{"id":15560,"date":"2002-09-28T00:00:00","date_gmt":"2002-09-28T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/convegno-su-pace-giustizia-perdono.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"convegno-su-pace-giustizia-perdono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/convegno-su-pace-giustizia-perdono.html","title":{"rendered":"Convegno su &#8220;Pace, giustizia, perdono&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><P>Giustizia e perdono, pilastri della pace<BR>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Il tema di questo incontro se per un verso ha una valenza perenne &#8211; quando infatti nel corso della storia non si \u00e8 sentito il bisogno di pace, di giustizia e di perdono? \u2013 per altro verso, in questo momento storico, ha assunto una tonalit\u00e0 del tutto nuova. C\u2019\u00e8 da dire anzitutto che i tre termini, o meglio le tre realt\u00e0 a cui essi rimandano, sono messe a dura prova all\u2019inizio di questo millennio. E\u2019 messa a dura prova la pace, particolarmente dopo gli attentati dell\u201911 settembre: c\u2019\u00e8 chi dice che sia iniziata la terza guerra mondiale. E\u2019 messa a dura prova la giustizia; e, in verit\u00e0, questo accade da vari decenni e su scala planetaria. E il perdono non solo \u00e8 raro nel mondo contemporaneo; soprattutto viene sempre pi\u00f9 delegittimato dalla cultura dominante. Ha fatto bene pertanto Giovanni Paolo II a stringere in unit\u00e0 questi tre termini, queste tre dimensioni del convivere umano, appunto, pace giustizia perdono, nel messaggio per la Giornata Mondiale della pace del 2002, come a dire che esse \u201csimul stabunt, simul cadent\u201d. Non c\u2019\u00e8 pace senza giustizia, e non c\u2019\u00e8 neppure giustizia senza perdono. <\/P><br \/>\n<P>Lascer\u00f2 al prof. Francesco D\u2019Agostino le riflessioni sugli aspetti pi\u00f9 specificatamente giuridici di questo plesso di temi. Per parte mia cercher\u00f2 di legarmi al testo papale che mi pare particolarmente degno di attenzione. Giovanni Paolo II inizia il suo messaggio richiamandosi ai tragici fatti dell\u201911 settembre del 2001. La sua lettura non si ferma alla superficie, seppure tragica. Li colloca nel profondo della vicenda umana, in quel \u201cmysterium iniquitatis\u201d che continua a travagliare la storia degli uomini e che tuttavia non potr\u00e0 prevalere sull\u2019opera redentrice di Cristo. Il papa ricorda la forza della speranza anche in un momento drammatico come questo. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 suggestivo il richiamo personale all\u2019inizio del testo: \u201cQuanto \u00e8 recentemente avvenuto, con i terribili fatti di sangue appena ricordati, mi ha stimolato a riprendere una riflessione che spesso sgorga dal profondo del mio cuore, al ricordo di eventi storici che hanno segnato la mia vita, specialmente negli anni della mia giovinezza. Le immani sofferenze dei popoli e dei singoli, tra i quali anche non pochi miei amici e conoscenti, causate dai totalitarismi nazista e comunista, hanno sempre interpellato il mio animo e stimolato la mia preghiera\u201d. <\/P><br \/>\n<P>E a questo punto Giovanni Paolo II esplicita i suoi interrogativi, che sono anche quelli di questo nostro incontro: \u201cMolte volte mi sono soffermato a riflettere sulla domanda: qual \u00e8 la via che porta al pieno ristabilimento dell&#8217;ordine morale e sociale cos\u00ec barbaramente violato? La convinzione, a cui sono giunto ragionando e confrontandomi con la Rivelazione biblica, \u00e8 che non si ristabilisce appieno l&#8217;ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono. I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell&#8217;amore che \u00e8 il perdono\u201d(2). <\/P><br \/>\n<P>Si potrebbe dire che il papa entrata subito in medias res. Egli sa bene che le sue riflessioni rischiano di apparire \u201cinattuali\u201d rispetto alla cultura dominante. Infatti, si chiede subito: \u201cMa come parlare, nelle circostanze attuali, di giustizia e insieme di perdono quali fonti e condizioni della pace?