{"id":15557,"date":"2002-10-25T00:00:00","date_gmt":"2002-10-25T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/cms\/index.php\/il-giorno-del-signore.html"},"modified":"2013-05-10T23:48:36","modified_gmt":"2013-05-10T21:48:36","slug":"il-giorno-del-signore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-giorno-del-signore.html","title":{"rendered":"Il giorno del Signore"},"content":{"rendered":"<p>&#147;Non possiamo vivere<br \/>\n  senza la Domenica&#148;  <\/p>\n<p>I cristiani, fin dall&#146;inizio,<br \/>\n  hanno celebrato la Domenica. Scrive il Vaticano II: &#147;Secondo la tradizione<br \/>\n  apostolica, che ha origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la<br \/>\n  Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che chiama giustamente<br \/>\n  giorno del Signore o domenica&#148; (Sacr.Concilium, 106). E aggiunge che &#147;La<br \/>\n  domenica &egrave; la festa primordiale dei criostiani&#148;. San Girolamo, in<br \/>\n  effetti, affermava: &laquo;La domenica &egrave; il giorno dei cristiani, &egrave;<br \/>\n  il nostro giorno&raquo;. La Domenica, inaffti, li distingueva dagli altri: solo<br \/>\n  i discepoli di Ges&ugrave; ricordavano la Pasqua di risurrezione. Ecco perch&eacute;<br \/>\n  dicevano: &laquo;Non possiamo vivere senza la domenica&raquo;, ossia: &#147;non<br \/>\n  possiamo vivere senza fare memoria della Pasqua&#148;. Sant&#146;Ignazio, mentre<br \/>\n  veniva portato a Roma per essere ucciso, scriveva: &#147;Dunque quelli che erano<br \/>\n  per le antiche cose sono arrivati alla nuova speranza e non osservano pi&ugrave;<br \/>\n  il sabato, ma vivono secondo la Domenica, in cui &egrave; sorta la nostra vita<br \/>\n  per mezzo di Lui e della sua morte&#148;.<br \/>\n  Le prime comunit&agrave; cristiane, nella ovvia indifferenza sia della societ&agrave;<br \/>\n  ebraica che di quella romana, nel giorno di Domenica si raccoglievano e facevano<br \/>\n  memoria del Signore risorto con la celebrazione dell&#146;Eucarestia. Giustino,<br \/>\n  siamo nel II secolo, la descrive cos&igrave;: &#147;Il giorno che viene chiamato<br \/>\n  il giorno del sole, tutti, sia che abitino nelle citt&agrave; o nelle campagne,<br \/>\n  ci raccogliamo in uno stesso luogo dalla citt&agrave; e dalla campagna, e si<br \/>\n  fa lettura delle Memorie degli apostoli e degli Scritti dei profeti, sin che<br \/>\n  il tempo lo permette. Quando il lettore ha terminato, colui che presiede tiene<br \/>\n  un discorso per ammonire ed esortare all&#146;imitazione di questi buoni esempi.<br \/>\n  Poi tutti insieme ci leviamo e innalziamo preghiere sia per noi stessi sia per<br \/>\n  tutti gli altri, dovunque si trovino&#133;Finite le preghiere, ci salutiamo<br \/>\n  l&#146;un l&#146;altro con un bacio. Quindi viene recato a colui che presiede<br \/>\n  l&#146;assemblea dei fratelli un pane e una coppa d&#146;acqua e vino. Egli<br \/>\n  li prende e loda e glorifica il Padre dell&#146;universo per mezzo del Figlio<br \/>\n  e dello Spirito Santo; quindi fa un lungo ringraziamento (eucaristia) per averci<br \/>\n  fatti meritevoli di questi doni. Terminate le preghiere e il ringraziamento<br \/>\n  eucaristico, tutto il popolo acclama: Amen&#133;Quando colui che presiede ha<br \/>\n  ringraziato e tutto il popolo in coro ha risposto, quelli che noi chiamiamo<br \/>\n  diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane e il vino consacrati<br \/>\n  e ne portano agli assenti. Quest&#146;alimento noi lo chiamiamo: eucaristia&#148;<br \/>\n  (I Apol, 65, 67). <\/p>\n<p>Cos&igrave; i primi cristiani<br \/>\n  vivevano la Domenica. Era una scelta che sentivano decisiva, anche se comportava<br \/>\n  problemi. Alcuni, per questo, affrontarono persino il martirio. Ad Abitene (una<br \/>\n  cittadina dell&#146;odierna Tunisia), nel 304, venne arrestato un gruppo di<br \/>\n  cristiani. Di fronte al proconsole che li accusava di riunirsi illecitamente,<br \/>\n  Saturnino, uno di loro, rispose: &#147;Noi dobbiamo celebrare il giorno del<br \/>\n  Signore: &egrave; la nostra legge&#148;. Dopo di lui fu interrogato il proprietario<br \/>\n  della casa, di nome Emerito. Il proconsole gli chiese: &#147;Ci sono state riunioni<br \/>\n  proibite a casa tua?&#148;. &#147;Si, abbiamo celebrato il giorno del Signore&#148;,<br \/>\n  rispose Emerito. &#147;Perch&eacute; hai permesso loro di entrare?&#148; chiese<br \/>\n  il proconsole. Ed Emerito rispose: &#147;Sono fratelli e io non potevo impedirlo&#148;.<br \/>\n  &#147;Avresti dovuto farlo&#148;, replic&ograve; il proconsole. Ed Emerito afferm&ograve;:<br \/>\n  &#147;Non potevo farlo, perch&eacute; noi non possiamo vivere senza celebrare<br \/>\n  la cena del Signore&#148;. Da notare che la domenica non era ancora giorno festivo.<br \/>\n  Erano un gruppetto di laici pi&ugrave; un sacerdote e due lettori. Dissero a<br \/>\n  chi li interrogava: &#147;Non possiamo vivere senza la domenica&#148;. E, al<br \/>\n  proconsole che insisteva, un altro martire rispose: &#147;Come se un cristiano<br \/>\n  potesse esistere senza celebrare l&#146;assemblea domenicale o l&#146;assemblea<br \/>\n  domenicale potesse essere celebrata senza un cristiano! O non sai che l&#146;essere<br \/>\n  cristiano &egrave; una cosa sola con l&#146;assemblea domenicale e che l&#146;assemblea<br \/>\n  domenicale &egrave; una sola cosa con il cristiano, al punto che l&#146;uno<br \/>\n  non pu&ograve; stare senza l&#146;altro?&#148;. Non c&#146;&egrave; dubbio che<br \/>\n  questa coscienza &egrave; rara nelle nostre comunit&agrave; cristiane. E non<br \/>\n  solo a causa della secolarizzazione. La testimonianza data da costoro, commenta<br \/>\n  Ratzinger, &#147;non &egrave; stentata obbedienza a una prescrizione ecclesiastica<br \/>\n  sentita come precetto esteriore, &egrave; invece espressione di un interiore<br \/>\n  dovere e a un tempo di una personale deliberazione&#148; (Communio, 129 (1993)<br \/>\n  43-63, p.44). <\/p>\n<p>E&#146; stata sempre una<br \/>\n  grave preoccupazione della Chiesa che i cristiani partecipassero alla Messa<br \/>\n  domenicale. L&#146;obbligo di santificare la festa, sotto pena di peccato mortale,<br \/>\n  &egrave; espressione di questa grave preoccupazione. La Chiesa, madre buona<br \/>\n  e premurosa, sa bene che &egrave; impossibile vivere senza la messa della Domenica.