{"id":15596,"date":"2003-02-25T00:00:00","date_gmt":"2003-02-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/presentazione-del-libro-scritti-in-onore-di-pietro-borzomati.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"presentazione-del-libro-scritti-in-onore-di-pietro-borzomati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/presentazione-del-libro-scritti-in-onore-di-pietro-borzomati.html","title":{"rendered":"Presentazione del libro &#8220;Scritti in onore di Pietro Borzomati&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Non avrei mai immaginato negli anni Settanta, quando per la prima volta incontrai Pietro Borzomati \u2013 ricordo che eravamo in un convegno di storia sociale e religiosa che si teneva a Maratea, quel Sud dal quale Pietro viene e del quale, oltre che studioso, \u00e8 anche testimone &#8211; ebbene, mai avrei pensato di partecipare alla presentazione di questo volume in suo onore che viene come a coronare il suo impegno di studioso. E tanto meno avrei pensato di farlo come vescovo, come suo vescovo. Un aspetto, quest\u2019ultimo, che non posso ovviamente tacere, anche perch\u00e9 fu tra i motivi per cui Terni mi divenne fin dall\u2019inizio pi\u00f9 familiare. Queste mie brevi parole saranno pertanto segnate dal clima di amicizia che mi lega a Pietro Borzomati.<br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">I tanti anni di amicizia che mi legano a lui sono stati certamente segnati dal comune impegno di studiosi di storia religiosa. Per lo meno fu cos\u00ec all\u2019inizio. Erano i primi passi di quell\u2019approccio storiografico italiano che indagava la dimensione religiosa intrecciarsi con la storia dei paesi, delle citt\u00e0, insomma con la vita della gente. Ci trovavamo dentro quella prospettiva di ricerca storica, iniziata dal professor Gabriele De Rosa, che metteva in stretto rapporto la vita religiosa con la vita sociale. Fu nel 1972 che si mise a punto la pubblicazione della rivista \u201cRicerche di Storia sociale e religiosa\u201d dopo un decennio almeno di ricerche condotte sia al Nord che al Sud, negli archivi ecclesiastici (visite pastorali e libri parrocchiali), in quelli delle organizzazioni cattoliche, delle confraternite, e cos\u00ec oltre. Fu anche importante la comparazione tra il cattolicesimo del Nord e il cattolicesimo meridionale come, appunto, appariva dallo scavo archivistico. Non mi soffermo su questo per ribadire che sempre pi\u00f9 emergeva l\u2019influsso profondo, sebbene fortemente differenziato, dell\u2019esperienza della fede nella vicenda storica italiana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">De Rosa ricorda quegli anni, e soprattutto quel metodo, con queste parole: \u201cSiamo partiti indubbiamente da un desiderio di immergerci, rubo l\u2019espressione nientemeno a Nietzsche, in quella che egli chiamava la storia antiquaria, e che \u00e8 la storia degli empirici, del quotidiano sentito e sperimentato secondo una dimensione del tempo e della vita da ricostruire attentamente con la forza e il gusto appunto del vissuto, di ci\u00f2 che appartiene a uno spazio che non \u00e8 solo fisico, ma disegnato insieme dal mercato, dalla mentalit\u00e0 e dalla piet\u00e0\u201d. Si trattava di un indirizzo che si differenziava dall\u2019approccio giuridico-sociologico praticato ad esempio in Francia da Le Bras che peraltro aveva portato una linfa nuova di grande efficacia nella storia del fatto religioso. Nelle ricerche praticate da questo nutrito e variegato gruppo di studiosi, la piet\u00e0, la pratica religiosa, le connessioni interdisciplinari, la sociabilit\u00e0 erano, pi\u00f9 che categorie di ricerca, una riserva incredibile di domande per un\u2019indagine che, ripeto, fin da principio si fondava sullo scavo archivistico e su quel tipo di analisi storica che legava il religioso vissuto con i movimenti della societ\u00e0. Credo siano sufficienti anche solo questi brevi cenni per intuire l\u2019ambiente storiografico nel quale incontrai Pietro Borzomati il quale, peraltro, aveva rapporti gi\u00e0 consolidati con il suo maestro Massimo Petrocchi. Ma voglio restare alla linea amicale che mi sono prefissa. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Debbo dire, in effetti, che con il passare degli anni i nostri rapporti di amicizia si sono non poco irrobustiti. E\u2019 vero che per Pietro l\u2019amicizia \u00e8 parte essenziale della sua vita di credente ma anche di studioso. E qui penso che tocchiamo uno di quei caratteri del Mezzogiorno e della stessa Calabria che segnano coloro che vengono da quella terra. In ogni caso concordo pienamente con quel che dice Massimo Naro, altro amico giovanissimo e carissimo di Pietro che ha curato con intelligente pazienza questo splendido volume, quando nella presentazione nota, che \u201cun tratto caratteristico di Borzomati \u00e8, infatti, la capacit\u00e0 di intessere rapporti di amicizia che, occasionati dalla ricerca, finiscono con il legare stabilmente e arricchire sul piano umano\u201d. Ecco perch\u00e9 questo volume, frutto della collaborazione di noti studiosi &#8211; basta scorrere velocemente l\u2019elenco per accorgersene &#8211; \u00e8 assieme anche una testimonianza di stima e di amicizia per Pietro Borzomati da parte di tutti i collaboratori. Come dire, tutti valenti studiosi, ma anche tutti amici. Ne esce cos\u00ec un volume che \u00e8 prezioso contributo sul piano storico, ma anche una bella testimonianza di amicizia. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ed io, che mi sono ormai allontanato dalla ricerca storica, non ho per\u00f2 perso l\u2019amico, anzi l\u2019ho ritrovato, e arricchito, a Terni. In questi due anni e mezzo l\u2019amicizia s\u00ec \u00e8 come irrobustita ancor pi\u00f9, senza per\u00f2 perdere mai quei tratti di attenzione e di discrezione, di prontezza nel consiglio e di sollecitudine nella collaborazione. Non \u00e8 questa la sede per parlarne, e tuttavia non posso non sottolinearne un aspetto per la peculiarit\u00e0 e per il legame che, ancora una volta, ho visto tra lo studioso e il credente. E mi riferisco, oltre gli apporti relativi alla dimensione culturale della vita della diocesi, soprattutto alle sollecitazioni e all\u2019impegno concreto di Pietro per la valorizzazione sul piano pastorale dei santi della diocesi e per la promozione dei processi di beatificazione diocesani gi\u00e0 avviati e che chiedono una rinnovata attenzione. Ricordo che fu l\u2019oggetto di uno dei miei primi colloqui con lui appena giunsi a Terni. Era certamente l\u2019interesse dello storico che emergeva. Ma soprattutto era il credente che amava la sua chiesa e che voleva fosse segnata anche da testimonianze evidenti di santit\u00e0. Cari amici, \u00e8 un modo bello di amare la propria Chiesa. Direi anzi la Chiesa intera. In effetti, nella produzione scientifica di Pietro Borzomati l\u2019amore per la Chiesa emerge con estrema chiarezza. Si potrebbe anzi dire che tutta la sua opera di studioso \u00e8 incomprensibile senza questo amore. E\u2019 sufficiente scorrere anche solo l\u2019elenco dei numerosissimi studi (33 monografie, 15 collaborazioni e pi\u00f9 di 156 tra articoli e presentazioni) di Pietro Borzomati per accorgersi di come egli abbia percorso in lungo e in largo, si potrebbe dire, il complesso e variegato territorio ecclesiale: dal movimento cattolico, al rapporto tra vita religiosa e vita sociale, dalle grandi figure di santit\u00e0 ai protagonisti minori, sino alla storia degli emigrati e delle esperienze di povert\u00e0. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Se per lui la ricerca storica \u00e8 il riflesso della sua passione per la Chiesa, questo&nbsp; tuttavia non gli ha impedito di coniugare bene l\u2019imparzialit\u00e0 dello storico, e quindi la scientificit\u00e0 dell\u2019approccio alle fonti, con la scelta del credente. E\u2019, anzi, l\u2019unico modo per poter esercitare, con la passione del credente e con la laicit\u00e0 dell\u2019approccio metodologico, il mestiere dello storico nel contesto contemporaneo. Naro lo chiarisce bene nella presentazione di questo volume. Non mi dilungo comunque su questo importantissimo aspetto della ricerca di