\u201d Insomma, come parlare di perdono di fronte a quanto \u00e8 accaduto? Come, di fronte alla violenza che sta invadendo il mondo, pensare ad un atteggiamento di perdono? Il papa \u00e8 per\u00f2 deciso nel dire: \u201cSi pu\u00f2 e si deve\u201d. E di fronte ai tanti maestri che si battono contro i cosiddetti \u201cbuonisti\u201d, o \u201cperdonisti\u201d, o \u201canime belle\u201d, i quali parlando di perdono non solo sbaglierebbero ma si farebbero complici della violenza, ebbene di fronte a questi nuovi \u201csoloni\u201d il papa chiarisce che si pu\u00f2 e si deve parlare di perdono perch\u00e9 il perdono si oppone al rancore e alla vendetta non alla giustizia. E ricorda a tutti che la vera pace \u00e8 frutto della giustizia, non certo della violenza e della sopraffazione e tanto meno della vendetta. Tale affermazione, piena di sapienza umana oltre che religiosa, manifesta l\u2019indispensabilit\u00e0 del perdono nella vita umana. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Il perdono<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Il perdono \u00e8 una forza che spinge la storia verso la stabilit\u00e0 e la pace, quindi l\u2019esatto contrario dello scontro ch\u2019\u00e8 principio di instabilit\u00e0 e di guerra. E\u2019 vero che il perdono non sembra far pi\u00f9 parte del bagaglio culturale delle societ\u00e0 occidentali. Non c\u2019\u00e8 rimedio per chi sbaglia. Anzi: chi sbaglia paga. Di qui l\u2019impulso a difendere se stessi in ogni modo e a nascondere ogni proprio errore, fino a negarne l\u2019evidenza. E tuttavia &#8211; \u00e8 questa la tesi del papa &#8211; l\u2019esercizio del perdono, quindi sia chiederlo che concederlo, \u00e8 parte essenziale di una societ\u00e0 degna di questo nome. Non \u00e8 questione unicamente di sfera religiosa, ma anche di quella semplicemente naturale, se cos\u00ec posso dire. Solo una societ\u00e0 manichea, ossia una societ\u00e0 che divide il mondo tra malvagi e buoni, non concepisce il perdono. Ovviamente, chi concepisce in tal modo il mondo mette se stesso sempre dalla parte buona. L\u2019altra parte \u00e8 occupata dai nemici i quali sono da abbattere e da distruggere. Si potrebbe continuare a lungo questa analisi e descrivere gli innumerevoli meccanismi che ne derivano. Ne accenno ad uno solo: la creazione dei \u201cmostri\u201d, fatta normalmente attraverso i mass media, per avere il via libera al loro linciaggio. Questa operazione, piuttosto comune in quest\u2019epoca di globalizzazione, diviene tragica se il \u201cmostro\u201d \u00e8 inserito nello schema dello \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d. In questa prospettiva ogni atteggiamento distruttivo pu\u00f2 venire legittimato da chi detiene gli strumenti di comunicazione. <\/P><br \/>\n<P>Ma l\u2019affermarsi della cultura del nemico come mezzo ordinario delle relazioni internazionali non estirpa il male. Certo elimina i \u201ccondannati\u201d, ma non porta n\u00e9 giustizia n\u00e9 pace. Anche perch\u00e9 sappiamo bene che la cattiveria \u00e8 radicata nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli che si mettono dalla parte giusta. L\u2019uomo non \u00e8 mai interamente buono o interamente malvagio. La linea di separazione tra il bene dal male non passa fuori, non passa tra le civilt\u00e0, tra i popoli, tra le culture, ma dentro il cuore di ogni uomo. Dimenticarlo significa non capire la necessit\u00e0 della comprensione e del perdono per la stessa sopravvivenza umana. Insomma, non considerare le proprie debolezze e la propria cattiveria spinge a rinchiudersi nelle proprie ragioni senza alcun esame critico e a lanciare le pietre dell\u2019accusa contro gli altri. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 emblematico l\u2019episodio evangelico dell\u2019adultera, narrato da Giovanni. In molti avevano trascinato questa donna davanti a Ges\u00f9 per lapidarla, secondo il dettame della legge. Insomma, era giusto condannarla. Ges\u00f9 chin\u00f2 la faccia a terra e si mise a scrivere sulla sabbia. Quindi, senza guardare i volti di quegli uomini, disse loro: \u201cchi di voi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra\u201d. Tutti, nota l\u2019evangelista, iniziando dai pi\u00f9 vecchi, se ne andarono. La scena, tuttavia, non finisce qui. Ges\u00f9 perdon\u00f2 quella donna ma pretese che cambiasse vita. Il perdono, non \u00e8 perdonismo (brutta parola e malamente usata!), ed \u00e8 ben lontano da un atteggiamento permissivo. <\/P><br \/>\n<P>Al contrario, il perdono richiede un cambiamento profondo. Direi, anzi, che il perdono esiste solo in una prospettiva alta e ambiziosa. Il perdono non \u00e8 mai una questione banale. E\u2019 una dimensione interiore profonda che richiede una sapienza umana e religiosa straordinarie. E\u2019 l\u2019unico modo per salvarci e non distruggerci a vicenda. Nella Chiesa, la libert\u00e0 di confessare i propri peccati, \u00e8 tra quelle pi\u00f9 strenuamente difese. Il sacerdote in nessun caso pu\u00f2 rivelare il segreto confessionale, costasse anche la morte. La libert\u00e0 della \u201cconfessio peccati\u201d \u00e8 tra le pi\u00f9 alte libert\u00e0, e per i cristiani deve essere un esercizio quotidiano. Sanno, infatti, di non essere perfetti, anzi di essere tutti peccatori, bisognosi di chiedere perdono ogni giorno, come pure di concederlo. La grandezza del cristiano sta nel chiedere perdono a Dio ogni giorno e nel concederlo a chi lo chiede. E\u2019 una prospettiva assolutamente dirompente perch\u00e9 permette di intraprendere nuovamente il cammino.<\/P><br \/>\n<P>In tale orizzonte si inserisce la decisione del papa di chiedere perdono per le colpe anche passate. Non mi dilungo su questo tema che tante discussioni ha sollevato anche all\u2019interno della stessa Chiesa. E non c\u2019\u00e8 dubbio che si tratti di un tema delicato che va ben compreso per evitare false interpretazioni. L\u2019intento del papa nel chiedere perdono delle colpe passate conteneva in verit\u00e0 l\u2019urgenza di \u201cripartire dal Vangelo\u201d, ossia di affermare nell\u2019oggi l\u2019impercorribilit\u00e0 di percorsi non evangelici. Il perdono comporta un ritorno alle sorgenti della propria fede per poter riproporne nell\u2019oggi la forza originaria. La purificazione della memoria non \u00e8 perci\u00f2 un esercizio ideologico, \u00e8 soprattutto un invito ad essere pi\u00f9 evangelici, pi\u00f9 credenti. Se questo \u00e8 vero per i cristiani, lo deve essere anche per gli altri credenti come pure per ogni uomo di buona volont\u00e0. Il processo del perdono, seppure non rientra nell\u2019itinerario dei codici giuridici, deve tuttavia trovare uno spazio nell\u2019architettura dei rapporti tra gli uomini. Ma non vado oltre su questo campo, e mi fermo ad accennare ad un aspetto che riguarda il rapporto tra perdono e giustizia. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>La giustizia<BR>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Il papa, all\u2019inizio del suo testo, come a chiarire immediatamente il suo pensiero, afferma: \u201cMa poich\u00e9 la giustizia umana \u00e8 sempre fragile e imperfetta, esposta com\u2019\u00e8 ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondit\u00e0 i rapporti umani turbati. Ci\u00f2 vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata pi\u00f9 generale e internazionale\u201d(3). Il papa ribadisce che non non solo non c\u2019\u00e8 opposizione tra perdono e giustizia; c\u2019\u00e8 anzi una necessaria relazione. Gi\u00e0 gli antichi in verit\u00e0 affermavano: \u201cSummum jus, summa iniura\u201d. Ma qui i due termini, perdono e giustizia, vanno compresi nel loro senso pi\u00f9 profondo che va ben oltre quello del codice civile o del codice penale. Si tratta di cogliere cio\u00e8 la profonda e complessa rete delle relazioni che si stabiliscono tra gli uomini: la giustizia&nbsp; \u00e8 una dimensione della convivenza umana che