{"id":15559,"date":"2002-09-30T00:00:00","date_gmt":"2002-09-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/introduzione-al-convegno-su-santita-e-carita.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"introduzione-al-convegno-su-santita-e-carita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/introduzione-al-convegno-su-santita-e-carita.html","title":{"rendered":"Introduzione al convegno su Santit\u00e0 e Carit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><P><br \/>\n<P><\/P> <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Vincenzo Paglia<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Vescovo di Terni-Narni-Amelia<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Santit\u00e0 e carit\u00e0 nella storia e nell\u2019oggi delle Chiese<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Questo convegno su \u201cSantit\u00e0 e carit\u00e0 nel cristianesimo d\u2019Oriente e d\u2019Occidente\u201d, mentre manifesta attraverso alcuni testimoni la forza dell\u2019amore di Dio, offre altres\u00ec indicazioni preziose sia per il cammino di amicizia fraterna fra le Chiese sia per il compito grave ed esaltante che esse hanno in questo tempo. Ripercorrere l\u2019itinerario della carit\u00e0 nel corso dei duemila anni di cristianesimo, seppure a grandi linee, significa far emergere la preziosit\u00e0 di un\u2019energia che deve essere trasmessa al nuovo millennio. La carit\u00e0, ossia la testimonianza dell\u2019amore gratuito e disinteressato di Dio, in particolare nella sua manifestazione verso i poveri, costituisce il segno pi\u00f9 evidente della presenza di Dio nel mondo contemporaneo. Ancora oggi, a coloro che chiedono se \u00e8 giunto o no il Regno di Dio, noi cristiani dovremmo rispondere, come Ges\u00f9 ai discepoli del Battista: \u201cAndate e riferite a Giovanni ci\u00f2 che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri \u00e8 annunciata la buona novella\u201d (Lc 7, 22).<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>L\u2019amore per i poveri, come si vede gi\u00e0 da questa pagina evangelica, \u00e8 un tratto che specifica l\u2019identit\u00e0 cristiana. Potremmo dire che, assieme alla preghiera e alla liturgia, ne costituisce una caratteristica distintiva. E si deve subito chiarire che l\u2019amore per i poveri non si riduce a un complesso di attivit\u00e0 sociali, anche se le opere di carit\u00e0 delle Chiese presentano una innegabile valenza di tipo sociale. L\u2019amore per i poveri \u00e8 anzitutto espressione della vita spirituale del discepolo di Ges\u00f9. Nell\u2019ascolto della Parola di Dio e nella preghiera la carit\u00e0 trova la sua fonte e il suo alimento primario. E mi piace sottolineare che questo nostro convegno \u00e8 nato appunto nell\u2019orizzonte di quel legame spirituale fra preghiera e carit\u00e0 che costituisce uno dei tratti centrali della vita della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Per noi \u00e8 particolarmente significativo interrogarci sul patrimonio di santit\u00e0 e di carit\u00e0 del cristianesimo insieme a uomini di Chiesa e di cultura che sono testimoni di una grande tradizione cristiana, com\u2019\u00e8 quella russa. Durante gli ultimi anni ho potuto assistere con gioia alla rinascita della vita ecclesiale della Chiesa russa dopo decenni di persecuzione, dapprima cruenta e poi di rigido controllo da parte del potere sovietico. Nel corso di questo travaglio si \u00e8 potuto consolidare un rapporto di rispetto, di reciproca stima e di amore fraterno con la Chiesa ortodossa russa a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201980. Nel cuore di questa storia di amicizia fra il Patriarcato di Mosca e la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio \u00e8 nata l\u2019idea di questo convegno. Sono convinto che questi giorni saranno una tappa ulteriore di questo itinerario e un\u2019occasione significativa e feconda di incontro fraterno e amicale. E mentre sono lieto per la presenza di voi tutti esprimo anche i sentimenti di gratitudine a Sua Santit\u00e0 il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Aleksij II, che ha accolto con benevolenza la proposta del nostro convegno che oggi vede il suo inizio.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La centralit\u00e0 dell\u2019agape <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>L\u2019assenza di ricerche storiche adeguate rende difficile delineare l\u2019itinerario della \u201ccarit\u00e0\u201d nel corso dei due millenni di cristianesimo. Ma, seppure orfana di storia scritta, la carit\u00e0 \u00e8 ricca di testimoni che per secoli e secoli hanno segnato la vita di piccoli e di grandi, di umili e di potenti, di borghi e di citt\u00e0. La carit\u00e0 inizia a muovere i suoi primi passi con Ges\u00f9 di Nazareth (in verit\u00e0, bisognerebbe andare quasi due millenni addietro, quando Dio scese a liberare il suo popolo schiavo in Egitto: \u00e8 l\u00ec che va collocato il primo passo della carit\u00e0 storicamente rivelata). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Il Nuovo Testamento usa il termine greco \u201cagape\u201d, impiegato, invece, pochissimo dalla cultura greca che preferiva i termini \u201ceros\u201d e \u201cphilia\u201d. Con \u201cagape\u201d si introduceva una nuova e impensata concezione dell\u2019amore: un amore che non si nutre della mancanza dell\u2019altro (\u201ceros\u201d) e che nemmeno semplicemente si rallegra della sua presenza (\u201cphilia\u201d), ma che, appena concepibile dagli uomini, trova il suo modello culminante nel calvario di Cristo: amore disinteressato, gratuito, perfino ingiustificato, perch\u00e9 continua ad agire \u2013 ed \u00e8 il meno che si possa dire \u2013 al di fuori di ogni reciprocit\u00e0. Con questo termine, perci\u00f2, che esprime la radicalit\u00e0 pi\u00f9 assoluta, si pu\u00f2 persino sintetizzare tutta la vicenda biblica: Dio \u201cscende\u201d sulla terra per amare gli uomini sino alla fine. In tal senso l\u2019agape non viene dagli uomini ma da Dio: scende dall\u2019alto perch\u00e9 \u00e8 Dio stesso. San Giovanni, infatti, afferma: \u201cDio \u00e8 amore\u201d. Il cristianesimo \u2013 in questo si differenzia da altre fedi \u2013 pi\u00f9 che religione che divinizza l\u2019uomo, \u00e8 la religione di un Dio che per amore si fa uomo, \u00e8 la religione del Dio-uomo, della Divinoumanit\u00e0. La kenosi di Dio, Ges\u00f9 crocifisso, \u00e8 l&#8217;esito paradossale ma necessario di questo itinerario. Ha scritto un filosofo religioso russo, Semi\u00f2n Frank: \u201cL\u2019idea di un Dio disceso nel mondo, che soffre volontariamente e prende parte alle sofferenze umane e cosmiche, l\u2019idea di un Dio-uomo che soffre, \u00e8 la sola teodicea possibile, la sola \u2018giustificazione\u2019 convincente di Dio\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Per questo l&#8217;agape, cuore della vita del credente, \u00e8 superiore a tutte le virt\u00f9. Non c&#8217;\u00e8 nulla al disopra: n\u00e9 la profezia della tradizione ebraico-cristiana; n\u00e9 l&#8217;ineffabile lingua degli angeli; e nemmeno la speranza; e neppure la conoscenza, la quale in questo mondo \u00e8 cos\u00ec misera s\u00ec che conosciamo Dio solo confusamente, come attraverso uno specchio, dentro &#8220;enigmi&#8221;, come scrive l\u2019apostolo Paolo. \u201cLa conoscenza effettiva della Verit\u00e0 \u2013 ha scritto padre Florenskij \u2013 \u00e8 nell\u2019amore e non \u00e8 concepibile che nell\u2019amore. Viceversa, la conoscenza della Verit\u00e0 si manifesta come amore\u201d. L&#8217;amore \u00e8 superiore persino alla fede. Nel Vangelo di Matteo, Ges\u00f9 ha detto: &#8220;Se avrete fede quanto un granellino di senape potrete dire a questo monte spostati da qui a l\u00ec, ed esso si sposter\u00e0. Niente vi sar\u00e0 impossibile&#8221;. E San Paolo con un incredibile capovolgimento: &#8220;Se avessi tutta la fede tanto da poter trasportare i monti, ma non avessi l&#8217;amore, non sarei nulla&#8221;. Tutto passer\u00e0, anche la fede e la speranza. Al termine rester\u00e0 solo l&#8217;amore. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 tutto nell\u2019amore. Per questo non lo si possiede mai pienamente. L\u2019amore \u00e8 sempre oltre. E perci\u00f2 mentre lo si possiede lo si deve continuamente anche cercare. L\u2019amore \u00e8 Spirito, e lo Spirito soffia dove vuole, non pu\u00f2 essere posseduto. Si pu\u00f2 solo ricevere dall\u2019alto. Qui sta la radice dell\u2019amore cristiano. Un amore che si manifesta nella duplice forma dell\u2019esperienza mistica e del servizio a tutti a partire dai pi\u00f9 poveri e deboli. E\u2019 lo stesso identico amore che trova la sua massima declinazione nelle pagine evangeliche e la sua piena incarnazione in Ges\u00f9 di Nazareth. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>L\u2019agape nella prima comunit\u00e0 cristiana<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>In tale contesto si staglia come una profezia per l\u2019oggi l\u2019immagine della prima comunit\u00e0 cristiana che fece dell\u2019accoglienza ai poveri uno dei cardini della sua vita. Venti secoli di storia ci dicono che ogni qualvolta i cristiani si sono allontanati dal Vangelo hanno anche dimenticato i poveri. E, nei grandi momenti di ri-forma (quando cio\u00e8 le comunit\u00e0 cristiane hanno voluto riprendere con chiarezza i tratti evangelici) sempre vi \u00e8 stata una vigorosa riscoperta dei poveri. Nella prima comunit\u00e0 cristiana il programma di carit\u00e0 non derivava da analisi o da progetti, ma direttamente dal Vangelo. L\u2019unit\u00e0 della fede trovava la sua espressione diretta e naturale nella condivisione dei beni. Il termine usato dal testo lucano \u00e8 koinonia, ossia \u201cunione fraterna\u201d, \u201ccomunione\u201d (il termine \u00e8 sconosciuto nei Vangeli, e appare negli Atti per la prima volta). E dalla \u201ccomunione\u201d \u00e8 nato l\u2019impegno della carit\u00e0 e della condivisione, che non a caso trovava la sua pi\u00f9 alta realizzazione nella \u201cag\u00e0pe\u201d, intesa qui come \u201ccena del Signore\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Essa manifestava l\u2019avvento degli ultimi giorni attraverso la testimonianza della vita comune dei discepoli. La narrazione degli Atti non riporta una distinzione netta tra la cena del Signore e il pasto preso in comune, sottolinea anzi la loro connessione (2, 46). Non c\u2019\u00e8 dubbio che molti poveri di Gerusalemme trovarono in questi pasti il loro principale mezzo di sostentamento. La pratica di celebrare assieme i due momenti si diffuse rapidamente al punto da divenire uno dei segni distintivi della comunione cristiana. Ecco perch\u00e9 Paolo intervenne con durezza quando in tali assemblee si continuava la disuguaglianza tra chi si nutriva con abbondanza del proprio e chi era lasciato nella fame perch\u00e9 non poteva portarsi nulla. Si negava nei fatti la comunione che la cena voleva significare. Il problema non era aiutare chi era nel bisogno, bens\u00ec realizzare una fraternit\u00e0 segno dell\u2019unica paternit\u00e0 di Dio. Nella cena i poveri sedevano alla stessa mensa perch\u00e9 partecipi della stessa fede. Non erano estranei ma familiari. E\u2019 qui la novit\u00e0 evangelica dell\u2019amore per i poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Le prime comunit\u00e0 cristiane conoscevano bene l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 sul denaro, sulle ricchezze e sull\u2019amore per i poveri. L\u2019episodio del giovane ricco, riportato dai tre Sinottici, divenne centrale nel processo della conversione cristiana: \u201cVendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi\u201d. Sequela e amore per i poveri davano sostanza alla conversione. La Lettera di Giacomo dedica ben tre dei suoi cinque capitoli al problema del rapporto tra ricchi e poveri: \u201cUna religione pura e senza macchia, gradita a Dio nostro Padre, \u00e8 questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo\u201d (1, 27). <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Uno degli esempi pi\u00f9 chiari dell\u2019attivit\u00e0 di carit\u00e0 della prima comunit\u00e0 cristiana lo troviamo nell\u2019episodio della distribuzione quotidiana di soccorsi alle vedove (Atti 6,1-6). Esse costituivano un problema particolare per la giovane comunit\u00e0 perch\u00e9, oltre a quelle native della citt\u00e0, vi erano le vedove provenienti da altri paesi, attratte da Gerusalemme per motivi devozionali o di sostentamento. Nella distribuzione quotidiana, di cui erano responsabili gli stessi apostoli, venivano per\u00f2 trascurate quelle provenienti dalla diaspora, ebree ma di lingua greca, forse perch\u00e9 le offerte erano destinate ai poveri di Gerusalemme. Gli ellenisti (ebrei della diaspora) ritenevano giustamente inaccettabile e fortemente discriminatoria questa prassi. Gli apostoli, prendendo spunto da questa vicenda, riorganizzarono tutta l\u2019attivit\u00e0 assistenziale della comunit\u00e0. Potremmo dire che dopo un inizio spontaneo e un susseguente impegno caritativo pi\u00f9 confuso, tanto da ingenerare malumori, l\u2019assistenza ai poveri ricevette una sua prima organizzazione. Siamo ancora ai primi passi della vita della prima comunit\u00e0 di Gerusalemme (questi fatti accadono negli anni 30-36) ed \u00e8 singolare che, per Luca, la prima forma di corruzione della comunit\u00e0 cristiana rispetto all\u2019ideale primitivo non riguardi la dottrina e neppure la morale, bens\u00ec il servizio ai poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carestia degli anni 46-48 fu una ulteriore prova per la giovane comunit\u00e0 cristiana, ormai abbastanza numerosa anche per la massa di poveri che avevano aderito alla fede cristiana. La sola vendita dei beni fu palesemente insufficiente per venire in aiuto a tutti: in pi\u00f9 si aggiunse il notevole numero di cristiani fatti prigionieri nelle prime persecuzioni compiute dagli ebrei. Al loro sostentamento doveva pensare la comunit\u00e0 cristiana. In questa occasione si organizzarono i primi soccorsi dalla comunit\u00e0 di Antiochia verso la comunit\u00e0 di Gerusalemme. A Paolo, che tornava per discutere con gli anziani la sua posizione circa l\u2019osservanza della legge, fu chiesto di \u201cricordarsi dei poveri\u201d (Galati 2,10). E subito organizz\u00f2 tra le comunit\u00e0 da lui fondate una colletta, perch\u00e9 attraverso la carit\u00e0 apparisse la genuinit\u00e0 del suo Vangelo annunciato ai gentili. La loro carit\u00e0, frutto della predicazione di Paolo, era segno della genuinit\u00e0 della fede. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La narrazione della vita delle prime comunit\u00e0 cristiane, accolta nel canone come parola rivelata, divenne non solo esempio da imitare ma una energia di carit\u00e0 per le comunit\u00e0 successive. Quelle pagine restano un lievito che fermenta la coscienza delle comunit\u00e0 cristiane nel corso dei secoli. Si potrebbero applicare alla storia della carit\u00e0 cristiana le parole di Ges\u00f9 ai discepoli: \u201cVedrete cose ben maggiori di queste!\u201d Ed in effetti tutta la storia del cristianesimo \u00e8 legata dal filo rosso della carit\u00e0, dalla commozione sui poveri concepiti non come estranei su cui piegarsi ma come familiari, fratelli di Ges\u00f9 e perci\u00f2 membri a pieno titolo della comunit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carit\u00e0 nel primo millennio<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Dopo i primi passi, la carit\u00e0 cristiana ha cercato le sue forme organizzative, ha avuto i suoi protagonisti e le sue prime realizzazioni. Gli interventi, teorici e pratici, dei grandi Padri Cappadoci, Basilio, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazanzio, cui \u00e8 da aggiungere il Crisostomo, hanno come fondato una sorta di \u201cordo charitatis\u201d. Si deve a loro una prima felice sintesi, appunto, teorica e pratica, dell\u2019intervento della Chiesa per i poveri. E\u2019 dall\u2019Oriente che l\u2019Occidente riceve la fede e la prima organica testimonianza della carit\u00e0. Ricordo appena le roventi parole di Basilio sull\u2019obbligo dell\u2019aiuto ai poveri, un obbligo che riguardava anche i poveri verso coloro che stessero peggio di loro. Fu questo santo vescovo a creare la prima citt\u00e0 dei poveri, chiamata appunto \u201cBasiliade\u201d. Suo fratello, Gregorio di Nissa, riprese l\u2019impegno di Basilio e ripropose con vigore l\u2019uguaglianza originaria tra tutti, affermando: \u201cil mio e il tuo sono parole funeste che non esistevano all\u2019inizio\u201d. La dottrina di Crisostomo sulla carit\u00e0 e l\u2019impegno personale in favore dei poveri erano ben noti ai suoi contemporanei. Restarono famose le sue 21 omelie tenute durante un periodo di sedizione a causa dell\u2019aumento delle tasse ad Antiochia. La cattedrale, ove il vescovo lo chiam\u00f2 a predicare, era gremita. Dopo le prime omelie solo i poveri riempivano la chiesa, i ricchi disertarono in massa. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>I vescovi successivi presero esempio da questi giganti della carit\u00e0. E non a caso il vescovo, nei secoli successivi, venne chiamato \u201cdefensor civitatis et pater pauperum\u201d. E\u2019 bella la seguente testimonianza medievale: al forestiero entrato in citt\u00e0 che chiedeva dove fosse il vescovado, gli fu risposto: \u201cbasta che segui i poveri, troverai la casa del vescovo\u201d. Dopo i vescovi furono i monaci a prendere con maggiore energia il compito di curare i poveri, i deboli, i malati, i pellegrini. Tutte le loro Regole prevedevano la presenza dei poveri come parte integrante della vita monastica: l\u2019ospite era trattato come Cristo. Nel primo millennio la carit\u00e0 e il suo esercizio accomun\u00f2 robustamente la cristianit\u00e0 sia in Oriente che in Occidente.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carit\u00e0 nel secondo millennio<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>C\u2019\u00e8 da dire tuttavia che il filo rosso della carit\u00e0 ha attraversato anche la storia delle Chiese nel secondo millennio, come ho avuto modo di approfondire nei miei studi sulla povert\u00e0. In verit\u00e0 le mie ricerche sono state rivolte soprattutto all\u2019Occidente. Questo convegno, per quanto \u00e8 a mia conoscenza, \u00e8 tra i pochi tentativi di coniugare assieme, Oriente e Occidente, nella vicenda della carit\u00e0 verso i poveri. Nell\u2019Europa occidentale, all\u2019inizio del secondo millennio, fu proprio la carit\u00e0 a ridare vigore ad un cristianesimo infiacchito. Ormai, n\u00e9 i vescovi n\u00e9 i monaci mostravano pi\u00f9 quell\u2019adeguata attenzione al crescente numero dei poveri richiesta dal vangelo. Accadeva ora di trovare poveri che morivano di fame persino nei pressi delle porte dei monasteri. Cosa inaudita in passato. E per quanto riguardava le diocesi, un concilio in Francia gridava: \u201cVergogna! I cani dei vescovi sono pi\u00f9 nutriti dei poveri!\u201d <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Ma un fremito di riforma travers\u00f2 la Chiesa in tutta l\u2019Europa con l\u2019apparire dei nuovi ordini monastici, degli eremiti, dei preti di vita comune, e di molti laici che abbracciavano l\u2019ideale della povert\u00e0, rifiutando possedimenti e privilegi. Tutti costoro consideravano i poveri e i diseredati come loro compagni di vita. Roberto d\u2019Arbrissel, addirittura, viveva con loro. In quell\u2019epoca il povero ricevette il titolo di \u201cvicarius Christi\u201d (da notare che solo successivamente questo titolo fu dato anche al papa). Francesco d\u2019Assisi \u2013 ed \u00e8 con commozione che ne parliamo qui, luogo da lui stesso visitato &#8211; resta l\u2019esempio pi\u00f9 alto di questo nuovo volto del cristianesimo d\u2019inizio del secondo millennio. Di fronte al mutismo di una Chiesa che non parlava pi\u00f9, si mise lui, laico, a dire in volgare il Vangelo, e scelse i \u201cminores\u201d, gli emarginati del tempo, come suoi fratelli. La carit\u00e0, unitasi strettamente alla povert\u00e0, fu all\u2019origine della riforma della Chiesa d\u2019inizio millennio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La crescita costante del numero dei poveri, che nelle citt\u00e0 raggiunse livelli molto alti, sino al sei-dieci per cento della popolazione, fece cambiare l\u2019attitudine nei loro confronti. Il povero non era pi\u00f9 il \u201cvicarius Christi\u201d. Ora veniva visto come un possibile delinquente e facilmente un malfattore. Il povero, ormai dissacrato e sospettato, \u00e8 divenuto pericoloso. Al massimo si distinguevano i poveri \u201cbuoni\u201d (vecchi, vedove, orfani) e i poveri \u201ccattivi\u201d (oziosi, parassiti, vagabondi). Ma la carit\u00e0 esplose ancora una volta: cerc\u00f2 il suo spazio e lo trov\u00f2 nel farsi \u201cmisericordia\u201d. Le strade e le citt\u00e0 dell\u2019Europa si riempirono di ospizi, di ospedali e di lebbrosari e un numero crescente di uomini e di donne, appartenenti ai ceti della nuova borghesia, si organizzarono per portare aiuto ai malati, ai condannati a morte, agli abbandonati, ai pellegrini, ai carcerati, ai poveri vergognosi, e cos\u00ec via. E\u2019 l\u2019epoca delle confraternite. Non c\u2019\u00e8 paese o citt\u00e0 in Europa che non ne abbia una o pi\u00f9 per far fronte ai bisogni dei poveri. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Tuttavia nella coscienza collettiva la povert\u00e0 era divenuta soprattutto una questione di ordine pubblico. Mi chiedo: forse perch\u00e9 non erano pi\u00f9 cos\u00ec decisive le esperienze di profezia della carit\u00e0? E\u2019 un fatto per\u00f2 che gli amministratori pubblici iniziarono per lo pi\u00f9 a emanare leggi per regolare e controllare la mendicit\u00e0. Non voglio ovviamente negare i lati anche positivi di questa opera. L\u2019assistenza si municipalizz\u00f2 e il controllo cittadino sugli ospedali e sulle strutture di assistenza si diffuse rapidamente. La costruzione di grandi \u201ccase di lavoro\u201d \u2013 simbolo di una nuova epoca nell\u2019assistenza \u2013 sanciva la reclusione dei poveri e l\u2019impegno della societ\u00e0 a rieducarli al lavoro. La gestione dell\u2019assistenza pass\u00f2 quasi totalmente alle autorit\u00e0 civili, mentre al sacerdote si affidava la \u201ccappellania\u201d spirituale. Vincenzo de\u2019 Paoli fu il primo a distaccarsene rifiutando di mandare i preti della Missione all\u2019ospedale generale di Parigi per l\u2019assistenza spirituale: \u201cNon so bene &#8211; disse &#8211; se il buon Dio lo vuole\u201d. Scelse, invece, per s\u00e9 e per i suoi di occuparsi dei poveri andando direttamente nelle loro case. La carit\u00e0 tornava per strada e i poveri erano nuovamente visti come \u201cmembra di Cristo\u201d da soccorrere.