{"id":15573,"date":"2002-05-03T00:00:00","date_gmt":"2002-05-03T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/laici-e-credenti-di-fronte-alla-globalizzazione.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:37","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:37","slug":"laici-e-credenti-di-fronte-alla-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/laici-e-credenti-di-fronte-alla-globalizzazione.html","title":{"rendered":"Laici e credenti di fronte alla globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p><P>Il tema che ho scelto \u00e8 pi\u00f9 vasto di quello che mi era stato proposto, ossia la laicit\u00e0. Sono stato spinto a questa scelta a motivo dei tragici avvenimenti che accadono all\u2019inizio di questo terzo millennio. E mi riferisco a quel clima di scontro che sembra prevalere nel nostro mondo mentre sempre pi\u00f9 si corre verso la globalizzazione. Gli esempi sono molteplici, basti pensare ai conflitti etnici, alle guerre balcaniche, a quella israelo-palestinese e a tante altre ancora. Se poi guardiamo dentro il nostro paese vediamo crescere sempre pi\u00f9 una cultura della difesa della propria identit\u00e0 che passa unicamente attraverso lo scontro violento con i diversi. E\u2019 quel che Huntington ha chiamato lo scontro delle civilt\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>Ebbene, a mio avviso, questa non \u00e8 una strada che porta a far progredire la storia. Al contrario, crea lacerazioni sempre pi\u00f9 difficili da sanare. In tale orizzonte vorrei porre questa riflessione tra credenti e laici di fronte alla globalizzazione. Non faccio la storia delle lacerazioni provocate nel nostro paese dal mancato incontro della cultura laica con quella cattolica. Oggi per\u00f2 sono convinto che laici e credenti sono chiamati ad affrontare una comune sfida, quella della costruzione di un paese che viva la sua identit\u00e0 in dialogo stretto con l\u2019Europa e con il mondo. Per questo quella ispirazione, semplice e profonda, che Giovanni XXIII individuava nel cercare anzitutto quel che unisce e mettere da parte quel che divide, va ripresa in tutta la sua potenzialit\u00e0. Infatti, prima ancora che un problema di contenuti, \u00e8 una questione di stile di vita, ossia un metodo di rapportarsi che, appunto, senza sopprimere le differenze fa evitare per\u00f2 lo scontro. In questo orizzonte, la discordia non significa inimicizia, la differenza non equivale a disastro, e l\u2019altro da me non \u00e8 pi\u00f9 il nemico da sconfiggere e abbattere. Laici e credenti debbono affrontare assieme l\u2019impegno per pace, per la giustizia, per la difesa dell\u2019uomo e per la costruzione di un mondo nuovo. <\/P><br \/>\n<P>In varie occasioni ho avuto modo di affrontare questo nuovo rapporto che deve instaurarsi tra laici e credenti. E, quando l\u2019incontro \u00e8 stato condotto senza pregiudizi, si sono toccate corde profonde, direi spirituali, senza fermarsi nelle secche di una politica di corto respiro. Ricordo gli incontri con Arrigo Levi, o con Giuliano Amato, e Umberto Eco in Italia, o in Portogallo con Mario Soares, o a Barcellona con Felipe Goncales, e in Francia con Jean Daniel. Qui il discorso sulla &#8220;laicit\u00e0&#8221; potrebbe andare lontano. Cito solo la presa di posizione del primo ministro francese, Lionel Jospin, sulla Carta Europea, quando non voleva si parlasse di &#8220;eredit\u00e0 religiosa dell\u2019Europa&#8221;. Fu immediata la reazione di studiosi come Ricoeur, Delumeau, Girad, Juliard\u2026, e poi Ren\u00e9 Remond. Quest\u2019ultimo, nel volume &#8220;Le christianisme en accusation&#8221;, giunge a parlare di una &#8220;cultura del disprezzo&#8221; nei confronti del cattolicesimo, anche se non manca da parte sua di accusare atteggiamenti inadeguati di un certo cattolicesimo di fronte alla modernit\u00e0. Ma in Francia, come in Italia, c\u2019\u00e8 anche