va oltre una fragile e temporanea cessazione delle ostilit\u00e0 per significare, invece, il risanamento, che avviene appunto anche attraverso il perdono, delle ferite che dividono e insanguinano i popoli e le persone. Insomma, per sanare in profondit\u00e0 le ferite della convivenza tra gli uomini, sono indispensabili sia la giustizia che il perdono. E\u2019 esemplare quanto \u00e8 accaduto ad esempio in Sud Africa dopo la cessazione dell\u2019apartheid per evitare vendette e ritorsioni tra individui, famiglie, gruppi. Si costitu\u00ec una apposita commissione che accogliesse le confessioni dei responsabili dei crimini in cambio del perdono. L\u2019esperienza \u00e8 narrata da Desmond Tutu nel volume \u201cNon c\u2019\u00e8 futuro senza perdono\u201d. Si trattava di sanare in profondit\u00e0 le colpe attraverso l\u2019ammissione della colpa. C\u2019era una pensiero dietro tale iniziativa. Scrive Tutu: \u201cNoi siamo intessuti in una fitta rete di interdipendenze: come diciamo con un\u2019espressione africana, una persona \u00e8 persona attraverso le altre. Disumanizzare l\u2019altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi\u2026 Perci\u00f2 perdonare \u00e8 davvero il modo migliore per fare l\u2019interesse di ognuno, mentre la rabbia, il rancore e la vendetta sono corrosivi, distruggono il summum bonum, il pi\u00f9 alto dei beni: quell\u2019armonia collettiva che all\u2019interno della comunit\u00e0 accresce l\u2019umanit\u00e0 e la fratellanza di tutti i suoi membri\u201d (33). Potremmo dire che in Sud Africa si realizz\u00f2 un processo di giustizia attraverso la confessio peccati e il successivo perdono. E\u2019 ovvio notare che si trattava di un procedimento particolare per una situazione del tutto congiunturale. Non di&nbsp; meno ha manifestato quel particolare rapporto che si pu\u00f2 e si deve instaurare tra perdono e giustizia.<\/P><br \/>\n<P>Scrive ancora il papa: \u201cLe famiglie, i gruppi, gli Stati, la stessa Comunit\u00e0 internazionale, hanno bisogno di aprirsi al perdono per ritessere legami interrotti, per superare situazioni di sterile condanna mutua, per vincere la tentazione di escludere gli altri non concedendo loro possibilit\u00e0 di appello. La capacit\u00e0 di perdono sta alla base di ogni progetto di una societ\u00e0 futura pi\u00f9 giusta e solidale\u201d(9). Sono parole certamente coraggiose e piene di sapienza evangelica. Ma, come prima accennavo, esse indicano anche l\u2019unica via percorribile per una pace stabile e duratura. Del resto \u00e8 facile capire che se la soluzione delle ferite viene affidata alla vendetta, ossia al pareggio della bilancia, ci si immette in una spirale drammatica che continuer\u00e0 ininterrottamente ad approfondire le ferite non certo a sanarle. <\/P><br \/>\n<P>Giovanni Paolo II esplicita una delle spirali viziose di questo atteggiamento: \u201cIl perdono mancato, quando alimenta la continuazione dei conflitti, ha costi enormi per lo sviluppo dei popoli. Le risorse vengono impiegate per sostenere la corsa agli armamenti, le spese delle guerre, le conseguenze delle ritorsioni economiche. Vengono cos\u00ec a mancare le disponibilit\u00e0 finanziarie per produrre sviluppo, pace e giustizia\u201d(9). E, sconsolato, aggiunge: \u201cQuanti dolori soffre l\u2019umanit\u00e0 per non sapersi riconciliare, quali ritardi subisce per non saper perdonare! La pace \u00e8 la condizione dello sviluppo, ma una vera pace \u00e8 resa possibile soltanto dal perdono\u201d (9). <\/P><br \/>\n<P>Questo messaggio del papa avviene dopo l\u201911 Settembre. Il crollo delle due torri di New York resta tragicamente emblematico della fragilit\u00e0 della convivenza tra gli uomini. C\u2019\u00e8 chi fa iniziare il millennio proprio in quel giorno. Ed \u00e8 iniziato davvero male. Si continua a dire che il mondo si trova in guerra, anche se si tratta di una guerra molto diversa da quelle passate. Si parla di nuovi e terribili attacchi di tipo terroristico mentre finita una guerra