<br \/>\n  E poich&eacute; alcuni cominciarono a tralasciala si &egrave; trovata nella<br \/>\n  necessit&agrave; di imporla. Insomma, l&#146;obbligo suppliva all&#146;irresponsabilit&agrave;<br \/>\n  dei figli. Non mi dilungo nella descrizione di come la Chiesa ha sempre insistito<br \/>\n  sulla necessit&agrave; della partecipazione alla celebrazione eucaristica domenicale.<br \/>\n  Ricordo solo l&#146;impegno del cardinale Cardjin quando, a motivo dell&#146;invasione<br \/>\n  del lavoro, difese strenuamente il diritto degli operai a dedicare a Dio la<br \/>\n  domenica. Il presule giunse a parlare di una vera e propria &#147;profanazione&#148;:<br \/>\n  &#147;Si tratta &#150; scriveva &#8211; di rendere al popolo una ricchezza perduta,<br \/>\n  un privilegio rubato, un diritto violato&#133;La riconquista cristiana della<br \/>\n  Domenica deve apparire a tutti come la condizione essenziale della vittoria<br \/>\n  sulla violenza, il terrore, l&#146;ingiustizia e l&#146;oppressione, come la<br \/>\n  condizione indispensabile del rispetto della persona, della famiglia, della<br \/>\n  dignit&agrave; umana del lavoratore&#148; (p. 221). E, con il suo linguaggio<br \/>\n  forte e chiaro, aggiungeva: &#147;Senza la Domenica cristiana, non c&#146;&egrave;<br \/>\n  rispetto del lavoratore! Senza la Domenica cristiana, non c&#146;&egrave; rispetto<br \/>\n  della famiglia del lavoratore! Senza la Domenica cristiana, non c&#146;&egrave;<br \/>\n  rispetto della dignit&agrave; umana del lavoratore!&#148;(p.119). <\/p>\n<p>Ma, per tornare, ai nostri<br \/>\n  giorni, il documento magisteriale pi&ugrave; chiaro e specifico sulla domenica<br \/>\n  &egrave; la lettera apostolica Dies Domini emanata da Iovanni Paolo II nel 1998.<br \/>\n  Non &egrave; questa la sede per esporne i contenuti in modo esaustivo. Ma anche<br \/>\n  solo l&#146;articolazione dei cinque capitoli fa gi&agrave; intravedere la ricchezza<br \/>\n  teologica, spirituale e pastorale del documento: dies Domini, dies Christi,<br \/>\n  dies Ecclesiae, dies homini, dies dierum. C&#146;&egrave; da dire che la vicinanza<br \/>\n  con la celebrazione giubilare non ha forse permesso un approfondimento adeguato<br \/>\n  di questo testo da parte delle comunit&agrave; cristiane. Ed &egrave; perci&ograve;<br \/>\n  quanto mai opportuno tornarci sopra. Il papa stesso lo riprende con la lettera<br \/>\n  Novo millennio ineunte. Ed &egrave; qui che scrive esplicitamente che l&#146;Eucarestia<br \/>\n  &egrave; cuore della domenica. E, raccogliendo l&#146;antica tradizione della<br \/>\n  Chiesa, ripropone la centralit&agrave; della Domenica e della Eucarestia: &#147;Stiamo<br \/>\n  entrando in un millennio che si prefigura caratterizzato da un profondo intreccio<br \/>\n  di culture e di religioni anche nei paesi di antica cristianizzazione. In molte<br \/>\n  regioni i cristiani sono, o stanno diventando, un &#147;piccolo gregge&#148;.<br \/>\n  Ci&ograve; li pone di fronte alla sfida di testimoniare con maggior forza, spesso<br \/>\n  in condizione di solitudine e di difficolt&agrave;, gli aspetti specifici della<br \/>\n  propria identit&agrave;. Il dovere della partecipazione eucaristica ogni domenica<br \/>\n  &egrave; uno di questi&#148; (36). La Domenica resta il giorno della Chiesa,<br \/>\n  il giorno dell&#146;identit&agrave; dei cristiani. &#147;Occorre &#150; scrive<br \/>\n  il Papa &#8211; dare particolare rilievo all&#146;Eucarestia domenicale e alla stessa<br \/>\n  domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto<br \/>\n  e del dono dello Spirito Santo, vera Pasqua della settimana&#148;(35). Evidenzia<br \/>\n  il legame profondo che lega la domenica all&#146;Eucarestia: &#147;Nella assemblea<br \/>\n  domenicale&#133;l&#146;incontro con il Risorto avviene mediante la partecipazione<br \/>\n  alla duplice mensa della Parola e del pane di vita&#148; (39). <\/p>\n<p>E&#146; ancora pi&ugrave;<br \/>\n  che attuale l&#146;antico testo della Didascalia degli Apostoli (III secolo)<br \/>\n  rivolto al vescovo: &#147;Quando insegni (o vescovo) ordina e persuadi il popolo<br \/>\n  ad essere fedele nel radunarsi in assemblea, a non mancare mai, a convenire<br \/>\n  sempre per non restringere la chiesa e diminuire il corpo di Cristo sottraendosi<br \/>\n  all&#146;assemblea&#133;Poich&eacute; siete membra di Cristo, non disperdetevi<br \/>\n  dalla chiesa non riunendovi; infatti, poich&eacute; avete in Cristo il vostro<br \/>\n  capo&#133;non trascuratevi e non private il Salvatore delle sue membra, non<br \/>\n  lacerate e non disperdete il suo corpo non partecipando all&#146;assemblea;<br \/>\n  non volgiate anteporre alla parola di Dio i bisogni della vita temporale, ma<br \/>\n  nel giorno di domenica, mettendo da parte ogni cosa, affrettatevi alla chiesa.<br \/>\n  Infatti, quale giustificazione potr&agrave; presentare a Dio chi non si reca<br \/>\n  in questo stesso giorno in assemblea ad ascoltare la parola di salvezza e a<br \/>\n  nutrirsi del cibo divino che dura in eterno?&#148; (II,59,1-3). <\/p>\n<p>Per la gran parte della<br \/>\n  gente dei paesi cristiani la Domenica &egrave; purtroppo divenuta una scadenza<br \/>\n  con scarsa valenza religiosa. E&#146; il Week-end, il fine settimana. Il messaggio<br \/>\n  della Domenica va ben al di l&agrave; della coincidenza con il week-end (si<br \/>\n  pensi, ad esempio, alle comunit&agrave; cristiane che vivono nei paesi islamici,<br \/>\n  dove la festa civile &egrave; il venerd&igrave;; non per questo quelle comunit&agrave;<br \/>\n  rinunciano a celebrare la Domenica o spostano le feste cristiane). Giovanni<br \/>\n  Paolo II, con la Dies Domini, chiarisce il senso profondo della Domenica per<br \/>\n  le comunit&agrave; cristiane di oggi. Lungi dall&#146;essere &#147;il fine settimana&#148;<br \/>\n  la Domenica svela ai cristiani e al mondo intero il fine ultimo della storia:<br \/>\n  l&#146;unit&agrave; di tutti i popoli attorno al Signore. La Messa della Domenica<br \/>\n  apre quindi uno spiraglio su quel banchetto della fine dei tempi che Ges&ugrave;<br \/>\n  ha preannunciato: &#147;Verranno da oriente e da occidente, da settentrione<br \/>\n  e da mezzogiorno, e siederanno alla mensa del regno di Dio&#148; (Lc 13, 29).