{"id":15567,"date":"2002-06-16T00:00:00","date_gmt":"2002-06-16T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/religione-economia-e-politica.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"religione-economia-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/religione-economia-e-politica.html","title":{"rendered":"Religione, economia e politica"},"content":{"rendered":"<p><P>L\u2019Europa e il fatto religioso: <\/P><br \/>\n<P>la diversit\u00e0 delle credenze e delle appartenenze<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>La diversit\u00e0 delle credenze (delle fedi) e delle appartenenze non \u00e8 un fatto nuovo nella storia dell\u2019Europa. Le sue stesse radici sono al plurale. C\u2019\u00e8 chi parla di un\u2019Europa prodotta da un grande \u201cm\u00e9tissage\u201d tra romani, greci e barbari, tra popolazioni e culture mediterranee di origine pagana e giudeo-cristiana, senza dimenticare l\u2019apporto dell\u2019islam. Il cristianesimo stesso, che non si identifica n\u00e9 con l\u2019Europa n\u00e9 con l\u2019Occidente, \u00e8 comunque plurale al suo interno con le tradizioni cattolica, ortodossa, protestante e anglicana, per ricordarne le principali. Riflessioni analoghe possono essere fatte per le altre religioni, penso ad esempio, all\u2019islam, ma anche per il multiforme mondo dei \u201claici\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Ovviamente, le mutate condizioni storiche pongono in modo nuovo la questione del rapporto tra le diversit\u00e0 delle fedi e delle appartenenze e la prospettiva unitaria che abbiamo davanti. Il problema si fa ancor pi\u00f9 urgente se si vuole un\u2019Europa unita e forte nel quadro geopolitico mondiale con il predominio di una sola potenza. L\u2019euro non basta a unire l\u2019Europa e tanto meno a renderla protagonista nella storia di questo nuovo millennio. Non si pu\u00f2 non concordare con Jacques Delors quando, da capo dell\u2019amministrazione comunitaria europea, diceva: \u201cSe nei dieci anni che vengono non saremo riusciti a dare un\u2019anima, un significato, una spiritualit\u00e0 all\u2019Europa, avremo perso la partita\u2026Manca un soffio, un \u00e9lan, alla nostra visione\u201d. I dieci anni stanno per scadere. E le numerose frontiere sulle quali l\u2019Europa deve vivere richiedono un consenso delle diverse parti attorno a valori etici, culturali e giuridici comuni. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Se ci si interroga su come coniugare diversit\u00e0 e unit\u00e0 organica, un primo problema sta forse nel riconoscere le diversit\u00e0 e lo specifico contributo che possono offrire. Faccio solo l\u2019esempio del cristianesimo che tanta parte ha avuto nel processo di formazione dell\u2019identit\u00e0 europea. Non mancano in questi ultimi tempi riflessioni critiche rispetto ad un eventuale processo che non tenga conto della prospettiva culturale e religiosa dell\u2019ortodossia. Il metropolita Kirill, responsabile del Dipartimento per le relazioni estere della Chiesa Ortodossa russa, in una recente relazione all\u2019Universit\u00e0 di Perugia, ha richiamato con decisione la necessit\u00e0 di guardare anche all\u2019apporto che l\u2019Ortodossia pu\u00f2 e deve offrire per la costruzione dell\u2019Europa: \u201cE\u2019 indispensabile comprendere \u2013 diceva riferendosi agli occidentali &#8211; che l\u2019Oriente dell\u2019Europa non vuole seguire ciecamente regole elaborate un giorno da qualcuno, senza la sua partecipazione e senza tenere conto della peculiarit\u00e0 della concezione del mondo dei suoi abitanti, soltanto perch\u00e9 queste regole, in una fase storica,assicurano la prosperit\u00e0 di una determinata parte degli abitanti della terra\u201d. E continuava dicendo: \u201cIo non vorrei cercare vie di adattamento della civilt\u00e0 cristiano-orientale al progetto occidentale di un\u2019Europa unita. Io desidero parlare di ci\u00f2 a cui il mondo cristiano-orientale non rinuncer\u00e0 mai, ma che pu\u00f2 e vuole condividere con l\u2019Europa occidentale\u201d. Anche il Patriarcato Ecumenico ha presentato un apposito memorandum per contribuire all\u2019elaborazione della Costituzione Europea ricordando alcuni principi generali con i conseguenti aspetti etici, culturali e sociali. Ed \u00e8 significativo notare il numero crescente di rappresentanti ortodossi che si stabiliscono a Bruxelles presso l\u2019Unione Europea. E ha ragione Giovanni Paolo II quando afferma che \u201cLa Chiesa e l\u2019Europa sono due realt\u00e0 intimamente legate nel loro essere e nel loro destino. Hanno fatto insieme un percorso di secoli, e rimangono marcate dalla stessa storia\u201d. Anche solo la complessit\u00e0 della presenza cristiana obbliga a tenere in conto il contributo che le diverse confessioni possono offrire in vista di un orizzonte spirituale, etico e culturale comune. Riflessione analoga va fatta per le altre religioni presenti in Europa. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>L\u2019apporto delle religioni pu\u00f2 qualificare il processo di integrazione europea, senza pensare che questo comporti un ritorno indietro della storia europea. Se qualcuno, anche solo qualche decennio fa, poteva pensare che le religioni sarebbero state spazzate via dalla modernit\u00e0, oggi deve ricredersi visto che spesso vengono chiamate in campo. Non di rado esse vengono spinte in modo distorto per sacralizzare conflitti e santificare aneliti identitari. Al contrario, possono aiutare a superare quelle passioni autoreferenziali che spingono a rinchiudersi in se stessi, e assieme suscitare energie di pace e di solidariet\u00e0. Ricordo ancora il primo ministro albanese, Fatos Nano, il quale subito dopo le prime elezioni libere del marzo 1991 mi diceva che il danno maggiore provocato dal regime totalitario di Enver Oxa con l\u2019annullamento di ogni religione era dato dal fatto che nell\u2019avvio del processo democratico non sapeva pi\u00f9 su quali valori comuni poteva basarsi per domandare al popolo sacrificio e solidariet\u00e0 per il bene della nazione. E aggiungeva: \u201cLo dico da non credente ma con la responsabilit\u00e0 di presidente del Consiglio dei Ministri\u201d. Sembrerebbe venire in aiuto a Fatos Nano anche un noto filosofo italiano, caro al mondo laico, Norberto Bobbio, il quale in una recente pubblicazione giunge a proporre la necessit\u00e0 della religione per la stessa sopravvivenza della democrazia. \u201cA meno che \u2013 scrive \u2013 non esista un\u2019altra forza capace di toccare le motivazioni interiori all\u2019azione, bisogna accettare l\u2019idea della necessit\u00e0 della religione\u201d. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>In ogni caso la convivenza tra le \u201cdiversit\u00e0\u201d \u00e8 ineluttabile, ma non \u00e8 automatico \u201cgovernarla\u201d. E governarla, a mio avviso, significa che \u00e8 obbligata la via dell\u2019incontro e del dialogo. In passato era possibile vivere separati, come lo fu qualche secolo fa quando l\u2019Europa cristiana invent\u00f2 per sopravvivere il \u201ccuius regio, eius religio\u201d, una sorta di pulizia etnico-religiosa. Ma l\u2019ordine del mondo uscito dalla secondo conflitto mondiale non \u00e8 pi\u00f9 proponibile, anche se lo volessimo. Si parla oggi di multiculturalit\u00e0 per indicare non solo la diversit\u00e0, il carattere plurale delle appartenenze originarie, ma anche il loro intrecciarsi, l\u2019abbondanza, la mobilit\u00e0 e le molteplicit\u00e0 che ne risultano. C\u2019\u00e8 chi parla di un meticciato al passato; ma pu\u00f2 anche immaginarsi per il futuro dell\u2019Europa. In ogni caso la strada per incamminarsi verso un\u2019Europa unita mi pare sia quella in cui i diversi siano riconosciuti e nello stesso tempo sappiano incontrarsi apprendendo a convivere tra loro. Un\u2019Europa unita e forte potr\u00e0 realizzarsi se le \u201cdiversit\u00e0\u201d, pur conservando la propria identit\u00e0, riescono a ritrovarsi attorno a valori condivisi. Ma tale consenso non credo si possa ottenere attutendo o, peggio ancora, annullando le \u201cdiversit\u00e0\u201d alla ricerca di un vacuo e neppure auspicabile minimo denominatore comune. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Mi sono fermato soprattutto ad accennare alla diversit\u00e0 religiosa, ma non vanno&nbsp; dimenticate le minoranze etniche e culturali. Questa prospettiva diviene ancor pi\u00f9 pressante se si pensa ai dieci paesi dell\u2019Europa centrale che stanno per fare il loro ingresso nell\u2019Unione. Sappiamo che i confini tracciati dopo il primo conflitto mondiale in questa area, quando hanno privilegiato il criterio della maggioranza hanno creato una miriade di minoranze compresse, e quando, come in Cecoslovacchia e in Jugoslavia, hanno messo insieme in misura uguale i vari popoli, ma con elementi storici, linguistici e religiosi che non sono stati adeguatamente amalgamati, sono succedute poi separazioni a volte a prezzo di sangue. Nella ex-Jugoslavia, per fare un solo esempio, ci siamo impegnati in due conflitti contraddittori: in Bosnia per unire le diverse etnie, e in Kossovo per dividerle. E comunque le questioni sono rimaste immutate, come stanno dimostrando i processi elettorali che continuano a sottolineare le divisioni etniche. Ma la via che resta, dopo aver sperimentato la tragedia conseguita dalle espulsioni e dall\u2019epurazioni etniche, \u00e8 quella di una democrazia che tenga conto di tutte le culture, dando loro uguali diritti. Non \u00e8 certo un percorso facile, anzi \u00e8 senza dubbio rischioso perch\u00e9 costretto a passare tra chiusura e scambio, tra distruzione e sopravvivenza. Ma credo sia l\u2019unica via possibile.<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>L\u2019apporto delle diverse tradizioni religiose non contraddice la laicit\u00e0. Mi chiedo per\u00f2 se non sia opportuno rivisitare il senso della religiosit\u00e0 e della laicit\u00e0. Questi due termini, o meglio queste due dimensioni della vita non sono \u201cfisse\u201d e immobili. Essi hanno una loro storia e seguono un loro processo. Richiedono pertanto una rinnovata comprensione e forse anche una purificazione dai rispettivi eccessi. Pu\u00f2 esserci infatti una patologia della religione come della laicit\u00e0. Il fondamentalismo pu\u00f2 essere caratterizzato come una degenerazione delle due dimensioni. E senza alcun dubbio si deve operare in ogni modo per evitare la deriva fondamentalista sia delle religioni che della laicit\u00e0. In questo caso la semplificazione dei processi sarebbe pericolosissima. Mi riferisco, ad esempio, alla teoria del cosiddetto \u201cconflitto di civilt\u00e0\u201d, una tesi che l\u2019Europa e il Mediterraneo smentiscono nella loro storia e nella loro geografia, se cos\u00ec posso dire. Non mi dilungo su questo,&nbsp; a accenno alla necessit\u00e0 di evitare il rischio di un fondamentalismo laico, che in Albania trov\u00f2 una deriva estrema con l\u2019abolizione per Costituzione di ogni religione. La laicit\u00e0 non significa esclusione di ogni credo o riduzione della dimensione religiosa al privato individuale. Io stesso ho avuto modo di colloquiare con Arrigo Levi, un laico italiano, a proposito di fede laica e fede religiosa, con l\u2019insistenza di Levi nel sottolineare il monoteismo come fonte dell\u2019umanesimo europeo. E\u2019 un dibattito che potrebbe collocarsi all\u2019interno dell\u2019interessante scambio di prospettive che in Francia \u00e8 avvenuto, ad esempio, tra Luc Ferry e Andr\u00e9 Comte-Sponville, ambedue laici, i quali affermano di restare in una prospettiva intramondana, ma Ferry prende in prestito l\u2019impalcatura spirituale cristiana per offrire, a suo dire, una solida e indispensabile dimensione etica e l\u2019altro, invece, che resta saldamente ancorato in una prospettiva materialista. Non entro nel dibattito accesosi in Francia dopo il testo del Vertice di Nizza a proposito della Carta dei Diritti Fondamentali (7 dicembre 2000). Jaques Delors, seguito da numerosi intellettuali francesi sia credenti che laici, disse in proposito: \u201cLamento che abbia soppresso, per ragioni legate ad una certa idea di laicit\u00e0, il riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa\u2026Sarebbe come se in Francia coloro che sono contro la dittatura, o piuttosto contro il potere autoritario, decidessero di far sparire dalla storia Napoleone\u201d. Tornando al tema del rapporto tra laicit\u00e0 e religiose, in Italia, Gian Enrico Rusconi&nbsp; ha sostenuto la necessit\u00e0 per il credente di mettere tra parentesi la propria fede per essere un sincero democratico. E a sostegno della sua tesi prende in prestito la nota frase di Bonoheffer: \u201ccomportarsi come se Dio non ci fosse\u201d. E\u2019 una posizione che andrebbe approfondita, tanto pi\u00f9 che, per restare al caso italiano, una sentenza della Corte Costituzionale afferma che la