se ne sta preparando un\u2019altra. Si introducono nuove regole sulla base della lotta al terrorismo, si decidono alleanze a inimicizie, si stabiliscono nuovi moduli di comportamento anche in maniera unilaterale a motivo della prevenzione a possibili attacchi, e cos\u00ec via. Non c\u2019\u00e8 dubbio che il diritto internazionale viene messo a dura prova, anzi ci si chiede cosa pi\u00f9 possa significare lo \u201cstato di diritto\u201d. E quando un presidente, parlo di Bush, parla di \u201cgiustizia infinita\u201d per indicare una guerra senza tregua, si opera una tale identificazione tra guerra e giustizia da far tremare i polsi.<\/P><br \/>\n<P>L\u201911 settembre non ha solo mutato il concetto di guerra, ha anche inciso sui tratti comportamentali dell\u2019umanit\u00e0: tutti siamo pi\u00f9 incerti, insicuri sulla vita, preoccupati della sicurezza, ansiosi sui pericoli che il domani potr\u00e0 riservare. Il mondo di oggi appare davvero pi\u00f9 insicuro di ieri. E poi c\u2019\u00e8 odio in giro; c\u2019\u00e8 rabbia in tanti luoghi; ci sono poteri oscuri; ci sono disegni di violenza e di terrorismo. E c\u2019\u00e8 tanta gente che pu\u00f2 sfruttare il dolore e la rabbia di tanti. E\u2019 senza dubbio urgente combattere e sradicare il terrorismo perch\u00e9 non colpisca pi\u00f9. Non c\u2019\u00e8 dubbio su questo. L\u2019emergenza terrorismo spinge tutti a ripiegarsi ancor pi\u00f9 su di s\u00e9 e al proprio presente. <\/P><br \/>\n<P>Nel frattempo si moltiplicano individualismi irresponsabili, tribalismi difensivi e fondamentalismi pericolosi. La stessa globalizzazione, assieme al progresso, ha portato anche paure e divisioni. C&#8217;\u00e8 gente che si sente aggredita di fronte a nuovi vicini (pensate alla legge sugli stranieri approvata in Italia!) oppure si sente spaesata di fronte a un mondo divenuto troppo grande. Eravamo gi\u00e0 entrati nel nuovo millennio senza grandi sogni e senza grandi utopie. La caduta delle ideologie e una omologazione generale avevano come abbassato e ridotto gli orizzonti della vita. La lotta al terrorismo e l\u2019esasperato ripiegamento su di s\u00e9, porta a dimenticare i gravissimi squilibri sociali, economici, culturali e politici che lacerano la vita del pianeta. Pensate solo al conflitto isarelo-palestinese di fronte al quale tutti siamo impotenti e rassegnati. Ovviamente non \u00e8 una fatalit\u00e0, \u00e8 una scelta ben precisa. Come \u00e8 ben precisa la scelta della rassegnazione di fronte ai milioni di persone che continuano a morire di fame, di fronte alla crescita della disparit\u00e0 tra il Nord ricco del mondo e il Sud povero, di fronte alle masse di profughi che continuano a lasciare le loro terre a motivo della guerra e della fame, di fronte alla piaga dell\u2019AIDS che sta distruggendo paesi interi, di fronte alla emarginazione di milioni di poveri nei paesi occidentali, di fronte ai pregiudizi verso gli zingari e alla solitudine degli anziani, e cos\u00ec via. Questa enorme situazione di ingiustizia che si aggrava sempre pi\u00f9 \u00e8 destinata ad esplodere, se non viene sanata in radice. Ed \u00e8 miope la posizione dell\u2019Occidente ricco di rinchiudersi in difesa contro il resto del mondo pensando di sopravvivere. Com\u2019\u00e8 possibile anche solo pensare alla pace se non si sana tale situazione? <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 singolare la posizione di Wolfensonn, presidente della Banca Mondiale per il quale il risanamento della povert\u00e0 dei paesi poveri \u00e8 divenuto parte integrante dello stesso processo di accumulazione della ricchezza. La solidariet\u00e0, pertanto, e quindi una tensione verso la crescita del benessere di tutti, fa parte integrante dello stesso sistema capitalistico, se cos\u00ec posso dire. Nel suo ultimo volume, \u201cStare nel mondo\u201d, Salvatore Natoli fa notare l\u2019importanza della solidariet\u00e0 per la costruzione di una societ\u00e0 giusta e pacifica. De resto questo discorso era stato teorizzato