<br \/>\n  Il Giorno del Signore va ricollocato nel tempo del nuovo secolo, riproponendo<br \/>\n  il disegno salvifico di Dio sulla storia degli uomini. <\/p>\n<\/p>\n<p>La Domenica, ottavo giorno\n  <\/p>\n<p>\n  La sapienza di Israele insegnava: &laquo;Non &egrave; Israele che ha salvato<br \/>\n  il Sabato, ma il Sabato che ha salvato Israele&raquo;. Analogamente potrebbe<br \/>\n  dirsi per i cristiani circa la Domenica. Bisogna per&ograve; ricordare che le<br \/>\n  motivazioni del Sabato e quelle della Domenica sono diverse. Il sabato, per<br \/>\n  gli ebrei, &egrave; il giorno santificato in memoria dell&#146;opera della creazione<br \/>\n  e della liberazione di Israele dalla schiavit&ugrave; dell&#146;Egitto. Ed &egrave;<br \/>\n  caratterizzato dal riposo assoluto, appunto, come fece il Signore il settimo<br \/>\n  giorno, al termine della creazione. La Domenica, invece, &egrave; il giorno<br \/>\n  in cui si fa memoria della risurrezione di Ges&ugrave;. I primi discepoli di<br \/>\n  Ges&ugrave; celebravano anche il sabato. Solo successivamente lo tralasciarono<br \/>\n  per celebrare unicamente il giorno della risurrezione. Non si tratta di rendere<br \/>\n  cristiano il Sabato, n&eacute; di trasformare la Domenica in sabato. Con la<br \/>\n  celebrazione della Domenica i cristiani accolgono la profonda trasformazione<br \/>\n  operata da Cristo, il quale ha vinto definitivamente la morte &#147;il primo<br \/>\n  giorno dopo il sabato&#148;. <\/p>\n<p>In quel momento la storia<br \/>\n  umana ha visto l&#146;evento centrale della storia. Il Signore ha liberato gli<br \/>\n  uomini e le donne dalla schiavit&ugrave; del male e della morte. La storia da<br \/>\n  quel giorno cambi&ograve; il suo corso. Ecco perch&eacute; con la risurrezione<br \/>\n  di Ges&ugrave; il tempo non gira pi&ugrave; attorno agli uomini o attorno a<br \/>\n  noi stessi o al nostro fare; e tanto meno &egrave; guidato da un destino senza<br \/>\n  volto (eppure sono innumerevoli gli uomini e le donne che si affidano al destino!).<br \/>\n  La Domenica, con forza ben maggiore, scandisce il tempo della storia, irrompe<br \/>\n  nei nostri giorni e li dirige verso Dio, verso il giorno in cui lo incontreremo<br \/>\n  &#147;faccia a faccia&#148;. <\/p>\n<p>In tale prospettiva, alcuni<br \/>\n  Padri della Chiesa hanno chiamato la Domenica &#147;ottavo giorno&#148;, volendo<br \/>\n  indicarla appunto come la pienezza del tempo. Basilio, il grande vescovo di<br \/>\n  Cesarea (IV secolo), dopo aver affermato che il giorno consacrato alla risurrezione<br \/>\n  &#147;&egrave; in qualche modo l&#146;immagine del futuro&#148;, ribadisce che<br \/>\n  questo giorno in quanto ottavo significa &#147;il giorno senza fine che non<br \/>\n  conoscer&agrave; n&eacute; notte n&eacute; giorno seguente, il secolo imperituro<br \/>\n  che non invecchier&agrave; n&eacute; avr&agrave; fine&#148; (Liber De Spiritu<br \/>\n  Sancto 66). Tale denominazione si fonda nelle pagine evangeliche che raccontano<br \/>\n  le apparizioni di Ges&ugrave; risorto: &#147;Otto giorni dopo i discepoli erano<br \/>\n  di nuovo in casa&#133;Venne Ges&ugrave;, a porte chiuse, si ferm&ograve; in<br \/>\n  mezzo a loro e disse: pace a voi!&#148; (Gv 20, 26). La Domenica &egrave; l&#146;&#147;ottavo<br \/>\n  giorno&#148;, ossia il giorno della risurrezione, l&#146;inizio di quella &#147;Domenica<br \/>\n  senza tramonto, quando l&#146;umanit&agrave; intera entrer&agrave; nel riposo<br \/>\n  di Dio&#148;, come canta il prefazio del messale romano. Insomma, &#147;se vuoi<br \/>\n  avere un&#146;idea, pallida ma reale, dell&#146;eternit&agrave;, vivi la Domenica!&#148;<\/p>\n<p>Il tempo non &egrave; solo<br \/>\n  quello scandito dalle convenzioni della societ&agrave; civile (l&#146;anno solare,<br \/>\n  l&#146;anno lavorativo, l&#146;anno scolastico, e cosi via), ma anche quello<br \/>\n  scandito dall&#146;opera di Dio, di cui la Domenica &egrave;, appunto, lo svelamento.<br \/>\n  Il giorno del Signore mette certamente in risalto la diversit&agrave; del tempo<br \/>\n  religioso da quello ordinario; non per estraniarsene, ma per fermentarlo, per<br \/>\n  dargli senso, per salvarlo. Con la Domenica il Vangelo chiama i cristiani a<br \/>\n  uscire dalla mentalit&agrave; egocentrica di questo mondo per vivere un tempo<br \/>\n  di libert&agrave;, di interiorit&agrave;, di gratuit&agrave;, di comunione.<br \/>\n  Tutto ci&ograve; non &egrave; scontato; richiede anzi una scelta e un&#146;educazione<br \/>\n  di noi stessi. Nella vita convulsa e affrettata di oggi, la Domenica pu&ograve;<br \/>\n  (deve) essere tempo del riposo in tutte le sue dimensioni interiori di preghiera,<br \/>\n  di carit&agrave;, di vita comunitaria. <\/p>\n<p>Le comunit&agrave; cristiane,<br \/>\n  e le stesse citt&agrave; ove esse abitano, hanno bisogno della Messa, come il<br \/>\n  corpo ha bisogno del cuore. Si potrebbe dire che ne hanno bisogno anche coloro<br \/>\n  che non vi partecipano affatto. Appunto come le altre parti del corpo hanno<br \/>\n  bisogno del cuore per vivere. La Messa domenicale resta il cuore della Chiesa<br \/>\n  e della terra che essa abita. Ai credenti &egrave; affidata la responsabilit&agrave;<br \/>\n  di questo cuore; perch&eacute; non resti freddo e sappia trasfondere il senso<br \/>\n  di Dio ad un mondo che si allontana da Lui. La vita triste e a volte violenta<br \/>\n  delle nostre citt&agrave; &egrave; legata anche all&#146;assenza o alla fiacchezza<br \/>\n  delle Messe domenicali. Tutti hanno bisogno del giorno della risurrezione, del<br \/>\n  giorno della festa, del giorno dell&#146;amicizia e del perdono, del giorno<br \/>\n  in cui &egrave; possibile vedere le &#147;primizie dello Spirito&#148; e toccare<br \/>\n  con mano l&#146;inizio della nuova creazione. L&#146;apostolo Paolo parla di<br \/>\n  tutta la creazione che &#147;geme e soffre nelle doglie del parto&#148;(Rm 8,22).