{"id":15581,"date":"2002-01-23T00:00:00","date_gmt":"2002-01-23T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/riflessioni-su-assisi.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:37","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:37","slug":"riflessioni-su-assisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/riflessioni-su-assisi.html","title":{"rendered":"Riflessioni su Assisi"},"content":{"rendered":"<p><P>Sono passati 16 anni da quel 27 ottobre del 1986 quando pi\u00f9 di cento rappresentanti delle confessioni cristiani e delle grandi religioni mondiali si riunirono ad Assisi, &#8220;luogo che la figura serafica di Francesco &#8211; cos\u00ec disse Giovanni Paolo II che li aveva convocati &#8211; ha trasformato in Centro di fraternit\u00e0 universale&#8221;. Non ci furono discussioni tra loro. Fu una giornata di solo digiuno e preghiera. Ciascuna comunit\u00e0 preg\u00f2 per suo conto: ma la vicinanza tra i diversi luoghi di preghiera era eloquente. Tutti, infatti, manifestavano la fiducia nelle energie spirituali e nella forza debole della preghiera: una preghiera senza commistioni sincretistiche, ma rispettosa delle diversit\u00e0, fiduciosa della sua forza disarmata. <\/P><br \/>\n<P>Giovanni Paolo II, nel suo discorso conclusivo sulla piazza di S. Francesco, disse: &#8220;Forse mai come ora nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace&#8230; la preghiera \u00e8 gi\u00e0 in se stessa azione, ma ci\u00f2 non ci esime dalle azioni al servizio della pace&#8221;. E proseguiva: &#8220;insieme abbiamo riempito i nostri occhi di visioni di pace: esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace, gesti che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie. La pace attende i suoi artefici&#8230;&#8221;. In molti partecipammo all&#8217;evento. E coloro che ebbero l&#8217;opportunit\u00e0 di avvicinare e accompagnare in quei giorni i capi religiosi videro la loro forte e commossa partecipazione. La Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio sent\u00ec l&#8217;urgenza di raccogliere questo &#8220;spirito di Assisi&#8221;. Si trattava non solo di non farlo cadere, quanto di estenderlo e di allargarne l&#8217;influsso. Non fu semplice. I diretti responsabili di quella giornata pensavano che dovesse restare un evento unico e irripetibile, tanto era alto. Continuarlo sarebbe stato ridurlo. Il Papa stesso sciolse l&#8217;obiezione esortando invece a continuare gli incontri. Perci\u00f2 dall&#8217;ottobre del 1987 sino ad oggi, anno dopo anno, la Comunit\u00e0 di sant&#8217;Egidio ha continuato a radunare i responsabili delle grandi religioni mondiali per un incontro di preghiera per la pace. Ne \u00e8 nato come un pellegrinaggio di pace che ha attraversato le principali citt\u00e0 europee, da Varsavia a Malta, da Bari a Milano, da Assisi a Bruxelles, da Venezia a Padova, da Gerusalemme a Lisbona, da Barcellona a Palermo nel prossimo settembre. E&#8217; stato un pellegrinaggio che man mano si \u00e8 arricchito di uomini e di donne, i quali, pur rispettando le rispettive fedi nella loro diversit\u00e0, si sono stretti sempre pi\u00f9 attorno al comune anelito alla pace. Non \u00e8 stato sempre facile superare barriere e diffidenze, pregiudizi e incomprensioni radicati. Ma la fedelt\u00e0 al dialogo e l&#8217;amore per l&#8217;unit\u00e0, ha fatto compiere di volta in volta miracoli impensabili. Il dialogo non ha mai appiattito le diverse confessioni religiose in una sorta di minimo comune denominatore religioso. N\u00e9 c&#8217;\u00e8 mai stata confusione. Al contrario, ogni volta ciascun credente \u00e8 stato come costretto a scendere al fondo della propria fede e della propria esperienza religiosa. Ma le diversit\u00e0 non sono state motivo per scontrarsi; al contrario, hanno rappresentato una ragione in pi\u00f9 per confermare la propria fede e per allargare il proprio cuore alla comprensione altrui.