{"id":15583,"date":"2002-01-08T00:00:00","date_gmt":"2002-01-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/charta-ecumenica.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:37","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:37","slug":"charta-ecumenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/charta-ecumenica.html","title":{"rendered":"Charta Ecumenica"},"content":{"rendered":"<p>La Carta Ecumenica La &#8220;Carta ecumenica&#8221;, come sapete, nasce all&#8217;interno degli incontri congiunti tra il Consiglio delle Conferenze episcopali europee e la Conferenza delle Chiese Europee. Nell&#8217;incontro tenutosi a Strasburgo nell&#8217;aprile 2001 (c&#8217;erano state gi\u00e0 due assemblee, a Basilea nel 1989, a Graz nel 1997), \u00e8 stato redatto e firmato questo documento, il cui intento \u00e8 quello di tracciare alcune &#8220;linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa&#8221;. Non si tratta di un documento dogmatico e neppure di un testo che obbliga giuridicamente le diverse Chiese e confessioni cristiane. E&#8217;, pi\u00f9 modestamente, un testo che manifesta un comune impegno di fronte al processo di integrazione europea. L&#8217;autorit\u00e0 di questo documento testo sta solo nell&#8217;auto-obbligazione da parte di ciascuna Chiesa di accoglierne i principi e le indicazioni. In tal senso, la sua forza risiede nella recezione che ne verr\u00e0 fatta dalle singole comunit\u00e0 cristiane. Ma se si tiene conto che \u00e8 il primo testo di questo genere, si comprende quanto sia necessario porvi attenzione. Ma, forse, la sua autorevolezza deriva soprattutto dall&#8217;orizzonte nel quale tale &#8220;carta&#8221; \u00e8 stata concepita, ossia la &#8220;questione europea&#8221;. Le Chiese che sono in Europa non possono sfuggire alla gravissima responsabilit\u00e0 che hanno di fronte al processo di integrazione del continente, come pure di fronte al compito che l&#8217;Europa pu\u00f2 e deve svolgere in tutto il pianeta. Penso che non rifletteremo mai abbastanza sul male derivato all&#8217;Europa dalle divisioni tra le confessioni cristiane. In tal senso, la firma di un testo da parte di tutti, \u00e8 un fatto non poco significativo. Ed \u00e8 bene pertanto porvi attenzione. Dopo una brevissima presentazione del documento, vi offrir\u00f2 qualche mio commento. La &#8220;Carta&#8221;, nella sua prima parte, richiama la comunione tra le Chiese cristiane come base per l&#8217;impegno comune. Potremmo dire, che \u00e8 il fondamento delle due sezioni seguenti. Nella seconda parte, infatti, si afferma immediatamente che &#8220;il compito pi\u00f9 importante delle Chiese in Europa \u00e8 quello di annunciare insieme il Vangelo attraverso la parola e l&#8217;azione&#8221;. E questo impegno si \u00e8 fatto urgente a motivo della &#8220;multiforme mancanza di riferimenti, dell&#8217;allontanamento dai valori cristiani, ma anche della variegata ricerca di senso&#8221;. Ed \u00e8 persino ovvio che la &#8220;Carta&#8221; sottolinei la necessit\u00e0 di una maggiore visibilit\u00e0 dell&#8217;unit\u00e0 tra le Chiese e comunque un accresciuto impegno ed uno scambio di esperienze sul piano catechetico e pastorale in ordine alla comunicazione del Vangelo. Si accenna alla crescita della conoscenza e della stima reciproca, ad impegni comuni che possono essere presi sia nella preghiera che nella continuazione dei dialoghi. Nella terza parte si richiamano le Chiese alla comune responsabilit\u00e0 di contribuire a plasmare l&#8217;Europa cristiana: &#8220;Nel corso dei secoli si \u00e8 sviluppata un&#8217;Europa caratterizzata sul