dall\u2019utilitarismo classico dell\u2019Ottocento. Jeremy Bentham e John Stuart Mill, utilitaristi democratici, sostenevano che ognuno dovesse pervenire al suo utile, ma ritenevano che quanto fosse tanto pi\u00f9 possibile se tra i fattori di utilit\u00e0 si introduceva anche il benessere collettivo. Del resto la stessa borghesia ottocentesca si era posto il problema della povert\u00e0, se non per la sua eliminazione almeno per il suo attutimento. In ogni caso \u00e8 benvenuto l\u2019impegno a far crescere l\u2019economia dei paesi poveri. E qualcuno inizia a parlare anche della compassione come dimensione della politica. E\u2019 quanto afferma, ad esempio, Del Debbio&nbsp; nel suo volume sulla globalizzazione. Scrive: \u201cPerch\u00e9 non usare le espressioni \u201csolidariet\u00e0\u201d o \u201cgiustizia sociale\u201d? O altre di pari valoro? Perch\u00e9 la compassione non riguarda il dover essere dell\u2019uomo, ma l\u2019essere stesso dell\u2019uomo; non rimanda, cio\u00e8, primariamente, a una scelta morale, ma rimanda a una condizione esistenziale: l\u2019humana conditio, che \u00e8, al contempo, una communis conditio\u2026Ed \u00e8 proprio l\u2019esperienza crescente della globalizzazione, della interdipendenza degli individui, delle diverse famiglie umane e culturali che rende questa parola dal sapore antico pi\u00f9 che mai attuale. Facciamo esperienza della com-passione ogni giorno, il com-patire \u00e8 uno dei risultati della globalizzazione informativa\u201d (179-180).<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>Riconciliazione e pace<\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>In un mondo diviso e lacerato, in un mondo ove \u00e8 raro il perdono, in un mondo che rischia di non sapere pi\u00f9 cosa significhi giustizia, gli uomini e le donne, credenti e non credenti, laici e religiosi, sono tutti chiamati ad una sorta di rivolta spirituale. Sappiamo le tensioni presenti oggi nel mondo, e i numerosi conflitti anche armati, per difendere ciascuno la propria identit\u00e0. Ebbene c\u2019\u00e8 bisogno di porsi come forza di riconciliazione. Non discuto sulla necessit\u00e0 della lotta al terrorismo, e il papa nella sua lettera lo dice chiaramente. Ma resta il problema dei problemi, ossia la convivenza tra popoli diversi. Immaginando la sconfitta del terrorismo, dobbiamo costruire comunque un futuro comune tra popoli, tra culture, tra civilt\u00e0, tra religioni diverse. La domanda che ne consegue \u00e8 tra le pi\u00f9 complesse: come \u00e8 possibile convivere tra persone e popoli diversi per fede, per storia, per cultura? E\u2019 una questione che traversa la geopolitica e la politica nazionale, i comportamenti civili e quelli religiosi. <\/P><br \/>\n<P>E riguarda anzitutto il cambiamento interiore delle persone, sia della coscienza che dei valori di riferimento. Non si tratta di perdere o di attutire la propria identit\u00e0 scivolando verso una improbabile, e neppure auspicabile, omogeneizzazione. Semmai, il problema \u00e8 come conservare le diverse identit\u00e0 senza che si pongano l\u2019una contro l\u2019altra, l\u2019una nemica dell\u2019altra. Insomma, si deve comporre la particolarit\u00e0 e l\u2019universalit\u00e0. E\u2019 ci\u00f2 che possiamo chiamare l\u2019arte del convivere tra diversi, che appare, peraltro, una sfida obbligata. <\/P><br \/>\n<P>La globalizzazione del mercato, della tecnica, delle comunicazioni rende impensabile e impossibile oggi ogni separazione. In passato si poteva vivere separati (penso all\u2019Europa del \u201ccuius regio eius religio\u201d; si trattava allora della separazione tra cattolici e protestanti). Oggi questo \u00e8 impossibile. L\u2019ordine del mondo uscito dalla seconda guerra mondiale (quello che, nella sua drammaticit\u00e0, ha comunque accompagnato gli ultimi cinquanta anni del Novecento con la divisione del mondo in due blocchi), non \u00e8 pi\u00f9 proponibile, anche se lo volessimo. Non resta altro che incamminarci verso un mondo