<\/P><br \/>\n<P>Ne \u00e8 nata come una passione per la pace. Del resto il grido di pace dei paesi in guerra veniva portato dentro questi incontri. Come era possibile non ascoltarli? Varie iniziative di pace sono nate da questi incontri, da quella che port\u00f2 alla pace in Mozambico, all&#8217;impegno per l&#8217;Algeria, per i Balcani, o all&#8217;incontro avvenuto dentro le mura di Gerusalemme tra le tre religioni monoteistiche. Il ritrovarsi per la preghiera ha suscitato inoltre il bisogno di momenti di riflessione e di dibattito. All&#8217;ombra della preghiera si sono sviluppati sempre pi\u00f9 luoghi e momenti sia per approfondire la conoscenza reciproca sia per la comprensione dei grandi problemi del mondo, cercando piste di intervento e di approfondimento. E&#8217; maturata sempre pi\u00f9 la convinzione che il dialogo \u00e8 non solo una delle frontiere di questo nuovo tempo ma ancor pi\u00f9 una costante della vita. Si potrebbe dire che fa parte di quella sapienza che nasce dalla frequentazione del Vangelo. Come negare che il dialogo \u00e8 forse l&#8217;unica strada che pu\u00f2 allontanare conflitti laceranti e distruttivi della convivenza umana? In tale orizzonte il dialogo si \u00e8 allargato anche ai laici e agli uomini di buona volont\u00e0. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli appuntamenti che hanno visto credenti e non credenti confrontarsi con grande libert\u00e0 e tolleranza. Per il mondo europeo in particolare essi assumono un valore non poco significativo. Si tratta, infatti, di raccogliere le diverse tradizioni culturali per porre un argine alla crescita di un individualismo generalizzato che percorre trasversalmente individui e collettivit\u00e0 e che conduce inesorabilmente ad una societ\u00e0 conflittuale ove il pi\u00f9 forte ha sempre ragione sul pi\u00f9 debole. Gli stessi ripiegamenti sul proprio gruppo, etnia, regione, nazione, non fanno altro che fomentare rigurgiti di una cultura del disprezzo dell&#8217;altro e del diverso da s\u00e9. <BR>In tale contesto, &#8220;Duc in altum!&#8221; allo &#8220;spirito di Assisi&#8221;. Deve davvero &#8220;prendere il largo&#8221;, e divenire una condizione permanente della vita. Il sogno ? Una &#8220;esistenza dialogale&#8221;. Il dialogo non \u00e8 semplicemente un metodo, una sorta di tecnica nel rapportarsi tra le persone, tra i popoli e tra le nazioni; \u00e8 piuttosto un modo di vivere e quindi di relazionarsi che richiede pazienza e saggezza, fermezza e tolleranza, curiosit\u00e0 e ricerca. Qui \u00e8 nascosta la sua forza nel cambiare i cuori e l&#8217;esistenza. Giovanni Paolo II lo propone come una nuova conquista spirituale della stessa Chiesa cattolica: &#8220;Oggi dobbiamo essere grati allo spirito di Dio, che ci ha portati a capire sempre pi\u00f9 chiaramente che il modo appropriato e insieme pi\u00f9 consono al Vangelo, per affrontare i problemi che possono nascere tra i popoli, religioni e culture, \u00e8 quello di un paziente, fermo quanto rispettoso dialogo&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>All&#8217;inizio di questo nuovo secolo \u00e8 ancor pi\u00f9 necessario parlare e, soprattutto, vivere il dialogo. Jean Daniel, direttore di &#8220;Le Nuovel Observateur&#8221;, ha scritto: &#8220;la scomparsa degli imperi, cio\u00e8 del cemento federativo o imperiale, la fine delle ideologie unificatrici, la soppressione delle distanze, ma anche l&#8217;immensa pressione di coloro che non hanno niente e bussano alla porta o varcano la soglia di coloro che hanno qualcosa, portano a un&#8217;accellerazione del cosmopolitismo nella babelizzazione delle lingue, nella sovrapposizione delle culture e nell&#8217;aggressivit\u00e0 urbana&#8221;. E&#8217; sotto i nostri occhi il fatto che, gente di fede, etnia, cultura diversa, convive nelle stesse citt\u00e0, negli stessi orizzonti nazionali. E se da una parte si perseguono disegni di omogeneit\u00e0 attraverso la pulizia etnica, dall&#8217;altra persone diverse vivono insieme senza distruggere le identit\u00e0 nazionali, ma ponendo nuovi problemi. Convivere \u00e8 la realt\u00e0 di molti popoli, di molte religioni, di tanti gruppi. E non sempre \u00e8 facile. Una convivenza con troppe differenze, orizzonti troppo ampi