piano religioso e culturale prevalentemente dal cristianesimo. Nel contempo, a causa delle deficienze dei cristiani, si \u00e8 diffuso molto male in Europa e al di l\u00e0 dei suoi confini. Confessiamo la nostra responsabilit\u00e0 in tale colpa\u2026La nostra fede ci aiuta ad impegnarci affinch\u00e9 la fede cristiana e l&#8217;amore del prossimo irraggino speranza per la morale e l&#8217;etica, per l&#8217;educazione e la cultura, per la politica e l&#8217;economia in Europa e nel mondo intero&#8221;. Cristianesimo e identit\u00e0 Fin qui il documento. Permettetemi ora qualche approfondimento pi\u00f9 personale. Vorrei partire anzitutto dalla attitudine di fondo che ha dato avvio al cammino ecumenico e che deve restare salda nel rapporto tra le Chiese: ossia, cercare anzitutto quello che ci unisce. Questo atteggiamento, che non \u00e8 questione di tattica ma anzitutto sguardo di fede, \u00e8 decisivo. Tanto pi\u00f9 che, rispetto all&#8217;ottimismo di qualche anno fa, l&#8217;ecumenismo sembra segnare il passo. Non mancano, infatti, all&#8217;interno delle varie Chiese cristiane, coloro che di fatto raffreddano il clima, magari sottolineando con troppa pervicacia quello che ancora divide gli uni dagli altri, mettendo in sordina il notevole cammino che nonostante tutto si \u00e8 fatto. Ovviamente, non si tratta n\u00e9 di sottovalutare le divisioni che ancora esistono, n\u00e9 di essere ciechi di fronte ai problemi che di volta in volta sorgono, sia a livello teologico che storico, culturale, psicologico, pratico, e cos\u00ec oltre. C&#8217;\u00e8 anche da aggiungere che le difficolt\u00e0 sulla via ecumenica non sono a senso unico, traversano infatti l&#8217;intero arco delle confessioni cristiane, spesso anche all&#8217;interno delle stesse &#8220;famiglie&#8221; (basti pensare alle difficolt\u00e0 tra il Patriarcato Ecumenico e il Patriarcato di Mosca). Ma il cammino compiuto sino ad oggi, con gli enormi frutti che ha portato, deve restare un punto di non ritorno, anche se non \u00e8 del tutto scontato, sia per difficolt\u00e0 interne alle Chiese sia per un clima pi\u00f9 generale. Lo stesso processo di globalizzazione, ad esempio, potrebbe spingere a rinchiudersi in una sorta di soggettivismo confessionale segnato da un senso forte di autoreferenzialit\u00e0. Le sfide che l&#8217;Europa ha davanti chiedono alle Chiese cristiane di abbandonare quelle forme di sclerosi che le spingono a restare ripiegate su se stesse. Le riflessioni a tale riguardo sarebbero molte, ma non \u00e8 questa la sede per esporle. Certo \u00e8 che oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile per le Chiese europee pensare solo alla &#8220;propria&#8221; salvezza. Esse debbono rendere ragione all&#8217;Europa della loro stessa esistenza. Insomma, le Chiese europee esistono per evangelizzare questa terra. Di qui il primato assoluto della evangelizzazione del nostro continente. Non sto a dire a voi qual \u00e8 la situazione dell&#8217;Europa e neppure sto a descrivere i rischi che essa corre di edificarsi su fondamenti che poco hanno a che fare con il Vangelo. Se solo pensiamo alle grandi domande poste dalla ricerca scientifica, oppure dal mercato e dalla globalizzazione, o alle questioni della bioetica, o a quelle della libert\u00e0, della pace, della guerra, del terrorismo, della famiglia, della morte, e cos\u00ec oltre; se solo ci poniamo davanti a tali questioni, come possono le Chiese restare prigioniere di problematiche del tutto interne? Fa bene, perci\u00f2, la &#8220;Carta&#8221; a riproporre il primato della comunicazione del Vangelo, come punto centrale dell&#8217;identit\u00e0 tra le Chiese. L&#8217;evangelizzazione deve tornare ad essere il primo compito di ogni Chiesa cristiana in Europa. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il Papa Giovanni Paolo II abbia dato una scossa a tutte le Chiese, anche a quelle cattoliche, talora addormentate nelle noiosissime problematiche interne. E la comunicazione del vangelo \u00e8 la missione unica che unisce tutte le Chiese, o meglio che dovrebbe unirle. Ebbene, credo che in questo campo sia necessaria una attenzione pi\u00f9 chiara da parte delle comunit\u00e0 ecclesiali. Tano pi\u00f9 che anche non pochi laici si stanno facendo paladini dell&#8217;identit\u00e0 cristiana; anche se non mancano coloro che &#8211; come il governo francese &#8211; in nome della laicit\u00e0 hanno voluto togliere ogni riferimento cristiano alla carta di fondazione dell&#8217;Europa. Ma \u00e8 necessario fare qualche chiarimento. Ben vengano i difensori dell&#8217;identit\u00e0 cristiana dell&#8217;Europa. Ma non la difenderemo solo con la convinzione crociana del &#8220;perch\u00e9 non possiamo non dirci cristiani&#8221;. Non basta che un autorevole editorialista italiano, di fronte alla minaccia islamica, esorti a difendere l&#8217;identit\u00e0 italiana, fatta di Babbo Natale e del Crocifisso. Ben venga questa difesa, ma non basta. Se il cristianesimo diventa ideologia, lo uccidiamo. Nel volume ultimo della Fallaci, La rabbia e l&#8217;orgoglio, vi \u00e8 una pagina significativa di tale equivoco. &#8220;La sua identit\u00e0\u2026p.130\u2026). L&#8217;identit\u00e0 cristiana dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa si salva solo se ci sono comunit\u00e0 cristiane reali e non solo di nome. Il Cristianesimo non esiste senza la comunit\u00e0. Il Vangelo senza discepoli \u00e8 lettera morta. Le nostre comunit\u00e0 debbono riscoprire il primato assoluto del Vangelo e della sua forza. E se abbiamo timore che l&#8217;invasione conquisti i nostri fedeli, la colpa \u00e8 anzitutto della nostra fiacchezza e non della forza altrui. E se ci sono fondati motivi per aver paura di perdere i nostri fedeli, vuol dire che gi\u00e0 li abbiamo persi. Per questo il primato della evangelizzazione \u00e8 questione prioritaria. E&#8217; il Vangelo vissuto che salva, non le nostre istituzioni. E&#8217; la &#8220;forza debole&#8221; del Vangelo e della predicazione che genera comunit\u00e0 cristiane. Non di rado siamo noi per primi a dubitare della forza Parola di Dio, della efficacia della sua predicazione. Ed pensiamo che ci sia bisogno di qualcosa in pi\u00f9 del Vangelo per salvare la gente. Ed eccoci allora rincorrere il mondo, suscitare organizzazioni, creare spettacoli per attrarre, mettere in piedi istituzioni\u2026pensando che la Chiesa si regge per queste. La Chiesa, le Chiese, riusciranno a rivitalizzare l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia, unicamente se sapranno annunciare il Vangelo; se sapranno dire a questa Europa ricca ed egocentrica, che la sua salvezza viene da quel bambino ch&#8217;\u00e8 nato. Solo se gli italiani e gli europei porranno la loro speranza nell&#8217;amore e non nel denaro e nel consumo senza freno; solo se apriranno il loro cuore al mondo e ai poveri, solo se respireranno con un cuore universale, solo allora ritroveranno l&#8217;ispirazione cristiana che ha sostenuto questo continente nella sua storia bimillenaria. Ecumenismo della carit\u00e0 L&#8217;ecumenismo deve, pertanto, ridefinirsi in questa prospettiva. Il dialogo dell&#8217;amore deve prendere il posto centrale anche nell&#8217;ecumenismo. Non \u00e8 una via laterale, parallela, o