laicit\u00e0 dello Stato non implica l\u2019esclusione delle credenze (o la loro forzata privatizzazione) semmai significa garantire il diritto di ogni confessione religiosa ad esercitare con libert\u00e0 il proprio culto, ovviamente all\u2019interno del quadro legislativo nazionale. La via aperta dal Vaticano II con la riflessione sulla libert\u00e0 religiosa mi pare possa indicare quel percorso che permette un incontro dialetticamente virtuoso tra religiosit\u00e0 e laicit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Questo porterebbe a chiedersi se la Costituzione Europea deve attuare un processo di livellamento o, peggio, di eliminazione o non piuttosto una sintesi \u2013 certamente ardua, ma certo virtuosa \u2013 che sia frutto del contributo delle diverse tradizioni religiose e culturali. E\u2019 in ogni caso significativo che il Partito Socialista Europeo nelle proposte presentate per la scrittura della Convenzione ritenga tra l\u2019altro che \u201cla ricchezza e la diversit\u00e0 delle culture in Europa deve essere protetta mentre sviluppiamo valori condivisi e accettiamo comuni responsabilit\u00e0 in accordo con i diritti dei cittadini. Il contributo dei gruppi culturali, sociali e religiosi sar\u00e0 di cruciale importanza per raggiungere tali obiettivi\u201d. Tale proposta mi pare un significativo superamento della dichiarazione del Vertice di Laeken: nel testo, parlando della societ\u00e0 civile neppure si accennava ai gruppi religiosi. Ripeto, non \u00e8 semplice tale processo di \u201cintegrazione\u201d perch\u00e9 richiede l\u2019entrata in gioco di temi di ordine giuridico, politico, filosofico e religioso. Eppure \u00e8 una fatica necessaria che richiede una partecipazione ampia e, in certo modo, mai compiuta in modo definitivo. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Mi fermo unicamente a qualche cenno relativo al dialogo tra le religioni. Tale dialogo richiede alle religioni stesse una nuova autocomprensione che mette in gioco anche il senso delle verit\u00e0 che esse professano nel senso inteso da Giovanni XXIII il quale diceva: \u201cNon \u00e8 il Vangelo che cambia; ma che noi lo comprendiamo meglio\u201d. Sarebbe utile approfondire il senso che il termine \u201cverit\u00e0\u201d acquista all\u2019interno dell\u2019universo religioso, che non necessariamente corrisponde con quanto si intende in ambito filosofico. E, in ogni caso, che il credente viva la propria fede come \u201cvera\u201d, quindi come assoluta, non implica che le altre fedi siano immediatamente e totalmente \u201cfalse\u201d in quanto tali e che perci\u00f2 debbano essere combattute. Non entro in tale questione (ci sono indicazioni date dal Vaticano II), ma, nel vivere gomito a gomito, le diverse religioni (anche il cristianesimo) divengono, in un certo senso, sempre pi\u00f9 interreligiose, appunto perch\u00e9 la delimitazione che una identit\u00e0 fa di se stessa suppone il riconoscimento dei confini delle altre. L\u2019identit\u00e0 \u2013 se vuole salvare se stessa \u2013 non pu\u00f2 esimersi dall\u2019incontro e dal dialogo con le altre identit\u00e0. Ogni religione pertanto \u00e8 come costretta ad essere in certo modo interreligiosa, e la stessa verit\u00e0 acquisisce come un nuovo statuto per il suo rapporto con la pluralit\u00e0, e la libert\u00e0 dell\u2019individuo viene immediatamente connotata dal suo rapporto ravvicinato con l\u2019altro. Ci\u00f2 significa che la conoscenza reciproca, la cordialit\u00e0 nei rapporti tra i credenti di diverse fedi e l\u2019esclusione di concepire l\u2019altro come un nemico da combattere diventano parte importante del proprio credere. Insomma la fede impegna &#8220;con&#8221; e non &#8220;contro&#8221; le altre tradizioni religiose. E\u2019 l\u2019esperienza pi\u00f9 che decennale che la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio vive negli incontri internazionali di preghiera per la pace. Tale nuova condizione delle religioni comporta che esse possano anche apprendere le une dalle altre, come con coraggio Giovanni Paolo II disse in India a proposito di Gahndi. E&#8217; chiaro che \u00e8 totalmente esclusa la realizzazione di una sorta di democrazia delle religioni, o di una intesa a ribasso verso un comune denominatore. Giovanni Paolo II parla, ad esempio, della capacit\u00e0 del cristianesimo di \u201carmonizzare, consolidare e promuovere\u201d, quindi non di annullare, quei valori consegnati all\u2019Europa dallo spirito della Grecia, della romanit\u00e0, dei diversi popoli, della cultura ebraica e di quella islamica. Non \u00e8 questo un impegno peculiare dell\u2019Europa che essa deve riscoprire per se stessa e per il mondo?