Borzomati, anche perch\u00e9 appare evidente in tutte le sue ricerche. Credo per\u00f2 sia opportuno ribadire che anche la sua vita di storico \u00e8 legata al servizio della Chiesa. E, ovviamente, deve essere un servizio, appunto, da storico. Per parte mia potrei dire che a partire gi\u00e0 dai primi incontri con lui, quando parlavamo delle diverse ricerche storiche che stavamo conducendo, facilmente si passava a dibattere dei problemi della vita della Chiesa di oggi, dei nuovi orizzonti che avrebbe dovuto intraprendere, delle nuove prospettive che avrebbe dovuto immaginare, come pure dei problemi che era necessario affrontare e risolvere. In questi due ultimi anni spesso le nostre riflessioni sono cadute sulla vita di una diocesi operaia come quella di Terni, oppure sulle prospettive della Chiesa in Umbria o sul futuro della Chiesa italiana e della sua missione nel paese. La lettura del contributo su Pietro Borzomati tracciato da Paolo Gheda fa emergere, oltre l\u2019impegno di Borzomati nelle varie istituzioni scientifiche, anche il prezioso contributo che ha dato alla Chiesa italiana in questo difficile passaggio di secolo. Borzomati non ha solo studiato la vita della Chiesa, se cos\u00ec posso dire, ha anche contribuito alla vita stessa della Chiesa in Italia. Basti ricordare il suo impegno nelle settimane Sociali dei cattolici italiani, oppure la sua partecipazione al progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana, senza dimenticare il suo lavoro all\u2019interno del variegato mondo associativo italiano a partire dalla direzione dell\u2019Ufficio Studi dell\u2019Azione Cattolica Italiana. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Ma se mi \u00e8 permesso per\u00f2 di aggiungere anche solo una ulteriore piccola osservazione di carattere pi\u00f9 storiografico, direi che l\u2019impegno dello storico Pietro Borzomati si inserisce a pieno titolo nella scia di un altro grande studioso meridionale, don Giuseppe De Luca che, della storia della piet\u00e0, fece lo scopo stesso delle sue ricerche e del suo impegno editoriale. La ben nota \u201cIntroduzione alla storia della piet\u00e0\u201d di De Luca &#8211; una introduzione che costitu\u00ec in verit\u00e0 un denso volume che apriva la nota collana prodotta nelle Edizioni di Storia e Letteratura e che resta tra i pilastri di coloro che intraprendono lo studio della spiritualit\u00e0 -, metteva in luce, per la prima volta nel panorama italiano, l\u2019importanza appunto della \u201cpiet\u00e0\u201d nella vicenda storica italiana ed europea. Non si trattava, per De Luca, di far emergere un generico \u201csentimento religioso\u201d, come invece aveva fatto lo studioso francese, Henr\u00ec Bremond, autore di una monumentale opera in proposito. De Luca si distacc\u00f2 piuttosto da questa prospettiva per privilegiare appunto la \u201cpietas\u201d concreta, se cos\u00ec posso dire, ossia quel rapporto con Dio che si manifestava nelle pi\u00f9 diverse forme della vita umana, persino nell\u2019opposizione atea al fatto religioso, e che hanno lasciato un segno tangibile nella storia soprattutto del nostro paese. Ebbene, a me pare che proprio questo intreccio tra pietas e terra, tra religiosit\u00e0 e vita, ha trovato nei lavori di Borzomati un proseguimento originale. Se mi \u00e8 permesso, direi che Pietro Borzomati, all\u2019interno di quel filone individuato come storia sociale e religiosa, non si \u00e8 fermato sull\u2019aspetto associativo o sociale, ma ha sviluppato sempre pi\u00f9 l\u2019aspetto della \u201cpietas\u201d o, se volete, della spiritualit\u00e0. Si pu\u00f2 forse individuare un itinerario in questo senso anche all\u2019interno della sua stessa ricchissima bibliografia. Penso che se oggi \u00e8 pi\u00f9 frequente negli storici del fatto religioso scrivere e parlare di \u201cspiritualit\u00e0\u201d, non c\u2019\u00e8 dubbio che questo si deve anche al contributo portato dalla produzione scientifica di Pietro Borzomati. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Si potrebbe parlare a lungo del senso e del valore della spiritualit\u00e0 come emerge dalle ricerche storiche del prof. Borzomati. Ne parla Massimo Naro nella sua introduzione. Lo stesso prof. Durand lo rileva con acutezza in un suo precedente intervento. Anzi, lo storico francese fa notare l\u2019aspetto originale della prospettiva di Borzomati nel panorama della storiografia italiana: \u201cDico originale, perch\u00e9 mi pare che in genere la storiografia, soprattutto italiana, abbia privilegiato il rapporto politica-religione, societ\u00e0 religione, dimenticando a volte la fonte stessa dell\u2019azione, cio\u00e8 la fede\u2026Penso che il merito di Borzomati sia quello di riscoprire il legame tra vita interiore ed azione, tra fede e presenza nella societ\u00e0\u201d. Queste osservazioni di Durand che qualificano gli studi storici di Borzomati sono in verit\u00e0 radicate nella concezione stessa della vita cristiana che egli ha. E\u2019 convinto, ad esempio, che la testimonianza dei santi, dei santi della propria terra, sia importante per una comunit\u00e0 cristiana perch\u00e9 essi aiutano a seguire il Vangelo non in maniera astratta e disincarnata, ma concreta e visibile. Questo lo ha portato alla valorizzazione di figure, di eventi e di protagonisti di quel mondo \u201cminore\u201d che pure hanno segnato in maniera profonda la terra italiana fin nelle sue pieghe pi\u00f9 nascoste. Le figure da lui studiate o presentate sono maestri di vita spirituale per tutti. Non \u00e8 solo casuale che l\u2019intensificarsi di questa attivit\u00e0 storiografica di Pietro Borzomati sia legata anche all\u2019aumento vertiginoso di canonizzazioni avvenuto nel pontificato di Giovanni Paolo II. E non penso unicamente all\u2019impegno di Pietro presso la Congregazione delle Cause dei santi. C\u2019\u00e8 da dire che il lavoro di storico di Borzomati non \u00e8 n\u00e9 asettico n\u00e9 troppo facilmente agiografico. Attraverso le sue ricerche emerge quel vissuto ecclesiale che ha fermentato l\u2019esperienza di tanti credenti e che ha innervato la vita del nostro paese. E per questo la loro storia pu\u00f2 continuare a sostenerla. Mi pare significativo, da un punto di vista storiografico, quel che Andrea Riccardi sottolineava precedentemente a proposito di questo metodo di Borzomati. Diceva Riccardi che \u00e8 stato proprio il nesso tra piet\u00e0 e vita concreta la chiave interpretativa che ha permesso a Borzomati di cogliere la peculiarit\u00e0 della risposta meridionale alla modernit\u00e0. E aggiungerei che questa sua passione di storico va ritrovata anche nel suo impegno di credente. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal style=\"TEXT-INDENT: 35.4pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify\">Oggi, il professor Borzomati, senza dimenticare le sue radici meridionali, o meglio ancora calabresi, \u00e8 per\u00f2 pienamente inserito nella vita dell\u2019Umbria. Dico Umbria e non solamente Terni, ove vive, o Perugia, ove insegna. Questo pendolarismo di Pietro \u00e8 per tutti gli umbri uno stimolo: mentre si resta radicati nel proprio ambiente \u00e8 per\u00f2 necessario vivere e operare in un orizzonte pi\u00f9 ampio e complesso. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non avrei mai immaginato negli anni Settanta, quando per la prima volta incontrai Pietro Borzomati \u2013 ricordo che eravamo in un convegno di storia sociale e religiosa che si teneva a Maratea, quel Sud dal quale Pietro viene e del quale, oltre che studioso, \u00e8 anche testimone &#8211; ebbene, mai avrei pensato di partecipare alla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27566,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-15596","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/default.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15596","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15596"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15596\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15596"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15596"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15596"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}