<br \/>\n  Ebbene, la Liturgia Eucaristica domenicale &egrave; ci&ograve; che maggiormente<br \/>\n  mostra al mondo la &#147;presenza di Dio&#148;, ci&ograve; che maggiormente<br \/>\n  le rivela il &#147;senso di Dio&#148; e, di conseguenza, ci&ograve; che con<br \/>\n  pi&ugrave; vigore la spinge ad essere una &#147;terra nuova&#148;. Se le nostre<br \/>\n  comunit&agrave; vivessero una Liturgia Eucaristica vera, tutti (anche coloro<br \/>\n  che non credono) vedrebbero scendere dal cielo uno spicchio della &#147;domenica<br \/>\n  senza tramonto&#148;. La celebrazione liturgica trascina la terra verso il cielo.<br \/>\n  Al contrario, una Domenica scialba sbiadisce la gioia e mostra una Chiesa fiacca<br \/>\n  e avara che non &egrave; fermento di vita nuova. <\/p>\n<p>E&#146; tuttavia vero altres&igrave;<br \/>\n  che, nonostante le manchevolezze, la Liturgia Eucaristica domenicale continua<br \/>\n  la sua opera di redenzione del mondo, un po&#146; come quel seme &#8211; di cui parla<br \/>\n  il Vangelo &#150; il quale, una volta gettato dal padrone nel campo, opera sia<br \/>\n  che noi vegliamo sia che noi dormiamo (Mc 4,26). Un autore russo, Gogol, forse<br \/>\n  pensava proprio a questo, quando scriveva della celebrazione della Eucaristia<br \/>\n  nella sua terra: &#147;se la societ&agrave; non &egrave; ancora totalmente sgretolata,<br \/>\n  se gli uomini non nutrono ancora un odio assoluto gli uni per gli altri, la<br \/>\n  causa segreta di ci&ograve; &egrave; la celebrazione dell&#146;Eucarestia&#148;.\n  <\/p>\n<\/p>\n<p>Il giorno di Emmaus<\/p>\n<\/p>\n<p>Cuore della Domenica &egrave;<br \/>\n  la celebrazione della Eucarestia (in un altro momento porremo l&#146;attenzione<br \/>\n  agli altri aspetti della Domenica). Giovanni Paolo II scrive: &#147;Vorrei pertanto<br \/>\n  insistere perch&eacute; la partecipazione all&#146;Eucarestia sia veramente,<br \/>\n  per ogni battezzato, il cuore della domenica: un impegno irrinunciabile, da<br \/>\n  vivere non solo per assolvere ad un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana<br \/>\n  veramente consapevole e coerente&#148; (Novo Millennio Ineunte, 36). Perch&eacute;<br \/>\n  la comunit&agrave; cristiana ha scelto la Domenica per celebrare l&#146;Eucarestia<br \/>\n  e non il gioved&igrave; che &egrave; il giorno memoriale dell&#146;Ultima Cena?<br \/>\n  La risposta &egrave; chiara: perch&eacute; l&#146;Eucaristica domenicale celebra<br \/>\n  la morte e la risurrezione di Ges&ugrave;. Ed &egrave; quindi il momento in<br \/>\n  cui i cristiani incontrano Ges&ugrave; risorto. La Messa domenicale &egrave;<br \/>\n  la nostra Emmaus. Se leggiamo con attenzione l&#146;episodio, narratoci da Luca<br \/>\n  vediamo che e gli descrive le due parti fondamentali della Messa: la liturgia<br \/>\n  della Parola e la liturgia della Cena. <\/p>\n<p>Esaminiamo pi&ugrave; attentamente<br \/>\n  il capitolo 24 del Vangelo di Luca. L&#146;Evangelista in questo capitolo narra<br \/>\n  il giorno di Pasqua. Divide l&#146;intera narrazione in tre parti: nella prima<br \/>\n  parte, che si svolge al mattino presto, racconta l&#146;incontro di Ges&ugrave;<br \/>\n  risorto con le donne, mentre nella terza racconta quel accade che alla sera<br \/>\n  tardi, ossia l&#146;incontro con gli apostoli nel cenacolo. Nella seconda parte,<br \/>\n  che comprende quasi tutto il giorno (oltre che la gran parte dei versetti del<br \/>\n  capitolo), Luca racconta il lungo incontro del Risorto con due semplici discepoli.<br \/>\n  I due, infatti, sono del tutto sconosciuti (di uno non si sa neppure il nome<br \/>\n  e l&#146;altro, di nome, Cleopa, non appare mai nel Vangelo). Perch&eacute;<br \/>\n  Luca ha composto cos&igrave; il capitolo che narra il giorno centrale del cristianesimo?<br \/>\n  Non sarebbe stato pi&ugrave; logico mostrare l&#146;incontro di Ges&ugrave;<br \/>\n  con i massimi &laquo;responsabili&raquo; della comunit&agrave;, sottolineando<br \/>\n  chiaramente anche le istruzioni fondamentali per il governo della Chiesa? E&#146;<br \/>\n  evidente, invece, che l&#146;evangelista vuole dare un valore emblematico all&#146;episodio<br \/>\n  dei due di Emmaus. Perch&eacute;? Non credo che andiamo lontano dalla verit&agrave;<br \/>\n  se diciamo che l&#146;evangelista, in quei due vede rappresentati tutti i cristiani<br \/>\n  di ogni tempo. E&#146; a dire che i cristiani, di ieri e di oggi, incontrano<br \/>\n  il Risorto allo stesso modo dei due di Emmaus: ossia ascoltando le Scritture<br \/>\n  e spezzando il pane. Celebrando quindi la Liturgia Eucaristica. Ogni volta perci&ograve;<br \/>\n  che si celebra la Messa Ges&ugrave; in persona torna in mezzo ai discepoli radunati,<br \/>\n  parla con loro, li ascolta e spezza il pane con loro. S&igrave;, l&#146;Eucarestia<br \/>\n  domenicale realizza Emmaus. E&#146; la Pasqua per noi come lo fu per i due discepoli<br \/>\n  di Emmaus! Anche noi, come i due discepoli, non comprendiamo il mistero di questo<br \/>\n  straniero che si avvicina e ci parla. Quante volte la Messa ci &egrave; &#147;straniera&#148;!<br \/>\n  Ci viene incontro, ma noi non la comprendiamo; spesso neppure l&#146;accogliamo.<br \/>\n  Eppure la Messa torna fedelmente ogni Domenica. Torna anche quando noi preferiamo<br \/>\n  altri appuntamenti. Ma se vogliamo incontrare il Risorto &egrave; l&#146;unica<br \/>\n  via. Frequentiamola, viviamola, facciamone il momento centrale della nostra<br \/>\n  vita. E, perch&eacute; no, riflettiamo su di essa, e per un lungo cammino! E&#146;<br \/>\n  quanto vogliamo fare anche con queste pagine. Spero che anche noi ci sentiamo<br \/>\n  man mano scaldare il cuore nel petto. Sono certo che se vedremo, con occhi nuovi,<br \/>\n  &#147;spezzare il pane&#148; anche noi &#147;gioiremo al vedere il Signore&#148;.