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Il Settecento dell\u2019Europa occidentale cambi\u00f2 profondamente lo scenario. Di fronte alla persistenza della povert\u00e0, nonostante il grande impegno delle autorit\u00e0 civili per debellarla, si intensific\u00f2 la riflessione per aggiornare la legislazione. Si inizi\u00f2 a parlare di \u201cbeneficenza\u201d e di \u201csolidariet\u00e0\u201d, basandoli sul principio laico della filantropia. Rest\u00f2 famoso il detto: \u201cAl povero che domanda l\u2019elemosina, don Giovanni dona un luigi d\u2019oro non per l\u2019amore di Dio ma per amore dell\u2019umanit\u00e0\u201d. La rivoluzione francese proclam\u00f2 l\u2019inviolabile diritto del cittadino all\u2019assistenza da parte dello Stato e il corrispettivo dovere della societ\u00e0 di gestirla con mezzi opportuni. Tuttavia, con l\u2019andare degli anni, l\u2019inefficacia delle istituzioni di beneficenza pubblica fece riemergere la carit\u00e0 cristiana come \u201cla sola diga potente all\u2019invasione del pauperismo\u201d (Armand de Melun). Il dibattito sulla beneficenza e sulla carit\u00e0 si estese ovunque; si pubblicarono 10.000 volumi, nella sola Francia. Fr\u00e9d\u00e9ric Ozanam fu tra i primi a \u201criabilitare la carit\u00e0\u201d come il modo pi\u00f9 efficace per risanare la societ\u00e0 malata: \u201cNoi, poveri samaritani\u2026osiamo accostarci a questo grande malato (la societ\u00e0)\u2026per ridargli la speranza di un mondo migliore\u201d. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>L\u2019Ottocento, con la depressione salariale, gli orari di lavoro sfibranti, l\u2019impiego massiccio di manodopera femminile e infantile, le migrazioni interne, la diffusione accentuata delle malattie professionali, la disoccupazione, l\u2019assenza di un valido sistema previdenziale, vide modificarsi profondamente i volti della povert\u00e0 e della miseria, sino a identificare il povero con l\u2019operaio. La carit\u00e0 divenne \u201csociale\u201d: si concentr\u00f2 sul mondo operaio ma senza dimenticare quei poveri che operai non erano. Quattrocento istituti di suore, con pi\u00f9 di 200.000 religiose, nacquero nell\u2019Ottocento per soccorrere quest\u2019ultimi. Fu questo il secolo dei vari don Bosco, Cottolengo, Murialdo, Orione, Calabria, Scalabrini, Balbo. Con loro la \u201ccarit\u00e0\u201d si specializza; all\u2019assistenza generica (pane e vestititi) si aggiunge quella specifica per i nuovi poveri: ex carcerati, prostitute, alcolizzati, minorati psichici, sordomuti, malati cronici, ragazzi orfani, anziani, emigrati, accattoni.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carit\u00e0 nell\u2019Oriente cristiano<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Il cristianesimo occidentale si \u00e8 affacciato al Novecento con un patrimonio prezioso di molteplici vie di santit\u00e0 tracciate dalla carit\u00e0 nel corso del secondo millennio. Ed \u00e8 logico chiedersi se la carit\u00e0 non sia il tratto distintivo di ogni via di santit\u00e0. Dando uno sguardo, anche solo fugace, all\u2019itinerario delle Chiese nell\u2019Oriente mi sembra si possa affermare che la testimonianza della carit\u00e0 emerga con vivezza dalle tante figure di santi che ne hanno illuminato la storia. La grande corrente spirituale del monachesimo orientale \u00e8 stata una linfa ricchissima di amore per i poveri. \u201cUn grande slancio di carit\u00e0 al servizio del prossimo\u201d, ha osservato Arseniew, \u00e8 stato un tratto distintivo della tradizione monastica dell\u2019Oriente cristiano, e in modo particolare in Russia. Un padre di monaci russo, grande santo della carit\u00e0, Iosif di Volokolamsk, ha scritto: \u201cD\u00e0 cibo a colui che ha fame, offri da bere a colui che ha sete e, come ci ha ordinato il Signore, ricopri colui che \u00e8 nudo, accogli il pellegrino, visita i malati, discendi nelle prigioni\u2026 Apri la tua casa non ai ricchi e ai nobili, ma ai poveri, alle vedove, agli orfani\u201d. Nell\u2019immenso territorio russo percorso da poveri e da pellegrini i monasteri sono stati per loro davvero una casa di misericordia in cui trovare riparo.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>In una Russia abitata da tanti poveri, la via della santit\u00e0 \u00e8 stata quella di un servizio d\u2019amore al popolo. Fu questa la strada degli jurodivye, i folli in Cristo, ma anche degli starcy, degli uomini spirituali, che nella preghiera e nell\u2019ascesi ricolmarono il loro cuore di quello Spirito Santo che \u00e8 amore. Da quei cuori \u00e8 sgorgato un irraggiamento spirituale che \u00e8 stato irraggiamento d\u2019amore. Tornano alla mente le parole di San Serafino di Sarov; \u201cAcquista la pace interiore e migliaia intorno a te, troveranno la salvezza\u201d. Per Serafino \u201clo scopo della vita cristiana\u201d \u00e8 \u201cacquistare il dono dello Spirito Santo\u201d, cio\u00e8 dell\u2019amore divino. \u201cDio \u00e8 un fuoco che riscalda e infiamma il nostro cuore e le nostre viscere dell\u2019amore perfetto, non solo per Lui, ma anche per il prossimo\u201d, diceva Serafino di Sarov. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>In un\u2019altra grande figura di santo russo Tichon di Zadonsk, vescovo di Voronezh dal 1763 al 1767, e poi ritiratosi come recluso nell\u2019eremo di Zadonsk dal 1767 al 1783, troviamo allo stesso tempo un mistico e un uomo d\u2019azione e un predicatore instancabile della giustizia sociale. L\u2019amore verso gli umili, gli oppressi, i poveri fu un tratto caratteristico della sua opera da vescovo e della sua vita da recluso. Egli amava dire: \u201cBisogna dare ai bisognosi senza pretendere di avere diritto alla loro riconoscenza, nemmeno alle loro preghiere. L\u2019elemosina fatta con il cuore prega da sola, e prega meglio di tutti gli uomini\u201d. Un biografo di San Tichon di Zadonsk ha dato la seguente descrizione del suo atteggiamento verso i poveri: \u201cFino dai primi tempi del soggiorno nel convento di Zadonsk egli vendette le sue vesti di seta, tonache leggere o calde, il manto foderato di volpe e gli altri indumenti conformi alla dignit\u00e0 di vescovo, e anche la sua imbottita, i cuscini di piume, le sue belle coperte, per distribuirne il denaro ai poveri. [\u2026] Anche il pane che gli inviavano i proprietari di fondi dava via, e quando esso non bastava, ne comperava dell\u2019altro per distribuirlo. Poveri e bisognosi ricevevano da lui vesti, calzature, e per essi egli comperava anche pellicce, abiti e tela, ad altri acquistava persino capanne e bestiame, cavalli, mucche\u2026 Ma tutto questo non bastava mai, e allora faceva debiti. Quando aveva dato tutto, soleva dirmi: \u2018Va\u2019, ti prego, a Elec, e prendi a prestito da questo o quel mercante. Per il momento non ho niente. Ecco che i miei poveri fratelli vengono&nbsp; a trovarmi e ripartono senza avere ricevuto nessun conforto da me. E\u2019 una pena per me non potere fare altro che guardarli\u2019. Talvolta accadeva anche che egli rispondesse con un rifiuto a qualche povero e gli chiedesse solo chi era e donde veniva. Ma l\u2019indomani ne soffriva, e allora mi chiamava per dirmi: \u2018Ieri ho risposto con un rifiuto a quel povero; prendi il mio denaro, per favore, e portaglielo: forse cos\u00ec potremo consolarlo\u2019. Tutti i poveri potevano avvicinarlo facilmente e la sua umilt\u00e0 era meravigliosa. [\u2026] La sua porta era sempre aperta a tutti i poveri e derelitti, ai pellegrini che ricorrevano a lui, e presso di lui trovavano sempre da nutrirsi, da bere e da riposarsi\u201d. L\u2019uomo spirituale \u00e8 fratello dei poveri ed \u00e8 per loro riparo dalle difficolt\u00e0 della vita.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La storia della santit\u00e0 in Russia mostra quanto sia artificioso pensare a una dicotomia fra preghiera, vita spirituale, da una parte, e carit\u00e0, amore per i poveri, dall\u2019altra. Le energie spirituali sono sempre anche energie di carit\u00e0. Da una vita di preghiera scaturisce la forza e l\u2019intelligenza dell\u2019amore, che permettono ai cristiani di rispondere al bisogno dei poveri nelle diverse condizioni storiche. Fra la fine del XIX secolo e l\u2019inizio del XX, in quella tormentata vigilia che precedette gli avvenimenti rivoluzionari del 1917, la societ\u00e0 russa conobbe le trasformazioni dell\u2019epoca moderna. Nelle grandi citt\u00e0 dell\u2019impero la Chiesa di fronte a nuove realt\u00e0 di povert\u00e0 si interrogava sulla sua missione e conosceva il travaglio della ricerca di nuove forme di carit\u00e0. A San Pietroburgo Ioann di Kronshtadt, a Mosca la principessa, divenuta monaca, Elisaveta \u2013 su ambedue queste figure di santi russi ascolteremo delle relazioni \u2013 svilupparono dei tentativi significativi di inserimento della Chiesa nel nuovo tessuto sociale a fianco dei poveri, tentativi i cui sviluppi furono impediti dalla persecuzione sovietica. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>A Kiev l\u2019archimandrita Spiridon (Kisljakov), negli anni della prima guerra mondiale, fond\u00f2 la Fraternit\u00e0 del dolcissimo Ges\u00f9, i cui membri, oltre a condurre un\u2019intensa vita liturgica e di preghiera e a praticare attivit\u00e0 di studio biblico, si impegnavano ad assistere poveri, mendicanti, prigionieri e malati. Spiridon celebrava i vespri e predicava in un celebre \u201ccaff\u00e8 dei barboni\u201d nel centro di Kiev. La sua esperienza precedente l\u2019aveva visto come missionario in Siberia, dove in particolare si impegn\u00f2 a comunicare il Vangelo ai detenuti delle prigioni. Prima di andare in Siberia aveva incontrato un folle in Cristo, Maksim, che gli aveva rivolto le seguenti parole: \u201cSenza preghiera tutte le verit\u00e0 sono come gli alberi senza terra: Oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 preghiera nella vita dei cristiani, e anche se c\u2019\u00e8 non ha in s\u00e9 la vita. [\u2026] Il cristiano, amico mio, \u00e8 un uomo di preghiera. Suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, la sua vita, per lui sono soltanto Cristo. Il discepolo di Cristo deve vivere soltanto di Cristo. Quando egli amer\u00e0 Cristo in questo modo, allora senza dubbio amer\u00e0 tutte le creature di Dio. Gli uomini credono che prima si debbano amare gli uomini e poi amare Dio. Anch\u2019io ho fatto cos\u00ec, ma \u00e8 stato tutto inutile. Quando ho cominciato ad amare Dio pi\u00f9 di tutto, allora in questo amore per Dio ho trovato anche il mio prossimo, e in questo stesso amore per Dio anche i miei nemici sono diventati per me degli altri esseri, sono diventati creature di Dio. La prima forma di amore verso Dio \u00e8 la preghiera. [\u2026] La preghiera trasforma l\u2019uomo in uomo secondo l\u2019evangelo, secondo Cristo. Se i cristiani conoscessero la forza della preghiera sarebbero rigenerati. Io non sono molto istruito, ma la preghiera mi insegna come pensare, come parlare, come agire\u201d. Cos\u00ec Spiridon comment\u00f2 