e credo che fra qualche mese questo potr\u00e0 realizzarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Quest&#8217;anno ricorrono i quaranta anni della <em>Pacem in terris<\/em>. Sarebbe bello celebrarli con un grande evento.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Vorrei che l\u2019appuntamento dei quarant&#8217;anni della \u201cPacem in terris\u201d vedesse insieme testimoni, come Gorbaciov, per riflettere e parlare di pace. C\u2019\u00e8 bisogno urgente di respirare con quello spirito che anim\u00f2 Papa Giovanni quando scrisse questa bellissima enciclica, la prima diretta non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona volont\u00e0. Vorrei che qui a Terni, e in Umbria, in un momento cos\u00ec difficile della storia del nostro pianeta, potessimo riscoltare quelle pagine di Papa Giovanni. Certo, \u00e8 mutata la situazione del mondo, ma restano in piedi i pericoli e i drammi di una possibile distruzione. Lo stesso Giovanni Paolo II ha ripreso il messaggio della Pacem in terris perch\u00e9 tutti possano operare per un nuovo ordine mondiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Quali sono i ricordi pi\u00f9 importanti dei suoi primi contatti nell&#8217;Unione sovietica e le difficolt\u00e0 di dialogo con il vertice?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Sono vari i ricordi. Potrei ricodare quando, dopo un primo diniego, riuscii ad andare con alcuni amici a Leopoli (in Ucraina) per trovare il vescovo Sternjuck, impedito nel suo ministero pastorale e costretto a fare l&#8217;infermiere. Mi opposero all&#8217;inizio secchi niet. L\u2019intervento di Zagladin sblocc\u00f2 la situazione. Mi permisero il viaggio, ma solo dalla sera al mattino. Pensavano che di notte non potevo far nulla. Andai invece a trovare questo vescovo. Lo trovai nella sua stanzetta (due metri per tre), \u201cospite\u201d di una famiglia. Lui diceva: \u201cquesta \u00e8 la mia cattedrale\u201d. Ricordo la sua gioia nel vedere amici che venivano da Roma e che avevano fatto di tutto per andare a portare la solidariet\u00e0 e il saluto del Papa.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">In un\u2019altra occasione, sempre nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, ebbi l\u2019opportunit\u00e0 di una lunga discussione, insieme ad altri amici della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, con il Consiglio degli Affari Religiosi mentre si stava discutendo la legge sulla libert\u00e0 religiosa. Otto ore di discussione dura e difficile nel corso della quale cercavamo di far comprendere l\u2019importanza del diritto della libert\u00e0 di coscienza e della libert\u00e0 di culto. E toccai con mano la complessit\u00e0 nella situazione sovietica, con il al ministero degli Esteri, ad esempio, ben pi\u00f9 aperto e disponibile rispetto alla struttura degli affari religiosi. Si trattava di due prospettive diverse all\u2019interno dello stesso paese. Si comprendeva gi\u00e0 da questo quanto fosse complesso il passaggio verso la libert\u00e0 e quanto fosse necessaria la vicinanza dei paesi occidentali a questo paese in un momento cos\u00ec delicato e complesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>I suoi viaggi all&#8217;Est, cos\u00ec come le iniziative della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio, non si sono limitati al mondo sovietico. Pi\u00f9 vicino a noi, tra l&#8217;Italia e la Russia, ci sono i Balcani con le loro tormentatissime vicende. In Albania, per esempio, quali furono e come furono i primi contatti con gli esponenti dell&#8217;allora regime?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">In Albania il primo incontro dovetti farlo di notte e vestito non da prete. Per fortuna avevo con me un amico con una camicia e una cravatta, era peraltro rossa, ed andai in piena notte ad incontrare il segretario del comitato centrale del partito comnunista. E le cose cambiarono in un modo incredibile. Il giorno dopo fui ricevuto dal presidente della Repubblica, e ottenni immediatamente la riapertura del seminario. Molte altre cose si potrebbero dire riguardo all\u2019Albania, ove anche la nostra diocesi sta svolgendo una sua opera di solidariet\u00e0. Altre se ne potrebbero aggiungere per il Kossovo, in particolare relativamente all\u2019impegno per riconsegnare l\u2019universit\u00e0 e le scuole agli albanesi. Quest\u2019anno consegneremo il premio San Valentino a Iibrahim Rugova, leader pacifista degli albanesi kossovari. E\u2019 stato un uomo che ha guidato il suo popolo sui sentieri della non violenza per conquistare i propri diritti. Ricordo l\u2019opera di convincimento per giungere alla firma dell\u2019accordo (l\u2019unico accordo scritto tra Milosevic e Rugova) sulle scuole, che prometteva un cammino pdi soluzione pacifica del problema kosovaro. Personalmente ho riconsegnato otto facolt\u00e0 universitarie agli albanesi, pi\u00f9 numerose scuole. La guerra ha travolto ogni tipo di processo. Non \u00e8 questa la sede per esaminare questi avvenimenti, ma certo una lezione si pu\u00f2 trarre da essi. Il dialogo, attento, tenace, fermo e appassionato, porta frutti copiosi, talvolta anche miracolosi.