secondaria rispetto al dialogo teologico. Al contrario \u00e8 la via che lo fonda. Il patriarca Atenagora, con grande sapienza ecclesiale ed ecumenica, diceva: &#8220;Il dialogo propriamente teologico deve nascere all&#8217;interno del dialogo d&#8217;amore&#8221;. La teologia, in questo modo, viene come costretta dalla carit\u00e0 a privilegiare e a sottolineare ci\u00f2 che ci unisce, come del resto \u00e8 accaduto nella realizzazione delle numerose Dichiarazioni comuni tra le Chiese, che hanno sgombrato il campo a tanti equivoci. I teologi conoscono bene le distorsioni metodologiche derivate da un clima contrapposto e avvelenato dalla polemica. E a ragione Walter Kasper, in occasione della dichiarazione comune sulla &#8220;Giustificazione&#8221; tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale, accennava ai rischi della idolatria di formule teologiche. Il dialogo teologico deve ovviamente continuare su non pochi punti che ancora dividono le Chiese. Tuttavia se il clima di carit\u00e0 si affievolisce, lo stesso dialogo teologico segner\u00e0 il passo. E&#8217; urgente che i cristiani si immergano nel campo vasto della carit\u00e0, anche perch\u00e9 la storia corre veloce e, per pi\u00f9 versi, &#8220;rema contro&#8221; perch\u00e9 spinge al riacutizzarsi dei conflitti, alla esasperazione delle estraneit\u00e0 e delle incomprensioni. Per questo, l&#8217;allargamento dello spazio della carit\u00e0 \u00e8 prioritario nella vita delle Chiese cristiane. E il campo di impegno comune \u00e8 vastissimo: si va dall&#8217;aiuto ai bisognosi a quello per i paesi poveri, dall&#8217;impegno per la giustizia a quello del rispetto per i diritti umani, come la &#8220;Carta&#8221; giustamente sottolinea. L&#8217;esempio dei martiri mostra quanto alta sia la forza della carit\u00e0 anche nel campo ecumenico. L&#8217;enciclica Ut unum sint, che si apre con il richiamo ai martiri del Novecento, afferma che in essi l&#8217;unit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 perfetta. E&#8217; un tesoro preziosissimo per la vita spirituale ed ecumenica di tutti. Non si tratta infatti solo di alcuni &#8220;eroi&#8221; solitari, bens\u00ec di una massa di uomini e di donne, appartenenti a tutte le confessioni cristiane, che nel corso dell&#8217;ultimo secolo hanno testimoniato la fede cristiana sino all&#8217;effusione del sangue. Il loro sangue \u00e8 una scuola di amore e di unit\u00e0 per tutte le Chiese. E&#8217; un segno in pi\u00f9 di quel che gi\u00e0 ci unisce. Far emergere questi tesori di unit\u00e0 e gustarli assieme con maggiore frequenza e visibilit\u00e0 \u00e8 la via perch\u00e9 l&#8217;ecumenismo tocchi anche il cuore della gente e si allarghi in quella fraternit\u00e0 ch&#8217;\u00e8 patrimonio di tutti. Roberto Angeli, un prete italiano finito nel lager nazista per aver aiutato gli ebrei, scrive: &#8220;Nella baracca 26 di Dachau, in mezzo a preti cattolici di ogni paese, pastori protestanti, pope ortodossi, tutti sacerdoti allo stato puro &#8211; senza poteri, n\u00e9 orpelli, n\u00e9 privilegi &#8211; rosi dalla fame e dal freddo, torturati dai pidocchi e dalla paura, senza pi\u00f9 nessuna dignit\u00e0 oltre quella invisibile del sacerdozio, imparammo a scoprire l&#8217;essenza della vita e della fede&#8221;. Davvero il martirio \u00e8 una grande scuola di unit\u00e0 per tutti. Verso l&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana L&#8217;ecumenismo non \u00e8 una questione semplicemente ecclesiastica o unicamente di rapporti tra le Chiese. E&#8217; ben di pi\u00f9, \u00e8 una chiamata, una vera e propria vocazione alle