un interessante dibattito tutto interno al mondo laico, come quello tra il Luc Ferry e De Sponville, ambedue non credenti. Per loro la posta in gioco non \u00e8 la scelta tra trascendenza e immanenza, bens\u00ec tra materialismo e spiritualit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>In Italia, se da una parte il dibattito si \u00e8 fatto molto vivace, dall\u2019altra rischia di bloccarsi nelle maglie della politica, perdendo cos\u00ec l\u2019orizzonte &#8220;religioso&#8221; o &#8220;spirituale&#8221; che gli \u00e8 proprio. In taluni casi il dibattito si \u00e8 ristretto all\u2019ambito politico chiedendosi se i credenti debbono o no mettere da parte la loro fede per essere davvero democratici. Ci si richiama, impropriamente, alla nota frase di Bonhoeffer: in politica i credenti debbono comportarsi &#8220;Etsi Deus non daretur&#8221;, &#8220;Come se Dio non ci fosse&#8221;. In altri casi, come nella polemica seguita al G8 di Genova, ci si incaglia sul rapporto tra Chiesa ed Occidente, &#8220;accusando&#8221; la prima di antioccidentalismo per alcuni rilievi critici fatti verso una globalizzazione selvaggia che non tenesse conto anche dei poveri e della salvaguardia dell\u2019ambiente. Altro respiro, invece, presentano posizioni pi\u00f9 attente alla dimensione etica o culturale del cattolicesimo, come quella di chi lo delinea come la forma culturale pi\u00f9 alta di una religione universale (Perniola). Si giunge a dire, parafrasando Benedetto Croce: &#8220;perch\u00e9 non posso non dirmi cattolico&#8221;; ma di un cattolicesimo inteso come &#8220;una fede senza dogma&#8221; o &#8220;senza ortodossia&#8221;. Aggiungendo che, in una &#8220;et\u00e0 della credulit\u00e0&#8221; com\u2019\u00e8 la nostra, il cattolicesimo \u00e8 una forma solida di sentire e, quindi, opportunamente da custodire. <\/P><br \/>\n<P>Ma quel che a mio avviso \u00e8 sempre pi\u00f9 urgente far emergere in tali dibattiti \u00e8 la categoria della spiritualit\u00e0 o, se volete, dell\u2019Altro, del mistero. Se per un verso, infatti, si sostiene la necessit\u00e0 di una morale, di un\u2019etica dei comportamenti, e sono in tanti ad augurarselo, dall\u2019altra se ne vede anche l\u2019insufficienza se ci si pone di fronte alle questioni sollevate dalla nuova situazione del mondo che vertono sul senso stesso dell\u2019uomo e dell\u2019esistenza. Riprendendo il pensiero del noto filosofo ebreo, Habraham Heschel, potremmo dire che la crisi contemporanea non \u00e8 dovuta anzitutto a conflitti economici, ma ad una paralisi spirituale. E cita Isaia: &#8220;Gli inviati di pace piangano amaramente\u2026I patti sono rotti, i testimoni disprezzati, non c\u2019\u00e8 rispetto per l\u2019uomo&#8221; (33,8). <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 singolare che anche tra i laici si inizia a parlare esplicitamente di &#8220;fede laica&#8221;, di &#8220;religiosit\u00e0 laica&#8221; da recuperare. Norberto Bobbio, un noto filosofo laico italiano, non solo supera la vecchia controversia che opponeva la religione allo stato, ma giunge a sostenere la necessit\u00e0 della &#8220;religione&#8221; per la stessa democrazia: &#8220;A meno che non esista un\u2019altra forza capace di toccare le motivazioni interiori all\u2019azione, bisogna accettare l\u2019idea della necessit\u00e0 della religione&#8221;. E coglie nella dimensione del mistero il punto di congiunzione tra fede laica e fede religiosa: &#8220;Se fede laica vuol dire fede nell\u2019uomo, mi domando se questa non sia altrettanto soggetta al dubbio quanto quella religiosa. Allora non resta che il senso, che pu\u00f2 anche essere angoscioso, ma \u00e8 l\u2019ultimo termine cui giunge la nostra ragione, del mistero. Non \u00e8 forse questo senso del mistero che unisce profondamente e indissolubilmente gli uomini della fede laica e quelli della fede religiosa?