\n  <\/p>\n<\/p>\n<p>\n  L&#146;Eucaristica: il cielo scende sulla terra<\/p>\n<p>\n  L&#146;Eucarestia della Domenica &egrave; l&#146;incontro con Ges&ugrave; risorto,<br \/>\n  &egrave; l&#146;esperienza della Pasqua, della vittoria definitiva del bene<br \/>\n  sul male, della vita sulla morte. Nulla al mondo pu&ograve; esservi di pi&ugrave;<br \/>\n  grande! Ha ragione San Giovanni di Cronstadt, un santo russo, nel dire che &#147;l&#146;Eucarestia<br \/>\n  &egrave; un miracolo permanente&#148;, davanti al quale mai si deve perdere<br \/>\n  lo stupore. La tradizione della Chiesa d&#146;Oriente ricorda che l&#146;Eucarestia<br \/>\n  domenicale &egrave; il &#147;cielo&#148; che scende sulla terra e la trasfigura<br \/>\n  senza conoscere pi&ugrave; separazione, perch&eacute; la comunione &egrave;<br \/>\n  piena. E tutti i credenti in Cristo sono chiamati ad entrarvi. L&#146;Eucarestia,<br \/>\n  pertanto, prima ancora di essere opera di uomini, &egrave; un dono di Dio agli<br \/>\n  uomini, un dono che strappa dalla condizione di tristezza e di morte per inserire,<br \/>\n  fin da ora, nella luce e nella festa del paradiso. L&#146;Eucaristica della<br \/>\n  Domenica porta gli uomini nel cielo, li rende &#147;contemporanei&#148; dell&#146;Eucarestia<br \/>\n  celeste che gli angeli e i santi celebrano immersi nel cuore stesso della Trinit&agrave;.<br \/>\n  L&#146;Eucarestia della Domenica non &egrave; una delle azioni che la Chiesa<br \/>\n  compie, &egrave; la Chiesa nel suo senso pi&ugrave; pieno, nella sua dimensione<br \/>\n  eterna. Nell&#146;Eucarestia domenicale Ges&ugrave; rende partecipi gli uomini<br \/>\n  e le donne del suo stesso mistero di vita e di eternit&agrave;. <\/p>\n<p>Tutto, pertanto, nell&#146;Eucaristica<br \/>\n  domenicale (parole, gesti, luogo, canti&#133;) deve concorrere per realizzare<br \/>\n  l&#146;incontro con Ges&ugrave; risorto, tutto deve manifestare la festa eterna<br \/>\n  che si celebra nel cielo. Coloro che partecipano alla Messa, sacerdote e ministri,<br \/>\n  adulti e bambini, anziani e giovani, tutti debbono essere condotti, attraverso<br \/>\n  il &#147;rito&#148;, a vivere la festa della comunione trinitaria. In tal senso,<br \/>\n  la Liturgia Eucaristica si pone su un piano del tutto diverso da quello di una<br \/>\n  fredda ripetizione di gesti esteriori; non pu&ograve; essere un momento freddo,<br \/>\n  asettico, astratto; non &egrave; neppure il momento della istruzione, della<br \/>\n  catechesi, della munizioni, delle spiegazioni. La Liturgia non &egrave; il luogo<br \/>\n  ove spiegare, ma il luogo dove si celebra il mistero della passione, morte e<br \/>\n  risurrezione del Signore. Per questo la Messa domenicale non &egrave; semplicemente<br \/>\n  una &#147;ricarica&#148;, &egrave; &#147;il culmine e la fonte&#148; della vita<br \/>\n  cristiana, anzi il &#147;culmine&#148; della storia, come recita il Vaticano<br \/>\n  II. <\/p>\n<p>La Liturgia Eucaristica<br \/>\n  &egrave;, perci&ograve;, lontanissima dall&#146;essere il luogo del protagonismo<br \/>\n  dei partecipanti o dei ministri, e tanto meno il momento in cui fare mostra<br \/>\n  delle proprie abilit&agrave;. La Messa &egrave; Santa. &Egrave; di Dio. Ed &egrave;<br \/>\n  Dio che ci ammette alla Sua presenza quando ci avviciniamo alla celebrazione<br \/>\n  eucaristica. Un grande vescovo orientale lamentava che in esse non accade neppure<br \/>\n  quel che avviene nei teatri quando si assiste a rappresentazioni che emozionano<br \/>\n  e sconvolgono: &laquo;Credetemi, la maggior parte dei nostri fedeli&#133;non<br \/>\n  avvertono lo stupore meravigliato del soprannaturale &#150; pensiamo all&#146;esclamazione<br \/>\n  di Pietro di fronte al Cristo trasfigurato: &#145;Signore &egrave; bello per<br \/>\n  noi stare qui!&#146; &#8211; Ahim&eacute;! Nelle nostre chiese regnano cos&igrave;<br \/>\n  sovente un pietismo individuale o atteggiamenti abitudinari&#133;.Eppure il<br \/>\n  dramma unico, di cui tutti gli altri non sono che riflessi, il dramma della<br \/>\n  vita, della sofferenza, della morte, dell&#146;amore pi&ugrave; forte della<br \/>\n  morte si svolge proprio qui, nella chiesa, quando lo Spirito ci rappresenta<br \/>\n  la Pasqua di Nostro Signore. Tutto &egrave; l&igrave;, tutto&raquo;. <\/p>\n<p>Eppure, continua il santo<br \/>\n  vescovo, i fedeli e, spesso, anche i sacerdoti, se ne stanno estranei al dramma<br \/>\n  di Ges&ugrave; che si svolge davanti a loro. E chiude: &laquo;L&#146;Eucarestia<br \/>\n  protegge il mondo, e gi&agrave;, segretamente lo illumina. L&#146;uomo vi ritrova<br \/>\n  la sua filiazione perduta, attinge la propria vita in quella di Cristo, l&#146;amico<br \/>\n  fedele che spartisce con lui il pane della necessit&agrave; e della festivit&agrave;.<br \/>\n  E il pane &egrave; il suo corpo, e il vino &egrave; il suo sangue; e in questa<br \/>\n  unit&agrave; pi&ugrave; niente ci separa da niente e da nessuno&raquo; (p 336).