Chiese cristiane perch\u00e9 rispondano ai bisogni del mondo di oggi. Le Chiese cristiane debbono sentire congiuntamente la responsabilit\u00e0 di essere segno e strumento dell&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana. Esse, infatti, non possono pi\u00f9 vivere per se stesse, ma perch\u00e9 gli uomini e le donne si riconoscano tutti figli dell&#8217;unico Padre. Posta in questa prospettiva la dimensione ecumenica spinge la Chiesa oltre i suoi stessi confini, nel senso di porre l&#8217;unione delle Chiese al servizio dell&#8217;unit\u00e0 della famiglia umana. Se questo \u00e8 vero per le Chiese dei diversi continenti, per l&#8217;Europa \u00e8 un dovere primario. &#8220;Chiese sorelle, popoli fratelli&#8221;, disse qualche decennio addietro il Patriarca Atenagora, per sottolineare il rapporto che c&#8217;\u00e8 tra l&#8217;unione delle Chiese cristiane e la fraternit\u00e0 tra i popoli, compresa la fraternit\u00e0 tra i popoli europei. Il discorso anche qui si farebbe lungo. La Chiesa cattolica ha un compito non indifferente nell&#8217;aiutare le chiese ortodosse a non restare chiuse nel loro legame con la nazione. E tutte le Chiese europee debbono spingere l&#8217;Europa a guardare sino ai confini della terra, senza chiudersi negli interessi nazionali o continentali. Questo terzo millennio, questa Europa, non pu\u00f2 pi\u00f9 sopportare Chiese ripiegate su se stesse e prese dai propri problemi interni. Chi dar\u00e0 una dimensione universale all&#8217;Europa? In caso contrario, difficilmente potremo sottrarci alla complicit\u00e0 con conflitti e divisioni (basti pensare a quel che \u00e8 accaduto nel Ruanda Burundi, tra Hutu e Tutzi, o nei Balcani tra cattolici e ortodossi). Mi verrebbe da dire che l&#8217;unione tra le Chiese \u00e8 necessaria non solo per motivi intraecclesiali, ma anche per favorire un nuovo rapporto tra i popoli. La fraternit\u00e0 dei cristiani \u00e8 un lievito per la fraternit\u00e0 tra gli uomini. Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato ai partecipanti all&#8217;incontro ecumenico di Genova organizzato dalla Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio nel 1999, ha scritto: &#8220;Non possiamo ritardare il passo verso l&#8217;unit\u00e0 delle Chiese. Ogni ritardo, infatti rischia non solo di diminuire la gioia fraterna, ma di renderci complici delle divisioni che in varie parti della terra si acuiscono. Quanto pi\u00f9 si rafforza la fraternit\u00e0 tra le Chiese tanto pi\u00f9 si aiutano i popoli a riconoscersi come fratelli. La fraternit\u00e0, infatti, \u00e8 un&#8217;energia che travalica ogni confine e porta i suoi frutti per tutto il genere umano&#8221;. L&#8217;arte del convivere In tale contesto il dialogo diviene essenziale nella vita delle Chiese. Non \u00e8 questione di tattica. E&#8217; uno stile di vita. L&#8217;11 settembre ha reso ancor pi\u00f9 urgente questa dimensione. Quelle terribili immagini hanno senza dubbio cambiato il corso della storia. Forse ha ragione chi dice che il nuovo secolo sia iniziato in quel giorno. E&#8217; certamente mutata la psicologia (tutti siamo attoniti, sconcertati, allibiti, impauriti) e si \u00e8 allargato il fronte della lotta al terrorismo, con il quale certo non si dialoga. Ma la lotta al terrorismo \u00e8 solo un aspetto del nostro futuro: \u00e8 la &#8220;pars destruens&#8221;. Resta aperta per\u00f2 l&#8217;altra parte, la &#8220;pars costruens&#8221;. Non si pu\u00f2 costruire un futuro solo combattendo il male; c&#8217;\u00e8 bisogno di un incontro attorno a valori comuni, attorno a convincimenti condivisi. E qui le Chiese possono svolgere