{"id":15597,"date":"2002-12-02T00:00:00","date_gmt":"2002-12-02T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/presentazione-del-libro-lorda-di-gian-antonio-stella.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"presentazione-del-libro-lorda-di-gian-antonio-stella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/presentazione-del-libro-lorda-di-gian-antonio-stella.html","title":{"rendered":"Presentazione del libro &#8220;L&#8217;Orda&#8221; di Gian Antonio Stella"},"content":{"rendered":"<p>Mentre scorrevo le pagine, peraltro affascinanti, di Gian Antonio Stella sempre pi\u00f9 insistentemente mi saliva in mente la domanda: perch\u00e9 solo ora, nel 2002? Se fosse stato scritto qualche tempo fa non avremmo compreso qualcosa di pi\u00f9 di questo epocale fenomeno delle migrazioni? E la legislazione non sarebbe stata pi\u00f9 tempestiva e accorta? E gli italiani non avrebbero scardinato pregiudizi velenosi e atteggiamenti crudeli? Il pessimismo poi mi prendeva e mi faceva dire che quasi mai la storia \u00e8 stata maestra della vita. In verit\u00e0 il libro \u00e8 scritto cos\u00ec bene che sono certo avrebbe fatto breccia in non poche menti.<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none\">In ogni caso, ben venuto a questo libro che narra la storia dell\u2019emigrazione italiana nell\u2019ultimo secolo. L\u2019intento dell\u2019autore \u00e8 detto con chiarezza: non vuole cedere al buonismo. Permettetemi tuttavia di dire che lo vedo cos\u00ec poco negativo questo termine! Forse perch\u00e9 mi torna sempre in mente il \u201cpapa buono\u201d, quel Giovanni XXIII che ha segnato il suo pontificato anche con la \u201cdesideratissima pace\u201d, come lui la chiamava quaranta anni fa quando scriveva la \u201cPacem in terris\u201d. E per di pi\u00f9 non mi esalta il termine che si vuole opporre a \u201cbuonismo\u201d, ossia il termine \u201crealismo\u201d, chiss\u00e0, magari perch\u00e9 si ha pudore di proporre il \u201ccattivismo\u201d. In verit\u00e0 Stella intende allontanarsi dalla esaltazione scriteriata del melting pop, dall\u2019apertura totale delle frontiere. E vuole attaccare il ben pi\u00f9 grave pericolo della xenofobia, la paura dello straniero. Una paura antica come scrisse qualche tempo fa Tahar Ben Jelloun sul Corriere della Sera: &#8220;Il razzismo \u00e8 una vecchia storia: \u00e8 forse il pi\u00f9 antico riflesso dell&#8217;uomo&#8221;. La consapevolezza di quanto sia radicato l&#8217;odio, la paura o il disprezzo, per lo straniero o per il diverso, motiva del resto le pi\u00f9 antiche e ancor oggi le pi\u00f9 alte esortazioni etico-religiose al rispetto, ed anzi all&#8217;amore, per lo straniero. Nel Levitico (ma molte altre citazioni analoghe sono possibili, dalla Torah come dai Vangeli) \u00e8 scritto: &#8220;Il forestiero che \u00e8 in mezzo a voi, lo tratterete come colui che \u00e8 nato tra voi. Tu l&#8217;amerai come te stesso. Poich\u00e8 anche voi foste forestieri nel paese d&#8217;Egitto\u201d. Fa un poco tremare la constatazione che questo monito, vecchio di millenni, conservi ancora, purtroppo, una cos\u00ec lancinante attualit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none\">&nbsp;Stella narra la vicenda dell\u2019emigrazione italiana che ha riguardato ben 27 milioni di nostri connazionali che, grosso modo, negli ultimi cento anni sono partiti dal nostro paese con il sogno di una vita pi\u00f9 degna. Va notato che di questi, ben 5 milioni provengono dal Nord est, oggi \u201caffamato\u201d di extracomunitari per poter continuare a mantenere l\u2019attuale livello di vita. Ma tutto il paese non pu\u00f2 fare a meno oggi dell\u2019immigrazione straniera. Stella, al forte titolo \u201cL\u2019orda\u201d, aggiunge: \u201cquando gli albanesi eravamo noi\u201d. Permettetemi di dire che gli italiani dell\u2019inizio secolo forse stavano meglio degli albanesi del \u201991, certamente nel senso della cosiddetta povert\u00e0 relativa. Ricordo ancora l\u2019impressione tragica che ebbi nella mia prima visita in Albania avvenuta all\u2019inizio di marzo del \u201991, ancor prima delle prime elezioni; erano passate solo poche settimane da che alcuni albanesi erano rimasti squarciati nelle palizzate di ferro dell\u2019ambasciata