quali quelli della mondializzazione, inducono fenomeni preoccupanti: individualismi irresponsabili, tribalismi difensivi, nuovi fondamentalismi. C&#8217;\u00e8 gente che si sente aggredita e spaesata di fronte a nuovi vicini e a un mondo troppo grande. Donne e uomini spaesati hanno paura del presente e del futuro; chiedono alle religioni di proteggere la loro paura, magari con le mura della diffidenza. Ne nascono fondamentalismi di generi diversi che, come fantasmi, pullulano e inquietano. Crescono anche fondamentalismi di carattere etnico o nazionalista, che giungono sino al terrorismo. I fondamentalismi sono semplificazioni che possono affascinare giovani, disperati, gente spaesata per cui questo mondo \u00e8 troppo complesso, inospitale, ma che possono interessare politici spregiudicati alla ricerca di scorciatoie per il potere. E i fondamentalismi hanno il marchio dell&#8217;odio e della lotta al diverso. Ebbene, le religioni in questo nuovo contesto hanno una responsabilit\u00e0 decisiva nell&#8217;evitare i conflitti e nella costruzione della convivenza. Il loro dialogo tesse una trama pacifica, respinge le tentazioni a lacerare il tessuto civile, a strumentalizzare le differenze religiose a fini politici. Ma questo richiede agli uomini e alla donne di religione di essere davvero coerenti. E di avere coraggio e impegno nell&#8217;abbattere con la forza morale, con la piet\u00e0, con il dialogo, i muri che giorno dopo giorno gli uomini innalzano tra loro. Le religioni sono chiamate ad educare all&#8217;amore perch\u00e9 tutti sappiano convivere anche se diversi. E&#8217; un grave compito delle religioni ricordare che il destino dell&#8217;uomo va al di l\u00e0 dei propri beni terreni, e si inquadra in un orizzonte universale, nel senso che tutti gli uomini sono creature di Dio. Sappiamo bene che le religioni hanno risposte diverse. Ma il dialogo tra di loro \u00e8 gi\u00e0 un segno di speranza: che gli uomini non si uccideranno pi\u00f9 in nome di Dio e non chiameranno Dio per santificare i loro odi. Gli uomini, scoprendo il volto di Dio, scopriranno il valore della pace. Per questo c&#8217;\u00e8 bisogno di un avvicinamento amichevole dei diversi mondi religiosi, per fare emergere il comune messaggio di pace. II dialogo non \u00e8 perdita di identit\u00e0: senza identit\u00e0 non c&#8217;\u00e8 neppure dialogo. Attraverso l&#8217;incontro degli uomini di religione anzi emerge l&#8217;arte del convivere; un&#8217;arte divenuta necessaria in una societ\u00e0 plurale come la nostra. E&#8217; arte della maturit\u00e0 delle culture, delle personalit\u00e0, dei gruppi. E&#8217; l&#8217;arte di cui oggi c&#8217;\u00e8 bisogno in tante parti del mondo, proprio perch\u00e9 facilmente crescono le passioni conflittuali e identitarie. Nell&#8217;icona di preghiera per la Pace di Assisi, e nello spirito che ne \u00e8 scaturito, si trovano le indicazioni per ritrovare la misteriosa unit\u00e0 del genere umano, e le risorse per decidere della coabitazione pacifica dei popoli e dei gruppi. Amicizia, conoscenza, stima reciproca, resistenza al demone del conflitto. C&#8217;\u00e8 una cultura di Assisi da far rifiorire nello studio, nella pratica, nell&#8217;ospitalit\u00e0. S\u00ec, la via della pace e del dialogo passano per incontri come questi di Assisi. Se non \u00e8 possibile determinare le scelte dell&#8217;altro, a noi resta la fiducia nella forza della preghiera che si sviluppa in un clima di perdono e di concordia. E&#8217; l&#8217;insegnamento del Vangelo, seguito da Francesco di Assisi, e dagli incontri che dell&#8217;86 si sono realizzati sino a questo del 2002. <BR>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati 16 anni da quel 27 ottobre del 1986 quando pi\u00f9 di cento rappresentanti delle confessioni cristiani e delle grandi religioni mondiali si riunirono ad Assisi, &#8220;luogo che la figura serafica di Francesco &#8211; cos\u00ec disse Giovanni Paolo II che li aveva convocati &#8211; ha trasformato in Centro di fraternit\u00e0 universale&#8221;. 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