un compito essenziale, come il Papa ha ricordato nel suo messaggio di pace per il primo gennaio. La via che abbiamo davanti \u00e8 quella della convivenza tra i popoli, tra le culture, tra le civilt\u00e0, tra le religioni. La domanda \u00e8 tra le pi\u00f9 complesse: come \u00e8 possibile convivere tra persone, fedi e popoli diversi? E&#8217; una questione che traversa la geopolitica e la politica nazionale, i comportamenti civili e quelli religiosi. Non si tratta di perdere o attutire la propria identit\u00e0 scivolando verso una improbabile, e neppure auspicabile, omogeneizzazione. Semmai, il problema \u00e8 come conservare le diverse identit\u00e0 senza che si pongano l&#8217;una contro l&#8217;altra, l&#8217;una nemica dell&#8217;altra. Insomma, si deve comporre la particolarit\u00e0 e l&#8217;universalit\u00e0. E&#8217; ci\u00f2 che possiamo chiamare l&#8217;arte del convivere tra diversi, che appare, peraltro, una sfida obbligata. La globalizzazione del mercato, della tecnica, delle comunicazioni rende impossibile ogni separazione. In passato si poteva vivere separati (penso all&#8217;Europa del &#8220;cuius regio eius religio&#8221;; si trattava allora della separazione tra cattolici e protestanti). Oggi questo \u00e8 impossibile. L&#8217;ordine del mondo uscito dalla seconda guerra mondiale (quello che, nella sua drammaticit\u00e0, ha comunque accompagnato gli ultimi cinquanta anni del Novecento con la divisione del mondo in due blocchi), non \u00e8 pi\u00f9 proponibile, anche se lo volessimo. Non resta altro che incamminarci verso un mondo in cui i diversi sappiano convivere. Ed \u00e8 qui che bisogna concentrare i nostri sforzi: ossia ri-apprendere e ri-praticare l&#8217;arte del convivere (per secoli \u00e8 stata possibile). E come ogni arte, anche questa richiede disciplina interiore, conoscenza e comprensione reciproca, superamento di pregiudizi e ricerca di valori condivisi. C&#8217;\u00e8 una convinzione che sta al fondo della speranza: nel cuore dei popoli (e, a maggior ragione, delle religioni) ci sono energie positive per la convivenza, assieme anche a forze cieche e violente. Sconfiggere queste ultime e liberare le prime, fa parte della difficile arte del convivere. Atenagora, un credente, nato in quel crogiuolo di popoli ch&#8217;\u00e8 la terra balcanica, vissuto negli Usa e poi eletto patriarca ecumenico a Istanbul, diceva: &#8220;Tutti i popoli sono buoni. Ognuno merita rispetto e ammirazione. Ho visto soffrire gli uomini. Tutti hanno bisogno di amore, se sono cattivi \u00e8 forse perch\u00e9 non hanno incontrato il vero amore\u2026So pure che esistono forze demoniache e oscure, che a volte si impossessano degli uomini e dei popoli, ma l&#8217;amore di Ges\u00f9 \u00e8 pi\u00f9 forte dell&#8217;inferno&#8221;. L&#8217;incontro di Assisi tra i responsabili delle grandi religioni mondiali \u00e8, a mio avviso, l&#8217;immagine di come affrontare il futuro del mondo. Uomini e donne di fede diversa i quali, senza confusione e senza cedimenti, gli uni accanto agli altri, pregano secondo la propria tradizione. Tra loro non solo non si sentono nemici, al contrario si rispettano e fanno delle diversit\u00e0 un momento di crescita. Certo, non \u00e8 scontato. Ma ci \u00e8 chiesto oggi di apprendere l&#8217;arte del convivere tra diversi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Carta Ecumenica La &#8220;Carta ecumenica&#8221;, come sapete, nasce all&#8217;interno degli incontri congiunti tra il Consiglio delle Conferenze episcopali europee e la Conferenza delle Chiese Europee. 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