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Basti pensare a quanto, ad esempio, \u00e8 accaduto in Mozambico. Il confronto, il dialogo, la pazienza nelle trattative hanno portato alla firma di un accordo di pace, dopo diciassette anni di guerra, un milione di morti e un milione mezzo di profughi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>La complessit\u00e0 dei Balcani mette da sempre a durissima prova chiunque voglia portare un contributo di pace. Lei ne sa qualcosa&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Racconto un episodio che pu\u00f2 essere indicativo del clima. Quando si trattava di riconsegnare le facolta universitarie agli albanesi, gli albanesi volevano una universit\u00e0 indipendente, appunto albanese; i serbi la volevano serba, perch\u00e9 il Kosovo era in Serbia. Dopo un lungo dibattito trovammo una soluzione \u201cinglese\u201d. Prendemmo un diploma dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford che riportava in alto solo il nome della citt\u00e0. Proponemmo cos\u00ec ai serbi e agli albanesi di scrivere solo \u201cUniversit\u00e0 di Pristina\u201d. Ambedue accettarono e risolvemmo un problema che appariva insolubile e sul quale rischiava di cadere l\u2019intero dialogo.<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Questo per dire che talvolta \u00e8 necessaria anche un po&#8217; di simpatica furbizia. Ma \u00e8 l\u2019amore appassionato che suggerisce i modi per trovare soluzioni adeguate e accettabili. Per questo tutti, ciascuno nel suo piccolo, pu\u00f2 lavorare per la pace, per l&#8217;incontro, per il dialogo: senza stancarsi mai. Ecco perch\u00e9 credo che all&#8217;inizio di questo nuovo millennio le piccole vicende a cui ho fatto cenno in questa inetervista, portano a dire che quando ci si incontra, quando si parla con franchezza e con disinteresse sempre si guadagna qualcosa. La distanza, l&#8217;ignoranza, l&#8217;indifferenza facilmente portano all&#8217;incomprensione e questa all\u2019inimicizia e quindi al conflitto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Il messaggio d&#8217;amore, per concludere, apre molte pi\u00f9 porte di quanto si possa pensare&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">Esattamente. San Valentino ci mostra che la passione per l&#8217;uomo nasce dal Vangelo, e non lascia mai indifferenti. E&#8217; una passione che costringe a rivolgersi verso chi ha bisogno di aiuto, di sostegno, di conforto. Ma non \u00e8 propriet\u00e0 di qualcuno, ogni uomo e ogni donna di buona volont\u00e0 deve vivere questa passione. La via dell\u2019amore \u00e8 una via non scontata, perch\u00e9 tutti siamo spinti a percorrere quella dell\u2019egoismo, e richiede impegno e perseveranza. Tutti per\u00f2 possono percorrerla. Valentino ci mostra\u00a0 quanto sia forte l\u2019energia del Vangelo per avviarsi sulla via dell\u2019amore. Tutti per\u00f2 dobbiamo cercarla. Su questa strada, la strada dell&#8217;amore e della passione, ci troviamo gli uni accanto agli altri nel comune impegno per un mondo pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 pacifico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\"><strong>Terni, nel suo piccolo, si ritrova al centro di una grande scommessa: partecipare alla costruzione del ponte dell&#8217;Est o comunque del ponte verso chi ha bisogno, e che si aspetta solidariet\u00e0 e un impegno forte per la pace.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\" style=\"text-indent: 27pt;\">La storia \u00e8 anche questo. E&#8217; importante aprire gli occhi e riflettere su quanto ci accade intorno. Anche i gesti piccoli, come quello che abbiamo compiuto con il viaggio a Mosca, aiutano a gustare la gioia delle cose belle e fanno scoprire la responsabilit\u00e0 che ciascuno ha di vivere nell\u2019amore e di operare per la pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sandro Petrollini Mosca \u00e8 una ragnatela di strade e di luci. Imponente. Il Cremlino, con le sue cupole ed i suoi palazzi, sovrasta la metropoli. La Piazza Rossa \u00e8 silenziosa: immensa e silenziosa. La Moskova sembra un tratto di disegno su una cartina: una pista ghiacciata. 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