&nbsp; <\/P><br \/>\n<P>Questa attitudine a me pare strettamente legata al dialogo tra i credenti, e tra questi e i laici. Va riscoperta senza dubbio quell\u2019ispirazione, semplice e profonda, indicata da Giovanni XXIII: cercare anzitutto quel che unisce e mettere da parte quel che divide. Questo atteggiamento, ancor prima che una questione di contenuti, significa uno stile di vita, un metodo di rapportarsi che, senza sopprimere le differenze, fa per\u00f2 evitare lo scontro. E\u2019 un modo di porsi di fronte alla storia, oggi. La discordia non significa inimicizia e l\u2019altro non \u00e8 necessariamente un nemico da sconfiggere e abbattere. Al contrario, il dialogo significa un\u2019opportunit\u00e0 per accomunare tutti, laici e credenti delle varie fedi, di fronte alle sfide poste dall\u2019etica, dalla giustizia, dalla globalizzazione, dalla solidariet\u00e0, dall\u2019ambiente, e cos\u00ec via. La domanda centrale, che \u00e8 anche un compito, appare a questo punto chiara: come convivere tra persone, tra fedi e tra popoli diversi? Non si tratta di perdere la propria identit\u00e0 per scivolare verso una omogeneizzazione generale. Il problema \u00e8 come conservare le diverse identit\u00e0 senza che esse si pongano l\u2019una contro l\u2019altra, l\u2019una nemica dell\u2019altra. E\u2019 ci\u00f2 che potremmo chiamare l\u2019arte del convivere tra diversi. Ripeto: finito il mondo in cui ciascuno viveva solo con i propri correligionari, bisogna imparare a vivere insieme. Ed \u00e8 qui che bisogna concentrare gli sforzi di tutti: ri-apprendere e ri-praticare l\u2019arte del convivere (per secoli \u00e8 stata possibile in Europa). E come ogni arte, anche questa richiede disciplina interiore, conoscenza e comprensione reciproca, superamento di pregiudizi e ricerca di valori condivisi. In questo l\u2019Europa \u00e8 chiamata anche ad indicare una direzione che \u00e8 valida per l\u2019intero pianeta.<\/P><br \/>\n<P>Ci troviamo in una nuova e inedita stagione storica. Ed \u00e8 urgente trovare nuove \u201cvie di senso\u201d che vedano laici e credenti impegnati assieme a prendere dalle proprie sorgenti spirituali e culturali ci\u00f2 che hanno di pi\u00f9 prezioso. Potrei dire che c\u2019\u00e8 bisogno di pi\u00f9 fede e di pi\u00f9 ragione: i credenti debbono essere pi\u00f9 credenti e i laici pi\u00f9 laici. Questo comporta un processo di approfondimento, un ritorno appunto alle proprie sorgenti spirituali, praticando nello stesso tempo quel che Paul Ricoeur chiamava la \u201cospitalit\u00e0 delle convinzioni\u201d. Se si scende al fondo delle proprie fedi, o delle proprie convinzioni laiche, \u00e8 pi\u00f9 facile anche per l\u2019Europa vivere e proporsi come terra di libert\u00e0, di democrazia, di pace e di giustizia, rispettosa della cultura e dei diritti dei popoli, fattiva protagonista di una \u201cglobalizzazione della solidariet\u00e0\u201d senza marginalizzazioni n\u00e9 esclusioni.<BR><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa e il fatto religioso: la diversit\u00e0 delle credenze e delle appartenenze &nbsp; La diversit\u00e0 delle credenze (delle fedi) e delle appartenenze non \u00e8 un fatto nuovo nella storia dell\u2019Europa. Le sue stesse radici sono al plurale. C\u2019\u00e8 chi parla di un\u2019Europa prodotta da un grande \u201cm\u00e9tissage\u201d tra romani, greci e barbari, tra popolazioni e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-15567","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p5mkxU-435","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15567","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15567"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15567\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15567"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15567"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15567"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}