l\u2019incontro con Maksim: \u201cDa quel momento cominciai a provare compassione per tutti e per tutto: piet\u00e0 dei morti, piet\u00e0 dei vivi, piet\u00e0 di tutti gli uomini senza differenza di nazionalit\u00e0, di fede, di sesso, di et\u00e0, piet\u00e0 di tutti gli animali, uccelli, insetti, piet\u00e0 degli alberi, della terra, del sole, dell\u2019aria\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Al funerale di Spiridon, nel settembre 1930, nella Kiev staliniana furono i suoi amici, i poveri della citt\u00e0, a portare il feretro in una processione che si stese per alcuni chilometri. La carit\u00e0, nel cuore del Novecento, \u00e8 stata il segno della diversit\u00e0 dei cristiani l\u00e0 dove tante volte sembrava prevalere l\u2019odio. Essa, nei modi pi\u00f9 diversi, forse fu l\u2019unico fronte ad opporsi alla crescita abnorme dell\u2019anti-carit\u00e0 o quantomeno ad alleviare i drammi provocati dall\u2019affermarsi dei totalitarismi. Una creativa e rischiosa solidariet\u00e0 un\u00ec uomini e donne nei campi di sterminio, nei gulag, e ovunque ci fosse persecuzione. Milioni di martiri e di testimoni, noti e ignoti, sostenuti dalla carit\u00e0 hanno opposto resistenza alle degradazioni del nazismo e del comunismo, come ha illustrato Andrea Riccardi, nel suo importante volume Il secolo del martirio. Nelle innumerevoli tragedie del Novecento, la carit\u00e0 ha scritto, e continua a scrivere, la sua pagina pi\u00f9 bella. I confini si sono allargati dall\u2019Europa al mondo intero. I poveri del Terzo Mondo sono ormai nel cuore delle Chiese e di tante altre istituzioni nazionali e internazionali. Giovanni XXIII, affermando che \u201cla Chiesa \u00e8 di tutti ma particolarmente dei poveri\u201d mostra qual \u00e8 la scelta preferenziale della comunit\u00e0 cristiana. Paolo VI e Giovanni Paolo II, su questa linea, hanno indicato con forza la via della difesa dei poveri e dei loro diritti. La scelta dei poveri si realizza attraverso un esteso reticolo di carit\u00e0 che si estende in ogni parte del mondo. Forse \u00e8 stata la prima vera globalizzazione. In ogni caso \u00e8 la riserva pi\u00f9 fresca di energie che l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 accampare, al passaggio di millennio, per contrastare la crescita smisurata degli egoismi e dei particolarismi che continuano a creare violenze e conflitti. La carit\u00e0, forza che travalica il cristianesimo stesso, obbliga ad uscire da se, a scavalcare qualsiasi muro, per andare dove nessuno va e per vivere dove non si vive. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>L\u2019amore preferenziale per i poveri<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carit\u00e0 non \u00e8 questione di ideologia. E\u2019 piuttosto una energia spirituale che acquisisce una dimensione storica. Mentre per\u00f2 si rende visibile nella storia, mai trova in essa la sua piena realizzazione. La carit\u00e0 va oltre le sue stesse realizzazioni; \u00e8 per sua natura profetica e pu\u00f2 compiere miracoli. La carit\u00e0 va anche oltre la societ\u00e0, ma non si estranea da essa. Anzi si avvicina alle sue piaghe pi\u00f9 nascoste e dimenticate tentando di curarle con attenzione. La carit\u00e0 \u00e8 una energia che rompe ogni barriera e rende vicine persone lontane, le accomuna, le rende familiari, valicando talora abissi che sembrano insuperabili. La carit\u00e0 non ha limiti. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>Se la carit\u00e0 va oltre lo stesso cristianesimo, di esso tuttavia ne \u00e8 il culmine. Nei Vangeli l\u2019amore per i poveri appare come parte integrante del contenuto stesso della fede. I segni dell\u2019azione di Dio nella storia sono quelli che manifestano il cambiamento della condizione dei poveri, come mostra l\u2019episodio dei discepoli di Giovanni che si recano da Ges\u00f9 a chiedergli se sia o no lui il Messia atteso. La fede, stando a questo brano, inizia il suo cammino nella storia proprio dall\u2019incontro con questi segni, ossia con i poveri che sono aiutati, con i malati che vengono guariti, con gli afflitti che trovano consolazione. In tal senso, l\u2019annuncio del Vangelo ai poveri e la concreta vicinanza a loro, si trova all\u2019origine stessa della fede. E\u2019 questa vicinanza che rivela la presenza concreta di Dio in mezzo agli uomini. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>In tale contesto anche il rapporto della Chiesa verso i poveri non \u00e8 una semplice aggiunta morale, bens\u00ec una dimensione costitutiva della stessa fede. Nella misura, infatti, in cui essa \u00e8 \u201ccorpo di Cristo\u201d, necessariamente, deve assumersi come sua carne anche i poveri. Padre Congar ha scritto a questo proposito: &#8220;I poveri sono cosa della Chiesa. Non sono soltanto sua clientela o beneficiari delle sue sostanze: la Chiesa non vive appieno il suo mistero se ne sono assenti i poveri. Il sacerdozio \u00e8 incaricato di essi&#8230; La cura dei poveri, degli sradicati, dei deboli, degli umili, degli oppressi, \u00e8 un obbligo che ha le sue radici nel cuore stesso del cristianesimo inteso come comunione. Non pu\u00f2 esistere comunit\u00e0 cristiana senza diaconia, cio\u00e8 servizio di carit\u00e0 che, a sua volta, non pu\u00f2 esistere senza celebrazione dell&#8217;Eucarestia. Le tre realt\u00e0 sono legate tra di loro: comunit\u00e0, Eucarestia, diaconia dei poveri e degli umili. L&#8217;esperienza dimostra che esse vivono o languono insieme&#8230;&#8221;.