\n  <\/p>\n<p>Hans Urs von Balthasar,<br \/>\n  un teologo cattolico del Novecento, scrive: &laquo;In un mondo senza bellezza&#133;anche<br \/>\n  il bene ha perduto la sua forza di attrazione, l&#146;evidenza del suo dover-essere<br \/>\n  adempiuto&#133;.In un mondo che non si crede pi&ugrave; capace di affermare<br \/>\n  il bello, gli argomenti in favore della verit&agrave; hanno esaurito la loro<br \/>\n  forza di conclusione logica&raquo; (Gloria, 10). Insomma, solo se la vita evangelica<br \/>\n  &egrave; bella, pu&ograve; essere attraente, pu&ograve; raccogliere giovani<br \/>\n  e meno giovani ed impegnarli nella testimonianza cristiana. Il cristianesimo<br \/>\n  non &egrave; una chiamata al sacrificio, bens&igrave; alla bellezza dell&#146;amore<br \/>\n  che non di rado richiede anche sacrificio. E questo deve apparire con particolare<br \/>\n  evidenza nella Eucaristia della Domenica. <\/p>\n<\/p>\n<p>L&#146;Eucarestia fa la<br \/>\n  chiesa<\/p>\n<\/p>\n<p>Il Vaticano II ricorda che<br \/>\n  Dio ha voluto salvare gli uomini non singolarmente, ma raccogliendoli in un<br \/>\n  popolo. Ebbene, l&#146;Eucarestia domenicale &egrave; il principale &laquo;cantiere&raquo;<br \/>\n  ove si costruisce questo popolo, &egrave; il momento pi&ugrave; alto in cui<br \/>\n  gente dispersa viene raccolta per formare l&#146;unica la famiglia di Dio. San<br \/>\n  Tommaso, con una bella espressione, dice che l&#146;Eucarestia &egrave; il sacramento<br \/>\n  &#147;quo ecclesia fabricatur&#148;, appunto, il &#147;cantiere&#148; dove si<br \/>\n  fabbrica la Chiesa, dove si edifica il &#147;popolo di Dio&#148;. &Egrave; l&#146;Eucaristica<br \/>\n  che fa la Chiesa, e la &#147;fa&#148; con particolare evidenza nel giorno del<br \/>\n  Signore. Giovanni Paolo II, nella Dies Domini, afferma che tra le attivit&agrave;<br \/>\n  parrocchiali &#147;nessuna &egrave; tanto vitale o formativa della comunit&agrave;<br \/>\n  quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucaristia&#148;<br \/>\n  (35). Continua il Papa: &#147;Questa realt&agrave; della vita ecclesiale ha<br \/>\n  nell&#146;Eucarestia non solo una particolare intensit&agrave; espressiva, ma<br \/>\n  in un certo senso il suo luogo sorgivo. L&#146;Eucarestia nutre e plasma la<br \/>\n  Chiesa&#133;E&#146; proprio nella Messa domenicale, infatti, che i cristiani<br \/>\n  rivivono in modo particolarmente intenso l&#146;esperienza fatta dagli apostoli<br \/>\n  la sera di Pasqua, quando il risorto si manifest&ograve; ad essi riuniti assieme&#148;<br \/>\n  (&#133;). E nella Novo Millennio Ineunte, aggiunge: &#147;L&#146;Eucarestia<br \/>\n  domenicale, raccogliendo settimanalmente i cristiani come famiglia di Dio intorno<br \/>\n  alla mensa della Parola e del Pane di vita, &egrave; anche l&#146;antidoto pi&ugrave;<br \/>\n  naturale alla dispersione. Essa &egrave; il luogo privilegiato dove la comunione<br \/>\n  &egrave; costantemente annunciate e coltivata. Proprio attraverso la partecipazione<br \/>\n  eucaristica, il giorno del Signore diventa anche il giorno della Chiesa, che<br \/>\n  pu&ograve; svolgere cos&igrave; in modo efficace il suo ruolo di sacramento<br \/>\n  di unit&agrave;&#148; (36). <\/p>\n<p>La Messa raccoglie i diversi<br \/>\n  &#147;io&#148; in un &#147;noi&#148; mistico. Cos&igrave; recita l&#146;antica<br \/>\n  preghiera eucaristica della Didach&eacute;: &#147;Come questo pane era prima<br \/>\n  sparso sui colli e raccolto divenne una cosa sola, cos&igrave; la tua Chiesa<br \/>\n  si raccolga dai confini della terra nel tuo regno&#148;. La Liturgia Eucaristica<br \/>\n  domenicale crea la comunione tra i diversi, &#147;costruisce&#148; la comunit&agrave;<br \/>\n  cristiana, la parrocchia, la diocesi. E la edifica non come un ghetto, come<br \/>\n  un gruppo di persone chiuso in se stesso, ma come immagine della Trinit&agrave;,<br \/>\n  comunione piena di amore che non conosce confini. In tal senso, una comunit&agrave;<br \/>\n  cristiana non pu&ograve; che essere una comunit&agrave; eucaristica. Per questo<br \/>\n  la scelta di rendere la Messa della Domenica il momento centrale della vita<br \/>\n  della comunit&agrave; cristiana &egrave; sommamente opportuno. Certo non esaurisce<br \/>\n  n&eacute; la ricchezza della Liturgia della Chiesa (basti pensare alle celebrazioni<br \/>\n  dei diversi Sacramenti e alla Liturgia delle Ore), n&eacute; la molteplicit&agrave;<br \/>\n  delle altre forme di preghiera. Ma senza dubbio la Messa della Domenica qualifica<br \/>\n  in modo peculiare la vita di una comunit&agrave; cristiana. Da come vive la<br \/>\n  Liturgia Eucaristica della Domenica si comprende la qualit&agrave; evangelica<br \/>\n  di una comunit&agrave;. <\/p>\n<p>E&#146; necessario farsi<br \/>\n  servitori della presenza del Signore nella Liturgia, abbandonando i tratti della<br \/>\n  fredda ritualit&agrave;, recuperando tutta la ricchezza e la forza del linguaggio<br \/>\n  liturgico attraverso i canti, i gesti, l&#146;incenso, la proclamazione della<br \/>\n  parola di Dio, il calore umano dell&#146;assemblea&#133;La Liturgia Eucaristica<br \/>\n  &egrave; il cuore della Domenica perch&eacute; &egrave; il momento privilegiato<br \/>\n  per costruire la &#147;famiglia di Dio&#148;: sconfigge l&#146;egocentrismo<br \/>\n  e la dispersione che segnano le nostre comunit&agrave; e l&#146;intera societ&agrave;.<br \/>\n  Per questo essa salva dalla banalit&agrave;, emancipa da una mentalit&agrave;<br \/>\n  consumista, preserva dalla ossessione dei ritmi di una vita convulsa, libera<br \/>\n  dalla schiavit&ugrave; del lavoro, e restituisce alle citt&agrave; la bellezza<br \/>\n  della festa comune e la freschezza della gratuit&agrave;. La Liturgia Eucaristica<br \/>\n  della Domenica &egrave; anche un grande atto d&#146;amore che i credenti fanno<br \/>\n  al mondo. <\/p>\n<\/p>\n<p>\n  L&#146;Eucarestia della Domenica e il &#147;culto spirituale&#148; della settimana\n  <\/p>\n<\/p>\n<p>\n  Se l&#146;Eucarestia fa la Chiesa, la Chiesa diviene essa stessa eucaristica:<br \/>\n  pane &#147;spezzato&#148; e sangue &#147;versato&#148; per la salvezza del mondo.<br \/>\n  In tal modo la Messa non &egrave; mai un atto liturgico individuale e neppure<br \/>\n  un atto comunitario che resta chiuso ove si celebra. La comunit&agrave; che<br \/>\n  celebra l&#146;Eucarestia domenicale, per piccola e povera che sia, diviene<br \/>\n  il corpo di Cristo e quindi vive con le dimensioni di Cristo. Per questo la<br \/>\n  Messa spalanca le porte del mondo alla comunit&agrave; cristiana. <\/p>\n<p>Lungo il secolo scorso pi&ugrave;<br \/>\n  volte &egrave; stata sottolineata la dimensione missionaria della Messa domenicale.