&#8221; <\/P><br \/>\n<P>Queste affermazioni fanno eco alle parole Heschel sul mistero: &#8220;Il mistero non \u00e8 il risultato di un bisogno: \u00e8 un fatto. L\u2019ondata di mistero non \u00e8 un pensiero della nostra mente ma una presenza potentissima al di l\u00e0 della mente&#8221;. &#8220;L\u2019etica non basta pi\u00f9 &#8211; afferma Claudio Napoleoni, un laico italiano recentemente scomparso &#8211; quando amare l\u2019altro significa trovare in lui il segno del mistero o, se si vuole, del divino. Diversamente l\u2019etica non \u00e8 pi\u00f9 nulla, si trasforma di volta in volta in politica o in diritto, perdendo la sua cifra caritativa&#8221;. <\/P><br \/>\n<P><BR>Il termine globalizzazione non del tutto innocente: per alcuni \u00e8 sinonimo progresso, per altri il contrario. Jean Baudrillard, ad esempio, distingue tra globalizzazione e universalit\u00e0, riferendo la prima alla tecnica, al mercato, al turismo, all\u2019informazione, e la seconda ai valori, alle libert\u00e0, ai diritti degli uomini, alla democrazia. E sostiene che la globalizzazione appare irreversibile, non cos\u00ec invece l\u2019universalit\u00e0. Al di l\u00e0 di tali interpretazioni, non c\u2019\u00e8 dubbio che ci troviamo di fronte a sfide epocali. C\u2019\u00e8 quella del liberismo, e non mi soffermo a considerarla tanto \u00e8 nota. C\u2019\u00e8 la sfida della biotecnologia. Jeremy Rifkin, uno studioso americano che si occupa dell\u2019innovazione scientifica e tecnologica, termina il suo volume Il secolo biotech: &#8220;La rivoluzione della biotecnologia ci obbligher\u00e0 a riconsiderare molto attentamente i nostri valori pi\u00f9 profondi e ci costringer\u00e0 a porci di nuovo seriamente la domanda fondamentale sul significato e sullo scopo dell\u2019esistenza\u2026Tutti gli aspetti della nostra realt\u00e0 individuale e di quella parte della vita che dividiamo con gli altri saranno toccati e seriamente modificati nel secolo della biotecnologia&#8221; (p 370). Ed in effetti l\u2019orizzonte delle sfide si allarga a quelle relative alle libert\u00e0, ai diritti dell\u2019uomo, alla coscienza, insomma alla centralit\u00e0 o meno dell\u2019uomo nella cultura contemporanea. C\u2019\u00e8 chi parla di post-umanit\u00e0, di una cultura in cui l\u2019uomo \u00e8 solo oggetto della tecnica e della sperimentazione; una fase ben diversa da quella dell\u2019umanesimo ateo, per dirla con De Lubac, ove era la centralit\u00e0 dell\u2019uomo a scacciare Dio. Oggi, l\u2019uomo a non sembra accupare pi\u00f9 la centralit\u00e0 della scena.<\/P><br \/>\n<P>La &#8220;modernit\u00e0&#8221;, con la quale la Chiesa ha ricercato l\u2019incontro, \u00e8 cambiata: l\u2019ottimismo scientifico, la certezza del progresso, l\u2019idea di una generale liberazione dell\u2019umanit\u00e0 attraverso le ideologie totalizzanti hanno prodotto un mondo dove i problemi non sono affatto risolti. Le grandi crisi politiche (pensiamo solo alla questione israelo-palestinese e a quella balcanica) mostrano una incredibile fragilit\u00e0 del mondo. Insomma, il &#8220;moderno&#8221;, il &#8220;post-cristianesimo&#8221;, non appare essere il migliore dei mondi. Se poi si guarda al passato, anche solo al Novecento, chi pu\u00f2 dirsi senza peccato? Quale istituzione, religiosa o laica, pu\u00f2 dirsi innocente?<\/P><br \/>\n<P><BR>Ai credenti e ai laici \u00e8 chiesto un sussulto. Si potrebbe riprendere l\u2019esortazione evangelica: &#8220;Duc in altum!&#8221;, &#8220;prendete il largo!