tedesca per cercarvi pane e libert\u00e0. Ma una cosa mi colp\u00ec in modo particolare. La loro condizione era di estrema povert\u00e0, ma nello stesso tempo vedevano nel loro rudimentale televisore tutti e sei i canali televisivi italiani. Per loro l\u2019Italia era il Paradiso, pi\u00f9 che l\u2019America. E distava solo 70 km, non l\u2019oceano atlantico. Un pap\u00e0 preoccupato mi disse: quando guardiamo la televisione&nbsp; &#8211; e si passavano ore e ore davanti al teleschermo &#8211; chiudo gli occhi a mio figlio durante la pubblicit\u00e0, perch\u00e9 per noi e soprattutto per lui \u00e8 pi\u00f9 devastante della pornografia. Insomma, per me era non logico ma evidente che sarebbero venuti anche a costo della vita. Ma gli interventi erano condotti in base all\u2019emergenza e non all\u2019interno di un disegno politico per governare il complesso fenomeno anche solo dell\u2019immigrazione albanese. Eppure sono passati pi\u00f9 di dieci anni per legiferare\u2026<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none\">Ma non voglio continuare su questo tema, e torno al libro di Stella. Egli ha scritto un volume che \u00e8 assieme un libro di storia e di grande tensione etica. E ha me ha fatto ripetere: \u201cSiamo stati tutti immigrati!\u201d E questa coscienza \u00e8 il primo e pi\u00f9 importante punto di riferimento che dobbiamo avere nel guardare al fenomeno dell&#8217;immigrazione, e deve stimolare in noi un senso di solidariet\u00e0 e di responsabilit\u00e0 per gli uomini e le societ\u00e0 pi\u00f9 ricche nei confronti dei poveri della terra. Questo istinto \u00e8 positivo e forte perch\u00e9 nasce dalla nostra etica tradizionale, religiosa, ebraico-cristiana, come dalla nostra etica laico-democratica. Chi ha paura ha un debole senso di identit\u00e0 nazionale. Ecco perch\u00e9 Stella ha fatto molto bene a scrivere questo libro per un pubblico vasto. La storia della nostra emigrazione \u00e8 davvero poco nota, sebbene sia difficile trovare famiglie italiane che non abbiano conosciuto questo fenomeno. Fortunatamente la bibliografia si infittisce&nbsp; sempre pi\u00f9 e nei molteplici versanti facendo emergere un mondo complesso, drammatico, crudele, tragico, ma assieme anche di grande ricchezza e umanit\u00e0. Basti pensare all\u2019azione delle migliaia di missionari e delle migliaia di suore fattisi anch\u2019essi emigrati per accompagnare i nostri connazionali e aiutarli e confortarli dove giungevano perch\u00e9 non accolti a volta neppure dalle comunit\u00e0 cristiane locali. Vistando l\u2019archivio storico degli scalabriniani a New York, che raccoglie un materiale enorme sull\u2019emigrazione negli USA dagli ultimi decennio dell\u2019800, si resta sorpresi dalla ricchezza del materiale raccolto e conservato. Quella dell\u2019emigrazione \u00e8 una faccia dell\u2019Italia spesso dimenticata, eppure a tratti \u00e8 stata decisiva anche per il paese, come quando all\u2019inizio del secolo le rimesse degli emigrati italiani risanarono il deficit della bilancia dei pagamenti.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none\">Ma l\u2019autore fa emergere, attraverso un\u2019attenta ricerca di materiale anche inedito, l\u2019identit\u00e0 incredibile delle accuse che gli italiani ricevevano con quelle che oggi vengono rivolte dagli italiani agli immigrati nel nostro paese. Si ripetono alla lettera le stesse accuse. Cambia solo l\u2019epoca, cento anni fa; e il soggetto, ora noi siamo diventati i soggetti che accusano. Gli appellativi di disprezzo erano la cosa pi\u00f9 leggera: \u201cCani selvatici\u201d venivano chiamati gli italiani emigrati in Australia; \u201crospi\u201d erano i bambini italiani impiegati dai francesi nelle loro fabbriche; \u201cMafia mann\u201d, in Germania; e in Svizzera si poteva leggere nei negozi: \u201cvietato l\u2019ingresso ai cani e agli italiani\u201d, e gi\u00f9 poi con tutti gli altri stereotipi: gli italiani sono sporchi come maiali, sono straccioni, sono maleodoranti, i genitori italiani vendono i loro bambini e le loro bambine, fanno prostituire le donne, hanno il coltello facile, sono mafiosi, rovinano i quartieri dove vanno ad abitare, sono anarchici e terroristi, e cos\u00ec via. Le due appendici