<br \/>\n  Di fronte al processo di secolarizzazione che allontanava sempre pi&ugrave;<br \/>\n  la societ&agrave; dalla Chiesa, gli spiriti pi&ugrave; attenti hanno cercato<br \/>\n  di riproporre il primato della Messa domenicale. Non di rado era ritenuta semplicemente<br \/>\n  una pratica di piet&agrave; personale e un precetto da soddisfare il pi&ugrave;<br \/>\n  velocemente possibile. E forse la trasandatezza e sciatteria con cui veniva<br \/>\n  celebrata, assieme alla difficile comprensione (era in latino) ha allontanato<br \/>\n  non pochi dalla Chiesa. Coloro che hanno intrapreso il rinnovamento liturgico<br \/>\n  pensavano che l&#146;Eucarestia domenicale che riproponesse la centralit&agrave;<br \/>\n  della Parola di Dio e dell&#146;Eucarestia fosse il modo pi&ugrave; adeguato,<br \/>\n  non solo per evitare l&#146;allontanamento dei fedeli, ma anche per attrarre<br \/>\n  coloro che avevano abbandonato la Chiesa. <\/p>\n<p>C&#146;&egrave; un&#146;importanza<br \/>\n  missionaria della Messa della Domenica. Credo che essa possa rappresentare quel<br \/>\n  che signific&ograve; per i due discepoli del Battista l&#146;incontro con Ges&ugrave;.<br \/>\n  Racconta l&#146;evangelista Giovanni che i due discepoli del Battista, dopo<br \/>\n  averlo sentito parlare di Ges&ugrave;, si misero a seguirlo. E quando Ges&ugrave;,<br \/>\n  voltandosi verso di loro, domand&ograve; cosa cercassero, loro chiesero: &#147;Dove<br \/>\n  abiti?&#148; e Ges&ugrave;: &#147;Venite e vedrete!&#148; (Gv 1, 39). Noi potremmo<br \/>\n  (forse dovremmo) rispondere a chi &egrave; lontano e a chi pur non credendo<br \/>\n  cerca un senso per la porpia vita: &#147;Vieni domenica prossima alla Celebrazione<br \/>\n  Eucarestica e vedrai!&#148; E&#146; un sfida che non possiamo eludere.<\/p>\n<p>I vescovi italiani, nel<br \/>\n  documento che traccia le linee pastorali del prossimo decennio, scrivono: &#147;La<br \/>\n  celebrazione eucaristica domenicale, al cui centro sta Cristo che &egrave; morto<br \/>\n  per tutti ed &egrave; diventato il Signore di tutta l&#146;umanit&agrave;, dovr&agrave;<br \/>\n  essere condotta a far crescere i fedeli, mediante l&#146;ascolto della Parola<br \/>\n  e la comunione al corpo di Cristo, cos&igrave; che possano poi uscire dalle<br \/>\n  mura della chiesa con animo apostolico aperto alla condivisione e pronto a rendere<br \/>\n  ragione della speranza che abita i credenti. In tal modo la celebrazione eucaristica<br \/>\n  risulter&agrave; luogo veramente significativo dell&#146;educazione missionaria<br \/>\n  della comunit&agrave; cristiana&#148; (Comunicare il Vangelo, 48). Il testo<br \/>\n  prosegue sottolineando l&#146;importanza che per molti fedeli ha la partecipazione<br \/>\n  quotidiana alla celebrazione eucaristica e al culto eucaristico &#150; in particolare<br \/>\n  all&#146;adorazione eucaristica &#150; che danno continuit&agrave; al cammino<br \/>\n  di crescita spirituale. E&#146; bene che le nostre comunit&agrave; cristiane<br \/>\n  pongano una attenzione tutta particolare a questa dimensione liturgica che entra<br \/>\n  nella vita quotidiana. Non mi fermo qui a trattare esplicitamente della Messa<br \/>\n  quotidiana. Per tanti &egrave; un alimento non poco significativo. <\/p>\n<p>C&#146;&egrave; una dimensione<br \/>\n  missionaria, insita nella Messa domenicale, che &egrave; importante sottolineare.<br \/>\n  La comunit&agrave; cristiana, celebrando l&#146;Eucarestia, si unisce a Ges&ugrave;<br \/>\n  che va a morire per tutti, che prende su di s&eacute; le gioie, le speranze<br \/>\n  e i dolori del mondo intero. Per questo, la comunit&agrave; (come ogni singolo<br \/>\n  credente) non pu&ograve; restare paga del proprio radunarsi, dimentica dei fratelli<br \/>\n  e del mondo. Il &#147;sacrificio&#148; della Domenica, se &egrave; Eucaristico,<br \/>\n  non pu&ograve; non continuare tutti i giorni. L&#146;apostolo Paolo esortava<br \/>\n  cos&igrave; i cristiani di Roma: &#147;Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia<br \/>\n  di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a<br \/>\n  Dio; &egrave; questo il vostro culto spirituale&#148; (Rm 12, 1). La partecipazione<br \/>\n  all&#146;Eucarestia &egrave; inseparabile da questo &#147;culto spirituale&#148;<br \/>\n  di cui parla l&#146;apostolo. <\/p>\n<p>&#147;L&#146;altare si trova<br \/>\n  ovunque, a ogni angolo di strada, in ogni piazza&#148;, scriveva san Giovanni<br \/>\n  Crisostomo, legando appunto la Messa della Domenica alla vita di ogni giorno.<br \/>\n  Tale legame nasce da un motivo profondo: chi partecipa alla Messa viene trasformato<br \/>\n  nel corpo stesso di Ges&ugrave;. La conseguenza &egrave; che il credente deve<br \/>\n  vivere e comportarsi come Ges&ugrave; viveva e si comportava: l&agrave; dove<br \/>\n  ci sono le tenebre, i credenti debbono essere luce; l&agrave; dove c&#146;&egrave;<br \/>\n  sofferenza, compassione; l&agrave; dove c&#146;&egrave; tristezza e angoscia,<br \/>\n  conoslazione e speranza. La Liturgia Eucaristica domenicale mostra di che qualit&agrave;<br \/>\n  &egrave; l&#146;amore di Dio: un amore assolutamente esagerato che travalica<br \/>\n  ogni ragionevolezza. Scrive l&#146;apostolo Paolo: &#147;A stento si trova chi<br \/>\n  sia disposto a morire per un giusto&#8230;ma Dio dimostra il suo amore verso di<br \/>\n  noi perch&eacute;, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo &egrave; morto per<br \/>\n  noi&#148; (Rm 5,7). Questo tipo di amore viene donato nella Liturgia Eucaristica.<br \/>\n  E&#146; l&#146;amore stesso di Dio, che non ha paragone con quello degli uomini.