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La stessa immagine di Dio, vorrei dire, \u00e8 inseparabile dai poveri. Cos\u00ec appare dalle Sante Scritture, ove la questione di Dio si incrocia sempre con quella dei poveri. C\u2019\u00e8 un legame radicale che congiunge Dio e i poveri. E questo sin dalle origini. Sin da quando Dio, come scrive il libro della Genesi, prefer\u00ec il sacrificio di Abele a quello di Caino. \u201cAbel\u201d vuol dire soffio, nulla, debolezza assoluta. \u201cAbel\u201d, pi\u00f9 che un nome proprio indica una condizione, la debolezza, o meglio i deboli. Dio sta rivolto verso il debole, privilegia il povero. Questo \u00e8 il Dio di Ges\u00f9 Cristo. In ogni sua pagina la Scrittura presenta Dio come il difensore dei poveri e dei deboli, dell\u2019orfano e della vedova. Questo legame fra Dio e i poveri \u00e8 profondamente radicato nella spiritualit\u00e0 russa. Ha scritto Pavel Evdokimov: \u201cEsiste anche un Cristo russo che ha qualche cosa di essenzialmente evangelico sotto l\u2019aspetto kenotico del Fratello umile degli umiliati, colui che \u00e8 sempre con i poveri, gli infermi e i sofferenti\u201d. Il legame privilegiato tra Dio e i poveri, con Ges\u00f9 giunge sino al limite estremo, quello della identificazione. Quando Ges\u00f9 dir\u00e0, alla fine dei giorni: \u201cavevo fame e mi hai dato da mangiare\u201d, si identifica con i poveri; e pone tale identificazione come normativa per la vita degli uomini, pi\u00f9 delle stesse manifestazioni \u201creligiose\u201d. Se l\u2019essere stesso di Dio ci \u00e8 rivelato nel Verbo divenuto uomo solidale con i poveri, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019essere stesso di Dio non pu\u00f2 essere concepito come una pienezza ripiegata su se stessa, ma da sempre \u00e8 in tensione, quasi in un esodo permanente, da s\u00e9 verso l\u2019altro. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>La carit\u00e0 verso i poveri perci\u00f2 non \u00e8 una aggiunta all\u2019esperienza della Chiesa e dei singoli cristiani, ne \u00e8 parte integrante, si potrebbe dire che ne \u00e8 la garanzia evangelica. Una Chiesa senza poveri, \u00e8 una Chiesa senza Dio. E\u2019 iscritto nelle pagine evangeliche un patto inscindibile tra Ges\u00f9 e i poveri, e per conseguenza tra quest\u2019ultimi e i cristiani. Tale patto \u00e8 perci\u00f2 costitutivo della fede e del suo stesso contenuto: il Signore Iddio e il suo Figlio non sono nomi vuoti e astratti; essi sono fin dall\u2019inizio \u201ccompromessi\u201d con i poveri. Senza i poveri non si comprende il Dio di Ges\u00f9 Cristo. Per questo possiamo anche affermare che l\u2019accoglienza ai poveri \u00e8 ci\u00f2 che nella Chiesa parla meglio di Dio. Quando si \u00e8 vicini ai poveri, non si \u00e8 mai lontani da Dio. <\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>C\u2019\u00e8 una tradizione popolare russa che mi piace ricordare a questo proposito: \u201cDalla festa della luminosa Resurrezione fino alla festa dell\u2019Ascensione ogni anno Ges\u00f9 Cristo percorre la terra, passa per i villaggi, fermandosi sotto le finestre e ascoltando i discorsi dei contadini [\u2026] Nelle vesti di un mendicante che chiede l\u2019elemosina, di un vecchio canuto, il Figlio di Dio si presenta alle case di ricchi e poveri, di avari e generosi, di crudeli e compassionevoli. La gente si comporta come al solito, secondo la propria natura, non sapendo di essere messa alla prova dell\u2019amore cristiano da Dio stesso\u201d.<\/P><br \/>\n<P class=MsoNormal>&nbsp;<\/P><br \/>\n<P>L\u2019amore verso Dio e verso il prossimo sono inseparabili. Ma il punto di partenza \u00e8 l\u2019ascolto di Dio: dall\u2019ascolto nasce la conoscenza e dalla conoscenza l\u2019amore. L\u2019archimandrita Spiridon si sent\u00ec dire da Semion, un contadino \u201cfolle\u201d di Dio: \u201cIo da Dio non desidero nulla, non desidero neppure di essere un giusto tanto da risplendere come il sole, vorrei soltanto amarlo con tutto me stesso al punto che nessuno possa amarlo pi\u00f9 di me. Vorrei dimenticare tutto, dimenticare i miei genitori, dimenticare la mia casa, dimenticare tutto il mondo, dimenticare anche me stesso e trasformarmi in amore solo per lui. Rinuncio anche ad ereditare il Regno di Dio, a vedere Cristo nell\u2019al di l\u00e0, ad essere un uomo, mi basta diventare puro amore per lui\u2026Un giorno pregavo Dio in mezzo ai campi e per poco questa preghiera non mi ha fatto morire! Mi batteva il cuore, ero coperto di sudore, caddi a terra; in quel momento non ero pi\u00f9 me stesso, ero solo amore ardente come un fuoco. Ecco, io desidererei diventare tale amore! Io non chiedo a Dio niente altro se non di essere quell\u2019unico amore per lui, vorrei amare Dio a tal punto, da consumarmi interamente di questo amore, da bruciare d\u2019amore e non essere altro che eterno amore di Dio\u201d (p. 24).&nbsp;&nbsp;<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincenzo Paglia &nbsp; Vescovo di Terni-Narni-Amelia &nbsp; &nbsp; Santit\u00e0 e carit\u00e0 nella storia e nell\u2019oggi delle Chiese &nbsp; &nbsp; Questo convegno su \u201cSantit\u00e0 e carit\u00e0 nel cristianesimo d\u2019Oriente e d\u2019Occidente\u201d, mentre manifesta attraverso alcuni testimoni la forza dell\u2019amore di Dio, offre altres\u00ec indicazioni preziose sia per il cammino di amicizia fraterna fra le Chiese sia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27566,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-15559","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/default.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15559","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15559"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15559\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}