poste alla fine del volume riportano l\u2019elenco dei diversi stereotipi con cui gli italiani venivano indicati. E poi anche la nostra emigrazione \u00e8 stata largamente clandestina, anche se \u00e8 facile sentir dire da benpensanti che gli italiani che sono emigrati erano diversi da coloro che oggi arrivano in Italia: i nostri erano lavoratori, gente abituata alla fatica, e cos\u00ec oltre. Scrive Stella: \u201cClandestini erano i bambini venduti alle vetrerie francesi. Clandestine erano le ragazzine esportate verso i bordelli di tutto il mondo. Clandestini gli spazzacamini. Clandestina la larga parte degli emigrati agli albori del secolo scorso in Germania. E aggiunge Stella: \u201cinsomma, c\u2019era di tutto tra i disgraziati che se ne andavano di nascosto\u201d, e di fronte ai bambini lavoratori, Stella si interroga: \u201cMa come: non \u00e8 l\u2019Italia il paese delle mamme? Eppure abbiamo venduto i bambini a tutti\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.45pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none\">La presenza del ministri Tremaglia sta a significare l\u2019attenzione nuova dell\u2019Italia verso gli emigrati che ora, ovviamente, vivono in una condizione del tutto diversa, sebbene in Argentina la condizione sembra diventare drammatica. Ma \u00e8 ovvio che il problema si sposta all\u2019interno dell\u2019Italia che da paese di emigrazione \u00e8 diventato paese di immigrazione. Dall\u2019ultimo rapporto Caritas, il XII del 2002, gli immigrati regolari in Italia sono circa 1.400.000, cui vanno aggiunti i 600.000 che si sono regolarizzati a seguito della legge Bossi-Fini. Tra le nazionalit\u00e0 pi\u00f9 presenti il Marocco, poi&nbsp; l\u2019Albania, la Romania, le Filippine e la Cina. L\u2019incidenza sulla popolazione italiana \u00e8 attorno al 3% (una situazione ben pi\u00f9 leggera di quella degli USA, Germania, Austria e Belgio). Non si tratta quindi di nessuna invasione, anche se l\u2019immigrazione \u00e8 destinata a crescere e a costituire il futuro con il quale dovremo confrontarci. <\/P>Non c\u2019\u00e8 dubbio che i problemi che si pongono sono molteplici, da quello della legislazione che regolamenta i flussi, a quello della regolarizzazione e soprattutto a quello dell\u2019integrazione. Ma non sono affatto problemi insormontabili, anche perch\u00e9, come l\u2019enorme afflusso per la regolarizzazione ha dimostrato, c\u2019\u00e8 un grande desiderio di integrazione da parte della stragrande maggioranza degli immigrati. Nella scuola di italiano della Comunit\u00e0 di sant\u2019Egidio \u2013 faccio un solo esempio &#8211; \u00e8 ormai normale che gli studenti extracomunitari chiedano di imparare l\u2019inno nazionale; e dovreste vedere con quale gravit\u00e0 lo cantano! No, non c\u2019\u00e8 il problema di preservare la nostra identit\u00e0. A mio avviso, gi\u00e0 porselo con paura indica una fiacca coscienza di essa. L\u2019identit\u00e0 non si preserva mettendola in frigo, al contrario si preserva se si arricchisce anche con altre dimensioni culturali. L\u2019intera storia europea \u00e8 il frutto di un continuo metissage. Non voglio eludere il problema islamico in Italia. Non si tratta di una questione semplice. Va comunque notato che il 50% degli immigrati in Italia sono cristiani, il 35% musulmani e con il 6,4% seguono le altre religioni. In ogni caso il rapporto con gli islamici richiede una riflessione attenta da parte di tutti. Il rischio che va assolutamente evitato \u00e8 la semplificazione perch\u00e9 porterebbe inesorabilmente a corti circuiti pericolosissimi. Ma se potessi dire una parola generale su questo tema direi che quel che ci aspetta \u00e8 apprendere l\u2019arte di convivere tra diversi all\u2019interno del quadro legislativo nazionale ed europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre scorrevo le pagine, peraltro affascinanti, di Gian Antonio Stella sempre pi\u00f9 insistentemente mi saliva in mente la domanda: perch\u00e9 solo ora, nel 2002? Se fosse stato scritto qualche tempo fa non avremmo compreso qualcosa di pi\u00f9 di questo epocale fenomeno delle migrazioni? E la legislazione non sarebbe stata pi\u00f9 tempestiva e accorta? 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