<br \/>\n  Giuseppe Dossetti, a ragione, scriveva: &#147;L&#146;Eucarestia, che attualizza<br \/>\n  questo mistero unico e irrepetibile (dell&#146;amore di Dio) hic et nunc, ha<br \/>\n  come scopo ed efficacia suprema di assumere la Chiesa, e noi nella Chiesa, in<br \/>\n  quest&#146;oceano dell&#146;agape divina&#148; (Eucarestia e citt&agrave;, Roma<br \/>\n  1997, p.109). L&#146;amore di Dio fa &#147;uscire da s&eacute;&#148;, come fece<br \/>\n  &#147;uscire fuori di s&eacute;&#148; Dio stesso, che: &#147;ha tanto amato<br \/>\n  gli uomini da dare il suo Figlio unigenito&#148; (Gv 3, 16). <\/p>\n<\/p>\n<p>L&#146;Eucarestia, &#147;prima<br \/>\n  opera&#148; della Chiesa <\/p>\n<p>\n  Uno scrittore russo, Soloviev, affermava che &#147;la fede senza le opere &egrave;<br \/>\n  morta, e la preghiera &egrave; la prima opera&#148;. Si pu&ograve; affermare<br \/>\n  che la Liturgia Eucaristica della Domenica &egrave; la prima opera della Chiesa,<br \/>\n  la prima opera di ogni comunit&agrave; cristiana. L&#146;Eucarestia della Domenica<br \/>\n  &egrave; il dono pi&ugrave; grande che il Signore ha fatto e continua a fare<br \/>\n  alla sua Chiesa, &egrave; il testamento che Ges&ugrave; ha lasciato ai discepoli<br \/>\n  prima di salire al Padre. Egli, ogni Domenica, continua ad affidarcelo nelle<br \/>\n  mani: &#147;fate questo in memoria di me!&#148; Dobbiamo celebrarlo per la salvezza<br \/>\n  nostra e per la salvezza del mondo. In tal senso, l&#146;Eucaristia non &egrave;<br \/>\n  opera nostra: &egrave; sempre un dono, un dono &#147;per voi e per tutti&#148;,<br \/>\n  come Ges&ugrave; stesso dice e il sacerdote celebrante ripete. <\/p>\n<p>Dalla Eucaristia della Domenica<br \/>\n  deve sgorgare tutta la vita pastorale delle nostre comunit&agrave; cristiane.<br \/>\n  Da essa, in effetti, sgorga l&#146;essere e l&#146;agire. Nell&#146;Eucaristia,<br \/>\n  la comunit&agrave; viene plasmata come &#147;Corpo di Cristo&#148;, superando<br \/>\n  quindi ogni individualismo e ogni divisione. E&#146; qui il miracolo dell&#146;Eucarestia<br \/>\n  domenicale: genera uomini nuovi e donne nuove che agiranno in modo nuovo, con<br \/>\n  una nuova passione per la vita, con una nuova energia di amore, con una nuova<br \/>\n  forza di unit&agrave;. Per questo le Eucaristie domenicali, mentre sono un grande<br \/>\n  dono per i credenti, divengono anche un grande atto d&#146;amore per il mondo:<br \/>\n  i cristiani, uomini e donne, rigenerati dall&#146;amore di Dio, diventano un<br \/>\n  segno visibile della Sua presenza tra gli uomini.<\/p>\n<p>Come non ricordare l&#146;esempio<br \/>\n  di Mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, assassinato proprio<br \/>\n  mentre stava celebrando la Messa? Racconta cos&igrave; una testimone presente<br \/>\n  nel momento dell&#146;assassinio: &#147;Era il 24 marzo del 1980 e Monsignore<br \/>\n  stava celebrando l&#146;Eucarestia nella cappella dell&#146;ospedale della Divina<br \/>\n  Provvidenza. Erano circa le sei del pomeriggio. Una pallottola ad esplosione<br \/>\n  ritardata lo colp&igrave; al cuore mentre stava iniziando l&#146;offertorio.<br \/>\n  Io ero presente nel momento del suo assassinio nella cappella; stavo a circa<br \/>\n  quattro metri di distanza dall&#146;altare. Mentre Monsignore stava aprendo<br \/>\n  il corporale per iniziare l&#146;offertorio si sent&igrave; lo sparo. Colpito<br \/>\n  al cuore, egli istintivamente si aggrapp&ograve; all&#146;altare e si rovesci&ograve;<br \/>\n  addosso tutte le ostie. Cadde, quindi, ai piedi del crocifisso in una pozza<br \/>\n  di sangue. Io interpretai questo fatto come se Dio gli dicesse in quel momento:<br \/>\n  Oscar ora sei tu la vittima&#148;. Si realizzavano in quel momento, ancora una<br \/>\n  volta, le parole di Ges&ugrave;: &#147;Il buon pastore offre la sua vita per<br \/>\n  le pecore&#148;. Romero la offr&igrave;, appunto, durante l&#146;offertorio.<br \/>\n  Ma Romero non era un eroe, come non lo erano i discepoli. Anch&#146;egli aveva<br \/>\n  paura di morire e pi&ugrave; volte lo manifest&ograve;. Tuttavia &#150; ed &egrave;<br \/>\n  qui la forza della sua testimonianza &#8211; egli amava il popolo che il Signore gli<br \/>\n  aveva affidato pi&ugrave; della sua stessa vita. Assieme a Romero possiamo ricordare<br \/>\n  i numerosissimi martiri del Novecento i quali, nei campi di concentramento,<br \/>\n  nei gulag, in mezzo ai tormenti, hanno trovato la loro forza e il loro sostegno<br \/>\n  nell&#146;Eucarestia.<\/p>\n<p>Maria, potremmo dire, &egrave;<br \/>\n  l&#146;immagine del mistero eucaristico. Per un mirabile disegno di Dio, prima<br \/>\n  che fosse lei ad essere trasformata in &#147;Corpo di Cristo&#148;, fu lei a<br \/>\n  dare il suo corpo a Ges&ugrave;, divenuto, in certo modo, carne di Maria. E<br \/>\n  mai pi&ugrave;, Ges&ugrave; e Maria, si sono separati: n&eacute; a Betlemme,<br \/>\n  n&eacute; in Egitto, n&eacute; durante la vita a Nazareth, n&eacute; durante<br \/>\n  la vita pubblica, n&eacute; sotto la croce, n&eacute; oggi nel cielo. Ges&ugrave;<br \/>\n  e Maria, sono uniti nella resurrezione della carne. Lei, pertanto, prima tra<br \/>\n  tutti i credenti, la prima che ha dato tutta se stessa a Dio, sta oggi davanti<br \/>\n  ai nostri occhi perch&eacute; anche noi possiamo dare tutta la nostra vita,<br \/>\n  tutto il nostro corpo al Signore. S&igrave;, in certo modo, Ges&ugrave; ha bisogno<br \/>\n  ancora oggi della nostra &#147;carne&#148;, come ebbe bisogno del corpo di Maria.<br \/>\n  La Liturgia Eucaristica domenicale &egrave; il &#147;modo mariano&#148; pi&ugrave;<br \/>\n  evidente per vivere il nostro rapporto con Ges&ugrave; e per mostrare al mondo<br \/>\n  la bellezza e la forza di far parte del &#147;Corpo di Cristo&#148;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#147;Non possiamo vivere senza la Domenica&#148; I cristiani, fin dall&#146;inizio, hanno celebrato la Domenica. Scrive il Vaticano II: &#147;Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che chiama giustamente giorno del Signore o domenica&#148; (Sacr.Concilium, 106). E aggiunge [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27566,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-15557","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/default.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15557","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15557"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15557\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}