in cui i diversi sappiano convivere. <\/P><br \/>\n<P>Ed \u00e8 qui che bisogna concentrare i nostri sforzi: si tratta di ri-apprendere e ri-praticare l\u2019arte del convivere (per secoli \u00e8 stata possibile). E come ogni arte, anche questa richiede disciplina interiore, conoscenza e comprensione reciproca, superamento di pregiudizi e ricerca di valori condivisi. In tale orizzonte si staglia il messaggio di Woitjla per la giornata mondiale della pace cui abbiamo accennato: non c\u2019\u00e8 pace senza giustizia; non c\u2019\u00e8 giustizia senza perdono. <\/P><br \/>\n<P>C\u2019\u00e8 una convinzione che sta al fondo della speranza che muove le parole del papa: nel cuore dei popoli (e, a maggior ragione, delle religioni) ci sono energie positive per la convivenza, assieme anche a forze cieche e violente. Non a caso Giovanni Paolo II continua a riproporre lo \u201cspirito di Assisi\u201d e il dialogo come una frontiera imprescindibile. Le religioni sono chiamate a lottare contro le forze cieche e violente che abitano nel cuore degli uomini e che possono annidarsi anche nelle pieghe della religiosit\u00e0 e a sprigionare dalle loro radici le energie di amore, di comprensione, di solidariet\u00e0 che sono in esse presenti. L\u2019arte del convivere, l\u2019arte del dialogo deve essere la via maestra che le religioni, le culture, o meglio gli uomini e le donne di religione e di buona volont\u00e0 debbono apprendere e praticare. <\/P><br \/>\n<P>Atenagora, un credente, nato in quel crogiuolo di popoli ch\u2019\u00e8 la terra balcanica, vissuto negli Usa e poi eletto patriarca ecumenico a Istanbul, diceva: \u201cTutti i popoli sono buoni. Ognuno merita rispetto e ammirazione. Ho visto soffrire gli uomini. Tutti hanno bisogno di amore, se sono cattivi \u00e8 forse perch\u00e9 non hanno incontrato il vero amore\u2026So pure che esistono forze demoniache e oscure, che a volte si impossessano degli uomini e dei popoli, ma l\u2019amore di Ges\u00f9 \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019inferno\u201d. <\/P><br \/>\n<P>La fede deve diventare cultura di riconciliazione e di dialogo, ossia un modo di vedere largo, un modo di amare senza confini, un modo di vivere che non riduce le cose ai nostri schemi, che non restringe il mondo alle nostre abitudini mentali. Ognuno deve aprire le finestre della propria mente e allargare le pareti del proprio cuore. E\u2019 facile, molto facile, essere sensibili solo a quello che ci sta vicino, a quello che ci tocca e ci commuove; e ignorare ci\u00f2 che sta lontano da noi. L\u2019amore \u00e8 anche un cuore ospitale a ci\u00f2 che non ci tocca direttamente. Parafrasando una frase di Ges\u00f9 potremmo dire: \u201cChe merito avete se conoscete solo quello che vi tocca?\u201d L\u2019ignoranza \u00e8 funzionale all\u2019egoismo. E nell\u2019ignoranza appassiscono l\u2019amore, la generosit\u00e0, l\u2019audacia, la passione. La forza dell\u2019amore spinge ad uscire da s\u00e9 per recarsi nei cuori degli altri al fine di creare una cultura d\u2019amore, una civilt\u00e0 dell\u2019amore. La forza della riconciliazione \u00e8 una energia concreta che fa superare ogni ripiegamento su di s\u00e9 e aiuta ad alzare il proprio sguardo e la propria azione verso l\u2019universalit\u00e0 della famiglia umana. Dopo l\u201911 settembre il mondo ha bisogno di pi\u00f9 giustizia e di pi\u00f9 perdono, o, se si vuole, di pi\u00f9 ragione e di pi\u00f9 fede. E\u2019 un\u2019alleanza che pu\u00f2 vedere laici e credenti operare assieme per una convivenza di pace. <\/P><br \/>\n<P>&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giustizia e perdono, pilastri della pace&nbsp; Il tema di questo incontro se per un verso ha una valenza perenne &#8211; quando infatti nel corso della storia non si \u00e8 sentito il bisogno di pace, di giustizia e di perdono? \u2013 per altro verso, in questo momento storico, ha assunto una tonalit\u00e0 del tutto nuova. 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