&#8221; E\u2019 urgente inventare nuove &#8220;vie di senso&#8221;, interrogarsi sulle prospettive della salvezza, combattendo superstizioni e idolatrie, sincretismi ingannatori e fondamentalismi devastanti, praticare la vita interiore e difendere la pace. In forma sintetica, mi permetterei di dire che i credenti debbono essere pi\u00f9 credenti, tornando alle radici della loro fede; e i laici debbono essere pi\u00f9 laici, recuperando dalle radici della loro cultura la forza dell\u2019utopia e del sogno sul mondo. Questo processo di approfondimento, questo ritorno alle proprie sorgenti spirituali \u00e8 indispensabile per affrontare i nuovi scenari aperti dalla &#8220;globalizzazione&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>Le Chiese conoscono bene quanto sia facile tradire il Vangelo. Giovanni Paolo II, con sapiente intuizione, ha chiesto perdono per i tradimenti avvenuti nel corso della storia. Il senso era anche quello di rimettere la Chiesa sul nastro di partenza, perch\u00e9 sapesse trarre dal Vangelo quella energia di misericordia e di fraternit\u00e0 che non \u00e8 stata ancora manifestata. Questo ritornare nel profondo della propria fede, che mette in questione la propria stessa esistenza, \u00e8 ci\u00f2 che per il credente significa la santit\u00e0, ossia essere pi\u00f9 credenti. P.Men, un prete russo ucciso barbaramente nel \u201990, affermava che pur essendo passati duemila anni siamo ancora all\u2019abc del Vangelo. <\/P><br \/>\n<P>Per i laici non so bene cosa voglia dire scendere nel profondo della loro tradizione, o anche cosa possa significare, ad esempio, chiedere perdono. Ma anche loro debbono chiedersi come essere pi\u00f9 laici. L\u2019amico Jean Daniel si chiedeva qualche tempo addietro: come essere santi laici? Oppure, si pu\u00f2 essere santi senza Dio? Era lo stesso interrogativo di Camus: &#8220;Si pu\u00f2 essere santi senza Dio?&#8221; E lo scrittore aggiungeva: &#8220;E\u2019 il solo problema concreto che oggi io conosca&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>Davanti al nuovo millennio, davanti alla globalizzazione, il dialogo laici-credenti deve ruotare attorno ad interrogativi come questi che ho or ora accennati. Credo sia questa la via per prenderci sul serio tra noi e per evitare la banalizzazione e l\u2019autoreferenzialit\u00e0. Per ambedue \u00e8 facile restare chiusi nei propri recinti, religiosi o laici. Al contrario, bisogna praticare quella che Paul Ricoeur chiamava la &#8220;ospitalit\u00e0 delle convinzioni&#8221;. Ne guadagneremo tutti. Se si scende al fondo delle proprie fedi, o delle proprie convinzioni, \u00e8 pi\u00f9 facile incontrarsi. Ed \u00e8 qui che si coglie quell\u2019energia che muove i santi e gli spiriti alti. Il vescovo Pietro Rossano diceva: &#8220;Riteniamo di poter affermare che la santit\u00e0 salver\u00e0 il mondo. Perch\u00e9 soltanto essa \u00e8 capace di muovere liberamente gli uomini a servire Dio e i fratelli&#8221;. Laici e credenti debbono avere un sussulto spirituale, e si ritroveranno di fronte alle antiche e ingenue domande di sempre: possiamo sperare di costruire un mondo senza violenza, senza miseria, senza egoismo? Ma questa volta non soli, bens\u00ec assieme e con nuova energia. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 la &#8220;via amoris&#8221;, la via dell\u2019amore, della solidariet\u00e0 e dell\u2019uguaglianza. Il Vangelo richiama i credenti a globalizzare l\u2019amore. E\u2019 una via che non passa lontano, ad esempio, dalla difesa dei Diritti dell\u2019uomo, che Jean Daniel ha immaginato come una sorta di religione dei non credenti. Questa frontiera, se accostata ai dieci comandamenti e al discorso della montagna, si lega non poco alla rivelazione ebraico-cristiana. Ci troveremo assieme e pi\u00f9 forti per affrontare le sfide della globalizzazione. Cari amici, potrei dire, paradossalmente, il mondo non \u00e8 in crisi perch\u00e9 siamo in profondo disaccordo, ma forse perch\u00e9 siamo debolmente d\u2019accordo. <BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema che ho scelto \u00e8 pi\u00f9 vasto di quello che mi era stato proposto, ossia la laicit\u00e0. Sono stato spinto a questa scelta a motivo dei tragici avvenimenti che accadono all\u2019inizio di questo terzo millennio. 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